Egitto - Mysterium Magnum - Sapienza misterica

Sapienza Misterica
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Egitto - Mysterium Magnum

Egitto Misterico
DAL MODELLO CELESTE AL MODELLO TERRESTRE LA PIRAMIDE
 
 
SIRIO E ORIONE
 
Secondo la mitologia egizia, gli Dèi scesero dalle stelle più luminose del cielo, Osiride dalla cintura di Orione, e Iside da Sirio. L’unione dello Spirito Osiride, e della Materia luminosa Iside, fa nascere il Figlio Horus, l’Anima nella forma. Orione rappresenta l’aspetto maschile, lo Spirito, mentre Sirio chiamata la stella della Vergine, rappresenta l’aspetto femminile. L’antica civiltà egizia credeva che da Sirio e Orione siano arrivati sul nostro pianeta Osiride e Iside, coloro che hanno iniziato la razza umana. Orione-Osiride-Sohu,  Sirio-Iside-Sothis.
La stella Sirio era considerata la più importante stella del firmamento, fu astronomicamente il fondamento dell’intera religione egiziana. Venne venerata come Sothis e fu associata ad Iside, il principio femminile. Il calendario egiziano era basato sul sorgere di Sirio che si verifica poco prima dell’inondazione annuale del Nilo durante l’estate.
La porzione di cielo in cui si trova Orione, per gli antichi Egizi, era chiamata Duat, il regno dell’oltretomba. La stessa costellazione, con la sua cintura, era identificata con Osiride. Nei Testi delle Piramidi (PT 2180) si può trovare, infatti: “Vivi e sii giovane di fianco a tuo padre (Osiride), di fianco a Orione nel cielo”. Sullo stesso testo appare chiaro come la Via Lattea, che i defunti dovevano attraversare per raggiungere Orione fosse considerata una via d’acqua cosmica, al pari del Nilo sulla Terra: “Possa tu sollevare me e innalzarmi alla serpeggiante Via d’acqua. Possa tu pormi fra gli dei, le stelle imperiture [PT 1759]”.
All’interno della tomba TT353, situata poco distante dal tempio di Hatshepsut a Tebe si trova la raffigurazione egizia più antica del cielo notturno (1450-1500 a.C.). La composizione del soffitto della tomba TT353 appare innanzitutto divisa in due sezioni, esse rappresentano il cielo australe e quello boreale. La sepoltura risale al XIV secolo a.C. e apparteneva a Senenmut, un Maestro Costruttore frequentatore della Casa della Vita e sacerdote del dio Amon.
La sezione superiore della tomba è quella attinente al cielo australe. Qui sono indicate le stelle decane ed i pianeti visibili ad occhio nudo al tempo di Senenmut. In basso a sinistra, l’uccello con una stella in testa, raffigura il pianeta Venere. Quindi, procedendo verso destra, troviamo sulle rispettive barche solari dei pianeti Saturno, Giove. Qui si scopre il primo mistero: Senenmut ha totalmente ignorato il pianeta Marte, quasi che avesse un’influsso malvagio, sebbene al suo tempo esso fosse chiaramente visibile nella volta celeste! si vedono le barche stellari di iside e Osiride, associate a Sirio e a Orione. Sulla testa di Osiride sono raffigurate le tre stelle della cintura di Orione: Mintaka, Alnilam e Alnitak. Secondo mistero, Osiride non guarda verso Iside ma, caso davvero unico nella iconografia egizia, si volta dall’altro lato. Osiride guarda verso le Iadi, le Dee della pioggia e del Diluvio. Le quattro stelle rappresentate sulla metà sud del soffitto, una stella delle quali appare contornata da una triplice forma a goccia (4+3=7), molto verosimilmente rappresentano, in  maniera stilizzata, l’ammasso aperto delle Iadi situato nella costellazione del Toro. Da notare la perfetta corrispondenza di posizione tra stelle del cielo reale e  rappresentazione  grafica  sul  soffitto,  compreso  il  disassamento  verso  nord  della  stella Aldebaran, dentificata con il  decano Arrit.
Inoltre Orione appare a ovest di Sirio, invece di essere in Oriente. L’orientamento del pannello Sud è tale che una persona che giace nella tomba, di fronte alla volta, deve alzare la testa e guardare a nord, non verso il sud. Dato l’orientamento invertito del pannello del Sud, Orione, la costellazione più a sud, sembra muoversi verso est, cioè nella direzione sbagliata. L’interpretazione di Immanuel Velikovsky nel suo libro “World In Collision”, è che il pannello del Sud rappresenta il cielo come lo era prima che il Nord e Sud, Est e Ovest, scambiassero la loro posizione nella sfera celeste dopo un evento catastrofico.                                                                                                      
               
     

     
                            
FIGURA 1. INTERNO DELLA TOMBA TT353  
Le 7 Iadi, secondo il mito, figlie di Atlante, sono le sorelle delle 7 Pleiadi, insieme formano un gruppo di 14 stelle nella costellazione del Toro. La sapienza misterica antica è basata sul numero Sette, il numero completo di ogni divisione: un cubito egizio viene diviso in sette palmi, un periodo di tempo in sette giorni, il cosmo in sette cieli e sette terre. Tra Aldebaran, l’occhio del Toro e le Pleiadi vi sono le Iadi. Rispetto alle Pleiadi, le Iadi formano un raggruppamento sparpagliato a forma di “V” o braccia aperte. Aldebaran  si trova su uno dei due bracci delle Iadi.
In una iscrizione della tomba si legge: “Avendo (io Senenmut) percorso tutti gli scritti dei saggi, non ignoro nulla di quel che è successo a partire dal primo giorno”. Senenmut afferma di conoscere il primo giorno cioè quello attinente ai re Divini, egli era a conoscenza dei cicli segreto in quanto Senenmut Iniziato e frequentatore della Casa di Vita di Karnak, sede di antiche conoscenze misteriche comunicate solo a quei pochi che avevano superato le durissime prove del percorso iniziatico. Forse Senenmut svelò alla sua regina Hatshepsut argomenti che dovevano restare segreti. Per questo motivo i sacerdoti si gli rivoltarono contro e, in seguito, anche contro la regina: gli iniziati non potevano divulgare i segreti della Storia e della Sapienza d’Egitto a chi non aveva il loro stesso gradi d’iniziazione. Sta di fatto che dopo la morte dei due, il faraone Thutmose III e i sacerdoti Tebani condannarono Hatshepsut e Senenmut alla “damnatio memoriae”, distruggendo ogni effigie che rappresentasse i due nel Mausoleo di Deir el-Bahari.
R. Bauval e A. Gilbert, nel loro libro il “Il mistero di Orione” hanno fatto notare che la disposizione delle tre piramidi rispetta la posizione celeste delle tre stelle della cintura di Orione.
Un Asse del Cielo è individuabile nel cielo che partendo da Sirio attraversa le tre stelle della cintura di Orione, si dirige nella costellazione del Toro, sfiora la stella Aldebaran prosegue verso le Iadi, per finire nella costellazione delle Pleiadi. L’asse punta alle sette sorelle le Pleiadi, e in particolare ad Alcione, chiamato il sole centrale del nostro universo, il centro galattico, attorno cui ruota il nostro sole con i suoi pianeti. L’allineamento Sirio Cintura di Orione punta ad Alcione, il Centro galattico attorno a cui ruota il nostro sistema solare. Quest’allineamento riveste un’importanza ben più grande di quanto si possa immaginare.

FIGURA 2. ASSE SIRIO ORIONE PLEIADI
  
Le varie mitologie collegano i grandi cataclismi ad un Dio che punisce le razze immorali, risparmiando i pochi giusti e virtuosi. Il mito di Ganimede s’inserisce in questo contesto, perché vela il mistero delle distruzioni cicliche planetarie.
Quando si dice agli Dei d’abbandonare la Terra, Astrea, la Dea della Giustizia, è l’ultima delle divinità ad abbandonarla e ad essere ripresa in Cielo da Giove. Ma non appena Zeus allontana dalla Terra Ganimede - l’oggetto della lussuria, che la personifica - il Padre degli Dei rimanda Astrea sulla Terra, sulla quale cade sulla sua testa. Astrea è la Vergine, la costellazione dello Zodiaco. Astronomicamente ha un significato chiarissimo, che dà la chiave del senso occulto. Ma essa è inseparabile dal Leone, il segno che la precede, e dalle Pleiadi con le loro sorelle, le Iadi, di cui Aldebaran è il capo brillante. Tutto ciò è connesso con il rinnovamento della Terra, nei riguardi dei suoi continenti; anche Ganimede, che in astronomia è l’Acquario[1].
Quando i sacerdoti egizi raccontarono a Solone della sommersione dell’isola di Atlantide, dissero che l’evento ebbe luogo dopo che Zeus vide la depravazione degli uomini. Dopo che Ganimede fu rapito dall’Aquila dello Spirito, Astrea può nuovamente discendere sulla Terra, perché siamo all’inizio di un nuovo ciclo.
Nei Misteri egizi Orione corrisponde all’Osiride celeste che presiede al Regno delle Anime, al quale ascende ogni Faraone-Horus attraverso la Stella meridionale Alnitak della Cintura di Orione, “i Tre Re”, per divenire immortale e ricongiungersi al Padre celeste, insieme alla propria consorte, che si fonde con la Madre Iside/Sirio. Il Fuoco solare, la Coscienza, deve risorgere e tornare alla “Casa della Vita”, il Cosmo[2].
La Grande Piramide di Giza fu costruita dai Giganti della Quarta Generazione in perfetto allineamento con le stelle, soprattutto con Sirio, e con la costellazione di Orione. La luce proveniente da queste stelle si diceva venisse utilizzata nelle cerimonie misteriche egiziane. Una volta l’anno il Sole si allineava con la Stella del Cane. La Grande Piramide, venne costruita in modo che, in questo sacro momento, la luce della Stella del Cane, la Dea Iside, attraverso un cosiddeto canale di aereazione giungesse nella Camera della Regina. Il significato del nome Sirio (dal greco antico Séirios) è “la splendente”, “l’ardente”. Dal punto di vista dell’occultista, Sirio ha un profondo significato. “Il nostro Dio è un fuoco che consuma” e Sirio è il simbolo sia dell’anima universale che dell’anima individuale. È, quindi, considerata esotericamente: “la stella che risplende davanti all’Iniziato”. L’influenza di Orione giungeva nella Camera del Re attraverso il condotto di areazione.  
È lecito domandarsi se la scelta del luogo per la costruzione della piramide di Cheope sia stata determinata non soltanto da un fattore astronomico mistico, ma anche da qualche altro motivo di natura geofisica o matematica … È un dato certo che l’asse nord della piramide passa per la città di Letopoli, luogo in cui il geografo Strabone (XVIII, 1,30) segnala la presenza del celebre osservatorio … frequentato da studiosi greci quali Eudosso e Platone.[3]
Letopoli era situata sul lato ovest del Nilo, mentre Eliopoli era situata sul lato opposto o lato est, entrambe le città, menzionate nei Testi delle piramidi, erano importanti centri religiosi. Letopoli era chiamata la Città del Tuono, perché era associata al culto delle pietre cadute dal cielo come il Benben. Era venerata come reliquia cosmica a Heliopolis, sul colle dove si riteneva fosse sorta la prima alba.
Si affermava che il Benben la sacra pietra conica era d’origine celeste, perché caduta dal cielo, cioè un meteorite. Il colore di questa pietra è nero, come quello della sacra pietra dei Mussulmani. Poiché Benben significa radiante, il meteorite doveva possedere forti proprietà magnetiche. Il termine ben che significa “generare” ripetuto due volte può significare “Fuoco della Doppia Generazione”. Il carattere doppio allude al fatto che Atum generò la prima coppia di divinità, Shu e Tefnut. Pyramidion o Benben si trovava posto non solo sulle piramidi ma anche sugli obelischi ed era identificato con la sacra pietra conica dei Greci e dei Siriani, l’Omphalos[4] e il Betilo.
Il nome Benben, usato in seguito anche per il Pyramidion, la pietra d’apice sulla piramide, ebbe probabilmente origine dal fatto che la colonna su cui poggiava il meteorite si elevava nel recinto del tempio della Fenice, in egiziano Bennu. Molto tempo prima che Erodoto visitasse l’Egitto del Benben di Heliopolis si era persa ogni traccia.
Le TRE Grandi Piramidi non rappresentano dei sepolcri di monarchi com’è inteso dagli studiosi, forviati dal sibillino racconto d’Erodoto che doveva mantenere fede al giuramento che impone il silenzio iniziatico, ma esse sono dei libri di pietra ai quali era affidata la trasmissione della conoscenza alle generazioni successive.
Erodoto (Libro I, cap. 181) ci dice che sul sommo delle torri di Belo, in Babilonia, usate dai sacerdoti astrologi, vi era una stanza superiore, un santuario, dove dormivano le sacerdotesse profetesse per ricevere comunicazioni dal dio. Di fianco al letto vi era un tavolo d’oro su cui erano poste varie pietre che, come ci fa sapere Manetone, erano tutte aeroliti. Le sacerdotesse sviluppavano entro di sé la visione profetica premendo queste pietre sacre sulle mani e sul petto. Lo stesso avveniva a Tebe e a Patara in Licia. Strabone, Plinio, Elancio, tutti parlano del potere elettrico o elettromagnetico dei betyli, le pietre meteoriche. Nella più remota antichità, questi erano adorati in Egitto e in Samotracia come pietre magnetiche “contenenti anime che erano cadute dal cielo”; e i sacerdoti di Cibele portavano un piccolo betylo su di sé. Questo meteoriti per la particolare venerazione sono giunti dal sistema di Sirio e di Orione.
Il quadrato di Stelle dell’Orsa Minore, e tra di esse specialmente la stella Kochab alla quale era orientato il condotto settentrionale della regina nella Grande Piramide di Giza, identificavano il simbolo dell’ascia ricurva del dio sciacallo Upuaut “che apriva le vie” e che nelle cerimonie egizie serviva ad Horo per “aprire la bocca” e così far risorgere il faraone morto. Il condotto di “uscita” della regina era invece orientato su Sirio-Iside-Sothis, la Dea della Riunificazione che ritrova i pezzi del Consorte Osiride ucciso e smembrato dal dio Seth: il Principio dell’Intelligenza amorevole riporta i corpi sregolati dell’essere umano incarnato alla guida dell’Anima, del Principio del Cuore.

[1] H. P. Blavatsky, Antropogenesi.
[2] Bellissimo scritto di Elena B. http://blog-it.theplanetarysystem.org/2013/12/09/dicembre-congiunzioni-eliocentriche-terra-stelle-di-orione/
[3] G. Goyon, Il segreto delle Piramidi p. 60.
[4] L’Omphalos era noto anche come l’ombelico del mondo.
LA GRANDE PIRAMIDE NASCONDE LA SCALA PLANETARIA

 
I Re Divini trasmisero agli egizi atlantidei la conoscenza dei Numeri divini: il numero è lo strumento della creazione ed attraverso il numero si può capire la creazione e risalire all’Intelligenza Cosmica. Il Punto, o l’Uno, si estende in una linea - il Due; una Linea si estende in una Superficie - il Tre; e la Superficie, Triade o Triangolo, è trasformata, dal punto collocato sopra di essa, in un Solido - la Tetrade o il Quattro. Questo numero contiene sia i numeri produttori sia quelli prodotti. La generazione dei Numeri corrisponde ai processi della Creazione Cosmica, che poggia sui primi numeri dispari e pari. La generazione comporta un graduale allontanamento dall’Uno principiale verso la molteplicità e la dispersione. Dal 4 in poi tutti i numeri si possono ottenere mediante addizione di termini tutti distinti, dall’unità. Gli egiziani basavano i loro calcoli sui numeri archetipali tre, quattro e cinque, e i loro multipli.
 
Proclo rammentava che i numeri svelavano gli Dèi e i Pitagorici presentavano il calcolo come iniziazione alla teologia. Per Nicòmaco da Gerasa[1] un Neopitagorico del primo secolo, in Introduzione all’Aritmetica, afferma che l’Aritmetica, ha il ruolo madre di tutte le scienze matematiche: è ontologicamente prima delle altre scienze matematiche (musica, geometria e astronomia), ed è la loro causa. Il Numero è il Primo Principio[2]. Porfirio, che riporta alcune citazioni dal Moderatus di Pitagora, dice che i numeri di Pitagora erano “dei simboli geroglifici, per mezzo dei quali egli spiegava le idee concernenti la natura delle cose, o l’origine dell’Universo”.      
                                                                                         
Secondo i calcoli di Livio Catullo Stecchini, professore americano di Storia della Scienza ed esperto di misure antiche, l’Egitto aveva una conoscenza astronomica e matematica fuori del comune. Riguardo alle dimensioni della Grande Piramide in relazione al pianeta Terra afferma: L’idea di fondo della Grande Piramide era che doveva essere una rappresentazione dell’emisfero settentrionale della Terra, una semisfera proiettata su superfici piatte come si fa in cartografia…  
 
FIGURA 1. LA GRANDE PIRAMIDE, RAPPRESENTAZIONE DELL’EMISFERO SETTENTRIONALE
 
La Grande Piramide era una proiezione su quattro superfici triangolari. L’apice rappresentava il polo e il perimetro, l’equatore. Questo è il motivo perciò il perimetro è in rapporto di 2p rispetto all’altezza. La Grande Piramide rappresenta l’emisfero settentrionale in una scala 1:43.200.[3]
 
Non può ancora essere una coincidenza se in una scala 1/43.200 la Grande Piramide serve da modello, da proiezione cartografica dell’emisfero settentrionale o boreale della terra. Il perimetro della Grande Piramide è pari a 1/43.200 della circonferenza equatoriale terrestre e altrettanto si dica dell’altezza della costruzione che risulta 1/43.200 del raggio polare della Terra.
 
Nulla è casuale in questo monumento, perché il numero 432 e tutti i suoi multipli sono i numeri della Fenice, il Bennu, la chiave dei cicli di creazione e di distruzione del nostro sistema solare secondo l’astronomia arcaica. La riduzione del numero 432, detta pitmene dai Pitagorici è la somma dei numeri ridotta ai primi nove numeri della Decade: 4+3+2=9, la Grande Enneade.
 
Dividendo la massa terrestre in parti uguali, il parallelo est-ovest e il meridiano nord-sud, s’incrociano esattamente in un punto, sulla Grande Piramide. È una coincidenza, il fatto che la Grande Piramide di Giza si trovi nel centro di gravità dei continenti? Questo particolare unito al fatto dell’esatto orientamento secondo gli assi Nord-Sud, ha fatto pensare a Livio Catullo Stecchini che tale costruzione sia una sorta di strumento topografico, come ad una bussola accuratamente orientata che sarebbe potuto essere usata come un punto di riferimento geodetico per la costruzione di strutture nel mondo antico.
 
Perché la Piramide di Cheope è situata proprio nel punto, dove s’incrociano il 30° meridiano e il 30° parallelo, così che essa potrebbe essere definita come “il centro del mondo”, perché 30 e non un altro numero? L’inclinazione del soffitto della Camera della Regina è 30°, identico valore dell’inclinazione del soffitto della Camera del Sarcofago nell’Osireion.
 
Per Marco lo Gnostico Pitagorico, la pronuncia del divino Nome intero consiste di 30 elementi, il numero gnostico del Pleroma 8+12+10 = 30. Il numero degli Dèi del panteon indù è di Trenta: 8 Vasu, 12 Aditya, 10 Rudra. Ogni settore dello Zodiaco è diviso in 30°. Plutarco scrive che ogni Pentagono può essere scomposto in 30 Triangoli rettangoli. Nell’edizione Tamil del Bhagavadam si legge che 15 giorni solari fanno un Paccham; due Paccham (30 giorni) fa un mese dei mortali. Il numero 30 rappresenta i giorni del mese sacro, quelli che poi formeranno i 12x30=360 giorni e poi anni di Brahma.
 
Nel calendario egiziano l’anno fu diviso in 12 mesi di 30 giorni per ognuno; alla fine dell’anno 5 giorni festivi furono aggiunti. Così, l’anno di calendario egiziano diventava di  365 giorni, cioè 12x30+5. Perché gli egiziani sezionarono l’anno di calendario in 12 mesi? Perché ogni mese aveva ugualmente 30 giorni? Perché 1 ora = 60 minuti, e 1 minuto = 60 secondi? Il numero 60 è la somma di una coppia polare positiva e negativa di 30.     
                           
Il Dodecaedro era considerato il simbolo dell’Universo e del Quinto Elemento l’Ǽther, l’Entità deifica adorata dai greci e dai latini. Perché si dovrebbe usare il Dodecaedro come struttura del Tutto? I Dodici Pentagoni del Dodecaedro corrispondono a 12x5 = 60 lati, l’unità di misura del tempo, il Dio Anu dei Babilonesi, il numero egizio del Coccodrillo Celeste. Plutarco[4] ci spiega che suddividendo mediante le diagonali e i diametri, la faccia pentagonale del Dodecaedro in triangoli, si ottengono per ogni faccia 5 triangoli isosceli che a loro volta si scompongono i 6 triangoli, per un totale di 5x6=30 triangoli rettangoli scaleni.

  
FIGURA 2. LA GRANDE PIRAMIDE - GEOMETRIA AUREE
 
Le dodici facce del Dodecaedro sono dunque composte con 12x30=360 triangoli scaleni. Plutarco spiega che questo numero mostra che il Dodecaedro rappresenta tanto lo Zodiaco che l’anno perché si suddivide nel medesimo numero di parti di essi. Plutarco allude all’anno egizio composto di 12 mesi ciascuno di trenta giorni, nel quale i Cinque giorni epagomeni non fanno parte dell’anno 360+5=365. I 360 triangoli rettangoli scaleni in cui è scomposta la superficie del Dodecaedro realizzano 360 tetraedri che hanno per vertice il centro del poliedro.
       
Non è tutto, il pentagono regolare è triangolabile da un triangolo isoscele ricavato dal suo vertice, e che questo procedimento, ulteriormente sviluppato, porta alla proposizione 11 di Euclide. La diagonalizzazione progressiva del pentagono conduce alla stella a Cinque punte o Pentalfa. Il triangolo isoscele ricavato da un suo vertice ha il lato in rapporto aureo.

  
FIGURA 3. ANGOLI E RAPPORTI AUREI   
 
La Grande Piramide ha ciascuna faccia laterale formata da due mezzi triangoli aurei e la cui superficie è proporzionale a F. Inoltre, eseguendo il rapporto fra le quattro superfici triangolari laterali della piramide e la superficie quadrata della base, si ritrova ancora il numero aureo F.
 

 
COME IN ALTO COSÌ IN BASSO
 
La Grande Piramide è costruita in maniera tale che, se un cerchio possiede una circonferenza uguale al perimetro di base della piramide, il raggio di questo cerchio costituirà la misura della sua altezza.
 
  • Diametro Cerchio = 2R = Circonferenza/p
  • Semidiametro = Altezza della Piramide = R
  • La Grande Piramide è inscritta in una semisfera di raggio R che coincide con l’altezza H della piramide stessa.
  • Circonferenza = 2p R = perimetro quadrato di base 2p280 = 1760 CR
  • Perimetro di base 4L = 4x440 = 1760 CR
     

 
FIGURA 4. IL p NELLA PROGETTAZIONE DELLA GRANDE PIRAMIDE
 
  • L’area della base della piramide è di 193.600 cubiti quadrati (440 x 440).
  • L’area della sezione verticale per π è uguale all'area della base: 61.600 x π = 193.600.
   
La tradizione estrema orientale attraverso le Stanze di Dzyan spiega l’arcano:
 
E questi Tre Δ racchiusi entro il , sono i sacri Quattro o, i Dieci dell’Universo Arupa (senza Forma)[5]
 
I Tre nel Cerchio rappresentano la Trinità astratta (al di fuori della forma), i Tre aspetti divini racchiusi nel cerchio della materia spaziale.
 
I Tre Logos, nel Cerchio della Materia Primordiale, formano i Sacri quattro, il Quadrato aformale. Quando il Quadrato cade nella manifestazione, diventa volume, Cubo, le cui facce visibili sono in numero di Sei, sintetizzate nel Settimo, il Figlio di Dio sacrificato, alla creazione dei mondi. In totale si ha: 3 + 7 = 10.
 
Dieci è il numero sacro dell’Universo, “la compiutezza”, esso è in rapporto tanto con il Sacro Cerchio, quanto con l’Uno. La Divina Essenza Unica, non manifestata, genera un Secondo Sé Androgino nella sua natura. Questo Secondo Sé, l’Uomo Archetipo, l’Adam Kadmon. dell’insegnamento della Cabala, dà origine a tutte le cose di questo Universo. L’immagine è un Cerchio con il Diametro verticale, il numero Uno. Il Dieci è il simbolo dell’Uno emanato dallo Zero.
 
Il simbolo della Circonferenza tagliata in due da Diametro, indica dualità, la polarità della manifestazione visibile, per i Pitagorici Dieci è il simbolo dell’Universo. Afferma Filolao: “Il 10 è responsabile di tutte le cose, fondamento e guida sia della vita divina e celeste, sia di quella umana”.
 
  • Come numero (qualità) 1 è astratto e diventa concreto solo quando è 10, e 10 è l’1 concreto. 10 è la prima potenza di 1! La seconda potenza di 1 è 100 (100 = 1, 101 = 10, 102 = 100).
 
Il Dieci è Due volte Cinque, come i Dieci Comandamenti riportati sulle due Tavole della Legge da Mosè. Il 10 è anche considerato simbolo di unione e di fratellanza, infatti, scambiandosi una stretta di mano, due persone uniscono fra loro le dieci dita.
 
L’architetto che progettò la Piramide volle concretare la quadratura del cerchio, il passaggio dall’Idea alla Forma.
 
I sacerdoti egizi insegnarono ad Erodoto, che il rapporto tra il lato di base e l’altezza è tale che il quadrato costruito sull’altezza verticale equivale esattamente alla superficie di ciascuna delle facce triangolari. Inoltre, il rapporto fra la superficie di base e quella laterale è uguale a quello fra la superficie laterale e quella totale.

 
FIGURA 5. SEZIONE VERTICALE GRANDE PIRAMIDE
 
Se si esegue la sezione verticale passante per il vertice, si ottiene un Triangolo isoscele con angolo di base 51°51’ che rapportato al Quadrato di base fornisce ancora la relazione:        
                

     
Come il rapporto Diametro Cerchio vale 1/p, così il rapporto Triangolo (simbolo della Divinità, il mondo delle idee, 3) su Quadrato (simbolo del mondo materiale, il mondo della forma, 4) vale ancora 1/p.  
Lo stesso rapporto costruttivo viene riscontrato nell’America Centrale, in Messico, con la Piramide del Sole di Teotihuacán, con un’altezza dimezzata rispetto alla piramide egizia. Teotihuacán la Città degli Dei era nota perché coloro che ivi erano sepolti si trasformavano in Dèi. Le piramidi divengono metafisicamente il luogo dove avveniva la trasformazione da uomini a Dèi, prerogativa questa di tutti i sistemi iniziatici e misterici del passato.
       

FIGURA 6. LA PIRAMIDE DI CHEOPE E LA PIRAMIDE DEL SOLE SIMBOLI DEL p  
Come a Giza anche a Teotihuacán erano state erette tre grandi piramidi. La Piramide di Quetzalcóatl, la Piramide del Sole e la Piramide della Luna. A Giza le cime della Grande Piramide e della Piramide di Chephren si trovano allo stesso livello, anche se la prima è più alta della seconda, analogamente a Teotihuacán le cime delle piramidi del Sole e della Luna sono allo stesso livello, anche se la prima è più alta della seconda[6]. La stessa coincidenza sia in America che in Egitto, si trova anche nell’allineamento delle tre piramidi, due edifici allineati, il terzo disposto di proposito da un lato.
 
Le piramidi egizie, caldee, maya, erano documenti metrici fatti per conservare oltre ad ogni catastrofe i rapporti fondamentali fra l’uomo e il divino.
 
[1] Nicòmaco di Gerasa ha una posizione di rilievo nella storia dell’antica matematica pitagorica dovuta in gran parte al suo scritto: “Introduzione all’Aritmetica”. Questo libro è una delle poche documentazioni superstiti della teoria pitagorica dei numeri. Si conosce poco della vita di Nicòmaco, e il periodo della sua vita è stimato tra la metà del primo secolo e la metà del II secolo d.C., rendendolo contemporaneo con Theone di Smirne e Tolomeo.
[2] Aristotele, Metafisica 986 A15.
[3] Stecchini, Secrets of the Pyramid, citato da Graham Hancock, Impronte degli Dei, p 231, Corbaccio.
[4] Plutarco, Questioni Platoniche, v. 1; Alcinoo: Dottrina Platonica, cap. I.
[5] Stanze di Dzyan, IV, 5.
[6] G. Hancock, Impronte degli Dei, Corbaccio p. 217.
LE MERAVIGLIE MATEMATICHE DEI RETTANGOLI DI GIZA
 
Sulla base delle misurazioni di Petrie, John Legon[1] dimostrò che le tre piramidi di Giza s’inscrivono in un rettangolo[2] con il lato maggiore di 1732 cubiti reali e con il lato minore di 1417,5 CR e che la diagonale di questo rettangolo può essere espressa con la radice quadrata di cinque. Altre misure dei due lati sono 1416,74 CR e 1731,15 CR, ma non cambia la sostanza. I due lati del rettangolo sono mille volte la radice quadrata di tre e di due, la diagonale risulta dunque mille volte la radice quadrata di cinque. Essendo 1000 l’unità di terzo livello, il triangolo rettangolo ha i tre lati √2 - √3 - √5.
       
                          

FIGURA 1. GIZA RETTANGOLO √2 - √3  TRIANGOLO RETTANGOLO √2 - √3 - √5  
      
La Diade è rappresentata con il numero “2”, che crea per raddoppio il Quadrato, quando inscritto in un Cerchio di raggio Uno, ha come confini o lati, √2.   
La Divinità è rappresentata con il numero 3, il Triangolo, quando inscritto in un Cerchio di raggio Uno, ha come confini o i lati, √3.
 
La somma dei due confini, le radici quadrate di Due e di Tre fornisce il valore 3,14626437… che approssima per eccesso il numero π, con un errore pari a 1,496 per mille. (√2 + √3) ≥ π+

 
FIGURA 2. APPROSSIMAZIONE PER ECCESSO (√2 + √3) ≥ π
 
Il Cinque rappresenta l’Uomo Pensante, l’Anima, il Pentagono. La √5, combinata con l’armonia 1/2, genera la sezione Aurea Φ = √5/2 + ½ = 1,61803…  
 
A livello aritmetico nel mondo delle idee, abbiamo la progressione 2+3=5, a livello geometrico, nel mondo della forma abbiamo la prima figura geometrica un triangolo rettangolo composto con i numeri 2-3-5 ma sotto forma di radice. Solo un altro rettangolo ha come diagonale la √5, quello con lati 1 e 2 (che può essere visto come √1 - √4), un doppio quadrato come quello della Camera del Re. La radice quadrata di cinque segna dunque i rapporti costruttivi interni ed esterni del complesso architettonico di Giza.
 
Ricordiamo che le radici quadrate di due, tre, cinque, non sono numeri esprimibili con frazioni, nonostante che siano incommensurabili, sono esattamente individuabili a livello geometrico. La radice di due è la diagonale di un quadrato di lato uno. La radice di tre è l’altezza di un triangolo equilatero di lato due. La radice di cinque è la diagonale di un rettangolo che nasce dal doppio quadrato di lato uno.
 
La piana di Giza ci fornisce un altro triangolo rettangolo con i lati espressi sotto forma di radice quadrata √3-√4-√7. Ognuna delle tre piramidi principali di Giza aveva un tempio adiacente e alla fine di una strada rialzata ciascuna delle piramidi aveva un altro tempio, comunemente indicato come Tempio a Valle. Il tempio direttamente di fronte alla Sfinge è noto come il Tempio a Valle della Piramide (Chephren). Il Tempio a Valle di Chefren si erge a una quindicina di metri dalla Sfinge, e può essere paragonato a certi monumenti anonimi e decisamente impossibili da datare sull’altopiano di Giza, comprese le tre piramidi e il tempio di Abito, noto come l’Osireion. Infatti, come nella Grande Piramide non è presente alcuna decorazione, anche qui sono presenti un rigore e una forza assoluti che si impongono in modo netto. La maggior parte di questi monoliti ciclopici misura circa cinque metri e mezzo di altezza e tre metri di larghezza, per due metri e mezzo di altezza. In alcuni casi addirittura nove metri di lunghezza per tre metri e sessanta di larghezza per tre di altezza. Con un peso in genere superiore alle duecento tonnellate.
L’antichità e la stretta vicinanza alla Sfinge fanno di questo tempio un punto di riferimento delle misure tra le piramidi e i Templi della valle di Giza.

   
FIGURA 3. TRIANGOLO RETTANGOLO √3-√4-√7 DELLA PIANA DI GIZA
 
La distanza EW dal bordo occidentale della terza piramide al bordo orientale del Tempio a Valle della seconda piramide e il Tempio a Valle della Sfinge è un numero intero 2.000 CR. La distanza dal bordo settentrionale della prima piramide al bordo meridionale della terza piramide è di 1.732 CR, questo valore è uguale  mille volte la radice quadrata di tre 1.000√3. Il lato maggiore del rettangolo di 2.000 CR è uguale mille volte la radice quadrata di quattro 1.000√4. La diagonale di questo rettangolo è lunga 2.645,75 cubiti, valore uguale a mille volte la radice quadrata di sette 1.000√7. Anche qui troviamo la progressione aritmetica 3+4=7 e la progressione geometrica espressa attraverso il triangolo rettangolo √3-√4-√7. il numero Sette si può esprimere attraverso la somma di Tre o di un Triangolo e di Quattro o di un Quadrato. Il numero Sette era assimilato dai Pitagorici ad Atena o Minerva, perché è considerato vergine cioè non generato[3] per moltiplicazione da alcun numero della Decade. Gli umanisti rapportarono spesso Atena - Minerva alle 7 Arti Liberali privilegiando la Geometria. L’Eptagono la figura geometrica del numero Sette non è generabile con riga e compasso è anch’esso senza Madre. La radice quadrata di sette oltre che nel triangolo rettangolo si trova anche con la costruzione pitagorica nota come la spirale di Teodoro di Cirene. La dinamizzazione si ottiene partendo da un quadrato di lato unitario proiettando la sua diagonale si ottiene un rettangolo il cui lato maggiore è pari alla diagonale del quadrato originario √2. Questo processo, che può essere ripetuto ottenendo sempre rettangoli in radice quadrata di √2, √3, √4, √5, √6, √7 …
Il Triangolo Sacro 3-4-5 che si riscontra nella Camera del Re lo ritroviamo anche nella piana di Giza. La distanza NS dal bordo meridionale di Micerino al limite settentrionale del tempio della valle di Cheope è di 2.100 cubiti. La distanza EW dal margine occidentale di Micerino al limite orientale del tempio a valle di Cheope è di 2.800 cubiti. La diagonale del rettangolo descritta dall’angolo sud-ovest di Micerino e dall'angolo nord-est del tempio della valle di Cheope è lunga 3.500 CR, si realizza il triangolo rettangolo sacro di 2.100 - 2.800 - 3.500 CR i cui lati sono in rapporto 3-4-5.

FIGURA 4. TRIANGOLO RETTANGOLO 3-4-5 DELLA PIANA DI GIZA
 
Nulla a Giza è lasciato al caso, sembra che sia il luogo più misurato del mondo.
 
C’informa l’architetto Marco Virginio Fiorini[4] che un collegamento tra il numero p e le dimensioni del rettangolo di Giza è stato formulato da David Bowman che ha suddiviso il rettangolo di Giza  in moduli utilizzando i numeri 7 e 11. L’inclinazione della Grande piramide è 14/11 cioè due volte sette undicesimi. Il modulo utilizzato è un quadrato di lato 157,5 CR, che risulta la metà di 315 prossimo al valore di p (p greco) con un piccolo errore dello 0,27% . Il rettangolo è stato diviso in 11x9 moduli.
 
  • La distanza tra il centro della Piramide di Cheope e quella di Micerino è uguale a 7 moduli.
  • La distanza NS tra i bordi esterni delle due piramidi è 11 moduli.
  • La somma dei moduli di tutti i quattro lati del rettangolo è 11+11+9+9 = 40. Questo numero moltiplicato per 11 fornisce la misura del lato della Grande Piramide 440 CR. Moltiplicato per 7 fornisce l’altezza della Grande Piramide.
  • Il numero totale di moduli 99, diviso per 7 fornisce la radice quadrata di due, 99/7 = 1,414.
  • Dawid Bowman ha trovato una corrispondenza tra la somma delle altezze delle tre piramidi e le distanze tra esse, ebbene sono uguali.
         
L’architetto Marco Virginio Fiorini riporta alcuni esempi dello studio sulle geometrie della piana di Giza effettuato da Georges Vernard. Il riferimento di partenza per tutte le considerazioni è il lato di base della Piramide di Cheope, in un caso e della Piramide di Chefren negli altri. Cito l’esempio fatto con la Piramide di Cheope. Si realizza un rettangolo aureo il cui lato minore è 440 CR e l’altro 440xΦ = 711,935 CR, che raddoppiato diventa 1424 CR, valore del lato minore del rettangolo di Giza, e prossimo a 1000 volte la radice quadrata di due 1,4142. Moltiplicando per quattro la misura di base della grande Piramide 4x440 = 1760 valore prossimo ma superiore a 1732.   
       

FIGURA 5. DISPOSIZIONE ARMONICA DELLE TRE PIRAMIDI DELLA PIANA DI GIZA   
Il rettangolo di Giza è con questo ragionamento Otto moduli aurei, quattro coppie, basati sul lato della Grande Piramide. Il numero otto richiama l’Ogdoade, a Ermopoli, in Egitto, Thoth aveva creato con la Parola un gruppo di Otto Dei, Quattro coppie, l’Ogdoade. L’Otto è il solo numero oltre allo zero che può essere tracciato un infinito numero di volte senza staccare la penna dal foglio. Tracciato orizzontalmente “”, è il simbolo matematico dell’infinito. L’Otto simbolizza il moto eterno e la spirale dei cicli, rappresenta la respirazione regolare del cosmo rappresentata dagli Otto Grandi Dèi. In questo caso il rapporto tra i lati del rettangolo è: 2Φ/4 = Φ/2.
 
Marco Virginio Fiorini riporta sul suo libro “L’armonia universale” altre corrispondenze geometriche tra quadrato e cerchio in parte suggerite da Loris Bagnara (Il segreto di Giza). A differenza dell’autore citato ho preferito partire dalla costruzione precedente quella del rettangolo di Giza. Tracciando gli assi o le diagonali del rettangolo s’individua il baricentro della figura. Con un compasso puntato sul baricentro tracciamo un cerchio che passa tra i due vertici piramidali estremi.
 
M.V. Fiorini  precisa che la circonferenza taglia la Sfinge. Inoltre suggerisce di tracciare un quadrato i cui lati passano per il lato nord della grande piramide e il lato sud della piccola piramide, Fiorini precisa con uno scarto minimo pari allo 0,7%. La lunghezza di base della Grande Piramide risulta ¼ della lato del quadrato, in altri termini il perimetro di base della Grande Piramide è uguale al lato del grande quadrato di Giza. Un quadrato e un cerchio si dicono in quadratura, quando hanno la stessa lunghezza di perimetro. Inoltre, il perimetro di questo quadrato è uguale alla circonferenza tracciata dal baricentro di Giza. Se ruotiamo di 45° il quadrato e lo trasliamo di poco verso sinistra, allora i lati de quadrato coincidono con le diagonali delle piramidi estreme.
 
FIGURA 6. CORRISPONDENZE GEOMETRICHE TRA RETTANGOLO QUADRATO E CERCHIO A GIZA

Cook osservò che era possibile dimostrare come un sistema geometrico assiale unisse la piramide centrale di Khafra (Chephren) alle più piccole piramidi satelliti vicini alla prima e alla terza piramide. I principali angoli così determinati misuravano 60 e 26,5 gradi. Ora il primo è l’angolo del triangolo equilatero, mentre il secondo è determinato dalla diagonale del doppio quadrato. Ma lo stesso angolo di 26,5 gradi si ripresenta nei passaggi principali della Grande Piramide e nel doppio quadrato della Camera del Re, di nuovo sfidando i limiti della coincidenza … Le piramidi di Giza rappresentano un’affermazione simbolica scritta nella pietra e il linguaggio di una filosofia matematica.[5]   

[1] http://www.legon.demon.co.uk/gizaplan.htm.
[2] Citato da R. Bauval e A. Gilbert, in “Il mistero di Orione”, p. 62, Corbaccio. Gli autori fornirono nel 1994 le misure di 1732 e 1432 cubiti. Il sito di John Legon aggiornato all’anno 2000 fornisce altri dati 1732CR e 1417,5 CR. Sui dati di R. Bauval e A. Gilbert avevo basato le mie considerazioni in un’opera precedente: La Grande Piramide Casa della Conoscenza nascosta. Le considerazioni fatte in quest’opera, tuttavia rimangono valide.
[3] La generazione dei numeri avveniva pitagoricamente solo mediante la moltiplicazione.
[4] Marco Virgilio Fiorini - L’armonia universale - Scoperta nelle piramidi le meraviglie di Maat. Priuli & Verlucca.
[5] “Il mistero di Orione”, p. 63.
LA GEOMETRIA ARCHITETTONICA DELLA GRANDE PIRAMIDE
Il calcolo è assicurato: la porta d’accesso alla conoscenza di tutte le cose e agli oscuri misteri.[1]
La determinazione dei profili, cioè delle pendenze delle piramidi era un compito non solo matematico ma anche religioso Da un punto di vista matematico si trattava di scegliere una figura geometrica che possedeva un rapporto semplice con angoli facili da controllare; da un punto di vista religioso, mistico e occulto, i numeri scelti per tali calcoli rivestivano una grande importanza. Un rapporto importante era quello del Re Huni a Meidum il cui profilo sull’apotema era pari a 14/11, con un angolo di 51° 50’ 35’’. La dualità della manifestazione è espressa dal rapporto 14/22 dell’altezza con la base, cioè due volte sette e due volte undici. I numeri 7 e (il terzo numero primo)  11 (il quarto numero primo) sono numeri chiave nella geometria di Giza.
14 palmi/121 palmi = 2 cubiti/(1 cubito+4 palmi).
Il numero 14 o due volte sette nasconde il numero p, che richiama la circonferenza, mentre il numero 11 composto di un cubito di sette palmi più quattro palmi, richiama il quadrato di base in relazione con il numero lunare sette che per gli antichi era oggetto di venerazione. La grande Piramide è stata appunto realizzata con questo profilo mistico e matematico.
 
FIGURA 1. INCLINAZIONE 14/11
Nell’Antico Regno gli architetti, che inizialmente portavano il semplice titolo di falegname[2], e i muratori erano alle dirette dipendenze dei due grandi Sommi Sacerdoti di Menfi i quali portavano il titolo di “Gran Maestro d’Arte”[3].
Dalle misure effettuate nel 1880 WM Flinders Petrie le lunghezze laterali della Grande Piramide a livello del suolo sono 440 CR cubiti reali. La lunghezza laterale moltiplicata per la radice quadrata di due (1.4142) fornisce una diagonale orizzontale a livello del suolo di 622,25 CR. Sebbene il Pyramidion della Grande Piramide sia mancante fin dai tempi antichi, l’altezza teorica della piramide completata, calcolata dalla lunghezza laterale e dalla pendenza delle facce, è di 280 CR cubiti reali.
Il pavimento della Camera del Re è di 82 CR sopra il livello del suolo. Il numero 82 nasce dal raddoppio del 13° numero primo 41+41=82. Il 41 è sofferenza morte e rinascita che si completa nell’82, nel doppio ciclo. L’uomo nel numero 82 si è finalmente liberato dei legami karmici, incarnati in un universo di dualità “2”.
L’altezza della piramide dal pavimento della Camera del Re è di 198 cubiti reali. L’altezza totale di 280 CR divisa per la radice quadrata di due è di 198 cubiti reali: 280/√2= 197,99=198 CR.  Il numero 198 nasce dal raddoppio del numero 99, l’ennuplo del numero 11, cioè 9x11=99. Nella tradizione islamica, il numero dei grani del rosario è 99, numero “circolare” per il suo fattore 9, che viene qua riferito ai nomi divini di Allah. Ha una scomposizione molto bella: è la somma dei cubi dei primi tre numeri emanati dall’Uno: 99=23+33+43.
La diagonale orizzontale della piramide all'altezza del pavimento della Camera del Re è di 440 cubiti, pari alla lunghezza laterale della piramide a livello del suolo. La superficie della sezione orizzontale al livello della Camera del Re è la metà di quella della base e di conseguenza, le lunghezze laterali della piramide all’altezza del pavimento della Camera del Re sono 622,25/2 = 311,13 CR, pari a metà della diagonale orizzontale della piramide a livello del suolo.

La FIGURA 2. LIVELLI PRINCIPALI DELLA GRANDE PIRAMIDE
La Camera del Re è situata ad un livello poco più di un terzo dell’altezza teorica (34,146%). La superficie orizzontale a questo livello è la metà esatta, in rapporto di ottava, rispetto alla superficie di base della piramide il cui lato è uguale al lato di base diviso la radice quadrata di due, che è un numero irrazionale o incommensurabile, sconosciuto secondo gli esperti, agli antichi.
La Camera della Regina è esattamente centrata sull’asse verticale della piramide, mentre il livello del suo pavimento si trova a 44 CR posto ad un settimo dell’altezza della piramide più 4 cubiti.
I livelli dei pavimenti delle due camere sono in relazione con il numero Cinque, il numero chiave della Grande Piramide, perché il pavimento della Camera della Regina si trova in corrispondenza con la venticinquesima (5x5) fila di gradinate, mentre quello della Camera del Re si trova in corrispondenza della cinquantesima (5x10) di gradinate esterne. La Camera della Regina rispetto alla Camera del Re, si trova ad un rapporto di ottava (1/2) rispetto alla numerazione delle file di gradinate esterne, stranamente lo stesso rapporto armonico[4] si ritrova fra la superficie del livello della Camera del Re rispetto al livello di base.
I cosiddetti canali di areazione della Camera superiore o del Re sbucano entrambi al livello di gradinate 105. Secondo J. Legon questo livello è a 154 CR sopra la base. R. Bauval e A. Gilbert in appendice 5 del libro “Il Mistero di Orione” riportano uno schema in cui i due canali individuano un quadrato di lato 440/2,2 = 200 CR cubiti reali: i prolungamenti dei canali nord della Camera del Re e della Camera della Regina si incontrano idealmente nel cielo. Dai due punti quello di uscita della Camera del Re e quello in cielo si tracciano due assi ortogonali e determinano un rettangolo di base 200 e altezza 280/2,2 =127,2727 CR, cioè 100 volte il valore della tangente dell’angolo di base, e come lato inclinato 161,85 cubiti, 100 volte il numero aureo. Il rettangolo individua una piramide con inclinazione: tanα = 280/220=14/11=1,272727. In definitiva i canali di areazione sono gli invisibili canali che collegano il modello dell’universo, la Grande Piramide, all’universo stesso.
                           
             
    

FIGURA 3. RAPPORTI GEOMETRICI DELLA GRANDE PIRAMIDE
J. Legon fornisce dei valori leggermente diversi.
  • Uscita dei canali nord e sud Camera del re altezza 154 CR
  • Lato del quadrato individuato dai due canali 198 CR (280/√2), anziché 200 CR.
  • Uscita dei canali nord e sud Camera della Regina altezza 131,5 CR.
  • Altezza della piramide celeste 280-156=126 CR.


[1] Papiro di Rhind.
[2] Nell’antica India, Visvakarman, l’Architetto dell’Universo, il costruttore degli Dei, è considerato un takshata, un intagliatore di legno, un falegname. Il termine architetto deriva da archi-tekton, l’antico capomastro della confraternita dei muratori. Il padre di Gesù era un falegname, nel testo greco dei Vangeli il termine è tekon, che Lutero traduce come carpentiere. Secondo Vitruvio, l’architetto della Roma dei Cesari, il tekon doveva conoscere la matematica, la geometria, l’ottica e l’astronomia.
[3] G. Goyon, il segreto delle grandi piramidi, p.63, Newton.
[4] Si prenda una corda di lunghezza unitaria “1” e la si divida in due parti uguali di lunghezza ½ , il suono ottenuto dalla corda di lunghezza ½ è di un’ottava superiore o armonia, diapason, rispetto a quello della lunghezza unitaria.
NUMERI E ANCORA NUMERI
         
CR = p/6   m   CHEOPE  CHEFREN MICERINO            
Lato di base     440         411         200            
Altezza            280         274         125            
Pendenza       51°50’35”  53°10’  51°20’25”       
 
 
LA GRANDE PIRAMIDE - I NUMERI DELLA CREAZIONE DEL MONDO
 
La Grande Piramide ha il lato di base di 440 CR e il semilato di 220. Il numero 44 =4x11 è quattro volte il quarto numero primo 4x4p. Appartiene alla terna pitagorica 33, 44, 55, che è 11 volte il triangolo sacro rettangolo 3, 4, 5. Quarantaquattro è l’aspetto femminile o materno di questo triangolo. Secondo il fenicio Sanchoniaton, il dio Chronos era circondato da 44 Assistenti, 22 principali e 22 secondari.
 
Il numero della semibase 22, come suggerito da Theone di Smirne, può essere espresso come somma di triangolo più quadrato, cioè: 3 numero trioangolare più 4 numero quadratico = 6+16 =22. La Creazione, è pure, una sorta di spartito musicale per pronunciare i “suoni” (ossia le permutazioni dei suoni fondamentali) che Elohim ha usato per creare il suo mondo, così permettendo all’uomo che li ripeta correttamente di creare a sua volta altra vita. Il Sepher Yetzirah ci presenta una creazione armonica in cui Elohim crea usando le 22 lettere dalle cui diverse combinazioni ha origine il molteplice.
 
L’altezza è 280 CR, cioè 10x28. Il numero 28 è il secondo numero perfetto, e il 7° numero triangolare, 1+2+3+4+5+6+7=28. Il 28 è anche la somma dei primi cinque numeri primi: 2+3+5+7+11=28, è la somma dei primi cinque numeri non primi 1+4+6+8+9=28 e probabilmente non c’è altro numero con questa proprietà. Il primo verso della Bibbia è composto di 7 versi e 28 lettere ebraiche: “Bereshit bara Elohim et ashamaim vet harets”. La divisione dello Zodiaco nelle 28 dimore della Luna sembra essere anteriore ai 12 segni; i Copti, gli Egizi, gli Arabi, i Persiani e gli Indù usavano la divisione in 28 parti molti secoli or sono, mentre i Cinesi la usano ancora. Ogni 28 anni i giorni della settimana tornano sempre a corrispondere con i giorni del mese. Osiride il dio della Luce, figlio di Geb, il Fuoco Celeste e di Neith, la Materia Primordiale, visse 28 cioè 2x14 anni prima di essere ucciso e smembrato in 14 pezzi da Seth.
 
La sezione verticale della piramide individua un triangolo isoscele composto di due triangoli rettangoli con base metà lato della piramide. Rapportando altezza e semibase 280/220 = 14/11 = 2x7/11, il numero sette  è il terzo numero primo 7=3p, il numero 11 è il quarto numero primo 11=4p, pertanto 14/11 = 2x4p/3p; in un monocordo pitagorico, ¾ è la lunghezza di corda della Quarta o FA, 4/3 è la sua frequenza.
 
LA PIRAMIDE DI CHEPHREN – I NUMERI DELLO SPIRITO IMPRIGIONATO NELLA FORMA
 
La Piramide di Chephren o mediana ha il lato di base di 411 CR, un numero dispari che è scomponibile in due numeri primi, 3x137. Il numero 137 è il 33° numero primo, I numeri primi sono considerati altamente spirituali poiché sono emanati direttamente dal Numero Uno, non generati per moltiplicazione. Trentatré è la Tetractis fattoriale: 1!+2!+3!+4!=33. Il triangolo sacro pitagorico è 3, 4, 5, amplificato di 11 volte genera un triangolo con coppie di numeri uguali, doppi che precipitano il primo triangolo pitagorico nella dualità 33, 44, 55. Nel panteon indù abbiamo gli Dèi che sono divisi in tre categorie per un totale di 33 Dèi[1]. La colonna vertebrale umana normale ha 33 vertebre, la colonna, contenendo il midollo, è come se racchiudesse “tutte le esperienze possibili”. Analogamente, il Cristo che muore a 33 anni è come se avesse fatto tutte le esperienze possibili del mondo. Alla fine della scala e delle esperienze di vita conquistati attraverso un movimento attivo i 33 scalini rappresentati dalle vertebre dalla colonna vertebrale, si prospetta la liberazione.
 
L’altezza della Piramide Mediana è 274 CR, cioè 2x137. Nuovamente in 137 troviamo il 33° numero primo. Rapportando altezza e semibase 274/(411/2)=4/3 la frequenza della Quarta musicale, ma questa volta a differenza di quella di Cheope, con numeri non primi.
 
LA PIRAMIDE DI MICERINO – L’UOVO DEL MONDO
 
La Piramide Minore ha la misura di base di 200 CR in origine, la semibase è 100  CR. Troviamo sia il numero 2 che indica la dualità, e sia il numero 100 che indica l’unità di secondo livello e i 100 anni di attività del ciclo, siano essi del ciclo maggiore o di Brahma. Dopo 100 anni di attività altri 100 di riposo o pralaya. La somma dei cubi dei primi quattro numeri interi, cioè la Tetractis dei cubi, è 13+23+33+43=100. Come l’Uno è astratto e diventa concreto attraverso la Tetractis, solo quando forma il 10, così l’Uno cadendo nel mondo tridimensionale forma la Tetractis dei cubi e diviene 100. Nel Vishnu Purana è scritto che la Terra galleggia come un Uovo nell’Oceano dello Spazio Infinito. In definitiva la Terra è sinonimo dell’Uovo del Mondo o Uovo d’Oro che galleggia nello Spazio, da questo Uovo, dividendolo in Due, uscì il creatore Brahma. L’Uovo del Mondo è stato diviso in Due parti, una superiore, Cielo, una inferiore Terra, 50 per il Cielo e 50 per la Terra. È scritto che la Terra ha l’estensione di 50 crore di yogiana, ed è divisa in Sette zone. Dividendo l’Uovo in due si ottengono due parti o semisfere contenenti ciascuna 50 divisioni, in totale 2x100.
 
Il mito egizio della creazione narra di un Uovo Galleggiante sulle Acque del Nun, al cui interno, radiante come il Sole, Râ è in gestazione. Gli Egiziani, come allegoria della causa prima che governa l’universo, ponevano l’immagine del Sole in una B-Arca trascinata da un coccodrillo; poiché il coccodrillo usciva dall’acqua al primo raggio di sole, gli Egizi lo consideravano un devoto del fuoco solare e, come tale, la personificazione del Fuoco. Questo mito deriva il fatto che, quando Osiride entra nell’Amenti (il Sole al tramonto), i Coccodrilli sacri si immergono nell’Abisso delle Acque Primordiali nello steso modo in cui i coccodrilli si gettano nel fiume Nilo. La Barca è l’Arca rappresentata come una luna crescente. Gli Dei solari erano chiamati Arcageti, nati dall’Arca, o dalla Vergine Celeste, che è la Nave delle Vita che porta attraverso lo sconfinato Universo, i Germi di tutti gli esseri. L’Acqua dell’Oceano celeste, il Grande Mare è la Madre di ogni cosa, il principio femminile da cui tutto emana, la Matrice Universale.
 
L’Arca o l’Uovo del Mondo, nel secondo dei suoi aspetti è collegata al Diluvio, essa è sempre la custode del Seme della Vita. Il terzo aspetto dell’Arca è quello del luogo di sepoltura dell’Iniziato durante i suoi tre giorni di trance, il luogo della seconda nascita dell’uomo rigenerato. L’Arca era la tomba dell’Iniziato e nello stesso tempo luogo della sua resurrezione.

 
FIGURA 1. LA B-ARCA DEL SOLE

L’altezza della Piramide di Micerino in origine era 125 CR, numero che rappresenta il cubo di 5! Il collegamento è con la ziggurat babilonese, André Parrot[2] analizzò la Tavola di Smith, che illustra struttura e dimensioni della ziggurat a sette piani. L’edificio è a base quadrata, in cui ogni lato misura 15 gar  (un gar 6 metri circa, 15 gar 90 m) che porta a 60 gar il perimetro della piramide. L’altezza risulta anch’essa di 15 gar, in modo tale che l’intera piramide poteva essere inserita in un cubo di lato 15. Marduk sosteneva che la ziggurat dei Caldei e il complesso del tempio di Babilonia erano stati costruiti secondo le sue istruzioni e in conformità agli “Scritti del Cielo più alto”.
 
Il numero 60 è la base per tutte le principali misure numeriche. L’Arca dei Babilonesi a sette piani era simbolizzata con un cubo, questa misurava circa 60 m di lato cioè 10 gar, un iku di spazio piano. Iku era il nome che i babilonesi davano al Quadrato di Pegaso, costellazione che, è collocata tra i Due Pesci. L’Arca dell’Alleanza ebraica fu collocata da Re Salomone in un Cubo, il Sancta Sanctorum.
 
Rapportando altezza e semibase base 125/100 = 5/4, cioè la frequenza della nota musicale MI. Il numero può essere espresso come: 125 = 102 + 52 = 102 + (10/2)2 = 102[12+ (1/2)2].
 
[1] I 33 Dèi sono divenuti 33 koti, cioè 330 milioni di dèi.
[2] Ziggurat e Torre di Babele.
I PERCORSI INIZIATICI NELLA GRANDE PIRAMIDE

 
Le piramidi furono poi utilizzate per la celebrazione dei Misteri dagli uomini di statura più bassa della Quinta Generazione, la nostra. Il Mysterum Magnum dell’Iniziazione è però rappresentato dalla Grande Piramide. Tutte queste informazioni escludono che la Grande Piramide fosse un sepolcro, ma un edificio molto particolare. Gli egittologi sono convinti che Cheope o Khufu fu sepolto nella Camera del Re situata in alto. Stranamente, dimenticano gli esperti che nessuna sepoltura fu praticata sopra il livello del suolo da alcuna dinastia faraonica, perché il corpo appartiene all’elemento terra e deve essere seppellito al di sotto il livello del terreno. Quando il Califfo Al-Ma’mun nell’anno 820 d.C. violò le camere superiori, non trovò alcun corpo, il sarcofago era vuoto e privo d’iscrizioni e di coperchio. Sarcofago e coperchio risultano più grandi del passaggio che porta nella Camera del Re, e pertanto sempre secondo gli esperti egittologi, i ladri si portarono via tutto: mummia coperchio che non poteva passare attraverso il cunicolo, rivestimenti, lasciando sigillati i passaggi. Effettivamente questa piramide è una tomba, ma quella del buon senso. Gli Arabi raccontano che la Grande Piramide sarebbe la tomba di Seyidna Idris, cioè d’Enoch, Thoth, ma non il corpo d’Idris fu sepolto nella Piramide, bensì la sua Scienza.
 
"Le Piramidi e il Libro dei Morti riproducono lo stesso originale, l'uno a parole, l’altro in pietra." Gaston Maspero.
 
Coloro che dicono che prima si muore poi si risorge, si sbagliano. Se non si riceve prima la resurrezione mentre si è vivi, quando si muore non si riceverà, nulla”. Il Vangelo di Filippo.
 
Esternamente, la Grande Piramide era un tempio maestoso, internamente negli oscuri recessi venivano celebrati i Misteri, ed i cui muri erano stati spesso testimoni delle cerimonie dell’iniziazione di membri della famiglia reale. All’interno si svolgevano i riti misterici di morte e di resurrezione dopo i quali il Faraone ancora in vita, assumeva il nome del suo Dio, la cerimonia veniva poi ripetuta alla sua morte fisica, quando diventava come Orione, una stella. Il sarcofago era il fonte battesimale, emergendo dal quale il neofita era considerato come “nato di nuovo” e diveniva un’Adepto.
 
Nel Libro dei Morti[1] Egiziano, il progresso dell’anima attraverso il mondo sotterraneo è raffigurato in termini di un sistema di sale e di passaggi che ricorda quelli della Grande Piramide. Il sistema interno di passaggi della grande Piramide simbolizzava le prove che il Defunto doveva sostenere nel mondo sotterraneo, nelle viscere della materia.
 
Gli stretti passaggi, erano in realtà dei cunicoli che bisognava attraversare camminando sulle ginocchia o strisciando come un serpente. Nei tempi antichi, il Serpente rappresentava la Saggezza Divina e la Perfezione, fondamento della Rigenerazione e dell’Immortalità. I sacerdoti del dio Sole si chiamavano Serpenti, assumevano sempre il nome del loro dio. I Celti affermavano: “Io sono un Serpente io sono un Druido”. Fra i Maya il dio istruttore era Cuculcán era rappresentato simbolicamente come un Serpente, ed era un grande organizzatore, un fondatore di città, un legislatore, un esperto in astronomia. Presso i Quetzo-Cohuatl, i sacerdoti chiamavano se stessi Hivim e Serpenti. Le caverne dei Rishi Indù, le dimore di Tiresia e dei veggenti greci, erano modellate a imitazione delle tane dei serpenti indù, quelle dei Naga. L’antica cripta egizia era chiamata la tana del serpente, identico nome con il quale, nell’antico Messico, si chiamava il passaggio sotterraneo che, si diceva, terminasse alle radici del cielo. I cunicoli della Piramide erano i passaggi destinati ai Serpenti di Saggezza. Gesù disse: “Siate saggi[2] come serpenti
 
Nella mitologia greca, Zeus è rappresentato come un Serpente, il tentatore intellettuale dell’uomo che, nel corso della sua evoluzione ciclica, genera Bacco, il Dioniso solare, che sarà poi il Salvatore dell’uomo.
 
Il Grande Drago, il Grande Diluvio, non rispettò che i Serpenti di Saggezza, le cui tane sono sotto le Pietre Triangolari[3].”
 
Il Commentario alle Stanze di Dzyan afferma che le dimore dei Serpenti di Saggezza erano le tane triangolari, cioè le piramidi. I passaggi principali sono ampi 2 Cubiti, numero che indica la dualità.
 
Questa è la via facile di coloro che nascendo sono imprigionati o sepolti nel corpo fisico, e che coscienti di questa verità dopo la discesa ricercano la via per risalire o per risorgere conquistando l’immortalità dal sarcofago senza coperchio posto nella camera più elevata, quella del Re. Il Faraone e i frequentatori della Casa della Vita, ripetevano le gesta del Loro Dio e come Osiride vincevano la morte, diventando “i due volte nati”.

 
IL PASSAGGIO DISCENDENTE

 
Il passaggio discendente che conduce alla Grande camera Sotterranea fu realizzato con una precisione stupefacente, infatti, la deviazione media dalla retta dall’inizio alla fine ammonta a meno di 0,6 cm in corrispondenza dei lati e a 0,75 cm, in corrispondenza del soffitto. Al tempo della dominazione romana il geografo greco-romano Strabone lasciò una descrizione molto chiara del cunicolo discendente e della Grande Camera Sotterranea in cui sfociava il corridoio discendente. Strabone c’informa che nei tempi antichi si poteva entrare facilmente nella parte inferiore della piramide, semplicemente facendo ruotare una porta di pietra, che però gli Arabi non riuscirono a ritrovare e dovettero effettuare degli scavi a caso. All’interno della camera furono anche trovati graffiti risalenti alla dominazione romana.
 
Il passaggio discendente di ampiezza 2 CR, cioè 56 pollici pari a 1,048 metri. Un cubito reale è CR = π/6 = 0,5236 m. L’altezza del cunicolo è 1,20 metri, cioè 64 pollici = 2 cubiti e 2 palmi. Il cunicolo discendente è la via dei morti, l’immagine che si riceve è quella di entrare con la testa nel ventre della Madre Terra.
 
Queste misure di 2 CR non erano adatte ai giganti atlantidei della Quarta Generazione  
 
                                                                                                                                                                                              
L’ingresso della Grande Piramide è situato alla diciannovesima fila di gradinate esterne, dunque è collegato col numero 19, il quale è associato con il ciclo di eclissi lunari. Il significato è chiaro: è la morte periodica del Sole e del Faraone il suo rappresentante sulla terra. L’ingresso nella Grande Piramide equivale a una caduta nella materia, una morte per lo spirito che al pari di Osiride è sigillato in una bara dai 72 congiurati capeggiati da Seth, il lato oscuro della forza.

   
FIGURA 1. IL PASSAGGIO DISCENDENTE
 
Il passaggio ascendente che doveva portare il Candidato verso le camere superiori è bloccato da tre tappi di granito, della lunghezza di 10 cubiti reali, ostacoli che non potevano essere abbattuti, pertanto era d’obbligo procedere ancora verso il basso verso il sistema sotterraneo. I tre ostacoli di granito sono riferiti alle imperfezioni del corpo fisico (Khat) energetico (Kha), del corpo emozionale (Ba) e del corpo mentale (Akh).
 
Nascosto da una lastra di calcare[4], un tappo di granito, composto da tre blocchi di granito rosa sigilla l’ingresso della via ascendente. I due blocchi più in alto sono uniti come se fossero uno solo. Un altro riferimento al numero Due, alla dualità. I tre blocchi hanno una complessivamente una lunghezza di 10 CR, la larghezza della Camera del Re e della Camera della Regina. Dieci è il numero dell’Uomo celeste e della Tetractis.

 
FIGURA 2. I TRE BLOCCHI DI GRANITO
 
I blocchi di granito non possono essere abbattuti sono incorporati nel “passaggio ascendente” come caratteristica permanente e sono tenuti al loro posto da un restringimento delle pareti del passaggio. Per dovere di cronaca riporto il pensiero degli archeologi:  “Questi tappi furono fatti scivolare per sigillare il sarcofago di Cheope”. La via ascendente anch’essa è realizzata con una pendenza intorno ai 26° come per la via discendente, come mai questo puntiglioso interesse per la pendenza di 26 gradi? Il valore numerico del Tetragramma cabalistico sacro, YHWH cioè del nome di Dio in ebraico, formato dalle 4 lettere ebraiche yod, hé, vau e hé, è: 10+5+6+5=26. Il numero 26 può essere espresso come 10+16=26, il quarto triangolare 10 più quarto numero quadratico 16, cioè 26. È un’altra forma occulta geometrica del numero 7, un quadrato più un triangolo riferiti al Quaternario (4).
 
I Tre blocchi di granito non possono essere rimossi e indicano un blocco che sbarra la via di ascesa alla moltitudine. Il passaggio termina su un pianerottolo dal quale si dipartono un passaggio orizzontale verso la Camera della Regina e la Grande Galleria come continuazione della via ascendente. I tre blocchi di granito rappresentano l’ostacolo dell’uomo terreno, con i tre corpi della personalità, la sua maschera, cioè il fisico, l’emozionale e il mentale inferiore, diverso dal mentale superiore portato vero le astrazioni, i modelli, gli archetipi.
 
Il viaggio nell’oltretomba del Defunto, il candidato egizio all’Iniziazione è nella tenebra, nell’offuscamento di tutto ciò che prima dava conforto e sicurezza. Il candidato, inchinandosi sulle ginocchia imboccava il tunnel dei morti.
L’altezza di un uomo secondo il canone egizio è di 4 CR cubiti reali[5], piegandosi per entrare, si dimezza l’altezza a 2 cubiti, aggiungendo 2 palmi si ottiene l’altezza del cunicolo. Il numero Due, la dualità, caratterizza le dimensioni del tunnel discendente nel ventre della materia.
   
FIGURA 3. MISURE DEL PASSAGGIO DISCENDENTE
 
I tappi di gradito, gli ostacoli della personalità impediscono l’ascesa, occorre proseguire per la via dei morti e far morire quei corpi che ostacolano l’azione dello spirito.

[1] Il vero titolo dell'opera è “(Dell’) Uscire verso (la Luce del) Giorno”.
[2] I pii compilatori cristiani, non comprendendo il perché di questa affermazione di Gesù, hanno preferito sostituire prudenti al posto di saggi.
[3] Commentario alle Stanze di Dzyan.
[4] L’Architrave Nascosto del Libro dei Morti.
[5] John Legon trattando le misure egizie afferma che l’altezza di un uomo è poco più di 2 CR essendo l’altezza media delle mummie 166 cm. Ma questa non è  la misura misterica.
LA VIA ASCENDENTE È PRECLUSA AI PROFANI
 
La via ascendente alle Camere della Regina e del Re, era bloccata in modo definitivo di proposito sin dall’inizio, sin dalla progettazione. La via discendente era percorribile con l’assenso dei sacerdoti egizi, fino al tempo della dominazione romana. Poiché i riti d’iniziazione presuppongono la partecipazione di altre persone che sorvegliano tutte le fasi del rito, ci si pone la domanda da dove entravano i sacerdoti?
 
J.P. Lepre in “The Egyptian Pyramids” ha osservato che tutti i tunnel, gli ingressi delle stanze e simili mostrano che si verificano variazioni nella muratura e nei giunti vicino a questi ingressi. Nella camera del Re questa pietra è in basso sulla parete ovest e al confine della parete sud. J.P. Lepre ha localizzato un’enorme pietra oblunga all’esterno della Grande Piramide che nasconde in ingresso ed è posta a filo ma in un angolo con il resto della muratura.
 
Come non e stato ritrovato l’ingresso nella Grande piramide che era usato al tempo della dominazione romana, e poi occultato, così vi devono essere altri passaggi segreti. Senza tali gallerie non avrebbero potuto esserci mezzi di ingresso o uscita, poiché gli ingressi erano bloccati dalle pietre di rivestimento. La risposta è che l’ingresso segreto potrebbe essere in uno dei templi adiacenti o sui lati dell’altopiano calcareo, oppure dalla Sfinge, la cui antichità è paragonata a quella della grande piramide. Il romano Marcellino, nel IV Secolo, dichiarò: “Ci sono alcune gallerie sotterranee e passaggi contorti sotto le piramidi”. Giamblico di Calcide (245 d.C. – 325 d.C.) ci ha lasciato la sua testimonianza, e spiega come esista anche un passaggio che parte dalla Sfinge e la collega alla Grande Piramide di Giza:
 
Questo ingresso è ai giorni nostri ostruito dalla sabbia e dall’immondizia, ma può essere ancora localizzato, e si trova tra le zampe anteriori del colosso (la Sfinge). Tale passaggio un tempo era protetto da un cancello di bronzo che poteva essere aperto solamente dai Magi. Tutti provavano un profondo rispetto per questo posto e tale reverenza bastava già da sola a proteggerlo da occhi indiscreti. Nel ventre della Sfinge sono state scavate delle gallerie che conducono fino ai sotterranei della Grande Piramide di Giza. Queste gallerie erano talmente intricate che avventurarvisi senza l’aiuto di una guida garantiva che alla fine si tornasse sempre al punto di partenza.
 
Giamblico era un filosofo neoplatonico, discepolo di Anatolio, poi di Porfirio, fu l'iniziatore della scuola siriaca, cui appartennero Teodoro, Sopatro, Dessippo ed altri. Come filosofo neoplatonico era in contatto con gli ultimi sacerdoti egizi e da essi ha certamente attinto informazioni. Infatti, Giamblico scrisse un trattato sui misteri degli egizi, e descrisse l’Iniziazione associata con la Sfinge. Scrisse che in un posto segreto tra le zampe del monumento della Sfinge si trovava una porta di bronzo, con l’apertura determinata da un meccanismo nascosto. Oltre quello, i neofiti andavano verso una stanza circolare. Da qui essi erano soggetti ad una serie di prove per diventare membri effettivi degli Iniziati.
 
Le gallerie non solo dovevano portare alle parti più sotterranee della piramide, ma anche alle stanze superiori, con ingresso nascosti nei blocchi di granito che potevano essere spostati tramite opportuni meccanismi. Non devono far sorridere queste considerazioni,  gli uomini portentosi che progettarono e fecero costruire una tale struttura avevano conoscenze che li rendevano nei nostri confronti dei giganti di conoscenza e anche di statura.

 
LE DUE CAMERE SOTTERRANEE
 
Proseguendo nella buia discesa il Candidato (Defunto), imbocca un tratto orizzontale dove si ha un restringimento per lato di quasi 10 cm del cunicolo sia in larghezza sia in altezza. Il restringimento per lato è 19 n centesimi di cubito. Il 19 rappresenta la ciclicità, anche perché ogni 19 anni le fasi lunari ricadono nello stesso giorno dell’anno solare. Il restringimento causa un ulteriore senso di soffocamento, 85 cm di ampiezza (1CR e 62 n) e 91 cm in altezza. Dopo aver imboccato il più stretto cunicolo, si giunge a una Piccola Camera[1] a sezione quadrata di lato 3,5 CR cioè 3 CR e 14 pollici, che si protende verso ovest. Giungendo in un luogo tenebroso, il Defunto dice:
Che razza di luogo è questo in cui sono arrivato? Non ha acqua, non ha aria; è di profondità insondabile, è nero come la notte più nera …[2]                                                                       
      

      
FIGURA 1. CAMERA SOTTERRANEA MINORE
 
Perché nella Camera Sotterranea Minore il pavimento e le pareti sono rifiniti e il soffitto lasciato basso irregolare e grezzo? Non è ancora possibile sollevarci. La risposta è che, questi particolari siano simbolici: il soffitto rappresenta lo spirito, il pavimento, la parte fisica, le pareti, la parte psichica.
 
La via verso l’alto è ancora preclusa, occorre procedere, per poi giungere ad una Camera Maggiore rettangolare il cui sviluppo è perpendicolare al condotto in direzione ovest. La Grande Camera Sotterranea[3] scavata nella roccia, è la stanza situata nel punto più basso della Piramide, il fondo della caduta nella materia e potrebbe essere la cosiddetta Camera del Fuoco Centrale (trasformato in Inferno dalle teologie successive) di cui si parla nel Libro dei Morti.
 
Proseguendo verso Sud oltre la Grande Camera Sotterranea, il Defunto imbocca un altro cunicolo lungo 31,33 RC a forma quadrata con un ulteriore restringimento di sezione di dimensioni poco meno di 1,5 CR (75 cm). Quest’ultimo corridoio è situato a un livello più in basso di 2 cubiti rispetto al corridoio d’ingresso alla camera. Si ha ulteriore discesa nella materia, il restringimento del tunnel obbliga a strisciare per giungere al fondo del corridoio cieco. A meno di una camera segreta oltre la parete rocciosa non è possibile procedere oltre. Il senso di soffocamento è al massimo.
 
Secondo le ipotesi degli archeologi, questa Camera Maggiore fu lasciata incompiuta, per via delle irregolarità sul pavimento. Come mai le pareti e il soffitto sono state levigate? Gli archeologi ortodossi hanno rinunciato a cercare di spiegare questa stanza. Hanno formulato l’idea che l’intera sezione sotterranea fosse un errore gigantesco! La caratteristica dell’entrata alla camera è un gradino o scalino in basso, mentre il livello del soffitto si alza bruscamente. La direzione verso Occidente è situata a destra entrando nella Camera un corridoio, una specie di letto di un fiume, fra rocce che formano delle pseudo gradinate. La lunghezza della Camera sotterranea sembra essere leggermente più corta lungo la parete orientale di 16 cubiti reali. L’altezza varia molto a causa delle macerie e di un’opera apparentemente incompiuta.                      
       

       
FIGURA 2. LE CAMERE SOTTERRANEE E I RELATIVI PASSAGGI
  • Entrando nella grande camera, si vede uno scalino irregolare in basso, e il livello del soffitto si alza di 2,27 m, quanto le dimensioni esterne del sarcofago posto nella Camera del Re. In totale 2,27+0,91=3,18 m.
  • La distanza della parete sud della camera all’estremità del passaggio di entrata è circa 16 CR.
  • La profondità in direzione ovest è di 26,85 RC, aggiungendo il corridoio 1,4 RC  si ha 28,25 RC.
  • Il rapporto tra i lati è praticamente 16/28 = 4/7, il rapporto tra i numeri 4 e 7. Il Quattro è il Quadrato, ed è un numero spirituale perché generato dall’Uno per crescita fino al numero stesso, per poi decrescere fino all’Uno, con 7 numeri: 1 + 2 + 3 + 4 + 3 + 2 + 1 = 16. Abbiamo il 4 collegato al 7 attraverso il numero 16=42. Può essere visualizzato come somma del 3° e 4° numero triangolare: 16=6+10= 3D+4D.
  • Di fronte al corridoio, all’interno della Camera vi è una specie di pozzo profondo di circa 277 cm (5 CR + 8 pollici; 2 CR nella parte regolare più fonda). Probabilmente era raggiunto da acque sotterranee.
           
La Grande Camera Sotterranea  è idealmente divisa in due parti di circa 14 RC, la parte verso ovest è quella che sembra un doppio altopiano roccioso, con un numero di strutture artificiali a terrazze elevate su di esso, al centro delle due strutture un passaggio verso ovest.
 
Sulla parete Ovest, risalendo verso destra, un piccolo recesso, una rientranza nella roccia, a sezione quadrata di lato circa 2 CR, inserita in alto nella parete e adiacente al soffitto, promessa di una via verso l’alto, che passa oltre gli ostacoli di granito e che conduce al sentiero ascendente.
 
Le caratteristiche delle due stanze sotterranee e delle due stanze superiori (del Re e della Regina) è quella di essere rivolte verso ovest, verso il Sole morente, il sentiero dei morti. Apuleio dice di aver raggiunto il confine della morte posto nell’emisfero celeste che sta di sotto all’orizzonte cioè a Occidente (Ovest). Vi un collegamento tra le due stanze inferiori e quelle superiori? La Grande Stanza sotterranea inferiore è il luogo delle asperità dell’apparentemente incompiuto , il pavimento colmo di macerie e con un pozzo. In compenso ha il soffitto piano e le pareti parallele, è l’immagine di una pietra grezza che deve essere lavorata. Al contrario nella Grande Camera superiore o del re tutto è perfetto dalle misure ai materiali usati. La piccola Camera Sotterranea al contrario ha il pavimento e le pareti rifinite , ma il soffitto da completare, si eleva in modo irregolare, al contrario del soffitto della Camera della Regina. Le dimensioni della Grande camera sotterranea sono circa ¼ superiori a quelle della Camera del Re, e le dimensioni della Piccola Camera sotterranea sono circa 1/3 rispetto a quelle della Camera della Regina.

LA DISCESA NEL POZZO
 
Nella parte verso est, il Defunto si trova di fronte un pozzo dai contorni irregolare, come del resto ogni particolare della pavimentazione, probabilmente contenente acqua nella parte più profonda.
 
La discesa nella cripta buia e tenebrosa equivale alla discesa degli Inferi o dell’Ade. Gli Inferi sono descritti come un Abisso, un luogo, dove regna l’oscurità, un pozzo profondo, una tomba, un luogo di morte, la Porta degli Inferi. La discesa e la risalita dagli Inferi facevano dell’Iniziato un Soter, un Salvatore. L’analoga condizione ebraica era quella del Messiah, parola che deriva da Mashiac. In ebraico, shiac, è anche usato come verbo che significa “discendere nel pozzo”, se viene usato come nome significa “rovo di spine”. Il participio di questa parola è Messiach, che significa “Colui che causa la discesa nel pozzo”.
 
La discesa o la caduta nel pozzo è tale che un uomo che si trova nel pozzo a testa in giù guardando verso i propri piedi: l’immagine che si riceve è quella di entrare con la testa nelle acque, nel ventre liquido della Madre Terra. Nel Libro di Giobbe, l’Iniziatore porge le seguenti domande all’uomo del dolore:
 
Ti sono state aperte le Porte della Morte, hai veduto le Porte dell’ombra della morte? ...
Sei tu giunto fino alle sorgenti del Mare?
Hai tu passeggiato nella profondità dell’Abisso?
 
Le sorgenti del Mare, sono quelle del Mare dello Spazio, gli elementi con cui sono fatte tutte le cose. Il passeggiare nelle profondità dell’Abisso è avviarsi verso l’oscurità della materia grossolana per essere inghiottiti nel luogo delle Tenebre, nella bara. Il Defunto, nome del candidato all’Iniziazione, passa nel grembo della Madre Terra, nella placenta della Madre Terra, dove viene avvolto dagli elementi e ricoperto di pelle!
 
[1] Le misure delle stanze, dei cunicoli sono riportate nel libro di Peter Lemesurier, Scritto nella Pietra, ed. Armenia.
[2] Libro dei Morti Egizio, citato da J. Naydler, Il Tempio del Cosmo, Religione magia e miti nell’antico Egitto, p. 285.
[3] In questa camera sono state trovate iscrizioni romane fatte col fumo, a conferma di quanto scriveva Strabone sul fatto che la parte inferiore della Piramide era visitabile.
IL PASSAGGIO NELLA PELLE
 
Il Candidato, ha navigato attraverso tutti gli elementi, diventando un marinaio particolare. Iside (Demetra), era sia la patrona degli Iniziati, che dei marinai. L’Iniziando s’immerge negli elementi del grande mare, nuotando come un pesce. Si ricorda che i pesci nel santuario di Apollo in Licia erano chiamati Orphoi, e che Orfeo era paragonato ad un pesce, al pari di Bacco denominato IKΘYΣ, e di Gesù denominato IHΣ, il Pesce. Gli elementi che Apuleio attraversa, sono quelli del nostro globo: egli passa nel grembo della madre terra, nella placenta della Madre Terra, dove è avvolto dagli elementi e ricoperto di pelle!
 
Questo era lo stadio della rinascita in un nuovo e possente corpo fisico e psichico. Questo rito è descritto nei Testi delle Piramidi[1] il candidato era descritto come addormentato su un giaciglio, e rivestito di pelle o da una stoffa che la sostituisca. La pelle, la stoffa, il lenzuolo sostituivano nel rito le bende che viceversa erano usate nel rito dell’imbalsamazione. “Io sono Osiride … io mi sono cinto della pelle”. Questo rito doveva svolgersi nella parte occidentale della Grande Camera Sotterranea. Il rito funerario che doveva portare al risveglio nella via della luce era caratterizzato dal passaggio nella pelle, simile a un lenzuolo funerario che protegge le trasformazioni che si riproducono nel passaggio dalla morte alla vita.
 
Io sono Osiride … io mi sono cinto di pelle.
Io sono colui che passa nella pelle.[2]
Sei tu (Horos) figlio mio che passi nella pelle (meskhent.)
Ed esci dal Num, tu non muori più.[3]
 
Horos uscendo dallo spazio indifferenziato s’individualizza passando nella pelle. In Egitto il vocabolo meskhent deriva da mes o nascere e da Kha corpo vitale, ed è il determinativo di pelle animale, Meskhent era il nome della divinità che presiedeva alle nascite. Nel Libro dei Morti il Dio Anubis, il patrono dell’imbalsamazione ha il titolo di colui che è nelle bende, come quelle che avvolgono il corpo di Osiride morto. Anubis la divinità che presiede il mistero della rinascita animale afferma di essere passato nella meskhent.
 
Il passaggio nella pelle è la nascita animale, il passaggio attraverso la placenta, la matrice. In India, l’Iniziazione avveniva attraverso il passaggio nella matrice di una mucca. In Egitto solo le vittime animali sacre fornivano la pelle per il rito del passaggio. Colui che passava nella pelle era raffigurato sulle tombe rivestito di una pelle di pantera con i capelli raccolti a treccia come un fanciullo, per indicare che egli è rinato.

 
FIGURA 1. SACERDOTE DI OSIRIDE, RIVESTITO CON PELLE DI PANTERA
 
I sacerdoti di Osiride a differenza di quelli di Iside non si radevano mai la chioma, al pari degli Indù e dei misteriosi Nazorei[4] di cui Sansone dalle sette trecce, faceva parte.
 
Il candidato varcata la Porta khons caratterizzata dalla dualità, effettua un passaggio a carponi, nel ventre della materia, mediante la riproduzione dello stato embrionale. La placenta fu chiamata in tarda età khons, il duplice toro, due animali che spingono in direzione opposta, simbolo di due forze opposte fra loro. Khons come parola significa anche traversare. Il passaggio nell’Amenti o nella pelle è attestato da una conversazione fra il Defunto e i Guardiani della Porta:
 
Apritemi!
Chi sei? Dove vai? Qual è il tuo nome?
Io sono uno di voi.
Chi è che ti accompagna?
Le due Dee Serpenti Merti.
Separati da loro, testa a testa, quando entri nella divina pelle.[5]
 
La condizione preliminare è quella di separarsi dal potere dei due serpenti che nel linguaggio simbolico rappresentano gli opposti poteri nella materia, che devono essere equilibrati. La pelle è pure il determinativo del Dio Bes che appare nel rituale della nascita del Faraone. Bes è raffigurato come un nano grottesco che porta una maschera tipica dei Misteri Orfici nell’antica Grecia, maschera dietro di cui si celava l’iniziatore[6]. È spesso raffigurato sotto forma felina che fronteggia il Defunto armato di coltello.
   
 
FIGURA 2. BES ARMATO DI FRONTE AL CANDIDATO[7]
 
Nel suo aspetto punitivo, maligno, l’attitudine vigilante e aggressiva è accentuata dal coltello, pronto ad annientare il Defunto, che non era pronto per il passaggio.
 
L’aspetto malefico è quello del guardiano di soglia e della fine riservata agli empi, ai nemici di Osiride, le anime troppo malvagie e involute nella materia, che secondo il Libro dei Morti, erano sminuzzate e sezionate con lunghi coltelli, dai Guardiani, orribili entità e gettati in un altro lago di fuoco ove regna il Divoratore di milioni d’anni.
 
O voi, sette Giudici che portate sulle vostre spalle la Bilancia!
Quando nella Grande Notte del Giudizio,
l'Occhio divino, al vostro ordine, mozza le teste, recide le gole, svelle, spezza i cuori e massacra i Dannati nel Lago di Fuoco.
In verità io vi conosco e conosco i vostri Nomi, e come io conosco i vostri Nomi, voi mi conoscete ...
 
Questa era la seconda e definitiva morte. Superata la pesatura vi è la purificazione nel Lago di Fuoco. Il Defunto invoca i Quattro Spiriti sotto forma di cinocefali che presiedono il Lago di Fuoco.
 
Voi che vivete nella verità esenti dal male … rimuovete da me ogni iniquità …
I Quattro rispondono:
Entra nel Ro-stau e attraversa i misteriosi portali dell’Amenti. Esci ed entra a tua volontà come i Glorificati.[8]
 
Questa fase è la purificazione col Fuoco, viene bruciato ogni impedimento, ogni difetto, ogni scoria. A giudizio favorevole il Defunto riceve il nome del suo dio cioè Osiride, diventando così un Iniziato.
 
Boris de Rachewiltz ci dice che nel senso iniziatico il temine Mistero è reso egiziano con l’ideogramma Bes rappresentato da un pesce, il Petrocephalus bane, munito di un paio di gambe umane, che riunisce in sé i significati di “introdurre” e “iniziare qualche cosa”. Letteralmente quindi bes sheta equivale a “iniziazione segreta”.

FIGURA 3. BES SHETA
 
Nel suo aspetto benefico il Guardiano di Soglia, era rappresentato come un pesce munito di due gambe umane. Il simbolo del pesce lo ritroviamo nelle tradizioni misteriche tra cui nel Cristianesimo. Il pesce trova riscontro nella simbologia misterica rappresentando l’essere in grado di muoversi nella corrente astrale.
 
Bes veniva rappresentato come bifronte, in modo duale, per significare che egli era il Signore dei due poteri, rappresentati dai due serpenti. Bes bifronte, è come il dio Giano dei Misteri dell’antica Roma, il Guardiano delle Due Porte, colui che apriva e chiudeva la porta (Janua). Janua Coeli, la Porta di mezzanotte, nel simbolismo cristiano è la Porta stretta come la cruna di un ago, mentre in quello strettamente misterico è paragonata una bocca che divora l’indegno non permettendogli di passare oltre. Giano in una mano tiene una chiave, nell’altra mano un bastone o una sferza che colpisce.
La via stretta e difficile che dovrà percorrere il Candidato che ha varcato la Porta di mezzanotte è la difficile via verticale del “pozzo dei ladri” che collega il sentiero discendente con quello ascendente.  

IL CONDOTTO ASCENDENTE DETTO DEI LADRI

 
Il Defunto (il Candidato) dopo essere risalito dal pozzo irregolare, ritorna indietro in direzione nord per il tunnel da cui era venuto, lasciandosi alle spalle le due Camere Sotterranee, procedendo in senso inverso nel sentiero discendente scopre in alto un’apertura, un cunicolo irregolare e mal definito che terminava all’inizio della Grande Galleria. La salita attraverso questo pozzo lungo circa 80 metri è ardua e pericolosa, una caduta rovinosa può causare la morte. Questo lungo percorso simboleggia il cordone ombelicale che era reciso (chiuso) al momento della nuova nascita.
 
L’entrata di questo pozzo fu lasciata sigillata ed era ignorata dai visitatori romani che scesero nelle Camere Sotterranee. L’unico passaggio possibile era il nascosto cunicolo ascendente.
 
C’è chi chiama questo cunicolo “il condotto dei ladri” perché si pensa che sia stato fatto dai ladri per aggirare il corridoio ascendente la cui entrata era completamente ostruita da enormi blocchi di granito. Ma scavare dal basso verso l’alto, in verticale, non è operazione semplice e lo smaltimento dei detriti è, oltretutto, molto complicato.
 
Inoltre, secondo la teoria accettata dagli archeologi dopo che Cheope fu sepolto nella Camera del Re, il passaggio ascendente fu bloccato facendo scivolare tre blocchi di granito che fino allora erano tenuti su una piattaforma nella Grande Galleria. Se interpretiamo alla lettera il racconto di Erodoto, Cheope era seppellito su un’isola circondata dalle acque, non era certo la cosiddetta Camera del Re.
      

      
FIGURA 1. IL CONDOTTO DEI LADRI  
Si afferma che gli operai cui era stato affidato questo compito se ne andarono attraverso il Pozzo che fu sigillato dietro di essi. È veramente minima la possibilità che i blocchi di granito possano essere stati fatti scivolare dopo l’ipotetica sepoltura, perché fra le pietre non vi è alcun gioco verticale. Il pozzo assume più connotazioni, ma in ogni caso è la via per collegare il Cielo (la Camera del Re), l’Uomo e la Terra (la Camera Sotterranea).
 

[1] Boris de Rachewiltz op. citata, pag 124.
[2] Testi dei sarcofagi.
[3] Stele di Metternich.
[4] La setta dei Nazorei è descritta nel Libro di Numeri. Nella Genesi (XLIX, 26) Giuseppe, colui che divenne il visir del faraone era chiamato il sommo Nazar tra i suoi confratelli. I Nazorei, gli appartati non permettevano che il rasoio toccasse la loro testa (Giudici, XIII, 5). Sansone era anch’egli un Nazar, con i capelli divisi in sette ciocche.
[5] Libro dei Morti, LVIII.
[6] In Egitto, mistero è reso con la parola bes-shete.
[7] Papiro di Nefer-Ubenef. Il Candidato, il Defunto, tiene in una mano un uovo simbolo di immortalità. Il Defunto veniva rappresentato risplendente nel suo uovo quando s’incamminava verso la terra dell’immortalità.
[8] Libro dei Morti Egizio, CXXVI, 69.
IL PASSAGGIO ORIZZONTALE, LA VIA DELL’AVANZAMENTO       
                
Il Candidato che ha conseguito la prima iniziazione maggiore risale il cunicolo ascendente e giunge ad un bivio, una via che sale per immettersi in una Grande Galleria e una via prosegue orizzontalmente verso Sud.  

 
FIGURA 1. USCITA DAL POZZO
 
Il Candidato, proseguendo orizzontalmente verso Sud entra in un tunnel lungo 74  CR cubiti reali, questo numero è creato dal raddoppio (dualità) del dodicesimo numero primo: 74 = 2x37 = 2x12p.
 
Il passaggio orizzontale è largo 2 CR e alto 2 cubiti reali più 2 palmi, le misure indicano che il cunicolo continua simboleggiare la dualità. Procedendo in direzione Sud percorre un tratto fino a trovare un gradino che scende di un cubito, portando così l’altezza del passaggio a poco più di 3 cubiti reali, può parzialmente rialzarsi, in posizione chinata. A differenza di quanto accadeva nel tunnel orizzontale sotterraneo ove il condotto si restringe, qui a un livello superiore accade il contrario, si allarga. In ogni caso il Candidato deve riconoscere che è ancora soggetto a delle limitazioni, ridiscendendo di un’unità rispetto al piano di partenza della Grande Galleria ascendente.

Scendendo di un’unità, il Candidato si eleva simbolicamente e materialmente per tre quarti della sua altezza ed è pronto per ricevere qualcosa di elevato alla fine del tunnel. Il livello così raggiunto coincide con quello della venticinquesima fila (5x5) delle gradinate esterne della piramide.
  
FIGURA 2. GRADINO NEL PASSAGGIO ORIZZONTALE
LA CAMERA DELLA REGINA
 
Il candidato giunge in una camera, nota col nome fittizio di Camera della Regina  con un pavimento di 10 per 11 CR. Il numero 11 è il quinto numero primo 11 = 5p. L’Undici, essendo la prima cifra che segue il Dieci, simboleggia l’inizio di un nuovo progresso, di un rinnovamento o anche di un capovolgimento.
 
La Camera della Regina è composta di Sette superfici e sormontata da un soffitto perfetto inclinato di 30° realizzato con 12 pietre di calcare. In questa camera si celebra il Mistero del numero Sette è l’emblema: il Candidato ai Misteri Maggiori entra in un volume racchiuso dal numero Sette, alza gli occhi e vede due volte sei (2X6=12) lastre. Il numero del Mistero, Sette, compare anche nel livello del piano cui è situata la camera: un settimo più un cubito (1/7+1) CR dell’altezza totale. L’incremento di un cubito indica che ci si è innalzato rispetto al piano dell’umanità, prigioniera del ciclo di morte e necessità.
 
La lunghezza del pavimento in direzione Est Ovest di “10 + 1” cubiti, vuole indicare un avanzamento di un’unità. Il pavimento, privo di lastroni, rozzamente rifinito è di calcare incrostato di sale, indica che simbolicamente ci troviamo in una regione acquea dove dimora l’essere.
 
L’altezza “BC” della Camera della Regina è in relazione con la radice quadrata di cinque, infatti, è uguale alla misura di base divisa la radice quadrata di cinque diviso due (1,118). Questo valore vale anche quattro volte la radice di cinque. La radice quadrata di cinque caratterizza i rapporti aurei.       
                                
Un uomo, secondo il canone egiziano, è alto Quattro CR cubiti reali, elevandosi, spiritualmente la sua altezza diviene quella della camera, quattro volte la radice quadrata di cinque. Se misuriamo l’altezza della Camera superiore o del Re, troviamo Cinque volte la radice quadrata di cinque.

   
FIGURA 1. SEZIONE VERTICALE CAMERA DELLA REGINA
 
Cinque cubiti è l’altezza simbolica del Faraone, il figlio della Luce. Sembrerebbe che i costruttori abbiamo voluto indicarci che quello che iniziava in questa camera si completava in quella superiore, dove l’Iniziato si ergeva simbolicamente a cinque volte la radice quadrata di cinque.
 
Il calcolo in cubiti del volume della camera esclusa la parte del sotto tetto è di 31,3672, circa (10µp)2, con un’approssimazione di un decimillesimo[1] mancano (7/100)2 affinché il risultato sia giusto.
 
Entrati nella camera, volgendosi verso Est si osserva sulla parete frontale una nicchia formata da Cinque sezioni e profonda Due cubiti. Dei predoni, pensando che fosse un passaggio murato, la perforarono; in effetti, trovarono un cunicolo alto 84 cm e largo 100 cm, ma questo risultò cieco dopo 7 m; altri predatori di tombe lo allungarono di ulteriori 7 m, ma inutilmente.       
                                                                                 
La nicchia presenta Cinque sezioni che vanno a restringersi verso l’alto. Occorre però precisare che il numero cinque qui compare come meta perché solo le quattro sezioni superiori sono d’uguale altezza, mentre la sezione di base è alta quanto il passaggio, tre cubiti reali. Il numero quattro regna nella nicchia perché le sezioni si restringono verso l’alto ogni volta di un quarto di cubito.

 
FIGURA 2. NICCHIA NELLA CAMERA DELLA REGINA
 
La profondità della nicchia è 2CR, la dualità, la distanza di base della nicchia è 3CR; la distanza alla cima della nicchia è 1 CR. Il numero totale e ampiezza delle mensole della volta è 8x1/4 CR. La distanza fra l’asse centrale della piramide e l’asse della nicchia è di 5/4 di CR.
 
La Camera della Regina come la Camera del Re è provvista di due canali d’areazione nelle pareti nord e sud, scoperti solo nel secolo scorso perché l’inizio e la fine dei condotti erano stati occultati. Se sono solo camere mortuarie, ci si chiede che cosa importa a un morto disporre un ricambio d’aria perché solo i viventi hanno bisogno di respirare, gli antichi egizi non ventilavano le tombe, l’ipotesi di un sepolcro per mummie deve essere scartata, l’aria serviva per coloro che partecipavano ai rituali dell’iniziazione. Dove puntavano i condotti? A Sahu Orione, i condotti, i condotti di destra, quelli di sinistra verso le costellazioni del Drago di Orsa Maggiore e Orsa Minore. Il Defunto, nome dell’Iniziando, era identificato con Osiride Orione. A livello spirituale il concetto di respiro è legato al Pneuma, lo Spirito, l’Atman degli Indù. Questa è la Camera della Rinascita, o nascita nel mondo dello Spirito.
 
I canali di areazione terminano con porte in pietra con due maniglie in bronzo. Le porte sono state fotografate da robot telecomandati inviati nei canali nel 2002 e nel 2011.

FIGURA 3. CANALI DI AREAZIONE BLOCCATI NELLA CAMERA DELLA REGINA
 
R. Bauval e A. Gilbert[2] scrivono che quando l’astronomo Piazzi Smyth nel secolo scorso individuò i canali di areazione nella Camera della Regina, abilmente celati, trovò nel canale nord dei reperti misteriosi. I reperti misteriosi furono trovati all’interno della piramide di Cheope, nella Camera della Regina, da Waynman Dixon nel 1872. Nel canale di areazione che attraversa la parete nord, Dixon scoprì tre oggetti: una piccola sfera di pietra, un’assicella di legno e un utensile di rame con la forma di un peseshkaf. Furono trovati perfettamente conservati perché il canale era sigillato, un piccolo rampino di bronzo con manico di legno attaccato, un pezzo di legno di cedro, apparentemente una misura, e una sfera di granito grigio, o pietra verde del peso di 0,85   kg. Due dei preziosi artefatti scoperti da Dixon sono oggi al British Museum di Londra: la piccola sfera litica e il peseshkaf di rame. Invece l’assicella di legno è andata perduta.
 
Per quanto riguarda la sfera di granito ritrovata nel condotto, è in relazione con l’orientamento stellare. Gli astronomi egizi per orientare i loro monumenti sacri usavano uno strumento detto “merkhet” il quale era composto di due elementi: una livella all’estremità della quale era appeso un filo a piombo e uno stelo con una fenditura all’estremità, al centro di un cerchio graduato miravano verso nord (la direzione del cunicolo dove sono stati ritrovati gli oggetti) a una delle stelle della costellazione dell’Orsa Maggiore, la Coscia di Bue per gli antichi egizi.
 
Il ferro usato nelle cerimonie misteriche sia in oriente sia in occidente è sempre stellare o di origine meteoritica. Il ferro era chiamato l’Osso di Seth che era attirato dal magnete che era chiamato l’Osso di Horos. Il principale “Apritore della Bocca” risiedeva in Letopoli la città del ferro meteorico.

[1] La differenza è 48,93/10.000, circa 49/10.000.
[2] Il Mistero di Orione, epilogo, opera citata.
 
INIZIAZIONE NELLA CAMERA DELLA REGINA - RITO DELL’APERTURA DELLA BOCCA

Il rampino ritrovato nella Camera della Regina era un misterioso coltello a coda di rondine, probabilmente di ferro meteorico, il Peseshkaf. È una sbarra piatta con una lama a coda di rondine. La sua funzione rimane oscura. Il significato del nome deriva dalla radice egizia pssh che significa tagliare in due. Lo scopo originale del coltello è presumibilmente il taglio del cordone ombelicale, come un'azione reale e simbolica, pari alla vittoria sul serpente Apophis, che presumibilmente raffigura il cordone ombelicale. Pertanto, tagliare il cordone ombelicale è una vittoria sulle forze del caos, questo è un legame preciso con la nascita, ma nello Spirito. Il coltello è stato usato nel rito simbolico dell’apertura della bocca, del Defunto, in seguito con la profanazione dei misteri applicato alla mummia e. E sulle raffigurazioni geroglifiche appare sempre vicino alla bocca della mummia o della statua del morto. L’apertura della bocca.
 
FIGURA 1. PESESHKAF CERIMONIA APERTURA DELLA BOCCA
 
Nella rappresentazione situata a destra,[1] si osserva il sacerdote indossante una pelle di leopardo[2], che tiene nelle mani un oggetto simile a quello ritrovato nel condotto della piramide, il Defunto è in posizione verticale non vi è traccia di sarcofago, proprio come non vi è alcun sarcofago nella Camera della Regina.
 
La cerimonia dell’apertura della bocca è raffigurata eseguita da Horos accompagnato, dai sui Quattro figli che simboleggiano i quattro punti cardinali. Horos con uno strumento tagliente disegnato come l’ascia curva del falegname e simile ad un serpente apriva la bocca della mummia, mentre i suoi quattro figli compivano lo stesso rituale usando le loro dita fatte di ferro celeste. I Quattro figli di Horos sono simboleggiati dalle quattro sezioni uguali della nicchia. Questa cerimonia doveva avvenire due volte, la prima volta quando il figlio del Cielo veniva Iniziato, la seconda volta con la mummia regale, cioè dopo l’effettiva morte fisica. In tutti due i casi, il rituale avveniva solo in determinati momenti con particolari allineamenti stellari. Riepilogando:
 
  • Quattro figli di Horos;
  • Quattro sezioni uguali nella nicchia;
  • Quattro cubiti è l’altezza del Candidato.
     
Il rituale dell’apertura della bocca doveva svolgersi con il Defunto - Candidato eretto in piedi entro la nicchia e davanti a lui quattro sacerdoti che facevano le veci dei figli di Horos.
 
Sia le illustrazioni del Libro dei Morti e sia le pitture murali nelle tombe, mostrano la mummia sollevata, in piedi, di fronte alla quale sta Horos o un sacerdote che munito della sacra ascia di ferro pronto ad eseguire il rito dell’apertura della bocca:
 
Ti ho aperto la bocca con lo strumento di Anubis, con l’utensile di ferro con cui furono aperte le bocche degli déi[3].
 
“Apro la tua bocca, di modo che tu possa parlare per mezzo di essa; apro i tuoi occhi, affinché tu veda Ra; apro le tue orecchie, così che tu possa udire la trasfigurazione; di modo che tu usi le tue gambe per camminare, il tuo cuore e le tue braccia per difenderti dai nemici.”
 
“La mia bocca, dice l’Iniziato, viene aperta da Ptah per mezzo delle sue forbici di ferro celeste, con le quali egli ha aperto la cocca degli Dèi”[4]. All’uomo appena rinato nello spirito, gli Dei offrono una nuova bocca, un nuovo cuore e un nuovo autentico nome di eternità. D’ora in avanti vengono sacralizzati i suoi capelli, il suo viso, i suoi occhi, le sue orecchie, il suo naso … Allora l’Iniziato pronuncia la frase. “Non esistono in membra che sono prive di Dio” (Libro dei Morti, cap. 42).
 
La bocca era considerata come l’ingresso e l’uscita della vita e le cerimonie che riguardavano l’animazione di una statua avevano come oggetto la bocca. La bocca rappresentava il confine tra la vita e la morte, e nel nostro caso tra la morte e la rinascita. I canali di areazione rappresentano le narici della camera, che portano l’aria di vita, che collegano la camera al cielo stellato. Verosimilmente il defunto nel mondo della materia, l’Iniziando, era posto nella nicchia misteriosa, segnata dal numero cinque, sulla parete est della Camera della Regina o della Resurrezione.

[1] Illustrazione riportata da Boris de Rachewiltz Egitto magico religioso, pag. 115 Fratelli Melita Editori.
[2] I sacerdoti di Osiride indossavano una pelle di leopardo.
[3] Citato da J. Naydler, Il Tempio del Cosmo, p.235, Neri Pozzi Ed.
[4] Christian Jacq Potere e Sapienza nell’antico Egitto.
LA GRANDE GALLERIA LA STANZA DEL TEMPO
 
Il “Libro di ciò che è nel Duat” illustra il viaggio nel mondo dei morti sia di Râ che del suo rappresentante in terra, il Faraone. Il percorso diviso come lo zodiaco in dodici ore, si trova riprodotto sulle pareti della tomba di Tutmosi III. L’antico nome egizio per la Grande Piramide è “Khut” che significa “Luce”. Sir Wallis Budge, afferma che il Libro dei Morti, o Libro per uscire alla Luce, non era di origine egiziana ma le sue idee furono portate in Egitto da una cultura e un popolo diverso. Gli studiosi ipotizzano che queste persone esistessero prima della Prima Dinastia.

 
FIGURA 1. LIBRO DI CIO’ CHE C’E NEL DUAT, CUNICOLO ASCENDENTE[1]
 
I primi tre livelli del tragitto sono collegati fra loro da un tunnel, ben visibile negli affreschi, che viene chiamato Re-stau, “il sentiero delle Porte Nascoste”, oppure “la Via delle cose segrete di Rostau”. Con lo stesso nome viene chiamata anche la Grande Galleria situata all’interno della Piramide di Cheope. Un’illustrazione tratta dal Libro di ciò che è nel Duat visualizza nella parte inferiore la Barca del Sole su cui trovano posto Cinque divinità, mentre nella parte superiore è rappresentato un percorso che ricorda in modo impressionante quello della Grande Galleria[2].
 
La Grande Galleria lunga 88 cubiti[3], sale di 39 CR rispetto alla Camera della Regina, con un angolo di inclinazione teorica di 26°28’25’. La Grande Galleria rappresenta l’ipotenusa di un triangolo rettandolo 39-79-88 CR.
 
Il numero 39 è la somma delle prime tre potenze del numero tre: 31+32+33=39.     Amen scritto in ebraico, aleph, mem, nun, 1+13+25=39 = 3x13. Secondo la Mishna ebraica, quando un individuo ha trasgredito le leggi, deve ricevere 39 colpi di frusta.
 
Il numero 88 è legato al numero 11, uno dei numeri maestri della piramide: 88 = 8x11. Poiché il numero otto è il simbolo dell’infinito, 88 potrebbe simboleggiare i doppi sensi dell’infinità dell’universo, vale a dire l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande.
 
Il numero 79 è il ventiduesimo numero primo. Ricordiamo che 22 è il numero della formazione, e il semilato della piramide è 220 CR.
 
La Grande Galleria misura alla base in larghezza, secondo il modulo egiziano, 4 cubiti, mentre nella parte superiore termina restringendosi con 7 assise di blocchi ciascuna con un aggetto di 4 pollici, terminando con 2 cubiti. La prima cosa che si nota sono le doppie file di assise di blocchi che vanno restringendosi dal basso verso l’alto, formando due volte sette file, cioè 14. Poiché questo numero è legato al mistico p, lo ritroveremo certamente in qualche rapporto costruttivo. Prendendo in esame la parte della galleria interessata dalle 14 file di blocchi, si individua un rettangolo con lato minore pari al restringimento superiore della galleria, e lato maggiore l’altezza totale delle file.
 
ALTEZZA: assise di blocchi = 12 CR = 2p metri
LARGHEZZA: parte superiore della galleria = 2 CR cubiti reali.
 
L’altezza di 12 cubiti è lo sviluppo lineare di una circonferenza di raggio pari ad un metro e pertanto esprime esattamente il doppio del numero p. Si può affermare che il numero 12 legato alla misura del tempo manifesta il p. La misura in numeri egiziani dei gradini riserva ulteriori sorprese
 
1 GRADINO = 12/7 di CR = 12 PALMI = 12 x 4 = 48 POLLICI
AGGETTO = 4 POLLICI
PENDENZA = 48/4 = 12  
 
FIGURA 2. SEZIONE VERTICALE GRANDE GALLERIA
 
La parte sottostante ai gradini ha un’altezza complessiva di 120 pollici, cioè 12 x 10, mentre la base nella parte più alta misura 4 CR e in quella più bassa 2 cubiti come la volta.
 
Due scanalature di 8 pollici dividono le sette file di blocchi in 2 + 5, individuando così nella parte centrale 5 + 5 = 10 file e 2 + 2 = 4 file. Il numero 14 che caratterizza le due file è caratterizzato dai numeri 4 e 10.
 
 
IL TEMPO DI OSIRIDE - IL NUMERO DELLA TRAVERSATA
 
 
Osiride secondo quanto riferito da Plutarco fu smembrato in 14 parti da Seth e il suo regno durò 28 (2x14) anni. Tutti i corridoi sono larghi due cubiti, per indicare il percorso nella dualità: bene-male, positivo-negativo, maschio-femmina, ecc.
 
Il corridoio di ascesa della Grande Galleria, è formato da una parte centrale larga due cubiti, più due rampe di larghezza ciascuna un cubito, per un totale di quattro cubiti. Su ciscuna di queste rampe si trovano 28 fori rettangolari ciascuno di ampiezza 8 pollici di lunghezza un cubito. Questo numero risulta dallo sviluppo triangolare del numero sette, infatti: 1+2+3+4+5+6+7 = 28.
 
La dea Kep delle Sette stelle dell’Orsa Maggiore era per gli egizi la Madre del Tempo e della sua divisione settenaria. Le parole Kepti e Sebti erano usate per designare il tempo e il numero sette. Il figlio della dea Sevekh (Kronos) era chiamato settimo o sette, il cui simbolo era il Coccodrillo Celeste. Osiride era chiamato il Doppio Coccodrillo[4], il doppio principio Spirito e Materia, Bene e Male, e come tale era il Sole del giorno e quello della Notte, il divino e il mortale. Secondo Eusebio, gli Egizi rappresentavano il Sole come pilotato su un vascello o un’arca trainata da un coccodrillo. L’Aqua nella quale il Coccodrillo nuota è la Materia resa liquida, lo Spazio, il vascello è l’Arca, un cosmo in cui tutto è contenuto. Il Defunto veniva mistericamente trasformato in un Coccodrillo Sebekh o Sevekh. L’egittologo Gerald Massey dimostra che il Coccodrillo era la Settima anima, la suprema. Le sette stelle Dell’orsa maggiore durante la loro rivoluzione annua descrivono un cerchio nel cielo superiore e in quello inferiore. Quando poi il tutto fu spezzato in qattro parti si ebbe lo zodiaco lunare di 28 segni. Nel mese lunare[5] di 28 giorni, ogni settimana ha un suo carattere occulto. Il Defunto, l’iniziato che diventava un Coccodrillo (Drago, Serpente) acquisiva ventotto facoltà o poteri. Il Cubito è il fondamento delle misure egizie: dapprima è diviso in sette parti, un palmo che anziché dividere per cinque divide per sette, ad immagine delle sette stelle, e poi per determinare i pollici seguì la divisione per quattro ad immagine dei quattro punti cardinali 7x4 = 28.
 
I fori teorici dovrebbero essere ventotto per rampa cioè 56, uguali sia al numero di pollici contenuti in due cubiti, e sia agli anni di regno di Chephren, l’odiato fratello di Cheope. Mancando il blocco che doveva chiudere il tunnel verso il basso, i fori sono 55, numero importantissimo sia in Occidente che in Oriente in quanto indica il compimento, ed è il decimo numero triangolare: 1+2+3+4+5+6+7+8+9+10 = 55, ma anche la somma di primi cinque numeri quadratici 1+4+9+16+25.= 55. Secondo Il Libro cinese I King o Libro dei Mutamenti 55 è la somma dei numeri del Cielo 25 più quelli della Terra 30.
 
Il numero 30 è la somma quadratica dei primi quattro numeri e rappresenta una piramide. Marco lo gnostico capo dei Marcosiani rivelò nella sua “Rivelazione”un segreto dell’Iniziazione misterica, insegnò che Il Verbo manifestandosi nella forma di Uno pronunciò la Prima Parola del suo Nome che era un simbolo di Quattro Elementi (Sillabe). La pronuncia del nome intero consisteva di Trenta elementi e di Quattro combinazioni. La Tetractis disegnata come una piramide a base quadrata assume il valore numerico 30.
 
La parete Nord, quella di ingresso, anziché presentare sette gradinature, presenta solo sei gradinature, perché? Sei sono le direzioni dello spazio che aggiunte all’unico punto da cui originano, la loro sintesi, formano il mistico sette. Il numero Sei che rappresenta la forma non permeata dallo Spirito, era scritto nella pietra dal lato del cunicolo dal quale proveniva il candidato all’iniziazione[6], il Defunto, che uscendo dalla prigione del cunicolo, simboleggiante le viscere della materia, sottoposto alle forze della nature simboleggiate dal numero sei, si rialzava per assimilare il mistero del due volte sette, il Mistero di Osiride tagliato in 14 pezzi per dare vita al creato, la quadratura del cerchio, la discesa dello Spirito nella manifestazione. Salendo contava sulla rampa di sinistra 28 fori, il numero di anni di regno di Osiride, il ciclo lunare[7] della gestazione. Guardava in alto, il Defunto, l’iniziando, vedeva un soffitto formato da lastre non allineate e ne contava 40, il numero della traversata.
   
Il soffitto è composto di 40 lastre di calcare, chiaramente definite e sistemate in modo da formare una dentellatura, a voler rimarcare la loro presenza o il loro significato. Il numero 40 = 10x4 è uno dei numeri molto usati negli insegnamenti misterici del popolo di Israele. Il passaggio attraverso l’oscurità dell’utero fino alla luce all’esistenza cosciente avviene in 40 settimane di 7 giorni ciascuna per un totale di 280 giorni, visualizzati nei 280 cubiti dell’altezza della piramide. Il numero quaranta indica il periodo della costruzione del Tempio interiore che deve essere trascorso fra prove e solitudini prima che si possa varcare la porta che conduce alla Camera del Re.
 
Per 40 anni Mosè rimase o attraversò il deserto, per 40 giorni dura la quaresima cristiana, ecc. Quaranta è il numero della traversata prima di giungera alla Terra Promessa, che non è di natura terrena ma celeste. In cima alla Grande Galleria vi era il grande gradino, di 0,909 metri, un cubito per la radice quadrata di tre, una salita verticale incommensurabile, per raggiungere un pianerottolo che faceva da atrio al cunicolo che portava alla Camera del Re.
 
[1] Illustrazione tratta da Edicolaweb - Mauro Poletti, Rostau.
[2] Edicolaweb - Mauro Poletti, Rostau il Sentiero delle Porte nascoste.
[3] Valore fornito da John Legon.
[4] Libro dei Morti, CXLII; 8,17.
[5] La rotazione del sole sul suo asse viene osservata dalla terra in un ciclo di 28 giorni, in modo tale che il nostro pianeta riceve una pioggia di particelle ionizzate positivamente e negativamente con un’alternanza di 7 giorni.
[6] Il cui nome misterico era nel “Libro dei Morti o Libro per uscire alla Luce “, il Defunto.
[7] La gestazione umana si compie in 10 mesi di 28 giorni. Il mito racconta che lo smembramento di Osiride per opera  di Seth avvenne in una notte di luna piena.
IL PASSAGGIO VERSO LA CAMERA DEL RE      

Il passaggio, inizialmente, ha un’altezza di 2 CR cubiti reali (56 pollici), esattamente quanto l’ampiezza. Dopo un breve tratto il soffitto s’innalza di 5 cubiti e sette pollici e si entra nell’Anticamera alta 203 pollici, cioè di sette CR e sette pollici. Un’asse di granito obbliga ancora a chinarsi dopo di che ci si rialza nell’Anticamera vera e propria e si calca un pavimento di granito lungo cinque cubiti e si osservano sulla parete laterale tre scanalature, mentre una quarta è nascosta poiché in essa è inserito l’asse di granito. Il soffitto anch’esso di granito, simbolo dello Spirito, è composto di tre lastre, numero della perfezione spirituale.

   
FIGURA 1. USCITA GRANDE GALLERIA
 
La parete est ha un rivestimento in pannelli per un’altezza di cinque cubiti, mentre la parete ovest ha un rivestimento di cinque cubiti e dodici pollici. La parete sud quella che porta alla Camera del Re è contrassegnata da quattro scanalature da saracinesca che dividono la parete in cinque sezioni.
 
Il rivestimento della parete est e il pavimento in granito delimitano un quadrato di lato 5 CR cubiti reali e di superficie 5x5 = 25 cubiti quadrati. La relazione con il numero cinque è visualizzata sia nel livello del corridoio e sia nel livello della Camera del Re che sono situati in corrispondenza con la cinquantesima (5x10) fila di gradinate esterne.
 
Il camera posta tra i due cunicoli del corridoio che conduce alla Camera del Re ha una lunghezza i 10/√π CR. La circonferenza con diametro pari alla lunghezza della camera, anch’essa presenta una superficie di πR2 = π(5/√5)2 = 25 CR cubiti reali quadrati. E’ stata fatta in definitiva la quadratura del cerchio: Spirito cerchio e Materia quadrato sono in perfetto equilibrio.
 
La lunghezza della circonferenza misurata in cubiti sacri anziché faraonici vale 365,25 cioè la durata dell’anno solare. Un Cubito Sacro è uguale a 25 pollici sacri, un pollice sacro è circa uguale ad un pollice inglese. Il pollice sacro detto anche primitivo è uguale a 1,00106 pollici britannici, cioè 2,54269 cm.
       
                          

   
  FIGURA 2. CORRIDOIO CAMERA DEL RE

 FIGURA 3. SEZIONE DELLA CAMERA DEL RE (CHARLES PIAZZI SMYTH, 1877) E DELL’ANTICAMERA
LA GEOMETRIA SACRA DELLA CAMERA DEL RE



 
FIGURA 1. LA CAMERA DEL RE
 
La Camera del Re contiene un sarcofago di granito spoglio e senza coperchio. L’archeologo Flinders Petrie sostiene che per realizzare questo sarcofago fosse necessaria una sega circolare in bronzo tempestata di diamanti, che poteva essere fatta ruotare tramite dei lacci attorno ad un albero di trasmissione. L’ingegnere Christopher Dunn, esperto nella lavorazione del granito, sostiene invece che per realizzare questo sarcofago (ricavato da un unico blocco scavato all’interno) senza che le pareti sottili subissero fratture, fosse necessario un trapano 500 volte più veloce di quelli moderni.
 
I pavimenti delle Camere del Re e della Regina sono in relazione con il numero Cinque. Il pavimento della Camera della Regina si trova in corrispondenza con la venticinquesima (5x5) fila di gradinate, mentre quello della Camera del Re si trova in corrispondenza della cinquantesima (5x10) di gradinate esterne.
 
Il pavimento della Camera del Re è largo 10 cubiti reali CR e lungo 20 CR, i lati sono in rapporto 1/2, il rapporto musicale di ottava. L’Unisono genera per suddivisione della corda, in due, l’Armonia, il DO’ (1:2), il rapporto fra l’Uno e la Diade o la molteplicità. Un detto attribuito allo stesso Pitagora[1] afferma: “L’inizio è la metà del tutto”, suggerendo che l’ottava racchiude in sé il cosmo, perché luogo ordinato dei possibili accadimenti.
 
Tutte e quattro le pareti della Camera del Re sono costituite da cinque strati di granito rosa di uguale altezza 5√5 CR cioè 11,18 cubiti. Il pavimento di granito della Camera del Re non è collegato alle pareti e la parte superiore dei blocchi del pavimento è 7 pollici (un quarto di cubito) sopra la base del primo corso delle pareti della camera. Pertanto, l’altezza totale della camera dal pavimento al soffitto è di 11.428 cubiti, precisamente 320 pollici o 80 palmi.
 
Se sommiamo la lunghezza della Camera con l’altezza complessiva abbiamo 20+11,428=31,428, abbiamo 10 volte il numero p greco: 10x3,14=31,4. Dividendo il risultato per la larghezza della Camera 10 CR, troviamo 3,14.
   
La superficie laterale maggiore, di lunghezza doppia di quella minore, ospita l’ingresso alla Camera del Re. È lunga 20 CR, e alta 5√5 = 11,18 CR, ed è formata da cinque ordini di travature di granito rosa.

FIGURA 2. SUPERFICIE PARETE NORD CAMERA DEL RE
       
                          
   
  
                               
La superficie laterale minore è alta 5√5=11,18 CR cubiti reali, e larga 10 CR, si ritrova nuovamente il numero aureo Φ nel triangolo isoscele inscritto nel rettangolo della superficie laterale. Il triangolo isoscele ha come base 1 e come lati  Φ = 1,618.

   
FIGURA 3. SUPERFICIE LATERALE MINORE CAMERA DEL RE
 
La diagonale della superficie rettangolare è di 15 CR. Si individua un triangolo rettangolo 10-15- 55 che ridotto diviene 2-3-5, i primi tre numeri dispari, ma con la presenza dl numero irrazionale 5.
 
Il numero Cinque, il Pentagono la Stella a cinque punte caratterizza l’uomo pensante. Il numero √5/2, combinato con l’Armonia 1/2, genera la sezione Aurea: Φ = √5/2 + 1/2 = 1,618; j = √5/2 - 1/2  = 0,618.  
 
Le pareti laterali alte 11,18 cubiti, cioè dieci per radice quadrata di cinque diviso due 10x√5/2, sono realizzate con 100 pietre sovrapposte e levigate con cura suddivise in 5 ordini o file. numero 100 indica pienezza, conseguimento numericamente può essere espresso come il risultato della Tetractis al cubo: 13 +23 +33 +43 = 102 = 100. Nei calcoli segreti, il ciclo del tempo è suddiviso in due semicicli di 50 anni divini, non umani.
 
La parete est ha 18 blocchi. La parete nord ha 27 blocchi e stranamente un blocco enorme che occupa due file. La parete sud ha 36 blocchi. La parete ovest ha 19 blocchi. Se andiamo a contare i blocchi per ogni fila delle quattro pareti, notiamo che ci sono tutti i numeri da Uno a Dieci! Il Quattro, il numero delle pareti, che rappresenta le quattro direzioni, genera un Dieci, la Tetractis 1+2+3+4=10; infine le quattro pareti contengono 100 pietre, 102, l’unità di secondo livello.

      
                      
  
   
FIGURA 4. PARETI SOFFITTO E PAVIMENTO CAMERA DEL RE
       
La parete nord ha un blocco di granito sproporzionato rispetto agli altri blocchi, è alto quanto due file e largo almeno quanto due blocchi. Perché disporre un simile blocco che dvrebbe pesare almeno quattro volte un blocco medio?
Negli anni settanta ottanta del novecento, J.P. Lepre condusse uno studio di 15 anni “The Egyptian Pyramids” sulle piramidi d’Egitto. Lepre scoprì che il blocco più meridionale del primo corso della parete ovest era l’unica eccezione alle giunture ben aderenti nelle pareti della Camera del Re. Lepre ha anche scoperto che la base di questo blocco è a livello dei blocchi del pavimento della camera, piuttosto che un quarto di cubito al di sotto del livello del pavimento, come tutti gli altri blocchi sul primo corso delle pareti della camera. Sulla base di queste informazioni, J.P. Lepre propose che questo blocco potesse occultare un altro passaggio dentro o fuori dalla Camera del Re.

 
FIGURA 5. POSSIBILE INGRESSO CAMERA DEL RE
 
Questo vuole dire che il blocco nasconde in passaggio all’interno della piramide. Se eliminiamo questo blocco mobile dalle pietre fisse, i blocchi della parete ovest da 19 diventano 18. Tutte le pareti della camera risulterebbero costituite da multipli di nove. Il soffitto è realizzato con 9 lastroni di calcare[2] del peso di circa 400 tonnellate. Il numero nove è il simbolo della Grande Enneade, le Nove Luci.
 
  • parete est, parete ovest e piano  9 x 2;
  • parete nord  9 x 3;
  • parete sud  9 x 4.
     
Ritroviamo nelle pareti della Camera del Re i numeri che caratterizzano la sequenza 432, il numero del ciclo! Ricordiamo quanto precedentemente detto: il numero 432 e tutti i suoi multipli sono i numeri della Fenice, il Bennu, la chiave dei cicli di creazione e di distruzione del nostro sistema solare secondo l’astronomia arcaica. Il numero nove è legato alla divisione in settori della circonferenza di 360°. Il cerchio è il ciclo. La riduzione del numero 432, detta pitmene dai Pitagorici è la somma dei numeri ridotta ai primi nove numeri della Decade: 4+3+2=9, la Grande Enneade.
 
Abbiamo il numero 2 sulle pareti minori di est e ovest, per informarci che il ciclo esotericamente è doppio, Giorno e Notte, Attività e Riposo, 432 per l’attività, 432 per il riposo.
 
Sommando i blocchi delle pareti della Camera anziché 100 troviamo 99 = 11x9, che ridotto del suo moltiplicatore ci porta al numero 11, uno dei numeri chiave della piramide. Forse a termine del rito iniziatorio, il Candidato non usciva da dove era arrivato, ma entrava nei reconditi misteriosi della Grande Piramide per unirsi ai suoi pari.
 
Il Defunto o Candidato all’Iniziazione, entra dal tunnel e si eleva e vede 5 file di pietra. Il numero Cinque rappresenta l’Uomo, il microcosmo. Calpesta un pavimento con 6 file di pietra. Il numero Sei rappresenta la natura il Macrocosmo in cui vive l’uomo. Il sarcofago è posto sulla quinta fila contando dall’ingresso. Alza gli occhi in alto è vede 9 lastroni, a differenza del basso sono solo uno per fila. Il Nove è il numero perfetto e indica il compimento del ciclo.

Il pavimento originariamente aveva 18 blocchi in sei corsi
, sebbene al momento il piano abbia 21 blocchi. I tre blocchi nelle aree leggermente ombreggiate sono stati estratti dai primi esploratori e sono stati sostituiti con sei blocchi.   
  • Pavimento 9 x 2 blocchi.
  • Soffitto 9 x 1 blocchi.
   

FIGURA 6. I NUMERI  CAMERA DEL RE
 
La sequenza è 1 e 2 in alto, il Cielo, il numero Uno, il Padre, in basso, la Terra, il numero Due, la Madre. La Camera del Re ha un pavimento che è un perfetto rettangolo di rapporto 1/2, cui musicalmente corrisponde un’ottava.
 
Come si è visto nel primo volume, il pavimento o la superficie di base della Camera del Re nella Grande Piramide, fornisce il metodo pratico per determinare il numero aureo Φ.
 
Il doppio quadrato contiene due triangoli rettangoli, la cui ipotenusa vale 52,36 CR. L’architetto M.V. Fiorini osserva che il perimetro del triangolo rettangolo vale 10+10+10√5 = 52,36 CR, cioè lo stesso valore in cm di un cubito reale.
      

       
FIGURA 7. DIMENSIONI GEOMETRICHE DELLA CAMERA DEL RE  
L’altezza della camera esattamente la metà della diagonale del pavimento, è anch’essa in rapporto di ottava o di armonia con la diagonale di base. Le misure in cubiti reali della Camera del Re risultano: 10x20x11,18 CR. Le dimensioni della Camera del Re rispettano il teorema di Pitagora relativo ai solidi, cioè una quaterna[3] pitagorica: a2 + b2 + c2 = d2.
 
Il volume della stanza in cubiti reali cubici è 10x20x11,1803 = 2236,06 CR3, che è la radice quadrata di cinque moltiplicata per mille 1000√5, che “casualmente” è il valore in CR della diagonale del rettangolo su cui sono poste le tre piramidi di Giza. Questo valore è anche la radice quadrata di 5.000.000 = 5x106.
 
Sopra la stanza, come si vedrà in seguito, vi sono Cinque (4+1) camere che secondo gli esperti servono per scaricare le enormi forze che gravano sulla camera vuota. Si può tranquillamente affermare che la Camera del Re nasconde il numero Cinque e il suo agente, il numero aureo Φ, e non è certamente per un caso che il livello del pavimento coincide con quello dell’estremità superiore della cinquantesima (5x10) fila di gradinate della piramide.
 
Nel parallelepipedo che racchiude il volume della Camera del Re, troviamo amplificato di cinque volte il triangolo rettangolo sacro, formato dal lato maggiore (20 CR), dalla diagonale laterale minore, e dalla diagonale interna, rispettivamente di 15 e di 25 CR.

 
FIGURA 8.TRIANGOLO SACRO NELLA CAMERA DEL RE
 
[1] Giamblico, Vita Pitagorica, 162.
[2] Nove l’ultimo numero elementare è considerato perfetto perché costruito sul quadrato del numero Tre, il primo numero dispari.
[3] La terna pitagorica è riferita al triangolo rettangolo: a2 + b2 = c2
IL TRIANGOLO SACRO EGIZIO
 
Il triangolo rettangolo egizio o divino, le cui proprietà matematiche sono state divulgate dall’Iniziato ai Misteri Egizi, Pitagora, ha un significato mistico come c’informa Plutarco in “De Iside”. Questo triangolo i cui lati misuravano 3, 4, 5 cubiti, era noto anche ai Babilonesi.
 
FIGURA 1. IL TRIANGOLO SACRO 3-4-5                                                                                                                                                                                      
                   
      

                                  
Plutarco descrivendo il Triangolo Sacro afferma che la Base di Quattro rappresenta la Materia, Iside, l’altezza di Tre rappresenta lo Spirito Osiride, l’Ipotenusa di Cinque rappresenta il Figlio Oro, la manifestazione. Il perimetro di tale Triangolo vale 12, le Ore della Creazione, i Segni dello Zodiaco. In talune antiche Chiese, come quella di S. Maria sopra Minerva in Roma, il suono che annuncia la Luce che sorge da Est è fatto con 12 rintocchi di campana, prima tre, poi quattro e infine cinque. Se raddoppiamo il Triangolo Sacro, otteniamo un perimetro uguale a 14, due volte sette, la somma dei primi cinque numeri che compongono il numero p.
 
I numeri di base del sistema decimale, ad eccezione dell’Uno e del Due che compaiono nascosti nel cerchio inscritto nel triangolo, sono generati dalla figura. Uno è il raggio, Due è il diametro, Tre e Quattro sono i cateti, Cinque l’ipotenusa, Sei l’area, Sette Otto e Nove si ottengono sommando a due a due i tre lati.
 
Gli antichi Egizi avevano un metodo per tracciare sui terreni angoli retti per costruire una casa o un tempio, tale compito era affidato agli agrimensori, raffigurati con mano una corda sormontata da una testa di ariete, adorna del serpente aureo, che ne rileva il carattere divino.
 
Si prende una corda divisa da nodi in 12 parti[1], lunghe ciascuna un cubito. Si lascia libera un’estremità lunga tre parti, l’altra parte si fissa con un piolo. Con un altro piolo si fissa una lunghezza di quattro parti e si lascia libera la rimanente parte lunga cinque unità. Si ribattono le due estremità libere e si forma il Triangolo rettangolo Sacro.

Si stende la corda svolgendo 3 unità, si fissa il primo picchetto 1, poi si svolgono altre 4 unità e si fissa un altro picchetto 1, lasciando libere 5 unità, in definitiva: 3 + 1 + 4 + 1 +5 = 14 = 2x7. La corda da agrimensura evoca il numero p, cioè 3,1415. Ciò non deve stupire perché la misura del cubito faraonico vale p/6 = 0,5236 metri, valore che è in relazione con la circonferenza e con i mistici costruttori i cui nome è p.

 
FIGURA 2. CORDA DI AGRIMENSURA

Le sorprese non finiscono mai, dopo aver ritrovato una piramide a gradoni come quella di Saqquara nel complesso megalitico di Silbury Hill, in una delle strutture megalitiche di Carnac in Britannia, grazie al professor Alexander Thom, scopriamo l’esistenza del doppio triangolo 3:4:5 in una forma rettangolare orientata secondo i punti cardinali e con lati che misurano 3 e 4   iarde megalitiche. La diagonale di 5 iarde è rivolta in direzione di 36° 52’ verso nord est, la direzione dai cui sorge il sole nel solstizio d’estate a Carnac. E’ proprio una coincidenza, il fatto che il più famoso tempio egizio quello di Karnac a Luxor è caratterizzato da grandi viali di pilastri in pietra.
Il professor Thom studiò i circoli di pietra megalitici, essendo certo di trovarsi di fronte al lavoro di uomini intelligenti della preistoria. Alcuni cerchi erano degli ovali, altri con forma di semplice semicerchio, ma tutti erano costruiti sulla base dei triangoli pitagorici di 3, 4, 5 unità. Come per Stonehenge anche per le altre costruzioni megalitiche si è sempre trovato un rapporto fra geometria ed astronomia.
 
FIGURA 3. TRIANGOLO SACRO A CARNAC
 

[1] La corda con 12 nodi oltre che dagli Egizi era usata anche dai Druidi.
L’ARCA (BARA) DI OSIRIDE
                                                                                                                                                                        
Il sarcofago posto nella Camera del Re è all’esterno 227,88x97,89x105,04 cm, e all’interno 198,48x68,17x87,52 cm[1]. La cassa ha uno spessore diverso per ogni lato di 14,4-14,96 cm,  con un fondo spesso 17,5 cm. Mantenendo le proporzioni del simbolo rettangolare della Dea Maat raffigurata nel papiro della Regina Kamara, riportato da Boris de Rachewiltz in Egitto magico religioso, e sovrapponendo la vista in pianta del sarcofago, le due figure combaciano. M.V. Fiorini calcola lo scarto nello 0,25%, irrisorio. Il sarcofago della Camera del Re rappresenta Maat.

 
FIGURA 1. SARCOFAGO
 
Il sarcofago risulta leggermente più grande del cunicolo d’ingresso e non poteva essere trasportato in un secondo tempo. Inoltre è leggermente più ampio dell’estremità inferiore del passaggio ascendente dove è leggermente ristretto per trattenere il tappo di granito. Quindi anche da questo passaggio il sarcofago non poteva essere trasportato.
 
L’altezza del sarcofago è 2 CR cubiti reali, la dualità. La somma delle tre dimensioni del sarcofago è pressoché uguale a quella della Camera del Re (10+20+5√5=41,18) diviso per cinque (8,236).
 
Il volume interno del sarcofago è esattamente la metà del volume esterno, in modo che il rapporto 1/2 sia di un’ottava musicale, l’Armonia. Le dimensioni del pavimento della camera sono anch’esse in rapporto 1/2. La camera del Re è dunque stata costruita basandosi sulle regole che poi Pitagora ebbe appreso in Egitto, che servono ad ottenere proporzioni armoniche in grado di produrre note musicali. Quanto riportato in seguito conferma sperimentalmente quanto prima affermato.
 
Misure sarcofago in cubiti reali, 1 CR = π/6 = 0,5236 m:
 
  • Altezza esterna 105,04 cm praticamente 2 CR.
  • Lunghezza esterna 227,88 cm 4,3522 CR cioè (10-10/√π) = 4,3581 CR.
  • Larghezza esterna 97,88 cm cioè 1,8678 CR.
     
Il volume esterno del sarcofago di 16,26 CR cubici è uguale al volume di una sfera con un diametro di π . La formula per il volume di una sfera è: 4/3πr³. Il raggio  della sfera è π/2 = 1,5708 CR. Il volume della sfera risulta 16,22 CR cubici. Il valore 16,22 è anche il diametro di una sfera con un volume di 2,236 cubiti, pari al volume della Camera del Re.
 
  • Altezza interna 1,67 CR.
  • Lunghezza interna 3,7785 CR.
  • Larghezza interna 1,3 CR.
     
La somma della lunghezza interna e della larghezza interna del sarcofago è di 5,085 CR (3,7785 + 1,3 = 5,085), praticamente 5 CR. Anche φxπ è uguale a 5,085 (1,618x3,1428 = 5,085). Il perimetro interno del cofano (10,17 CR) è il doppio della somma della lunghezza interna e della larghezza interna. Questo perimetro equivale a 2φxπ = 2x1,618x3,14159 = 10,166 CR. Poiché l’altezza del sarcofago è di 2 cubiti, il perimetro interno 10,17 CR è uguale all’altezza esterna del sarcofago per φ volte π. Un cerchio con un raggio di φ (1,618 CR) ha una circonferenza di 10,17 CR (2φxπ = 10,17), pari al perimetro interno del sarcofago. Questo stesso cerchio ha un’area di 8,22 CR (φ²xπ = 8,22), uguale al volume interno del sarcofago 1,67×3,7785×1,3 = 8,20.
 
La diagonale interna del forziere è due volte l'altezza del forziere (3.7785² + 1.3² = 4² ), così come la diagonale della Camera del Re è due volte l’altezza della camera.
 
Il sarcofago è di granito rosa e ha una lunghezza uguale alla differenza dell’ampiezza di 10 CR della Camera del Re, meno la lunghezza dell’anticamera “10-10/√π” CR, pertanto è in relazione con π, il numero della creazione.

Simbolicamente il sarcofago situato in mezzo a due semicirconferenze con diametro 10-10/√π, può essere visualizzato come se fosse sorvegliato da due schiere angeliche. Il sarcofago con i due angeli accanto ricorda l’immagine dell’Arca dell’Alleanza del popolo ebraico.  I primi cinque numeri di π = 3,1415 suggeriscono 3+1+4+1+5 = 14 cioè due volte sette: Sette angeli per lato, in totale quattordici.

   
FIGURA 2. SARCOFAGO NELLA CAMERA DEL RE
 
Il numero π caratterizza il cerchio, che a sua volta è diviso in 360° il cui pitmene è 3+6+0=9. Nove è il numero della circonferenza. Ritroviamo questo numero sollevando lo sguardo in alto: il soffitto della Camera del Re  è realizzato con 9 lastroni di calcare.
 
Le dimensioni interne del sarcofago sono leggermente più piccole dell’altezza egizia rituale di un uomo, cioè 4 CR, mentre quella del Faraone è di 5 CR[2].
 
Quest’oggetto di granito rosso era stato ricavato da un sol blocco con una precisione impensabile per la preistoria. Per tagliare il granito non potevano usare le seghe di bronzo, l’unico metallo ammesso dagli studiosi per quell’epoca. Le pietre dure sono l’unica apparente soluzione, il calcolo della pressione minima necessaria per effettuare un taglio o una trivellazione è di almeno una tonnellata. Gli egittologi preferiscono non parlare di questo spinoso argomento perché dovrebbero ammettere l’esistenza di un’avanzata tecnologia. Su numerose coppe di diorite trovate a Giza, sono stati incisi geroglifici, ma poiché la diorite è una delle pietre più dure del mondo come sono state fatte le incisioni?
 
[1] Misure fornite da Marco Virgilio Fiorini – L’armonia Universale Priuli  & Verlucca.
[2] R.A. Schwaller de Lubicz, la Scienza sacra dei Faraoni, p. 109.
IL SUONO MISTERICO
 
Questo sarcofago senza coperchio e senza decorazioni era destinato alla celebrazione dei Misteri Maggiori, che tanto in Egitto quanto in Grecia, duravano sette giorni. Nei primi quattro giorni, il candidato doveva purificarsi e doveva resistere ad ogni genere di tentazioni, nei tre giorni successivi, nell’oscurità della cripta, doveva assoggettarsi completamente allo Spirito e per far ciò il suo io personale doveva morire. Il Defunto riceveva il nome del suo dio cioè Osiride, diventando così un Iniziato. Sia Osiride che il Defunto erano rappresentato avvolti nelle bende come delle mummie. Il Candidato in sonno misterico profondo veniva investito da un’onda infrasonica generata dalla stessa piramide.
 
Sir William Flinders Petrie, nel 1881, nella ricerca di una camera segreta decise di far sollevare il sarcofago di granito. L’operazione, pur con molti sforzi, riuscì e il blocco fu sollevato di venti centimetri. Quando Petrie lo percosse, come lui stesso affermò, “produsse un suono profondo di una bellezza straordinaria e soprannaturale”. Indubbiamente le sue dimensioni e il suo volume erano fondamentali per ottenere la migliore risonanza armonica. Anche Cristopher Dunn fece qualcosa di simile. Percosse il sarcofago per identificare il suono prodotto e più tardi riprodusse con la voce quella nota, scoprendo che la risonanza aumentava quando raggiungeva la nota superiore di un’ottava. Si accorse così che le parole pronunciate nell’Anticamera avevano trapassato le spesse mura della costruzione, rimanendo registrate nell’apparecchio situato nella Camera del Re, come fossero state proferite in quel punto.”[1]
 
Gli studiosi ritengono che la Grande Camera Sotterranea fosse un’opera incompiuta perché apparentemente lasciata abbandonata. Riconoscono che la Camera della Regina non ha nulla a che fare con nessuna regina. Infine il sarcofago di granito della cosiddetta Camera del Re stranamente non aveva il suo coperchio.
 
John Cadman ipotizza l’esistenza di un generatore di impulsi idraulico nella Grande Camera Sotterranea della Grande Piramide. L’acqua secondo queste ipotesi doveva giungere dall’ingresso attraverso un bacino artificiale il cui muro di contenimento è stato smantellato nel corso dei tempi. La piramide aveva un alto recinto in muratura che era più alto dell’entrata della piramide. La pompa idraulica di base del pistone ha acqua che scorre dalla sorgente d’acqua elevata alla camera di compressione. Una valvola nella camera di compressione consente all’acqua di defluire fino a quando la velocità forza la valvola a chiudersi. La chiusura della valvola provoca un picco di alta pressione che forza l’acqua oltre la valvola di ritegno e attraverso la linea di uscita. La valvola di scarico si riapre e ancora una volta consente all'acqua di fluire lungo il tubo. Il tubo di supporto influisce sulla frequenza del ciclo creando un collegamento per l’inversione di picco[2].
 

FIGURA 1. PIRAMIDE DI CHEOPE SPECIFICAZIONI RISUONATORE A POMPA IDRAULICA
 
Edward Kunkel, Christofer Dunn e Joe Parr pensano che l’intera struttura sia anche una pompa idraulica a pistone che può generare genera  un’onda acustica. Christopher Dunn dichiarò che nessuna piramide in Egitto conteneva una sepoltura originale. Oltre 80 sono le piramidi sono state scoperte esplorate e non una singola sepoltura originale è stato mai trovata. Solo contenitori vuoti fatti  sepolcro in granito. Dunn riconobbe che la Camera Sotterranea doveva essere la sede della fonte di un impulso diretto verso la Camera del Re, cioè la camera di compressione. Parr ha riconosciuto che la Camera Sotterranea era la posizione di una trasmissione del suono verso l’alto. La Camera del Re ha le caratteristiche geometriche di una camera di risonanza. Le pareti di granito sono autoportanti e isolate dalla muratura calcarea circostante. Ciò consente alla stanza di risuonare liberamente. Poiché l’asse della Grande Camera Sotterranea passa nello spazio situato tra la fine della Camera della Regina e l’inizio della Camera del Re. L’onda sonora interesserebbe le Camere della Regina e del Re.
 
Un’ipotesi basata anch’essa sulla trasmissione del suono dal basso verso l’alto, cioè dalla Camera Sotterranea alla camera del Re, è stata formulata dal ricercatore e scienziato russo Vladimir Yashkardin[3].  A differenza dei ricercatori americani il ricercatore russo non prende in considerazione l’acqua ma solo l’aria. Io concordo con questa seconda ipotesi, la prima riguardante un gigantesco sistema idraulico non ha senso né pratico né misterico.
 
Il sistema sfrutta la forza Coriolis, una dinamica atmosferica che influisce sulla formazione dei venti che soffiano dai poli verso l’equatore. Il movimento della massa d'aria fredda dal punto A al punto B non è lineare e verticale in quanto la Terra è un corpo in continua rotazione da ovest verso est. La massa d'aria fredda (vento) che inizia a spostarsi dal polo (A) non arriva al punto (B) bensì al punto (C), per effetto della rotazione terrestre, descrivendo una curva. Per questa ragione gli alisei soffiano da nord-est verso sud-ovest nell'emisfero boreale e da sud-est verso nord-ovest nell'emisfero australe. In altri termini venti non si spostano in linea retta, ma a causa della rotazione terrestre, deviano verso destra nell'emisfero boreale e verso sinistra nell'emisfero australe. La forza di Coriolis si verifica quando un oggetto si muove lungo la superficie di un corpo in rotazione. L’oggetto in movimento deve avere la forza di massa e di attrito, che è associato al corpo di rotazione.
 
Fonte di energia: flusso del vento (che soffia costantemente vento del sud “Scirocco”). Potenza del trasmettitore creata dal vento: 2 MW (con una forza del vento di 10m/s). Potenza del trasmettitore creata dalla forza di Coriolis: 2 MW (con una forza del vento di 10m/s). Potenza totale del trasmettitore: 4 MW. Frequenza portante: 12,25 Hz (a + 20 °C nella camera sotterranea inferiore).
 
La piramide deve essere esattamente orientata verso i punti cardinali. L’orientamento corretto della piramide consente di:
 
  • Aumentare la potenza utile del segnale d’onda a causa della forza di Coriolis.
  • Realizzare uno schema d’onda a infrasuoni con movimento circolare cioè in tutte le direzioni del mondo) Se guardiamo la piramide dall’alto, la sua parte superiore farà un movimento circolare in senso antiorario. Quando la punta della piramide si sposta a nord (avvicinandosi all’asse della Terra), sorgerà una forza di Coriolis diretta ad ovest. Quando la punta della piramide si sposta a sud (lontano dall'asse della terra), la forza di Coriolis sarà diretta verso est.
   
Il ricercatore russo ipotizza l’esistenza di antichi generatori di infrasuoni che operano sull’energia delle correnti d’aria. I trasmettitori di infrasuoni sono molto efficaci, poiché la velocità del suono è molto inferiore alla velocità di un’onda elettromagnetica. La lunghezza d’onda del suono per una frequenza di 12,25 Hz in aria è di 28 m, in una pietra di 460 m. Per Vladimir Yashkardin la Piramide di Cheope grado di generare simultaneamente 7 (13) frequenze infrasoniche, la frequenza portante del trasmettitore è di 12,25 Hz con un set tonale di sei frequenze aggiuntive. La camera di risonanza a sei frequenze si trova nella posizione di energia più favorevole (il centro della piramide), cioè la Camera della Regina. L’interruttore PIC del sistema è  la porta d’ingresso della piramide. All’ingresso del tunnel, sulle pareti sono visibili grandi fori per gli assi del meccanismo rotante; il meccanismo stesso non è stato trovato. Il corridoio discendente è la guida dell’aria verso la camera sotterranea.

FIGURA 2. PIRAMIDE DI CHEOPE SPECIFICAZIONI RISUONATORE SCIROCCO
 
  1. Interruttore PIC, controllato dall’ingresso principale.
  2. Il tunnel rotto dagli operai di Al-Mamun nell’anno 831.
  3. Luogo di rimozione del segnale PIC, con tre tappi di granito (lenti) installati per ridurre il tempo di ritardo del segnale nel circuito POS.
  4. La guida d'onda al vibratore (corridoio verso il basso).
  5. Vibratore a metà della lunghezza d'onda di 14 m (camera sotterranea).
  6. La guida d'onda dopo il mixer fa parte del loop PIC (canale ascendente).
  7. Sei camere di risonatore con canali di alimentazione (camera della Regina).
  8. La guida d’onda al mixer (tunnel orizzontale).
  9. Mixer (grande galleria).
  10. Camera di un amplificatore risonante con canali di alimentazione (Camera del Re)
  11. Dispositivo di corrispondenza (Precamera).
  12. Il pozzo dei ladri o di evacuazione, realizzato dopo la costruzione della piramide, utilizzato per bypassare le lenti di granito.
  13. Il piano di pietra della piramide.
                         
Il tempo di ritardo nel circuito di feedback positivo (POS) è stato molto lungo e hanno dovuto regolarlo inserendo i tappi di granito (3) nella guida d'onda (6). In totale, hanno inserito tre spine, la prima più lunga, l’ultima più corta. Gli infrasuoni passano attraverso un tappo di granito 15 volte più velocemente che nell’aria. Prima di mettere i tappi di granito, hanno dovuto scavare un passaggio verticale (12) nella piramide già costruita in modo da poter arrivare ai risonatori.
 
Vladimir Yashkardin spiega che il vibratore è la Grande Camera Sotterranea. La lunghezza del lato della stanza è pari a 14 m, e corrisponde alla metà della lunghezza dell’onda sonora nell'aria ad una frequenza di 12,25 Hz. La velocità del suono nell'aria, in tutti i suoi calcoli, è 343 m/s (+20° С). Le pareti, della Camera Sotterranea, sono rese parallele tra loro, con altissima precisione tecnologica. Le restanti dimensioni non svolgono un ruolo importante nei vibratori. I pozzi orizzontali e verticali in questa camera sono simili ai rubinetti utilizzati nelle antenne radio. Migliorano il modello del vibratore in un determinato piano.
 
Dietro il rivestimento di pietra della grande nicchia della Camera della Regina, i ricercatori hanno trovato piccole nicchie in cui veniva versata sabbia speciale. Questa è sabbia di quarzo con elevate proprietà acustiche. L’analisi della sabbia ha mostrato che non è locale ed è stata appositamente portata qui, sebbene ci sia più che sufficiente sabbia in quest’area. Tutti i granelli di sabbia di questa sabbia hanno le stesse dimensioni con grande precisione, questo è un altro dei misteri della piramide.
 
La Camera della Regina è un risuonatore controllato di infrasuoni a sei frequenze. Si trova nel centro geometrico della piramide, che consente di convertire in modo molto efficiente l'energia ricevuta dalla piramide dal vento. La camera è alimentata da un potenziale di energia variabile generato da un amplificatore risonante.
 
I canali di areazione della Camera della Regina terminano con porte in pietra con due maniglie in bronzo. I cosiddetti canali di areazione della camera erano coperti con lenti in granito, attraverso le quali l'infrarosso passa meglio che attraverso l’aria.  Lo spessore dei tappi di granito regolava le fasi delle onde infrasuoni che arrivavano attraverso i canali di alimentazione. I blocchi di granito o porte sono stati fotografati ed esplorati da robot telecomandati inviati nei canali nel 2002 e nel 2011. Oltre queste porte, si trovano probabilmente i comuni canali di alimentazione del trasmettitore. Non è chiaro come utilizzare queste porte e maniglie.
 
La Grande Galleria è la camera del mixer (miscelatore) è un risuonatore longitudinale graduale. Il numero delle rientranze è determinato dal numero di frequenze elaborate dalla camera.
 
La pre-camera prima della Camera del Re è un dispositivo di abbinamento complesso, che dovrebbe garantire il massimo ritorno di energia delle onde dall'amplificatore risonante al mixer. Le impedenze d'onda del mixer, della guida d'onda e del vibratore sono costanti e l'impedenza di uscita dell'amplificatore risonante era necessaria per la regolazione. Per questa regolazione, il dispositivo di corrispondenza aveva un otturatore mobile, una saracinesca che può modificare in modo significativo l'impedenza di uscita di un amplificatore risonante. Sul muro sono visibili altri quattro canali guida lungo i quali il blocco superiore potrebbe essersi spostato, riducendo il volume della stanza.
 
Vladimir Yashkardin afferma che il sarcofago posto nella Camera del Re è anch’esso un risuonatore a banda stretta o alto Q, ed è stato posto solo al momento della costruzione; è impossibile introdurlo dall’esterno. Il sarcofago di granito aperto ha una frequenza naturale di 98 Hz. Cioè, per ottenere una frequenza di 12,25 Hz, è necessario dividere la frequenza del sarcofago per 8 (23) o 16 (24). Il risonatore dovrebbe essere composto da due parti. Contenitore massiccio con coperchio e risonatore (sarcofago). Il coperchio non c’è, e poiché non è stato rotto perché non si trovano frammenti, deve esserci una camera segreta laterale nascosta nella struttura. Si può ipotizzare il sistema di camminamenti e camere nascoste nella struttura da cui i sacerdoti potevano uscire e assistere le vari fasi iniziatorie. Il risuonatore viene sollevato dal pavimento e posizionato su pietre di selce. Il silicio è un materiale molto duro, quindi non interferisce con il suono del risonatore. L'analisi di questo silicio ha dimostrato che non proviene dall'Africa, molto probabilmente portato dall’Europa. La frequenza senza il coperchio di 98 Hz è un multiplo (8) di 12,5 Hz. Con il coperchio la frequenza raddoppia in 196 Hz.
 
Scrive Valdimir che l’infrasuono emesso dalla piramide sarà ben udibile nel centro della Terra, quindi è probabile che le piramidi siano state costruite per la Terra e non per le persone.
La Terra, come organismo vivente, nato da una stella e una stella futura, questa è la mia (Vladimir) opinione personale, ha ricevuto un organo sensoriale che gli consente di vedere la superficie della Terra.
Questo organo sensoriale - il complesso piramidale, fu costruito dagli antichi dei - i nostri antenati che si prendevano cura della Terra. Pertanto, l’antica immagine della piramide con l’occhio, mostrava il vero scopo delle piramidi, come i sensi dei pianeti. Da ciò possiamo concludere che le persone sono necessarie per migliorare i pianeti e prendersi cura di loro. Sfortunatamente oggi scienza, religione e potere non la pensano così, il che è triste.
 
Sull’altopiano di Giza ci sono tre grandi piramidi che sono tre generatori che utilizzano il generatore di infrasuoni vibroacustici SCIROCCO. Operano secondo il principio generale e hanno lo scopo di creare un’onda infrasuoni nel suolo e nell'acqua. Lo studio di Vladimir Yashkardin è stato pubblicato nel 20/02/2013 in un corposo e approfondito studio “SCIROCCO Interfaccia di trasmissione vibro acustica infrasonica”[4] (generatore vibro acustico). Un lavoro magnifico da leggere attentamente, anche se scritto in russo con il traduttore web si legge abbastanza bene.
 
Lo studio di Vladimir Yashkardin si accorda perfettamente con il rituale iniziatico che si svolgeva nell’intera struttura. I cinque strati formati con travi di granito sopra la Camera del Re sono altrettante camere di risonanza utilizzate per amplificare la risonanza delle stanze.
 
Un leggenda araba narra che quando il Faraone costruì le Piramidi, pietre immense furono posate su fogli di papiro sui quali erano stati tracciati dei simboli arcani, poi esse furono percorse da un bastone ed allora si mossero galleggiando in aria percorrendo un tragitto pari ad un tiro d’arco.
 
Cono Marmo (OBI Tecnology) afferma giustamente che tutto è vibrazione e utilizzando la Frequenza di Risonanza “f”, la formula dell’energia diventa E = mxf². TUTTO È VIBRAZIONE: l’Energia che poi diventa Massa, se moltiplicata per la Frequenza di Vibrazione “Fondamentale”, potrebbe essere “praticabile”. Cono Marmo ci presenta e commenta due antiche immagini esplicative appartenenti a due diverse Culture: Precolombiana – Egizia, e comunemente interpretate come atto di sottomissione religiosa.
 
  • Nell’immagine a sinistra, si vedono Uomini che sembrano “sussurrare qualcosa al pavimento” intanto che Altre Figure in piedi, “sembrano battere il tempo”.
  • Nell’immagine a destra, la “stessa scena” è caratterizzata dai cartigli in basso, dove i geroglifici, sembrano indicare “uno spartito musicale” con tanto di “maestro d’orchestra” e le Oche “la direzione”. Non ho (Cono Marmo) cognizioni Archeologiche e neppure conosco i Geroglifici, tuttavia queste due immagini, hanno in comune “LA RAPPRESENTAZIONE DI UN IDENTICO RITO”.
 

 
FIGURA 3. SUSSURRO ALLA TERRA – RAPPRESENTAZIONI MAYA ED EGIZIE
 
Queste rappresentazioni sono state mostrate per chiarire meglio il concetto di SUONO e dell’uso che se ne faceva nell’antichità, quando per “scolpire e trasportare” i blocchi megalitici non erano utilizzate le tecnologie a noi note.
 Cono Marmo scrive che una volta “innescata la risonanza”, amplificata da più “cantanti”, al Ritmo “tenuto dai Piedi dei marciatori”, per effetto dei “Fononi”, “la roccia diveniva malleabile e morbida come l’argilla bagnata”, cui bastava semplici strumenti di legno e/o fili di “rame o canapa”, per poterla incidere e tagliare senza sforzo, lungo la linea dei “cantanti”. Poiché le “Frequenze di Azione” stanno nella fascia degli Infrasuoni, codesti dovevano accordarsi su Armoniche Superiori per poter “innescare” la Reazione alle Frequenze NON udibili. E quale “strumento o animale” era in grado di Percepire/Sentire gli Infrasuoni delle Onde Subsoniche, se non il Serpente??? Gli Etologi hanno dichiarato che il Serpente è SORDO, poiché ha delle “orecchie piccolissime”, quasi insignificanti. Invero il Serpente riesce a percepire il Sub-Suono prodotto da una piuma che fruscia su un’altra piuma, piuttosto che il fruscio dei peli di un topo, consentendogli d’individuare la preda anche al buio. Forse per questa peculiarità, il Serpente, è indicato come Simbolo di Regalità presso Tutte le Culture Arcaiche?  

[1] Edicolaweb, Mauro Poletti, Monumenti e risonanze acustiche.
[2] https://www.bibliotecapleyades.net/piramides/esp_piramide_11a.htm
[3] http://softelectro.ru/scirocco.html#M4
[4] http://softelectro.ru/scirocco.html#M4.3.
RITI DI MORTE E DI RESURREZIONE NELLA CAMERA DEL RE
 
Il cunicolo che conduce nella Matrice, o Camera del Re, ha un’altezza tale che un uomo per entrarvi deve chinarsi. Il Candidato è l’uomo chinato, pronto a passare nella Matrice della Madre Natura, cioè la creatura fisica pronta a ridivenire l’Essere Spirituale, l’Uomo pre-natale. Il passaggio tra i due ambienti rappresenta la separazione dello Spirito dalla Materia, il suo ritorno e il suo immergersi nella Sorgente primitiva.
 
L’Adytum segreto dove avveniva la più solenne cerimonia della Rinascita era la Camera del Re nella Grande Piramide. La camera con il sarcofago rappresenta l’Arca, la Matrice. Nella Camera della Morte e Resurrezione, il candidato si sdraiava nel sarcofago, rimaneva in uno stadio di morte apparente per due giorni e il terzo giorno[1] risorgeva a nuova vita, avendo egli vinto la morte, assumeva nuovo nome e veniva considerato un fanciullo[2]. Nel Libro del Morti egizio, questo locale è la Camera della Tomba Aperta, la camera di resurrezione. Le pareti di questa camera hanno conosciuto i riti segreti dell’iniziazione faraonica, dove solo i membri delle famiglie reali e i frequentatori della Casa della Vita erano ammessi.
 
Tutti gli Iniziati e tutti i Gerofanti erano simboli del Sole e del Principio Creatore. In Egitto Osiride era il Dio Sole. L’antico Egitto ha conosciuto riti di iniziazione che, dato il carattere rigorosamente riservato delle cerimonie, non assunsero mai forme di diffusione “popolare” (come i misteri di Iside), ma rimasero al contrario legate al ristretto entourage della corte del faraone. Si deve a Boris de Rachewiltz, uno dei più prestigiosi studiosi dell’Egitto, uno studio relativo ad un testo che ben illustra l’aspetto misterico della religione egizia. Tale testo, comunemente conosciuto come “Libro dell’Amduat”, descrive il viaggio che il Sole compie, dopo il tramonto, nelle regioni infere, la Via di Sinistra, per poi risorgere vittorioso, sulla Via di Destra, assumendo l’aspetto di Kepri (il sacro scarabeo), dopo aver compiuto vittorioso il suo viaggio notturno in spaventose regioni popolate da entità mostruose e terrificanti. Nella prima ora il candidato, assimilato al sole notturno, inizia il suo viaggio da “morto”. È un percorso che si svolge in una regione, il Duat. L’iniziando nel suo viaggio notturno è assimilato al dio Sokar, patrono dei morti a Menfi, assimilato a Osiride. Il carattere particolare di questo libro è il suo contenuto misterico: esso infatti fa da guida non al morto, bensì al vivo. Si comprende perché nel linguaggio misterico si definiva il “morto”, il non-iniziato, in quanto é solo dopo lo svegliarsi al termine dell’iniziazione che si configura lo status di “vivente”.
 
Nei Testi delle Piramidi, la resurrezione avviene quando ci si addormenta sul letto rivestiti da una pelle[3] o da una stoffa che la sostituisca[4].
 
Il candidato all’iniziazione misterica riproduce in se stesso, nella simbolica “terra di trasformazione” le prove di Osiride e, come questi, deve vincere la morte.
 
Ciò presuppone il passaggio attraverso lo stato di letargo, dato dalla comunione con i fluidi della terra e soggetto all’influsso lunare, passaggio che avviene in forma autocosciente mediante la riproduzione dello stato embrionale nella “pelle” che simboleggia la placenta.[5]
 
Lo stato di letargo, era uno stato di catalessi, di morte apparente, in cui il corpo era messo in uno stato passivo o ricettivo, il sistema nervoso doveva sopportare una stimolazione energetica di grande entità. Se gli stadi di purificazione preliminari non erano stati eseguiti completamente, il candidato moriva definitivamente, stroncato da un potere che egli non poteva sopportare. L’immagine che si può dare per spiegare questo fenomeno è di un conduttore attraversato da una forte intensità di corrente: se la resistenza del conduttore è piccolissima, allora l’energia sviluppata in calare per fenomeni molecolari è bassa, in caso contrario se la resistenza è alta, il conduttore s’incendia e fonde. La resistenza elettrica è tanto più grande quanto più vi sono impurità nel conduttore. Si comprende il perché dell’importanza data da tutte le religioni e gli ordini mistici alla purificazione, al digiuno. La Grande Galleria con le sue 40 lastre sul soffitto, ricordava al candidato la permanenza nel deserto per 40 unità di tempo, necessarie alla purificazione prima di accedere alla Terra Promessa, quella Celeste.
 
Il ritorno alla vita di Osiride era simboleggiato dalla cerimonia del raddrizzamento della colonna Djed espressa dalla posizione verticale. Superata la prova finale, avendo vinto la morte in vita l’Iniziato si elevava, ergeva la propria colonna dorsale dal sarcofago, risorgeva e assumeva il nome del proprio Dio, cioè Osiride NN.

 
FIGURA 1. CERIMONIA RADDRIZZAMENTO DEL DJED[6]
 
Alzati Osiride, tu hai la tua colonna vertebrale, tu hai i legamenti del tuo collo sulla schiena. Poniti sulla tua base, Io verso acqua innanzi a te e ti reco il Djed d’Oro affinché tu possa essere soddisfatto”.
 
Un’illustrazione del Libro dei Morti, incisa sui sarcofagi del Nuovo impero, mostra il Djed situato alle spalle di Osiride, nel punto corrispondente alla sua colonna vertebrale.[7]
 
A partire dal Medio Impero compare il rito dell’erezione del … ma i caratteri arcaici del rito rendono assai presumibilmente la sua applicazione anche durante l’Antico Impero e il silenzio dei testi menzionati potrebbe riferirsi al carattere di segretezza che accompagnava tutte le cerimonie faraoniche dell’epoca più antica [8]
 
Che Horus, nel rituale il Faraone, compisse l’atto di rialzare lo Djed è chiarificante, in quanto da una arte conferma che il principio Osiride rappresentato dal Djed è inerte fin quando non interviene Horus o il Faraone con l’assistenza di Iside, d’altra parte risollevato il Djed dà magicamente inizio a una nuova vita di Horus.
 
L’erezione della colonna Djed cadeva nel giorno della luna nuova nel quinto mese e nonostante ciò era considerata come un altro Capodanno, perché era legata alla resurrezione di Osiride. L’identificazione di questo simbolo con Osiride è assoluta e la cerimonia del raddrizzamento equivale a quella della resurrezione espressa dalla posizione verticale.
 
Ad Abido, l’antica “Abedju”, città che un tempo conservava la reliquia importantissima della testa di Osiride, il Djed impera sulle bellissime pitture geroglifiche policrome del tempio di Seti I. Il simbolo del Djed è anche legato alla città di Busiris, l’antica “Djedu”, situata nel delta del Nilo, nel IX distretto del Basso Egitto e non lontano da Damietta. Il vocabolo djedet (ddt) che significava durata, stabilità. Dunque il Djed simbolizza, sicuramente, qualcosa di stabile, di duraturo. Non per niente nei Testi delle Piramidi è raffigurato nell’atto di reggere la volta del cielo. Talvolta anche il disco del sole è sorretto dal pilastro Djed.
 
Sotto Akhenaton (Amenofi IV) lo JED o ZED viene innalzato a simbolo supremo nel rito fondamentale dell’incoronazione del faraone. Il Djed, Ded o Zed, è una colonna, simbolicamente quella di Osiride, generalmente segnata da cinque strisce e sormontata da quattro capitelli sovrapposti. Il simbolo richiama i numeri del modello matematico della Grande Piramide, un Quattro, la forma, sormontato dal Quinto elemento, lo Spirito, simboleggiato dal Disco Solare, e come tale rappresenta l’uomo unito con il suo spirito. Il simbolo diviene l’equivalente della croce ansata, il mistico Tau con l’uovo della vita, simboleggiato dal cerchio o dall’occhiello.

 
FIGURA 2. OSIRIDE - DJED
 
  • Il Djed, la colonna vertebrale di Osiride, è rappresentato con in cima un disco solare con due serpenti cobra ai lati.
  • I due serpenti richiamano il simbolo del caduceo.
  • La colonna centrale è la Nadi Sushummna, il cobra di destra la Nadi Pingala, il cobra di sinistra la Nadi Ida.
     
Al Candidato prima della fase nel passaggio nella pelle, veniva intimato: “Separati dalle due dee serpenti quando entri nella divina Meska”. Al Risveglio del Candidato afferma che le Acque del Diluvio sono placate: “Calme sono le Acque dopo aver inondato i canali del Re”. Solo dopo aver equilibrato le due serpi antagoniste, le Acque infuocate di Kundalini possono percorrere  senza alcun danno i canali energetici. Poiché la sua Acqua è Fuoco, la sua corrente è infiammata.
 
Dopo la nuova nascita, la colonna vertebrale sede dei fasci di comunicazione nervosa, si alza portando in sé una nuova potenzialità. Lo Djed o Zed può essere considerato un condensatore grafico dell’energia a più stadi, un condensatore architettonico di energia a più piani, uno Djed vivente, una vera serie di pile attivanti che dispiega i suoi poteri gradatamente. Esso funziona come un diapason, che si sintonizza con le energie del Cielo e della Terra e crea analoga sintonizzazione con le energie dell’Iniziato.
 
Cono Marmo (OBI tecnology) spiega che lo Djed può essere considerato un condensatore grafico dell’energia a più stadi, e il tempio di Luxor un condensatore architettonico di energia a più piani, uno Zed vivente, una vera serie di pile attivanti che dispiega i suoi poteri gradatamente. Esso funziona come un diapason, che si sintonizza con le energie del Cielo e della Terra e crea analoga sintonizzazione con le energie dell’iniziato.
 
Secondo Vladimir Yashkardin L’applicazione pratica dello Djed è varia:
 
  1. Per l’illuminazione di templi e locali sotterranei. Ricordiamo che negli affreschi sotterranei non è mai stata trovata traccia di fumo. Le lampade forse erano contenitori con miscele di gas o fluorescenti che potevano brillare a frequenze di risonanza.
  2. Come motore per barche e navi. Le barche potrebbero muoversi a causa dell’energia infrasuoni, che i complessi piramidali trasmettevano al fiume usando antenne idroacustiche.

[1] Questo rito era conosciuto e praticato anche dagli Ebrei, l’esperienza di Giona ingoiato per tre giorni nel ventre della balena viene considerata dai Cristiani come una premonizione di quanto poi accadrà a Gesù. Giona afferma: “L’Abisso mi ha avvolto… la Terra con le sue sbarre mi ha rinchiuso per sempre”.
[2] Fra gli Indù, lo stato d’infanzia o bâlya è considerato in senso spirituale, e gli Iniziati sono chiamati i due volte nati. Nella Bibbia è scritto che Saul incominciò a regnare quando era un bambino di un anno, i commentatori non comprendendo ciò scrissero che i compilatori si erano sbagliati, Saul aveva trent’anni, in realtà era passato un anno dalla sua unzione nella quale, parole della Bibbia, fu trasformato in un altro uomo (I Samuele, 10,6).
[3] La pelle è sostituita nei riti dalle bende o dal bianco lenzuolo.
[4] Boris de Rachewiltz, Egitto magico e religioso, Fratelli Melita Editori, p.124.
[5] Boris de Rachewiltz, Egitto magico e religioso, p. 175.
[6] Cerimonia di erezione del Djed. La dea Iside e il Faraone Seti I, rappresentate di Horus sollevano il Djed. Tempio di Seti I, Abido.
[7] Boris de Rachewiltz, Egitto magico e religioso, p.152.
[8] Boris de Rachewiltz, Egitto magico e religioso, p.149.
IL DJED NASCOSTO

Una struttura molto particolare sovrasta la Camera del Re, la cui sezione richiama quella del Djed, completo del suo quinto elemento. Questa struttura è nota dagli archeologi sotto il nome di camere di scarico.
 
La soffittatura orizzontale della Camera del Re si presenta sormontata da un’opera architettonica straordinaria. Si tratta per gli egittologi, di cinque camere sovrapposte e destinate a scaricare la camera dal peso dei materiali sovrastanti. Il messaggio numerico di questa struttura si basa indubbiamente sul significato segreto del numero Cinque, la chiave di volta dei costruttori. L’ultima camera presenta un soffitto con travi disposte a capriate, come visto per la Camera della Regina. Le travi che costituiscono la copertura a capriata si suppongono che siano dei monoliti con un peso medio di quaranta tonnellate.


FIGURA 1. IL DJED ALL’INTERNO DELLA PIRAMIDE
     
  1. Ingresso originale
  2. Nuova entrata
  3. Passaggio discendente
  4. Cunicolo discendente
  5. Camera inferiore
  6. Cunicolo ascendente
  7. Camera della Regina e canali di areazione
  8. Cunicolo orizzontale
  9. Grande Galleria
  10. Camera del Re Djed e canali di areazione
  11. Cunicolo verticale
 
Una delle ipotesi è che il Djed abbia delle affinità con le camere di scarico situate sopra la camera del Re. Raffigurerebbe i piani sovrapposti delle camere di scarico. Si contesta che in tutte le rappresentazioni, il Djed ha sempre quattro barre orizzontali, non di più. Mentre, se osserviamo la sezione trasversale delle camere di scarico della piramide situate sopra la Camera del Re, vediamo che i piani sono quattro, più uno diverso a sezione triangolare, cinque in tutto. In realtà le camere a sezione pseudo rettangolare sono quattro. La quinta camera nello Djed è simboleggiata dal Disco Solare lo Spirito, nel nostro caso dalla sezione triangolare. Il tetto è uno spiovente di calcare composto con 24 pietre. Il numero ventiquattro indica le ore del giorno 12, e della notte 12.
 
Le dimensioni della sezione triangolare della camera di scarico superiori fornite dall’egittologo Georges Goyon nel libro “Il segreto delle piramidi”, sono: base 6,32 m cioè 12 CR, altezza 2,05 m cioè 4 CR, l’egittologo ci dice che le capriate hanno ceduto di circa 5 cm; lati del triangolo isoscele 3,83 m.
 
Il triangolo isoscele è formato da due triangoli rettangoli con base 6 CR e altezza 4CR, il rapporto dei lati è 2/3, la lunghezza di corda della nota musicale SOL, la Quinta. Ho affermato che la quinta camera rappresentasse il disco solare che sormonta lo Djed, qui si ha la corrispondenza: Sole spirituale e SOL. Inoltre, le camere di scarico, sovrastano la Camera del Re, il cui livello è posto ai 2/3 = SOL dell’altezza della Piramide.
 
FIGURA 2. IL SOL AL VERTICE DELLE CAMERE DI SCARICO
                                                                                                                                               

La struttura s’identifica con il pilastro Djed[1], simbolo della colonna vertebrale di Osiride: la suddivisione della colonna vertebrale in cinque tratti è visualizzata dalle cinque camere superiori, mentre i cinque tratti orizzontali sono visualizzati nei cinque ordini di lastroni di granito sulle pareti laterali. La parte inferiore del Djed, la colonna portante, non è visibile, perché facente parte della struttura della Grande Piramide.
FIGURA 3. IL DJED DELL’INIZIATO IDENTIFICATO CON IL DJED DELLA PIRAMIDE
 
Il Faraone è assimilato al figlio di Osiride, Horos, pertanto la spina dorsale del Faraone è assimilabile alla spina dorsale del suo dio, Osiride. Le ossa dei faraoni, nei Testi delle Piramidi sono descritte come fossero di ferro (bja), non di ferro terrestre ma di un ferro meteorico, stellare.
 
Le mie ossa sono di ferro e le mie membra sono le stelle imperiture.[2]
 
Il Benben, la pietra nera caduta dal cielo era un meteorite carico di ferro stellare, tutti i sacri strumenti rituali egiziani erano di ferro stellare[3]. La struttura ossea di Seth era di ferro, che appunto veniva chiamato l’Osso di Seth. Il magnete che attira a sé il ferro era chiamato l’Osso di Horos[4]. È per mezzo dell’Osso di Horos, raffigurato in piedi di fronte alla mummia, che avviene la sollevazione magnetica del Djed: in questa parte della Grande Piramide era celato il mistero del Djed e dei suoi rapporti con la colonna vertebrale dell’uomo, che in questa cerimonia sacra veniva elettricamente caricata e magnetizzata.

[1] Il Djed viene identificato anche con l’Albero della Vita, l’Asse del Mondo, la rappresentazione di Osiride avvolto nelle bende come se avesse un’unica gamba che è un tutt’uno con la sua colonna vertebrale è l’immagine dell’Asse del Mondo, immobile centro su cui ruotano i corpi sferici.
[2] Testi delle Piramidi 1454.
[3] Anche in oriente i pugnali sacri, gli specchi opachi sacri e altri oggetti sono fatti con ferro meteorico.
[4] La guerra fra Horos e Seth assume un nuovo significato.
IL SOSPETTO DI FALSIFICAZIONE
 
La certezza, la prova incontrovertibile, per gli archeologi che questa piramide fu fatta costruire da Cheope si trova scritta in geroglifici apposti nelle camere di scarico, miracolosamente scoperti dal colonnello H. Vyse durante l’inconcludente campagna di scavi nel 1837. Furono trovati dei marchi di cava e delle scritte che si riferivano a Cheope. Nonostante una serie di incongruenze e di sospetti di falsificazione da parte dell’archeologo scopritore, l’opinione ortodossa che la Grande Piramide fu costruita come tomba di un Faraone di nome Cheope ebbe il sopravvento. La ragion di esistenza di una casta di studiosi, si fondava e si fonda tuttora su determinati pilastri che non possono essere rimossi.
 
  1. Era strano che i marchi fossero gli unici segni del nome di Cheope mai trovati all’interno di tutta la Grande Piramide.
  2. Era strano che fossero stati ritrovati in un angolo tanto oscuro, fuori mano …
  3. Era strano il fatto stesso che fossero stati ritrovati in un monumento per il resto privo di iscrizioni di qualsiasi genere.
  4. Ed era molto strano che fossero stati ritrovati solo nelle quattro camere di scarico superiori delle cinque esistenti …
  5. In ultimo, ma non meno importante, era strano che numerosi geroglifici dei “marchi di fabbrica” fossero stati dipinti capovolti … e altri scritti in modo sbagliato …
         
La ragione per la quale è possibile affermare che si tratta di un falso è insita nella scrittura dello pseudo geroglifico. I geroglifici, la scrittura al tempo di Cheope sono simboli sacri che non possono essere per nessuna ragione tracciati a caso come una scrittura corsiva tipica delle epoche posteriori, inoltre il tipo di vernice rosso ocra era come quello usato dagli arabi in quel periodo. I segni sacri scolpiti sui monumenti egizi sono detti geroglifici, da hieros o sacro e glupho o disegno, cioè segni sacri. I geroglifici nell’antico Egitto erano le registrazioni velate degli insegnamenti misterici[1]. É con la decadenza, con la secolarizzazione dei simboli sacri e del linguaggio ieratico, che è avvenuto lo svuotamento di significato del linguaggio originario. I saggi Egizi, per comunicare la loro sapienza, non si servono dei caratteri scritti, per esprimere le loro dottrine, come se imitassero la voce e il discorso, essi nei loro templi disegnano figure nei cui contorni è racchiuso il pensiero di ogni cosa[2]. Il fatto “curioso” è che in queste camere erano menzionati due Faraoni, Khufu e Khnem-Khuf.
 
Sappiamo dalle annotazioni di Howard Vyse che di giorno mandava Hill nelle sale ad iscrivere i nomi del Duca di Wellington e dell’Ammiraglio Nelson, che avevano sconfitto Napoleone. Probabilmente Hill tornava di notte per “battezzare” la piramide con i cartigli contenenti i nomi dei presunti edificatori…
 
Inoltre la Stele dell’Inventario[3], com’era chiamata, stata scoperta dall’archeologo francese Auguste Mariette custodita nel Museo del Cairo, indica che Cheope non poteva aver costruito la grande piramide. La sua scoperta fu una vera bomba perché il suo testo indicava chiaramente che sia la Sfinge, sia la Grande Piramide (e anche gli altri edifici dell’altopiano) esistevano già molto tempo prima dell’ascesa al trono di Cheope. L’iscrizione faceva riferimento a Iside come alla “Signora della Piramide”, sottintendendo che il monumento era dedicato alla dea della magia e non a Cheope…[4]
 
Quello che aveva iscritto Hill nella camera inferiore non era il nome del faraone. Si affrettarono a correggere quel grossolano errore nella Camera di Campbell, da poco scoperta, dove appare la versione corretta di Khufu[5].

 
[1] Gli alfabeti misterici e i cifrari segreti sono lo sviluppo delle antiche opere ieratiche egizie, la cui chiave era posseduta dagli Ierogrammatici, o antichi sacerdoti Iniziati alla sapienza sacra.
[2] Plotino, Enneadi, 8, 6.
[3] La Stele era stata scolpita millecinquecento anni dopo il regno di Cheope, sotto la XXI dinastia, ma molto probabilmente si rifaceva a un’iscrizione più antica, risalente alla quarta dinastia.
[4] Graham Hancock, Impronte degli Dei, Corbaccio, p. 382-383.
[5] Colin Wilson, Da Atlantide alla Sfinge, Piemme, p. 72.
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