La missione di N. Roerich in Asia Centrale - Sapienza misterica

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La missione di N. Roerich in Asia Centrale

Nicolas Roerich
LA LEGGENDA ROERICH
 
La vita di Nicholas Roerich ( 9 ottobre 1874 - 13 dicembre 1947) - noto anche come Nikolaj Konstantinovič Rerich (1.874-1.947) è leggenda. Figlio di un avvocato d’alto livello nella Russia zarista, N. Roerich proseguì gli studi giuridici per compiacere il padre, ma per non fargli torto s’iscrisse contemporaneamente alla facoltà di legge e all’accademia d’arte. N. K. Roerich inizia la carriera in archeologia come studente presso l’Università di San Pietroburgo. Nel 1898 gli fu assegnata una cattedra all’Istituto Imperiale Archeologico nel 1901 sposò Helena Ivanovna Šapošnikova, nipote del compositore Modest Musorgskij e pronipote del generale russo Kutuzov, colui che riuscì a sconfiggere Napoleone nel 1812. Ebbero due figli: Yuri o Georgij, uno scienziato, e Svjatoslav, un artista. Nei primi anni del Novecento, il professor Roerich dipingeva, organizzava scavi archeologici, studiava architettura, teneva conferenze e scriveva di arte e archeologia. Su invito dell'impresario Sergei Diaghilev, diventò membro della società Mondo dell’Arte di Pietroburgo e per qualche tempo ne fu anche presidente.
 
Le sue attività sono state un tale successo che il giovane Roerich fu eletto membro a vita della Società Imperiale Russa Archeologica. N. K. Roerich fu anche archeologo, pittore, etnologo, geografo, scienziato, poeta, storico, filosofo, scrittore, pensatore. La sua conoscenza appartiene alla galassia di figure di spicco della cultura russa e mondiale. Il suo talento versatile, non lo indirizzò in un’unica direzione, per tutte le attività intraprese con successo, può essere paragonato solo con i titani dell’epoca rinascimentale. N. K. Roerich era una figura pubblica, tanto che ha collaborato con i migliori rappresentanti della cultura e della scienza[1]. Il totale delle opere da lui compiute ammontano a 7.000 fra dipinti e disegni. Fu anche lo strumento per la costruzione del primo tempio buddista del Kalachakra nella sua città natale a San Pietroburgo in Russia.
 
Figura 1. India 1.929 - Nicholas K. Roerich  
 

 
L’inizio della leggenda dei Roerich avvenne nell’1.920 a Londra quando ebbero un importante incontro con i Maestri[2], Morya e Koot Hoomi, arrivati dall’India perché facente parte di una delegazione militare.
 
Non è difficile rendersi conto dell'importanza di questo evento, perché durante il soggiorno dei Grandi Maestri a Londra, il 24 Marzo 1.920[3], furono scritte le prime righe del grande insegnamento - un evento di eccezionale importanza per il destino di nostro pianeta e per l'intera umanità. Questo insegnamento ha ricevuto due nomi: Agni Yoga ed Etica Vivente[4].
 
Tutti i libri della seria Agni Yoga[5] sulla copertina e sul frontespizio portano il logo, la scritta in sanscrito “Maitreya Sangha[6]”, per suggerire che la fonte dei libri dell’Agni Yoga era a conoscenza dei simboli e delle idee tradizionalmente associati con Maitreya. Per i Roerich, il logo sui libri implica che l’Agni Yoga è un insegnamento per la comunità spirituale, il Sangha, che seguirà Maitreya, il Buddha futuro.
 
Tra il 1.907 e il 1.921 Roerich scrisse in russo una raccolta di 64 poesie in versi liberi pubblicati a Berlino in un libro sotto il titolo “Fiori di Morya”, e successivamente pubblicato in inglese come “La Fiamma nel Calice”. La prima fonte dell’Insegnamento si è identificata come A-Lal-Ming o Allal Ming Shri Ishwara e poi come Morya (o semplicemente M.). Il Mahatma Morya è anche conosciuto come “il Chohan del Primo Raggio”. Morya, è lo stesso nome di quello della stirpe dei Maurya, che ha governato l’India 322-185 a.C. l’invincibile Chandragupta Maurya, fondatore in India dell’impero Maurya, un suo discendente, Ashoka il Grande, è noto per aver inviato missionari buddisti in altre parti dell’Asia e del mondo mediterraneo. H.P. Blavatsky afferma esplicitamente un legame tra la stirpe degli Shakya, alla quale apparteneva Gautama Buddha, e quella di Moriya, affermando che la prima fondò una città chiamata Moriya-Nagara. E aggiunge che la tribù Rajaput di Mori deve il suo nome ai discendenti del primo sovrano di Moriya, Nagari-Morya, e che i Morya appartengono ai Ksatriya, la casta dei guerrieri, a differenza di Maestro Koot Hoomi che appartiene alla casta dei Bramini del Nord. L’insegnamento dopo l’incontro fisico avuto a Londra, avvenne in altro modo, per via telepatica: Roerich si considerava un chiaroveggente e chiaroudiente.
 
Figura 2. Nicholas K. Roerich  1.920 – Allal-Ming Morya
 

Dopo il primo incontro a Londra, seguita da una serie di eventi insoliti e incontri con rappresentanti delle comunità dell’Himalaya Roerich e altrove in Europa e negli U. S. Questi eventi sono in qualche forma allegorica … si sono riflessi nei suoi saggi autobiografici, che sono menzionati biografo di Nicola PF Belikov nella sua opera: “Roerich l'esperienza di biografia spirituale”. Belikov ha scritto che in uno di questi saggi – “Byvalschina” - "sono elencati in ordine cronologico, gli eventi insoliti e incontri: Non va dimenticato, un incontro a Chicago, a Londra nel 1920! A Parigi nel 1923! A Darjeeling! A Mosca nel 1926! A Beluga! A Ulan-Bator! In Tibet! In India! Tutte pietre miliari”.[7]
 
Quando dopo il soggiorno a Londra, nell’1.920, N. Roerich su invito del direttore dell’Art Institute of Chicago, si recò negli Stati Uniti, era un artista di fama internazionale e aveva già eseguito più di 2.500 dipinti. Sulle indicazioni avute a Londra dal Mahatma, fondò in America numerosi centri culturali: la Società Internazionale degli Artisti, nell’1.921 il “Master Institute of United Arts”, e nell’1.922 “Corona Mundi”, infine, nell’1.923 i membri del consiglio del Master Institute of United Arts fondarono il “Roerich Museum”, a cui N. Roerich diede 300 dei suoi dipinti.

[1] Vladimir Stasov, Igor Stravinskij, R. Rolland, R. Tagore, B. Shaw, T. Mann, G. Wells, R. Kent, Einstein.
[2] La parola “Maestri” è usata dai Teosofi per designare taluni Esseri che hanno compiuto la loro evoluzione umana, hanno raggiunto l’ umana perfezione e vivono a beneficio di tutta l'umanità. Questi grandi Esseri costituiscono una Fratellanza, sono membri della Gerarchia che governa il mondo, e guidano ed aiutano lo sviluppo del genere umano.
[3] Hanno affermato di aver incontrato nel Hyde Park a Londra, il Maestro Morya per la prima volta il 24 marzo 1.920. È curioso, ma non sarà una coincidenza che in quel luogo nel 1.851 H.P. Blavatsky, all’età di 20 anni, in visita a Londra in occasione dell’Esposizione Internazionale, ha incontrato il suo maestro asiatico Morya, sotto le vesti di  un Rajaput, un principe.
[4] La famiglia Roerich – L’inizio del percorso http://agniyoga888.ru/ur888/family/5_beginnig.htm.
[5] L'insegnamento Agni Yoga è stato dato nei seguenti libri: Foglie del Giardino di Morya I ( The Call ) datato 1.924, ma trasmesso nel 1.920-1.923, con il primo russo originale pubblicato a Parigi nel 1.923. Foglie del Giardino di Morya II (illuminazione), datato1.925, ma trasmesso dal maggio 1.923 al giugno 1.925, Comunità (1.926), Agni Yoga (1.929), Infinito I (1.930), Infinito II (1.930), Gerarchia (1.931), Cuore (1.932), Mondo del Fuoco I (1.933), Mondo del Fuoco II (1.934), Mondo del Fuoco III (1.935), Aum (1.936), Fratellanza (1.937), Sovramundano la Vita Interiore I (1.938), Sovramundano II (1939), Sovramundano III (1.940), Sovramundano IV (1.941).
[6] Un concetto molto importante del Buddhismo è Sangha o la “Comunità”.
[7] http://www.outdoors.ru/book/rerih - Prefazione libro “N.K. Roerich Altai Himalaya”.
IL MASTER BUILDING – LA CASA DEL MAESTRO
 
Dopo la rivoluzione bolscevica, Roerich decise di emigrare dalla Russia insieme con la sua famiglia, e dopo un breve tappa in Inghilterra, si trasferisce ancora una volta nell’anno 1.920, ma questa volta negli Stati Uniti, in particolare a New York. La famiglia Roerich inizialmente attraversa un brutto periodo, viveva modestamente, mentre Nicholas Roerich, si guadagnava da vivere con la vendita di quadri e la progettazione di scenografie. Dopo il primo contatto iniziale con il Maestro Morya, nell’1.920, e dopo aver incontrato i Maestri Morya e Koot Hoomi a Londra, i Roerich cominciarono a ricevere i messaggi che iniziano con “Foglie del giardino di Morya”, Helena Roerich è colei che riceveva l’insegnamento e pertanto è chiamata la Madre dell’Agni Yoga. Durante lo stesso anno la giornalista Frances Grant e Sina e Maurice Lichtmann si unirono al loro circolo, che comprendeva due figli, George e Svetoslav Roerich. Eccettuato i Roerich, tutti i membri di questo cerchio interno erano ebrei.
 
Durante la permanenza della famiglia in Inghilterra e in America, Svetoslav studiò architettura e pittura e mentre George e Nicholas si prepararono per il loro viaggio in Asia, per questo George imparò le lingue, la storia del popolo d'Oriente e soprattutto studiò operazioni militari. Nel 1923, George, che aveva solo vent’anni, sapeva parlare fluentemente dodici lingue e poteva comunicare in altre dieci lingue (per un totale di ventidue lingue).
 
A New York, nell’1.921 nasce l’Istituto di Arti Unite, al primo gruppo di discepoli Roerich si unirono Esther Lichtmann (sorella di Maurice), Sofie Shafran (sua madre), Luis Horch un ricchissimo broker di New York e sua moglie, Nettie. Sina Lichtmann e Frances Grant lavorarono traducendo dal russo all’inglese gli insegnamenti Agni Yoga. Sina fu posta alla guida del comitato Agni Yoga. Il modo di comunicazione tra Maestro Morya e Helena Roerich erano fatte in chiarudenza, non in telepatia, le indicazioni dal Maestro erano registrate in un notebook. Le indicazioni destinato ai soli Roerich erano registrate da Helena Roerich in taccuini separati.
 
N. Roerich riceve istruzioni su come far nascere e finanziare il museo con le sue opere a New York. Il primo Museo di Roerich fu fondato il 24 marzo 1.924 in una casa di tre piani Manhattan nella parte centrale di New York City. Poco dopo questo palazzo fu demolito e al suo posto fu costruito un grattacielo di 29 piani, denominato Master Building[1], dove nei primi tre piani, l’area pubblica, che ospitava il Roerich Museum e l’Istituto Master of Arts United sono stati riempiti con dipinti di N. Roerich e con collezioni di oggetti archeologici e d’arte popolare, raccolti nel corso della spedizione Roerich in Asia centrale. C’era anche una cappella a San Sergio Radonezhsky. Il Master Building, inaugurato il 17 Ottobre 1.929[2] è l’edificio più alto sul River Side[3], il tetto fu realizzato in forma piramidale gradoni con una guglia in cima. Il palazzo fu dipinto in tonalità dal viola profondo della base al colore bianco in alto, per simboleggiare la crescita.
 
Figura 1. New York - Museo grattacielo Roerich
 
 
    Tutti gli altri piani furono adibiti in appartamenti da dare in modico affitto agli studenti, agli insegnanti e a chiunque volesse far parte di una comunità culturale. Fu un progetto grandioso che purtroppo durò poco perché minato dall’interno. Il museo divenne la sede di un’attività frenetica acquisendo una grande reputazione a livello internazionale per le idee innovative di Nicholas Roerich. Secondo una delibera approvata con direttori del museo, è stato donato al popolo americano, aperto tutti i giorni e gratuito. Il museo organizzava una serie impressionante di mostre, conferenze e concerti. Ne ricordiamo solo alcune: “Pittori canadesi”, “Arte del Messico”, “Acquarelli e disegni di pittori polacchi”, “Pittori giapponesi” e molti altri, la maggior parte di queste manifestazioni furono portate in giro per tutto il paese. Una delle lezioni memorabili, era stata tenuta nell’1.932, da Eleanor Roosevelt, la moglie del Presidente USA, sui problemi della donna moderna.
 
Durante il primo decennio del Museo è stato visitato da circa 250.000 persone. Tra i consiglieri onorari e amministratori del museo vi furono Sven Hedin, Rabindranath Tagore con i suoi fratelli, Masaryk, Einstein, Kellogg, Milliken, Dzhagadis Bose e altri.  
 
Figura 2. Tetto di metallo Master Building[4]
 
 
Il tetto di metallo è fatto a forma di montagna. In questa montagna c’era una piccola stanza, da cui si poteva salire con piccoli passi sul tetto. Sul tetto del palazzo c’era una piccola terrazza, da cui si godeva il magnifico panorama della città, e soprattutto del grande fiume. In questa stanza Roerich andava a meditare e lavorare sul piano mentale con il Maestro. Questo era il segreto di questo luogo, secondo Roerich e i più stretti collaboratori. L’ascensore, arriva solo al 25° piano, e per giungere al 29° piano si deve salire a piedi, con la scala che diventa sempre più stretta. Questo luogo, consisteva in una stanza, che era utilizzato dai Roerich e dal “cerchio interiore” dei suoi discepoli; in questa stanza Elena Roerich denominata nelle sue lettere il santuario, riceveva l’Insegnamento.
 
Come un parafulmine attira i fulmini, così quel particolare luogo attraeva ad alcuni l’approccio col mondo sottile.
 
Uno dei quadri di Roerich, che ha dipinto alcuni anni più tardi, dopo la costruzione del palazzo del Master Building è quello del Buddha Dayushii. Nel Master Building per giungere al Maestro, era necessario salire una scala piccola e stretta. Nel dipinto è lo stesso: dalla cima della montagna si scorge il Buddha Insegnante che scende giù per le scale ripide, per offrire il suo calice per i pellegrini che venivano a lui[5].
 
Figura  3. N. Roerich – Buddha Dayushii
 
Nell’1.925, Roerich e la sua famiglia partirono per l’India e il Tibet. Roerich trascorse i successivi quattro anni della sua vita viaggiando in tutta l’Asia Centrale. Sul finanziamento di questa memorabile spedizione per giustificare quanto accadde ai Roerich e alla sua opera, sono state fornite informazioni basate su luoghi comuni e non rispondenti in pieno alla verità. La prima informazione non corretta è quella che afferma che la spedizione fu fatta con il finanziamento del Governo Americano, con il sostegno finanziario offerto dagli Horch[6], ma la realtà era un po’ diversa. Ecco cosa Helena Roerich ha scritto su quest’argomento:
 
Non dimentichiamo che l'intera spedizione dell'Asia centrale, il Museo aveva chiesto un prestito a favore è stato finanziato interamente da lui [Nicholas Roerich] fuori quello che aveva guadagnato dalla vendita di suoi quadri'[7]. Quindi sarebbe una distorsione dei fatti storici affermare che la spedizione Nicholas Roerich in Asia Centrale è stata fatta dal Governo Americano. [8]
 
La spedizione in Asia Centrale è stata finanziata dal Master Institute e dal centro di Corona Mundi. Roerich diede a queste istituzioni “l'esclusiva di acquistare tutti i risultati artistici della spedizione, quali ad esempio dipinti, disegni e bozzetti, immagini “. Successivamente, all’inizio nel novembre 1.923 il diritto esclusivo è stato trasferito al Museo del Roerich. Inoltre N. Roerich diede il permesso di Louis Horch, perché esperto in finanza, di monitorare tutte le questioni giuridiche delle sue operazioni finanziarie, e il diritto di vendere i suoi dipinti o oggetti della collezione privata ai prezzi e condizioni che ritenga opportuno.
 
La seconda disinformazione è quella che la spedizione in Asia Centrale era stata finanziata dalla Russia sovietica. Tale insinuazione è collegata con la nota denuncia di Shishkin, Senkevich, Minutko e altri scrittori che cercano di collegare Roerich con l’intelligence sovietica. Queste azioni sono pura diffamazione contro la famiglia Roerich. Calunnia, calunnia, qualche cosa resterà.
 
Ovunque, la bandiera americana ci ha accompagnato fissata su una lancia mongola. Essa ci ha accompagnato attraverso il Sinkiang, attraverso il Gobi e la Mongolia, attraverso lo Zaidam, attraverso il Tibet. È stata il nostro standard … E ha salutato i governatori tibetani, i principi e loro generali. Ci ha fatto incontrare molti amici, e pochi nemici. E quei pochi erano di un tipo speciale: il governatore del Tibet settentrionale fortezza Nag-chu, il quale ci ha assicurato che c’erano solo sette nazioni in tutto il mondo. Ma egli era un altro, Taotai di Khotan, che era un ignorante completo, rinomato per i suoi omicidi.[9]
 
 Il Museo del Roerich dovette subire i colpi della grande depressione nei primi anni trenta. Il Comitato esecutivo non era più in grado di pagare l’ipoteca, che pesava sul nuovo edificio. Oltre ai naturali nemici esterni la famiglia Roerich ebbe anche dei nemici interni che la tradirono o che furono indotti a tradirli, si cercherà di ricostruire il filo delle vicende che portarono alla distruzione del centro di New York.

[1] Progettato dall’architetto Harvey Corbett.
[2] L’inaugurazione, purtroppo coincise con la grande crisi finanziaria degli Stati Uniti e del crollo del mercato immobiliare.
[3] Il costo totale della costruzione è stato di 2,9 milioni di dollari.
[4] Leonardo O. Amaral - www.Shambala-Roerich.com - http://lebendige-ethik.net/engl/index.html
[5] http://lebendige-ethik.net/de/1-Master_Building_de.html
[6] Horch fu nominato al Dipartimento Agricoltura, come specialista di marketing di alto livello del Surplus Commodity Corporation.
[7] Helena Roerich,. Lettere. Mosca, ICR, 2.001, v.3.
[8] http://en.icr.su/protection/heritage/Stetsenko_cae.php Alexander Stetsenko La spedizione dell'Asia centrale di Nicholas Roerich - realtà e finzione.
[9] N. Roerich, Il Cuore dell’Asia.
LA PRIMA SPEDIZIONE IN ASIA CENTRALE
 
La prima spedizione di Nicolas Roerich in Asia Centrale dell’1.924, fu organizzata da Nicholas Roerich Museum di New York e dal Centro Internazionale di Arti “Corona Mundi” (Corona della Pace).  L’8 maggio 1923, i Roerich lasciarono l'America per la Francia. Il 16 maggio arrivarono a Parigi, dove George stava finendo i suoi studi. E il 17 novembre, nello stesso anno, i Roerich salparono per l’India su un battello a vapore.
 
Secondo George (Yuri) Roerich, il figlio maggiore di Nicolas, che accompagnò sempre il padre nelle sue imprese, lo scopo scientifico principale era quello di creare una visione unica della terra e dei popoli dell’Asia Centrale. Un secondo obiettivo scientifico era quello di studiare le possibilità di nuove ricerche archeologiche e, quindi, i percorsi di formazione per le future missioni nella stessa regione. Il terzo obiettivo scientifico era quello di studiare le lingue e dialetti parlati in Asia Centrale e raccogliendo una vasta collezione di oggetti che illustrano la cultura spirituale di queste aree. N. K. Roerich a tal proposito scriveva:
 
Oltre ai problemi artistici della nostra spedizione - noi siamo destinati a familiarizzare con la situazione dei monumenti antichi dell’Asia centrale, per osservare lo stato attuale della religione, i costumi, e notare le tracce della grande migrazione di popoli. Quest’ultimo problema è stato sempre nei miei pensieri.
 
Svetoslav Roerich rimase con la sua famiglia in India fino all’inizio della spedizione, partecipando a brevi spedizioni scientifiche con suo padre in Sikkim, Bhutan e Nepal. In quel periodo ha studiato e raccolto oggetti d’arte e si è e occupato dello studio della medicina locale e dell’applicazione di piante officinali.  Quando i coniugi Roerich e il loro figlio maggiore George partirono per l’esplorazione in Asia centrale, Svetoslav, su istruzioni di suo padre, tornò in America per continuare la costruzione culturale avviata da Nicholas Roerich, dove rimase fino alla primavera del 1928, quando si concluse la spedizione.
 
Durante la spedizione furono raccolti e studiati reperti archeologici e antichi libri sul buddismo, furono studiati e catalogati modelli di pittura tibetana, furono create intere collezioni botaniche e geologiche. Furono trascritte le leggende e le tradizioni locali. Ancora oggi, i materiali raccolti durante la spedizione continuano ad avere grande valore scientifico.
 
Figura 1. Fotografia del 1926 spedizione
 
 
Oltre ai componenti della spedizione, con N. K. Roerich, partecipavano sua moglie Helena e suo figlio Yuri (George), che era già orientalista e linguista di professione. Per quanto riguarda la partecipazione di Helena a questa titanica impresa, anni dopo, Nicholas Roerich scrisse: “Helena ha attraversato tutta l’Asia, a cavallo, insieme a noi, in Tibet patì il congelamento e la fame, ma era sempre la prima a mostrare un esempio di vigore per l’intera carovana. Più grande era il pericolo, più allegra vivace e pronta, era lei.”
 
Il figlio minore Svetoslav non prese parte alla spedizione, da Darjeeling dove era giunto nell’1.923; quando ritornò temporaneamente negli Stati Uniti, era poco più che ventenne. Durante il suo soggiorno di tre anni in America, Svetoslav ha fatto un enorme quantità di lavoro. È sufficiente dire che, in questo periodo, è stato vice-presidente del Roerich Nicholas Museum di New York e direttore del Centro Internazionale “Corona Mundi”. Sotto la sua guida, si sono svolti mostre internazionali e concorsi, sono inoltre state istituite relazioni tra musei americani, europei e asiatici. In questi stessi anni Svetoslav ha dipinto molto, e il suo talento di pittore crebbe rapidamente.
 
Gli scopi della missione non erano solo scientifici e culturali e nemmeno solo politici come fu portato avanti da una campagna stampa, iniziata fin dai tempi della seconda missione in Asia, che ha tentato con ogni mezzo di infangare la figura di N. K. Roerich. Gli scopi della prima missione in Asia Centrale erano essenzialmente due, di cui uno segreto, da portare avanti in incognito.
     
  1. Lo scopo culturale e scientifico;
  2. Il viaggio alle Porte di Shamballa per restituire la pietra Chintamani, un frammento di un meteorite proveniente dalla costellazione di Orione.
Nel Buddismo si dice che Chintamani[1] sia una delle quattro reliquie cadute in uno scrigno dal cielo. La leggenda afferma che la Pietra, un meteorite, entrò in collisione con la superficie terrestre molti milioni di anni fa[2]. Secondo la leggenda tibetana, un cavallo alato, al galoppo attraverso l’universo, ha portato sulla Terra il cofanetto con i quattro oggetti sacri, tra i quali vi era la pietra Chintamani. Si racconta che la Pietra abbia avuto origine dalla costellazione di Orione, precisamente dal sistema stellare di Sirio, la Pietra è altamente magnetizzata, con molte proprietà importanti.
 
[1] Chintamani, scritto anche Cintamani, in sanscrito significa Gioiello del Mondo.
[2] Si parla di quindici milioni di anni fa.
DARJEELING
 
Il 2 dicembre dell’1.923, la famiglia Roerich lascia l’America e parte per l’India e alla fine di dicembre, giunse nella città di Darjeeling nel Sikkim. In un mese i Roerich percorsero 3.000 km, visitando Jaipur, Agra, Sarnath, Benares, Calcutta.
 Inizialmente N. Roerich intendeva visitare Adyar dove aveva legami con il movimento teosofico, ma all’arrivo in India, cambiò idea e andò nel Sikkim a Darjeeling, perché? Se gli incontri con gli inviati Fratellanza Bianca a Londra, New York e Chicago sono stati inaspettati e breve termine, questo incontro è stato pianificato da tempo nell’incontro a Londra dell’1.920. Nicholas Roerich, nella sua infanzia aveva appeso in casa un dipinto del sacro monte Kanchenjunga del Sikkim, quest’icona ebbe la funzione di faro spirituale per il futuro cammino di Roerich. Secondo H.P. Blavatsky, il Sikkim era il luogo dove risiedevano i Mahatma.
 
Figura 1. N. Roerich – La perla della ricerca
 
 
Nel dipinto “La perla della Ricerca” si vede in primo piano in basso a destra un guru (un maestro) con un discepolo, seduto sulla sommità di una montagna. Il guru sta esaminando una collana di perle in cerca di una perla, senza la quale il giorno non avrebbe senso. La collana - simbolo dell’eternità - indica che la ricerca non ha mai fine e continuerà per tutto il tempo. Il paesaggio di montagna colpisce come rappresentazione realistica indicando la meta, l’ascesa spirituale. Le montagne stesse simboleggiano il mondo della mente superiore, separato dal mondo terreno, vaste nubi o nebbia al centro della rappresentazione, rappresentano le barriere emozionali. Le magnifiche montagne rappresentano un mondo che è accessibile a coloro che si trovano su livelli più alti, quelli spirituali[1]. Il discepolo che N. Roerich dipinge, potrebbe essere se stesso, che inizia un percorso, un viaggio attraverso la spazio e il tempo, una ricerca che non avrà mai fine.
 
Durante la sua permanenza in Sikkim, nel 1924, N. Roerich ispirato dalla grandiosità fisica dell’Himalaya e dal fascino dei misteri spirituali collegati a esso realizza una serie di dipinti, cui diede il titolo “Il suo Paese”, la sua patria spirituale. Scriveva a questo proposito: “Ho già realizzato una serie di quadri: Perla della ricerca, Oscurità Ardente …”.
 
Durante questo stesso anno, nell’1.923, il sogno del Maestro lungamente  accarezzato, si è avverato - il 2 dicembre, N. Roerich e la sua famiglia mettono piede in India. A Darjeeling, il grande artista ha iniziato la preparazione per il viaggio più importante della sua vita - una spedizione nelle aree più remote dell’Asia Centrale. Queste aree da tempo avevano attirato l’attenzione di N. Roerich, non solo come pittore, ma anche come scienziato: era interessato a una serie di problemi relativi ai modelli di migrazione dei popoli antichi nel mondo, così pure alla ricerca della fonte comune delle culture slave e indiane[2].
 
L’arrivo di N. Roerich a Darjeeling coincise con la fuga dal Tibet del Tashi Lama, il leader spirituale dei Tibetani. I Roerich alloggiavano in una casa che aveva una vista mozzafiato dell’Himalaya, rimasero a Darjeeling per quindici mesi. Si narra che in questa casa, un tempo vi risiedesse il quinto Dalai Lama[3]. Da allora la casa è stata considerata un luogo sacro, spesso visitata, da Lama tibetani e pellegrini. A Darjeeling incontrarono dei Lama colti e spiritualmente evoluti: il Lama Minjur Dorje, e il Lama Rinpoche Ghesce della valle Chumbi con il cui N. Roerich ha stabilito una lunga amicizia, che gli impartì alcuni dei segreti di Shambhala.
 
Figura  2. Darjeeling  1.924- Yuri e Nicolas Roerich
 
 
L’obiettivo principale Nicholas era di preparare il suo viaggio in Asia centrale, per questo aveva bisogno di ottenere il sostegno ufficiale degli Stati Uniti, perché l’Inghilterra, gelosa del suo dominio coloniale in Asia, ha cercato di far fallire in più occasioni i programmi di viaggio in India e Tibet della famiglia Roerich.
 
A quel tempo il dominio coloniale inglese era totale sia sull’India sia sul Tibet. I movimenti della famiglia Roerich vennero pertanto scrupolosamente spiati e ostacolati con tutti i mezzi dai servizi segreti inglesi, perché erano Russi e la Russia era storicamente la grande rivale dell’Inghilterra in Asia.
 
Ci si potrebbe chiedere, perché un soggiorno a Darjeeling di N. Roerich per un tempo così lungo? Ci si può rendere conto più di quanto nel libro è stato omesso che è stato espresso. Si possono apprendere sorprendenti dettagli di questa parte del viaggio, dai diari di Yuri Roerich che divennero accessibili non molto tempo fa. Ora è noto che le autorità inglesi, con tutte le loro forze, ostacolarono la spedizione di Roerich attraverso l’India, e che soprattutto hanno cercato di fare di tutto per impedire che alla famiglia di andare in Tibet. A quel tempo il dominio inglese era completo sia sull’India sia sul Tibet. I movimenti della famiglia Roerich sono stati osservati scrupolosamente, causando alla spedizione un grande scompiglio. Nonostante tutti gli ostacoli, subito dopo l'arrivo dei Roerich a Darjeeling, Nicholas Roerich avuto un incontro in uno dei templi con uno dei Mahatma e il discepolo che lo accompagna.
 
Dai ricordi di Yuri Roerich, sappiamo che in seguito N. Roerich è riuscito a sviare la sorveglianza degli inglesi, e per un breve periodo, e un terzo del quale passati da Darjeeling a Lhasa (la capitale del Tibet). Da lì Nicholas e Helena Roerich, su invito del Mahatma, ha visitato il luogo più sacro del nostro pianeta - Shambhala. Hanno discusso con il Grande Mahatma dell'Himalaya e ricevuto la sua benedizione con l’indicazione per il Sentiero interiore e per il loro imminente viaggio in Asia Centrale. È proprio questo fatto che rende possibile per noi di comprendere le azioni future di Nicholas Roerich.[4]
 
Nel suo diario N. Roerich scrive: “Nel Sikkim stesso c’era un Ashram dei Mahatma. Il Mahatma venne nel Sikkim a cavallo. La presenza fisica dell’Ashram fa conoscere il significato solenne di questi luoghi. Naturalmente, l’Ashram è ora trasferito dal Sikkim. Certo, ora i Mahatma hanno lasciato il Sikkim. Ma erano lì”. In un piccolo tempio sul ciglio della strada situato lungo la strada dal Monastero di Gum a Darjeeling, nel 1923 i Roerich incontrarono il Grande Maestro.
 
Nonostante tutti gli ostacoli, subito dopo l’arrivo dei Roerich a Darjeeling, Nicholas Roerich ebbe un importante incontro con un Mahatma: “Nell’1.924, a Ghoom, nei pressi del vecchio convento costruito da un lama mongolo che ha collocato una grande statua di Maitreya (di 4,57 m) ebbe l’incontro di N. Roerich con il Maestro Morya, e con il discepolo che lo accompagnava[5], discutendo in modo dettagliato gli obiettivi per la spedizione in Asia Centrale e in particolare la missione a Mosca”.
 
Figura 3. Darjeeling  Ghoom - Tempio dove Roerich si è incontrato con il Mahatma Morya
 
 
Nel mese di settembre dell’1.924, Nicholas Roerich lascia temporaneamente il Sikkim per andare in Europa e in America. Grazie ai contatti e agli sforzi dei suoi amici e discepoli americani, ottiene il permesso di viaggiare sotto la bandiera americana e gli furono forniti tutti i documenti necessari. Poiché la spedizione doveva andare nei Monti Altai situati in territorio sovietico, N. Roerich doveva mettersi in contatto i rappresentanti diplomatici del governo sovietico all’estero per ottenere il visto per entrare nell’Unione Sovietica e giungere a Mosca con il segreto compito di consegnare alle autorità politiche una missiva dei Mahatma. Sulla via di ritorno dagli Stati Uniti, Nicholas Roerich parlò con Cicerin, il rappresentante sovietico a Berlino, il quale gli confermò la necessaria assistenza da parte delle autorità sovietiche. La visita di N. Roerich all’ambasciata sovietica a Berlino non passò inosservata ai servizi segreti britannici.
 
Per quanto riguarda gli scopi scientifici e culturali, la risposta viene quando si studia non solo il percorso fatto dalla spedizione, ma anche le opinioni storiche di Roerich. I coniugi Roerich erano teosofi, Helena con la collaborazione di Nicolas tradusse la Dottrina Segreta in russo, scritta originariamente in inglese. Nella parte introduttiva alla Dottrina segreta di H.P. Blavatsky sono fornite precise informazioni riguardanti antiche civiltà che fiorirono attorno alla depressione del Takla Makan facente parte del deserto del Gobi che un tempo era una regione fertile. Un esploratore russo, il Generale Prjevalsky, nell’1.873 fece il resoconto delle proprie scoperte nel deserto del Takla Makan: trovò presso l’oasi di Cherchen, corpi naturalmente disidratati di uomini e donne occidentali, inoltre Prjevalsky, udì leggende su altre ventitré città sepolte da secoli sotto le sabbie del deserto. Il racconto dell’esploratore russo Prjevalsky[6] riguardante le mummie occidentali, non ha avuto eco in campo scientifico, le sue scoperte sarebbero finite nell’oblio se H.P. Blavatsky nel XIX secolo, non le avesse riportate nella prefazione della Dottrina Segreta[7]. È risaputo che il tempo è un galantuomo che restituisce a ognuno il suo, dovevano però passare cento anni, aspettando il 1.978 con la scoperta “ufficiale” delle mummie dalle caratteristiche somatiche occidentali da parte degli archeologi cinesi.
 
Per quanto riguarda il viaggio alle Porte di Shamballa, altre Informazioni riguardanti l’ubicazione di Shamballa con il deserto del Gobi si trovano negli scritti di H.P. Blavatsky. Per Nicolas Roerich Il luogo recondito, Shamballa, aveva una posizione geografica esatta. “Certe indicazioni, nascoste dai simboli, indicavano il sito di Shamballa nel Pamir, in Turkestan e nel Gobi ... tuttavia non dimentichiamo, che anche i kirghisi dei monti del Kun Lun abitano in capanne e si occupano dell’allevamento di bestiame”. Questi luoghi, secondo N. Roerich, erano menzionati perché vicino a Shamballa la gente viveva in capanne e si occupava dell’allevamento di bestiame. Il Kun Lun era menzionato da Roerich più di una volta in relazione a quei luoghi di orientamento che si riferivano al Paese Recondito[8]. Questo crinale figurava anche nelle leggende degli uomini di antica fede che parlavano di pellegrinaggio alla ricerca di Belovodye. Questo itinerario decifrato geograficamente da Roerich faceva parte di quello della spedizione in Asia Centrale.
 
Il percorso della spedizione attraversò il Sikkim, il Kashmir, il Ladakh, la Cina (Xinjiang), l’Altai, la Mongolia, e il Tibet.
 
Perché fu scelto proprio quell’itinerario? Sul tratto del Sikkim vi erano monasteri antichi. N. Roerich incontrò dei lama, fece lunghe conversazioni con i loro priori. Le leggende nascevano dal sacro Kanchenjunga, detto la Montagna dei Cinque Tesori. Una realtà sconosciuta stava dietro queste leggende. Il pittore russo era in contatto  con questa realtà e la rispecchiò nelle tele dipinte in Sikkim. La realtà stessa assomigliava alla leggenda. L’itinerario definitivo della spedizione  in Asia Centrale fu elaborato lì, nel Sikkim. N. Roerich, era interessato a trovare attraverso i tumuli, le pitture rupestri ed altro le tracce dei percorsi migratori di antichi popoli da occidente ad oriente e viceversa. Voleva essere il primo occidentale a dipingere e documentare le vaste catene montuose dell’India, del Tibet e dell’Asia Centrale e cercare di scoprire i tesori a lungo nascosti dalle sabbie del deserto.[9]
 
Si comprende perché il tragitto della prima grande spedizione in Asia centrale dei Roerich disegna un cappio, un anello, che comprende gli Altai, la Mongolia e il deserto o del Gobi.
 
[1] Nicholas Roerich - vita e l’opera di un maestro russo" di Jacqueline Decter.
[2] http://en.icr.su/family/snr/
[3] Ritenuto oggi il più potente tra i Dalai Lama, pacificò e unificò il Tibet sotto l’ autorità della scuola Gelugpa, costituendo un'organizzazione statale centralizzata il cui simbolo fu il palazzo del Potala di Lhasa. Si dice che N. K. Roerich, a Darjeeling fosse stato riconosciuto come la reincarnazione del quinto Dalai Lama.
[4] La famiglia Roerich - Ciao India http://agniyoga888.ru/ur888/family/7_india.htm
[5] Il discepolo era il Maestro D. K.
[6] Prjevalsky è citato per le sue missioni politiche e geografiche in quelle regioni ma non per le misteriose mummie.
[7] Gli scritti di H. P. Blavatsky sono tanto denigrati quanto sono una quasi unica preziosa fonte d’informazione.
[8] L’intima conoscenza dell’Oriente e le molteplici esperienze di Nicholas unite alla sua vasta cultura, spiegano perché venne ricevuto con onore quasi ovunque egli andò durante la spedizione in Asia Centrale e perché cinesi meravigliati dalla sua conoscenza lo chiamavano “l’Iniziato” .
[9] Ludmila Shaposhnikova: “Un viaggio attraverso lo spazio e il tempo”.
I SEGRETI DEL DESERTO DEL GOBI
 
Le tundre del Nord e il deserto di Gobi nascondono tesori, ma sarebbe forse ben fatto affrettarsi a rivelarli? Solo un alto livello di coscienza saprebbe trattare valori tanto preziosi. Conoscendo la spirale dell’evoluzione non si gettano diamanti sotto le ruote dei carri.[1]
 
Dove adesso si trovano solo laghi salati e, i desolati deserti, del Gobi, del Takla Makan, di Tsaidam e della Zungaria, vi era un vasto mare interno che si estendeva sull’Asia Centrale. Questo mare rimase fino all’ultimo grande periodo glaciale, quando circa 12.000 anni fa un cataclisma locale spazzò via le acque al Sud e all’Ovest, formando un grande e isolato deserto, lasciando un’oasi, con un lago e un’isola al centro. Il deserto del Sahara si è formato allo stesso modo: all’inizio un mare aperto, poi divenne lago e infine si disseccò lasciando posto solo alle sabbie. In questo mare, vi era una splendida Isola Bianca (Shveta-Dvipa), sopra la quale fu costruita la città di Shamballa, che per la sua bellezza non aveva rivali al mondo … era abitata dagli ultimi residui della razza che precedette la nostra: misticamente chiamati i Figli della Nebbia di Fuoco . … L’isola nel Mare del Gobi con i suoi resti di una splendida civiltà, esiste tuttora come oasi circondata da sabbie che non sono state calpestate da piedi di uomini.
 
Le comunicazioni con l’Isola Bianca, ci informa H. P. Blavatsky, avvenivano tramite passaggi sotterranei, che comunicavano in tutte le direzioni, l’isola è ora ricoperta dalle sabbie del Gobi. Le sabbie del deserto del Gobi si muovono continuamente spinte da terribili raffiche di vento che soffiano in continuità. Le leggende, le tradizioni locali narrano che in un lontano passato lì vi era la sede di uno dei più ricchi imperi del mondo. Marco Polo nel descrivere il Deserto del Gobi scriveva che si udivano suoni, a volte canti e a volte gemiti che ispiravano terrore nei viandanti. In ogni caso le sabbie del Deserto del Gobi sono anche note come sabbie che cantano, un fenomeno naturale per gli scienziati. La posizione di Shambhala nel deserto del Gobi descritta da H. P. Blavatsky non è sorprendente, giacché i Mongoli, tra cui i buriati della Siberia e i calmucchi della bassa regione del Volga, erano forti seguaci del Buddhismo tibetano, in particolare gli insegnamenti del Kalachakra. Da molti secoli, i Mongoli in tutto il mondo credono che la Mongolia è la terra a Nord di Shambhala.
 

Figura 1. Mare del Gobi[2]
 
N. Roerich nell’1.935, dipinse ciò che vide nel Deserto del Gobi, in Mongolia davanti a dei piccoli menhir: una scultura di pietra, che raffigura un Guardiano, con un Calice ornato da fuoco posto nella sua mano sinistra. N. Roerich ammise che a volte un calice era un simbolo di fuoco, e non potrebbe essere collegato con il concetto di un rituale di sepoltura. Il calice è collegato al Graal e alla pietra del cielo Cintamani, pertanto, la scultura del guardiano con il calice è un’indicazione e un avvertimento: ci si trova in un luogo sacro protetto.
                                    
Figura 2. N. Roerich - Guardiano del Deserto e del Calice
 
 
N. Roerich rese testimonianza con i suoi dipinti ogni volta che si trovava di fronte ad un’opera d’arte perché era consapevole che quello che lui aveva ammirato un giorno non fosse stato più possibile per l’opera distruttiva degli uomini. La distruzione delle enormi statue a Bamiyan per opera dei fanatici talebani conferma tristemente i timori di N. Roerich.
 
… che una statua inestimabile possa essere distrutta da un fanatico, o un monumento da un ignorante - in tutto questo c'è una ferocia abissale … Lasciando un prezioso monumento nel deserto, abbiamo spesso chiesto la guida, “sarà sicuro?” E, saggio in esperienza, lui scuoteva la testa: "Può essere da bestie, ma difficilmente dalla gente."[3]
 
La tradizione narra che sotto le sabbie vi siano nascoste grandi ricchezze, statue, armi oggetti artistici. Nessuno dei locali osa toccare il tesoro perché si dice che sia sotto un potente incantesimo. La scoperta sarebbe pagata con la morte. Crudeli spiriti di nome Bahti, custodiscono i luoghi fino al tempo prescritto per la loro riscoperta. Questi luoghi afferma la  Signora Blavatsky sono gelosamente difesi contro qualsiasi intrusione straniera. Marco Polo chiama il deserto del Gobi, deserto di Lop (vicino alla città di Lop, oggi Charklik, nei pressi del lago salato di Lop Nur[4]) o Gran Deserto. Marco Polo ci dice che si impiega un anno ad attraversarlo. Il cibo e l’acqua sono scarsissimi e si rischia di perdersi a causa di allucinazioni e spiriti maligni ingannevoli, scriveva che:
 
“È un fatto assodato e riconosciuto che questo deserto ospiti molte presenze maligne, che spingono i viaggiatori alla distruzione con le illusioni più straordinarie”. Questi spiriti, o djinn, “a volte riempiono l’aria con i suoni di ogni tipo di strumento musicale, e anche di tamburi e  il fragore delle armi”... “quando l’uomo cavalca di notte per il deserto, succede questo che se qualcuno rimane indietro dai compagni per dormire o per altro, quando poi vuole raggiungerli, ode parlare spiriti nell'aria che assomigliano ai suoi compagni e più volte si sente chiamare con il suo nome proprio ed è fatto sviare talvolta in modo che mai più lo si trova; e molti in questo modo si sono già perduti”.
 
Gurdjieff, nell’1.988, dopo aver visitato la mistica comunità di Sarmung, situata sugli altopiani del Pamir dove nasce il fiume Oxus, decise di esplorare il Deserto del Gobi. Non disse cosa scoprì tra le sabbie, scrisse che il suo gruppo aveva ideato un sistema per vedere ciò che le sabbie mosse dal vento nascondevano.
 
Facemmo loro molte domande ed essi ci svelarono ogni genere di credenze riguardanti il Deserto del Gobi. Nella maggior parte dei racconti si affermava che sotto le sabbie dell’attuale deserto erano sepolti villaggi e perfino intere città, con innumerevoli tesori e ricchezze appartenuti a popoli che avevano abitato la regione, un tempo prospera. Il luogo dove erano queste ricchezze, si diceva, era conosciuto da alcuni uomini dei villaggi vicini; era un segreto che si tramandavano da padre in figlio, sotto il vincolo del giuramento, e chiunque violasse questo giuramento doveva subire un castigo speciale … cosa che molti avevano sperimentato … più di una volta si fece allusione a una certa regione del deserto, dove era sepolta una grande città.[5]
 
N. K. Roerich, nell’1.927, nel corso della sua spedizione in Asia Centrale, tornando dalla Mongolia attraversò il deserto del Gobi dirigendosi verso l’altopiano del Tibet giunse nell’arido bacino del Qaidam o Tsaidam delimitato fra i monti dell’Altyn Tagh che lo separano dal Taklamakan e dai monti del Kun Lun che lo separano dall’altopiano del Tibet.
 
Chi rammenta ormai gli splendidi signori di Atlantide? Solo presso le paludi di Tsaidam si possono ancora vedere immagini delle radiose città di quel tempo. [6]
 
Qaidam (Tsaidam) nome mongolo che significa “palude di sale”, un quarto del bacino è, infatti, coperto da laghi e da cedevoli litorali di sale, pericolosi perché è facile affondare. Qaidam è anche la sede del Lago Qarhan , che contiene 60 miliardi di tonnellate di sale. N. Roerich nell’1.929, pitturò le paludi di Qaidam e i luoghi sembrano essere quelli delle recenti scoperte nel deserto di Tsaidam.                                   
 
Figura 3. Tsaidam – Baigong – N. Roerich Paludi Tsaidam
 
 
Nell’1.996 sono stati scoperti nei pressi della città di Delingha, vicino alle pendici del Monte Baigong all’interno di tre grotte una serie di serie di tubi metallici incorporati nella roccia di cui uno di 40 cm di diametro, che risalirebbero a un periodo compreso tra i 70.000 e i 150.000 anni fa. Ad accentuare il mistero del luogo, ai piedi della collina vi è una distesa di pietre che assomigliano ai Menhir e a quelle antiche sepolture che N. Roerich ha perpetuato nel dipinto Kereksury[7].
 
Il Deserto del Gobi, un tempo era un mare, attorno al quale fiorivano e prosperavano civiltà. Alla fine del diciannovesimo secolo H. P. Blavatsky nel proemio della Dottrina Segreta scriveva che:
 
Le regioni ora desolate e prive d’acqua del Tarim – un vero deserto nel cuore del Turkestan – erano anticamente coperte da città ricche e fiorenti … La gigantesca continua muraglia di montagne che circonda tutto l’altopiano del Tibet, dal corso superiore del fiume Khuan-Khe alle colline del Karakorum, ha visto una civiltà durata millenni che potrebbe narrare strani segreti al genere umano. Le parti orientali e occidentali di queste regioni – il Nan-Shan e l’Altyn-Tagh – erano un tempo ricoperte di città che avrebbero potuto gareggiare con Babilonia. Un intero periodo geologico è trascorso su quella terra da quando quelle città sono scomparse, come testimoniano i monticelli di sabbia mobile e il suolo ora sterile e morto delle immense pianure centrali del bacino di Tarim. All’interno di questi altipiani di sabbia c’è l’acqua e si trovano fresche e fiorenti oasi … alcune completamente inaccessibili … Costruiti nelle profondità delle viscere della terra, i magazzini sotterranei sono al sicuro; e siccome le loro entrate sono nascoste, non esiste il pericolo che siano scoperte, anche se numerosi eserciti dovessero invadere i deserti sabbiosi.[8]
 
Così profonda era la sua devozione alla memoria di H.P. Blavatsky che N. K. Roerich nell’1.925 dipinge “Il Messaggero” a lei dedicato e lo portò personalmente ad Adyar, alla sede internazionale della Società Teosofica. Helena Roerich, afferma che H.P. Blavatsky era un messaggero della Fratellanza Bianca di Shambhala.
 
Figura 4. N. Roerich – Il Messaggero
 
H.P. Blavatsky fu indubbiamente un’ardente messaggera della Fratellanza Bianca, ed è assolutamente certo che portò una conoscenza affidabile. Certamente fra tutti i teosofi, solo la Blavatsky ebbe il privilegio di ricevere l’Insegnamento direttamente dai Grandi Maestri in uno dei loro Ashram in Tibet. Lei fu il grande spirito che accettò l’amaro compito di trasmettere all’umanità, perduta nei dogmi morti e sulla via dell’ateismo, l’impulso a studiare la grande Dottrina sacra dell’Oriente. Infatti, solo tramite H.P. Blavatsky fu possibile avvicinarsi alla Fratellanza Bianca, perché lei era l’anello di congiunzione alla Catena gerarchica. [9]
 
Lo studioso orientalista David Reigle[10] dimostra che per H.P. Blavatsky, gli Istruttori dell’insegnamento sono stati effettivamente affiliati Buddismo Vajrayana, e al Kalachakra Tantra, inoltre erano anche affiliati in una tradizione più segreta, non limitata al solo Tibet o al Buddismo. La metafisica presente nella Dottrina Segreta di H.P. Blavatsky e i suoi insegnanti non appartengono alla Scuola Gelugpa dei berretti Gialli, scuola a cui sia il Dalai e il Panchen Lama appartengono, Si è suggerito una più stretta affinità con la scuola Jonangpa[11], e con più piccoli gruppi tradizionali perseguitati. Eppure le origini dell’insegnamento di H.P. Blavatsky non sono in Tibet, o almeno, non in lingua tibetana. Si ricorderà che la maggior parte delle scritture tibetane è stata tradotta dal sanscrito. La fonte originale può essere in una lingua diversa, che H.P. Blavatsky chiama Senzar. Il lavoro intrapreso da H.P. Blavatsky è stato continuato dai coniugi Roerich[12] entrambi hanno lavorato per creare un ponte fra Oriente e Occidente e per affermare una metodologia di ricerca che possiamo oggi definire come “olistica”.
 
[1] Agni Yoga - Sovramundano I, 9.
[2] Ipotetica ricostruzione effettuata dall’autore.
[3] N. Roerich, Pechino 1.935 -  http://www.agniyoga888.ru/ur888/INVINCIBLE/1_invincible.htm.
[4] Il lago salato di Lop Nur è vicino al lago salato di Qaidam attraversato dalla spedizione Roerich.
[5] G. I. Gurdjieff, “Incontri con uomini straordinari”, p. 230, Adelphi.
[6] Agni Yoga - Sovramundano I, 40.
[7] Lo si può ammirare nel capitolo successivo.
[8] H. P. Blavatsky, La  Dottrina Segreta, I, pag. 50, Edizioni Sirio Trieste.
[9] Helena Roerich, Lettere I, 31
[10] David Reigle (in collaborazione con la moglie Nancy) è un noto orientalista, con una buona reputazione come studioso buddista in sanscrito. Per leggere i suoi lavori http://www.easterntradition.org/
[11] Una volta considerata setta eretica dalla dominante Gelug-pa e addirittura ritenuta estinta, il Jonang-pa tradizionale è infatti sopravvissuto ed è ora ufficialmente riconosciuto dal governo tibetano in esilio come una quinta scuola di Buddhismo tibetano. Jonang è particolarmente importante in quanto ha mantenuto il lignaggio pratica Kalachakra, soprattutto delle pratiche fase il completamento. Infatti, il Kalachakra è la pratica principale della tradizione tantrica Jonang-pa.
[12] Helena Roerich è la prima traduttrice in russo della Dottrina segreta di Helena Petrovna Blavatsky (1.831-1.891), scritta originariamente in inglese, benché la Blavatsky fosse russa di nascita.
LE SCOPERTE ARCHEOLICICHE DELLA PRIMA SPEDIZIONE
 
Figura 1. Mappa tratta dal libro di N. Roerich, Cuore dell’Asia.
 
 
La spedizione effettuata dal Professor Nicholas K. Roerich nell’1.924, in Asia Centrale, fu per il XX secolo, una delle più grandi mai organizzate: composta di circa 100 cavalli da soma, oltre ai cavalli normali, sedici muli, sedici yak e arieti di montagna. Vi parteciparono, inoltre circa sessanta indigeni, tra tibetani, chirghisi, ladakhi e altri. In quattro anni dall’1.924 all’1.928 la spedizione descrisse un cerchio grandioso: furono percorsi 25.000 Km, incontrando innumerevoli torrenti e fiumi, attraversando 35 dei passi di montagna più alti al mondo, ognuno dei quali è più alto del Monte Bianco, tre di questi passi sono alti ciascuno più di 5.400 metri.
 
Figura 2. N. Roerich – Rohtang Pass
 
 
Gli yak e gli arieti dovevano essere usati sui passi più alti, poiché i cavalli a quelle altitudini non sono in grado di trasportare più del loro stesso peso. I membri della spedizione sperimentarono gli effetti letali della cosiddetta “neve calda”, quando la neve, che riflette i raggi del sole, emette un calore insopportabile, da cui è impossibile scappare. A questo effetto occorre aggiungere quello di una parziale cecità, dovuta al riflesso della neve illuminata dal sole che provoca una visione sdoppiata che perdura fino a cinque o sei giorni. Sugli alti passi di montagna hanno patito di mal di testa cattiva circolazione, sanguinamenti dai nasi e da altri organi deboli, come quando la carovana attraversò i passi di Kardong, Sasser, Karakorum. Gli stessi sintomi erano patiti anche dagli animali da soma, lungo la strada, i membri della spedizione videro parecchi animali deboli, che sanguinavano fortemente, e che per tale motivo erano stati abbandonati al loro destino: il Karakorum in particolare, era ricoperto di scheletri di tutti i tipi di animali: cavalli, asini, muli, yak, cammelli e cani. La spedizione si mosse un mese prima del previsto, a causa  dell’inizio anticipato dell’inverno, in caso contrario, sarebbe stata bloccata per quasi un anno, dato che i passi di montagna sono attraversabili solo per un breve periodo, in autunno e in estate.
 
Figura 3. Le catene montuose interessate dalla spedizione
 
 
Partendo da Darjeeling nell’1.924, la prima tappa fu nel Sikkim, un piccolo regno che si trovava vicino all’India Britannica, per poi proseguire versi il principato indiano del Kashmir. Dal Kashmir i Roerich si recarono in Ladakh, poi attraverso il Karakorum si misero in cammino verso il massiccio del Kunlun nello Xinjiang cinese, scesero nel deserto del Taklamakan e visitarono le città di Khotan, Kashgar, Urumqi. Si diressero in Zungaria fino al lago Zaisan, attraversarono il confine con l’Asia Orientale Sovietica e la famiglia Roerich proseguì in missione verso Mosca. Da Mosca i Roerich ritornarono per ricongiungersi con il resto della spedizione nel sud della Siberia, proseguirono verso i monti Altai, poi in Mongolia, verso la capitale Ulaan-Bator. Lasciarono la Mongolia attraversando il deserto del Gobi, dirigendosi versi i monti del Nan-Shan, attraverso il terribile deserto di sale dello Tsaidam (Qaidam) per giungere al Tibet orientale, per poi ritornare a Darjeeling attraverso strade non percorse dalle carovane.
 
In tutta la storia dell’umanità, non c’è mai stata una simile grandiosa spedizione scientifica attraverso l’Asia Centrale. N. Roerich l’ha fatto due volte: la spedizione viaggiò lungo l’altopiano tibetano da sud a nord in Occidente e da nord a sud in Oriente. I grandi viaggiatori ed esploratori russi dell’Asia, Nikolaj M. Prjevalsky e Koslov, sognarono di attraversare l’Asia Centrale da nord a sud, ma il loro progetto non si avverò.
 
Nessun’altra spedizione in Asia Centrale fra quelle conosciute ci ha dato una tale quantità di materiale artistico di prim’ordine. Per la prima volta, decine di nuove cime e passi di montagna furono segnati sulle mappe, furono trovati rarissimi manoscritti e raccolti materiali linguistici e opere folcloristiche, e furono minuziosamente descritti i vari costumi locali. N. K. Roerich raccolse una delle collezioni più straordinarie di stendardi sacri dai monasteri tibetani. I quadri dipinti da Roerich, sia durante la spedizione in Asia Centrale, sia dopo di essa, non erano soltanto illustrazioni dell’itinerario, come sono di solito le foto e gli schizzi eseguiti strada facendo, completavano i dati raccolti dalla spedizione, anzi, ne costituivano una parte a se stante, senza di essi il materiale raccolto sarebbe stato incompleto e incompiuto.
 
Dipingere durante una spedizione ha le sue difficoltà da un punto di vista fisico. Durante la spedizione, le tele, che erano imballate in scatoloni, ognuno del peso di circa 37 Kg, dovettero essere trasportate sui cavalli. Ad esempio, a Darjeeling, dove alcune delle serie pittoriche di N. Roerich erano state completate, c’era il pericolo costante che si depositassero sedimenti di muffa sui dipinti, a causa dell’umidità dei monsoni. Per evitare ciò era necessario asciugare costantemente le tele con l’aiuto di alcune stufe. Nonostante le enormi difficoltà, durante il viaggio Roerich realizzò 500 dipinti[1] raffiguranti un panorama completo dell’est, incluse rappresentazioni di alcune tra le leggende più sacre.
 
N. Roerich vede una roccia dove è incisa l’eroica spada di Gesar Khan. L’artista propone in un dipinto la Spada di Gesar Khan quello che ha visto commentando, di nuovo davanti a noi ci sono le grotte e le vette del sacro pellegrinaggio. N. Roerich chiama orgogliosamente lama Mingiyur la pietra su cui è scolpita l’immagine della spada di Gesar Khan. N. Roerich si domanda, dove aveva visto questa tipica spada-pugnale? Nel Caucaso, a Minusinsk, in molti Sarmati e celtiche antichità. A Lahul, nei pressi di Keylanga Hag, la principale città, il dipinto “Tre spade”, raffigura su una pietra antiche armi.
 
Le vicende di Gesar Khan nelle opere di Nicholas e Yuri Nikolaevich Roerich occupano un posto speciale. Entrambi scorsero in Gesar il passato e il futuro leggendari dell’umanità. Si narra in oriente che Gesar Khan arriverà con un esercito invincibile per distruggere gli elementi malvagi di Lhasa e promuove la giustizia e la prosperità universali. In Tibet, affermano i Roerich, abbiamo potuto verificare la prevalenza di questa tradizione. Roerich narra che gli è stato riferito che alla corte di Gesar Khan a K'am (Kama), sono state raccolte le spade e le lance del suo esercito, che fungono da travi del suo castello.
 
Figura 4. N. Roerich – Spada di Gesar Khan. 1931 - Tre Spade
 
 
Parlando di una di tali tele A. Okladnikov, archeologo, storico ed etnografo dell’Accademia delle scienze dell’URSS, scrisse: “Il bozzetto archeologicamente preciso, eseguito dal vero, permette di determinare la data della pittura rupestre che è servita da prototipo per esso. Sono la spada e il pugnale propri dell’epoca delle tombe a piastre. S’incontrano abbastanza spesso di là dal lago Bajkal e in Mongolia, sulle pietre vi è l’immagine dell’arma più importante dell’antico guerriero della fine del secondo e della prima metà del primo millennio a.C.”[2].
 
I dipinti di N. Roerich ci ricordano molto della nostra storia, il nostro pensiero, il nostro patrimonio culturale e spirituale, molto non solo sul passato dell'India, ma qualcosa di permanente ed eterno. E ci sentiamo in debito con Nicholas Roerich, che ha rivelato questo spirito nei suoi quadri magnifici. (Jawaharlal Nehru)
 
Nicholas era interessato ai problemi inerenti alle vie dell’interazione culturale fra vari popoli, alla continuità del formarsi per strati delle culture tradizionali e anche alla ricerca delle fonti antichissime che crearono delle grandi comunanze culturali. L’India, la Cina, la Siberia sovietica, la Mongolia, il Tibet, erano paesi che avevano diversi livelli di sviluppo, diverse condizioni sociali ed economiche, diversi contesti storici e culturali. L’itinerario della spedizione in Asia Centrale era come se li unisse in un unico insieme. Sugli abiti multicolori delle donne del Ladakh notò come la mantellina ricamata di seta rassomigliasse a quella bizantina e i copricapi alti ricordassero i colbacchi dei boiari russi. I fermagli metallici del Ladakh fissati alla spalla destra ripetevano le fibbie della Scandinavia. Ai mercati di Kashgar Roerich vide i bauli del primo Rinascimento.
 
“Oltre agli obiettivi artistici, - scriveva Roerich, - durante il nostro viaggio volevamo conoscere i monumenti dell’antichità dell’Asia Centrale, osservare l’attuale stato della religione, delle usanze e tradizioni, rivelare le tracce della grande migrazione dei popoli. Quest’ultimo problema mi assillava da sempre.”
 
N. Roerich, era attratto dalle antiche migrazioni dei popoli che considerava come fattore di una larga cooperazione culturale. Proprio su queste migrazioni pose la sua attenzione: tombe, antiche iscrizioni sulla pietra, megaliti misteriosi, tutto questo rappresentava tracce precise nell’antichità. Nei monti Altai dove i Roerich rimasero per circa un mese, oltre a raccogliere minerali, hanno potuto ammirare e studiare petroglifi e antichi tumuli, menhir le “pietre lunghe”, e statue di pietra misteriosamente rivolte sempre verso Oriente.
 
Figura 5. Altai - menhir e sculture rupestri
 
                          
 
Nel 1.993, gli archeologi hanno trovato il corpo mummificato di una giovane donna, una principessa, su Ukok Plateau nella regione di Altai della Russia. L’altopiano è situato nella zona di frontiera fra la Russia e la Mongolia.[3] Era una bella donna, giovane e raffinata con i capelli biondi, non asiatica. Sulle braccia portava i tatuaggi di un cervo e di un muflone: sul ventre il disegno di un giaguaro. Il suo volto, con gli occhi chiari, aveva dei tratti europei. Il cervo è senza dubbio un animale assai importante per gli Indoeuropei, tanto per quanto riguarda gli aspetti linguistici quanto per i significati che al cervo si sono associati. Infatti, esso è uno degli animali fondamentali della primitiva patria nordica che i loro progenitori abitarono in epoche remote. Il cervo era significativamente associato col simbolismo del sole e della luce, come recita l’Edda: «Da Sud vidi il cervo solare muovere – i suoi piedi stanno sulla terra – ma le corna raggiungono i cieli». In Grecia, il cervo era consacrato ad Apollo, Atena, Artemide, Dèi della purezza e della luce, in India, rappresenta la cavalcatura di Vayu, il dio dell’Aria, il più veloce degli Dei. Vayu è il Vento, il respiro di Varuna nel Cosmo, corrispondente al prana. Nella cosmologia scandinava i quattro cervi sull’albero del mondo rappresentano i quattro venti. Un’altra mummia fu ritrovata nell’1.995 nella zona dei monti dell’Altai a 2.600 metri di altezza, perfettamente conservata in un blocco di ghiaccio all’interno di una vera e propria necropoli: un guerriero con le trecce che conservano il colore rosso e soprannominato quindi “il guerriero rosso”.
 
Spostandosi verso Sud dai monti degli Altai, attraversando la Zungaria, si giunge alle montagne cinesi dello Tien Shan e al Bacino del Tarim, lì N. Roerich, udì racconti di antiche città nella valle dell’Yarkand Darya. Parlando con gli abitanti del luogo udì che nelle città sepolte si trovavano nelle tombe corpi essiccati di persone molto alte, di altezza certamente superiore a quella dei mongoli.
 
Per due millenni, indomabili onde di tribù nomadi si sono sostituite l’una all’altra, fondando una civiltà potente, e assorbendo la popolazione nativa. Per secoli, antichi nomadi su una delle più antiche e storiche vie di montagna in Asia, passarono a nord delle Montagne Celesti, e del Tien Shan, che collega gli altipiani della Mongolia con le steppe, che si trovano a nord del Mar Caspio e Mar Nero, il rumore delle orde a galoppo risuonava. Non possiamo ancora capire le origini di questo potente movimento di popoli ... scrisse nel suo diario, Yuri Roerich [3. 109]. E ancora: "Uno degli obiettivi della nostra spedizione è stata la registrazione di quanto abbiamo trovato, i tumuli e le altre tracce di culture nomadi lungo il confine settentrionale del Tien Shan, dell’Altai, delle montagne Dzhairovyh, non ancora descritte nella letteratura scientifica"[4]
 
Questi posti erano indirettamente citati da H. P. Blavatsky nella Dottrina Segreta: “Le regioni ora desolate e prive d’acqua del Tarim – un vero deserto nel cuore del Turkestan – erano anticamente coperte da città ricche e fiorenti[5].
 
Notando gli aspetti comuni nelle culture di Russia e India, studiando le culture degli antichi paesi asiatici, N. Roerich concluse che c’è più somiglianza che differenza nelle culture dei diversi popoli. Questa somiglianza unisce i paesi dell’Asia con quelli dell’Europa e dell’America. N. Roerich trovò scolpiti sulle rocce dell’Altai, Mongolia, Ladakh e Turkestan cinese, stambecchi di montagna, arcieri, figure che correvano. Sulla strada per Ladakh vide e dipinse quei disegni sulle rocce chiamati petroglifi che risalivano al neolitico.
 
… ho esplorato i massi scolpiti con immagini di capre di montagna, con cacciatori con archi e svastiche. Queste pitture rupestri sono ampiamente distribuite nel Ladakh e vicine alle zone montane, inoltre, si trovano anche nelle oasi di Sanju, sul versante settentrionale del passo.[6]
 
Il Sanju o Sanju-la (5.364 m), è un passo di montagna dei Monti Kun Lun[7] dello Xinjiang cinese. Era l’ultimo di una serie di passaggi difficili sui percorsi estivi più comuni delle carovane tra il Ladakh e il bacino del Tarim. E qui, nel Turkestan cinese, sul lucido-marrone delle rocce del massiccio del Kun Lun, ritroviamo incise sulla roccia i dipinti fatti da N. Roerich: le sagome della capra di montagna con grandi corna ritorte, le danze rituali, e processioni di persone alcune pronte a scagliare una freccia da un arco. L’artista dà una precisa caratterizzazione stilistica ai petroglifi per inserire queste immagini nel paesaggio, come se esistessero da tutta un’eternità. N. Roerich, idealmente, “collegò” con un filo logico queste pitture rupestri asiatiche con quelle della Scandinavia, dell’Ungheria e persino fin dell’America. Il tempo dimostrò che aveva avuto ragione.                    
 
Figura 6. N. Roerich – Ladakh
 
 
 
 
 
Figura 7. Kashmir - Incisioni rupestri
Nelle fotografie d’incisioni rupestri Chilas, Kashmir, a sinistra e al centro si vedono - simboli solari, e fotografia a destra - l'immagine di una capra[8].
 
Nei suoi viaggi N. Roerich sempre prestata attenzione ai petroglifi, trovati sui sentieri di montagna, li ha copiati per poi creare sulla base delle sue osservazioni una serie di opere: “Pietre di Lahul” (1.932), “le Tre spade” (1.932), “Rocce del Ladakh[9]” (1.933), “Rocce di Lahul” (1.935), “Segni di Cesar Khan” (1.940), e altri; Nelle pietre sacre, Mongolia (1.935-36)”, si vede il simbolo dei tre cerchi entro un cerchio più grande che divennero il simbolo del Patto Roerich per la protezione dei beni culturali durante le guerre, La leggenda di Chintamani, o del Tesoro del Mondo, fu trovata impressa su alcuni massi, per poi essere trasferita da N. Roerich nella pittura in “White Stone” (1.933).
 
Oltre ai petroglifi, durante la spedizione nell’Asia Centrale l’artista ha inoltre scoperto molti antichi monumenti in pietra, menhir, sepolture, che divennero i soggetti dei suoi dipinti: “Kereksury[10]”(sepolture in Mongolia 1.927), “Black Gobi” (Menhir in Mongolia) (1.928-1.930), “Menhir Himalaya” (1.932), “Denti di Drago” (1.935-36), “La donna di pietra[11] (Mongolia)” (1.935-36), “Il Detentore della coppa (Mongolia)” (1.937), “Guardiano del Deserto”(1.941).
 
Figura 8. N. Roerich – Kereksury
 
 
N. Roerich c’informò attraverso i suoi diari della presenza di Menhir in tutta l’Asia Centrale, e in particolare in un suo dipinto raffigura i Menhir della Mongolia, oggi noti come quelli della Stele di Cervo. Gli archeologi hanno rinvenuto ben 500 pietre similmente istoriate in tutta la Mongolia.
 
 

                                     Figura 9. Mongolia - Menhir Stele del Cervo - fotografia - dipinto di N. Roerich
 
 
Nell’Himalaya, a un’altitudine di 4.572 metri Roerich rimase sbalordito alla vista di tre lunghe file di alti menhir dotati d’iscrizioni, che si stagliavano nel panorama circostante grazie alla loro peculiare forma e configurazione. La spedizione scoprì monumenti megalitici sconosciuti che solo all’inizio del secolo successivo sono stati riscoperti e catalogati[12]. Ripetevano la forma e l’aspetto dei megaliti presenti in Francia e in Inghilterra. Roerich descrisse la struttura come una combinazione dei siti di Stonehenge in Inghilterra e i Carnac nell’antico mondo celtico della Bretagna, visitati in precedenza dall’esploratore.
 
Se si confrontano i monumenti megalitici di Carnac in Francia con i megaliti scoperti in Tibet, si è subito colpito dalla notevole somiglianza delle due serie di monumenti. Gli allineamenti di Carnac vanno da est a ovest … È interessante far notare che la maggior parte dei monumenti megalitici si trova lungo la famosa via percorsa dai pellegrini a sud dei Grandi Laghi, che porta al monte Kailash, la dimora degli dei, e ai luoghi sacri del confine nepalese. Nella futura pubblicazione sulla religione Bön-po, spero dimostrare che questa via di pellegrinaggio poiché in passato era il percorso di una migrazione aveva già acquisito un significato religioso, che perdura fino ad oggi.[13]
 
I primi missionari cattolici in Tibet riferirono che Lhasa era altresì chiamato Gotha, che potrebbe significare il luogo dei Goti. Le antiche strade dei popoli univano l’Est e l’Ovest, l’Asia e l’Europa con l’America. Nicolas Roerich scriveva in “Shamballa la risplendente”:
 
A Kullu e a Mandi si possono vedere grande stele di pietra, simili agli antichi menhir, con delle figure deteriorate dal tempo … queste pietre ci parlano del passato ... Chi mise qui le pietre? Nessuno lo sa (rispose la guida), ma dai tempi antichi questo distretto si è sempre chiamato Doring “le pietre lunghe”. La gente dice che molto tempo fa, qui passò un popolo sconosciuto. Sui rilievi trans himalaiani abbiamo visto distintamente lunghe file di pietre verticali. Questi viali terminavamo in cerchio con tre altre pietre nel centro … Quando mi fu chiesto, perché ti rallegri così davanti a questi menhir? Io risposi … quando in una mano temete un’estremità di un filo incantato a Carnac, non è gioia trovare il suo capo nei Trans- Himalaya?
 
Figura 10. N. Roerich - Doring
 
 
N. K. Roerich, scrisse riguardo alla spedizione in Asia Centrale: “L’Himalaya è una vera Mecca per uno scienziato”. Nessun esploratore occidentale aveva visto il sito spettacolare scoperto da Roerich nell’1.928, a Namru, circa 300 km a nord-ovest da Lhasa. La scoperta di questo sito in un luogo chiamato Doring, è diventata il fiore all’occhiello della spedizione nell’Asia Centrale.
 
Nella zona Doring (pietra lunga), abbiamo trovato un campo di menhir, simile a Carnac. Durante due successivi spostamenti, abbiamo incontrato altri tre gruppi piccoli di menhir. Per me è stata una grande gioia vedere quest’antico segno druido.[14]
 
Nell’1.930, George Roerich pubblica una monografia dal titolo “Lo stile degli animali tra le tribù nomadi del nord del Tibet”, dove descrive il sito megalitico di Doring[15]:
 
... La spedizione ha avuto la fortuna di scoprire alcuni monumenti megalitici a sud dei Grandi Laghi. Questi sono i primi monumenti megalitici scoperti a nord della catena himalayana in un luogo chiamato Doring, situato a circa 30 miglia a sud del Grande Lago Salato Pang-gong tscho-cha, la spedizione trovato importanti allineamenti composti di 18 filari di lastre di pietra o menhir, poste in file parallele e orientate da Est a Ovest. All'estremità occidentale del tracciato di ogni fila, è stato posto un cerchio[16] o cromlech in pietra composto di due cerchi concentrici di diversi menhir o lastre di pietra disposti verticalmente.  All'interno del cromlech si trovavano tre menhir con una pietra grezza da tavola o altare di fronte a loro. Il menhir centrale era 2,75 metri di altezza, aveva tracce di libagioni di burro, e mi è stato detto da un capo locale che la pietra era la dimora di un dio o Lha a proteggere il percorso e i viaggiatori. Il luogo si chiama Doring ….

[1] I dipinti furono inviati a New York.
[2] Okladnikov A.P. - N. K. Roerich e la sua spedizione //Roerich N. K. Altai – Himalaya, M.1.974  pag.283.
[3] Negli Altai, sulle montagne la famiglia Roerich voleva fondare la “Città della Conoscenza”.
[4] Fase di Urumqi, Zungaria e kazako della spedizione asiatica centrale di Nicholas Roerich. http://lib.icr.su/node/1796
[5] H. P. Blavatsky Dottrina Segreta.
[6] N. Roerich kashmir e Ladakh.
[7] Il Bacino del Tarim, il deserto Takla Makan è circondato a Nord dai Monti del Tien Shan, a Sud dai Mondi del Kun Lun.
[8] http://www.zovnet.ru/viewtopic.php?f=27&t=124
[9] Il Ladakh, la terra di passaggi alti, è una regione del Jammu e Kashmir, la stato più settentrionale della Repubblica dell’India.
[10] Sepolture del primo millennio a.C. al decimo secolo d.C. in Asia. Esse erano situate prevalentemente nelle cavità e lungo le valli dei grandi fiumi. Si tratta di argini in pietra e circondate da un recinto di pietra quadrata o rotonda con l'aggiunta di rivestimenti circolare.
[11] Roerich notò che la statua era ancora unta di grasso.
[12] http://www.tibetarchaeology.com/newsletter/page/6/
[13] N. Roerich. Lungo i sentieri dell’Asia Centrale.
[14] Nicholas Roerich, Altai – Himalaya.
[15] I monumenti megalitici di Doring, situati a circa trenta miglia a sud del grande lago di sale Pang-gong tscho-cha (nel sud-est del Ladakh) risalgono alla preistoria del Tibet.
[16] I ricercatori cinesi non hanno trovato i cerchi, ma sospettano i tibetani di aver spostato le pietre.
LA PRIMA TAPPA - IL SIKKIM
 
Il Sikkim è un piccolo principato situato tra il Nepal, Tibet e Bhutan, ai piedi del massiccio del monte Kanchenjunga. Molte belle leggende sono collegate con questa montagna. Le leggende nascevano dalla Montagna dei Cinque Tesori, il sacro Kanchenjunga, luogo di nascita della svastica, il sacro simbolo del fuoco solare. Oltre il Kanchenjunga si trovano gli antichi menhir collegati al grande culto del sole. La religione predominante nel Sikkim è il buddismo, e i numerosi templi e monasteri buddisti che si trovano sulle rotte commerciali hanno sempre svolto un ruolo importante nella vita di questa regione montuosa. Gli insediamenti sono costituiti principalmente da case singole sparse sulle colline e piccole città.
 
Figura 1. N. Roerich – La Montagna dei Cinque Tesori
 
 
Kang-chen-Zod-nga - Cinque Tesori della Neve Grande. Perché hanno chiamato così, questa maestosa montagna? Nasconde i cinque tesori del mondo. Quali cose? - Oro, diamanti, rubini? No. Antico Oriente altri valori e tesori. Dice: verrà il tempo in cui la fame attanaglianerà il mondo. Poi un uomo apparirà che aprirà il grande tesoro per nutrire il genere umano. Naturalmente, ci si rende conto che nutrirà l'umanità non fisicamente, ma con cibo spirituale.[1]
 
Una volta all’anno da secoli, da tutto il principato persone si riuniscono per onorare i cinque tesori della grande montagna, il Kanchenjunga, che si trovano nelle sue grotte. Il sacro flauto di Krishna suonava qui. Qui rimbombò la voce del Beato Buddha Gautama.
 
In questi luoghi passò il Buddha e dopo 1.200 anni, vi soggiornò Padma-Sambhava, il fondatore della scuola buddhista dei berretti rossi. Il cuore di Aryavarta la terra degli Arii era in quei luoghi, lì nacquero i Veda, i Pandava, gli eroi del Mahabharata, hanno lì vissuto. N. Roerich, in quei luoghi, udì le leggende connesse a Shambhala: “Ai piedi della catena dell’Himalaya ci sono molte grotte, e i passaggi nelle grotte sotterranee non sono lontani dal Kanchenjunga. Profondi tunnel portano a una bellissima valle. Alcuni parlano di aver visto una porta di pietra chiusa, perché il tempo non è maturo”.  Roerich registrò la storia di un ufficiale inglese che vide un uomo alto, quasi nudo, appoggiato a un arco alto su una roccia. Gli hanno spiegato che aveva visto un bigfoot a guardia di luoghi protetti. E i pellegrini al santuario lungo la strada parlano: “Hai mai sentito parlare dello Shining, della gente della neve e di coloro che vivono dall'altra parte delle nevi eterne?” La storia scorre senza intoppi, i volti sono attenti.
 
Figura 2. N. Roerich – Grotta Sacra  1931
 
 
Padma-Sambhava viveva in una grotta nei pressi del monastero di Tashi-ding. Monastero di Tashi-ding si trova sulla cima della montagna di pietra bianca, passando nel mezzo della valle cinta da due fiumi. Scrive N. Roerich , in “Cuore dell’Asia”:
 
Il monastero Pemayangtse è il centro ufficiale della religione in Sikkim. Nei pressi del monastero sono ancora viste le rovine dell'antico palazzo del ex Maharajah. Ma di gran lunga maggiore importanza spirituale è collegato al vecchio monastero di Tashi-ding … Eravamo in Tashi-ding nel mese di febbraio, al momento del nuovo anno tibetano, quando l’arrivo migliaia di visitatori dai paesi vicini conferirono un evento folcloristico per quel luogo antico. In quella stagione in Tashi-ding ogni anno viene anche eseguito il miracolo del Calice. Ogni anno un Calice di pietra antica viene riempito per metà d'acqua e poi sigillato in presenza dei lama e rappresentanti del Maharajah. L’anno successivo, nel giorno di Capodanno, alla cassa in cui è conservato il calice si rompono i sigilli. La seta antica, in cui è avvolto il calice viene rimossa e, a seconda della quantità di acqua residua nel calice, il futuro è previsto. L'acqua a volte diminuisce, o come viene detto, aumenta.
 
N. Roerich ha definito il Sikkim “il paese dei passi celesti”, la soglia dei segreti del futuro. Qui, quasi ad ogni picco, si trovano monasteri - le roccaforti degli insegnamenti di Padma-Sambhava, la religione ufficiale del Sikkim. “Cento monasteri di Sikkim; probabilmente molto di più. Ognuno di loro incoronò la cima della collina. Piccolo tempio a Chakong. Grande sobborgo e monastero a Rinchenpong. Sulla montagna successiva Pemayantsze imbianca, ancora più in alto - Sanga Chelling. Tashiding è quasi invisibile. Dall'altro lato della valle c'è Daling e contro di essa è Robling, e ancora più vicino è Namze. Per quaranta miglia sono visibili monasteri ”, - raffigurati in dipinti dall’artista.
 
 
Figura 3. N. Roerich – Sanga Chelling (Tashi-Ding)  serie del “Sikkim 1924”
 
L’approccio al monastero di Sanga Chelling è molto difficile: “Un passaggio attraverso il ponte sospeso di bambù non è facile, sotto il ponte ruggisce e corre un fiume di montagna, portando il flusso di ghiaccio del Kanchenjunga”. Qui visse Atisha, che ha proclamato gli insegnamenti del Kalachakra. L’impatto emozionale e artistico di N. Roerich con il paesaggio indiano fu forte e si riflesse nelle serie di dipinti: il “Sikkim” composta di 12 opere.
 
Figura 4. N. Roerich – Rinchenpong  serie del “Sikkim 1924”
 
 
Del Sikkim, Nicholas ha scritto che quel benedetto paese saturo di richiami religiosi, lascia l’impronta di una grande calma.  Soprattutto sono le montagne a catturare l’occhio dell’artista, la presenza solenne dell’Himalaya, le sue forme, la purezza dei suoi colori, che innumerevoli si susseguono durante il giorno. Nel suo diario annota: “In tutto il paese c’è la neve, che cambia la forma a ogni cambio di luce ... In nessun luogo sulla terra non è così pronunciata la completa separazione fra i due mondi: il mondo terreno con la vegetazione lussureggiante ... con tutta l’innumerevole fauna che abita le giungle sempreverdi del Sikkim; e le nuvole che splendono in alto sopra la neve splendente che non ha nulla a che fare con il brulicante formicaio giungla”.
 
Sul tratto del Sikkim vi erano antichi monasteri, dove Nicolas Roerich incontrando lama, ed emeriti saggi ebbero modo di fare lunghe conversazioni. I monasteri appartenevano alla setta dei berretti rossi, i cui lama superiori erano reputati custodi di conoscenze antiche segrete, tramandate da Padma-Sambhava. Dalle informazioni avute dai saggi e dai custodi delle conoscenze segrete, i coniugi Roerich poterono tracciare chiaramente il tragitto della spedizione collegato a Shamballa. Nel Sikkim, Yuri Roerich ha potuto continuare lo studio approfondito del sanscrito e delle lingue e dialetti tibetani perché nella spedizione ha anche preso parte il Lama Lobzang Mingyur Dorje, esperto di letteratura tibetana[2].
 
Anziché proseguire verso l’Himalaya, la spedizione, nel marzo dell’1.925, lasciò Darjeeling si spostò in treno da Est a Ovest verso il Kashmir. Si prospettava una strada lunga e difficile, Darjeeling, Benares, Sarnath, nord del Punjab, Rawalpindi, Kashmir, Ladakh, Karakorum, Khotan e fin dall’inizio e dopo la visita all’ambasciata sovietica di Berlino, per la spedizione iniziò a crearsi un ostacolo dietro l’altro. La discesa da Darjeeling lungo le pendici dell’Himalaya orientale, coperte dalla giungla tropicale, lascia nella famiglia Roerich un segno indelebile. I Roerich, giungono a Calcutta e poi a Rawalpindi, la città di confine.

[1] NK Roerich. I confini di Shambhala.
[2] Nina Vasilkova http://rossasia.sibro.ru/voshod/article/28791
KASHMIR
 
In treno, i componenti della spedizione hanno viaggiato nel nord-ovest dell’India, fino allo stato del Kashmir. La storia ufficiale del Kashmir inizia nel III secolo a.C., quando il re di Ashoka governava l’impero indiano. La capitale di una delle quattro principali province del paese, la parte nord-occidentale era Taxila, che era un grande centro commerciale e culturale; era, per così dire, la porta per l’India. Le rovine dell'antica Taxila, si trovano 35 km a nord-ovest della città di confine di Rawalpindi, dove si fermò la spedizione Roerich, arrivando in treno dal Sikkim.
 
Taxila (nome sanscrito - Taksashila) è anche menzionato nel Rig Veda, il più antico documento della letteratura indiana. Si ritiene che fu a Taxil in una delle grandi feste che il “Mahabharata” - l'epopea popolare dell’India - fu eseguito per la prima volta. Negli scritti di Fa Xian, un monaco viaggiatore cinese che viaggiò per la maggior parte dell’Asia interna tra il 399 e il 414 e stabilì contatti costanti tra Cina e India, Taxila è menzionata come un grande centro universitario in cui studiavano e insegnavano importanti pensatori buddisti.
 
Nel 1585, il Kashmir fu conquistato dall'imperatore Akbar e divenne la sua residenza estiva. A Srinagar, Akbar iniziò la costruzione di magnifici palazzi con giardini, con obbligatorie terrazze a gradini rettangolari, conservate fino ad oggi, attraverso le quali l'acqua scorre a cascata in tutto il giardino, confluendo nel Lago Dal. "La fortezza di Akbar si erge saldamente", scrive N.K. Roerich nel diario di viaggio.
 
La strada per Srinagar è una delle più belle al mondo, nella primavera dell’1.925 la spedizione giunse nella capitale del principato del Kashmir. Il Kashmir impressionò molto i Roerich, i primi momenti furono indimenticabili.  Videro le rovine dei templi risalenti al VI, VII e VIII secolo, li colpì che i loro frammenti architettonici somigliavano ai particolari romanici. Per contro, nessun monumento buddista è stato conservato nel Kashmir mussulmano, benché qui abbiano vissuto grandi istruttori buddisti come Nagarjuna, Asvagosh, Rakhshit.
 
Scrive N. Roerich (Cuore dell’Asia. Novosibirsk, 2008.S.23): “Ecco il Trono di Salomone ... Nessuna canzone dice perché la montagna ‘Trono di Salomone’ porta questo nome. Dopotutto, questo posto è molto antico”. È interessante notare che i musulmani locali chiamano Kashmir Bagh Suleiman, che significa “Giardino di Salomone”. Sulla montagna che sovrasta Srinagar, c'è un piccolo tempio, noto come Takht-i-Suleiman, cioè il Trono di Salomone. Takht-i-Suleiman è anche conosciuto come collina di Shankaracharya. L'iscrizione riporta che il “nuovo tempio” fu costruito nel 78 d.C. e. La storia del tempio è spiegata dal Mullah Nadiri, uno storico che visse durante il regno del Sultano Zainul Abidin Badshah (1408-1461), nel libro di Tarikh-i-Kashmir (La storia del Kashmir), scritto nel 1413. In esso, il mullah riporta che il Tempio di Salomone aveva mille anni prima dell’era cristiana e che in tempi successivi fu restaurato per volere dell'allora re regnante Gopadatta (Gopananda)[1].
 
Nel corso di quel viaggio, N. Roerich s’imbatté anche in alcune testimonianze relative alla presenza di Gesù nella regione dell’Himalaya, nel Kashmir, i mussulmani abitanti del luogo, aggiunge Roerich, vi mostreranno, a Srinagar la tomba del grande Issa[2], nome di Gesù, tuttora venerato come quello di un grande santo venuto a predicare dal lontano Occidente. Potrete sentire la storia dettagliata di come Gesù fu crocefisso, ma non morì, e di come i suoi discepoli portarono via il corpo dal sepolcro e scomparvero[3]. Si dice che in seguito Issa si sia ripreso, e abbia passato il resto della vita in Kashmir a predicare il Vangelo. La sua tomba si trova in uno scantinato di una casa privata, nella cui volta, si trova la scritta “Qui riposa il figlio di Giuseppe”. Si dice che, dalla sua tomba sotterranea, emergano vari profumi. A Kashgar, dove la santa madre di Issa si rifugiò dopo la crudele persecuzione subita da suo figlio, vi mostreranno la tomba della Vergine Maria. N. Roerich, scrive che nel Kashmir si racconta della tribù perduta di Israele, certi eruditi rabbini potrebbero spiegarvi che Israele è il nome di coloro che cercano, e che non sta a indicare una nazione, ma il carattere di un popolo.
 
Una conferma della presenza degli Ebrei in queste regioni dell’Asia[4], la troviamo a Marand, a 30 Km da Srinagar, nell’alta valle del Kashmir, una zona piena di templi, uno dei quali è indicato come il “Tempio degli Ebrei”, detto anche “Tempio dei Giudei” o “Tempio del Sole”. Mosè per gli abitanti del Kashmir fu seppellito in cima al monte Nebo, un monte sacro citato nella Bibbia[5] che si trova nella loro terra, come si trovano pure le pianure di Moab a 6,5 km dal monte Nebo. La tomba di Mosè, è venerata da circa 3.500 anni come la tomba del Profeta del Libro, una piccola comunità ebraica s’incarica ancora oggi della conservazione e della manutenzione del luogo, dove si trovano i resti del loro padre storico[6].
 
Dopo essere giunti a Bandipur - un piccolo villaggio sul lago, i Roerich rimangono qui per due giorni. Da qui ha origine la strada che va verso nord attraverso il Gilgit verso Kashgar e il bacino di Tarim dell'Asia centrale, verso il deserto Takla-Makan e le oasi che lo circondano. Nikolai Konstantinovich attribuiva particolare importanza a questo percorso. Scrive che Nel nord-est del lago Voular, le montagne convergono", scrive. "C'è qualche persuasione invitante in questo passaggio. Lo stesso villaggio di Bandipur ha già un carattere speciale. Qui la strada sale verso le montagne verso Gilgit. Se è difficile recarsi nel Ladakh, Gilgit e Chitral sono sempre soggetti a un divieto speciale.
 
Impressionato da questi luoghi N.K. Roerich, dipinse due dipinti con lo stesso nome "Gilgit Road", che furono inclusi nella serie “I laghi e la via di Gilgit “ (7 dipinti, 1925). A metà aprile, la spedizione si è diretta verso la stazione degli altopiani Kashmir - Gulmarg, situata vicino a Srinagar. I viaggiatori rimasero sulle colline di Pir Panjal per tre mesi. L'artista ha dedicato la serie Pir Panjal, composta di 11 tele, a questa magnifica cresta di neve.
 
Qui sono stati completati i preparativi finali per il viaggio lungo l'antico percorso verso le inaccessibili terre del continente asiatico, dove i membri della spedizione hanno dovuto incontrare il principato buddista di Ladak e le oasi del Turkestan cinese.
 
La spedizione è andata ai piedi della dorsale di neve Pir Panjal che brilla ricoperto di neve è a ovest del grande lago Vular. Montagne fitte - a nord e ad est. Dal Srinagar a sud, prima del tramonto, l’incredibile Valhalla sorge sopra Pir Panjal e al mattino - le montagne cristalline dell’est. (...) Un’isola è visibile sulla riva orientale. Su di esso si trovano le rovine del tempio e, a volte, siedono meditazioni di sadhu e fachiri.
 
Figura 1. N. Roerich – Pir Panjal -  La via di Gilgit - dalla serie “I laghi e la via Gilgit”. 1925

Nel Kashmir, i Naga sono considerati i primi abitanti di quella regione. Nel buddismo tibetano, Naga e acqua sono anche visti come custodi dei libri di segreti di saggezza. Una tradizione riporta che Apollonio da Tiana fu istruito dai Naga del Kashmir. Quando Apollonio di Tiana attraversò il Caucaso, o l’Indo Kush, incontrò un re che lo indirizzò verso la dimora dei saggi, coloro che Ammiano chiama i “Bramani dell’India Superiore”. Le leggende narrano di caverne sotterrane, dove abitano i Naga nome dato ai Sapienti, Esseri di Saggezza.

Figura 2. N. Roerich – Il Lago dei Naga  Kashmir
 
Nel Kashmir, sotto il Lago di Manasarovar detto il Lago dei Naga si troverebbero queste enormi caverne. N. Roerich in Urusvati racconta:
 
Ladakh, Kashmir, Lahul, Kullu, Spiti, sono particolarmente notevoli nei loro aspetti geologici, storici, scientifici … Qui avvenne spargimento di sangue, qui furono costruiti città e templi le cui rovine ornano le catene montuose dell’Himalaya … Dietro di esse si erge il Kailash e ancora più lontano il Karakorum … Qui si trovano anche le strade per il lago sacro di Manasarovar … in queste regioni si trova il sacro lago dei Naga … le caverne degli Arhat … qui ci sono le sorgenti tiepide.

LE MANOVRE DEL SERVIZIO SEGRETO INGLESE
 
In Kashmir, i primi ostacoli sono sorti sulla via della spedizione. I suoi progressi furono ostacolati. Dovevano preparare materiale di spedizione, per trovare i cavalli, per assumere guide e portatori. Nel villaggio di montagna di Gulmarg, dove i preparativi erano stati completati e la carovana si stava formando, cominciarono i problemi ancor prima della spedizione. Il rilascio del permesso per la partenza era stato ritardato, il residente inglese e persona autorizzata del Maharaja rispondeva a tutte le richieste di transito in modo evasivo. Alla fine, con grandi difficoltà, all’inizio di agosto dell’1.925, il permesso fu stato rilasciato, e la spedizione partì per il Ladakh. Il suo avanzamento venne di nuovo bloccato, in quanto a Tangmart, non lontano da Gulmarg, ai confini del Ladakh, una banda di predoni attaccò la carovana, vi fu uno scontro a fuoco che durò sei ore. Sette persone furono ferite, tanto che, Nicholas e George Roerich passarono tutta la notte svegli, trattenendo i revolver pronti. Un rapporto della polizia affermò che non vi fu alcuno scontro a fuoco. Scrive polemicamente N. Roerich nel suo libro Cuore dell’Asia riguardo a questo fatto: “Allora io mi chiedo chi è stato colpito sette dei nostri uomini?”. Yuri Roerich fu nominato responsabile per la difesa della spedizione, perché già dalla sua infanzia gli piaceva tutto ciò che era militare, tanto che in seguito ricevette un’educazione militare superiore. Così, George, fu in grado di espletare il compito di difendere la spedizione. Tra le persone che attaccarono, fu visto l’autista del residente inglese, incaricato dal suo superiore di fermare la spedizione perché contrastava con gli interessi coloniali inglesi.
 
Questo incidente e i seguenti, avuti durante il viaggio, testimoniano il fatto che ci fosse un terzo che ha sempre interferito nelle relazioni tra la spedizione e i governi dei paesi attraverso i quali si stava passando.  È stato il servizio segreto inglese, che ha cercato di distruggere la spedizione Roerich o farla deviare dal percorso, in quanto che un russo stava attraversando l’Asia centrale, nelle regioni degli interessi inglesi. I nomi dei rappresentanti inglesi coinvolti divennero noti dai documenti reperiti presso l’Archivio Nazionale dell'India solo nell’1969. Il Console Generale Britannico a Kashgar Major Guillan e il residente britannico in Sikkim colonnello Frederic Bailey ostacolarono la carovana per tutto il percorso fino alla fine[7].

[1] http://www.zovnet.ru/viewtopic.php?f=27&t=124
[2] A Srinagar c’è un sepolcro dove sarebbe conservato il corpo di Yuz Asaf, uno dei nomi con i quali, secondo una tradizione orientale, è conosciuto Gesù.
[3] Questo fatto è pure narrato nel Corano e dai missionari Nestoriani che fondarono comunità cristiane in Oriente.
[4] Nella sua Storia degli Ebrei, l’erudito ebreo Flavio Giuseppe (37 – 100 d.C.) scrive che il filosofo greco Aristotele aveva detto: “… Questi ebrei sono derivati dai filosofi indiani; sono chiamati dagli indiani Calani” (Libro I, 22). Clearco di Soli ha scritto: “gli Ebrei discendono dai filosofi dell’India”. In India i filosofi sono chiamati Calaniani e in Siria sono detti Ebrei. Il nome della loro capitale è molto difficile da pronunciare. Si chiama Gerusalemme. Megastene fu mandato in India da Seleuco Nicator circa trecento anni prima di Cristo. I suoi racconti stanno trovando ogni giorno nuove conferme da nuove ricerche. Egli dice che gli Ebrei “erano una tribù o setta indiana, chiamata Kalani …” Il nome Abrahamo tradisce un’origine Indù, in quanto la lettera “A” in sanscrito indica negazione, pertanto A-Brahman, significa non Brahmano.
[5] Bibbia riscritta da Esdra nel periodo di cattività in Babilonia.
[6] Nel IV secolo S. Giovanni Crisostomo si domanda: “Ma ditemi non giacciono i resti di Mosè a Oriente?” Omelia 26, epistola agli Ebrei, cap. 3.
[7] L. Shaposhnikova http://en.icr.su/museum/layout/expedition/
MAITREYA
                                                 
Lungo le vie carovaniere del Kashmir - Ladakh e dell’Asia Centrale, N. Roerich rimase impressionato dalla visione delle immagini del Bodhisattva Maitreya il Buddha del prossimo ciclo. L’immagine di Maitreya si trova  vicino a Keylong.
Figura 1. N. Roerich – Maitreya 1931 (scultura posta vicino a Keyong).
Nel monastero di Gum, situato al confine dell’India con il Nepal, fu eretta una gigantesca immagine di Maitreya, il Salvatore che viene e il Sovrano dell’umanità. Il Signore Maitreya siede su un trono con le gambe abbassate - questo è un segno che il tempo della sua venuta è vicino e si sta preparando a lasciare il trono.
Il monastero fu fondato alla fine del XIX secolo dallo studioso mongolo Lama, che venne qua dalla lontana Mongolia per annunciare l'imminente venuta di Lord Maitreya. E nel 1924, il discepolo del fondatore del monastero, anche un dotto lama, in piedi di fronte all'immagine del prossimo Maestro, disse ai Roerich: “In verità, è giunto il tempo del Grande Avvento. Secondo le nostre profezie, l’era di Shambhala è già iniziata. Rigden-Japo, Signore di Shambhala, sta già preparando il suo invincibile esercito per la battaglia finale.
Il Buddismo giunse in questa regione himalaiana prima che nel Tibet centrale. Sulla strada per Srinagar, 60 km a ovest di Kargil, spedizione giunge al Dras tibetano chiamato Hembabs (terra di neve), noto come il secondo posto abitato più freddo del mondo, si trova ad una altitudine di 3.230 metri. Sul ciglio della strada fuori del villaggio di Dras, Roerich[1] vide scolpite nella pietra quattro immagini. La prima pietra rappresenta la figura di un cavaliere, probabilmente un raja locale, che secondo l’iscrizione sul retro della pietra, eresse due statue del Bodhisattva. La scultura, posta vicino a quella del Bodhisattva Maitreya raffigura il principe con un magnifico abito. Il principe è raffigurato in piedi con testa un diadema: nella mano destra alzata tiene un rosario, e nella sinistra un vaso.
Sulla terza pietra, era raffigurato il Bodhisattva Avalokiteshvara con due discepoli. L’iscrizione sopra la testa di uno dei due discepoli era gravemente danneggiata[2]. Sulla quarta pietra un fiore di loto[3].
Lasciando l’altopiano di Dras, sulla strada per Leh si giunge a Mulbeck (3.230 m) nel Kashmir, situata 45 km a est di Kargil, I monasteri in Ladakh furono costruiti secondo determinate regole: erano situati sulla collina più alta e orientati a est, verso i primi raggi del sole nascente.
Sulla strada della spedizione in tutto il suo splendore apparve il monastero di Maulbek, che una volta era una vera fortezza. I monasteri in Ladakh furono costruiti secondo determinate regole: erano situati sulla collina più alta e orientati a est, verso i primi raggi del sole nascente.
Figura 2. N. Roerich – Maulbek 1937
Ai piedi della montagna, su cui torreggiava il monastero, c’era il piccolo villaggio di Maulbek (ora una piccola città). "Il paese dei buddisti inizia da Maulbek" – scrive Yuri Roerich. E fino ad oggi, questo confine religioso tra il Dardistan, la cui popolazione si è convertita all'Islam e il buddista Ladakh, è stato preservato, quindi questo posto è chiamato "la porta del Ladakh". Qui si può ammirare la seconda rappresentazione di Maitreya una gigantesca statua rupestre[4] alta circa 9 metri. Secondo Yuri Roerich, questa statua risale al X - XI secolo e come monumento d'arte occupa un posto di rilievo tra le sculture in pietra di Ladakh. Maulbeck e i suoi monumenti antichi sono stati attentamente studiati dal Dr. Frank, un grande ricercatore di storia del Tibet occidentale.
N. Roerich nell’1.925 fotografò la scultura di Maitreya, dicendo che ogni viaggiatore doveva passare davanti a questa roccia. Scrive N. Roerich, nel libro Il Cuore dell’Asia: “Quando ci siamo avviati verso Khotan, abbiamo sentito quasi per caso che la parte posteriore della roccia, che porta l'immagine, la scritta è in cinese antico. Nel luogo ci si aspetterebbe e sanscrito e tibetano, mongolo, ma l’iscrizione cinese era del tutto inaspettata. Lasciate che il ricercatore prossimo esamini la roccia di Maitreya dal retro”.
Figura 3. Maulbeck - Maitreya
L'’artista N. Roerich ha catturato questa magnifica immagine in due dipinti: “Maitreya il Vittorioso” (1925 - 1926) e "Il segno di Maitreya" (1925 - 1926). Le due mani al cielo di Maitreya, suggeriscono il richiamo di mondi lontani, mentre due mani verso il basso, la benedizione della terra. L’artista dipinse una ragazza chinata in profonda preghiera davanti all’immagine di Maitreya scavata nella roccia.
Figura 4. N. Roerich - Maitreya il Vincitore (1925-1926)
Gli occhi della ragazza sono rivolti verso est, dove nel cielo, nubi ardenti formano un reggimento di veloci cavalieri rossi[5]. L’immagine della ragazza insolitamente morbida, pulita, emana sentimento, melodia della preghiera, proveniente dall’anima. Questo quadro non è solo un inno, ma l’annuncio di un’epopea eroica.
Viaggiando per 15 km da Leah verso il monastero di Hemis dove è conservata la documentazione della permanenza di Issa in Asia, la spedizione giunse a Shey, l’antica sede estiva dei re del Ladakh, un palazzo reale costruito più di 555 anni fa ormai in rovina. A Shey vi è la più grande statua del Buddha placcata d’oro del Ladakh. Su una roccia trovarono scolpiti Cinque Dhyani Buddha[6], N. Roerich fotografò e dipinse i cinque Dhyani Buddha.
Figura 5. Ladakh - Dhyani Buddha testimonianza fotografica e pittorica
                                         

[1] Il Dr. AH Franke, descrisse accuratamente le incisioni nel suo libro “Antichità indiane nel Tibet”.
[2] http://www.centre.smr.ru/win/books/po_tropam/text/01.htm
[3] Ci fu un tempo in cui il mondo era un loto d’oro (Padma) dice l’allegoria.
[4] Fa-hsien, il viaggiatore cinese, nelle sue note riferendosi a questi luoghi descrive una grande statua.
[5] I cavalieri e i cavalli di Shamballa sono raffigurati da Roerich di colore rosso, quello della Volontà di Dio, il Primo Raggio.
[6] Secondo gli Orientalisti, ci sono cinque Dhyani che sono i Buddha Celesti, la cui manifestazione nel mondo della forma e della materia sono i Buddha umani. Esotericamente, però, sono sette, uno per ogni Razza Radice : cinque sono già venuti, due debbono ancora venire. I Bodhisattva sono considerati i corrispondenti umani dei Dhyani Buddha.
LADAKH
 
Figura 1. N. Roerich - Ladakh.
 
 
Verso la fine di agosto dell’1.925 la spedizione entrò nel Ladakh, un’antica strada carovanabile conduceva da Srinagar alla città principale di Ladakh Leh. Solo alla fine di agosto 1925, la spedizione entrò in Ladakh. Scrive N. Roerich: “Dopo aver attraversato i ponti ghiacciati sopra i torrenti, siamo arrivati per così dire in un altro paese, in cui il popolo è più onesto, i ruscelli sono puliti, le piante sono medicinali, le pietre sono multicolori. L’aria è salubre”. A differenza del Kashmir musulmano, il Ladakh era buddista. Come i nidi delle aquile, antichi monasteri sovrastavano a strapiombo, su rocce inaccessibili. Leh, il capoluogo del Ladakh, si trovava all’incrocio delle vie percorse da antiche carovane. I Roerich accettarono l’invito del maharaja[1] per rimanere ospiti nel suo castello.
 
Figura 2. N. Roerich - Ladakh. Leh Il Palazzo Reale.
 
 
Nel distretto di Kargil, N. Roerich nell’1.925 dipinge il monastero di Lamayuru che secondo la tradizione popolare, fu in origine il primo monastero del Ladakh contrassegnato dalla svastica. Il monastero di Lamayuru roccaforte della fede Bön-po è dipinto illuminato dai raggi del sole al tramonto. Attorno al monastero, lungo i ripidi pendii, aggrappati alle rocce di pietra, vi sono le celle dei monaci. Il monastero si staglia nel cielo come una città fantastica, alta sulle rocce di arenaria.
 
Scrive N. Roerich: “Il monastero Bön-po di Lamayuru non è un vero Bön-po. È molto mescolato con lamaismo e il Buddismo, nel monastero vi è l’immagine di Buddha e anche di un Buddha Maitreya, questo fatto è naturalmente del tutto incompatibile con i principi fondamentali della fede nera[2]. “La setta dei berretti rossi, i seguaci di Padma-Sambhava, e anche il più antico Bön-po, la cosiddetta fede nera, di origine prebuddhista. Questi adoratori degli dei della svastica sono per noi, ancora un enigma inspiegabile. Da un lato vi sono stregoni, sciamani, dall’altro un’altra forma del buddismo. Ma, d’altra parte, nel loro insegnamento si possono trovare deboli tracce di fuoco druidico e del culto della natura. La letteratura di Bön-po non è stata ancora tradotta, non viene interpretata e merita, in ogni caso, una ricerca approfondita”.
 
Figura 3. N. Roerich - Ladakh. Monastero di Lamayuru
 
                                            
 
Il “Cavallo della felicità” un dipinto della serie Maitreya, mostra un grande insediamento di montagna, composto di più edifici con i tipici tetti piatti d’Oriente, la città mostrata nelle ore del mattino è Leh, la capitale del Ladakh. Una morbida luce diffusa illumina le montagne sullo sfondo, mentre lunghe ombre strisciano lungo il terreno. In primo piano a sinistra si notano due enormi stupa antichi, in una di questi si può vedere un bassorilievo raffigurante “i cavalli rossi della felicità” della tradizione buddista. Il dipinto, trasmette sottilmente lo stato di natura.
 
Figura 4. N. Roerich - Il Cavallo della felicità
 

 
N. Roerich volendo trovare informazioni sulla presenza di Gesù in Asia si diresse verso Hemis, dove N. Notovitch alla fine del XIX secolo, in un monastero di Hemis trovò dei rotoli che parlavano di Isa o Issa. I rotoli furono confezionati in India dopo il VII secolo d.C. per passare poi nel Nepal e quindi nel Tibet. I rotoli narrano di un Issa nato in Israele, che all’età di tredici anni con una carovana giunse in India. I rotoli di Hemis scagionano completamente il popolo israelita dall’aver messo a morte Gesù, mentre incolpano i Romani. Nell’1.922, Swami Abhedananda, un indù monaco e discepolo di Sri Ramakrishna, si recò a Ladakh nella speranza di provare in modo definitivo la frode Notovitch. Abhedananda viaggiò in quella regione dell’Himalaya, determinato a trovare una copia del manoscritto Hemis che provasse la frode. Il suo libro di viaggio, dal titolo “Kashmir o Tibet”, racconta di una sua visita al Gonpa Hemis riportando in bengalese, la traduzione di 224 versi del testo citato da Notovitch, che confermava la presenza di Issa. Abhedananda si convinse così dell’autenticità della leggenda Issa. Come Notovitch e Swami Abhedananda prima di lui, Roerich ha tradotto un altro manoscritto tibetano che parla di Issa. Le traduzioni della leggenda di Issa, fatte dai tre ricercatori su manoscritti diversi, una volta confrontate sono abbastanza simili.  
 
Nella città di Leh, i monaci buddisti hanno mostrato a N. Roerich lo stagno, presso il quale insegnava Issa, nome asiatico mussulmano dato a Gesù[3], secondo i sapienti mussulmani, il migliore dei figli dell’uomo.
 
Figura 5. N. Roerich – Lo stagno di Issa
 
 
Lungo la strada N. Roerich ha inoltre trovato scolpite nella pietra immagini di capre di montagna, yak, i cacciatori con archi e frecce e figure nella danza cerchio e altri riti che erano tutti di nuovo datata al Neolitico. Aveva visto immagini simili in Scandinavia e ora aveva scoperto le stesse rappresentazioni in tutta l’Asia centrale, nella Siberia e nella regione himalayana, un fatto che l’ha portato a un’ipotesi sulle migrazioni umane in epoca preistorica. Sugli abiti multicolori delle donne del Ladakh N. Roerich, notò come la mantellina ricamata di seta rassomigliasse a quella bizantina e i copricapi alti ricordassero i colbacchi dei boiari russi. I fermagli metallici del Ladakh fissati alla spalla destra ripetevano le fibbie della Scandinavia. Nel Ladakh, i Roerich hanno visitato antichi monasteri e fortezze, hanno potuto ammirare antichi dipinti. La tradizione vuole che in questi luoghi, il Buddha si stesse dirigendo verso la regione degli Altai, e Gesù per Shamballa[4].
 
Figura 6. N. Roerich – Karakorum
 
 
Dovevano affrettarsi a lasciare il Ladakh, li aspettava un difficile attraversamento delle creste innevate del Karakorum - uno dei più alti passi di montagna al mondo. Dal Ladakh, attraverso il passo del Karakorum si misero in cammino verso lo Xinjiang o Turkestan cinese. Il 19 settembre 1.925, la carovana lasciò Leh, avviandosi verso le catene montuose del Karakorum. La strada carovaniera fra i monti del Karakorum, che collega Leh con la lontana Cina e le oasi del Turkestan cinese, è giustamente definita la più alta rotta commerciale nel mondo.
 
Figura 7.  Khardong Pass, Ladakh Settembre, 1925
 
 
       
 
Figura 8. Itinerario da Khotan verso la Russia  e gli Altai    
 
 

[1] Si dice che il principe era un discendente di Gesar Khan.
[2] È chiamata fede nera perché i sacerdoti Bon sono molto potenti nel praticare la stregoneria e nella necromanzia. Sono impegnati in riti e preghiere per invocare vantaggi personalizzati, per effetto curativo, per condurre divinazioni, per aiutare gli affari, e anche per risolvere le controversie. Essi inoltre, mettono in atto pratiche finalizzate a portare sfortuna o punizioni a determinate persone sotto forma di malattie e tempeste di grandine mortale, invitando gli spettri malvagi a commettere aggressioni e atti malvagità.
[3]Swami Vivekananda disse: “Spesso si dimentica che Gesù era carne e il sangue d’Oriente”. Lezione 37 S. Vivekananda, “La missione di Cristo”, 1.900, Los Angeles.
[4] N. Roerich, il Cuore dell’Asia.
XINJIANG
 
In dodici giorni la spedizione superò cinque passi montani, situati per la maggior parte a un’altezza di circa 5.500 m. Lungo il suo percorso c’era tutto: dirupi coperti di ghiaccio e tempeste di neve, il gelo pungente, i sentieri erano costellati di ossa delle carovane perdute, le nevicate e i venti penetranti, sopraggiunse l’insufficienza cardiaca e i cavalli che cadevano nei crepacci di ghiaccio. Sul valico Sasser (La Saser) a 5.400 metri di altezza, il più impressionante e pericoloso fra i passi, le violente tempeste di neve gelata hanno quasi fermato la spedizione, le mani di N. Roerich ghiacciarono impedendogli di dipingere o scrivere. Inoltre, Yuri Roerich fu sul punto di morire, quando su un ghiacciaio composto di rocce a strapiombo ricoperte di ghiaccio il suo cavallo su una superficie liscia e sferica, era quasi scivolato giù nel precipizio.
 
Figura 1. N. Roerich - Passo  Sasser.
 
 
Dietro il Karakorum finiva l’Himalaya e iniziava una grandiosa pianura antica, circondata dai deserti dell’Asia, bruciata e seccata dai cui venti, la regione dello Xinjiang, grande quanto tutta l’Europa occidentale. Il deserto portava un caldo soffocante. Il grande deserto Taklamakan apparve nella caligine rosa. Ai bordi del deserto ci sono oasi, le più importanti delle quali sono Khotan e Yarkend nel sud del deserto, Kashgar, Kuchar, Karashar e Turfan nel nord. La Grande Via della Seta dalla Cina ai paesi dell’Asia centrale e occidentale ha attraversato queste aree. Sin dai tempi antichi, queste oasi sono state centri di cultura consolidata. Grazie alla loro buona posizione sulle rotte delle carovane, molte religioni penetrarono qui: zoroastrismo, buddismo, taoismo, manichesimo e nestorianesimo. Insieme a loro, fu preservata la religione primitiva locale, che portava spiccate caratteristiche dello sciamanesimo.
 
Xinjiang in cinese significa “nuova frontiera”, in occidente questa regione della Cina conosciuta come Turkestan cinese o orientale, era la parte meridionale della storica Kashgar, mentre il nord dello Xinjiang era noto con il nome Zungaria. Sono questi i termini comuni geografici utilizzati da Nicholas e Yuri Roerich nei loro diari.
 
Il Turkestan orientale, che ha assorbito la cultura di molti paesi, non era solo un ponte commerciale tra Occidente e Oriente, ma era anche collegato ai leggendari eventi del passato. Buddha Gautama visitò questi luoghi durante i suoi vagabondaggi dall’India a nord, ad Altai. A Karashar in un tempio visitato dai Roerich, c’era la sua ciotola. Secondo la leggenda, la madre di Gesù Cristo, Maria, perseguitata a Gerusalemme, fuggì in queste terre. Molte storie sono collegate ai misteriosi passaggi sotterranei di Turpan che conducono in Terra Santa e molti altri segreti che conservano questi luoghi.
 
Un posto di confine cinese controllò i passaporti dei viaggiatori. La strada coperta di sabbia portava al Khotan. La carovana della spedizione camminava sull’antica Via della Seta. Quando si avvicinarono a Khotan, Nicholas Roerich fu avvertito dell’arroganza e del dispotismo del Taotai, il governatore cinese. La città impolverata e chiassosa fece un’impressione penosa. Non riuscirono a trovare nessun posto conveniente per accamparsi, si sistemarono in un giardino nel centro stesso della città. Il governatore cinese di Khotan, sotto consiglio dei servizi segreti britannici, non riconobbe i passaporti dei Roerich rilasciati a Pechino e richiese il passaporto della Russia zarista. I soldati perquisirono tutto e la spedizione fu bloccata. I viaggiatori furono arrestati dalle autorità locali, senza alcuna ragione e spiegazione, confiscarono le armi, proibirono di eseguire ogni lavoro scientifico. Un giorno accadde qualcosa d’inaspettato. Pochi giorni dopo il figlio minore del governatore, si ammalò. Helena si propose di aiutarlo, e subito dopo, il governatore corresse in parte il suo comportamento risparmiando parecchi problemi alla spedizione.
 
Rimasero bloccati per quattro lunghi mesi e stanco di ritardi imprevisti, perquisizioni umilianti, sorveglianza e divieti, abusi. Tuttavia, la sosta forzata, in Khotan in un clima d’intimidazione, non ha impedito all’artista di creare una delle sue migliori serie di quadri. N. Roerich dipinse molti paesaggi e immagini riferite alle leggende locali[1], creò la serie chiamata “Maitreya” composta di sette quadri, dedicata al futuro Buddha, il cui nome è collegato tra i popoli d’Oriente con l’arrivo di una nuova era, un’era di pace e giustizia. L’idea è nata a N. Roerich sulla strada per Khotan, nei bivacchi, nei sentieri di montagna, i membri della spedizione hanno spesso sentito la leggenda del Signore Maitreya, il Buddha del futuro della felicità, e del Sacro luogo di Shambhala, immerso nelle creste himalayane.
 
Scendendo dalle montagne alle sabbie di Taklamakan, incontrando solo musulmani, sarti o cinesi, vedendo solo moschee e templi cinesi di Khotan, non puoi aspettarti nulla su Shambhala (Shamballa), scrive N. Roerich.  È stato qui che hanno trovato un’altra indicazione preziosa. Molti Kalmyks di Karashar vengono a rendere omaggio a questo luogo. Esso indica inoltre che attraverso di essi è il Buddha ha avuto luogo durante il suo modo di Altai.
 
Nel diario del viaggio Roerich antichi insediamenti scrive: “Intorno a Khotan ci sono molte rovine di antichi templi e stupa buddisti. Uno di questi antichi stupa è circondato dalla leggenda. È detto che nell’ora di Shambhala da questo stupa sarà emessa una luce misteriosa. Dicono che la luce era già visibile. Molti del Karashar calmucco vengono a rispettare questo luogo”. Yuri Roerich scrive che mentre soggiornavano nel Khotan visitarono varie rovine, ma ne cita per nome solo una: lo Stupa Rawak che è quello cui si riferisce la leggenda di Shamballa.
 
I membri della spedizione hanno esaminato la parte più antica della città, dove sono stati conservati i resti di uno stupa buddista simile a un grande stupa di Sarnat. In una delle case cinesi a Kashgar N.K. Roerich vide l’immagine cinese della Madre del Mondo - Kuan-Yin. Durante la spedizione, l'artista crea uno schizzo, poi, nel 1933, fu dipinto il dipinto “Kuan-Yin”.
 
Figura 2. N. Roerich - Madre di Turfan. 1924
 
 
Attendendo di risolvere le questioni con il governatore, alla fine di gennaio 1926, la spedizione lasciò Khotan, per raggiungere le mura di Kashgar il 13 febbraio. Il governatore di Kashgar, sobillato dagli inglesi, come il Khotan Amban, non ha dato a N. K. Roerich permesso di scavare e dipingere. Ai mercati di Kashgar N. Roerich vide i bauli del primo Rinascimento.
 
Da Kashgar spedizione l’11 Aprile 1.926 raggiunse Urumqi[2], situato sulle pendici settentrionali delle montagne del Tien Shan, e Karashar, la bianca città dei buddisti, situata sul bordo settentrionale del bacino del Tarim nel deserto del Takla Makan. In quei luoghi, intorno ai fuochi dei bivacchi N. Roerich udì dai mussulmani raccontare la leggenda di Issa, in particolare a Turfan gli fu raccontato che nei suoi pellegrinaggi, Issa un giorno s’imbatte nel cranio di un gigante e volle fare un miracolo, far risorgere il gigante: ricoprì con la pelle la sua testa, riempì gli occhi, fece crescere il corpo e scorrere il sangue, riempiendo il cuore di sangue. Si alzò risorgendo da terra un guerriero gigantesco, e s’inginocchiò davanti a Issa per la salvezza del genere umano. N. Roerich realizzò su questo tema due dipinti: sullo sfondo di splendide montagne himalayane vediamo Gesù Issa di fronte al cranio gigantesco[3].
 
Figura 3. N. Roerich – Issa e il teschio del Gigante
 
 
L’artista in questo dipinto, in forma allegorica fa un doppio riferimento:
 
Per quanto riguarda le dimensioni del teschio, all’esistenza in epoche preistoriche di Giganti. Come rilevato da H.P. Blavatsky, i Giganti hanno realmente vissuto su questo pianeta, in quasi tutte le mitologie, i Giganti hanno svolto un ruolo importante[4]. N. Roerich afferma che le gigantesche statue di Bamiyan attribuite al buddismo in realtà sono preistoriche.
 
Al confine di Lahul, nelle rocce, ci sono due immagini scolpite di un uomo e una donna di circa nove metri di altezza. Dicono che tale fu la crescita degli antichi abitanti, - scrive N.K. Roerich, - Su strade difficili, su pericolosi passi di montagna, ci sono immagini di Maitreya, il futuro luminoso. Chi si è preso la briga di metterli? Chi si è preoccupato? Ma stanno in piedi, spesso giganteschi, come se creati in modo disumano. La stessa leggenda è raccontata a conoscenza in qualità sulle immagini gigantesche di Bamiyan in Afghanistan, che la loro altezza corrisponde a quella degli abitanti originari di questo luogo.[5]
 
A dieci chilometri da Kashgar si trova Miriam Mazar, la cosiddetta tomba di Maria, Madre di Cristo. La leggenda narra che dopo la persecuzione di Gesù a Gerusalemme, Maria fuggì a Kashgar, dove il suo luogo di riposo era segnato dal venerato mazar.
 
Dopo un soggiorno di due settimane a Kashgar (12-26 febbraio 1926), i membri della spedizione si recarono a Urumqi lungo il deserto di Taklamakan e ai piedi dei monti Tien Shan. Nelle vicinanze di Maralbashi è passata la cosiddetta foresta morta, che si estende per molte miglia. Le sabbie avanzanti distrussero vaste aree della foresta che un tempo esistevano qui, lasciando da essa solo ceppi e radici giganti. A Urumqi  Roerich prese contatti con il consolato sovietico. Trascorsero giorni di attesa penosa e di trattative inutili, rimasero fermi per quattro mesi. I telegrammi sullo stato penoso della spedizione che Roerich mandava tornavano indietro. Venne l’inverno, i dintorni di Khotan furono ricoperti di neve. N. Roerich scrisse: “Dobbiamo riuscire a partire. Nonostante il gelo, dobbiamo andare “. L’aiuto dell’autorità sovietica di Urumqi fu d’importanza vitale per la spedizione tenuta prigioniera dal governatore cinese di Khotan. Le relazioni con la Cina erano tese, e l’accordo era che nel caso di fallimento della spedizione, tutto il materiale della spedizione comprese le pitture e i diari dovevano passare al governo sovietico. Tramite il console sovietico, alla famiglia Roerich fu concesso un visto per un viaggio in URSS, nonostante il loro status di emigrati.
 
Dopo Kashgar, il deserto è ricominciato. Il percorso misurato della carovana si cullò, ispirando ampi pensieri liberi. “Siamo tornati nel deserto. Ancora una volta le sabbie della sera sono lilla, di nuovo falò ... Ci sono incubi colorati sulla sabbia. Lingue allegre di rosso fuoco e coraggiosamente corrono verso le nuvole della sera infinitamente lunghe. Ora il sentiero conduceva verso nord. Lì, dove attraverso i deserti e le montagne si estendeva il confine riservato”.
 
Raggiunta la frontiera della terra di Kalmyk in Turkestan, la spedizione si fermò non lontano da Mengoy Saur ("Mille Rovine"). "C'è un presupposto", scrive Nicholas Roerich, "che c'era un grande monastero in questi luoghi, dove c'era un calice di Buddha scomparso da Peshawar e menzionato da Fa Xiang a Karashar". “La coppa del Buddha sarà ritrovata al tempo di Shamballa. “Purushapura o Peshawar (Pakistan) era una volta la città del calice di Buddha. Portato lì dopo la morte del Maestro, la coppa è stata a lungo oggetto di adorazione. Durante il periodo del viaggiatore cinese, Fa Xian, intorno al 400 d.C., la coppa era ancora a Peshawar, in un monastero appositamente costruito per questo. Al tempo di un altro viaggiatore cinese, Xuan Zang, intorno al 630 d.C., la ciotola non era più a Peshawar. Era in Persia o già a Karashar. La coppa del Buddha è miracolosa e inesauribile - è la coppa della vita.
 
Svyatoslav Nikolaevich Roerich lo ha raffigurato nei suoi dipinti, uno dei quali è chiamato “La coppa del Buddha” (1934).
 
          
 
Figura 4. S. Roerich – La coppa del Buddha 1934
 
Una delle mete della spedizione era la Siberia, l’Altai, in territorio sovietico, pertanto, N. Roerich doveva ottenere il consenso per attraversare la frontiera russa delle autorità sovietiche. Sulla via che dagli Stati Uniti lo riportava in India, a Berlino Roerich conobbe nell’autunno dell’1.924 i rappresentanti diplomatici dell’Unione Sovietica, le richieste di Roerich furono inviate a Mosca, tramite Il commissario del popolo per gli Affari Esteri, Cicerin, che Roerich aveva personalmente conosciuto all’Università e furono accettate. Rispondendo formalmente alla domanda sullo scopo del viaggio a Mosca, Roerich scrive: “Per soddisfare gli ordini del Mahatma”.

[1] Centottanta opere provenienti da queste parti furono poi inviate al Roerich Museum di New York.
[2] Attuale sede del museo che ospita le mummie occidentali, i cosiddetti Tocari.
[3] N. Roerich. Altai - Himalaya. VIII. Taklamakan - Karashar. 18 marzo (1926).
[4] N. Roerich ha realizzato parecchi dipinti sul tema dei giganti, alcuni in doppia versione. Questo tema è durato in pratica per tutta la sua carriera: dall’inizio del secolo fino al 1940: la Tomba dei giganti (1908), La gigantessa Krimgerd (1914 e 1915), La via dei Giganti (1910 e 1914), La fine dei Giganti "(1917), La terra dei Giganti (1918 e 1919), Gigante "(1940 e 1943).
[5] N. Roerich, Il Cuore dell’Asia.
I RISVOLTI POLITICI DELLA MISSIONE – LA RUSSIA
 
Durante la prima spedizione del 1926, i Roerich, deviando dalla rotta principale, visitarono Mosca, dove portarono il manoscritto di uno dei libri di Etica vivente “Comunità”. Era un libro di avvertimento, conteneva una previsione del tragico futuro della Russia, un tentativo per mettere in guardia il governo della giovane repubblica dalle crescenti tendenze distruttive, che si saranno poi concretizzate con Stalin. Gli alti funzionari sovietici respinsero questi avvertimenti e scegliendo un diverso percorso di sviluppo, che tutti conosciamo.
 
Per giungere in Russia dal Bacino del Tarim, la spedizione deve attraversare la Zungaria, con un viaggio che dura 11 giorni (16-27 maggio 1.926), incontrando 13 insediamenti, e in 11 la carovana si fermò per riposare. Lungo la strada, fermarono la spedizione ben sei uffici doganali cinesi, in ognuno dei quali è stato fatto un esame lungo e noioso per il controllo di bagagli e documenti. L’attraversamento del Kazakistan della spedizione durò 10 giorni (dal 28 maggio al 7 giugno). Furono percorsi circa 140 chilometri dal confine con la Cina verso l’Unione Sovietica, attraversando con un piroscafo il lago Zaisan, ai piedi della catena montuosa degli Altai, per poi proseguire in navigazione sul fiume Irtys.
 
Il 29 maggio 1.926, Nicholas Roerich accompagnato dalla moglie Helena e dal figlio George attraversarono il confine con la Russia e arrivarono il 13 giugno a Mosca. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre Roerich entrò in aperta opposizione al governo sovietico, poi le sue opinioni sui bolscevichi cambiarono. I grandi movimenti sociali del nostro tempo e il suo punto di svolta - la Rivoluzione d’Ottobre - furono percepite da Roerich come un processo naturale e irreversibile della vita sociale. Questo processo storico, non solo prevedeva, ma ha contribuito alla liberazione dalla schiavitù e dalla dipendenza coloniale. La vicinanza ideologica al comunismo appare nella prima edizione, quella Mongola del 1.926, del volume “Comunità”.
 
A Mosca Nicholas si comportò esattamente come un inviato di Shambhala. Ha incontrato non solo i membri del governo, ma anche i rappresentanti del pubblico in generale. Nicholas Roerich ha persino avuto un incontro con la minacciosa divisione dei servizi segreti della Russia sovietica. Anche lì si parlava di Shambhala, dei Mahatma e della futura ricostruzione del mondo. Vi era molto interesse in questi incontri e a Roerich furono poste molte domande.
 
Si confonde l’idea di Comunità con l’idea del comunismo dittatoriale e stalinista. Anche Platone con la sua Repubblica se fosse vissuto ai nostri giorni, sarebbe stato accusato di esporre idee comuniste. La dottrina sociale della Chiesa Cattolica, con le sue prese di posizione sul salario, sul diritto di proprietà, va anch’essa in questa direzione, rifiutando i metodi violenti, la lotta di classe più accanita e l’abolizione assoluta della proprietà privata. Il concetto di Comunità è stato applicato nei monasteri cristiani nel motto ora et labora.
 
L’attacco alla persona e all’opera di Roerich, inizia in Russia con la rivista russa “International Life” che pubblica nell’1.965, una copia di una lettera consegnata da Roerich ai ministri Lunacharsky Tchitcherin della neonata Repubblica Sovietica. Si trattava di un messaggio del Mahatma dell’Himalaya, che vedeva in Lenin, il presagio di una nuova età illuminata, messaggio conservato presso l’archivio di Stato dell’URSS. La traduzione della lettera è di grande interesse:
 
“Nell’Himalaya, sappiamo ciò che tu stai compiendo. Hai abolito la chiesa, che è diventata una fucina di menzogne ​​e di superstizione. Hai distrutto la borghesia che diventata agente di pregiudizi. Hai distrutto le scuole che erano diventate delle carceri. Hai condannato l’ipocrisia della famiglia. Hai eliminato l’esercito, che guida degli schiavi. Hai schiacciato i guadagni degli avidi speculatori. Hai chiuso le case di tolleranza. Tu hai liberato il paese dal potere del denaro. Hai riconosciuto che la religione è l’insegnamento della materia universale. Hai riconosciuto l’irrilevanza della proprietà privata. Hai previsto l’evoluzione della comunità. Hai posto l’accento sull’importanza della conoscenza. Ti sei prostrato davanti alla bellezza. Hai riservato tutto il potere del Cosmo per i bambini. Hai aperto le finestre dei palazzi. Hai visto l’urgenza di costruire case per il Bene Comune. Hai fermato la rivolta in India, perché era prematura, ma abbiamo riconosciuto la tempestività del tuo intervento, e vi mandiamo tutto il nostro aiuto, affermando l’Unità dell’Asia “.
 
Lo scrittore russo Vladimir Rosov, volendo approfondire la questione aperta dall’articolo della rivista russa, ha trovato negli archivi del Ministero degli Affari Esteri un’altra lettera dei Mahatma che era stata indirizzata personalmente al Ministro Tchitcherin. Questa lettera risponde alle domande relative della missione Roerich in connessione con il loro viaggio a Mosca nell’1.926. Rosov scopre che entrambe le lettere sono state consegnate con un cofanetto contenente della terra dell’Himalaya che sarebbe dovuta essere messa nella tomba di Lenin. Al fondo della cassetta vi era l’iscrizione: Per la tomba del nostro fratello, il Mahatma russo Lenin. Il cofanetto era una scatola ornata con figure di Akbar[1] di avorio. In questa seconda lettera si chiede ai Soviet per favorire il benessere di tutti i popoli di riconoscere il buddismo come la dottrina del comunismo. Con il cofanetto, N. Roerich ai due commissari del popolo, offrì una serie di tele fra cui “Maitreya il Conquistatore”[2].
 
La dirigenza sovietica non solo non ha mostrato interesse per le lettere del Mahatma, ma ha, di fatto, persino nascosto di quest’appello, i cui dettagli sono apparsi sulla stampa con un ritardo di quattro decenni. I doni non furono capiti o percepiti. La lettera dell’Himalaya fu messa in archivio, la terra sacra nel cofanetto dispersa, i libri non furono mai pubblicati, i dipinti della serie Maitreya donati dal pittore allo Stato, dimenticati. Dopo qualche tempo, M. Gorki riuscì a salvare i dipinti della seria Maitreya nella galleria d’arte di Nizhniy Novgorod, sua città natale. Nel Khotan, il 5 ottobre 1.925 l’artista concepisce il dipinto “Monte Lenin”, ora conservato nel Museo d’Arte di Nizhny Novgorod. Sempre nel Khotan, il Mahatma Morya, consegnò a Roerich il cofanetto per i Soviet, nel periodo in cui la spedizione fu quasi fatta prigioniera nel Khotan, da un arrogante governatore locale, probabilmente pagato dagli inglesi.

Figura 1. N. Roerich - Monte Lenin
 
 
Dovremmo essere sorpresi che gli uomini più saggi del pianeta, esprimono la loro simpatia per un sistema che chiude i bordelli, distrugge gli speculatori, che condanna il colonialismo, istituisce l’istruzione obbligatoria e abolisce la proprietà privata, che è diventata come un criterio per misurare lo status sociale? La frase “Hai abolito la chiesa, che è stata una fucina di menzogne ​​e di superstizione”, scatenò la reazione della Chiesa Ortodossa russa che cinquant’anni dopo la morte dei coniugi Roerich, scomunicandoli, perché erano stati battezzati.
 
Il titolo dato a Lenin di Mahatma (Grande Anima), qualifica una persona sottolineando la sua importanza per la storia futura. Questo significato può essere compreso più facilmente oggi che nell’1.926, poiché il socialismo ha compiuto enormi progressi. Il modello di Lenin, dopo la sua morte, fu accantonato e sostituito dal modello controllo poliziesco di Stalin basato sul terrore. Si comprende perché il Governo Sovietico due anni dopo la morte di Lenin rifiutò l’offerta buddista, era interessato a percorrere strade completamente diverse. Lo scrittore Vladimir Rosov[3] attesta l’autenticità tibetana delle lettere in quanto:
 
Nel libro di Rosov la lettera dei Mahatma contiene un’ultima riga, dove è precisato che è stata data nell’1.925 a Burhan Bulat, che potrebbe essere un vecchio nome di Khotan, oppure un luogo a esso vicino, perché i Roerich erano di fatto agli arresti domiciliari. Infine, entrambe le lettere sono state scritte sulla lingua tibetana Singh. Sotto i testi delle lettere ci sono i nomi Gulab Lal e DM “.
 
Gulab Lal Singh è uno pseudonimo Maestro Morya, il Mahatma che scrive è dunque Morya. I coniugi Roerich consegnano al governo sovietico l’offerta del Mahatma per la trasformazione del paese da comunista a comunista-buddista di tipo siberiano tibetano. Lenin era morto due anni e la lotta di potere fra Trotskij e Stalin imperversava. “Estendere al mondo il fuoco della rivoluzione” era il modello di Trotskij. “Costruire il socialismo in un solo paese, la Russia”, fu il modello vittorioso di Stalin ottenuto con i metodi oscuri del terrore, prigioni, torture e deportazioni, in luoghi dove si moriva in massa per il freddo e le privazioni.
 
A Mosca, il gruppo dirigente ascoltò dai coniugi Roerich i racconti riguardanti l’India e le ricerche fatte in Asia. Le lettere furono consegnate al commissario del popolo Cicerin, tra cui un paio di foto con l’edizione del libro “Comunità" (1.926). Il tutto fu poi consegnato all’Istituto Lenin. Poiché Roerich aveva ancora amici in Russia, il Maestro vide questo periodo come una finestra di opportunità e sperando che un messaggio da parte dei Mahatma ai capi di stato potesse aiutare la Russia per una svolta verso un nuovo percorso. A Mosca, i coniugi Roerich nel giugno dell’1.926 furono accolti da G. V. Cicerin, Commissario del Popolo per gli Affari Esteri e dal suo vecchio amico AV Lunacharsky, commissario della Pubblica Istruzione, che era interessato nel buddismo, e molti altri, tra cui la moglie di Lenin.
 
A prima vista appare assurdo che Lenin, il fondatore di un sistema che poi è risultato utopistico e fallimentare come il comunismo reale sia chiamato Mahatma. A questo proposito ecco cosa dice Ruth Drayer l’autrice del libro “Viandanti - Il cammino spirituale di Nicholas e Helena Roerich”:
 
I Mahatma sono esseri evoluti ma sono anche idealisti, in grado anche di fare errori. Proprio perché vogliono una cosa che accada - non significa che avvenga - perché gli esseri umani visto il libero arbitrio - molto spesso distorcono le cose lontano dalla bellezza del loro vero potenziale. La storia sembra molto diversa dopo i fatti iniziali - in altre parole, facendo qualcosa e poi voltandosi indietro, ci appare completamente diversa da come sembrava all’inizio. La Gerarchia Spirituale ha visto in pieno il potenziale di Lenin per grandezza (e deve essere molto grande). Ma per ragioni che solo Lenin poteva dirci, egli ha scelto di utilizzarlo in maniera negativa, piuttosto che apportare dei cambiamenti positivi ... Forse il buio intorno a lui era troppo grande e lui non era abbastanza forte da compiere quello che aveva le potenzialità per portare a termine.
 
Ogni persona sul pianeta ha il potenziale per fare del bene e del male - momento per momento - le scelte che facciamo vengono dal nostro libero arbitrio …. Non importa le circostanze, la gentilezza e la cura o meschinità e amarezza - queste sono le risposte scelte. La porta dove abita il male esiste nel cuore di ognuno di noi. Le grandi Persone hanno un grande potenziale sia per il bene sia per il male. La Gerarchia ha visto il potenziale di Lenin e sperava che le sue scelte sarebbero in linea con la più alta luce. Siamo tutti pieni di contraddizioni - però, siamo anche pieni di opportunità di lavoro per la luce ... Ma, purtroppo, il buio sul pianeta è in misura maggiore della luce - quindi, ci vuole un maggiore sforzo di lavorare per bene. Questo è il motivo per cui tutti abbiamo bisogno, di essere vigili nelle nostre scelte. [4]
 
Occorre osservare che dopo la Rivoluzione d’Ottobre, la paura della Terza Internazionale, ha incoraggiato di più di un governo conservatore a concedere maggiori concessioni alla classe operaia, dalle indennità di disoccupazione, alle cure mediche gratuite, alle pensioni di vecchiaia e alla mensa gratuita.
 
Si comprende perché a Roerich è stato affidato un cofanetto contenente terra dell’Himalaya per la tomba di Lenin: i Mahatma desideravano che Lenin fosse sepolto nella terra, non mummificato come avvenne poi, per il culto della personalità, in un mausoleo. Il senso mistico della terra consegnata è spiegato nel libro Mondo del Fuoco.
 
Il contadino che porta con sé un pugno del suolo nativo ricorda l’antico costume di offrire un pugno di terra in segno d’impegno irrevocabile. E oggi avete udito di un’offerta commemorativa del genere. Il suo destino non è semplice; un malvagio tentò di disperdere quella terra, ma una mano benevola nascose a bella posta il tesoro, che fu dimenticato. Ma il pensiero aderente a quell’offerta permane ed è più efficace che non si creda, tanto esso perdura. Un oggetto similmente magnetizzato esercita veramente un suo potere.[5]
 
I Saggi d’Oriente hanno dimostrato di apprezzare la pura dottrina insegnata da Lenin, ma la teoria è una cosa e la pratica è un’altra. C’è un abisso tra ciò che è stato predicato dal cristianesimo nelle catacombe di Roma e il modo in cui è stato praticato Torquemada in Spagna e con l’Inquisizione in generale. Quando l’insegnamento dottrinale diventa parte integrante di un’istituzione ufficiale, il potere lo usa per rafforzarsi, e così che da Torquemada a Stalin, nascono due diverse dottrine ma che impiegano gli stessi metodi. In una lettera a Helena Roerich, il Mahatma Morya si scaglia contro le crudeltà praticate nei campi di concentramento della Siberia, ma allo stesso tempo, esprime il suo desiderio di vedere la liberalizzazione e l’umanizzazione del sistema socialista russo. Alla fine dell’ottocento il conte Loris-Melikov, scriveva:
 
Povera Patria! Verrà il momento tanto atteso in Russia, come gli altri, possono esprimere le proprie opinioni e convinzioni liberamente e pubblicamente, a pronunciare i suoi giudizi senza correre il rischio di essere iscritti in un elenco di ardente rivoluzionario o distruttivo dei fondamenti della sistematica di Stato.
 
Figura 2. Agvan Lobsan Dorjiev
 
 
Se i Maestri decisero di inviare N. K. Roerich come loro ambasciatore ai Soviet, vi dovevano essere delle valide ragioni, il terreno per tale approccio poteva essere già stato reso fertile.  
 
Un personaggio di rilievo in questo turbine di eventi fu un amico di Roerich, un monaco mongolo appartenente all’ordine tibetano dei Berretti Gialli. Agvan Lobsan Dorjiev fu un monaco russo, più precisamente un mongolo buriata, ordinato lama in Tibet dai Berretti Gialli. Fu affidato come tutore al giovane XIII Dalai Lama su cui esercitò una certa influenza. Nell’1.890 Dorjiev comincia a spargere la voce che la Russia è stata la mitica terra di Shambhala del Nord, e che lo zar bianco era un’emanazione di Tara Bianca. Nell’1.901, a Tashilhunpo, riceve alcuni insegnamenti segreti del Panchen Lama, così come le letture della preghiera di Shambhala, scritto da Lobsan Palden Yeshe, il sesto Panchen Lama, per quanto riguarda il regno buddista di Shambhala. Questi insegnamenti furono di grande importanza allo sviluppo della comprensione di Dorjiev dell’insegnamento del Kalachakra (Ruota del Tempo). Dorjiev vide la possibilità di un’alleanza tra i Buriati, Kaimyk e altre tribù buddiste che vivono nella parte orientale della Russia con il tredicesimo Dalai Lama. L’alleanza con a capo lo zar Nicola II sarebbe stato un contrappeso all’influenza inglese e cinese in Tibet. Nell’1.909 Dorjiev ottiene il permesso dallo zar di costruire un grande tempio buddista Datsan a San Pietroburgo, nella speranza che potesse diventare la residenza del primo sovrano buddista della Russia.
 
Figura 3. Inaugurazione Tempio Kalachakra
 
Dall’1.909 Nicholas Roerich faceva parte del Comitato per la costruzione del tempio e realizza i disegni per le finestre del Tempio di vetro colorato. La prima cerimonia buddista si tenne il 21 febbraio 1.913 in onore dei 300 anni della dinastia dei Romanov in Russia.
 
Figura 4. Tempio Kalachakra a San Pietroburgo
 
 
Nella sala centrale del tempio, le varie divinità principale dal pantheon tibetano sono state rappresentate con statue e immagini, compresa Vajrabhairava. La consacrazione del tempio del Kalachakra si tenne il 10 agosto dell’1.915[6]. Dopo la rivoluzione russa Dorjiev è stato arrestato e condannato a morte, solo per essere graziato a causa dell’intervento di amici a San Pietroburgo. Il tempio nella città fu saccheggiato[7] e distrutti gli scritti e i  documenti in esso contenuti.
 
Per non far ulteriormente distruggere il lavoro fatto, Dorjiev cambia drasticamente opinione, proponendo la trasformazione dei monasteri in fattorie collettive, salvando così i monasteri. Inizialmente i bolscevichi per conquistare i buddhisti russi alle loro idee hanno apprezzato tale applicazione parziale di favore e fatto. Già nell’1.919, il secondo anno della rivoluzione, una mostra di arte buddhista era consentita e incoraggiata in mezzo a turbolenze sociali. Gli insegnamenti buddisti vissero un periodo d’oro, si tennero lezioni, furono pubblicati numerosi libri buddisti, e ci furono contatti con studiosi mongoli e tibetani. Probabilmente fu il primo, agli inizi degli anni venti, insieme a molti famosi orientalisti russi, a essere convinto che il comunismo e il buddismo fossero compatibili e a celebrare il Buddha storico come il fondatore del comunismo originale e glorificare Lenin come un’incarnazione di un illuminato. Dall’1.922, a Leningrado (San Pietroburgo) il Tempio Kalachakra divenne il centro della rinascita della fede del Movimento. Al Consiglio dei buddhisti dell’URSS nell’1.927, Dorjiev sottolinea la somiglianza tra il pensiero buddista e comunista per lavorare per il benessere delle persone. Durante il periodo dall’1.926 all’1.928, i leader buddisti in Unione Sovietica e la Mongolia cercarono di conciliare il buddismo al comunismo, mostrando somiglianze tra i due sistemi. In quel periodo, Barchenko, uno studioso russo con collegamenti al Politburo sovietico, trascorse diversi mesi in Mongolia, apprendendo nozioni sulla dottrina buddista del Kalachakra, la scienza mistica del Buddismo esoterico. Dopo il suo ritorno a Mosca, organizza un gruppo di studio Kalachakra tra alcuni dei suoi membri. Il più influente tra i partecipanti fu Gleb Bokii[8], il capo georgiano di un reparto speciale del militare sovietico Intelligence Service (la OGPU, precursore del KGB).
 
La divinità Kalachakra rappresenta un Buddha, e quindi l’onniscienza, pertanto, si dice che Il Buddha abbia insegnato il Kalachakra[9] Tantra su richiesta del re di Shambhala, si racconta che questi insegnamenti siano conservati a Shambhala. Shambhala è governato da un re il cui nome in tibetano è Rigden che sostiene l’integrità del Kalachakra[10] Tantra.
 
Figura 5. Mandala del Kalachakra
 
 
Roerich, molto legato alla sua madre patria, nel suo viaggio a Mosca doveva portare avanti una missione difficile, salvaguardare il millenario misticismo russo per una sua rinascita dopo la distruzione del vecchio mondo. Da un lato portando la missiva dei Mahatma, operava nella direzione già iniziata con Dorjiev, dall’altro lato rinforzava i legami con la sua terra madre creando nell’1.922 a Chicago la serie “Sancta”, composta di sei dipinti. Nella creazione della serie “Sancta”, Roerich ritorna alle radici morali della propria cultura vale a dire, agli insegnamenti del grande asceta russo, del 14° secolo, San Sergio Radonezhsky al fine di promuovere il rilancio dei valori morali. Questi dipinti erano stati fatti non per la Russia, ma per favorire il risorgimento spirituale dell’America, chiusa in un conservatorismo materialista.
 
Dalla Russia partiranno, secondo le parole del Maestro Tibetano D. K., la nuova religione e la nuova educazione, due pietre angolari nella costruzione della civiltà aurea che ci attende, espressione reale e compiuta dei valori (pace e cultura) scelti da Roerich per sintetizzare la sua missione, cioè la diffusione della cultura come base indispensabile per la costruzione della pace. La cultura è intesa nel suo senso più vero e profondo di culto di Ur, il culto del fuoco o della luce, in sanscrito Agni che sono stati gli stessi coniugi Roerich a mettere in evidenza.
 
Figura 6. N. Roerich - Ponte di Gloria
 
 
Nel dipinto “Ponte di Gloria” San Sergio cammina in contemplazione verso una cappella o stupa posta su una cima davanti ad un ponte indaco creato dall’aurora boreale, una metafora per indicare il futuro ponte che unirà il cielo alla terra, il superiore con l’inferiore. Il Maestro D.K. ci informa che il motto esoterico della Russia è “Collego due vie” ed è proprio questo che hanno tentato di fare i Roerich, ma i tempi non erano ancora maturi e i metodi impiegati non ebbero apparentemente effetto.
 
Figura 7. N. Roerich - E apriamo le Porte
 
 
Nel dipinto “E apriamo le Porte" si vedono aprire da San Sergio dei cancelli che dividono il dipinto in due piani compositivi e concettuali: il piano terreno, del monastero che è ancora coperto di buio, e quello celeste, lo sfondo sul lato della porta che è illuminata dal sole nascente. Questa divisione permette allo spettatore di sentire l’esatto momento del passaggio attraverso le “porte sante” nel mondo dello spirito. Allo stesso tempo, il dipinto sembra ricordarci la necessità di aprirci al mondo esterno.
 
Il rapporto tra la Russia e Roerich è sempre stato unico, amava il popolo russo, e dedicò tutta la sua creatività al servizio della cultura russa. Tuttavia, l’atteggiamento verso il regime sovietico è stato decisamente vario. All’inizio, era in ferma opposizione ai bolscevichi, sostenendo l’anti-bolscevismo. Era un membro della direzione scandinava di una società, che ha fornito un sostegno finanziario per le truppe della Guardia Bianca, suo fratello Vladimir Roerich faceva parte della Guardia Bianca. Poi a partire dall’1.923 N. Roerich cambiò la sua posizione verso i Bolscevichi, divenendo un ambasciatore, fu in questo periodo che stabilì dei contatti con gli ambasciatori del potere sovietico a Berlino e Parigi, per poi giungere alla missione a Mosca dell’1.926.
 
Nei diari di E.I. Roerich del 1.924 sono riportate le trascrizioni delle parole del Maestro su un nuovo paese che si poteva costruire sul potenziale spirituale del popolo russo. Per il bene comune il Mahatma d’Oriente, inviò Roerich, per un ultimo tentativo per trovare un linguaggio comune con i bolscevichi renderli consapevoli della loro storica responsabilità e indirizzarli in questa direzione: l’opportunità di arricchire il principio di proprietà comune del comunismo con la consapevolezza di una più alta comunità, basata sul principio dell'amore fraterno e miglioramento interno. Sulla missione in URSS, l'autore della tesi di Roerich (VA Rosov) ha fatto dichiarazioni infondate … "I concetti e Maitreya Shambhala Roerich sono direttamente legati agli ideali comunisti". In realtà, è vero il contrario! ... non è Maitreya ad essere abbassato al comunismo, è il comunismo deve essere portato a Maitreya e a Shambhala … il comunismo deve accettare gli insegnamenti di Buddha e di Cristo [11].
 
Con la presa del potere da parte di Stalin, nell’1.928, tutto lo scenario politico mondiale cambia, durante la dittatura di Stalin nel periodo della Grande Purga, il 13 novembre 1.937 Dorjiev e i suoi amici buddisti furono accusati di tradimento, di preparazione di un’insurrezione armata e spionaggio per i mongoli e giapponesi. Dorjiev, morì nelle celle della polizia, fu sepolto in un luogo segreto in compagnia di almeno 40.000 dissidenti. Nello stesso periodo negli USA prendeva forma l’azione demolitrice contro la Fondazione Roerich e il suo fondatore, azione intrapresa dai suoi ex sostenitori trasformatisi in acerrimi nemici. Un’azione congiunta a tenaglia aveva schiacciato in URSS e negli USA un sogno riformatore.
 
L’azione delle forze oscure prese nel 1928 corpo con in Russia con la presa del potere di un dittatore sanguinario che soffocò nella tortura e nel sangue ogni anelito di libertà e di espressione spirituale. È spirituale qualsiasi azione rivolta ad elevare la condizione umana su ogni piano o stato di esistenza. In occidente il potere oscuro finanziario scatenò nel 1929 una grande crisi finanziaria, bloccando così iniziative culturali e spirituali. Cultura è culto della Luce. Contemporaneamente il potere oscuro finanziò e sostenne il nazismo. Fu l’inizio del periodo buio.
 
Quando si sta preparando una nuova fase evolutiva, gli oscuri moltiplicano le loro astuzie, perché non possono sopportare la Luce, e, sapendosi condannati, ricorrono ai metodi più soffocanti. All’inizio di ogni grande Epoca si ripete la stessa pressione[12].
 
Per quanto riguarda l’accusa che N. Roerich era un agente sovietico, basterà ricordare che Nicholas e Helena Roerich erano teosofi. Stalin nell’1.927, inizia in modo sotterraneo a far arrestare i teosofi, e nell’1.929, praticamente tutti i membri della Società Teosofica sono stati arrestati dall’OGPU e condannati a pene diverse. La principale accusa fu quella del possesso di pubblicazioni illegali: pubblicazioni teosofiche invendute prerivoluzionarie. Il picco della repressione fu raggiunto nell’1.931, quando la maggior parte dei sostenitori di questa dottrina è stata mandata in esilio nei campi di lavoro, pochi sono stati i fortunati sopravvissuti.

[1] Akbar: Imperatore Moghul dell’India, patrono delle religioni, delle arti e delle scienze, il più liberale di tutti i sovrani Mussulmani. Cultore di studi religiosi, nonostante che fosse educato nell’islamismo, tentò di fondere le tre religioni.
[2] Esposta nel Museo d’Arte di Gorky.
[3] Vladimir A. Rosov ( 05 /08/ 1.954) - Dottorato di Ricerca in Storia , orientalista , capo del Patrimonio Roerich Museo d’Oriente. È autore di oltre 200 pubblicazioni in russo, inglese, francese e ceco lingue.
[4] http://lebendige-ethik.net/engl/4-Wayfarers.html.
[5] Mondo del Fuoco I, 242.
[6] Il 14 luglio 2.004, il 150° compleanno di Agvan Dorjiev è stato celebrato presso il tempio buddista a San Pietroburgo, una targa ricordo è stato svelato, e una conferenza tenuta dal noto studioso buddista americano, Robert Thurman.
[7] Il tempio è stato restituito in primo luogo per i buddisti nel giugno del 1.991.
[8] Bokii era il capo crittografo del servizio e impiegato tecniche di decifrazione connessi con i fenomeni paranormali.
[9] La tradizione Kalachakra ruota attorno al concetto di tempo ( kala ) e cicli ( chakra ): dai cicli dei pianeti, ai cicli della respirazione umana, insegna la pratica di lavorare con le energie più sottili nel proprio corpo sulla strada della illuminazione. Dal momento che Kalachakra è il tempo e tutto è sotto l'influenza del tempo, Kalachakra sa tutto. Mentre Kalachakri, sua consorte spirituale e complemento, è consapevole di tutto ciò che è senza tempo, o fuori dal regno del tempo.
[10] La profezia del Kalachakra Tantra riferisce che ci saranno 32 re di Shambhala e ogni re regnerà per circa 100 anni. L’ultimo re, Rudra Cakrin porterà con sé un enorme esercito contro il re del male, per difendere il regno di Shambhala con grande coraggio, distruggendo gli invasori. Questo evento sarà un punto di svolta nella storia del mondo, perché solo allora la verità prevarrà e l’età della Pace s’inaugurerà. Utilizzando i calcoli del Kalachakra Tantra, alcuni studiosi come Alex Berzin hanno stabilito che la profezia si avvererà nel 2.424 d.C.
[11] Sulla questione della tesi, VA Rosova "russo-americano spedizione N.K. Roerich Museum in Asia centrale ". Yu Budnikova. http://www.lomonosov.org/movement/movement499.html
[12] Collana Etica Vivente – Gerarchia 346,
IL SOGNO DELLA NUOVA RUSSIA - I MONTI ALTAI
 
Vladimir A. Rosov, in base alle sue ricerche descrive nel libro “Il Messaggero di Zvenigorod” quali dovevano essere alcuni degli scopi reconditi della prima missione in Asia centrale di Nicholas Roerich.
 
Una nota profezia buddista vecchia di centinaia di anni, ha predetto che un giorno il capo spirituale del Tibet, il Panchen Lama avrebbe lasciato il Tibet. In seguito a questo evento, si creerebbe un grande esercito destinato a combattere e distruggere le forze del male e inaugurare un periodo d’oro, mille anni di pace e di armonia. Affinché tal effetto possa comunque prodursi, il Panchen Lama sarebbe dovuto morire e rinascere, come Rigden Jypo, Colui che viene, il Buddha Maitreya, il Re di Shambhala.
 
Vladimir A. Rosov, scrisse che il Maestro Morya discutendo con Roerich di Shambhala, diede un nuovo significato alla profezia perché era riferito al nuovo paese che Roerich doveva creare. Il Maestro Morya prevedeva la creazione di un nuovo paese spirituale buddista da definirsi ai confini della Mongolia, del Gobi e della Siberia. Questo paese doveva essere governato congiuntamente dal Panchen Lama e da Roerich. Doveva essere un rifugio sicuro e un santuario per i lama buddisti, i religiosi in genere, verso cui potevano fuggire quando i comunisti cinesi avrebbero preso il controllo del Tibet, che in quei tempi era sotto il controllo della corona inglese. La prima missione aveva anche lo scopo di parlare con il Panchen Lama, per esporgli questa idea e a convincerlo che era attuabile e praticabile. Considerando, tuttavia, che le terre in questione erano già occupate o sotto il dominio di altri governi, il compimento di questo piano era molto improbabile. Le guerre sono sempre state combattute nel tentativo di impossessarsi della terra e delle ricchezze in essa contenute posseduta da altri. Sappiamo che la prima spedizione è stata bloccata in pieno inverno al confine tra Tibet dai i soldati tibetani e che la regia occulta di tale operazione era dei britannici; solo dopo parecchi mesi in un accampamento di fortuna la spedizione ebbe il permesso di tornare in India, ma non di parlare col Dalai Lama. Rosov scrive che Helena Roerich, parecchi anni dopo, guardando indietro rivedendo quanto avvenuto, scrisse nel suo diario che in quel momento sia il Panchen Lama e suo marito erano troppo vecchi, per realizzare questa impresa.
 
Roerich nel suo viaggio a Mosca ottiene dai Soviet le concessioni per l’estrazione mineraria nel sud-ovest degli Altai, in prossimità del monte bianco Belukha che prevede la costruzione di Zvenigorod, la capitale della nuova Russia. Nell’Altai tre religioni del mondo - il cristianesimo, il buddismo e l’Islam hanno trovato un luogo di serena convivenza. L’Altai non è solo una perla della Siberia, ma anche la perla dell’Asia. Prima di giungere la regione degli Altai la spedizione passo da Novosibirsk, Barnaul, Bijsk.
 
Parzialmente in territorio sovietico e in parte in Mongolia, la gamma dei monti Altai si estende dal Sud-Est della Siberia occidentale formando il confine settentrionale del Gobi. Il territorio dei Monti Altai è la regione assiale del continente eurasiatico, dove le foreste a sud-ovest della Siberia sono a contatto con le grandi steppe e nei deserti dell’Asia centrale e dove i confini dei quattro maggiori paesi: Russia, Kazakistan, Cina e Mongolia. In termini di geopolitica, la regione è il centro politico, il cuore dell’Eurasia. Dai ghiacciai dei monti Altai nascono quattro grandi fiumi, Irtys, Ob, Yenisei, Hovd, Canas, che forniscono acqua per molti milioni di persone che vivono in Russia, Kazakistan, Cina e Mongolia. La terra ricca e nera, l’aria frizzante di montagna, le fonti di acque incontaminate, le risorse forestali uniche, dove si trovano conifere pregiate, foreste di pini, erbe e frutti di bosco, grandi quantità di argille curative, fanno della regione il polmone dell’Eurasia.
 
I Monti Altai dovevano essere il luogo della Nuova Russia chiamata Zvenigorod dai Maestri, una nuova nazione in Asia, la Sacra Unione di Oriente. Zvenigorod degli Altai, non quella in Russia, era destinata a essere un luogo per il futuro centro di cultura, per il quale aveva tutto: ricchezza e naturale, terra fertile e una bellezza mai vista prima. Zvenigorod la Città delle campane, l’utopica città di Roerich che si pone nell’Alta valle Uimon ai piedi del sacro monte Belukha; nei diari di Helena Roerich, Zvenigorod è spesso chiamata città della conoscenza. L’importanza strategica di questa tappa si arguisce dal fatto che sui monti Altai i membri del gruppo interiore SG e MM Lichtmann raggiunsero i Roerich per poi ritornare in America. Grazie al diario di Sina Fosdick (dagli Stati Uniti; fu una delle prime seguaci di Agni Yoga, che aiutò attivamente la famiglia Roerich), conosciamo numerosi dettagli di questa parte dell’itinerario della spedizione.
 
Figura 1. N. Roerich - Zvenigorod
 
 
La tradizione considera sacre le montagne  degli Altai, in particolar modo il Monte Belukha che sorge nel centro del campo di Katun. Roerich dipinse nel 1.925 il monte Belukha, come sfondo, il Santo Oirot[1], il Messaggero del Burkhan Bianco, raffigurato su un cavallo bianco in una notte di luna piena. Al centro si vede una ragazza, con il viso misticamente coperto.
 
Figura 2. N. Roerich – Oirot il Messaggero del Burkhan Bianco

 
   
 
Nell’1.904, una ragazza ebbe una visione: le apparve un cavaliere bianco vestito, che cavalcava un cavallo bianco, annunciandogli il ritorno di Oirot Khan, l’ultimo discendente di Gengis Khan, per porre fine all’oppressione zarista e ripristinare l’antico impero dei mongoli. Questa tradizione degli Altai conosciuta come la “la fede bianca” - venera una specifica manifestazione del Buddha, noto come il Burkhan, un termine che nel lamaismo mongolo indica “divinità”. Burkhan Bianco, Oirot, “Messaggero”, è il nome dato dalla gente dell’Altai al Salvatore del Mondo. Oirot, il “Messaggero”, è il nome dato dalla gente dell’Altai al Salvatore del Mondo. Burkhan, Burhan significa letteralmente  per i mongoli-buddisti “Buddha”, “Bodhisattva”. Il Khan Oirot, secondo la leggenda mongola era l’ultimo discendente di Gengis Khan e l’ultimo sovrano del suo impero, fece la promessa di tornare quando il Monte Belukha avesse cambiato forma. Nell’1.904, l’anno della visione, il sole ha distrutto un blocco di ghiaccio e i picchi Belukha hanno cambiato forma.
 
Roerich dipinse più volte il monte sacro Belukha il più alto della Siberia, visto come la controparte, il gemello del Monte Kailash, il più sacro dei picchi dell’Himalaya in Tibet. Altai-Himalaya - due magneti, due pressioni, due pilastri, così scrisse Roerich. Il monte Belukha è chiamato Uch-Syure, Uch-Orion, Syure - dimora degli dei, chiamata Sumer in Mongolia e SuMeru in India. Uch significa tre, Uch-Orion è associato alle tre stelle della cintura di Orione. Le leggende indicano tre specifiche stelle, che hanno inviato la pietra per la pace, Chintamani. Queste sono le stelle della cintura di Orione.
 
Figura 3. Altai – Monte Belukha
 
 
Non è un caso che Sui monti Altai, e sulle tre cime del Belukha, sorgono e scompaiono enormi palle luminose, fulmini globulari, colonne e nastri di luce, come se fossero attratti da magneti, Uch, le tre cime.
 
Belukha è dunque come un Omphalos, un ombelico della terra collegato direttamente al Cosmo tramite Orione per ricevere la sua energia e potenza. Altri ancora parlano di un Drago, un Naga, un protettore della Terra, che dorme sotto il monte.  E a volte si può sentire il suo respiro sotto i piedi. Roerich riferisce di antiche  leggende che affermano in questo luogo il Buddha sia giunto dall’India.
 
Alcune tradizioni russe parlano di un luogo segreto, dove gli uomini preferiscono vivere da Eremiti, indifferenti allo scorrere del tempo. Essi risiedono in caverne da cui nascono le Acque Bianche, vicino ai monti Altai. Nel mese di agosto 1.926, Nicholas Roerich nel suo libro "Altai-Himalaya" scrisse:
 
“L'acqua del fiume Ak-Keme è di color bianco latte ... Belovodye ... il fiume Ak-Keme è al cinquantesimo grado di latitudine ... il Belukha le montagne blu. Fiori e il verde dell’erba e dei cedri è rilassante. Chi ha detto che l’Altai è duro e inaccessibile? ... Zvenigorod”
 
Figura 4. Altai – le acque bianche del fiume Ak-Kem
 
 
Perché N. Roerich pone l’accenno sul cinquantesimo grado di latitudine, perché nell’Altai desiderava fondare la Città della Conoscenza, Zvenigorod. Il riferimento sul sito dove fondare una Comunità spirituale, si trova logicamente nel libro “Comunità”.
 
Supponiamo che in un certo luogo si voglia fondare una comunità. Anche se il sito risponde a tutti i requisiti, le condizioni circostanti possono essere temporaneamente molto pericolose. Ci si rivolge allora a un altro luogo, cui si trasferiscono le possibilità del primo. In coscienza non si sono abbandonate le occasioni offerte da quello, e si sperimenta l’effetto della prima decisione ponendo le basi della struttura futura. Che qualcosa abbia da essere sul cinquantesimo parallelo, o venti gradi più a sud, l’essenziale è che resti luminosa l’attività costruttiva.
 
Stonehenge, ed esempio è posto al 50° parallelo. Se si considera l’angolo in cui i raggi del sole cadono sulla superficie della terra al solstizio d’estate alla latitudine di 50°? Quest’angolo è di circa 63°26’. La tangente dell’angolo che i raggi solari formano con la superficie vale: tan63°26’= 2,0. Cioè, la lunghezza dell’ombra proiettata da un piolo, a mezzogiorno, è due volte più corta dell’altezza del piolo, che proietta l’ombra. La luce solare costruisce durante il solstizio un rettangolo con altezza doppia rispetto alla base, cioè un rettangolo aureo, l’armonia della proporzione divina. Oltre all’armonia della luce vi è quella della natura circostante sotto forma di prati alpini di erbe e piante, atmosfera pura, il prana di montagna, con corsi d’acqua provenienti dalle nevi dei monti e dei ghiacciai. Un luogo ricco di polvere meteorica, qui come altrove ci dovrebbe essere un’armonia dello spazio – l’armonia delle sfere. In quel luogo, era realizzata l’armonia più completa fra le correnti della Terra con il Fuoco che giunge dallo spazio.
 
Sappiamo che il sogno della fondazione della Città della Conoscenza negli Altai non si è potuto avverare, per l’ottusità dei governanti sovietici che si preparavano ad attuare piani di repressione e che pertanto la Cittadella della Conoscenza fu costruita a Kullu, con l’Istituto Urusvati. Consideriamo ora la posizione dell’Istituto di Urusvati nella valle di Kullu. Si trova a una latitudine di circa 31° 44’. Costruiamo un triangolo formato dai raggi incidenti del sole e l'ombra proiettata da un piolo sulla terra durante l'equinozio, calcoliamo che la tangente vale: tan31°44’= 0,618. Cioè, lunghezza l’ombra proiettata da un piolo nel giorno dell’equinozio, è 0,618 della sua altezza. Il rapporto fra i lati del rettangolo è 0.618 = F, e questo è il valore della proporzione divina, la Sezione Aurea[2].
 
L’Altai ha giocato una parte molto importante nella migrazione dei popoli ed è un tesoro intatto con il monte Belukha, il sovrano, di tutti i fiumi e i campi, pronto di cedere le sue ricchezze. Presso i Monti Altai, N. Roerich apprese che le colline pedemontane himalayane nascondevano accessi che conducevano a camere situate in profondità, dove dalla notte dei tempi erano stati depositati misteriosi manufatti ed esotici tesori. Roerich vide molte grotte contenenti ossa intagliate e iscrizioni. Sprovvisto di una luce per misurare la profondità, Roerich non proseguì oltre ma era certo quelle grotte celano i passaggi segreti stessi utilizzati per raggiungere il Tibet, Kunlun, Altyn-Tag, Turfan, e in altri luoghi.
 
Nei monti dell’Altai, si trovano luoghi di sepoltura contrassegnati da iscrizioni sulle rocce, fatti da popoli dimenticati. Roerich afferma che l’intera area è un magnete potente e sacro per il futuro. Roerich, in “Shamballa, la risplendente”, scrive di un popolo misterioso, i Chud, che per sfuggire alla tirannia dello Zar Bianco, un giorno preferirono scomparire in un regno sotterraneo, attraverso un ingresso situato sui Monti dell’Altai. Roerich scrisse che le pietre che circondavano il suo ingresso ricordavano quelle enormi di altre tombe che aveva visto riferenti al periodo delle grandi migrazioni in posti come ai piedi del Caucaso settentrionale.
 
 
Figura 5. Altai - Busto di N. Roerich
 
La novella Repubblica degli Altai, nonostante le su magre finanze ha voluto ordinare un monumento di due tonnellate di marmo degli Urali a N. Roerich, per la sua opera svolta. Il busto di Roerich è stato posto in modo che sullo sfondo si vedano le montagne dell’Altai.

[1] Nel periodo zarista l’Altai era noto come Oirot, Oirat
[2] http://www.roerich.kz/pakt.htm.
BELOVODYE - LA TERRA DEGLI DÈI VIVENTI

Dal Tibet attraverso il Kunlun, attraverso l’Altyn-Tag e il Turfan; “l’orecchio lungo” conosce i passaggi segreti. Quanta gente è stata in questi cunicoli e spelonche. La tradizione popolare dell’antica Russia descrive un luogo situato nel cuore dell’Asia, denominato in russo Belovodye - Belovodye significa acqua bianca. … A metà del XIX secolo una straordinaria notizia è stata portata al Vecchio Credente: “Nei paesi lontani, per i Grandi Laghi, di là dalle alte montagne, c’è un luogo sacro, dove fiorisce la giustizia. Vi dimora una conoscenza superiore, la forma di più alta saggezza destinata a salvare l’intero futuro dell’umanità. Questo luogo è chiamato Belovodye”.[1]
Nell’annuale Rivista della Società Geografica Russa dell’1.903 compare un articolo dal titolo “Il viaggio dei Cosacchi degli Urali nel Regno di Belovodye”, scritto da un esploratore che risponde al nome di Korolenko. Analogamente, nell’ottobre 1.916 la Società Geografica della Siberia Occidentale pubblicò un resoconto dello storico russo Belosliudov, dal titolo “La storia di Belovodye”. Poiché pubblicati da istituti scientifici, ambedue gli articoli rivestono un notevole interesse, poiché rivelano una forte tradizione che ancora vige presso gli “antichi credenti” della Russia, secondo la quale Belovodye è un segreto luogo esistente da qualche parte nella zona della Siberia sud-occidentale, in pratica sui Monti dell’Altai descritti da Roerich.
Nell’1.893 in un manoscritto presso l’eremo di Vyshenski-Uspenski, nei dintorni di Shatsk, Provincia di Tambov fu ritrovata una testimonianza risalente al millennio precedente: “La Saga di Belovodye”. Il racconto apparve nell'edizione del 4 aprile 1.949 di Novaya Zarya (“Nuova Alba”), quotidiano russo di San Francisco. Riporta il resoconto di un giovane monaco slavo, tale Sergius, il quale trascorse vari anni in un monastero sul Monte Athos, nella Grecia settentrionale, presso il Mare Egeo. Il cattivo stato di salute del padre lo costrinse a fare ritorno a Kiev e qualche tempo dopo il suo arrivo Sergius, allora quasi trentenne, ottenne udienza dal Principe Vladimir il Grande (956-1.015). Aveva intenzione di Riferire al principe quello che aveva appreso nella biblioteca del monastero a proposito di una misteriosa “terra d'Oriente in cui regnavano virtù e giustizia” (“La Saga di Belovodye”, Novaya Zarya, ibid.). Il principe rimase talmente affascinato dalla storia della leggendaria contrada che nel 987 nominò Sergius a capo di un consistente corpo di spedizione, che equipaggiò e inviò alla ricerca della meravigliosa terra asiatica. I consiglieri del principe stimarono che il viaggio di 6.000 miglia (9.660 chilometri) avrebbe richiesto complessivamente tre anni, tuttavia ne trascorsero parecchi senza che si avessero notizie della spedizione. A Kiev si ritenne che tutti i suoi componenti fossero periti; tuttavia, nell’1.043 giunse in città un uomo il quale dichiarava di essere il monaco Sergius, inviato circa 56 anni prima dal Principe Vladimir il Grande alla ricerca della Valle degli Immortali. La sostanza del suo resoconto fu puntualmente annotata e preservata presso i mistici di un monastero russo; si tratta del documento reperito nell’1.893. Padre Sergius riferì che al termine del secondo anno del loro arduo viaggio molti uomini e animali del corpo di spedizione erano morti, a causa delle condizioni climatiche estreme o dell'attacco di lupi e orsi. In un territorio desolato il gruppo, s’imbatté in una catasta di scheletri di esseri umani, cavalli, cammelli e asini, rimanendone talmente terrorizzato da rifiutarsi di procedere oltre. Solo due componenti della spedizione accettarono di proseguire assieme a Sergius, per poi essere lasciati in un villaggio alla fine del terzo anno, a causa delle loro pessime condizioni di salute. Lo stesso Padre Sergius aveva raggiunto il limite della sopportazione, tuttavia era determinato a completare il viaggio o perire. Dalle popolazioni delle varie regioni attraversate aveva colto voci indicanti che la favolosa contrada di Shambhala esisteva davvero e che egli procedeva nella giusta direzione. Assunse un’altra guida, la quale gli assicurò che lo avrebbe condotto vicino al Regno Sacro, che la popolazione locale chiamava “la Terra Proibita ... la Terra degli Dèi Viventi e la Terra delle Meraviglie” (“La Saga di Belovodye", ibid.). Tre mesi più tardi, Padre Sergius raggiunse i confini di Shambhala. A un certo punto l'unica guida rimasta si rifiutò di procedere oltre, terrorizzata dagli invisibili guardiani delle montagne innevate. Sergius era ancora indifferente alla morte e assai fiducioso nell'esistenza della comunità di uomini santi che si era proposta di trovare; inoltre, era troppo esausto per tornare indietro. Dopo alcuni altri giorni di cammino, all'improvviso fu avvicinato da due stranieri, i quali riuscivano a farsi intendere nonostante parlassero una lingua ignota. Quindi Sergius fu condotto a un villaggio dove, dopo essersi rimesso in forze, gli fu affidato il compito di collazionare manoscritti presso un ambiente di tipo monastico. In seguito fu trasferito in una caverna sotterranea, rischiarata da una peculiare luce che suscitò il suo stupore, che “illuminava ogni cosa, dissipando le tenebre e le ombre, cosicché tutto appariva uniforme e delicato” (“La Saga di Belovodye”, ibid.). Poi fu trasferito in un luogo nelle vicinanze, dove fu accolto come un fratello. Col trascorrere dei mesi e degli anni, il monaco slavo acquisì grandi conoscenze di ordine spirituale; era fortemente appagato per aver infine trovato individui tolleranti, compassionevoli, onniveggenti e saggi i quali lavoravano per il bene dell'umanità. Apprese che, invisibilmente, costoro osservavano tutto quel che accadeva nel mondo esterno, allarmati dalle forze del male in crescita sulla Terra. Padre Sergius apprese inoltre che numerosi individui di vari paesi avevano tentato, senza successo, di accedere a questo territorio. Gli abitanti osservavano una rigida legge in virtù della quale solo sette persone ogni secolo avevano facoltà di far visita alla loro dimora. Sei di costoro avrebbero fatto ritorno al mondo esterno provvisti di un sapere segreto, mentre uno sarebbe rimasto a vivere a Shambhala senza invecchiare, poiché il tempo del suo orologio genetico si sarebbe fermato. Prima di tornare a Kiev, Padre Sergius trascorse i suoi ultimi anni insegnando la saggezza in una rete di caverne, successivamente elaborata nel Monastero delle Caverne.[2]
Nel XVIII secolo, tra i Vecchi Credenti fu scritta a mano la descrizione del viaggio di un monaco. Il testo inizia con una precisa descrizione del modo agli Urali, per poi indicare il viaggio attraverso la Siberia, attraverso il deserto del Gobi e la Cina verso l'oceano, verso Belovodye. Quel paese, come un paradiso, è la patria di cristiani ortodossi, e non vi è persecuzione per la fede, dove non ci può essere l’Anticristo, è anche un luogo dove i veri cristiani vivono e dove ci sono fino a quaranta chiese russe. Questa leggenda, suggerisce la tradizione della diffusione del cristianesimo in Asia centrale, Cina, India, Ceylon e in Mongolia dal III secolo dovuta ai Manichei e un più tardi, nel V secolo, ai Nestoriani. Queste leggende fiorirono in un paese, dove c’è una vera chiesa ortodossa, finché lo stato moscovita iniziò la persecuzione dei Vecchi Credenti. Negli Altai, racconta Roerich, nonostante tutte le difficoltà, le persecuzioni e le difficoltà, i Vecchi Credenti hanno conservato un’Icona e un Libro che era passato di mano in mano, di generazione in generazione, nascosto da occhi indiscreti. I vecchi Credenti nutrivano una venerazione speciale per l’icona. La casa del Vecchio Credente dove Roerich visse, ora porta una targa in onore della permanenza dell’artista.
I Vecchi Credenti, incontrati da Roerich negli Altai, gli raccontarono di persone che compirono il leggendario viaggio verso Belovodye. Quelli che tra loro erano più preparati nel campo spirituale, furono invitati a soggiornare in quel luogo sacro, agli altri fu proibito, e tornarono alle loro case.
Figura 1. N. Roerich – Pellegrino della città radiante

                       
N. Roerich in un dipinto dell’1.933 raffigura un Pellegrino che si avvia verso un luogo mistico: un uomo con un bastone e un sacco sulle spalle, che si avvia nella direzione di un gruppo di chiese russe ortodosse, situate sul bordo di un mare o di lago. È lui uno dei pochi che ha trovato la città illuminata e che ora è tornato a raccontare le sue meraviglie? Roerich scrisse che i Vecchi Credenti fuggiti nell’Altai provenienti da diverse regioni della Russia, portarono con loro anche le leggende della loro vecchia patria riguardo ai Chud.