Le Terre Primordiali - Sapienza misterica

Sapienza Misterica
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Le Terre Primordiali

Miti storia velata
LE TERRE CONTINENTI PRIMORDIALI

Il Primo Continente, o piuttosto la prima Terra su cui fu evoluta la Prima Razza dai suoi progenitori è denominata: “La Terra Sacra Imperitura”. Si afferma che questa “Terra Sacra”  non partecipò mai alla sorte degli altri Continenti, poiché è l’unica destinata a durare dal princìpio alla fine di tutti i cicli.
Il nome scelto per il Secondo Continente è Iperboreo, che si protendeva a sud e ad ovest del Polo Nord per accogliere la Seconda Razza, e corrispondeva all’attuale Asia settentrionale. Questo era il nome dato dagli antichi greci alla regione remota e misteriosa, dove Apollo, secondo la loro tradizione, si recava ogni anno. Astronomicamente, Apollo è evidentemente il Sole che, abbandonando i santuari ellenici, amava visitare il suo lontano paese, dove si diceva che il Sole per metà dell’anno non tramontasse.
“Εγγύς γάρ νυκτός τε καί ήματός είσι κέλευθοι”, dice un verso dell’Odissea[1].
La terra degli Iperborei, la terra che si estendeva oltre Borea, il Dio dal cuore gelato, il Dio delle nevi e delle tempeste, che amava dormire profondamente sulla catena del Monte Rifeo.
Il Terzo Continente fu recentemente chiamato Lemuria. Questo nome è un’invenzione, o un’idea, di P.L. Sclater, che, tra il 1850 e il 1860 affermò, basandosi su prove zoologiche, l’esistenza reale, in tempi preistorici, di un Continente che, secondo le sue prove, si sarebbe esteso dal Madagascar a Ceylon e Sumatra. Esso comprendeva alcune zone dell’attuale Africa; ma all’infuori di ciò, questo continente gigantesco si estendeva dall’Oceano Indiano all’Australia. Era il continente sul quale viveva la Terza Razza Madre, scomparso oltre quattro milioni di anni fa. Con questo continente, che fu sommerso, dopo essere stato bruciato da una intensa attività vulcanica, sparì la Terza Razza, quella della divisione dei sessi.
Il Quarto Continente è chiamato Atlantide. La famosa isola di Platone con tale nome non era che l’ultimo frammento di questo grande Continente. Per stabilire una differenza tra la Lemuria e l’Atlantide, gli antichi scrittori chiamavano quest’ultima Atlantide Nordica o Iperborea, e l’altra Meridionale. Cosi Apollodoro dice (Mitologia, Libro II); “I pomi aurei raccolti da Ercole non erano, come alcuni credono, in Libia: erano nell’Atlantide Iperborea”.
I Lemuriani gravitavano verso il Polo Nord, il Cielo dei loro Progenitori (il Continente Iperboreo); gli Atlantiani verso il Polo Sud,  la “Voragine”, in senso cosmico e terrestre, dalla quale soffiano le calde passioni, trasformate in uragani dagli Elementali cosmici, dei quali essa è la dimora.
Nel mito greco di Fetonte si dice che le sue sorelle piansero calde lacrime, che caddero nell’Eridano e furono trasformate in ambra! L’ambra si trova solo nei mari del Nord, nel Baltico. Fetonte che trova la morte mentre porta il caldo alle stelle gelide delle regioni boreali, risvegliando al Polo il Dragone irrigidito dal freddo, e che è precipitato nell’Eridano, è un’allegoria che si riferisce direttamente ai cambiamenti di clima in quei tempi lontani, quando le terre polari, da zona gelata, divennero un paese di clima moderato o caldo. L’usurpatore delle funzioni del Sole, Fetonte, precipitato nell’Eridano da Giove tonante, è un’allusione al secondo cambiamento avvenuto in queste regioni, quando la terra “dove fioriva la magnolia” tornò ad essere la terra desolata e inospitale dell’estremo nord e del ghiaccio eterno.
Il Quinto Continente è l’America; ma essendo questa situata agli Antipodi, gli occultisti indo-ariani chiamano quinto l’Europa e l’Asia Minore, sue contemporanee.
Ad Erodoto i sacerdoti Egizi dissero che i poli si erano invertiti quattro volte[2]. Il papiro di Harris, quello dell’Ermitage e quello di Ipuwer, affermano che durante un cataclisma cosmico, la Terra si capovolse. Ogni annientamento di gran parte dell’umanità, conseguentemente alla distruzione delle terre su cui essa viveva è causato da modificazioni dell’asse della terra. Ci sono state già quattro perturbazioni dell’asse, la quinta metterà fine alla Quinta generazione e ai suoi continenti.
Poiché vi devono essere Sette Razze o Generazioni, ed a ognuna è assegnato un continente o una terra altri due continenti devono ancora apparire.
Gli antichi Indù dividevano il Globo in Sette: Zone, Climi, Inferni, Cieli ecc. Il Brahmandra e il Vayu Purana, dividono la Terra in Sette Isole o Dvipa, circondate da un vasto oceano. Le isole sono: Janbu, Plaksha, Shalmali, Kusha, Krauncia, Shaka e Pushkara. Nel Vishnu Purana e in altri Pushkara è indicato come la settima zona. Le ultime due Shaka e Pushkara, non esistono ancora in modo autonomo, devono ancora formarsi con i resti di altri continenti e con terre che emergeranno dall’oceano, in seguito ai prossimi due cataclismi.


[1] “Così vicine sono la nascita del giorno e della notte” - Odissea, X, 86.
[2] Ad Erodoto i sacerdoti di Sais dissero che il Sole nei cieli ben quattro volte aveva cambiato posizione nella volta celeste, nascendo alternativamente ora ad Oriente ed ora ad Occidente.
LA TERRA SACRA IMPERITURA
 
 
Esiodo narra che prima sorse il Caos, poi Gea la Terra, che prima di ogni creazione partorì Urano, il Cielo stellato. Con Urano inizia il grande ciclo dei miti che raccontano la nascita degli Dei e poi degli uomini. Gea poi partorì le grandi montagne e poi diede alla luce Ponto, il Mare deserto, essa creò tutto ciò da sola, per indicare che la sua era, una creazione materiale. Accoppiandosi con Urano, Gea partorì i Titani e poi i tre Ciclopi.
 
All’inizio regnava Urano il Cielo stellato e sulla Terra e secondo i geologici, 400 milioni di anni fa si era venuto a formare un unico supercontinente, la Pangea. Grandi montagne, e un mare deserto cioè privo della più elementare forma di vita. In seguito, Crono il Tempo, prese il posto di Urano, dando inizio alla creazione materiale con Sei Coppie di Titani.
 
Secondo gli studi più recenti, la terra come pianeta è nata dalla materia stellare 4,6 miliardi di anni fa. Secondo la geologia, nacquero il nucleo e il mantello e si formò la prima crosta di composizione basaltica, simile alla lava vulcanica. Le ultime datazioni geologiche hanno portato a 3,9 miliardi di anni fa le prime tracce di presenza d’acqua su questo pianeta. La vita fisica è apparsa circa 3,2 miliardi di anni fa e si è sviluppata sott’acqua, fino a 400 milioni di anni fa quando le prime piante e i primi animali si sono avventurati sui continenti, dapprima come anfibi e come rettili. Noi chiamiamo il nostro pianeta Terra, ma sarebbe più corretto chiamarlo Oceano: il 71% della superficie è, infatti, ricoperto d’acqua.
 
La Tradizione designa la culla del primo uomo il Primo Continente, con il nome di Terra Sacra e Imperitura, su cui si è evoluta la Prima Razza, che non conoscerà distruzione fino alla fine dei tempi, chiamata dagli antichi Parsi col nome di Airyana Vaejo. Questa “Terra Sacra” è l’unica destinata a durare dal princìpio alla fine delle sette Generazioni di uomini. È la culla del primo uomo e la dimora dell’ultimo mortale divino. Il Commentario al Libro di Dzyan afferma che: “La Stella polare la guarda col suo occhio vigile, dall’alba alla fine del crepuscolo di un Giorno del Grande Respiro.”
 
Questa terra sorse dal vasto oceano di acqua tiepida ribollente, la mitologia orientale afferma che da essa sorse il monte Meru, che al pari del mitico monte Olimpo è considerato la casa dei Deva o degli Dei. Il monte Meru è considerato il centro ombelicale della Terra, da questo monte si dipartono sette grandi promontori le cui punte sono dette talvolta Pushkara, sebbene questo nome spetti al settimo continente che deve ancora apparire.
 
Figura 1.  La terra Sacra Imperitura - Pangea
 
 
La mitologia greca per bocca di Esiodo narra che dopo i Titani Urano e Gea generarono tre Ciclopi con un unico occhio in mezzo alla fronte, i cui nomi erano Bronte, che significa il tuono, Sterope o il lampo, e Arge la folgore. In seguito sono generati tre esseri mostruosi, gli Ecantochiri, giganti con cento braccia e cinquanta teste[1], come se fossero nati dalla riunione in un unico corpo di cinquanta giganti. I loro nomi sono Cotto, colui che colpisce, Briareo, il forte, Gia o Gige, dalle molte membra.
 
La Terra all’inizio è in condizioni caotiche, grandi convulsioni, boati di montagne che cadono, esplosioni di lava dai vulcani. Dovunque si sprigiona il fuoco, dovunque vi sono tempeste, turbini e cicloni. La mitologia greca ci parla dei poteri dei Ciclopi generati da Urano: il lampo, la folgore, il tuono. Il Commentario della Dottrina Segreta afferma che per 200 milioni di anni queste convulsioni proseguono “ininterrotte, dopo di che diventano periodiche a lunghi intervalli”.
 
I tre Centimani, da un punto di vista geologico rappresentano le Tre Terre o Continenti Polari che ospitano l’umanità e che si spostano e cambiano continuamente forma per effetto della deriva e dello spostamento dei continenti in seguito a cataclismi. Dopo la loro prima apparizione, i tre giganti-continenti sono stati imprigionati da Crono entro un cerchio o muro di bronzo con un’unica uscita attraverso porte fabbricate da Poseidone, l’oceano, che non si potevano oltrepassare. A quest’unico continente che secondo l’interpretazione del mito era formato dall’unione di tre continenti uniti la corrente scientifica che attesta la teoria della  deriva dei continenti ha dato il nome di Pangea.
 
   
[1] Secondo l’antichissimo Libro dei Mutamenti cinese “I King”, il numero della quantità totale è Cinquanta. Nel Vishnu Purana la terra sferica che galleggia nell’Oceano dello Spazio viene divisa in Sette Zone ed ha l’estensione di 50 crore di yogiana. In definitiva la semisfera inferiore da cui uscì il Creatore degli Indù il dio Brahma ha un’estensione di 50 unità ed è divisa in 7 parti. Le sette zone sono indicate come sette oceani o divisioni di materia, e poiché ogni tipo di materia è settenario otteniamo 7x7 = 49, valore che sommato all’Unità che rappresenta il centro del cerchio, si ottiene il numero cinquanta. Il Giorno del Giudizio è il cinquantesimo che nella tradizione cristiana è il numero del Giubileo. Il periodo fra due celebrazioni o giochi a Olimpia era di 50 mesi, mentre l’intervallo vero e proprio era di 49 mesi. Il periodo delle feste di Eros, il dio del desiderio e della generazione sessuale, le Erotidia a Thespio, presso Tebe, era appunto uguale a quello delle Olimpiadi, ed entrambi i periodi seguivano l’antica legge del rinnovamento scandito dal cinquantesimo mese, in ricordo del rinnovamento generale scandito dal cinquantesimo Anno Divino. La somma delle due semisfere è 100, il numero degli anni divini di Brahma, che secondo il calendario bramanico, coincidono con la durata del nostro sistema solare.
 
 
MODERNE IPOTESI SUI MOVIMENTI DEI CONTINENTI - DERIVA O SPOSTATEMENTO DELLE PIATTAFORME?
 
Quanto affermano gli antichi miti e ripetono le tradizioni di ogni parte del globo, non è considerato degno di approfondimento dalla maggioranza dei ricercatori scientifici. La sentenza è sempre una e una sola, sono invenzioni e favole degli antichi. Non vi è spazio per i continenti scomparsi, inoltre l’idea di trovare i resti di questi continenti, è priva di logica e provata dai fatti[1]. I geologi che negano l’esistenza delle terre mitiche come l’Atlantide o la Lemuria, basano le loro affermazioni sulla teoria della deriva dei continenti, ovvero di uno spostamento orizzontale di pochi cm all’anno dei continenti. Fu introdotta, nella sua versione moderna, nel 1912 da Alfred Wegener, e secondo questa teoria, i continenti sono il risultato di uno smembramento iniziato milioni di anni fa a partire da un grande continente chiamato Pangea. Questa teoria, dello spostamento orizzontale, esclude la presenza di altri continenti in fondo agli oceani.
 
Figura 1.  Divisione della Pangea


Tuttavia tale teoria e altre che non tengono conto dei movimenti tettonici verticali, pur affermando al punto di essere insegnate come vangelo nelle scuole, non trovano dappertutto lo stesso sostegno.
 
I geologi russi sono sempre andati in contro corrente rispetto ai loro colleghi occidentali, hanno sempre preso in seria considerazione la presenza di continenti scomparsi, Il ricercatore russo Nikolaj F. Jirov è fermamente convinto, al di la delle tradizioni, dell’esistenza di continenti perduti, quale Atlantide, Mû, Lemuria, per la presenza di catene ed altopiani montuosi in fondo agli oceani che un tempo era sopra la superficie delle acque. Jirov, ricorda che gli scienziati sovietici quali ad esempio N.S. Sciatsky, danno un apprezzamento decisamente negativo a tutte le ipotesi di mobilità orizzontale, note come la deriva dei continenti. Quanto a quest’ultimi, esse non dedicano loro particolare attenzione e non li verificano con metodi precisi.
 
Le ipotesi di mobilismo, sono alquanto staccate dagli elementi geologici concreti. Nuove ricerche hanno portato ad abbandonare la teoria della deriva in favore della teoria, formulata nel 1968 da J. Morgan, degli spostamenti delle piattaforme tettoniche. In base a questa teoria, la crosta terrestre verrebbe suddivisa in venti zatteroni principali, e altri secondari, galleggianti sul magma incandescente, Le giunzioni fra questi zatteroni sono denominate faglie, la più famosa è la faglia di S. Andrea in California, una crepa in continuo movimento nel terreno[2].
 
Lo spostamento di queste zone non sarebbe solo orizzontale, come viene insegnato nelle scuole dalla teoria di Wegener, ma anche verticale. Le giunzioni fra questi zatteroni sono denominate faglie, la più famosa è la faglia di S. Andrea in California, una crepa in continuo movimento nel terreno. Le faglie sono legate a una serie di attività, tettoniche, vulcaniche, sismiche pressoché ininterrotte.
 
La scuola russa, continuando a percorrere la via dell’eresia, in contrapposizione con la suola occidentale che considera immutabili le pianure oceaniche, afferma che occorre considerare la variazione della capacità delle fosse oceaniche come il risultato dei movimenti verticali tettonici. In base a questi presupposti, la scuola russa, è spinta ad ipotizzare che i fondali con profondità inferiore ai 5.000 metri potevano in un lontano passato trovarsi nella condizione di terre emerse: “Non si può considerare l’estensione del fondo oceanico come una caratteristica della superficie terrestre conservatasi immutata strutturalmente e morfologicamente dalle origini”[3].
          
Questa teoria prevede oltre ai movimenti orizzontali, anche i movimenti verticali di grandi zone della crosta terrestre. Lo scontro fra questi blocchi porta alla formazione delle grandi catene montuose come L’Himalayana e quell’Alpina. I fondali degli antichi mari ora si trovano sulle nostre vette alpine dove sono stai ritrovati migliaia di esemplari fossilizzati di pesci e piante tropicali risalenti a 50 60 milioni di anni fa. Una conferma a queste nuove ipotesi, i maestri ispiratori di H. P. Blavatsky e dei Teosofi, affermavano alla fine del secolo scorso, nelle Lettere dei Mahatma che le prove occorreva cercarle in cima alle montagne e non in fondo ai mari.
 
Figura 2.  Piattaforme tettoniche
 


[1] Vedi affermazioni scritte in “Continenti scomparsi”, del prof. B. Martinis, ordinario di geologia all’Università di Roma.
[2] Valerio Zecchini, Atlantide e Mu, Demetra.
[3]R. Pinotti, “I continenti perduti”, Milano, 1955.
LA TERRA IPERBOREA
 
La ribellione contro Crono diede inizio alla Prima Guerra Titanica cui partecipò la Figlia dell’Oceano: le acque si agitarono e il supercontinente si scisse 200 milioni di anni fa.
 
Figura 1.  La scisione del Supercontinente
 
La mitologia greca designa il Secondo Continente Primordiale con il nome di Terra degli Iperborei, che si protendeva a sud e a ovest del Polo Nord per accogliere la Seconda Generazione o Razza, e corrispondeva all’attuale Asia settentrionale. La terra degli Iperborei, la terra che si estendeva oltre Borea, il Dio dal cuore gelato, il Dio delle nevi e delle tempeste, che amava dormire profondamente sulla catena del Monte Rifeo, non era né un luogo ideale, un vero Continente. È un luogo misterioso e remoto dove Apollo, il Sole, si recava ogni anno dopo aver abbandonato i suoi Templi in Grecia. Questo paese è situato nel lontano Nord, dove si diceva che il Sole per metà dell’anno non tramontasse. “Εγγύς γάρ νυκτός τε καί ήματός είσι κέλευθοι” (Così vicine sono la nascita del giorno e della notte), dice un verso dell’Odissea (X, 86).
 
Figura 2.  L’arrivo di Apollo Iperboreo British Museum
 
 
Diodoro Siculo[1] narra dell’esistenza di una regione boreale, o nordica, la Terra degli Iperborei situata in mezzo all’oceano di fronte alla regione dei Celti. Secondo Strabone[2] questa regione si trova a sei giorni di navigazione dalla Britannia vicino al mare congelato. Questo mare congelato è il Mare Artico chiamato anche Crònide o Mare di Crono, perché circonda la regione dove Crono privato del potere di generare dorme inebriato nell’idromele. Questa terra, dicono è ora inabitabile, ma un tempo regnava l’eterna primavera. Milioni d’anni fa, il Continente Iperboreo doveva avere un clima quasi tropicale che poi divenne glaciale. Sotto i ghiacci della Groenlandia si sono trovate tracce in gran quantità di alberi di tipo meridionale, tropicale, da paesi caldi, sconosciuti per le regioni settentrionali. Ai tempi dei miti di Omero e di Orfeo, la Groenlandia era già coperta dal ghiaccio, perciò la conoscenza tradizionale di questo continente doveva essere giunta ai Greci da popoli più antichi di loro.
 
La tradizione orientale persiana è piena di allusioni a un mare glaciale sconosciuto, nel quale si trovano le “Isole Fortunate”, dove zampilla la “Fontana della Vita”. Le leggende persiane narrano di un frammento della prima “isola asciutta” (primo continente), che si è staccata dal corpo principale ed è rimasta oltre le montagne di Koh-Kaf, “la cintura di pietre che circonda il mondo”. Lo scrittore cristiano Cosma Indicopneuste (I sec, d.C.) afferma che le terre dove noi viviamo sono circondate dall’Oceano, ma oltre c’è un’altra terra, dove l’uomo fu creato e visse in Paradiso. Oltre il ghiaccio perenne vi è un continente o un’isola asciutta.
 
Ai primi inizi della vita (umana), la sola terra asciutta si trovava all’estremità destra della sfera[3], dove essa è senza moto. Tutta la Terra era un vasto deserto d’acqua e questa era tiepida … Quivi l’uomo era nato sulle sette zone … quivi era l’eterna primavera nell’oscurità … Durante la prima e la Seconda (Razza), la cintura fu coperta dalle grandi acque. Ma la Grande Madre[4] ebbe le doglie sotto i flutti, e una nuova terra si aggiunse alla prima … essa ebbe doglie più forti per la Terza (Razza) e il suo ventre e l’ombelico emersero dall’acqua. Era la cintura, il sacro Himavat, che si stende attorno al Mondo. Verso il sole calante (Ovest) si ruppe il collo in giù (a Sud Ovest), in numerose terre ed isole, ma la Terra Immortale non si ruppe. Terre asciutte occuparono la faccia delle acque silenziose ai quattro lati del mondo. Tutte queste perirono. Poi apparve la dimora dei malvagi (Atlantide). La Terra Eterna adesso era nascosta, perché le acque erano diventate solide si erano gelate sotto il fiato delle narici e dei venti cattivi provenienti dalla bocca del Drago.[5]
 
L’Asia settentrionale, afferma la Blavatsky dopo quanto scritto nell’Antico commentario, è antica quanto la Seconda Razza, il Continente Madre in seguito si staccò da essa e fu ricoperto dalle acque glaciali. Il Primo Continente, la Sacra Terra Imperitura è venuta in esistenza intorno al Polo Nord ed è rimasto così fino a oggi. Durante la seconda Razza altra terra emerse dalle acque “come una testa in continuazione del collo”. Da una parte verso Sud, formava il continente a ferro di cavallo, del quale uno dei due estremi contiene la Groenlandia, l’altro la Camciatka. Questo continente detto Plaksha, spiega la signora Blavatsky, si divise in tanti frammenti e scomparve. Durante la prima parte della Terza Razza, fu formata la Lemuria, quanto essa a sua volta fu distrutta, apparve Atlantide. La Lemuria fu prima completamente distrutta dal fuoco e poi dall’acqua per sommersione. La signora Blavatsky, citando l’Antico Commentario al Libro di Dzyan scrive:
 
La Prima Terra essendo stata purificata da quarantanove fuochi; la sua popolazione, nata dal Fuoco e dall’Acqua, non poteva morire … ; la  Seconda Terra (con la sua Razza) scomparve come il vapore svanisce nell’aria … ; sulla Terza Terra tutto fu consumato dopo la separazione, e scese nell’Abisso inferiore (l’Oceano). Ciò avvenne due volte ottantadue anni ciclici fa.[6]
 
Chiarendo che per un anno ciclico occorre tener conto di un anno siderale di poco meno di ventiseimila anni. Assumendo come valore l’Anno Platonico di 25.920, moltiplicato per 164 si ottengono circa 4.250.000 anni. Tralasciando il Commentario di cui non è possibile la consultazione, facciamo riferimento alla geografia mitologica orientale. Gli antichi Indù dividevano il Globo in Sette: Zone, Climi, Inferni, Cieli ecc. Il Brahmandra e il Vayu Purana, dividono la Terra in Sette Isole o Dwipa, circondate da un vasto oceano. Le isole (Dwipa) sono: Janbu, Plaksha, Shalmali, Kusha, Krauncia, Shaka e Pushkara. Nel Vishnu Purana e in altri Pushkara è indicato come la settima zona. Le ultime due Shaka e Pushkara, non esistono ancora in modo autonomo, devono ancora formarsi con i resti di altri continenti e con terre che emergeranno dall’oceano.
 
La terra soleggiata e felice delle prime razze umane, in seguito, nella tradizione occidentale è divenuta iperborea e saturnina, perché riferita all’Età dell’Oro sotto il regno di Saturno. Il clima dei continenti abitati dai primi uomini fisici, sessualmente separati, appartenenti alla Terza Razza si divideva in due: un’eterna primavera e un eterno inverno. Anche gli uomini si divisero secondo il clima in due classi, i Figli del Sole e della purezza e i Figli della Notte e dell’impurità quelli che conservarono la spiritualità originaria, i Figli della Luce e della Saggezza, e quelli che caddero schiavi della materia. Questi due schieramenti si combatterono a lungo. I Figli delle Tenebre e dell’iniquità, sono gli stregoni malvagi, i seguaci degli insegnamenti del Serpente-Drago, contro cui il Dio Belo della tradizione babilonese combatté a lungo. Secondo la Dottrina Segreta, vi furono due grandi guerre, la prima alla creazione dell’uomo, al tempo dei Ciclopi e della Lemuria, la seconda alla fine del periodo della Quarta generazione o Razza, fra gli stregoni di Atlantide e i sapienti dell’isola Bianca[7].
 
Come a Solone i sacerdoti egizi di Sais narrarono di Atlantide, così a Teopompo nella sua Meropis, i sacerdoti della Frigia e dell’Asia Minore narrarono di un unico continente, suddiviso in due grandi regioni abitate da due razze: una bellicosa e guerriera, e una mite e meditativa. La capitale della città dei meditativi era continuamente visitata dagli Dei; la capitale del popolo bellicoso era abitata da esseri invulnerabili al ferro, che potevano essere feriti mortalmente solo dalla pietra e dal legno[8].
 
I miti raccontano le battaglie fra questi due schieramenti, iniziate quanto i Figli della Notte abbandonarono le loro regioni inospitali per strappare le ospitali terre equatoriali ai Figli del Sole. La guerra ebbe definitivamente termine con l’annientamento dell’ultimo lembo di Atlantide e dei suoi abitanti, la Quarta Razza, i Giganti del sesto capitolo della Genesi. Gli Iraniani hanno passi nei loro testi che narrano della distruzione degli ultimi malvagi Atlantiani.
 
Tu, o Zaratustra, hai fatto nascondere nella terra (distruzione attraverso terremoti, convulsioni geologiche, diluvi) tutti i demoni (uomini malvagi, stregoni), che prima andavano per il mondo in forma umana.[9]
 
I maghi atlantidei erano i seguaci dell’insegnamento del Grande Drago. Poseidone, o Nettuno, il Dio dell’oceano è un Drago, Il simbolo del Drago ha un significato settuplice, simbolizza lo spirito della Quarta Razza, la Signora dei Mari, quella razza che per Omero[10]vive sopra la superficie dei mari”, che è composta dai Giganti, figli di Eurimedone, la razza che generò Polifemo e i Ciclopi. Sotto un altro significato, gli amori di Poseidone sotto forma animale ci riportano ai vizi, ai peccati commessi dai giganti atlantiani, l’accoppiamento con femmine non umane. Poseidone diviene delfino per possedere Anfitrite, cavallo per conquistare Cerere, montone per ingannare e congiungersi con Teofane, ecc.
 
Il Grande Drago, simbolizza il Grande Diluvio perché nella dottrina segreta è in relazione ai cicli di tempo concessi alle razze e alla Terra. A livello astronomico è rappresentato dalla costellazione del Dragone che occupa sette segni zodiacali. Le sue sette stelle, sono quelle che Il Cristo tiene in mano nel libro dell’Apocalisse. Gli Egiziani, scrive Eusebio simboleggiavano il Cosmo con un cerchio di fuoco, con un Serpente con la testa di falco disteso attraverso il diametro. Il Serpente-Drago è anche il Polo Nord e il Polo Celeste. Il Vendidad, il sacro libro dei Parsi, riporta i lamenti contro il Serpente, i cui morsi hanno trasformato la magnifica ed eterna primavera di Airyana Vaejo[11], o in un eterno inverno, portatore di morte. A quei tempi Airyana Vaejo godeva di un clima mite, con sette mesi d’estate e cinque mesi d’inverno, dopo l’attacco del maligno, fu trasformato in un’inabitabile landa desolata con dieci mesi d’inverno e due d’estate. I Magi Ariani dovettero così emigrare nel Sogdiana. Un altro testo ci informa che l’assalto del Maligno oscurò un terzo del cielo, che coprì di tenebre, permettendo così alle cappe di ghiaccio di serrare le terre nella loro morsa. Il Polo aveva abbandonato l’equatore, e la terra felice dove regnava l’eterna primavera, abitata dalla quarta generazione, era diventata un luogo di morte. Orfeo e Plinio[12] confermano che il grande mare a nord dell’Asia era chiamato glaciale o saturnino, perché il nome gli fu dato dai giganti che lo abitavano.
Erodoto, il padre della storia, accenna a un popolo che dorme sei mesi l’anno e rimane sveglio gli altri sei. I greci[13] erano a conoscenza di un paese situato a Nord, dove l’anno era diviso in un giorno (di sei mesi di luce) e in una notte. A proposito di questo paese si citano I Cimmeri e gli antichi Iperborei. I Cimmeri, spiega Plutarco erano una piccola parte di una grande nazione dipartita dagli Sciti, che in seguito si fermò presso il Tanai dopo aver attraversato l’Asia.
 
Queste moltitudini bellicose prima vivevano sulle rive dell’Oceano, in dense foreste sotto un cielo tenebroso. Quivi il polo tocca quasi la testa, quivi, lunghe notti e lunghi giorni dividono l’anno.[14]
 
Quanto al popolo degli antichi Iperborei, in un passo che è chiaro solo se il giorno e la notte durano sei mesi ciascuno, Solino Polistore dice: Semina di mattina, miete a mezzogiorno, coglie i frutti la sera e li immagazzina per la notte.[15]
 
I mitici Iperborei sono stati descritti da Erodoto (IV, 33-5), da Pausania (I, 31, 32; V, 7, 8; X, 5, 7, 8) come sacerdoti e servitori amati degli Dei, e soprattutto da Apollo, il Signore della Luce. Apollo sterminò con le sue frecce i Ciclopi Arimaspiani, per vendicare la morte di suo figlio Asceplio.
 
[1] Diodoro Siculo, II, 47.
[2] Strabone, Geogr. I, IV, 2.
[3] L’estremità dove la sfera è senza moto è il Polo. Il Polo Nord è l’estremità destra o il capo, il polo Sud l’estremità sinistra o i piedi della Terra.
[4] Il Globo è paragonato al corpo di una donna, la Madre Terra.
[5] Commentario alla Dottrina Segreta, riportato in Antropogenesi, pag. 213.
[6] Commentario alla Dottrina Segreta, riportato in Cosmogenesi, pag. 191.
[7] L’isola che il seguito a un cataclisma rimase in mezzo al mare del Gobi prima che quest’ultimo fosse stato definitivamente trasformato in un deserto.
[8] I primi meditativi erano dediti alla contemplazione e alle pratiche yoga, i secondi, una razza combattiva di maghi, che avevano scoperto proprietà magnetiche di attrazione e di repulsione del ferro.
[9] Yasna, IX, 15.
[10] Omero, Iliade, XXIV, 79.
[11] La località era presso il bel fiume Daitya, o la maggiore delle isole di Atlantide.
[12] Orfeo (V, 1077), Plinio (IV, 16).
[13] Plinio Hist. Nat. Lib. IV, cap. 12.
[14] Plutarco, Vite, Caio Mario.
[15] Passo citato da H.P. Blavatsky, Antropogenesi.
IL TERZO CONTINENTE LEMURIA
 
 
Secondo la Teogonia greca narrata da Esiodo, fu Zeus il vincitore della prima Guerra Titanica, geologicamente iniziata 200 milioni di anni fa e terminata quasi 19 milioni di anni fa. Dopo la guerra, narra Esiodo, Zeus creò la Terza Generazione, quella dei Giganti-Ciclopi. La Tradizione orientale narra che il continente dove questa generazione o razza si sviluppò non fu l’Iperboreo, ma un continente che si estendeva dall’Oceano Indiano all’Australia, dove oggi c’è l’Oceano Pacifico. Questo Terzo continente è chiamato da alcuni studiosi (in realtà questo continente risale al periodo atlantideo) e da altri Lemuria[1], ma il suo antico nome è Shâlmali. Nella Dottrina segreta, in Antropogenesi è riportato un brano del Libro VI dei Commentari alle Stanze di Dzyan:
 
Quando la Terza (Razza) si separò ... l’eterna primavera divenne un cambiamento continuo e si succedettero le stagioni. Il freddo obbligò gli uomini a costruirsi dei ricoveri e a ideare dei vestimenti. Allora, l’uomo invocò i Padri superiori [gli Dèi o Angeli superiori]. I Nirmânakâya dei Nâga, i saggi Serpenti e Dragoni di Luce, vennero, e i precursori degli Illuminati [i Buddha]. I Re Divini discesero e insegnarono agli uomini le scienze e le arti, poiché l’uomo non poteva più vivere nella prima terra [Âdi-Varsha, l’Eden delle prime Razze], che era diventata un cadavere bianco e gelato.
 
Durante la prima e la seconda [Razza] la cintura fu coperta dalle grandi acque. La Grande Madre ebbe le doglie sotto i flutti, e una nuova terra si aggiunse alla prima … essa ebbe doglie più forti per la Terza (Razza) e il suo ventre e l’ombelico emersero dall’acqua. Era la cintura, il sacro Himavat, che si stende attorno al Mondo. Verso il sole calante (Ovest) si ruppe il collo in giù (a Sud Ovest), in numerose terre e isole, ma la Terra Immortale non si ruppe. Terre asciutte occuparono la faccia delle acque silenziose ai quattro lati del mondo. Tutte queste perirono [a loro volta]. Poi apparve la dimora dei malvagi [l’Atlantide]. La Terra Eterna adesso era nascosta, perché le acque erano divenute solide [si erano gelate] sotto il fiato delle sue narici, e i venti cattivi provenienti dalla bocca del Drago.
 
La Dottrina Segreta afferma che la Grande Madre lavorava sotto le onde dell’oceano, la sua cintola e il suo ombelico apparvero fuori dell’acqua, era la cintura, il sacro Himavat che si estende intorno al mondo. Il mare a sud di Plashka copriva il deserto del Gobi, il Tibet e la Mongolia e dalla sua parte meridionale emerse la catena dell’Himalaya. Lentamente apparve la terra, dai piedi dell’Himalaya fino a Ceylon, all’Australia, alla Tasmania, all’isola di Pasqua e in parte verso l’Africa nei pressi del Madagascar. A nord comprendeva la Svezia, la Norvegia la Siberia e il Kamciatka. La Lemuria citata dalla sig.ra Blavatsky si estendeva in gran parte nell’Oceano Indiano circa 150 milione anni fa.
 
il mito greco narra che fu Zeus, il vincitore della prima Guerra Titanica, che secondo Esiodo creò la Terza Generazione, quella dei Giganti-Ciclopi. Il continente dove questa generazione o razza si sviluppò non fu l’Iperboreo, ma un continente che s’estendeva dall’Oceano Indiano all’Australia, dove oggi c’è l’Oceano Pacifico. La Guerra Titanica iniziò 200 milioni di anni fa e terminò quasi 19 milioni di anni fa.
 
Quest’epoca primordiale per il genere umano dotato di corpo fisico è quella della Terza Generazione, quella del Bronzo. Esiodo descrive questa generazione formata da uomini violenti che i commentatori antichi supponevano che si cibassero di carne di fiere e che si divorassero a vicenda. Nella Teogonia di Esiodo, i Giganti erano nati dal sangue di Urano, ma non venivano considerato come figli del Cielo, cioè Titani, ma figli di Gea o della Terra. Miti non tramandatici né da Esiodo, né da Omero narrano della rivolta dei Giganti contro Zeus dopo che questi ebbe preso il supremo potere. I Giganti lanciavano enormi macigni contro le sedi degli Dei, macigni che ricadendo in mare e in terra divennero isole e montagne. Questi racconti sono un’allegoria della distruzione di un continente per convulsioni telluriche e della successiva creazione di un altro continente, quello che doveva poi essere popolato dagli uomini della Quarta Generazione, che a sua volta dovrà sommergersi. Il commentario alle dodici Stanze di Dzyan[2] descrive così l’annientamento della Terza Razza Radice o Generazione.
 
Quando la ruota gira con velocità consueta, le sue estremità (i poli) concordano col cerchio di mezzo (l’equatore), quando essa gira più lentamente e s’inclina in ogni direzione, sulla faccia della Terra si hanno gravi turbamenti. Le acque affluiscono verso i due estremi, e nuove terre emergono nella cintura di mezzo, mentre quelle all’estremità sono soggette al Pralaya[3], per sommersione[4].
       
                          

Figura 1.  Effetti della decelerazione orbitale   
 
L’antichissimo commentario spiega la distruzione del gigantesco continente, la Lemuria, situato nell’Oceano Pacifico, come un effetto della decelerazione della velocità orbitale terrestre. Questo avvenimento accadde 1.600.000 anni fa, 650.000 anni prima della prima grande sommersione del continente Atlantide, quello abitato dai rappresentanti della quarta generazione. Il Commentario spiega che la Terza Razza Radice era solo al punto di mezzo del suo sviluppo quando:
 
L’asse delle Ruota s’inclinò. Il Sole e la Luna non brillarono più sulle teste di quella parte dei Nati da Sudore; la gente conobbe la neve, il ghiaccio e il gelo, e la crescita degli uomini, delle piante e degli animali si ridusse. Quelli che non perirono rimasero bambini cresciuti a metà, in dimensione ed intelletto. Fu questo il terzo Pralaya delle razze[5].
 
Nel 1907, il celebre orientalista e archeologo britannico, sir Aurel Stein, attraversò la frontiera del Tibet, giungendo nella città di Dunhuang. Lì, alcuni monaci taoisti lo misero al corrente di una scoperta realizzata sette anni prima. Dietro un muro di mattoni del XI secolo, qualcuno aveva nascosto una biblioteca di rotoli e libri scritti in tibetano, cinese, sanscrito e altre lingue non identificate, che avevano resistito al passare dei secoli grazie al clima caldo e secco dell’ambiente. L’attenzione di Stein fu richiamata da una strana mappa che mostrava i dettagli di un continente in pieno Oceano Pacifico. Incapace di capire chi fosse l’autore di quella mappa, associò il continente alla Lemuria.
 
La Mappa N° 1 mostra la Lemuria nella sua massima estensione, da The Story of Atlantis and the Lost Lemuria di William Travers Scott Elliot. Le mappe di questo libro erano basate su originali che il teosofo Charles W. Leadbeater aveva studiato nei ritiri dei Maestri.
 
Figura 2.  Scott - Elliot - La Lemuria nella sua massima estensione
 
 
Leadbeater consultò materiale sulla storia della terra trovato nell’archivio occulto di cui il Maestro KH era il Custode. Questo materiale includeva modelli della terra in vari stadi evolutivi. Leadbeater ha disegnato le mappe incluse nel libro. Nella prefazione, Scott-Elliot[6] osserva che era stato ottenuto l’accesso ad “alcune mappe e altri documenti conservati fisicamente dai periodi remoti in questione”.
 
La Mappa N° 2 di Scott-Elliot mostra Lemuria in un periodo successivo.

 
Figura 3.  Scott - Elliot - La Lemuria prima della sua distruzione
 
William Travers Scott-Elliot nel libro “Storia della Lemuria Sommersa” precisa l’origine delle sue mappe.
 
Le ulteriori prove che possediamo riguardo alla Lemuria e ai suoi abitanti sono state ottenute dalla stessa fonte e allo stesso modo di quello che ha portato alla stesura della Storia di Atlantide. In questo caso l'autore ha avuto il privilegio di ottenere copie di due mappe, una rappresentante Lemuria  (e le terre adiacenti) durante il periodo della più grande espansione di quel Continente, l’altra mostra i suoi contorni dopo il suo smembramento a causa di grandi catastrofi, ma molto prima della sua distruzione finale.
 
Non si è mai preteso che le mappe di Atlantide fossero corrette per un singolo grado di latitudine, o longitudine, ma, con la difficoltà molto maggiore di ottenere le informazioni nel caso presente, si deve affermare che ancora meno queste mappe di Lemuria devono considerate esatte come assolutamente precise. Nel primo caso (Atlantide) c’era un modello danneggiato, un buon bassorilievo in terracotta e una mappa ben conservata su pergamena, o pelle di qualche tipo, da cui copiare. Nel caso presente (Lemuria) c'era solo un modello di terracotta rotto e una mappa mal conservata e sgualcita, così che la difficoltà di riportare il ricordo di tutti i dettagli, e di conseguenza di riprodurre copie esatte, era molto più difficile.
 
Ci è stato detto che potenti Adepti ai tempi di Atlantide avevano tracciato le carte geografiche dell’Atlantide stessa, ma non sappiamo se le mappe della Lemuria furono tracciate da qualcuno degli istruttori divini nei giorni in cui Lemuria esisteva ancora, o ancora più tardi giorni dell’epoca atlantidea.
 
Ma, pur proteggendosi dall'eccessiva fiducia nell'accuratezza assoluta delle mappe in questione, il trascrittore degli originali arcaici ritiene che possano in tutti i dettagli importanti essere considerati approssimativamente corretti.
 
C. Jinarajadasa, che era presente durante la ricerca psichica di Leadbeater per Scott-Elliot, scrisse[7]:
 
Poco dopo che la dottoressa A. Besant è diventata un membro del gruppo London Lodge, si sono svolte discussioni in merito alle migrazioni di varie razze del passato. In relazione a ciò, sia lei che il vescovo Leadbeater indagarono su alcuni periodi della civiltà atlantidea. Per comprendere lo sviluppo delle razze radicali, il vescovo Leadbeater ha studiato la forma passata della terra e, dopo aver consultato le mappe e i globi conservati nel Museo degli Adepti occulti, ha disegnato le mappe di Lemuria e Atlantide che sono nel libro di Mr. W. Scott-Elliot con il titolo The Story of Atlantis. È stato ritenuto più efficace per la pubblicità che le mappe non dovrebbero essere annunciate come dovute alla chiaroveggenza. W. Scott-Elliot afferma semplicemente: “è stato un privilegio per lo scrittore ottenere copie - più o meno complete - di quattro di queste”. Mi dispiace molto che quando gli sono stati trasmessi i disegni originali, non ne siano state conservate copie.
 
Nel corso di un viaggio in Giappone … abbiamo potuto visitare i principali siti dell’antica civiltà e religione giapponese venendo così in contatto con i centri esoterici tradizionali rifacentesi all’antico shintoismo. Rimanemmo stupiti, e increduli, a volte infastiditi dalle pretese di maestri e sacerdoti appartenenti a questa fede che asserivano la superiore antichità del Giappone rispetto a ogni altra società del pianeta.
Basandosi su documenti trascritti e tramandati di mano in mano da famiglie di antichissima nobiltà, su reperti che essi dichiararono di avere in proprio possesso ... i sacerdoti fanno risalire l'istituzione imperiale ... alla divinità stessa che l’avrebbe fondata nella notte dei tempi ... La loro civiltà sarebbe passata prima dal Giappone alla Cina e poi, dopo millenni di barbarie generale, ritornata, in epoche storiche, in Giappone.[8]
 
In Giappone c’è una grande quantità di documenti antichi, comprese mappe e tavole alfabetiche. Il Kanagi Guruma, una sorta di calendario o schema cosmologico circolare, il Kojiki, o libro degli eventi remoti, e il Nikongi sono antichi testi giapponesi, e in essi sono contenute descrizioni tratte da testi ben più antichi, che riguardano l’antica civiltà spirituale del Takà-amà-arà. Questi documenti ci offrono un indizio di come fosse la terra prima dello spostamento dell’asse terrestre.
 Le cifre “sono tanto assurde” della Dottrina Segreta, stranamente si accordano con l’informazione riportata nel Nikongi[9] dove è scritto che l’imperatore Kami-Ihari-Biko (nel 667 a.C.) riferì alla corte riunita in concilio che il suo celeste progenitore, Hika-ho-no-Ninigi-no-Mikoto era disceso dalle terre benedette degli Dei 1.792.470 anni prima. In pratica più di 1.795.000 anni fa, 245.000 anni prima che sprofondasse la Lemuria.
 
L’odierno Giappone è situato nell’Oceano Pacifico, dove un tempo era situata la Lemuria e il successivo Continente Mû e perciò non è inverosimile che il progenitore del popolo giapponese sia giunto in Giappone proveniente dalla Lemuria. Che il Giappone facesse parte, migliaia di anni fa, di un antico impero scomparso, era stato ipotizzato nel 1.968 da W. Raymond Drake nel suo libro “Spacemen” in the “Ancient East”, in cui il Sol Levante viene inserito all’interno del continente di Lemuria. Drake scrive che i primi coloni del Giappone erano uomini di razza bianca, discendenti dei Lemuriani. Gli etnologi concordano sul fatto che i primi antenati dei Giapponesi erano uomini bianchi che soggiogarono gli autoctoni Ainu, oggi quasi dei tutto scomparsi, iniziando così la stirpe Yamato. Come gli lndù, i Cinesi e gli Egiziani, i Giapponesi hanno avuto le loro dinastie di imperatori divini. La bandiera del Sole nascente, simbolo dei Giappone, rappresenterebbe ancora il sacro simbolo di Lemuria. Analisi linguistiche suggeriscono che la lingua giapponese ha affinità con il babilonese.


[1] Lemuria è un nome inventato alla fine del secolo scorso da M.P.L. Sclater che affermò l’esistenza di un continente su prove zoologiche.
[2] Dzyan è la traslazione in tibetano della parola sanscrita Dhyan e Jnana, che significa conoscenza divina. Il Libro di Dzyan, non è consultabile dagli specialisti, in quanto è uno dei libri custoditi gelosamente dai Maestri Tibetani.
[3] Il Pralaya è un periodo di inattività, paragonabile alla notte della creazione, dove tutto resta allo stato potenziale, pronto al risveglio ad iniziare un nuovo ciclo.
[4] H.P.B. Antropogenesi. I geologi continuano a negare le possibilità di continenti scomparsi e deridono tutti coloro che citano antichi scrittori che sono degni di fede solo quando fanno comodo, poi divengono o padri delle menzogne o narratori di favole. Il pianeta Terra si muove nello spazio ed è sottoposto alle sue leggi cicliche: quando le costellazioni assumono determinate posizioni la Terra si trova in un campo magnetico interstellare, allora ciò che sui libri sacri è chiamato il magnete cosmico, agisce sul magnete planetario, sui Poli Magnetici, facendo invertire la polarità e variare la velocità di rotazione del pianeta.
[5] H.P.B., Antropogenesi.
[6] William Travers Scott-Elliot (a volte semlificato Scott-Elliott 1849-1919) era un teosofo noto per il suo lavoro sul concetto di Razze Radici, tra cui The Story of Atlantis (1896) e The Lost Lemuria (1904), in seguito combinato nel 1925 in un unico volume chiamato The Story of Atlantis and the Lost Lemuria.
[7] C. Jinarajadasa Occult Investigations. Una descrizione del lavoro di Annie Besant e CW Leadbeater Theosophical Publishing House, Adyar, 1938.
[8] Valerio Zecchini, Atlantide e Mu, pag. 125, 126, Demetra.
[9] La prima opera letteraria giapponese, il “Kojiki “ (testimonianza di antiche cose), in caratteri giapponesi arcaici, basata su racconti vecchi di centinaia di anni e tramandata verbalmente da bardi e cantastorie, fu scritta nel 712 d.C. da Hiyeda-No-Are, ciambellano di corte di grande talento; poco tempo dopo, nel 720, le stesse tradizioni furono trascritte nel Cinese classico dal principe Toneri con il titolo di “Nihongi” e dedicate all’imperatrice, dimostrandole la sua discendenza da Amaterasu, la grande dea del sole.
IL MISTERO DI ATLANTE
Riprendendo lo studio dei miti greci, ad Atlante che parteggiò per Crono, fu riservata una punizione esemplare: sostenere sulle sue spalle la volta celeste. Atlante, secondo la tradizione più comune era figlio del titano Giapeto e di Climene, una figlia di Oceano e di Tetide anch’essa una Dea delle Acque. Una figlia famosa di Atlante fu Calipso, che significa la profondità delle acque. Esiodo e Omero[1] narrano che Zeus vincitore, costrinse Atlante a lasciare la superficie della terra per raggiungere nelle profondità del Tartaro Giapeto. Il Tartaro è anche il luogo dove Atlante (o il continente Atlantide) raggiunge Giapeto (o il continente Lemuria): un’allegoria dei due continenti entrambi sprofondati sotto il mare.
      
                      
  
Figura 1.  Atlante che sorregge la volta celeste
Il mito greco, narra che Atlante poggia i piedi sul fondo del Tartaro, e mentre sorregge la volta celeste. Il Tartaro simboleggia il fondo dell’oceano, che può essere visualizzato come l’emisfero inferiore del globo. La volta del cielo sorretta dal Titano, è visualizzabile come l’emisfero superiore del globo. In definitiva Atlante è il simbolo dell’Asse del Mondo. I poeti greci dicevano che Atlante aveva una conoscenza completa delle profondità dell’oceano, ciò significa che egli simboleggiava l’insieme dei continenti che si poggiano come i piedi di Atlante nelle profondità delle acque, in fondo al Tartaro, continenti che si spostano che emergono e che s’inabissano. Secondo il mito Atlante aveva sette figlie[2], che geologicamente rappresentano le sette regioni del globo, i sette continenti, dette Dwipa dalla Tradizione Indù e tutte assoggettate all’Asse Polare, o Asse del Mondo, simboleggiato da Atlante. Dal punto di vista delle Razze, esse rappresentano le sette diramazioni o sottorazze figlie di Atlante, cioè che dimoravano sul continente Atlantide. Naturalmente il mito può essere interpretato anche dal punto di vista astronomico, dove le sette sorelle sono le sette Pleiadi, simbolo delle sette regioni del globo celeste[3].


[1] Omero, Odissea, I, 51-53.
[2] Le sette figlie di Atlante sono le Pleiadi: Alcione, Asterope, Celeno, Elettra, Maia, Merope,Taigete.
[3] La chiave per interpretare un mito, uno scritto sacro, deve essere girata sette volte, giacché il personaggio del mito è una rappresentazione dei: Poteri del creato, Forze Cosmiche, Divinità, Re Divini, corpi celesti, Poteri Spirituali, Eroi e uomini.
IL QUARTO CONTINENTE ATLANTIDE
 
Eliano[1] scrisse di una conversazione avvenuta fra Re Mida e il Satiro Sileno, nel corso della quale Sileno informa il Re di un continente situato oltre l’Oceano, staccato dall’Europa, dall’Asia e dall’Africa abitato da Giganti sereni, e popolato di animali e di piante di forma gigantesca. In questo continente vivevano uomini di statura doppia di quella del più alto uomo dei tempi del narratore e la loro vita durava il doppio. Eliano riportò ciò che lo storico Théopompo di Chiosso (IV sec. a. C.) scrisse in forma allegorica.
 
Lo storico romano Timagene (I sec. a.C.) riferisce un racconto molto antico intorno a tre razze perfettamente distinte che abitavano la Gallia: una prima aborigena, una seconda venuta da Oriente, e una terza venuta da Occidente da una lontanissima isola chiamata Atlantide. I Baschi, popolo che costituisce un’isola a sé per quanto riguarda etnia e linguaggio, chiamano Atlantika la terra perduta da cui essi provengono. I Toltechi del Messico facevano risalire le loro tradizioni ad un lontanissimo paese chiamato Aztlano Atlan, da cui pretendevano essere venuti. Atli era il termine con cui i Vichinghi nominavano la perduta terra leggendaria.
 
Platone[2] inizia il suo racconto con la separazione del continente Atlantide da parte di Poseidone, sottintendendo che vi furono altri continenti prima di Atlantide. La confusione degli antichi scrittori riguardo a quest’argomento che essendo misterico doveva rimanere velato, era dovuta al fatto che Platone, per mantenere fede al giuramento sodale, confondeva volutamente l’ultima isola Poseidone, sprofondata circa 12.000 anni fa con il continente ormai sommerso dalle acque. Furono i sacerdoti Egizi a parlare a Solone di Atlantide, e furono loro che mostrarono ad Erodoto (nel 500 a.C.) le statue dei loro 345 Re che avevano regnato prima di Menes, il loro primo Re Umano. I sacerdoti assicurarono che nessuno storico non avrebbe mai potuto comprendere o scrivere un racconto su questi Re Divini, senza prima aver imparato la storia delle Dinastie Divine che precedettero le umane, in altre parole le Dinastie degli Dei, dei Semidei, dei Giganti e degli Eroi che sono parte integrante della storia teogonica di Esiodo. Platone riporta nel Timeo un discorso fatto a Solone dai sacerdoti di Sais.
 
O Solone, Solone, voi Greci siete sempre fanciulli, e un Greco vecchio non esiste ... Molti e per molti modi sono stati e saranno gli stermini degli uomini: i più grandi per il fuoco e per l’acqua, altri minori per moltissime altre ragioni ... Ma presso di voi o degli altri popoli non appena ogni volta si stabilisce l’uso delle lettere e di tutto quello che è necessario alle città, di nuovo nel solito intervallo di anni come un morbo irrompe impetuoso il diluvio celeste e lascia voi solo gli ignari di lettere e di muse[3], sicché ritornate da capo come giovani, non sapendo niente di quanto sia avvenuto qui o presso di voi nei tempi antichi.[4]
 
Questo continente non era un’isoletta, ed era posto al di là delle Colonne d’Ercole dove adesso vi sono le acque dell’Oceano atlantico. Le vicende di questo continente e dei suoi abitanti sono trattate nell’interpretazione dei miti riguardanti Ercole, Danao ed Egitto, Dardano e i suoi discendenti.  
 
Figura 1.  Scott-Elliot - Atlantide carta 2
 
 
[1] Eliano, Storie Varie, III, 18.
[2] Platone, Crizia, 421.
[3] Dopo ogni distruzione l’umanità ritorna fanciulla cioè priva di memoria del passato e soprattutto di conoscenza.
[4] Platone, Timeo, 22, 23.
Nel 1.870, James Churchward, un colonnello dell’Esercito Britannico nell’India centrale del secolo scorso, appassionato di archeologia e di esoterismo, strinse amicizia con un alto sacerdote di un tempio indù. Un giorno il colonnello britannico si trovava nel tempio intento a decifrare un’iscrizione. Il sacerdote, dopo averlo visto tanto impegnato in quell’impresa, aiutò Churchward a tradurre ciò che era scritto sul muro del tempio, rivelandogli anche che si trattava di una lingua molto antica. Il sacerdote inoltre confessò che all’interno del tempio esistevano delle tavolette scritte nella stessa lingua che parlavano della terra di origine del genere umano, il continente situato nell’Oceano Pacifico.
Studiando vari testi antichi scoprì l'esistenza di un continente perduto da tempo con una civiltà avanzata che 60.000 anni fa era affondata sotto l'Oceano Pacifico dopo un catastrofico terremoto. Crede che 64 milioni di persone siano morte quando affondò sotto l’oceano. In realtà più che l’antica Lemuria, le terre nell’Oceano Pacifico risalivano ai tempi dell’Atlantide ed erano i resti dell’antico continente Lemuria. Ecco perché spesso si dice che Mû e Lemuria sono la stessa cosa.
Queste tavolette erano state ritrovate in una delle sette città sacre dell’India (Rishi) e appartenevano ad una collezione molto più vasta. Il sacerdote disse a Churchward che le tavolette erano sacre poiché erano state scritte in un linguaggio oscuro e ricco di significati esoterici dai Sacri Fratelli, detti Naacal[1], membri di una fratellanza mistica e segreta, venuti dalla madre patria in Asia sudorientale a portare le sacre scritture, le scienze e la religione.
Per due anni studiò una lingua morta che il sacerdote sosteneva essere la lingua originale dell’umanità. Le tavolette descrivevano la creazione della terra, dell’uomo e il luogo dove apparve la prima volta, il continente . Secondo le fonti di Churchward questo continente non presentava alte montagne, tanto da essere chiamato il Paese dalle colline di argilla. Il continente che interessava gran parte dell’attuale Oceano Pacifico, non era composto da un unico blocco continentale, ma da più zone separate fra loro da bracci di mare. Fra i simboli appartenenti a Mû riportati negli scritti del colonnello Churchward, compare sempre il doppio triangolo intrecciato con le sue sei punte, divenuto fra gli indù simbolo del dio Vishnu e poi in seguito come stella di Salomone, simbolo del popolo ebraico. Un altro simbolo riportato è quello della svastica che in oriente è disegnata sul cuore del Buddha. La svastica, una croce mobile a quattro braccia, rappresenta un vortice di energia che ruota attorno all’asse centrale o asse polare, la direzione dello Zenit e del Nadir.
Figura 1. Simboli atlantidei di Mû
Churchward asseriva che a capo di questa grande nazione Mû vi era un Imperatore Ra che era re e sacerdote, il rappresentante della divinità sulla terra. I simboli sacri di Mû sono varie combinazioni del doppio triangolo intrecciato, nel cerchio solare. Il doppio triangolo oggi considerato erroneamente come un simbolo degli Ebrei, è in realtà antichissimo, in India da sempre è il sigillo di Vishnu. Una conferma alle ipotesi di Churchward è giunta dalle scoperte del geologo William Niven, che scoprì in territorio messicano oltre 2.600 tavolette in pietra le cui iscrizioni erano simili a quelle delle tavolette di naacal. Il geologo scoprì a cinquanta chilometri a nord di Città del Messico, le tracce di tre civiltà prediluviane sepolte una sotto l’altra. La più antica è posta a nove metri dalla superficie. Racconta Niven che sul fondo di una tomba c’erano 125 piccoli idoli, effigi, statuette di uomini, tra cui un uomo seduto a gambe incrociate con le mani sulle ginocchia alla maniera orientale. In un altro ritrovamento, un antico letto di fiume migliaia di statuette.
Michio Kushi, nel libro Mondi dimenticati, riprende in esame queste antiche tradizioni, ma come la maggior parte dei moderni studiosi, per timore di essere deriso, o semplicemente perché condizionato dall’ortodossia degli storici, reinterpreta e sposta in buona fede le antiche date a epoche recenti. Le civiltà storiche trattate nei libri, secondo l’autore citato sorsero 36.000 anni fa e 24.000 anni fa perirono durante il cambiamento dell’asse terrestre.
Figura 2. Mappa secondo i documenti e le ricerche di Michio Kushi[2]