Parte IV - Pietre e Vetrate Misteriche - Sapienza misterica

Sapienza Misterica
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Parte IV - Pietre e Vetrate Misteriche

Chartres
LE TRE PIETRE MISTERICHE

Certo la cattedrale non è più interamente quella di una volta: il vandalismo clericale, il vandalismo anticlericale sono passati pure là. Gli uni hanno spezzato le vetrate, spaccato la tribuna; gli altri se la sono presa con i portici. Si è imbacuccato il coro di una «rotonda» che è un pezzo da museo non da tempio. L'altare maggiore ha lasciato il luogo sacro, dapprima per il santuario, poi per l’incrocio dei transetti. Ha abbandonato la tavola mistica, la tavola della Cena per la tavola quadrata; il prete volge le spalle agli influssi della Terra e del Cielo. Non è più una salita al Golgota ma una discesa in taboga. Si è rimpinzata la chiesa di altoparlanti; il discorso sostituisce il Verbo, e la tavola rotonda è riempita di sedie per favorire il sonno dei ben-pensanti. Non bisogna affatto stupirsene: l’Era volge alla fine e la sua forma religiosa con lei[1].
 
Racconta il mito, che Gargantua, l’Essere della Pietra Gigante, era un grande trasportatore di pietre giganti: lastre, scalee, menhirs[2]. Ora tra queste pietre, ve n’era una, nella regione, consacrata a Belisama, nella Terra che l’abate Suger definì dei Santi (Forti), talmente sacra che un intero popolo era stato preposto alla sua guardia, li chiamavano: I Guardiani della Pietra, i Carnutes. Chartres non è la città dei Carnuti, è Carnut-Is: il luogo sacro dei Carnuti. La pietra sacra di Belisama è stata collocata nel luogo sacro; questa pietra della quale i Carnuti erano i guardiani. La denominazione del luogo sacro è quella dei Santi forti ma, anteriormente, era conosciuto come Luogo dei Forti che ha il significato particolare di Iniziati, e andando indietro al tempo di Giganti, come afferma la Bibbia, dei Gargantua secondo le leggende celtiche. Louis Charpentier scrive che Jullian segnala presso Fontevrault un dolmen che egli considera in qualche modo un modello del genere. La sua lunghezza è di 10,40 m e la sua larghezza di 6,45 m, un frammento che deve pesare, oltre i 100 tonnellate! Esso è tagliato con le proporzioni del Numero d’Oro. Questo dolmen è situato sul territorio della comune di Saint-Fort! In passato vi era attorno a Chartres un’enorme quantità di megaliti, menhirs, dolmens e altri ammassi di pietre.
 
Ipotizza Louis Charpentier che la pietra sacra di Belisama verso cui un intero popolo era stato preposto alla sua guardia, è un dolmen[3], una pietra rettangolare di 16,40x32,80 m, il cui trasporto da Antequera e la cui collocazione risalgono alla notte dei tempi[4], è sempre là; ed è su di essa che è stata costruita la cattedrale, non è stata asportata in seguito; essa è sempre là. Questa pietra è un dolmen. Si riesce ipotizzare con alta probabilità dai racconti antichi che essa è situata sotto l’altare degli idoli, in una grott, in una camera dolmenica. La Cattedrale di Chartres sorge su un grande tumulo preistorico su una camera sepolta. Per quanto riguarda le gallerie coperte o dolmen all’interno di un tumulo ricreano la grotta, cioè, il luogo dove le correnti telluriche sono, allo stato puro. E non credo che i Neo-Pitagorici seguirono un altro imperativo quando nella seconda metà del I secolo a.C. a Roma scavando gallerie nel tufo hanno costruito la Basilica sotterranea di Porta Maggiore[5]. Prima dell’avvento del Cristianesimo e prima della conquista romana, al tempo in cui il Poggio sacro era un dolmen interrato, doveva essere preceduto da una navata coperta come quella del dolmen di Menga y Viera ad Antequera presso Malaga, nella quale l’uomo andava, bagnato dalla corrente tellurica, verso questa nuova nascita che è l’impregnazione del suo essere da parte dello spirito divino. Questa tavola rettangolare, sottomessa alle due forze contrarie che sono la sua coesione e il suo peso, si trova in tensione. È dunque suscettibile di vibrare come una corda di pianoforte tesa. È contemporaneamente, un accumulatore e un amplificatore di vibrazioni. E il valore dell’onda tellurica acquista, nella camera dolmenica, tutta la sua potenza, perché va a finire in una cassa di risonanza.
 
D’altra parte è un fatto particolarmente significativo che i cristiani abbiano ricostruito questa navata coperta, perché, che altro sono le gallerie che dai pinnacoli della facciata conducono alla grotta, dove si trovava Notre-Dame-de-Dessous-Terre, al luogo del dolmen, al pozzo dei Forti la cui acqua era considerata straordinaria prima che lo si occultasse? La prima importante chiesa costruita sul poggio fu quella del vescovo Gislebert edificata sulla cripta di St. Lubin e il cui sviluppo assiale era in asse e dimensione poco maggiore del dolmen sotto il poggio di cui forse si conosceva solo la leggenda. La successiva chiesa di Fulbert rispettò quella di Gislebert inglobandola, ampliando la navata e il coro e completando la chiesa sotterranea o cripta. Dopo l’incendio della cattedrale romanica di Fulbert fu edificata sotto l’influenza templare la cattedrale gotica. La progettazione della nuova cattedrale, secondo Louis Charpentier, si basò su dei modelli: tre lastre di pietra di cui una era il dolmen, la lastra rettangolare, le cui dimensioni erano da tempi immemorabili sacre. La lastra rettangolare è quella progettuale un valore imposto, dalle dimensioni della lastra interrata nel poggio di cui si dovevano conoscere le dimensioni, con molta probabilità anche ai tempi di Fulbert. A quei tempi, intorno all’anno mille, dovevano esserci documenti testimonianze scritte, tanto è vero che nella metà del XVII secolo da Jean-Baptiste Souchet, Canonico di Notre Dame de Chartres scrisse in quattro volumi “Histoire du Diocèse et de la ville de Chartres”, risultato di un’intensa e imparziale ricerca, basata non solo sulla testimonianza di Giulio Cesare, ma su quello che ha trovato nell’archivio storico reale di documenti custoditi nella Cattedrale[6].
 
La tradizione vuole che il Santo Graal sia stato retto da Tre Lastre. Scrive L. Charpentier. “Tre lastre di pietra hanno retto il Graal: una lastra rotonda, una lastra quadrata e una lastra rettangolare. Tutte e tre hanno la stessa superficie”. Graal è un termine celtico, ma la sua origine può essere benissimo di molto anteriore. Il Gar-Al o Gar-El, potrebbe essere sia il vaso che contiene la pietra, o il vaso di pietra (Gar-Al), sia la Pietra di Dio (Gar-El). Le due etimologie, sono molto vicine; nel primo caso, si tratterebbe del vaso, dove si fa la Pietra, nel secondo si tratterebbe della Pietra stessa. Nel Medioevo, il Graal era sia la pietra che la Fenice bruciata e ridotta in cenere, qualcosa che conteneva al suo interno la capacità di riportarla alla sua condizione precedente[7]. Non esiste una cosa come la morte, solo la trasformazione della forma! Le tre pietre del Graal si trasformano una nell’altra. Queste tre lastre sono il Graal fatto pietra, il cui segreto è la trasmutazione, la facoltà di bruciare la forma liberando lo spirito dalla sua prigione.
 
Vi furono lastre rettangolari, come nei templi egiziani o greci; lastre quadrate come nei templi gallo-romani; lastre rotonde, come le chiese, a pianta centrale come Santa Sofia di Costantinopoli, o ancora il Tempio di Salomone. La lastra rettangolare è quella della Cena, la lastra mistica, cristiana, quella che deve sostenere l’altare e, effettivamente, i cori delle chiese cristiane sono generalmente rettangolari.
 
Ricordiamo che l’edificazione rituale per la costruzione tradizionale di un Tempio avveniva rispettando le seguenti fasi:
     
  1. Scelta del luogo: nel nostro caso il Poggio.
  2. Determinazione dell’asse verticale, la colonna del Tempio, e tracciatura del Cerchio primitivo.
  3. Orientamento dello spazio e definizione del      quadrato cardinale: il Quadrato del Cielo.
 
Scrive Louis Charpentier: “Il punto di partenza è il Poggio e, su questo Poggio, il Centro sacro dove è innalzata la «colonna del Tempio». Il Poggio, che bisogna includere ma non toccare, ha una larghezza già determinata dalla chiesa di Fulbert. La lastra rettangolare dovrà dunque avere una lunghezza doppia di questa larghezza. Per disporla è sufficiente stabilire uno degli angoli, essendo conosciuto l’asse centrale. Quest’angolo deve essere fissato per mezzo dell’ombra della colonna, al sole nascente dall’equinozio, che colpisce la parte Nord-Est del Poggio”.
 
Figura 1. L’asse Verticale del Tempio  

Attorno al Centro Sacro è stata costruita la cattedrale di Chartres. Tradizionalmente, la prima manifestazione della costruzione di un tempio è l’erezione della «colonna» nel centro sacro. Nel punto indicato come Centro Sacro del Tempio si erige un palo, l’albero maestro, immagine dell’albero cosmico. In basso, nel punto dove il palo è conficcato in terra, sarà stabilita la pietra fondamentale, l’altare, in alto, nel punto dove il palo è conficcato nel cielo, si situerà la chiave di volta del tetto. Chiarisce Louis Charpentier: “È un procedimento di grande imprecisione: l’ombra è fugace e, non si fissa, con tale facilità, un’ombra al sole nascente. Ma un risultato identico può forse, essere ottenuto su dei punti di riscontro azimutali, come se ne trovò certamente uno esattamente a Est della cattedrale, sulla collinetta d’Archevilliers, dove in altri tempi doveva esserci un dolmen. La mira può ugualmente essere fatta sulla polare … La lastra rettangolare si costruisce allora facilmente, riportando, a partire da quest’angolo, due volte la lunghezza della larghezza del Poggio, cioè 32,80 m; la base della lastra trovandosi a 7,68 m dal Centro … La larghezza della lastra è determinata dalla larghezza del «Poggio sacro». È al sole che spetta, tradizionalmente, di «segnare» i limiti: per un'altezza della colonna, le ombre proiettate saranno in rapporto armonico con le distanze cosmiche e i tempi cosmici”.
 
A differenza dei Templi romanici con la navata e il coro allineati all’asse Est-Ovest, a Chartres, si rispetta un altro orientamento imposto dalla pietra sacra rettangolare: l’asse Est-Ovest passando per il vertice della lastra individua il Centro Sacro. Conficcato il palo, questo funge da centro per tracciare un Cerchio che manifesta il piano orizzontale, l’Universo. Quest’operazione era effettuata tramite una corda con un capo legato alla colonna stessa.
 
Si racconta, scrive Charpentier, che tre tavole furono misticamente utilizzate per la progettazione della cattedrale di Chartres: una era rettangolare, l’altra quadrata e la terza tonda. Il coro di Chartres è rettangolare escludendo l’emiciclo. Le lastre di pietra hanno la stessa area, che per la lastra rettangolare è di 16,40 x 32,80 = 537,92 m2. Il Tempio di Salomone aveva una superficie di 537,92 m2! Rapportando la lastra rettangolare di 16,4x32,8 m, al Santo dei Santi del Tempio di Salomone di dimensioni 20x40 cubiti Louis Charpentier ricava un cubito particolare di 0,82 m[8], oppure di 0,822 m prendendo come misura 16,45 m.
 
La tavola mistica, inclusa nel coro, era chiusa scrive Charpentier. Come ora, due vie di accesso davano la possibilità di entrarvi. Una era riservata ai cappellani ed era situata a sinistra del coro vicino al santuario. Davanti a questa porta, parimenti, la pavimentazione è stata cambiata. Questo ingresso era pure contrassegnato da una tavola quadrata. Ad Amiens questa è rimasta in questo medesimo luogo. Gli stessi cappellani passavano dunque per una rappresentazione della tavola quadrata. La tavola mistica non ammette gli ignoranti. L’altro ingresso, porta stretta, conduce nell'arcata centrale della tribuna, e si situava alla punta della tavola quadrata, incrocio dei transetti. Attraversarla significava rinunciare al mondo materiale. Significava accedere alla terza nascita che succedeva alla seconda morte. Ogni cerimoniale in questo luogo diventava segreto. Solo più tardi il pubblico fu ammesso ad assistere alla celebrazione rituale.
 
La seconda operazione è di tracciare il Cerchio intorno all’albero maestro della nave spirituale, l’Arca. La lastra rotonda si determina disponendola sul Centro sacro e taglia assialmente i pilastri della Crociera. I Templari, nel centro della lastra rotonda (le loro Chiese, nel Centro Sacro) posero l’altare. Erodoto sostenne che i Greci impararono la geometria dai “tenditori di corde” egizi[9], i Maestri d’Opera medioevali utilizzavano la corda a 12 settori. Il calcolo con l’uso di frazioni a numeratore unitario, dall’Egitto perdurò in Grecia e a Roma fino al Medioevo. Per quando riguarda il cerchio, il valore espresso con frazioni che più si avvicinava per eccesso a p era ottenuto - per quei tempi[10] - aggiungendo al primo numero dispari tre, la Triade, un settimo 3+1/7 =22/7=3,1428, il cui risultato è π (pgreco). Secondo Pitagora, la Monade ritorna nel Silenzio e nelle Tenebre non appena ha evoluto la Triade, dalla quale emanano i rimanenti 7 numeri dei 10 numeri che si trovano alla base dell’Universo Manifestato. I matematici medioevali usavano il rapporto 22/7 per calcolare l’area del cerchio. La superficie della lastra rotonda deve essere uguale a quella della lastra rettangolare 537,92 m2, il raggio della pietra circolare è R = √(A/π) = √(537,92x7/22) = 13 m, mentre il diametro è 26 m.
 
La terza operazione è di tracciare il Quadrato. Il Rettangolo Madre-Padre 2:1 della lastra rettangolare è trasformato in un Quadrato con la stessa area per determinare il lato della lastra misterica[11]. Per i Pitagorici la superficie rappresenta i diritti, e il perimetro i meriti. La superficie della lastra quadrata deve essere uguale a quella della lastra rettangolare 537,92 m2, il lato della lastra quadrata è la radice quadrata di tale superficie: L = √537,92 = 23,193 m. La costruzione della lastra quadrata sul grande asse della lastra rettangolare, si fa immediatamente. La diagonale perpendicolare determina la larghezza delle prime navate laterali del coro e quella delle navate laterali della nave.

Figura 2. Le Tre Lastre in relazione col Centro Sacro  

La pietra dell’altare maggiore sino al XVI secolo era situata molto vicino al Centro Sacro situato tra il secondo e terzo spazio tra i pilastri del coro, e il celebrante, sempre dietro all’altare, occupava questo posto. Era, nella chiesa romanica di Fulbert, l’incrocio dei falsi transetti. Nel XVI secolo si sentì il bisogno di riportare l’altare sino in fondo al santuario, la pietra dell’altare sparì e allora s’installò su questo centro la cantoria. Louis Charpentier fa notare che la base della lastra rettangolare non corrisponde alla base del coro attuale che ha termine nei grossi pilastri dell’incrocio dei transetti, ma all’antica base che era segnata dalla tribuna distrutta nel 1763, che porta la posizione del cancelletto arretrata rispetto ai pilastri. L. Charpentier dispone la lastra rettangolare spostata rispetto agli spigoli interni dei grossi pilastri, si può ipotizzare che l’arretramento della lastra rispetto all’asse dei pilastri sia dovuto alla trasformazione del modulo rettangolare 16,45x13,99 m, in modulo quadrato di 16,45x16,45 m. L’arretramento verso l’abside è di 16,45-13,99=2,46 m, che fanno 8’ piedi e 4” pollici romani. Il numero otto 8=2x4 rappresenta il processo mediante il quale lo Spirito discende nella Materia, e questa risale verso lo Spirito. I due numeri quattro e otto sono in rapporto di ottava 1:2, la loro somma 8+4 fornisce il numero dodici cioè due volte sei, il numero della manifestazione, le dodici ore della creazione.
 
Poiché il quadrato romboidale deve includere le quattro colonne della crociera non è perfetto, e la diagonale perpendicolare alla navata deve essere 32,80 m, l’altra assume il valore di 32,20 m. La diagonale perpendicolare sull’asse imposta dalla larghezza delle navate laterali e centrale, cioè di due volte il lato del modulo di 2x16,40=32,80 m. Il cerchio e il rombo posti sul centro sacro della crociera determinano la posizione e l’orientamento delle quattro colonne del transetto e forniscono visivamente la quadratura del cerchio.
 
Quando l’uomo, in qualche modo, diventa il “vaso o Graal”, e il suo contenuto, gli sono offerte tre vie di accesso alla trasmutazione, che sono rappresentate e condizionate dalle tre lastre. La lastra rotonda si è rivelata molto presto nella storia dell’Umanità: i Cromlechs, i Ronds-de-Fées sono lastre rotonde. Si ritrova nella rappresentazione della croce celtica che è circondata da un cerchio. Sempre situata su sbocchi di correnti telluriche, essa appare come una pista di danze rituali che si ballavano in girotondo e che erano un mezzo d’accordo con i ritmi naturali. Il girotondo, iniziato nei limiti del cerchio più lontano dal centro, doveva avvicinarsi a poco a poco al centro, man mano che i ritmi penetravano l’uomo e lo liberavano da un’ingombrante personalità. Il danzatore doveva in trance sacro risalire i cicli naturali sino alla loro origine, dove con uno stato alterato della coscienza poteva mettersi in contatto con quest’origine. Detto in altro modo, l’uomo che gira, esce dallo spazio tridimensionale. Le scritture narrano che re David danzava in modo circolare e profetizzava davanti all’Arca. Nella cattedrale di Chartres la lastra rotonda abbraccia il Labirinto. I girotondi nel labirinto della cattedrale di Chartres erano consuetudine nel tempo pasquale, e guidati dal vescovo stesso. Per questi motivi il labirinto deve essere concentrico con la lastra rotonda[12].
 
La Tavola Quadrata è la base delle costruzioni templari, perché l’Ordine utilizzava il piano quadrato duplicato in ottagono nelle sue commende o fortezze, unito, spesso a una chiesa a pianta rotonda. La tavola o lastra quadrata è posta congiunta con la tavola rotonda, la diagonale trasversale della tavola quadrata individua l’asse dei pilastri della Crociera. La tavola o lastra quadrata, ci fornisce l’accesso a una reale conoscenza della materia, è una lastra di iniziazione intellettuale. È così la primitiva tessera, diventata gioco di bambini, che all’origine era lastra di abaco, tavola di lavoro, tavola di Numeri. È anche la tavola di Pitagora.
 
La lastra quadrata è spesso rappresentata sotto forma di scacchiera; Il gioco degli scacchi, come è noto, è originario dell’India, rappresenta essenzialmente il conflitto fra i deva e gli asura, che si disputano la scacchiera del mondo. Anche presso i Celti vi era un gioco simile agli scacchi: il fidchell (o fidhcheall, fidceall, fithchill) in irlandese o gwyddbwyll in gallese. Il nome in irlandese e in gallese è un composto col significato di “la saggezza del legno”. Nelle leggende irlandesi il fidchell è giocato da re, dèi e guerrieri, ossia da chi manovra opportunamente le Forze del Bianco e del Nero e può determinare le sorti dei popoli. È qui che il simbolismo del bianco e del nero, già contenuto nell’alternanza delle caselle della scacchiera, acquista tutto il suo valore: l’armata bianca è quella dello Spirito, l’armata nera è quella della Materia.  Il Bianco muove sempre per primo; il Bianco rappresenta la Luce, l’anima pura, l’energia divina che dimora in noi. Il Nero invece, alchemisticamente, rappresenta la nigredo, la Nera Notte dell'Anima, la morte spirituale che dobbiamo affrontare in vista della Resurrezione. La scacchiera è anche un simbolo legato ai Templari e al loro vessillo bianconero, il beauceant. Si dice che i pavimenti del Tempio di Salomone (sulle rovine del quale alloggiavano i Templari in Palestina) fossero disegnati proprio di quadrati bianchi e neri, come simbolo della contrapposizione del bianco e del nero e, in senso allargato, del bene e del male. Il simbolo più chiaro della tavola quadrata è la scacchiera che solo la Dama e il Cavaliere possono percorrere in tutti i sensi, montando la cavalla, la “cabala”, la conoscenza. Realizzare la quadratura del cerchio significa trasformare l’iniziazione istintiva in iniziazione cosciente, ragionata, attiva. Bisogna “montare la cavalla”, cioè la cabala. La tavola quadrata non è una tavola di vita ma una tavola di organizzazione. Il Cavallo si muove con un salto improvviso, rappresentando il salto intuitivo dell’iniziato. Il Pedone è l’uomo che percorre la scacchiera con piccoli umili passi, nel caso che egli riesca ad arrivare senza soccombere alla fine del campo di gioco subisce una trasformazione.

Figura 3. Le tre lastre misteriche in successione
 
Secondo lo schema proposto, la lastra rettangolare è anch’essa posta congiunta con la lastra quadrata. La lastra rettangolare inizia dopo i pilastri della Crociera, essa è l’immagine di superficie del dolmen portato dai monti dall’Andalusia in tempi antichi e interrato sul poggio di Chartres. Questa lastra è messa sotto il coro della cattedrale. La tavola rettangolare che si estende verso Nord-Est oltre il transetto è la tavola mistica, la tavola di rivelazione. Essa non ha né spiegazione né avvicinamento intellettuale possibili, è la tavola dell’Ultima Cena, la Tavola del Sacrificio.
 
Le tre lastre circolare, quadrata e rettangolare, si presentano nella pianta della cattedrale di Chartres nell’ordine dal Portale Reale, quello che custodisce re e regine che non hanno più nome. Ed ecco che il discepolo di Cristo, entrando dal Portale Ovest improvvisamente dimentico del proprio peso, alleggerito dalla potenza evocatrice mimetica di queste pietre; sollevato dal potere dell’ogiva, cammina eretto verso l’altare risalendo il corso della corrente tellurica, l’ineffabile dono della Terra Madre, di Nôtre-Dame. Ed eccolo davanti alla Tavola Rotonda, davanti al Labirinto. Dopo l’esperienza iniziatica del labirinto, il discepolo compie un secondo viaggio verso la tavola quadrata, il cui originale sulla pavimentazione Chartres è scomparso, giungendo all’incrocio del transetto nella zona di influenza, nella confluenza della luce che proviene dai tre rosoni posti sui Portali Ovest, Nord e Sud. In questo punto centrale avviene come nel centro del cuore la trasmutazione alchemica dell’essere che porta il pellegrino a un punto di smaterializzazione, che gli permette di accedere alla tavola mistica o rettangolare.

[1] Louis Charpentier, I Misteri della Cattedrale di Chartres.
[2]  Quest’antico racconto orale è apparso in stampa, a quanto pare per la prima volta, a Lione nel 1532 con il titolo Les Grandes et Inestimables Chroniques du grand et énorme Géant Gargantua, che Charpentier si riferisce erroneamente come Les Vrayes Chroniques.
[3] Il Dolmen di Bagneux lungo 23 m è attualmente il più grande dolmen scoperto in Francia.
[4] Una pietra di tali dimensione dovrebbe pesare circa 1000 tonnellate!
[5] Fu costruita per volere ed esigenza di un gruppo di 28 appartenenti a una Agape Neopitagorica (28 era il numero indispensabile per erigere un tempio pitagorico).
[6] Segue duecento anni più tardi, una monografia in tre volumi sulla cattedrale scritta dall'Abate Marcel Joseph Bulteau, volta a modificare e de-paganizzare gran parte della sua ricerca originale dell’abate Souchet.
[7] Nel poema di Wolfram von Eschenbach, Trevrizent, rivolgendosi a Parzival (parlandogli di un uccello favoloso, la Fenice) gli dice: “Per la virtù di questa pietra (il Graal), la Fenice si consuma e diventa cenere, ma da queste ceneri rinasce la vita; grazie a questa pietra la Fenice compie la sua metamorfosi per ricomparire più bella che mai, in tutto il suo splendore.”
[8] L. Charpentier, capitolo il mistero della pianta, opera citata.
[9] Il calcolo dell’area del cerchio fatto dagli antichi egizi secondo il papiro di Rindh a uso degli studenti, cioè da un formulario ridotto e pratico, era calcolata l’area di un cerchio di diametro uguale a 9 unità ponendola uguale a quella di un quadrato di lato 8 unità. In pratica il risultato era ottenuto sottraendo dal diametro un nono della sua lunghezza ottenendo 8/9, la nota musicale RE, ed elevando il risultato al quadrato:  A = [(1-1/9)D]2 = [(8/9)D]2 = Π(D/2)2. Uguagliando si ottiene Π=3,16.
[10] Valore divulgato dal Neopitagorico Archimede di Siracusa, il quale scrisse: “La circonferenza di ogni cerchio è tripla del diametro, più una parte minore di un settimo del diametro”, ottenendo Π=3,1428.
[11] Con lo stesso procedimento il Rettangolo Madre Padre 2:1 della pianta esterna della cattedrale è stato trasformato in un Quadrato con lo stesso perimetro per determinare l’altezza della Torre Sud.
[12] Questa disposizione è diversa da quella fatta da L. Charpentier che fa partire la lastra quadrata dal limite del Jubè e la lastra tonda terminare all’inizio della navata. La rappresentazione dell’autore fa coincidere il centro del labirinto con il centro della lastra rotonda.
IL LABIRINTO

Un Labirinto circolare è posto esattamente a metà della navata principale il suo centro divide in due le serie di colonne ottagonali più piccole, Sei a destra e Sei a sinistra. Contando anche le colonne della crociera e dell’ingresso navata, si hanno Sette campate divise in 3 e 4 dal centro del labirinto(13), il punto centrale della figura geometrica del labirinto è strettamente allineato con i pilastri che dividono le 7 campate della navata centrale: dista tre campate dall’ingresso e quattro campate rispetto alla crociera, secondo la legge misterica 4+3=7! Troviamo il numero 7 nelle cappelle absidali e, sotto le arcate dell’abside!

FIGURA 4. CATTEDRALE DI CHARTRES PLANIMETRIA E LABIRINTO

Il labirinto è formato da pietre incastonate di diverso colore grigio chiaro e nero verde che formano 11 spire o anelli. Nel cerchio del labirinto individuiamo una croce a bracci uguali formata dagli sbarramenti nelle spire. I quattro bracci della croce sono come il quadrato, il simbolo che rappresenta i quattro punti cardinali come il quadrato rappresenta il recinto delle mura della città. Il cerchio è dunque idealmente diviso in Quattro parti o settori che formano una croce a bracci uguali sul cerchio centrale che racchiude un fiore, una rosa a 6 petali. Guardando un quarto di cerchio alla volta, le volute delle spire sono 4+3=7. Tuttavia queste sette svolte sono comprese in dodici linee che formano undici piste. In totale per i quattro quarti del cerchio si hanno 7x4=28 volute o svolte. Il 4 ci collega alla materia, il 7 al cammino iniziatico, e il 28 alla Luna.



FIGURA 5. LABIRINTO DI CHARTRES - SPIRE E SVOLTE

Le prime Sette svolte si svolgono nei settori 1 e 2; le seconde sette svolte nei settori 3 e 4; le terze sette svolte nuovamente nei settori 1 e 2; le quarte sette svolte nuovamente nei settori 3 e 4. Il fatto di camminare nel labirinto girando ripetutamente verso sinistra e verso destra ha un primo effetto benefico per equilibrare l’emisfero destro e sinistro del nostro cervello, soprattutto se combinato con la musica sacra(14). Percorrere le spire del labirinto significa equilibrare gli opposti. Filolao di Crotone discepolo di Pitagora affermava: “L’Armonia nasce solo con i contrari; perché l’Armonia è unificazione”.

Si entra sempre sulla sinistra della linea centrale, contando dall’interno la prima curva è nella settima spira o pista, contando dall’esterno la prima curva è nella quinta pista. Cinque è il numero dell’uomo! Se sottraiamo il numero delle spire con la prima svolta otteniamo 11-5=6. Il labirinto al suo centro ha 6 lobi che formano con la direzione di arrivo, un fiore con il suo gambo, che ricorda una rosa selvatica. Dante nella Divina Commedia rappresenta Cristo che risiede con la grande Rosa nel centro del Paradiso. Si entra dalla quinta spira contata dall’esterno e si giunge al centro uscendo dalla settima contata dall’esterno. Sette è il numero del Mistero. La rosa è formata da Sei petali contando il centro si forma il numero 6+1=7!

Le spire del labirinto sono 11=1+1, numero che indica la dualità. L’undici è il primo numero dopo la Decade, un nuovo nato. L’addizione del Pentagono, cioè l’Uomo, con l’Esagono, cioè il Macrocosmo, fornisce il numero 11=5+6. Entrando nella navata principale attraverso la Porta Ovest, si osserva che pavimento della navata è in leggera salita aumentando gradualmente verso il transetto. Per accedere alla navata laterale di sinistra occorre salire Tre gradini (nel calcolo è escluso il piano di arrivo). Avanzando di due arcate si giunge al cerchio del labirinto che occupa due arcate (un modulo), per accedere alla navata di sinistra i gradini diventano Due. Oltrepassato il labirinto prima del transetto, altre tre arcate ma nessun gradino per accedervi. La Dualità è vinta, sottomessa, gli opposti sono equilibrati. Enoch ed Elia, rappresentati sull’architrave del portale occidentale di Chartres, sono nella Bibbia le uniche due persone a essere elevate al cielo ancora viventi. Sono anche i due “testimoni” dell’Apocalisse di Giovanni. Essi rappresentano la prima dualità, e la tradizione islamica li colloca nella sfera del sole nello stesso modo come Dante colloca i Gemelli, la dualità, all’ingresso al Cielo. John James scrive che Hu è il nome più intimo di Dio nelle preghiere musulmane, e nei mantra è ripetuto undici volte. I Sufi dicono che Hu può venire solo alla vita attraverso la conoscenza, e che Dio “ama essere conosciuto”. Ecco il segreto legame seguito dai Templari tra l’insegnamento musulmano dei sufi, gli alchimisti, e gli gnostici cristiani.

Il cerchio più esterno del labirinto è circondato da 112 piccoli semicerchi, cioè lunette, 55 da un lato 57 (19x3) dall’altro. I denti o cuspidi sono 113. Le lunette dovrebbero essere 114 conteggiando quella mancante all’ingresso del labirinto. Il numero 55 è il Decimo numero triangolare, è inoltre il Numero della Quantità Totale secondo il Tao te King, la somma dei numeri del Cielo e della Terra. Il numero 19 è l’unità che si stabilisce nell’universo manifestato attraverso il settenario, perché 19 è il Settimo numero primo; così si costituisce e si rivela l’individualità cosmica, 1+9=10=1. Il numero 57 rappresenta tre cicli metonici(15). I sei lobi moltiplicati per 19 danno 114, sei cicli metonici, il numero delle lunette.

Il labirinto è stato costruito facendo riferimento al modulo della cattedrale. Il diametro del labirinto di 12,445 m alla base delle lunette è il relazione con il modulo di 16,40x13,99 m. John James afferma che se si traccia la diagonale del modulo si ottiene un triangolo rettangolo la cui ipotenusa, la diagonale, rappresenta il Figlio, la relazione tra il lato verticale del Padre e il lato orizzontale della Madre. Questa rappresentazione è visualizzata nel portale d’ingresso Ovest, dove Cristo è assiso in grembo a sua Madre. Il valore della diagonale di 21,5716 m è il diametro del Cerchio al cui interno si traccia un Triangolo Equilatero, la Trinità, il cui lato rispetto al cerchio è di 21,5716/√3=12,445 m, il valore del diametro del labirinto senza le lunette!

Il diametro del labirinto di 12,885 m comprensivo delle lunette è determinato dalla larghezza del modulo e dalla radice quadrata del numero aureo: D=L/√Φ=16,40/√1,618=12,89 m. La radice quadrata del numero aureo approssima un quarto di circonferenza, infatti: √Φ=1,272, mentre 4/Π =1,273. L’altezza della grande Piramide è proporzionale a √Φ precisamente 220√Φ cubiti reali. Quattro sono i lati di base del Tempio più grande del Mondo, la Grande Piramide.

Il rapporto fra la larghezza della navata principale e il diametro del Labirinto è la radice quadrata del numero aureo L/D=√Φ=√(1,618)=1,27. Il diametro invisibile esterno comprensivo dei cerchi delle lunette è secondo i calcoli di John James 13,006 m. Ritornando alla Camera del Re della Grande Piramide il cui pavimento è un doppio quadrato di 10x20 CR e la cui altezza è 11,18 CR, la diagonale è 25 CR equivalenti a 13,09 m. Non è casuale che il diametro massimo del Labirinto di 13 m e che la distanza tra i grandi pilastri(16) situati all’inizio della navata sia 13 m.

FIGURA 6. LABIRINTO DI CHARTRES - MISURE DI JOHN JAMES

Il diametro di 1,038 m dei cerchi dei petali della rosa è uguale alla distanza dai loro centri al centro del labirinto. Il diametro del cerchio che racchiude la rosa è Tre volte il diametro dei cerchi dei petali. Il centro è formato da 6 cerchi visibili più il Settimo Centrale non visibile. Il diametro esterno del labirinto di 12,885 m è Quattro volte quello del cerchio interno comprensivo delle pareti (3,221 m) che racchiudono la rosa! Ciò significa che se imponiamo il valore 12 al cerchio esterno, il valore del cerchio interno della rosa mistica è 3, numero che esprime il Triangolo divino.

FIGURA 7. GEOMETRIA DEL LABIRINTO

L’anello esterno (escluse le lunette) è suddividibile in dodici settori: tre parti per descrivere la Rosa 3/12 e i suoi petali, e nove 9/12 per il percorso del labirinto. Il numero 12 è legato alle ore della creazione ai mesi dell’anno e ai dodici settori dello zodiaco ecc. La Rosa interna occupa 1/4 dei settori, in termini musicali, la nota pitagorica di seconda ottava DO’’, la rimanente parte occupa 9/12= 3/4 settori, la nota FA. I 12 settori sono separati da 11 tracce, proprio come il numero delle spire del labirinto.

Il labirinto è un simbolo lunisolare, lunare per le lunette e per le 28 svolte, solare per il cerchio dei 12 mesi. Il viaggiatore quando giunge alla cattedrale ai lati del Portale Ovest, ha la visione delle due torri della Luna e del Sole. Entrando nella navata ha la libera scelta se entrare o non nelle spire del labirinto. La lunghezza del percorso secondo l’architetto australiano John James è di 261,55 m (misurata al centro delle piste), trasformando i metri in piedi romani si ottengono 888 piedi (utilizzando il piede di 29,445 cm, il calcolo fornisce 261,47 m); 888 è il numero gnostico di Cristo che si ritrova nelle altre cattedrali gotiche.

Il percorso nelle spire del labirinto è anche un viaggio attraverso i segni zodiacali. L’architetto e studioso John James suggerisce di disporre i 12 segni zodiacali nel labirinto posizionando Aries al centro della rosa e gli altri 11 segni zodiacali in sequenza nelle spire del labirinto, con Pisces all’esterno. Aries si trova al centro perché rappresenta l’alfa e l’omega, l’espirazione e l’inspirazione del soffio di Dio, un flusso senza forma di energia primaria. Lascio ai lettori e agli studiosi l’interpretazione del percorso nei segni zodiacali e nei quattro settori. Pongo solo l’attenzione sull’ingresso in Scorpio a sinistra e a destra sull’arrivo da Virgo al centro del labirinto che apparentemente sono speculari.

L’Uomo la cui personalità è affermata, il pellegrino con linguaggio cristiano, il cui numero è 5, inizia il percorso nel labirinto entrando nella quinta curva in Scorpio, che rappresenta la scelta, il libero arbitrio. Nel labirinto non c’è scelta tra sinistra e destra, ma solo fra l’avanzare o il tornare indietro: la decisione per la forma lo porterà a tornare indietro, la “decisione per Cristo” lo porterà ad avanzare dalla morte della forma alla vita dello spirito. Dopo di che inverte il senso di percorrenza passando attraverso Libra deve ritrovare l’equilibrio tra luce e ombra. La Bilancia rappresenta l’uomo duplice, personalità ed ego spirituale.

FIGURA 8. PERCORSO ZODIACALE NEL LABIRINTO

In seguito si muove da Pisces nella santità di uomo nuovo, alla quarta curva della Bilancia (a destra) attraverso la quale passa per l’ultima volta, gettando via il suo ego. Nel suo nuovo stadio di innocenza entra in Virgo, la creazione dell’Uomo Nuovo. Nell’iconografia cristiana, la Vergine Madre siede alla destra di Dio, in modo che possa intercedere per l’uomo, e che attraverso essa giunge al centro della rosa in Paradiso, in Aries. La spirale della morte culmina nella risurrezione. Il labirinto è l’immagine bella e potente del rientro nel seno materno attraverso Virgo, affinché si possa rinascere purificati(17).

Il Rosone Ovest ha lo stesso diametro del labirinto ed è in relazione con il modulo della cattedrale e il numero aureo D=L/√Φ. Il cerchio della Rosa del labirinto coincide con il cerchio al centro del rosone dove è seduto il Cristo Giudice Supremo. Non è un caso che nel rosone campeggi il Giudizio Universale che rappresenta il momento in cui i redenti superano il Tempo e la Morte riuscendo finalmente a giungere alla Gerusalemme Celeste. Per tramite del percorso Iniziatico riusciranno a giungere purificati alla meta(18).

FIGURA 9. ROSONE OVEST E LABIRINTO

Il Rosone Occidentale presenta anche la scena della pesatura delle anime e l’annichilazione delle anime nella bocca del mostro Levitano o Ammit. Da un punto di vista misterico Michele Arcangelo e il Levitano rappresentano i Guardiani di Soglia. Le pietre del labirinto di Chartres furono posate nel 1201, e verso la fine del XII secolo, a Pavia nella Basilica di San Michele, dinanzi all’altare maggiore fu realizzato un pannello con Teseo il labirinto e il Minotauro, circondato dalla personificazione dei mesi dell’anno e da altre scene19. Il labirinto di Pavia e uguale a quello di Chartres che ha differenza di tutti gli altri labirinti ha le lunette all’esterno. Questo labirinto è uno dei pochi casi in cui il Minotauro è rappresentato con una testa umana e di una bestia corpo come una sorta di centauro. Esso è accompagnato dalle parole: “Teseo Intravit Monstrumque Biforme Necavit”.

FIGURA 10. IL LABIRINTO DEL PRESBITERIO DI SAN MICHELE, NELLA SUA INTEGRITÀ(20)

Lo stesso tipo di labirinto non calpestabile si ritrova incisa su uno dei pilastri prossimi all’entrata del Duomo di San Martino a Lucca. Il labirinto riprodotto ha misure decisamente inferiori ed è anch’esso databile intorno al XII secolo. Sul lato destro del labirinto vi è una iscrizione in latino che fa riferimento a Teseo e al filo di Arianna: “Hic quem creticus edit Dedalus est laberinthus de quo nullus vadere quivit qui fuit intus ni Theseus gratis Ariadne stamine vintus” (Questo è il labirinto costruito dal cretese Dedalo dal quale nessuno che vi entrò poté uscire tranne Teseo grazie al filo d’Arianna).

FIGURA 11. LABIRINTO DUOMO DI SAN MARINO LUCCA

Vi è un collegamento velato o misterico tra il labirinto e l’Arcangelo Michele. Può sorprendere notare che l’obiettivo nel labirinto della cattedrale, sia rappresentato da una scena mitologica e non una scena religiosa ciò è molto simbolico. Teseo che lotta contro il Minotauro simboleggia la lotta contro la bestia. Il percorso nel Labirinto è imposto, complicato e tortuoso. Il labirinto simboleggia la via che porta al principio centrale, interiore, del microcosmo. Chi trova l’entrata può raggiungere il centro, purché non torni indietro. In un labirinto non c’è scelta tra sinistra e destra, ma solo fra l’avanzare o il tornare indietro. Chi non persevera muore. Chi riesce a vincere diventa un altro uomo. È un viaggio iniziatico ideale e meraviglioso. Giunti al centro del labirinto troviamo un fiore a sei petali rosa chiaro, la luce dall’alto! È il fiore dei Cavalieri Templari. Scrive Louis Charpentier: “Il canonico Bulteau che pubblicò nel secolo scorso una grossa monografia in due ponderosi volumi, segnala, all’ingresso del labirinto, fissato in una lastra, un anello tenuto da un chiodo ad anello, e, sopra questo punto, dipinta sulla volta, una «croce di Malta» rossa. Se l’anello è scomparso, il chiodo esiste ancora; circa la croce rossa dipinta sulla volta, non sono riuscito a trovarne delle tracce.” Gli storici sostengono che è stata distrutta dalla Rivoluzione Francese, fusa per farne metallo per cannoni. Nell’anno 1792 viene rimossa una placca di bronzo dal centro del labirinto di Chartres per essere fusa durante le guerre napoleoniche, sono ancora visibili nella pietra i fermi metallici con cui era ancorata. Un tempo al centro di questa figura si notava il duello tra Teseo e il Minotauro. Da un disegno di Charles Challine (sec. XVII) scopriamo che era un disco di rame inciso di Teseo che uccide il Minotauro, alle loro spalle vi era Arianna che teneva in mano il gomitolo di lana con il quale diresse Teseo sino al Minotauro. Che cos’è il filo d’Arianna, che permise a Teseo di compiere la sua impresa? Arianna è una forma di airagne (ragno), e la nostra anima non è forse il ragno che tesse il nostro corpo?

Fulcanelli scrive che Teseo, cioè Thes-Elios, è la luce organizzata, manifestata, che si separa da Arianna, il ragno che è al centro della sua tela. Davide, perseguitato da Saul, si rifugia in una caverna vicino a Gerusalemme dove Dio invia un ragno che tesse la sua tela all’entrata, impedendone in questo modo l’ingresso. Un episodio del tutto simile a questo è citato anche nel Corano e riferito a Maometto.
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13 Tre campate dall’ingresso, quattro campate fino alla crociera.
14 Le moderne ritmo terapie mirano a ridurre i conflitti tra le opposte parti del nostro cervello permettendo loro di lavorare insieme in pace e armonia.
15 Nel giro di diciannove anni giuliani le lune nuove ritornano alle stesse date, cioè compiono un numero intero di lunazioni, chiamate ciclo di Metone.
16 Bruce Lyons pone questa distanza tra i pilastri del Portale Reale che è alla base è 13,35 m e tra le colonne è 14 m il valore del lato transetto del modulo.
17 Da vedere l’animazione del percorso labirintico sul link http://www.mymaze.de/gotisch.htm.
18 Ogni venerdì, le sedie della navata sono rimosse e il labirinto si scopre nella sua interezza.
19 Nel 1580 l’altare marmoreo rettangolare fu rimosso dalla sua sede originaria e spostato in avanti a coprire il mosaico con il Labirinto. Tuttavia sarebbe grazie a ciò che se ne sarebbe salvata una parte. Presso la Biblioteca Vaticana si conserva il disegno originale.
20 Ricostruzione di Maurizio Costa.
MELCHISEDECH - MANO - LABIRINTO

Vi è un collegamento misterico tra la cattedrale di Chartres e Melchisedech tramite le chiese di San Vitale e di Sant’Apollinare a Ravenna. La prima indicazione con Sant’Apollinaire avviene tramite il raggio luminoso del solstizio estivo di San Giovanni, che un foro dalla vetrata di Sant’Apollinaire situata nel transetto Sud, illumina un chiodo incastonato in una pietra rettangolare. A Ravenna in Sant’Apollinaire è raffigurato Melchisedec. La seconda indicazione si ritrova nella Basilica di San Vitale di Ravenna, dove è ancora raffigurato Melchisedech e un labirinto. La terza indicazione è quella che collega il Giudizio Universale con il labirinto. La quarta indicazione collega il Giudizio Finale con Melchisedech. Uno dei manoscritti non biblici di Qumran è intitolato “Melchisedech e il Giudizio Finale”(21). In tale testo si definisce Melchisedech come una Entità Celeste.

FIGURA 12. LABIRINTO CIRCOLARE - SAN VITALE RAVENNA

Nella Basilica di San Vitale di Ravenna, all’interno di un pavimento ottagonale, si trova un labirinto circolare, ma anziché a 11 spire a 7 spire, inoltre il percorso termina in una grossa conchiglia, la forma medioevale delle acquasantiere. Il labirinto è particolare, perché le piccole frecce partono dal centro del labirinto per terminare al centro di una conchiglia, lo scrigno della vita, sembra che si voglia indicare l’uscita dal labirinto, quella dell’uomo nuovo rinato. Una volta completato il percorso si possono alzare gli occhi verso i mosaici: in alto nella lunetta di sinistra il Sacrificio di Isacco, nella lunetta in alto a destra dell’altare il Sacrificio di Melchisedech. Sia in Sant’Apollinare che in San Vitale, come a Chartres del XIII secolo, non vi sono raffigurazioni di Gesù in croce. Non è un caso che nella Basilica di San Vitale a pianta ottagonale, si trovi anche un’altra rappresentazione di Melchisedech come quella di Sant’Apollinare, qui Melchisedech disposto di lato a destra offre un pane, a forma di ruota solare, e Abele a sinistra offre l’agnello sacrificale.

FIGURA 13. SAN VITALE RAVENNA - MELCHISEDECH

Nel mosaico, in alto si vede una mano, la destra, che esce dalla volta del cielo: “Dextera Dei o Destra di Dio”. Medio e anulare sono ripiegati, per indicare nel linguaggio antico delle dita il numero quattro(22), che si ritroviamo nella forma della tavola cubica e nel doppio quadrato d’oro, l’ottagono(23). L’altra interpretazione che le tre dita visibili, non piegate rappresentino l’aspetto trinitario. Sulla tovaglia della tavola si vedono quattro squadre, o gammadia, la cui forma richiama la lettera greca gamma (Γ), i quattro angoli del Tempio. Melchisedech è rappresentato due volte nel Portale Nord, con mano un calice, nella vetrata a lancette e come scultura all’esterno. La mano sinistra solleva il calice all’altezza del cuore, dal calice spunta la sacra pietra di Dio. Sotto il piedistallo della statua è rappresentato l’agnello del sacrificio.

Un quinto collegamento è tra la mano che esce dal Cielo e la cripta di Chartres. Nel corridoio lato Nord nella Cripta di Fulbert, lontano dagli sguardi dei profani in alto sul soffitto dell’accesso alla Cappella di Notre-Dame-de-Sous-Terre, e nei pressi del Pozzo dei Forti, una parte di un antico affresco(24), mostra un cielo coperto da file ordinate di stelle a sei punte, con la Luna crescente verso Sud e il Sole con 12 raggi principali e 12 secondari, verso Nord. La Luna a Sud e il Sole a Nord li ritroviamo rappresentati in alto sulle due Torri Ovest della cattedrale, lato Nord il Sole, lato Sud, la Luna. Al centro del decoro della cripta in un settore dominato da stelle a 12 punte, sei principali e sei secondarie, una mano aperta in un cerchio con tre gruppi di quattro trattini sulla circonferenza 4x3=12. La mano aperta nel cerchio, equivale alla stella a cinque punte, il simbolo dell’Uomo e attaccato al polso s’intravvede parte di un motivo che sembra una ragnatela a stella a Dieci (2x5) punte, s’intravvedono quattro settori. Ricordiamo che il numero 10 caratterizza l’Uomo Celeste.

FIGURA 14. DECORI MISTERICI SULLA VOLTA DELLA CRIPTA DI FULBERT

Nella Cappella Templare di Montsaunès la Luna a Sud, e il Sole a Nord, sono rappresentati sulla volta in un mare di stelle a otto punte. Il Sole è rappresentato con 30 raggi rossi, che emanano da un fiore della vita a sei petali bianchi su campo rosso. La Luna e il Sole sono separati da un settore centrale in cui con simboli geometrici è narrata la Creazione(25). Questo settore a Chartres è simboleggiato dal potere creatore della Mano di Dio.

FIGURA 15. DECORI MISTERICI SULLA VOLTA DELLA CAPPELLA TEMPLARE DI MONTSAUNÈS

L’impronta templare oltre che nel corridoio nord, della Cripta di Fulbert, si trova anche nel corridoio sud. In una cappella situata dalla parte opposta dove è custodito il Santo Velo della Vergine, troviamo un affresco con sei personaggi tra cui i due Santi tanto cari ai Templari: San Martino e San Nicola. Questi due personaggi si ritrovano anche nella Chiesa superiore scolpiti nel Portale Sud e negli affreschi sulle pareti laterali della cappella templare di Montsaunès.
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21 Papiro numerato con 11Q13/11QMelch, rinvenuto nella grotta 11 di Qumran presso il Mar Morto (datato tra la fine del II sec. a.C. e l’inizio del I secolo a.C.).
22 La mano sinistra indica il numero 400.
23 A Sant’Apollinaire le dita della mano dal cielo sono piegate in modo diverso per indicare il numero sette.
24 Riscoperto nel 1976 in occasione dell’abbattimento del muro della precedente cappella di Notre-Dame-de-Sous-Terre.
25 Vincenzo Pisciuneri, Cappella Templare di Montsaunès - Il Mistero.
IL MISTERO DELLA VETRATA ST. APOLLINAIRE

L’inizio della distruzione di parte delle meravigliose vetrate di Chartres realizzate con vetri alchemici, avvenne subito dopo l’abbattimento dell’Ordine dei templari, nel 1328 su iniziativa del Canonico Guillaume Thierry i registri inferiori della vetrata di Sant’Apollinaire furono distrutti per far posto alla costruzione di un altare contro un pilastro. Per celebrare questo evento il canonico fece posare nuovi medaglioni che celebravano la sua pietà e generosità, ma che non avevano più il blu e il rosso di Chartres.

FIGURA 16. VETRATA DI SANT’APOLLINAIRE - PIETRA ILLUMINATA IL 21 GIUGNO

Questa vetrata la prima del muro lato ovest del transetto Sud (contrassegnata con il n° 36), nasconde un segreto in una minuscola apertura sul lato destro della cornice lascia passare la luce solare. Dei pezzi di vetro colorato sono stati sostituiti da una piastra metallica forata, il cui foro è stato sigillato con del vetro trasparente.

Nell’ala Ovest del transetto Sud, c’è una pietra rettangolare incastrata di sbieco rispetto al pavimento, che risalta nettamente sulla generale tinta del lastricato. Questa pietra è contrassegnata da un risalto di metallo dorato. Nel pavimento, è stato incastonato un chiodo in modo tale che il 21 giugno, quando il sole è allo zenit un raggio luminoso s’inscrive come un cerchio sulla testa del chiodo. Questo è l’esatto mezzogiorno del luogo. Un lastricatore non fa un buco in una vetrata per illuminare, un giorno l’anno, una pietra. Perché la luce solare deve segnare qual particolare punto al solstizio d’estate? Perché qualcuno si era preso la pena di scegliere una lastra speciale, una lastra diversa da quelle che costituiscono il pavimento di Chartres, più bianca, affinché fosse notata? Perché si era preso la pena di tagliare di sbieco, nella pavimentazione, un posto pari alla sua dimensione, dove poterla inserire. Perché il Maestro d’Opera e il tagliapietre si erano presi la pena di forare la pietra per fissarvi quel risalto di metallo di tinta leggermente dorata: un risalto che non indicava né il centro della lastra né uno dei suoi assi.

Per conoscere l’ora effettiva l’effettiva in cui avviene il fenomeno luminoso, quando il sole è allo zenit sono necessarie diverse correzioni:
1. I nostri orologi sono costruiti per dare un “tempo medio”. Basato sul meridiano di Greenwich (circa 5 minuti e 20 secondi differenza Chartres).
2. L’ora legale in Europa, nell’avanzare di un’ora in estate.

Tutto ciò dà per giugno 21, il mezzogiorno reale di 2 minuti di ritardo al mezzogiorno medio. Il calcolo definitivo è: 12:00 + 2 minuti - 5 minuti e 20 secondi + 1 ora. L’ora legale in cui si osserva il fenomeno è circa 12 h 51 min 40 s.

Louis Charpentier si rifà al mistero dei costruttori, scrivendo che: “la pietra è situata nel prolungamento del muro sud della navata in mezzo alla navata laterale del transetto - ma non esattamente in centro - e l’inclinazione della pietra, evidentemente, era stata voluta; il luogo era stato scelto da un geometra”. Il portale d’ingresso del transetto Sud era detto “dei cavalieri” custodito da due cavalieri dai piedi in squadra. Questo portale è quello degli Iniziati della nuova alleanza, dell’Era cristiana istruiti nella scienza delle leggi e delle armonie naturali. Il Cristo che presiede al pannello della porta Centrale è un Cristo docente. Il libro chiuso che egli tiene ha le esatte proporzioni del Numero d’Oro. Il raggio luminoso di San Giovanni d’estate era destinato a loro? La lastra, collocata evidentemente in quella posizione per deliberato accordo tra l’astronomo, il Mastro d’Opera, il vetraio e il tagliapietre.

Perché ci chiediamo in quella vetrata è stata realizzata con il coro degli Angeli e le vicende di Apollinaire, il primo vescovo di Ravenna? A Ravenna nella Basilica di San Vitale, come a Chartres è raffigurato Melchisedech. Un mosaico del VII secolo sopra un’arcata di Sant’Apollinare di Ravenna mostra Melchisedech barbuto e con i capelli lunghi, con Abele e Abramo davanti a un altare cubico su cui è posata una candida tovaglia sopra cui abbiamo il calice e due pani raffigurati come dischi solari; sulla cui parte frontale è raffigurato un doppio quadrato, un ottagono d’oro.

FIGURA 17. RAVENNA SANT’APOLLINARE - MELCHISEDECH

In alto a sinistra una mano, la destra, dal cielo con il dito anulare piegato, che nel simbolismo numerico delle dita(26) indica il numero Sette. Il pollice non si vede, le dita visibili sono tre. Il mantello di Melchisedech è fermato da un gioiello con Sei pietre preziose chiare a forma di esagono e una pietra centrale, la Settima di colore rosso.
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26 Se era la mano sinistra il valore era 700.
LE VETRATE DI CHARTRES
 
Famose in tutto il mondo sono le vetrate della cattedrale di Chartres, in Francia, la regina delle cattedrali. Vi sono 176 vetrate policrome presenti nella cattedrale di Chartres, che coprono 2600 metri quadri. Il loro ingente numero fa meditare che un’opera ciclopica come questa non sia stata intrapresa soltanto per motivazioni estetiche. Le meravigliose vetrate della cattedrale di Chartres sono un capolavoro artistico assoluto e insieme un altro mistero. Le Rose o Rosoni, capolavori ineguagliati di arte vetraria, la loro immobilità è solo apparente, in realtà essi sono sempre in movimento in accordo con i cicli eterni del cosmo. Di queste vetrate, considerate fra le più belle al mondo, colpisce il colore blu e anche il rosso. Il famoso “blu di Chartres” è inimitabile, magnetico e turbolento come l’oceano al tempo della deriva dei continenti. Il “rosso di Chartres”, invece, è terapeutico. Nessuno può sottrarsi alla forte sensazione che provocano la radiosità da gioiello dell’interno e la luce soffusa di mille colori che sembra ultraterrena. La qualità della luce cambia di continuo e provoca così sottili variazioni di colore, specie negli azzurri. Un radioso blu cielo, dato dalla luce diretta del sole s’incupisce in viola e porpora quando il sole si allontana o si copre. Col tempo cattivo le vetrate possiedono un misterioso fulgore crepuscolare, ma quando i raggi solari le trapassano, i bordi a rombi scintillano e i mirabili motivi a quadrati, trifogli e cerchi sono delicatamente sottolineati da sottili strisce di morbida luce gialla. Si ritiene che a produrre la gamma di colori che hanno conservato fino a oggi la stessa luminosità originale, fosse l’aggiunta di metalli quali il cobalto, il manganese e il cromo, ma in ogni caso dobbiamo presumere che la necessaria conoscenza provenisse dalle scuole di alchimia della Spagna meridionale.
 
I colori del vetro non sono mescolati e, la vetrata, composta di vetro monostrato, ottiene i suoi effetti con la traslucenza, a differenza della pittura, la finestra è illuminata dalla rifrazione e non dalla riflessione. Le tonalità, in una vetrata, hanno un valore relativo rispetto alle tonalità vicine. Nelle vetrate gotiche originali, una luminescenza diffusa si può percepire anche di notte. Verso il 1250-1260 le vetrate arrivano al punto di saturazione “l’arte notturna delle vetrate”. Il blu e il rosso sono molto carichi, più traslucidi e senza separazione; da qui l’impressione generale del colore viola. A Chartres i colori gialli, rossi, blu brillano nell’oscurità. In particolare, si hanno vividi colori prevalenti d’intensità rossi e blu e meno verdi e gialli. Le parti di vetro di piccole dimensioni inserite nella geometria che determina l’armatura della vetrata permettono una ricchezza policromatica. Attraverso le raffigurazioni il fedele subiva un processo di trasformazione interiore e un insegnamento religioso. Il concetto su cui i committenti e gli artefici delle Cattedrali gotiche basarono l’uso della vetrata colorata non era quello di avere semplicemente la luce del sole e del cielo delle quattro stagioni: la Luce doveva “illuminare” interiormente il pellegrino che qui veniva per recepire il messaggio della Salvezza e lo imparasse da tutta l’iconografia qui così superbamente raffigurata. Si chiede L. Charpentier, è lecito chiedersi se il vetro alchemico, avendo in sé le strane proprietà che esso rivela alla luce, non costituisca un filtro che, pur lasciando passare le vibrazioni luminose, trattenga la particella energetica nociva all’evoluzione dell’uomo nel Tempio?
 
I Maestri Vetrai erano tenuti in grande considerazione e le loro tecniche dovevano a tutti i costi essere mantenute segrete. I Maestri Vetrai erano considerati nobili tanto che potevano portare una spada, non per dimostrare le nobili origini, ma dalla nobiltà della loro arte. Era l’arte del vetro che li nobilitava come studenti della Grande Opera. Era la vera nobiltà, quella del Filosofo o dell'Adepto. E il segno esterno di questa cavalleria ha potuto essere loro conferito solo da un Ordine di Cavalleria. Maestri d’Opera dei Bambini di Salomone, portavano parimenti spada di cavaliere cavalcatori com'’erano della Cavalla o della Cabala. L’alchimia è l’arte della trasformazione. L’arte di trasformare se stessi per poi imparare come trasformare gli altri. E così, le vetrate e molti altri elementi della cattedrale di Chartres sono belle allegorie, a più livelli, di Alchimia.
 
Non tutte le vetrate originarie sono state conservate. Le vetrate sono per i 3/4 originali, e sono le uniche a essersi conservate così numerose di tutte le cattedrali dedicate a Notre-Dame in Francia. L’inizio della distruzione avvenne dopo l’abbattimento dell’Ordine dei templari, nel 1328 su iniziativa del Canonico Guillaume Thierry i registri inferiori della vetrata di Sant’Apollinaire furono distrutti per far posto alla costruzione di un altare contro un pilastro. Per celebrare questo evento il canonico fece posare nuovi medaglioni che celebravano la sua pietà e generosità. Il vetro di colore giallo chiaro è dipinto è completamente diverso dai vetri non dipinti. La vetrata non proietta il suo colore, come fa un vetro tinto, ma solo un chiarore diffuso, la vetrata risplende ugualmente luminosa, nella penombra del crepuscolo come in pieno giorno.
 
Nel XVIII secolo, i canonici delle cattedrali un po' ovunque disprezzavano questi capolavori (o forse sospettavano di quello che non comprendevano) a Chartres nel 1763, per ordine del capitolo fu ordinata la distruzione della tribuna! Poi ben otto vetrate alte del coro tra il 1773 e 1778 furono fatte bruciare e sostituire con vetri chiari dal vescovo Bridan che voleva che i fedeli si potesse ammirare a piena luce! A Chartres otto vetrate furono sacrificate o distrutte dai canonici e altrettante distrutte dai rivoluzionari. C’è stata una rimozione ”sospetta” delle vetrate di stretto e profondo significato esoterico. Certo la cattedrale di Chartres non è più interamente quella di una volta: il vandalismo clericale, il vandalismo anticlericale sono passati pure là. Gli uni hanno spezzato le vetrate, spaccato la tribuna; gli altri se la sono presa con i portici. Dunque, tutte le vetrate di Chartres non sono alchemiche, giacché una buona parte di esse è stata distrutta. Comunque sia hanno fatto più danni alla cattedrale di Chartres i canonici che gli ugonotti e i rivoluzionari. Durante la seconda guerra mondiale le vetrate di Chartres furono tutte rimosse per metterle al riparo dai bombardamenti; esistono foto che la documentano con la neve sull’altare.
 
Perché le vetrate delle cattedrali gotiche sono realizzate con vetri colorati monostrato ma scuri? La particella di energia, nella luce solare, è attiva, penetrante, e d’altra parte relativamente pericolosa per la vita; i corpi umani se ne difendono mediante la pigmentazione. La sua azione è tale che nessuna esperienza alchemica può essere tentata alla luce del giorno. Le iniziazioni ricercano la protezione della caverna o della cripta. Sono le stesse ragioni per cui le danze sacre sabatiche si tenevano di notte, e non sono ragioni di un diabolismo inventato dall’Inquisizione. Gesù nacque di notte, in una caverna, e non alla luce del sole … L’Eterno ha dichiarato che avrebbe abitato nell’oscurità dice Salomone (Re I, 8-12). Non è solo per desiderio di dissimulazione che le prime messe furono celebrate in caverne o catacombe, poi in cripte, poi in templi di pietra che ricreavano la cripta sopra la terra. Questo fu vero per tutte le religioni anteriori al cristianesimo. I misteri greci si svolgevano di notte. Non è per ragioni tecniche che nemmeno le chiese romaniche erano aperte alla luce. Le cappelle di commenda, riservate ai Cavalieri, non hanno nessuna apertura. Le vetrate delle cattedrali gotiche dovevano simulare il cielo stellato notturno non potevano essere chiare e luminose come le volevano i vescovi distruttori di vetrate che da perfetti profani non comprendevano il Mistero.
VETRATA NOTRE-DAME-DE-LA-BELLE-VERRIÈRE

L’inizio è il XII secolo, quando i Maestri alchimisti e i Cavalieri Templari lavoravano a Chartres. Lo splendido esempio della vetrata del XII secolo è la finestra della Vergine Blu, chiamata Notre-Dame-de-la-Belle-Verrière. In questa vetrata il Maestro vetraio ha infuso nelle svariate tonalità blu i suoi segreti alchemici, i colori della Grande Opera, che sembrano trasmutare la materia verso lo spirito. Il blu è un colore molto connesso al dinamismo, al mutare, alla trasformazione. Il Blu Alchemico della Vergine è in stretta relazione con le acque curative fisiche e spirituali del Pozzo Dei possenti Forti.

La vetrata colorata appare a Saint-Denis al tempo del rifacimento gotico della basilica e per un certo tempo, tutte le vetrate di questa qualità, opere di un adepto sconosciuto, saranno doni dell'abate Suger. E di un'altra, come questa vetrata, a gloria di Notre-Dame, ne aveva fatto dono a Notre-Dame di Parigi ma un vescovo ilota la fece bruciare nel XVIII secolo perché non lasciava filtrare abbastanza luce. È probabilmente da Saint-Denis che sono nate sia Notre-Dame-de-la-Belle-Verrière che le grandi finestre di Occidente: l’Albero di Jesse, il Trionfo della Vergine e la Vita di Gesù Cristo … Con la costruzione della chiesa gotica, il centro della creazione della vetrata s’installò a Chartres. Le vetrate giunte da Chartres si ritrovano a Parigi, a Rouen, a Bourges, a Sens. Esse sono spesso firmate Clément de Chartres, senza che sia possibile sapere se si trattava dell’Adepto che colorava il vetro o del Maestro Vetraio che le disegnava e le univa in composizione. Ma quest’ultima supposizione è la più probabile, in quanto gli Adepti rimanevano generalmente anonimi … Sembra che si debba situare verso il 1140, data nella quale tutte le vetrate di Chartres sono collocate, l’esaurimento della «fonte» del vetro tinto, probabilmente per la scomparsa dell’Adepto, essendo l’opera compiuta … (27)

FIGURA 18. VETRATA NOTRE-DAME-DE-LA-BELLE-VERRIÈRE PARTE SUPERIORE

Situata nella parte sud, tra la seconda e la terza campata del coro e dalla parte opposta della Vierge du Pilier, si trova la vetrata di Notre-Dame-de-la-Belle-Verrière. I tre pannelli centrali superiori rappresentano la Vergine con una veste blu seduta sul Trono della Sapienza, che sorregge il Cristo bambino in grembo sono sopravvissuti all’incendio della cattedrale di Fulbert del 1194 e in seguito sono stati riposizionati dall’abside al coro della nuova cattedrale, nel 1220. Gli altri pannelli risalgono al 13° e 14° secolo, infine, nel 19° secolo è stato fatto un restauro(28). Un maldestro restauro del 1906 ha lasciato la testa della Vergine inclinata a destra. Il pannello superiore mostra sia il tetto della vecchia cattedrale posto in alto sulla sua testa della Vergine, e il tappeto ai suoi piedi sono a losanghe. Tre raggi di Luce azzurra scendono nell’areola sopra la sua testa da una Colomba che rappresenta lo Spirito Santo. La testa circondata da un nimbo blu bordato con perle, è sormontato da una ricca corona. Un velo bianco cade in pieghe su entrambi i lati della sua testa. Le sue mani poggiano sulle spalle di suo figlio, che è seduto sulle sue ginocchia. Un nimbo cruciforme è intorno alla testa del bambino, la mano destra è sollevata in benedizione con due dita piegate, e nella mano sinistra tiene un libro aperto dove leggiamo le parole “omnis vallis implebitur” (Ogni valle sia colmata) e ogni montagna e ogni colle sarà abbassato. È una profezia dell’incarnazione trovate 40: 4 di Isaia e ricordato da Giovanni Battista in Luca 3:5. È un invito a seguire la via retta, e colmare le differenze avvicinando gli opposti. La forma di mandorla o Vesica che circonda il bambino, è la rappresentazione simbolica della promessa della nascita dell’Uomo Nuovo. Le figure di Maria e Gesù emergono su uno sfondo di un magnifico colore rosso. Le immagini sono disegnate con la massima cura, tutto è trattato con minuziosa attenzione ai dettagli, senza sminuire la composizione del tutto.

Immediatamente sotto Notre-Dame-de-la-Belle-Verrière, quattro angeli reggono il trono, ai lati altri due angeli. Scendendo, sei pannelli descrivono una famosa storia nel Nuovo Testamento, quella che Giovanni chiama del primo segno, il miracolo di Gesù alle nozze di Cana. Ne parla solo il Vangelo secondo Giovanni, come il primo dei sette segni di Gesù. 2.1 Tre giorni dopo ci fu una festa di nozze in Cana di Galilea e c’era là la madre di Gesù. 2 Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Ci sono troppi particolari taciuti: gli sposi in particolare la sposa è completamente assente dal racconto, lo sposo è nominato solo alla fine in relazione al vino, quello dei discepoli, una descrizione della festa. La funzione della sposa è svolta dalla madre, la funzione dello sposo è svolta da Gesù, le nozze sono simboliche. L’episodio relativo la primo segno riguarda un matrimonio, cioè l’unione degli opposti, che avviene per integrazione delle polarità, legittimata dalla legge di Dio e dell’Uomo.

Il primo a sinistra dei sei riquadri mostra l’arrivo di Gesù con mantello blu e abito rosso, il terzo riquadro mostra Maria che avvisa che non c’è più vino, Gesù è rappresentato con abito e mantello di un altro colore. Gesù e Maria stringono un libro di colore marrone chiaro.

FIGURA 19. NOZZE DI CANA PRIMI RIQUADRI

Gesù chiama Maria “Donna”, afferma che “non è giunta la mia ora”, ma compie il primo segno. Si è di fronte ad un matrimonio in cui manca il vino. Interviene la “madre di Gesù” che, da un lato, è un membro delle nozze, e dall’altro, ha uno stretto vincolo con Gesù che è l’invitato. La “madre” si rivolge a Gesù senza chiamarlo “figlio” e neanche Gesù la chiamerà “madre”. La “madre di Gesù“ è presentata senza nome, ma solo attraverso la relazione che ha con Gesù; non solo qui ma in tutto il vangelo (Gv. 6,42; 19,25). Gesù apparentemente si mostra duro in risposta all’affermazione di Maria «Non hanno più vino» nei confronti della madre con la frase «Cosa ho a che fare con te, o donna?». Gesù accenna qui all’energie dell’amore legate alla consanguineità. È come se il Cristo dicesse: “Per mutare l’acqua in vino occorre che tu, o madre, metta a disposizione le forze portentose del sangue che ti legano a me, cosicché nell’interiorità di questi commensali, nella loro percezione, l’acqua sarà sperimentata come vino”. La madre comprende, si pone nel gesto interiore della comunanza delle forze, e dice ai servi: «Fate quello che vi dirà». Il colore del vino e del sangue è il rosso, il colore delle acque è il blu. Per indicare i “servi”, Giovanni utilizza il termine greco “diacono” “servitore”, essi sperimenteranno per primi la trasmutazione dell’acqua in vino.

Le parole iain, Vino, e sod, mistero, sono strettamente connesse tra loro, al punto che possono essere sostituite l’una all’altra avendo identico valore numerico. Il Vino simboleggia la conoscenza esoterica. Vino, come sostitutivo del Soma vedico e come simbolo della dottrina nascosta; in tutto ciò, sotto una forma o l’altra, si tratta sempre della «bevanda d’immortalità». Il Vangelo di Filippo (loghion 100) conferma il carattere sapienziale del Calice legato al sangue: “Il calice della preghiera contiene vino, contiene acqua, è simbolo del sangue sul quale è pronunciato il ringraziamento. Esso si riempie di Spirito Santo e appartiene all’Uomo perfetto e intero”.

Il pannello centrale mostra la tavola imbandita con il Maestro di Tavola che regge un calice colore giallo oro, all’interno una luce brilla sulla superficie del calice, come se ci fosse un oggetto, una coppa blu e una coppa rossa sono sulla tavola.

FIGURA 20. NOZZE DI CANA RIQUADRO MAESTRO DI TAVOLA

Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre misure. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le giare» e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua) …

L’inizio del terzo capitolo tratta del terzo giorno che inizia con Cana e termina con la purificazione del tempio. Corpo e sangue. Il tempio significa “il corpo”, perché il corpo umano è in senso reale il tempio di un essere divino, del nostro spirito, per quest’affermazione Stefano fu lapidato. A Cana abbiamo i misteri del vino e del sangue che terminano nella cena del giovedì santo.

Gesù si avvale allora di un altro apporto concomitante, quello vivente, eterico, degli elementi: «Riempite d’acqua le giare»; occorreva, dunque, perché il segno si compisse, che fosse offerta non acqua stagna usata per lavarsi, ma acqua sorgiva, acqua appena scaturita dalla Terra. In realtà, il “vino” creato da Gesù dall’acqua è la testimonianza di un processo di trasformazione alchemica.

I Maestri d’Opera di Chartres rappresentarono questa scena con piccoli tre vasi dove l’acqua delle sei giare è stata travasata: uno rosso, uno blu e un terzo giallo. A Chartres i colori gialli, rossi, blu brillano nell’oscurità. I tre colori dei Tre raggi principali sono il Rosso la cui nota è Volontà, il Blu la cui nota è Amore, e il Giallo la cui nota è Luce. La frequenza più bassa è quella del Rosso, la voce grave del Padre, la frequenza più alta è quella del Blu, la voce cristallina della Madre, la frequenza intermedia è quella del Giallo, la voce del Figlio. Questi pannelli con il colore predominante blu sono stati realizzati fondendo alchenicamente nel vetro le energie spirituali dell’Amore Incondizionato.

FIGURA 21. NOZZE DI CANA PARTICOLARI RIFERITI AI TRE VASI COLORATI

Nel primo riquadro abbiamo Maria che si avvicina ai servitori e sembra che pronunci la frase del Vangelo: «Fate quello che vi dirà». Maria stringe a sé un libro Blu. Nei riquadri sottostanti i libri di Maria e Gesù non sono blu. Nel riquadro successivo Gesù è rappresentato con abito verde in piedi mentre indica i tre vasi colorati rosso, blu e giallo, e anch’egli stringe a sé un libro Blu. Nel terzo riquadro un servitore porge con grande rispetto il vino al Maestro di Tavola. Il vino è racchiuso in una coppa con coperchio sferico, si pone l’attenzione su un oggetto tondo. Il segno di Cana avviene al terzo giorno. La Madre di Gesù è citata tre volte, il Maestro di Tavola è citato tre volte. La figura del Maestro di Tavola non compare in altri brani biblici. I commentatori lo descrivono come un dotto ebraico, ma all’oscuro del mistero del vino. Il Maestro di Tavola esercitava la propria autorità in un luogo dove c’erano “6” giare di pietra per la purificazione dei Giudei. Il Maestro di Tavola con la sua affermazione che il vino buono era stato riservato per quel momento, conferma che era quella l’ora prevista per il segno del vino. Il velo gettato sulla storia è l’immagine che i commensali alticci non erano in grado di gustare il vino buono. Il Maestro di Tavola con un cappello che indica il suo stato superiore, in abito verde, regge un calice colore giallo oro, all’interno una luce brilla sulla superficie del calice, come se ci fosse un oggetto come per il calice di Melchisedech rappresentato nel Portale Nord. Il Maestro vetraio ha velato opportunamente la scena, anticipando quello che in realtà avveniva dopo.

Il Maestro di Tavola rappresentato con mantello rosso e abito verde, in un medaglione posto in posizione centrale regge un calice al cui interno si vede un oggetto tondo come quello visto nella scultura di Melchisedech. Il Maestro di Tavola ha il compito di Melchisedech, chiamato anche Maestro di Giustizia. Il simbolo della giustizia è la bilancia. Il compito del Maestro di Tavola Mistica sta nel bilanciare le energie d’Amore Incondizionato con quelle dell’incessante Luce e della Volontà divina. L’energia del Raggio Blu dell’Amore è simbolizzata in una coppa blu posta sulla tavola. L’energia del raggio Giallo della Luce è visualizzata nel calice centrale. L’energia del Raggio Rosso è visualizzata in una coppa rossa posta a destra visualizzata nel riquadro sottostante in un medaglione, è come quella dell’Ultima Cena di Gesù, quella del giovedì santo. Una cerimonia templare fatta con il vino avveniva la sera del giovedì santo i fratelli sergenti portavano vino per i fratelli Cavalieri e i Fratelli che lo bevevano se lo desideravano. I fratelli sergenti sono come i servitori delle nozze di Cana, portano il vino alla mensa del Signore.

Le tre rappresentazioni in basso rappresentano le tentazioni di Gesù nel deserto, Giovanni stranamente non ne parla. La tentazione, o probazione(29), di Gesù è comunque l’occasione più drammatica in cui Satana appare. La storia di Satana nel Libro di Giobbe ha un carattere simile. Di conseguenza, nel Vangelo secondo Luca, è detto che il “Diavolo, dopo aver compiuto la probazione, lo lasciò per un certo tempo, αχες χαςρομ; e Gesù tornò in Galilea nel potere dello spirito”. Il profeta Michea descrive una scena simile nella quale egli “vide il Signore seduto nel Suo trono, con tutta la schiera celeste presso di Lui”, con la quale Egli si consigliava: in conseguenza fu deciso di mettere “uno spirito menzognero nella bocca dei profeti di Ahab”(30). Nel deserto attorno al Giordano e al Mar Morto vi erano le sedi dei “figli dei profeti”, e degli Esseni. Questi asceti solevano sottoporre i loro neofiti alle probazioni, analoghe alle torture dei riti mitraici; e la tentazione di Gesù fu evidentemente una scena di questo tipo.
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27 Louis Charpentier Il Mistero della Cattedrale di Chartres.
28 Solo due piccoli frammenti dell’aureola della Vergine, sono originali.
29 Il termine περαδμς significa prova o probazione.
30 I, Re, XXII, 19-23.
VETRATA ALBERO DI JESSE

Sotto il rosone del Potale Reale Ovest vi sono tre vetrate a forma di lancette. La più famosa, verso il lato Nord, è l’Albero di Jesse, dove compiano Davide, Salomone, Maria e Gesù. Nell’ossario romanico a pianta circolare del XII secolo di Hartberg in Stiria (Austria) è rappresentato nel coro uno stupendo Albero di Jesse, dove primeggia Maria tenendo in braccio il Bambino. Qual è importanza segreta dell’Albero di Jesse, anche per i Templari? È dai vangeli apocrifi che si possono trarre notizie sulla genealogia di Maria, la figlia di Anna e Gioacchino(31). Yoachim che in ebraico significa “Preparazione del Signore” designa l’organizzazione della materia, vale a dire il susseguirsi delle operazioni “ principio” alle quali si deve sottomettere la Terra originale della Grande Opera. Anna era figlia di Achar, discendente di Aronne, della tribù di Levi. Se ne deduce che Maria apparteneva al casato di Davide. Anna significa cibo, nutrimento, in latino significa donna vecchia. Ana era per gli antichi la Madre degli Dei. Per quanto riguarda Maria scrive Alberto Magno: «Suo Figlio è il Re dei re e il Signore dei signori, e perciò lei deve essere chiamata Regina delle regine e Donna fra le donne [...] Suo Figlio è detto Dio degli dei, e dunque lei deve essere chiamata Dea delle dee». È questo il significato contenuto nell’immagine di Maria che troneggia con il Bambino. A Chartres Maria è raffigurata nell’Albero di Jesse senza il bambino.


FIGURA 22. ALBERO DI JESSE - MARIA RAPPRESENTAZIONI DI HARTBERG E CHARTRES

L’albero di Jesse occupa una lancetta divisa in tre campate verticali di 9, 10 e 9 pannelli, 28 in tutto. In basso è raffigurato Jesse addormentato, in cima Gesù. Tra le sue cosce si erge il tronco dell’albero della vite. Poi in sequenza all’interno di pannelli quadrati troviamo 7 personaggi: Jesse, suo figlio Davide, Salomone, due Re, Maria, e infine Gesù. La rappresentazione sembra volere alludere alla Scala di Giacobbe, i sette personaggi rappresentano i sette gradi di Iniziazione. Il colore dietro i personaggi è blu, fanno eccezione Gesù che intorno alla testa ha il colore rosso e Jesse che ha sopra la testa l’arco rosso. Ai lati, in medaglioni a forma di semicerchi, su fondo rosso 7x2 personaggi dell’Antico Testamento, tra cui Baalam di fronte a Mosè, posti al quarto posto, al centro della Scala. I colori sono il blu, il rosso e il giallo dorato, completata da bianco, verde, rosa antico e ocra marrone (mancanza di viola).

Sette grandi personaggi all’interno dell’albero raffigurato come una scala verticale, quattordici 2x7 profeti ai lati, in totale 7+14=21, che è il valore numerico gematrico ebraico del Tetragramma YHVH, Jod(10) – Hè(5) – Vau(6) – Hè(5), considerando una sola volta Hè: 10+6+5=21. I Rabbini considerano i numeri 10, 6, 5 i più sacri di tutti. Secondo la Dottrina Segreta orientale (Stanze di Dzyan, IV, 3), il numero 1065, è il valore del Primogenito, cioè dell’Uomo Celeste. La scala di Jesse porta a conoscere il Mistero di YHVH, o dell’Uomo Celeste, il Sole Spirituale.

FIGURA 23. VETRATA ALBERO DI JESSE PARTICOLARE JESSE ADDORMENTATO

Jesse con cappello color giallo oro, indossa un abito blu, e un mantello rosso entrambi bordati di giallo oro (i tre colori dei Raggi principali), sotto un arco sostenuto da due colonne, parzialmente sdraiato su un letto, ha una mano sotto il mento, in una posizione che non è possibile mantenere nel sonno, non è addormentato, ma medita. Una lampada accesa è sopra di lui che simboleggia l'ispirazione divina. Una tenda verde porta la scritta fatta per chi entra dall’arco con tre gruppi di tre lettere con una S scritta in modo inverso, alla maniera dei Templari: VOS SOL VOS.

In alcune versioni del quadrato misterico di 25 lettere noto come il SATOR si hanno le lettere “S” e “N” scritte in modo speculare, cioè inverso, a Montsaunès sulla volta presso il coro un disegno geometrico triangolare ai cui vertici di base una “S” inversa, quasi a volerci dire di osservare la cosa da un punto di vista ribaltato.

FIGURA 24. ALBERO DI JESSE PARTICOLARE DELLA TENDA – SATOR CON S INVERSA – SAN FREDIANO GAMBA INVERSA

A Lucca, nella chiesa di San Frediano abbiamo il fonte battesimale del 1151 circa firmata da Magister Robertus della scuola del Maestro Comacino Biduino. La vasca per la critica dovrebbe riferirsi alle vicende di Mosè La gamba (e il posteriore) sinistra del cavaliere è rivolta in direzione inversa al senso di marcia della scena! Ci è stato detto “grossolano errore dello scultore” non per puro senso estetico che tra il cavallo e l’angelo si vede la coda di un drago.

Applicando alle parole latine medievali VOS SOL VOS, l’Isopsefia, il valore numerico ciascun gruppo è 16, due ottave musicali, in totale 6 ottave. Sedici è anche il quadrato del quadrato perfetto di lato 4, il cui perimetro è uguale alla superficie. Mentre nel latino classico esisteva il solo pronome “tu” per indicare la seconda persona singolare, dal IV secolo s’iniziò a rivolgersi in modo reverenziale all’imperatore con il pronome plurale “vos”, da cui il termine vostra maestà. Il Re cui si riferisce in modo reverenziale è il Sole, in latino scritto Sol. La stessa rappresentazione fatta fare a St. Denis su una vetrata dall’abate Suger, ma la tenda non riporta alcuna lettera.

A Chartres si pone l’accento sui Re e sacerdoti di scendenti di Jesse, perché? La risposta è in un Salmo: “Il Signore ha giurato e non si pente, Tu (David) sarai Sacerdote in eterno secondo l’Ordine di Melchisedech (110,4)”. Si deduce che David fosse “Sacerdote secondo l’Ordine di Melchisedech” e non secondo quello di Aronne. Chi amministrava segretamente il Sacerdozio di Melchisedech a quei tempi? Chi rappresentava questo segreto Ordine di Melchisedech che aveva come ruolo anche quello di preparare i Re-Sacerdoti del ramo di Jesse? La risposta è una sola, la Fratellanza Essenica. Nei Manoscritti di Qumran(32), gli Esseni descrivono Melchisedech, Principe della Luce, in contrapposizione a Belial, Principe dell’iniquità e alle sue schiere. Gli Esseni praticavano la “Via stretta” e operativa (un sapere alchemico-cabalistico) anziché quella dogmatica. A David succede Salomone anch’egli sacerdote dell’Ordine di Melchisedech e custode dell’Arca dell’Alleanza e del suo contenuto. L’ultimo sacerdote dell’Ordine di Melchisedech fu Gesù Esseno e Nazareno. San Paolo afferma nella lettera gli Ebrei (5,9): “Nello stesso modo Cristo non si attribuì la gloria di sommo sacerdote, ma gliela conferì colui che gli disse, Tu sei sacerdote per sempre, al modo di Melchisedech”. Quanto affermato non solo indica che Gesù era Sacerdote e Maestro, ma che lo stesso Paolo fu un esseno, parlando la lingua degli esseni. In effetti, Paolo, fu “folgorato lungo la Via di Damasco”, ma Damasco è un altro nome che gli esseni davano alla loro comunità, dunque Paolo fu iniziato e illuminato sulla Via essena. Peraltro, la cerimonia del Pane e del Vino che Gesù celebra è tipicamente essena e legata al sacerdozio eterno del Melchisedech, come rivelato da Genesi (14,18).

Spetta evidentemente agli Esseni l’onore di avere avuto il riformatore nazareno, Gesù, come discepolo, questi si presenta tuttavia in disaccordo con i suoi maestri su varie questioni di osservanza formale. A rigore egli non può essere considerato un Esseno, né fu un Nazaria della setta più antica.

Gesù è descritto da Marco con una lunga veste “senza cuciture”... “e bianca come neve”: lo stesso abito indossato dai sacerdoti Nazareni, dai Pitagorici e dagli Esseni. Giuseppe Ebreo ha descritto negli Esseni tutte le principali caratteristiche che troviamo nei Nazareni, i quali al pari degli Esseni e dei Terapeuti, interpretavano il “senso nascosto” delle più antiche Scritture. La parola greca “Terapeuta” significa “guaritore” inteso anche come “medico dell’anima”. Nel “Vangelo Esseno della Pace” (testo in Aramaico del 3° sec.) Gesù dice: “In verità vi dico tutto ciò che vive sulla terra ha origine da un’unica Madre. Quindi chi uccide, uccide suo fratello e Madre Terra si discosterà da lui sottraendolo del suo seno vivificante. I suoi Angeli lo eviteranno e Satana prenderà dimora nel suo corpo”. Gli Gnostici cristiani apparvero verso l’inizio del secondo secolo, proprio nel momento in cui gli Esseni scomparivano nel modo più misterioso, cosa che indica come fossero gli stessi Esseni. La storia afferma che le prime sette cristiane erano di Nazareni, al pari di Giovanni Battista; o Ebioniti, fra i quali vi erano molti parenti di Gesù; o Esseni, Terapeuti e Guaritori, di cui i “Nazaria” costituivano un ramo. Epifanio sosteneva che i primi seguaci di Gesù erano chiamati “iessei”, poiché il vero nome di Gesù di Nazareth fu “Y’SHAY” (o Yeshay). Questo nome ebraico è stato traslitterato in latino con IESSE, da cui l’aggettivo “iessei”. Iesse o Jesse era il padre di David. Lo gnostico pitagorico Marco, affermava di conoscere il vero nome di Gesù; un nome antico e rispettato. Inoltre, il nome Y’shay (Isay) spiega anche il perché gli arabi chiamano Gesù “Isa” e, i padri siriaci, come Ephraim il Siro, lo chiamassero ISU.

Alla sommità dell’Albero di Jesse, Gesù in abito verde e mantello rosso, è posto in un quadrato arrotondato verso l’alto per simbolizzare l’ascesa spirituale. Egli l’ultimo discendente di quest’albero, è rappresentato con i piedi nudi e con la testa aureolata in una croce a bracci uguali. Intorno alla figura di Gesù, la dominante è il blu, il colore del cielo. Questo blu è circondato dal rosso, il colore del fuoco divino.

Sette colombe all’interno di anelli circondano la figura di Cristo, tre disposte a triangolo intorno alla testa, quattro disposte a quadrato attorno al tronco del corpo. In ciascuno degli anelli vi sono lettere il cui significato è finora ignoto. Osservando bene la monografia ad alta risoluzione(33) si vedono dei puntini accanto a una lettera. Assumendo il puntino come riferimento per iniziare la lettura, allora guardando a sinistra, l’anello della colomba si legge INTELLECTUS, undici lettere. In alto la corona riporta nove lettere SAPIENTIA. A destra della testa di Cristo abbiamo nove lettere CONSILIUM. Nell’anello s’intravvedono una M e una V rovesciate. Le tre colombe di testa portano 29 lettere.

FIGURA 25. ALBERO DI JESSE GESÙ CRISTO E LE SETTE COLOMBE BIANCHE

L’anello della colomba a sinistra vicino alla spalla porta la scritta FORTITUDO, nove lettere. L’anello della colomba a destra vicino alla spalla porta la scritta SC-IENCIA, otto lettere. L’anello in basso a destra porta la scritta TIMOR, cinque lettere. L’anello in basso a sinistra porta la scritta PIETAS, sei lettere. La lettera S a sinistra è scritta in orizzontale. Le quattro colombe in basso contengono 28 lettere. Le tre colombe disposte a triangolo in alto portano 29 lettere. Le quattro colombe disposte a quadrato in basso portano 28 lettere.

Le colombe portano i Sette doni dello Spirito. Troviamo questi doni enumerati nel Libro del profeta Isaia: “Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse, su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore (Is. 11.2-3)”. È interessante notare che nell’originale ebraico erano nominati solo sei doni, mancava la pietà, aggiunta nella versione greca chiamata dei settanta. I sette doni dello Spirito Santo sono: Sapienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza, Scienza, Pietà, Timore di Dio.

FIGURA 26. DISPOSIZIONE DEI SETTE DONI DELLO SPIRITO

Ventinove il numero che caratterizza i tre doni che circondano la testa di Cristo, è il decimo numero primo. Il Dieci è legato alla perfezione dell’Uomo Celeste, il decimo numero primo è legato alla perfezione della costruzione d nei mondi della forma, infatti è la somma dei tre quadrati dei primi tre numeri, emanati dall’UNO: 22 + 32 + 42.

Ventotto è il numero dei pannelli della vetrata di Jesse. Ventotto il numero che caratterizza i quattro doni che circondano il tronco del corpo di Cristo è il settimo numero triangolare ed è considerato perfetto. Scritto come settimo triangolare contiene in sé i numeri “3, 4, 5”, del Triangolo Sacro: 1+ 2+ 3+ 4 + 5 + 6 + 7 = 28. Pitagora aveva 28 discepoli e li condusse verso la Saggezza. Ventotto è il numero dei giorni del mese lunare, e poiché la Luna è la Madre della generazione, la gestazione umana si compone in 280 giorni, in dieci mesi lunari.

Tra Jesse e la colomba alla testa di Gesù contiamo sei persone, le sei ottave musicali indicate dalla tenda. L’ascesa da Jesse che rappresenta l’Iniziato, verso il SOL che rappresenta il Cristo, è fatta di sei intervalli di ottava, ulteriori sei gradi di Iniziazione. La scala verso il Cielo si cui siedono sette grandi personaggi rappresenta i Sette gradi di Iniziazione, il primo è la coscienza di Jesse, esotericamente colui che ci accoglie nel tempio interiore, e l’ultimo è il conseguimento della coscienza di Cristo. “Maria madre di Gesù, era della stirpe di Jesse. Ora, la parola ebrea Jes significa il fuoco, il sole, la divinità. Essere della stirpe di Jesse, significa dunque essere della razza del Sole, del Fuoco. Come la materia trae la sua origine dal fuoco solare così come noi lo conosciamo, il nome stesso di Gesù ci appare nel suo splendore originale e celeste: Fuoco, Sole, Dio “. Le Mystère des Cathédrales, Fulcanelli.
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31 Gioacchino - Joachim - sposo di Anna, viene festeggiato il 20 marzo, che corrisponde all’equinozio di primavera. Giovanni Damasceno in Su la Fede Ortodossa, sostiene che Yoachim appartiene al casato di Davide e ne ricostruisce la genealogia “secondo natura” e “secondo la legge”. Yoachim a causa della sterilità di Anna, si ritirò nel deserto e digiunò per 40 giorni e 40 notti, come riferisce il Protovangelo di Giacomo.
32 Nei pressi del Mar Morto, quartiere esseno sul Sion dove Gesù celebrò l’Ultima Cena.
33 https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/e/e7/Monografie_de_la_Cathedrale_de_Chartres_-_Atlas_-_Vitrail_del_arbre_de_Jesse_Feuille_C_-_Chromolit
LA SCACCHIERA
 
È stato spiegato che La lastra quadrata è spesso rappresentata sotto forma di scacchiera: il Bianco rappresenta la Luce, l’anima pura, l’energia divina che dimora in noi. Il Nero invece, alchemisticamente, rappresenta la nigredo, la Nera Notte dell'Anima, la morte spirituale che dobbiamo affrontare in vista della Resurrezione. l’armata bianca è quella dello Spirito, l’armata nera è quella della Materia.  Il Bianco muove sempre per primo.  La scacchiera era tanto legata ai cavalieri Templari perché in sé portava il significato del cavaliere stesso.
 
La consapevolezza che la scacchiera non ha solo riquadri tutti bianchi o solo riquadri tutti neri e che ogni casella di un colore è circondata da caselle del colore opposto, produce l’effetto armonico della comprensione, della tolleranza, della rettitudine morale, dell’equilibrio interiore, della creazione artistica. Nella scacchiera l’uomo gioca la sua partita, e in questo campo si muovono delle figure, secondo una legge fissa. Il quadrato della scacchiera è il nostro piano di esistenza, quanto c’è dato sapere per agire (bene o male dipende da noi). Possiamo dominare la tavola quadrata con un gioco più o meno efficace, ma non possiamo superare i quattro lati della scacchiera che rappresentano il limite oltre a cui non si può passare, si deve restare solo all’interno rispettandone le regole (di azione e reazione), mai al di fuori di esse. A Chartres nella vetrata 114 “lancetta b, natività e fuga in Egitto”, lato nord del Coro (nella parte più sacra della cattedrale) e nella vetrata 35 (il figliol prodigo) nel transetto nord-ovest (in posizione simmetrica rispetto alla vetrata di St. Apollinaire a sud-ovest) sono rappresentate, due persone che giocano a scacchi.
FIGURA 27. GIOCO DEGLI SCACCHI VETRATE 114B E 35
 
Questa filosofia appare anche negli scritti apocrifi, il Vangelo di Tommaso e il Vangelo greco degli Egiziani – che la Chiesa si premurò di distruggere ma che furono citati dagli stessi padri della Chiesa per confutarli, a testimonianza del fatto che continuarono a circolare clandestinamente nei secoli – offrono delle buone sintesi della primitiva rivelazione.
 
«Gesù disse loro: “Quando farete dei due uno e quando farete l’interno come l’esterno e l’esterno come l’interno, e il sopra come il sotto, e quando farete di uomo e donna una cosa sola, così che l’uomo non sia uomo e la donna non sia donna, quando avrete occhi al posto degli occhi, mani al posto delle mani, piedi al posto dei piedi, e figure al posto delle figure allora entrerete nel Regno”» (Tommaso, 22). «Gesù disse: “Quando farete dei due uno diventerete figli di Adamo”» (Tommaso, 105).
TRE ROSONI DI CHARTRES

I Tre Portali Nord-Sud-Ovest sono sormontati ciascuno da un rosone. Nei rosoni delle cattedrali gotiche si uniscono regole geometriche e mistica della luce. Le tre Rose di Chartres presentano una particolarità eccezionale: esse sono costituite da pietre incavate per inserirvi le vetrate, e non si tratta, come per le altre cattedrali, di un insieme di pietre adattate. È solo nella crociera, cioè nel modulo originario che il flusso simultaneo luminoso ed energetico delle tre rose è percepibile. È in questo luogo dove stavano i “Cavalieri del Tempio”. Nei tempi in cui esisteva ancora la tribuna, la luce delle vetrate alte del coro non arrivava per sino là.

Al solstizio d’inverno (situato poco prima di Natale) il Sole si trova nell'emisfero Sud e il solstizio d'estate nell’emisfero Nord. La disposizione delle rappresentazioni seguita a Chartres è proprio questa: attraverso la Porta Sud (attraverso il rosone) la luce divina discende nel mondo, e mediante la Porta Nord essa ritorna all'invisibile. Fra le due porte del cielo si trova l'asse immobile del mondo ed è a lui che corrisponde la Porta Centrale Ovest.

Entrando nella navata dal portale Ovest il fedele dimentico del proprio peso, raddrizzato, alleggerito dalla potenza evocatrice, mimetica di questi lanci di pietre; eccolo in questo luogo di forze telluriche e cosmiche, dove sente vibrare in sé il “LA” del suo accordo intimo con il mondo intero. L’uomo è ritto, cammina verso l’altare risalendo il corso della corrente tellurica, l’ineffabile dono della Terra Madre, della Vergine Nera, di Sant’Anna dal viso nero, di Notre-Dame. Ed eccolo davanti alla tavola rotonda, davanti al Labirinto. L’uomo giunto al centro del labirinto, dopo averlo percorso ritualmente, dopo averlo danzato, sarà un uomo trasformato.

La terza via è attraverso il transetto Nord-Ovest al quale si accede mediante il portale detto degli “Iniziati”. Questo portale ha un legame misterioso con l’alchimia. Nel pannello della porta centrale vi è Sant’Anna, la madre della Madre. Anna è la madre suprema; un po' Gea dei Greci. Per gli Alchimisti è la matrice da cui tutto è nato e tutto il portale è con essa, dedicato al cristianesimo esoterico con la sua porta di sinistra consacrata alla Vergine ma la cui “dormizione” nel timpano, fa pensare ai versi di Salomone che chiudono il Cantico dei Cantici: “Oh, non svegliate la Bella prima che sia giunto il tempo”. La cattedrale è costruita intorno alla Madonna Nera. Questo Madonna non è Maria ma S. Anna sua Madre. Questo è un particolare importante perché anche altre chiese ad esempio quelle dei Templari avevano cappelle destinate al culto di Sant'Anna. La Chiesa tempio di Londra ha avuto una grande Cappella destinata a Sant’Anna e collegata al Coro! La venerazione per S. Anna dal viso nero è una caratteristica dei Templari!

Il transetto Sud-Est detto il portale detto dei Cavalieri, perché custodito da Due Cavalieri dai piedi in squadra, è riservato simbolicamente a quelli che sono istruiti dalla “Cabala”, nella scienza delle leggi e delle armonie naturali. Louis Charpentier trattando la cattedrale di Chartres c’informa dell’antico diritto dei cavalieri di entrare nella cattedrale a cavallo. I cavalieri, Caballeros, simbolicamente sono coloro che “montano” la Cabala, quelli che sono istruiti dalla “Cabala”, la Scienza Misterica. E il Cavaliere, come un Templare degli ordini maggiori, doveva essere un “Iniziato” che aveva come fedele alleato il cavallo, l’animale chiaroveggente e psicopompo per eccellenza. È in questo fatto che bisogna cercare l’origine della leggenda che conferiva ad alcuni il diritto di entrare “a cavallo” nelle chiese; leggenda presa alla lettera da alcuni sciocchi cavalieri che si credevano Cavalieri solo perché appartenenti alla nobiltà. Questo portale Sud-Est è quello degli Iniziati della nuova alleanza, dell’Era cristiana.

FIGURA 28. IL FLUSSO DEI TRE ROSONI

Durante tutto il suo viaggio, l’uomo che penetrava nella cattedrale era bagnato da effluvi tellurici, sonori, visivi, luminosi, nei quali gli effetti magici del rito - perché il rito è magico qualunque sia il nome che gli si voglia dare dovevano assumere un'ampiezza e una potenza straordinari e l’uomo doveva esserne profondamente segnato. Anche se con i tempi moderni la scomparsa di numerose vetrate protettrici rende distruttrice la luce solare; gli altoparlanti risuonano di cantici armonicamente falsi perché artificiali.

Nonostante ciò l’armonia architetturale è rimasta intatta e il rito, nonostante che ha perso molta della sua potenza, nessun uomo può vantarsi, anche intellettualmente, di uscire dalla cattedrale di Chartres identico a quello che era prima di penetrarvi. La trasformazione interiore è soprattutto dovuta alle vetrate dei tre rosoni.

FIGURA 29. I TRE ROSONI

Il rosone occidentale costituito da tre cerchi concentrici rappresenta l’infinito, l’eternità. È composto di 12 divisioni, come un fiore, una ruota. Il cerchio è inscritto in un quadrato. Se si ribalta la parte anteriore sul lato interno del Duomo, il cuore della rosa cade nel cuore del labirinto. Il rosone occidentale ci mostra il Giudizio finale. Nel primo cerchio, Cristo al centro sul trono, nel secondo cerchio otto angeli attorniato e Quattro animali dell’Apocalisse attendono il Giudizio; nel terzo nei tre cerchi inferiori, il Giudizio con la pesatura delle anime e relative punizioni e ricompense, nei 3 cerchi ai lati i 12 Apostoli a coppie di due. Nel quarto angeli con la tromba anime che si avviano al Giudizio, e in basso l’inferno descritto come ingresso nella bocca del Levitano, il mostro Ammit degli egizi.

FIGURA 30. ROSONE OCCIDENTALE - BOCCA DEL LEVITANO

Cristo giudica i risorti che giungono a Lui dall’esterno precipitandoli nell’Inferno o nel seno di Abramo. Ai piedi del Cristo, l’Arcangelo Michele pesa l’anima, e a destra di chi guarda, ma a sinistra di Cristo, un demone attende il Giudizio. La stessa scena è rappresentata sulla parete nord della Cappelle Templare di Montsaunès. A sinistra di Cristo i dannati, a destra gli eletti accompagnati da Michele. La pesatura dell’anima del Defunto, e l’eventuale annichilazione da parte del mostro Ammit, il Levitano, fanno parte del rituale egizio.

FIGURA 31. ROSONE OCCIDENTALE – AL CENTRO CRISTO GIUDICE FINALE

L’immagine della pesatura delle anime, con l’arcangelo Michele munito di bilancia, è presente con frequenza nell’arte medievale: ricordiamo quelle scolpite o in vetrate ad Amiens, Autun, Bourges, Chartres, nella Sainte Chapelle di Parigi. L’Arcangelo Michele con la bilancia in mano appare in una piccola formella, all’esterno dell’abside maggiore della Basilica di San Michele a Pavia, dove è presente un labirinto circolare.

FIGURA 32. IL GIUDIZIO

Per gli eletti si aprono le porte della Gerusalemme Celeste, mentre i dannati saranno inghiottiti dal Levitano. Questo esito sarà determinato dalla pesatura delle anime. Nella teologia medievale, la risurrezione riguarda “corpi di gloria”, non di carne, restituiti a un’età giovanile, come quello di Gesù alla morte, in accordo con la visione di san Paolo: “Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, d’onde anche aspettiamo come Salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, in virtù della potenza per la quale egli può anche sottoporsi ogni cosa”(34).

Sotto il Rosone Occidentale tre vetrate, a nord l’Albero di Jesse, al centro l’infanzia e la vita pubblica di Gesù, a sud la passione di Cristo.

La cattedrale di Chartres ha la Rosa o Rosone sud composta di 72 pietre perfettamente tagliate con solo sei sagome(35). Il rosone meridionale al centro fa apparire il Cristo nella sua gloria, con il Calice nella mano sinistra e benedicente con la destra, affiancato da due torce o candele. Nel primo cerchio i Quattro dell’Apocalisse (Uomo, Leone, Toro, Aquila), separati ciascuno da una coppia di angeli con incensiere. Nel secondo cerchio 12 Anziani seduti su troni con testa corone d’oro (Apocalisse) con il liuto cantano la sua gloria. Nel terzo cerchio altri 12 anziani, in totale 24 Anziani. Cristo benedice gli esseri celesti che gli fanno cerchio, Egli è il Sole divino e la vetrata intera è la sua aureola.

FIGURA 33. ROSONE SUD - CRISTO SUL TRONO BENEDICENTE - ANZIANO SUL TRONO

Secondo Fulcanelli queste rose avrebbero una corrispondenza alchemica: “La rosa rappresenta dunque da se stessa, - l’azione del fuoco e la sua durata. È per questo che i decoratori medioevali hanno cercato di tradurre nei loro rosoni movimenti della materia stimolata dal fuoco elementare, così come possiamo notare sul portale Nord della cattedrale di Chartres”.

Sotto la grande Rosa Sud, cinque lancette con Luca che porta Geremia sulle spalle, segue Matteo che porta sulle spalle Isaia, al centro Maria che porta in braccio il bambino Gesù, Giovanni che porta sulle spalle Ezechiele, e infine Marco che porta Daniele.

Sopra il Portale Nord detto degli Iniziati si trova la grande Rosa settentrionale al cui centro del troneggia la Vergine Maria, con il Figlio che regge un globo sulle ginocchia e che benedice con la mano destra. La Vergine ha con sé lo scettro fatto a fiore di giglio. Nel primo cerchio Quattro colombe con il nimbo cruciforme discendono su di Lei; Quattro Cherubini, i quattro venti della terra, con 3 paia di ali e i piedi su una ruota. Questi sono Troni che volteggiano sulla Madre. Il numero dodici è completato da Quattro angeli inginocchiati due con candelabro e due con incensieri. I re di Giuda i suoi antenati, l’attorniano in un secondo cerchio. In questo caso la ruota del mondo è diventata una rosa, fiore della purezza e della nobiltà interiore, che schiude il suo calice in una ruota pronta ad assorbire il Sole Spirituale.

FIGURA 34. ROSONE NORD - MARIA CON GESÙ ASSISA SUL TRONO

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34 Filippesi 3:20-21.
35 Il grande Villard de Honnecourt ha lasciato disegni di un rosone di 216 elementi realizzabile con solo 5 sagome.
E CINQUE VETRATE A LANCETTA SOTTO LA ROSA NORD

Sotto il rosone del lato nord in cui l’ombra si trasforma in luce si hanno cinque finestre a forma di lancia. All’interno cinque alte figure Melchisedech, Davide, Sant’Anna, Salomone, Aronne, sebbene immobili e ieratici, sembra che vivano di luce propria emanando una luce misterica. Melchisedech, il mago caldeo che consegnò ad Abramo la coppa santa - che è il Graal. Aronne, il mago egiziano, “fratello” di Mosè, che fabbricò il “Vitello d’Oro” nel deserto. Davide, il re musicista che ispirava l'Arca contenente le Tavole di ogni scienza. Salomone, costruttore del Tempio di Gerusalemme più saggio di Mosè e istruito di tutta la saggezza dagli Egiziani (Atti). Sant’Anna dal viso nero con il fiore di Lys(36).

Nella prima finestra Melchisedech nella cui mano sinistra regge un calice da cui spunta la sacra pietra di Dio, i commentatori affermano che è un pane, e nella mano destra un incensiere. Melchisedech consegnò ad Abramo la coppa santa, che nella tradizione occidentale è il Graal. Nella seconda finestra Davide, il re che conosceva l’armonia del suono suonando davanti all’Arca contenente le Tavole di ogni scienza. Nella quarta finestra Salomone, costruttore del Tempio di Gerusalemme, più saggio di Mosè che fu istruito di tutta la saggezza dagli Egiziani (Atti). Nella quinta Aronne gran sacerdote e fratello di Mosè.

FIGURA 35. MELCHISEDECH, DAVIDE, SANT’ANNA, SALOMONE, ARONNE

Salomone o Solomon è composto dalla triplice sillaba che indica il Sole spirituale: “Sol” “Om” e “On”. “Sol” è la parola latina per il Sole ed è vicinissima alla parola inglese “soul” (anima). “Om” è il nome dato dagli Indù al Sole Spirituale e “On” è una parola Egizia per il Sole. Sant’Anna è raffigurata con il viso nero con il fiore di Lys, formato da re fiori a cinque petali bianchi. In Egitto, Iside anch’essa nera, è raffigurata con un fiore di loto in mano. Il loto che nasce dal fango nero, sono il simbolo della generazione femminile, della Matrice. Il nero era il colore di fertilità e dell’abbondanza, come il terreno nero ricco del Nilo e di altre valli del fiume. Nella quinta vetrata a lancetta è rappresentato Aronne, il custode dell’Arca e il possessore del Bastone fiorito vivente.

Scrive Louis Charpentier commentando le cinque vetrate a lancetta poste sotto il Rosone Nord. Gli Alchimisti ritengono che la «tintura» che colora la materia nel vaso della Grande Opera, sia dovuta all'incorporazione, a questa materia, dello spiritus mundi, di questo Spirito del Mondo che bagna l’Universo. Quale potenza non deve possedere questo colore risplendente sull’uomo che bagna, quando si sa quale estrema influenza hanno sul suo spirito e sul suo comportamento, i semplici colori commerciali? Non era raccomandato, anche a Chartres, di fissare alcuni vetri dicendo il proprio rosario? La litania, ripetuta, spersonalizzava l’uomo che riempiva l'armonia colorata dello spiritus mundi. Un omaggio diretto è, d’altra parte, reso nella cattedrale di Chartres come in tutte le Notre Dame, all'alchimia: nelle sue rose - dette rosoni - di cui non ci spetta di esporre il simbolismo operazionale, e nelle finestre allungate situate sotto la rosa del portale Nord (parimenti chiamato portale degli Iniziati). Vi sono rappresentati attorno a sant'Anna dal viso nero con il fiore di lys, gli Adepti noti dell’Antico Testamento: Melchisedech, il mago caldeo che consegnò ad Abramo la coppa santa - che è il Graal; Aronne, il mago egiziano, «fratello» di Mosè, che fabbricò il «Vitello d'Oro» nel deserto; Davide, il re musicista che ispirava l'Arca contenente le Tavole di ogni scienza; Salomone, costruttore del Tempio di Gerusalemme più saggio di Mosè e istruito di tutta la saggezza dagli Egiziani (Atti) che ha lasciato sotto il nome di Cantico dei Cantici, il suo libro di Adepto. Ci si è potuti meravigliare dei colori delle vetrate di Chartres e dell'armonia che presiede alla loro composizione. Come potrebbe essere diversamente quando è lo «Spirito stesso del Mondo» che ne ha fissato le tinte; e come potrebbero queste non armonizzarsi con questo «vaso» di armonia geometrica e musicale di cui il Cielo e la Terra hanno proiettato la Pianta?

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36 La Regina di Saba, dal viso nero è anch’essa rappresentata con un fiore in mano.
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