Parte III - Portali Sud e Nord - Sapienza misterica

Sapienza Misterica
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Parte III - Portali Sud e Nord

Chartres
NOTRE-DAME DE CHARTRES FACCIATA MERIDIONALE

L’ANGELO L’ASINO E IL CINGHIALE

Spostandoci sul lato destro del Portale Ovest, nell’angolo del muro meridionale della Torre Sud, messo in bella vista un Angelo(1) il cui volto ispira beatitudine e serenità, che sembra invitare il visitatore allo studio delle cose spirituali. L’Angelo è accompagnato da una meridiana solare che misura il tempo concesso agli uomini per adempiere lo scopo della loro incarnazione. Le ali sono state aggiunte nel XVI secolo, come l’aureola posta sulla in testa, e restaurata nel 1974, forse per questo la scultura voleva dirci altro.

FIGURA 1. L’ANGELO COL QUADRANTE SOLARE

Oltrepassato l’angolo dove è posto l’Angelo col quadrante solare, osserviamo due strane sculture molto rovinate: un asino che tiene la viella, uno strumento musicale a corde, una specie di lira, e un altro animale ritto sulle zampe posteriori la cui testa e membra anteriori sono scomparse. Secondo le tradizioni orali si tratta dell’«Asino che suona la viella» e della «Scrofa che fila».

Fedro scrisse favole allegoriche, che mostrano l’asino sotto un aspetto duplice. La prima favola narra di un asino che vide in un prato o terreno una lira abbandonata, si avvicinò e toccò le corde con lo zoccolo, che risuonarono. Per Giove, disse, che bello strumento, ma che peccato perché io non so suonarla. Se qualcuno più saggio l’avesse trovata, avrebbe affascinato le orecchie da divine e dolci melodie. Così spesso gli ingegni incappano nella disgrazia (Favola 117 Asinus e lyra). Da cui il detto “andare come l’asino alla lira”, cioè fare cose per le quali si è assolutamente impreparati. Un’altra favola Fedro racconta di un re e una regina che non poteva avere eredi; a forza di pregare gli dei, finalmente la regina dà alla luce un asinello, che è educato e istruito come futuro re. Asinarius, questo il suo nome, amava in particolare la musica e cantava accompagnandosi con la lira. Un giorno, specchiatosi in un fiume, vede tutta la sua bruttezza e decide di partire. Nelle sue peregrinazioni finisce con l’innamorarsi di una principessa, che riuscirà a conquistare proprio grazie alle sue doti musicali. La notte delle nozze, Asinarius si toglie la pelle d’asino che lo ricopre e si trasforma in un bellissimo giovane, finendo col regnare in entrambi i reami.

Nella tradizione popolare, l’asino è il simbolo dell’ignoranza, ma qui a Chartres, l’Asino con la lira a cinque corde è un messaggio sviante per i profani ignoranti, ma non all’occhio dei risvegliati. Boezio (470-525) i cui scritti influenzarono la Scuola di Chartres, mostra l’immagine dell’asino di Fedro, incapace di suonare lo strumento e la, paragona a una signora che lo interpella di Filosofia e che non lo capisce: “Hai sentito le mie parole, che tu sei come l’asino con la lira?(2)”. Se ci riferiamo al testo di Boezio, nelle parole del Salmo 92/91: “Lo stolto passerà senza vedere. Lo stolto non capisce nulla”. L’asino, a Chartres non è come sostenuto da diversi autori messo in mostra per dare una lezione morale, ma per invitare i passanti a capire, senza dubbio la cattedrale stessa, libro di pietra. Qui a Chartres l’asino ricorda al visitatore della cattedrale, come ha ricordato ai pagani e cristiani troppo materialistici nella loro crassa ignoranza, che per loro che non vedono oltre le forme, la porta è chiusa. La scultura sembra volerci dire “non è come lira suonata dall’asino, aprite gli occhi, guardate, e troverete”. Ecco perché nell’arte gotica l’asino si trova spesso là dove c’era un’università o comunque una scuola.

Una frase significativa e chiarificante è riportata in una lettera di Abelardo scritta prima del 1142: “Vi è un asino davanti a un suonatore di lira in possesso di un libro e non capisco il significato”. Ora, Cattedrale non è forse un libro il cui significato è da scoprire? Questa pietra scolpita è un libro aperto davanti a noi, destinato solo a coloro che saranno capaci di decifrare le sue pagine. Charles Péguy, un poeta francese, scrive della cattedrale di Chartres: “E’ la pietra senza macchia; è la pietra senza peccato; la preghiera più alta che sia stata offerta e la ragione più forte che sia mai stata costruita; il profilo più alto verso il Cielo. E’ un dito puntato verso il cielo”. Il vescovo Fulbert teneva a Chartres la sua scuola, ma aveva anche un piccolo gruppo di allievi - esistono alcune interessanti lettere da cui traspare l’amore che questa persona era capace di suscitare in loro. Gli allievi, nelle loro lettere, lo chiamano il “venerabile Socrate”, egli insegnava alla maniera greca, attraverso il dialogo, all’ora del vespro passeggiando nel giardino. Fulbert poneva Platone al di sopra di tutti gli altri pensatori dell’antichità. Fino al 1250 c’era ancora, da qualche parte, la possibilità di avere delle visioni spirituali, ed è per questa ragione che nei maestri di Chartres viveva la malinconia, perché insegnavano qualcosa che sapevano, sarebbe tramontato con loro e non sarebbe stato più compreso dalle generazioni successive. Per questo motivo insegnavano all’ora del vespro, nell’ora del tramonto. Dopo rimase il libro di pietra e l’asino che suona la lira.

FIGURA 2. CHARTRES L’ASINO - MONTSAUNÈS IL BAPHOMET

Sotto il piedistallo dell’asino vi è una figura di uno strano essere sembra un cucciolo animale, il cui viso ha una somiglianza fortissima con il Baphomet della Cappella Templare di Montsaunès nei Pirenei francesi.
Scrive Louis Charpentier: “Cosa sorprendente, - scrive il canonico Bulteau, - si vede su un documento dell’antico Egitto, un asino che pizzica una lira a nove corde”. Esistono ben due asini che sono due stelle della costellazione del Cancro e l’Asino sarebbe stato per gli Egiziani il simbolo di Tifone, l’Avversario di Osiride. Come nel romanzo di Apuleio, Lucio deve ogni essere trasformato in asino d’oro. La testa d’asino è un simbolo di Mitra, l’emblema finale dell’iniziazione. L’asino grigio, per gli alchimisti è il simbolo di mercurio. L’asino si alza e si mette su due piedi, l’evoluzione da orizzontale passa a verticale.

FIGURA 3. IL CINGHIALE CHE FILA

E poi c’è con la testa danneggiata la scrofa che tiene il filo del destino, il filo d’Arianna; e qui - scrive Louis Charpentier - abbiamo le idee più chiare. Il termine «troia» è una deviazione dell’antico termine celtico che significava cinghiale, cioè Truth, che per assimilazione fonetica fu una delle rappresentazioni del Druido. Più che una scrofa, la statua rappresenta un cinghiale, l’animale simbolo della classe sacerdotale dei Druidi, collegato al Sidh, il mondo sotterraneo. La sua presenza accanto alla porta dei Defunti non sarebbe una coincidenza. Il cinghiale che fila è il Druido che, dalla rocca, tira un filo conduttore, una specie di filo di Arianna. È esistita una tradizione, tra le confraternite dei costruttori, di una scienza druidica accuratamente conservata nel segreto delle astuzie e dei gerghi di mestiere? Alcune sopravvivenze di arte gallica, soprattutto nel romanico, lo darebbero a pensare.
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1 L’angelo è una copia, l’originale è attualmente posto nella cripta.
2 La Consolazione della filosofia.
PORTALE MERIDIONALE DEI CAVALIERI

Dopo il grandioso ingresso del Portale Occidentale o Reale, il secondo ingresso per entrare nella cattedrale è situato nel transetto Sud-Est. Anche il Portale Meridionale è suddiviso in tre diversi porte, sinistra, centrale e destra, sormontati dalla seconda galleria contenente 18 Re (la prima è nel Portale Occidentale), di cui solo Davide con l’arpa può essere identificato con certezza. Il Portale Sud chiamato Portale della Chiesa(3), è detto anche Portale dei Cavalieri, perché simbolicamente riservato a coloro che erano istruiti in Sapienza Arcana, infatti, il Portale Meridionale di Sinistra è custodito da due cavalieri con armatura dai piedi in squadra.

Per accedere al Portale Sud occorre innalzarsi superando un dislivello di 16 gradini (nel calcolo è escluso il piano di arrivo). Sedici è il quadrato del Quadrato 42=16, la stabilità. Contando i due piani di partenza e arrivo si giunge a 18. I numeri 16 e 18 sono i soli a formare figure piane che abbiano il perimetro uguale all’area(4). Per i Pitagorici la superficie rappresenta i diritti, e il perimetro i meriti, in queste due figure piane meriti e diritti sono equilibrati. Abbiamo nel quadrato la Misura Divina, che è Giustizia ed Equilibrio, nel doppio quadrato la giustizia umana pur nella dualità riproduce la misura divina. Si ha il passaggio dall’Ideazione alla Realizzazione.

FIGURA 4. CHARTRES FACCIATA SUD

Giunti sul pianerottolo, occorre salire altri 3 gradini per accedere al Portale Sud. Dalla stabilità materiale caratterizzata dal numero sedici occorre passare nell’equilibrio spirituale caratterizzato dal numero Tre. Tre sono anche i piani che separano i due gruppi di scalini. In totale 19 gradini e tre piani in totale 22. Elohim crea il mondo usando le 22 lettere cioè dei “suoni” dalle cui diverse combinazioni ha origine il molteplice.
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3 È il Portale della Chiesa Arcana o Misterica.
4 Nôtre-Dame di Chartres Templare I, nel capitolo “Pitagorismo dei Templari”.

PORTALE CENTRALE SUD

Il Portale Centrale Sud riferito al Giudizio Universale è dominato in alto dal timpano che mostra il Cristo seduto con le braccia alzate che giudica, a destra vi è San Giovanni e a sinistra vi è Maria. Ai lati due angeli, a sinistra con una lancia, a destra con una colonna(5). Al disopra tra le nuvole altri quattro angeli, in totale sei angeli, sette con il Cristo al Centro.

FIGURA 5. TIMPANO E ARCHITRAVE PORTALE CENTRALE SUD

Sotto il timpano le nuvole il cielo, sorretto o governato da una coppia di quattro angeli 2x4, che simbolizzano gli otto Venti, le Otto direzioni dello spazio(6). Gli otto angeli sono sotto il trono di Cristo, cioè lo sostengono. Nello Scivias, opera composta di santa Ildegarda tra il 1141 e il 1150, il trono divino che circonda i mondi è sostenuto da otto angeli e una identica rappresentazione si riscontra nella tradizione islamica.

Al centro dell’architrave, l’Arcangelo Michele senza armatura, in qualità di Psicopompo, pesa le anime. Le anime pure raffigurate alla destra del Cristo (alla sinistra di chi guarda) guidate dagli angeli, sono raffigurate nude, cioè prive di attaccamenti materiali; le anime cattive raffigurate alla sinistra del Cristo vestite, sono portate via dai demoni.

Timpano e l’architrave sono circondati da 5 archivolti interni con gerarchie angeliche, e uno esterno in totale 5+1=6 archivolti. Tutte le rappresentazioni degli archivolti sono simmetriche rispetto a destra e a sinistra trovano l’equilibrio sull’asse del pilastro situato sotto l’architrave del Portale Centrale dove è raffigurato Gesù Cristo nell’atto di ammaestrare e di benedire. L’archivolto più interno è suddiviso in sei parti a destra e a sinistra occupati da 2x6=12 Serafini e Cherubini. Il successivo archivolto dall’interno all’esterno è suddiviso in 2x5 parti a destra Troni e a sinistra Dominazioni. Il terzo archivolto in 2x5 Virtù e Potenze, il quarto 2x7 in Arcangeli Principati. In totale 2x23 Arcangeli. Il quinto in 2x8 in Angeli con tromba e senza tromba. La somma delle divisioni dei sei archivolti di tutta la gerarchia angelica è 2x31=62. Trentuno è l’undicesimo numero primo, ed è la somma di tre numeri primi consecutivi, 31 = 7 + 11 + 13. È un numero primo permutabile con 13, che ha una grande importanza per i Templari(7). I numeri primi sono gli “atomi dell’aritmetica”, gli elementi di base con cui si costruiscono tutti gli altri numeri naturali: non derivano da altri, ma li producono tutti. La loro unicità e la loro regola, è che sono divisibili solo per se stessi e, per Uno, il numero da cui tutto ha origine, e cui tutto ritorna, ma mai sono il risultato di un prodotto (generazione) tra numeri comuni, mortali; il che li rende misterici.
L’archivolto esterno, separato dai cinque archivolti interni, ha su ogni lato 7 coppie di sculture, per un totale di 14+14=28 statuette di Re e Regine, Patriarchi e Profeti dell’Antico Testamento. Abbiamo inoltre due coppie di quattro figure che formano idealmente un doppio quadrato: una coppia senza barba cioè femminile, l’altra coppia con barba, cioè maschile. Possiamo riconoscere seduti Jesse con un rotolo sacro in mano accanto a suo figlio, il Re Davide con la sua arpa. In un’altra rappresentazione troviamo Salomone con uno scettro, e la Regina di Saba che stringe in mano un fiore. La Regina di Saba descritta nera nel Cantico dei Cantici “sono nera, ma sono bella”, Sant’Anna è anch’essa raffigurata nera. In alto, i quattro profeti tutti con la barba, parlano con altri quattro profeti del tutto privi di barba.

FIGURA 6. CHARTRES ARCHIVOLTO ESTERNO PORTALE SUD - DAVID E JESSE - SALOMONE E SABA

Gesù Cristo domina sul pilastro centrale(8) nel Portale Sud, nell’atto di ammaestrare e di benedire. La figura è rappresentata con barba e capelli lunghi divisi a metà sulla testa, alla maniera dei Nazareni. La scultura è un mirabile esempio di simmetria e di geometrica bellezza: è divina nelle sue proporzioni belle, chiare ed equilibrate. Il viso di Gesù Cristo potrebbe essere concepito come regola fondamentale di tutta la creazione, come struttura base del creato, concentrata in una figura umana.

FIGURA 7. PORTALE SUD - GESÙ CRISTO E SAN GIOVANNI EVANGELISTA CON IN MANO IL LIBRO

Ai lati del portale 2x5 statue rappresentanti gli Apostoli su altrettante colonne. Domina il numero cinque, in alto cinque archivolti interni. Il numero cinque compare nella formula del numero aureo, non per nulla sul pilastro centrale si ha Gesù Cristo che tiene in mano un libro sigillato i cui lati sono in rapporto aureo (Φ=1,618)! A destra, in questa stessa porta, il libro chiuso che tiene in mano San Giovanni Evangelista(9), è la Tavola mistica nelle proporzioni 1/2.

FIGURA 8. I DUE TIPI DI LIBRI SIGILLATI

Se nel Portale Centrale, consideriamo anche il pilastro centrale dell’architrave allora abbiamo 10+1=11 statue. L’Undici è anche il Quinto numero primo. L’undici è il primo numero dopo la Decade, un nuovo nato. Sotto i piedi di Cristo, un leone e un dragone, con le zampe che avanzano dai lati, figura allegorica delle due forze contrarie, ma sono mantenuti separati dal potere di Cristo. Nell’antico Egitto e in Mesopotamia le forze contrarie erano rappresentate da una coppia di leoni che guardano in direzione opposta(10). Il Maestro d’Opera Villard de Honnecourt rappresentò le forze contrarie tramite due leoni, due trombettieri appoggiati di schiena che guardano in direzioni opposte(11) per simboleggiare l’equilibrio dei contrari che crea armonia. Talvolta in mezzo ai due animali simbolo delle forze contrarie, in segno di resurrezione, è rappresentato il sole, la cui funzione è svolta dal Cristo.

FIGURA 9. STATUE PORTALE CENTRALE SUD

Il Portale centrale ha 2x5 statue di apostoli. A sinistra (alla destra di Cristo), abbiamo San Pietro che sorregge nella mano destra la Chiave e nella sinistra un listello di legno; segue Sant’Andrea, San Filippo, San Tommaso, San Simone e staccato San Giuda. A destra abbiamo San Paolo con l’insegna di cittadino romano, San Giovanni con il Libro, San Giacomo il maggiore, venerato a Compostela, con una bandoliera con delle conchiglie, San Giacomo il minore, San Bartolomeo. Sotto i piedi degli apostoli, secondo la critica i personaggi che li perseguitarono, strano perché non si è sicuri di tutti i personaggi raffigurati, a parte Pietro, Paolo, Giacomo e Giovanni.

Sotto il piedistallo di Gesù Cristo docet, due scene molto mutilate: un uomo coronato inginocchiato che offre una cesta di pani, ai lati due uomini, e uno porta dei pani. La seconda scena mostra un uomo seduto e ai lati un altro uomo e una dama elegante pronta a servire. In basso due uomini, uno sofferente e l’altro sereno. Secondo Jean Villette la rappresentazione con i pani si riferisce a una scena di matrimonio dei donatori i conti di Chartres e la distribuzione dei pani era destinata ai poveri. Se questa interpretazione è vera, perché il conte è inginocchiato come un devoto? Inoltre il posto sotto il Cristo è troppo importante anche per i nobili finanziatori della cattedrale.

FIGURA 10. SCULTURE BASE PILASTRO CENTRALE

La risposta la troviamo nella Tradizione. Nel Tempio di Gerusalemme dove era custodita l’Arca del Patto, vi era la tavola “dei pani della faccia”, cioè dell’offerta dei pani in numero 12, che erano rinnovati ogni Shabbat, cioè ogni 7 giorni. Il Nazireo12 consacrato al signore, faceva tre offerte, di cui una cesta di pane azzimo. I più antichi Nazareni, discendenti dai Nazaria delle Scritture, e di cui il capo più eminente era Giovanni Battista, sebbene non mai considerati molto ortodossi dagli scribi e dai Farisei di Gerusalemme, erano tuttavia rispettati e non molestati. Melchisedech nelle rappresentazioni di Ravenna offre davanti a un altare cubico offre pani circolari.
Gesù Cristo a Chartres, è rappresentato con capelli lunghi, “divisi nel mezzo della fronte secondo il costume dei nazareni” (al pari di Giovanni, l’unico dei suoi apostoli che seguisse quell’uso), si ha una buona ragione per dire che Gesù deve essere appartenuto alla setta dei nazareni ed è stato chiamato Nazaria per questa ragione e non perché abitasse in Nazareth, anche perché gli abitanti di Nazareth non portarono mai i capelli lunghi. I Nazariti, che si appartavano col Signore, non permettevano “che il rasoio toccasse la loro testa”. Per i discepoli del Battista Gesù era un falso profeta che si era discostato dall’ortodossia13. I primi seguaci di Gesù in Palestina erano in pratica tanti gruppi o sette nazarene, che poi si divisero sulle questioni dogmatiche.
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5 L’interpretazione ufficiale è che la lancia sia quella che trafisse il costato di Gesù e la colonna sia quella della flagellazione.
6 Nello Scivias, opera composta tra il 1141 e il 1150, il trono divino che circonda i mondi è sostenuto da otto angeli e un’identica rappresentazione si riscontra nella tradizione islamica. La profezia di Ildegarda è legata a quest’annuncio; la realtà umana e quella divina sono una medesima realtà. Una realtà d’amore che la donna impersona. Infatti, Ildegarda trasferisce nel suo linguaggio teologico la tradizione iconografica che vede nello Spirito santo una donna.
7 Il 13 è il numero componente un capitolo templare dei grandi elettori 12+1 e del Gran Maestro, è anche il numero necessario per fondare un nuovo monastero cistercense.
8 Ricordiamo che Cristo ha affermato: “Io sono la Porta, la Verità, la Via”.
9 Non si sa se lo scultore voleva rappresentare l’autore del IV Vangelo o l’autore della Rivelazione o Apocalisse che per stile e simbolismo sono diversi. Se come sembra, è riferito all’autore della Rivelazione, perché sui pilastri esterni centrali del portico sono raffigurati le sette virtù e i sette vizi capitali dell’Apocalisse, allora ciò che tiene in mano è il Libro della Rivelazione.
10 Il papiro di Huberen del Museo del Cairo, mostra i due leoni riuniti per il dorso, simbolo degli opposti in equilibrio.
11Coppie di leoni, serpenti, trombe, rappresentano le forze contrarie che secondo l’insegnamento pitagorico di Filolao devono essere armonizzate. Vedi libro dello stesso autore Templari-Maestri d’Opera-Simbolismo architettonico cattedrali gotiche.
12 Nazireo, ma anche Nazareo, Nazaria, Nazirita, Nazarita o Nazareno. Sansone era un Nazireo.
13 Anche Gautama Buddha che si era staccato dal dogmatismo ortodosso, fu considerato eretico dai Brahmani.
PORTALE SUD DI SINISTRA

Il Portale Sud di Sinistra è detto dei Martiri. Il timpano mostra in alto l’apparizione tra le nuvole di Cristo coronato, cui lati due angeli. Sotto il timpano in un trittico, il martirio di Santo Stefano, il primo martire: fu lapidato per blasfemia, perché affermò davanti al Sinedrio la verità del Dio Immanente, che non dimora nei templi costruiti dagli uomini, giacché l’uomo è il Tempio del Dio vivente. A sinistra il processo di Stefano che tiene tra le mani un libro, a destra è mostrata la sua lapidazione.

FIGURA 11. PORTALE SUD SINISTRA - MARTIRIO DI SANTO STEFANO

Anche Santo Stefano ha un’importanza per i Templari, perché lo ritroviamo scolpito su un capitello del Portale Ovest della Cappella Templare di Montsaunès nei Pirenei.

Il Portale Sud di Sinistra ha cinque archivolti interni, e separato da essi, uno esterno, in totale 5+1=6 archivolti. Il primo archivolto ha 2x5 sculture; il secondo ha 2x4 sculture; il terzo archivolto 2x5 sculture; il quarto 2x6 sculture; il quinto 2x7 sculture. I primi cinque archivolti sono divisi in 27 coppie. L’archivolto esterno ha cinque coppie di sculture 2x5=10 che illustrano le vergini sagge e le vergini folli. In totale nei sei archivolti abbiamo 32 coppie di sculture, 32=25 la quinta potenza del numero 2. Poiché Cinque è il numero dell’uomo e dell’umanità, e Due il numero della materia. Nel Sepher Yetzirah, Èlohim crea mediante Dieci Sephiroth e 22 consonanti, 32 in tutto. Non a caso il Pentateuco (penta = cinque) è suddiviso in 5 libri. Le Tavolette su cui Mosè la ricevette erano due, e su ciascuna di esse comparivano cinque frasi. Ciò conferma il rapporto tra 2 e 5. La Creazione, così come è descritta nel primo capitolo del Genesi, contiene esattamente 32 volte il nome Élohim (che è stato sostituito dalla parola Signore Iddio).

Sopra l’ultimo archivolto all’interno di una nicchia troviamo seduta su un trono Sant’Anna dal viso nero, nelle mani un vaso simile a quello tenuto in mano dai Re musici del Portale Reale: il vaso dell’alchimista. Per gli Alchimisti Sant’Anna la Madre della madre, è la matrice da cui tutto è nato. Nelle cattedrali gotiche, come rivela Fulcanelli, sono espresse le conoscenze alchemiche e in particolare il messaggio della spiritualizzazione della materia. Ai lati due angeli che rappresentano la polarità del Cosmo. Sant’Anna domina il Portale Nord sia sul pilastro centrale e sia sulla vetrata a lancetta situata sotto il rosone. Nuovamente abbiamo un collegamento con il Portale Nord, detto degli Iniziati. Altri collegamenti li abbiamo anche nel portale di destra.

FIGURA 12. SANT’ANNA CON IL GIGLIO - PORTALE SUD DI SINISTRA

Il Portale Sud di Sinistra ha in basso quattro statue per lato, in totale 0tto. Le quattro sculture poste a sinistra del portale sono: Roland (in realtà un Templare), Santo Stefano, San Clemente I papa, San Lorenzo.

La prima figura fu attribuita a San Teodoro perché era accompagnato da San George (il secondo Templare), poi Jean Villette lo riconosce come Roland, il nipote di Carlo Magno. Secondo questa interpretazione, i due personaggi e un piccolo diavolo posti sotto il piedistallo rappresentano il traditore di Roland e il re saraceno sobillati dal diavolo. Charpentier afferma che questa scultura rappresenta uno dei due cavalieri Templari con i piedi in squadra che fanno la guardia al transetto sud-est.

Santo Stefano tiene in mano un libro con i lati in rapporto 2/3, la nota pitagorica SOL, ai suoi piedi un membro del Sinedrio. San Clemente papa si ritrova in un affresco della cripta di Fulbert, ai suoi piedi la cappella edificata dagli angeli, secondo la leggenda. Qui è rappresentato non con il pastorale ma un TAU. Secondo Tertulliano, Clemente entrò in stretto contatto con gli apostoli, e secondo Origene divenne lui stesso fedele discepolo di Paolo di Tarso. Anche la storia di San Clemente trovò strette relazioni con la simbologia della “pietra”. Si dice che mentre i servi del prefetto Sisinnio lo stavano trascinando incatenato per gettarlo in mare, la sua persona si tramutasse in una colonna di pietra così pesante da non riuscire a muoverla. A San Clemente è dedicata una Cappella nella Cripta di Fulbert dove compare in un affresco con San Nicola e San Martino.

FIGURA 13. OTTO SCULTURE PORTALE SUD DI SINISTRA

San Lorenzo fu uno dei sette diaconi di Roma, subì il martirio per mezzo del fuoco. San Lorenzo è legato al calice dell’ultima cena di Gesù che secondo la leggenda giunse a Roma portato da San Marco evangelista. Il calice passò ai primi papi e nel 258, per salvarlo dalla persecuzione dell’imperatore Valeriano, Sisto II lo avrebbe consegnato al diacono Lorenzo, originario della città spagnola di Huesca, nella zona dei Pinerei, che lo inviò alla sua città per mezzo di Precelio, un cristiano spagnolo che si trovava a Roma(14). Il calice ora conservato a Valencia si compone di tre parti, la coppa superiore di agata cornalina utilizzata da Gesù, datata fra i secoli II e I a.C. Una struttura di oreficeria con due manici, di epoca medievale, che unisce la coppa con la base, a forma di coppa rovesciata. La coppa passò in Aragona nelle mani del re dei visigoti. Nella cattedrale di Huesca il timpano gotico pone l’accento la leggenda del sacro calice. Alfonso I di Aragona si fece Templare nel 1130 e all’Ordine lasciò in terzo del suo regno, ma la nobiltà aragonese contestò il testamento.
A destra del portale si hanno le statue di San Vincenzo, San Denis, San Rustico, e San George (il secondo Cavaliere Templare). San Vincenzo di Saragozza è il protettore in particolare degli orfani, delle vedove e dei poveri, è fra i martiri maggiormente conosciuti e venerati nel mondo cattolico. La statua di San Denis cui fu tagliata la testa, allude anche a nascosti significati. A Parigi l’Arca dell’Alleanza appare rappresentata alla luce del sole in un medaglione di una finestra nella basilica di St. Denis(15) realizzato tra il 1140 e il 1144, noto come Arca Foederis. Nella Cripta di St. Denis vi è una colonna è scolpita con nove teste d’uomo sopra un carro che trasporta l’Arca dell’Alleanza. Le Nove Teste rappresentano i Nove Cavalieri che fondarono l’Ordine del Tempio. Qui si fa accenno ai Nove fondatori dell’Ordine del Tempio rappresentati non i loro corpi ma solo con le teste, come se fossero decapitati. La cripta sotterranea indica qualcosa che non può essere esposto alla luce del sole e agli sguardi di tutti a differenza delle sculture del trasporto dell’Arca sulle colonnette del Portale Nord della cattedrale di Chartres. San Rustico compagno di San Denis subì lo stesso martirio del taglio della testa.

In una casa dei Templari a Templecombe nel Sussex in Inghilterra, fu scoperto un dipinto su legno raffigurante un volto di uomo con doppia barba datato XIII secolo. Il viso ha molti punti in comune col volto del medaglione di St Denis che raffigura il trasporto dell’Arca. Al tempo del processo ai Templari, il tesoriere del tempio di Parigi, Jean de Turn, ha parlato di una testa dipinta in forma di un quadro, su del legno, che aveva adorato in uno di questi capitoli. A San Denis, come a San Giovanni Battista, fu tagliata la testa: i Templari avevano una particolare venerazione per le teste.
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14 Anche se è vero che non esistono argomenti che neghino l’autenticità del Santo Calice di Valencia, è anche vero che il primo anello della catena (portato a Roma) è solo un’ipotesi e il fatto che l’abbia portato in Spagna San Lorenzo appare per la prima volta in un documento del VI secolo basato su una tradizione orale.
15 San Denis, a Parigi, è la prima chiesa gotica. L’abate Suger asseriva di aver progettato St. Denis in Parigi in base ad una visione celeste, il santuario era la soglia d’accesso al Cielo. L’unione delle menti di Suger di St. Denis, Enrico di Sens e Goffredo di Chartres, diede inizio al periodo delle cattedrali gotiche.
I DUE CAVALIERI DEL TEMPIO

Il Portale Meridionale di Sinistra è custodito da Due Cavalieri con armatura dai piedi in squadra che secondo gli studiosi si tratta di San George, soldato d’Oriente e di Roland, l’eroe di Roncisvalle. In realtà i Magister alludevano a due Cavalieri del Tempio. Il Portale meridionale è anche detto Portale dei Cavalieri, riservato simbolicamente a coloro che erano istruiti un Sapienza Arcana, cioè istruiti nella scienza delle leggi e delle armonie naturali.

FIGURA 14. I DUE CAVALIERI DEL PORTALE SUD

Ritroviamo ancora scolpiti i Due Cavalieri raffigurati nel Portale Reale o Ovest di destra dietro ad un solo scudo normanno a forma di mandorla nella rappresentazione zodiacale dei Gemelli. I Due Cavalieri del Tempio sono uniti, senza mantello come voleva la regola e il cui Ordine aveva più di una particolare venerazione per Notre-Dame. È degno di nota che il più famoso sigillo rotondo templare è un cavallo cavalcato da Due Cavalieri con scudi. Il sigillo sta a indicare il dualismo l’equilibrio degli opposti, cui si rifà il loro ideale. Scrive Louis Charpentier: “Ed ecco ancora altri indizi: a Reims, Amiens, e Chartres nella Porta Reale, nei cordoli dell’arco, vi sono rappresentati due cavalieri - anche nudi, come a Reims - riparati dietro un solo scudo di carbonchio. Richiamo alla dualità templare?”

FIGURA 15. DUE CAVALIERI PORTALE OVEST E SIGILLO TEMPLARE

Non solo ogni commenda, ogni balia(16) aveva la sua casa sorella, e a livello maggiore le precettorie di Oriente e Occidente. Inoltre, la Regola prevedeva che i cavalieri mangiassero a due nel medesimo piatto, e più tardi i “retrais” o statuti, ordinarono loro di uscire sempre due a due. Il Gran Maestro non si spostava mai senza il “suo compagno d’arme”. Si ricordi il bianco e il nero dello stendardo templare, il mantello bianco dei Cavalieri e il mantello nero dei Sergenti. Nel campo architettonico, i due archi rampanti opposti e reciproci l’uno all’altro che sorreggono la volta dell’edificio gotico. È l’applicazione non della filosofia manichea, ma di quella pitagorica, l’armonia e soprattutto l’equilibro degli opposti. Non dimentichiamo che nei Vangeli Gesù manda gli Apostoli a predicare a due a due.
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16 Il risultato dell’unione di varie commende era la balia.
PORTALE SUD DI DESTRA

Il Portale Sud di Destra è detto dei Confessori. Nel timpano Cristo appare su una nuvola con due angeli ai lati. Sotto nell’architrave, una rappresentazione doppia: nella parte destra le vicende di San Martino e nella parte sinistra quelle di San Nicola(17). I due santi sono rappresentati in una posizione gerarchica molto elevata, nel timpano sotto il Cristo. Nel timpano, a sinistra, San Martino dorme nel suo letto a gambe incrociate; nell’architrave San Martino a cavallo dona a un povero, metà del suo mantello. Nella parte destra nel timpano San Nicola è raffigurato nel suo sarcofago, sotto nell’architrave, è scolpito accanto a tre fanciulle salvate dal santo, al capezzale padre, un nobile in rovina e malato per povertà voleva far prostituire. San Martino e San Nicola li troviamo anche nei due gruppi di quattro statue sulle colonne ai lati della porta: San Nicola nel gruppo di destra, e San Martino nel gruppo di sinistra.

FIGURA 16. TIMPANO E ARCHITRAVE PORTALE SUD DI DESTRA

L’archivolto più interno è diviso in 2x5 parti, il secondo archivolto in 2x4 parti, il terzo in 2x5 parti, il quarto in 2x6 parti e infine il quinto in 2x7 parti, per un totale di 27 coppie. In basso la storia si St. Gilles(18) (Sant’Egidio) un eremita, vissuto ai tempi di Carlo Martello, narrata in otto riquadri, i rimanenti 46 rappresentano la gerarchia dei confessori: guerrieri monaci, laici, sacerdoti, abati, re, Vescovi e Papi. Il Papa e il Re sono situati in cima agli archivolti. Un archivolto esterno separato dai primi cinque contiene 2x5=10 figure identificate con gli apostoli, anche se non sono i dodici canonici. In totale 2x32 sculture, abbiamo nuovamente il numero 32 lo stesso numero del Portale di Destra e perciò valgono le stesse considerazioni.

FIGURA 17. PORTALE SUD DI DESTRA - SAN MARTINO E SAN NICOLA

Il Portale di destra ha quattro statue per lato 2x4. A sinistra San Nicola, Sant’Ambrogio, San Silvestro, San Laumer. A destra San Martino, San Girolamo(19), San Gregorio il Grande, e un monaco San Avit, che tiene in mano un libro.
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17 I simboli collegati alla figura di San Nicola, sono il suo bastone, le “tre sfere” e la botte miracolosa.
18 San Giles, nato ad Atene e aver vissuto in Provenza nel settimo secolo, è un santo cristiano. Il suo nome è stato dato a molti luoghi e edifici religiosi. Nella regione di Parigi, il suo nome è spesso associato a quello di Saint Loup de Sens.
19 Girolamo è conosciuto per la sua traduzione della maggior parte della Bibbia in latino (la traduzione che divenne noto come la Vulgata), e per i suoi commenti ai Vangeli.
L’IMPORTANZA DI SAN MARTINO E SAN NICOLA

L’importanza data dai Templari a questi due santi, è mostrata negli affreschi della Cappella templare di Montsaunès: entrambi sono posti uno di fronte all’altro in nicchie poste sulle pareti della navata. Infine, le vesti di San Martino sono quelle tipiche dei Templari, dai colori bianco e rosso.

Nella parte alta, nel timpano, San Martino dorme con le gambe incrociate in modo da formare un “X”, il sigillo di Hermes o Mercurio, la Sapienza misterica. Rappresentazione che si è vista nel portale Reale con Mosè e con il Magister musico, l’iniziato di Chartres custode delle armonie musicali pitagoriche. Nella Round Church Templare di Londra alcuni cavalieri sono rappresentati con le gambe incrociate, per rappresentare i Templari Iniziati. La conferma del legame templare con San martino, giunge da Lucca dove il santo è rappresentato dietro un altare dominato da una rossa croce templare. Sopra l’altare, il Calice della conoscenza divina e il Libro sacro. Dal centro della testa di Martino esce una fiamma, quella dell’Iniziato. Ai lati Quattro discepoli, due di questi reggono un libro.

FIGURA 18. DUOMO DI LUCCA SAN MARTINO A CAVALLO E DIETRO UNA CROCE TEMPLARE

Nella parte bassa dell’architrave è raffigurato San Martino a cavallo, cioè come Cavaliere, che dona a un povero metà del suo mantello proprio come sulla facciata del duomo di Lucca. Inoltre, collocato all’entrata a destra sotto l’arcata più piccola, nel portico del Duomo di San Martino, troviamo inciso un labirinto circolare come quello che si trova qui a Chartres. A lato del labirinto vi è un’iscrizione in latino che fa riferimento a Teseo e al filo di Arianna.

Nella parte destra del Portale, sotto il piedistallo della statua di San Martino raffigurato come vescovo, si hanno due cani che guardano il santo. Il commento ufficiale è che i due cani rappresentino i pagani contro cui il santo combatteva, ma i cani guardano San Martino senza mostrare i denti, e sembra che attendano i suoi ordini. Nella tradizione celtica, iI cane non assume mai un aspetto demoniaco o legato al male, cosa che invece interverrà in quella cristiana. Il cane da caccia e in speciale modo il bracco, era particolarmente caro a Diana come guardiano dei suoi misteri. Il bracco è rappresentato nella parete ovest della Cappella Templare di Montsaunès mentre guida il centauro, una forma ibrida non evoluta di cavaliere, che caccia la cerva. La coppia di cani presume che essi siano un maschio e una femmina, una polarità. A guardia della porta della reggia di Alcinoo, re dei Feaci, vi sono due cani, uno d’oro, l’altro d’argento, forgiati dalla mente eccelsa di Efesto (Odissea – VII, 90). Nei Veda dell’antica India, il dio Yama custodisce la via del Defunto verso il “regno del Sole”, grazie a due cani. In Cina abbiamo una coppia di cani detta di Foo che sono messi all’entrata del Tempio per proteggerlo. In Egitto è lo stesso dio misterico Anubi che accompagna il Defunto, in termini misterici l’iniziando, ad avere la testa di cane. Anubi, nome formato dal lessema Anu che significa uno e dal lessema uban, che significa sopra. Zarathustra, il sacerdote-mago della religione persiana dedica diversi capitoli al cane; troppi, se quello di Zarathustra fosse un puro e semplice elogio di un animale.

A San Martino è dedicata una sola vetrate a lancetta posta nel coro lato sud. A San Nicola sono dedicate le vetrate a lancetta nel coro e nella navata: una vetrata a lancetta la seconda contando da destra, posta nella navata nord, una nella parte iniziale del coro lato nord, una nel coro lato sud. Nel medioevo, San Nicola era uno dei santi più amati dai cavalieri degli ordini religiosi-militari soprattutto presso i Templari e marinareschi, è, infatti, il patrono dei marinai(20). San Nicola, al pari di Francesco d’Assisi, elargì tutti i suoi beni ai poveri, divenne il protettore dei bambini delle vedove e poveri, l’ideale cavalleresco.

Nella parte superiore destra nel timpano è mostrata la tomba di San Nicola, perché, quale importanza misterica ha il suo sepolcro? Come per San Martino dormiente con le gambe incrociate, qui abbiamo il corpo fisico di San Nicola che è nel sonno della morte. Le spoglie del santo con i suoi scritti furono trafugate da un monastero ortodosso a Myra (oggi Demre, una città situata in Licia, che si trova nell’attuale Turchia), allora sotto la minaccia turca, e trasportate a Bari nel 1087 da un formato da un manipolo di 62 uomini, composto di 35 marinai e 27 cavalieri italiani e stranieri e due monaci benedettini. Nel monastero bizantino i baresi trovarono dei monaci, ai quali domandarono del santo e del “myron”, un liquido lattiginoso e profumato che si formava nella tomba del Santo. Questo liquido continua a riformarsi dalle ossa del santo ogni anni a Bari(21). Se lo scopo era recuperarle spoglie del santo, allora perché nella fretta del blitz militare si sono tralasciate metà delle spoglie del santo? Infatti, durante la prima Crociata i Veneziani approdarono a Myra e presero il resto delle spoglie del santo lasciate dai Baresi, e San Nicola fu proclamato protettore della flotta della Serenissima.

Non si conoscono i nomi degli organizzatori della spedizione, risulta però che a bordo di una delle navi scelte per la spedizione fossero presenti oltre ai due benedettini (Lupo e Grimoaldo) e due cavalieri, (Giovannoccaro e Petrarca Rossimano), giunti da poco da Gerusalemme e fatti salire ad Antiochia; questi quattro erano al corrente del vero scopo della missione(22). Le reliquie furono prelevate un certo Matteo, calatosi nel “pozzo” dove erano custodite le ossa del Santo (immerse già da allora nel myron, che oggi è detto nella Manna). La spedizione racchiuse in una cassa di legno, le reliquie del santo con alcune kontos (pergamene) che furono imbarcate sulla nave. Senza dubbio più che il corpo del santo, le pergamene o altro rappresentavano lo scopo segreto della spedizione, perché avrebbero consentito, una volta giunti a Bari, l’interpretazione di scritti misterici redatti anche da San Nicola. Giunte le spoglie del santo a Bari, fu subito preparato il terreno e, sotto la direzione dell’abate benedettino Elia, s’iniziò la costruzione della Cattedrale e della cripta(23) che fu consacrata nel 1089. Elia, per la costruzione, si è avvalso della collaborazione di 21 non meglio identificati “muratori”, sulla cui identità non esistono documenti. Sei anni dopo, l’arrivo del santo, da Bari, partì la Prima Crociata, guidata da Goffredo di Buglione. Goffredo di Buglione, diretto discendente dei Merovingi da parte dei bisnonni Hugues de Long Nez (pronipote di Sigebert VI duca del Rezes) e Agnés la Belle, subito dopo la conquista di Gerusalemme avvenuta nel 1099, ha fondato l’Ordine dei Cavalieri di Nostra Signora di Sion.

La tradizione vuole che Pietro l’Eremita, istitutore di Goffredo, molto probabilmente non sia giunto da Amiens così come si è sempre creduto, ma che abbia fatto parte del gruppo di Orval … Quindi anche la costruzione della Basilica di San Nicola è rientrata nella logica segreta di questo Ordine occulto che non poteva ancora uscire allo scoperto. Un’ulteriore conferma alle nostre tesi è fornita da René Grousset, uno dei più grandi esperti delle Crociate. Egli ha avuto la possibilità di consultare alcuni “scottanti” documenti … Dalla loro analisi è emerso che esisteva una stretta collaborazione fra l’Abate Elia e il misterioso gruppo dei monaci calabresi di Orval, il che spiegherebbe la distruzione di tutta la documentazione riguardante la costruzione della Basilica di San Nicola(24). In un documento datato 2 maggio 1125, il nome di Arnaldus è abbinato a quello di Hugues de Payns, primo Gran Maestro del Tempio. Era stato quindi accertato che l’Ordine esisteva fin dal tempo della prima Crociata.

Il monastero di San Benedetto, fu il luogo che ha ospitato nel 1087 le ossa di San Nicola prima della costruzione dell’omonima Basilica. Il luogo, sacro ai benedettini, è documentato a partire dal 979 e dal 1071 ne fu guida spirituale proprio l’abate Elia. Un luogo che si dice che in seguito sia stato un avamposto dei Templari e che conterebbe alcune tombe dei cavalieri. Elia nel 1105, fu sepolto all’interno della Chiesa e sul sarcofago che custodisce le sue spoglie è scolpito un bassorilievo che lo raffigura come un “Maestro” che sta insegnando ai suoi “discepoli”, e sulla sommità del lastrone, è scolpita una “croce templare”. L’epigrafe riporta le parole: “Lodevole per la bontà, fu pari a Salomone come architetto. Pio nei costumi, era paragonabile al profeta Elia. Costruì questo tempio, facendolo risplendere d’oro”. Il riferimento a Salomone non è casuale perché questo Re è stato l’artefice dell’applicazione della geometria sacra alla costruzione del Tempio poiché sotto il suo nome si unificarono le nuove comunità dei “Maestri costruttori”. L’epigrafe sul sarcofago, avvalorata dai fatti che la storia ci tramanda, evidenzia il ritratto di una persona le cui doti erano riconosciute da tutti i suoi contemporanei, al punto da meritare di prender parte alla simbolica conversazione con i 4 filosofi greci rappresentati sul sarcofago stesso.

Tutti questi fatti, però sono antecedenti alla fondazione dell’Ordine del Tempio(25). In cosa consistevano gli scritti del santo e dove Elia aveva appreso la scienza di Salomone? All’interno, la cattedra di Elia è scolpita in un unico blocco marmoreo: sopra c’è il seggio con lo schienale e i braccioli mentre in basso ci sono sul davanti tre figure che sorreggono il seggio e nel retro due leonesse che azzannano la testa di un uomo. I leoni che sbranano una testa umana e i tre telamoni sofferenti hanno un significato simbolico. Delle tre figure quella centrale è vestita, con un abbigliamento che fa pensare a un crociato pellegrino - ha il capo ricoperto da un elmo - le altre due seminude e disperate hanno fatto pensare che si trattasse di figure di saraceni sconfitti. Si sostiene che la cattedra datata 1105 è un “falso documento” in realtà eseguito attorno al 1150 (in epoca templare) allo scopo di ottenere dalla Santa Sede il riconoscimento della basilica come sede vescovile. In ogni caso è visibile una Croce Patente templare. Una croce templare è scolpita sulla sommità del lastrone del sarcofago di Elia. Un affresco di San Nicola si trova nella Cappella S. Eldrado (XI sec.) dell’Abbazia benedettina di Novalesa(26).

FIGURA 19. BARI BASILICA SAN NICOLA - CROCE PATENTE CATTEDRA DI ELIA

San Nicola ha la veste rossa e tre sfere d’oro in mano. La fama del santo dispensatore d’abbondanza sarebbe derivata proprio dal possesso di qualcosa, che ha il potere di guarire le ferite, allungare la vita, trasmettere conoscenza. Sull’archivolto di uno degli ingressi laterali chiamato la “Porta dei Leoni(27)” o anche “Porta degli Otto Cavalieri” rappresentato scene del ciclo arturiano. Nella parte superiore è scolpito un drago. Il Re Artù si trova raffigurato all’interno della lunetta, nella fascia interna della lunetta, si vedono, otto cavalieri, quattro per lato, che attaccano in sella ai loro cavalli, con le lance in resta, una cittadella fortificata, difesa da alcuni uomini appiedati. Alcuni dicono che sono soldati normanni, ma la stessa scena con i nomi dei cavalieri bretoni si ritrova in un archivolto posto a settentrione scolpito tra il 1110 e il 1120 del Duomo di Modena(28). Inoltre, un altro Re Artù è rappresentato nel mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto mentre combatte contro uno strano felino. Molto si è discusso sull’origine etimologica del nome Artù, esso potrebbe derivare dai termini celtici Art, roccia, o Arth Gwyr, uomo orso. Lo stesso nome, dunque sembrerebbe legare Artù, alla “pietra” e al suo culto.

Eschenbach nel Parzival, definisce il Graal, come “lapis exillis”, termine derivato da Lapis ex coelis, pietra caduta dal cielo, un meteorite, la Pietra di Dio (Gar-El). Scrive il poeta sulle proprietà della pietra: “La grande pietra preziosa risplende giorno e notte in questo Paese, nel raggio di sei miglia … Tutti quelli che ne erano colpiti, se erano persone anziane, ritornavano di nuovo giovani. I malati erano guariti; i cibi preferiti comparivano ai loro occhi; e gli uomini erano ispirati a svolgere importanti compiti”. Sembrano appunto le proprietà possedute da San Nicola. Nel Buddismo si dice che la Cintamani sia una delle quattro reliquie cadute in uno scrigno dal cielo. Secondo la Tradizione, la Pietra Cintamani, un meteorite proveniente dalla costellazione di Orione. Questo meteorite di colore verde è dotato di una forte carica di energia, in grado di attivare la spiritualità e la creatività in una persona. Uno dei gioielli sull’elsa della spada Excalibur si pensa che sia anch’esso proveniente dallo spazio stellare. La leggenda afferma che alcune parti o frammenti della Pietra Chintamani sarebbero poi state possedute da grandi personaggi come Re Salomone che ne avrebbe ricavato con un frammento il suo famoso anello. Informazioni sull’anello le troviamo nel Testamento di Salomone, un apocrifo dell’Antico Testamento attribuito al Re Salomone, scritto originariamente in ebraico in ambiente giudaico nel I secolo d.C., rielaborato in greco in ambiente cristiano nel III secolo d.C. Esso descrive come Salomone fu in grado di costruire il Tempio servendosi di demoni (geni) comandati per mezzo di un anello magico a lui affidato dall’Arcangelo Michele nella versione cristiana. Un anello su cui è impresso il sigillo di Dio (nella forma di un esagramma con il nome di Dio inscritto). In quell’anello fu più tardi incastonato lo Shamìr, più duro del diamante, una specie di rutilante “pietra verde”, un “portentoso gioiello che irradiava luce”. Lo Shamìr, fu creato al crepuscolo del sesto giorno della Creazione, venne utilizzato da Mosè per lavorare le gemme poste sul “pettorale del giudizio” del Sommo Sacerdote. Non è un caso trovare l’iscrizione che l’abate Elia fu pari a Salomone come architetto.

Nella tradizione tibetana buddista la pietra Cintamani è raffigurata come un gioiello o una pietra avvolta dalle fiamme. In Oriente, soprattutto in Mongolia si vede il simbolo di Cintamani formato da tre sfere unite a triangolo dipinto sulle rocce. Nicholas Roerich dipinge Cintamani come una triplice pietra che emana fiamme, luce e radiazione che assume il color oro. San Nicola a Bari è raffigurato con mano tre sfere risplendenti, che non sono in relazione con i tre sacchetti d’oro donati a tre fanciulle, ma sono in relazione con la Trinità, e con le tre Sephiroth superiori della Cabala ebraica. I miracoli attribuiti al Santo sono in relazione con la Pietra di Dio. Non è possibile sapere se la Pietra sia rimasta accanto alle spoglie del santo, probabilmente no. Il fenomeno della trasudazione delle ossa, il “myron” il liquido lattiginoso e profumato, si spiega con il fatto che egli sia rimasto in contatto con la pietra magnetica o radiante per lungo tempo.

FIGURA 20. LE TRE PIETRE CINTAMANI E LE TRE SFERE D’ORO DI SAN NICOLA

Forse nella lunetta centrale, della Porta dei Leoni, intenzionalmente distrutta, vi era la riproduzione della “Pietra fiammeggiante” sorvegliata in alto dal Drago simbolo del Fuoco. La Pietra di Dio appare nel Portale Nord portata in un calice da Melchisedech, l’unico detentore, cui tutti frammenti della pietra dovranno prima o poi ritornare, al termine delle loro missioni.

Melchisedec barbuto e con i capelli lunghi, con Abele e Abramo è rappresentato dietro a un altare cubico a Ravenna sia nella Basilica di San Vitale, e sia a Sant’Apollinare. Melchisedech è rappresentato due volte a Chartres con mano un calice al cui interno un oggetto sferico: nel Portale Nord, quello degli Iniziati, e in una vetrata a lancetta sotto la grande Rosa Nord. Il culto di Melchisedech e di San Nicola di Myra sono tra loro collegati per il particolare altare di forma cubica(29) e il mistero che esso cela.

FIGURA 21. MYRA ALTARE CUBICO BASILICA S. NICOLA

Il Signore mostrò a Mosè il modello della “Dimora”, costituito di due parti: un recinto sacro, e una tenda sacra dentro lo spazio racchiuso da questo recinto. La parte più interna del Tempio, un Cubo perfetto di lato 10 cubiti, era detta il “Santo dei Santi”, e al cui interno era riposta l’Arca dell’Alleanza, contenente la manna del Cielo e le Tavole di Pietra. Le spoglie di San Nicola furono trafugate in Turchia nell’antica Myra, dove ora si trova la Basilica di S. Nicola eretta nel III secolo. L’altare della Basilica è un Cubo ai cui lati vi sono 3+3 colonne come i Sei candelabri posti ai lati dell’ostensorio. Le sei colonne con il Cubo al centro si riferiscono al simbolismo del candelabro ebraico a Sette Luci. La settima la centrale, il Cubo, è l’origine di tutto. Dove San Nicola abbia ricevuto le pietre è resta un mistero, in ogni la chiave dell’enigma è Salomone il Tempio di Gerusalemme e l’Arca.
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20 I Templari possedevano una poderosa flotta di navi militari commerciali.
21 Tutte le tradizioni sulla traslazione a Bari dei resti riferiscono che la cassa contenente le ossa del santo era ricolma di manna, che la produzione era continuata dopo la deposizione nella chiesa locale, e che i fedeli visitavano la cripta erano più attirati a prendere la manna che dalla devozione del santo.
22 Misteri nella Basilica di San Nicola di Bari. Post n°156 pubblicato il 26 Novembre 2012 da knighttemplar.
23 Il 1 ottobre del 1089 papa Urbano II, proveniente da Melfi, pose le reliquie del Santo sotto l’altare della cripta della nuova chiesa, alla presenza dei conti normanni e della duchessa Sichelgaita.
24 http://blog.libero.it/templars/1174 Misteri nella Basilica di San Nicola di Bari. Post n°156 pubblicato il 26 Novembre 2012 da knighttemplar.
25 Lungo il perimetro esterno della chiesa, scorrendo le pietre delle mura, si notano alcuni bassorilievi e altre incisioni, che testimoniano, ad es., il luogo di sepoltura di qualcuno. Molte di queste iscrizioni presentano la “N” inversa. La S e la N inversa erano utilizzate dai Templari. In alcune versioni del quadrato del SATOR abbiamo le lettere “S” e “N” scritte in modo speculare, cioè inverso, nella Cappella templare di Montsaunès sulla volta presso il coro un disegno geometrico triangolare ai cui vertici di base una “S” inversa, quasi a volerci dire di osservare la cosa da un punto di vista ribaltato. A Lucca, sul fonte battesimale in San Frediano a Lucca del 1151 circa, vediamo la gamba (e il posteriore) sinistra del cavaliere in arme rivolta in direzione inversa al senso di marcia della scena! Per lo stesso motivo anche alcuni Chrisma sono realizzati con una “S” inversa.
26 Dove si trova un bellissimo affresco di Cristo Pantocratore.
27 In corrispondenza alla “Porta dei Leoni” esiste incisa sul pavimento una porta speculare a quella esterna, allude a una cripta segreta?
28 La presenza del ciclo arturiano sull’archivolto è la prima nel continente europeo ed è anteriore alla redazione scritta in francese del ciclo bretone. I personaggi presentano nomi di origine bretone.
29 Gli altari derivano dalle “Pietre Cubiche” simbolo della divinità manifestata.

SAN NICOLA E SAN MARTINO NELLA GALLERIA SUD CRIPTA DI FULBERT

San Nicola e San Martino, in compagnia di San Giacomo di Compostela, si ritrovano in un affresco del 1200, nella cripta di Fulbert sul corridoio sud, cappella di San Clemente I Papa(30). Abbiamo in sequenza da destra a sinistra: San Clemente, San Nicola, San Giacomo il Maggiore, San Pietro, San Martino, San Gilles e il Re “Karolus” che assiste alla messa. I due Santi sono disposti in posizione simmetrica, in mezzo ai sei Santi: San Martino in abito rosso è il secondo da sinistra, e San Nicola è il secondo da destra.

FIGURA 22. CRIPTA DI FULBERT CAPPELLA DI SAN CLEMENTE - AFFRESCHI

Clemente I è legato alla simbologia della pietra. San Giacomo Maggiore è venerato a Compostela, meta di pellegrinaggi protetti dai Cavalieri del Tempio. San Nicola è presente sul cammino di Santiago con delle reliquie portate dal Medio Oriente nel periodo medievale. Guardando in alto sopra i personaggi troviamo una strana architettura, formata da due lunghi tetti di cui quello centrale è realizzato da una serie di losanghe, e la torre di sinistra è sormontata da una croce templare. In basso il porticato visibile è composto

Gli uccelli dominano l’elemento aria, anello tra la realtà terrena e il regno dei cieli. Gli alchimisti videro in essi un legame tra il volo e l’anima dell’uomo, la cui vocazione è di tendere alla spiritualità. Gli uccelli sono presi di frequente come simbolo degli angeli, vale a dire precisamente degli stati superiori. Si legge nel Corano: “E Salomone fu l’erede di David; e disse: «O uomini! Siamo stati istruiti al linguaggio degli uccelli (cioè degli angeli) e colmati di ogni cosa ... ”. Fulcanelli scrive che l’Argot è una delle forme derivate dalla lingua degli uccelli, o lingua verde, o art gotique, argotique, “lingua dell’argot”(32). Osserviamo nell’affresco, che gli uomini guerrieri hanno le stesse dimensioni degli uccelli dai lunghi colli, sono dei dunque pigmei. K. Kerényi in un suo scritto sui Misteri kabirici(33) cita un gruppo di raffigurazioni vascolari del santuario kabirico presso Tebe dove si vedono dei pigmei insieme con uccelli acquatici, delle superbe gru.

FIGURA 23. CRIPTA CAPPELLA DI SAN CLEMENTE - PARTICOLARE AFFRESCO

Il pigmeo rappresenta l’uomo rozzo e primitivo attaccato alla terra e per questo raffigurano come un nano. Le superbe gru sono gli uccelli del cielo che rappresentano l’elemento iniziatore che deve innalzare ciò che è legato alla terra. Nelle cerimonie misteriche, gli imperfetti, erano rappresentati come nani. Demetra la Madre Misterica nei riti kabirici diviene Pelarge(34), forma femminile di pelargos, la cicogna.

Era (Pelarges) essa a elevare l’uomo guerriero e propagatore di morte alla funzione, alla dignità e alla coscienza di originatore di vita … A ciò può alludere anche il nome del luogo d’iniziazione della Pelarge, “Alexiarus”, “allontanatore del dio della guerra”. Gli archetipi degli uomini iniziandi, i Kabiri, avevano qualcosa dell’assassino, qualcosa da espiare come tutti i guerrieri(35).

Il tetto principale dell’edificio sacro è a losanga. Uno dei simboli più antichi e sacri della tradizione cristiana, adottato nelle costruzioni dei Cistercensi e dei Templari era la Vesica Piscis, al cui interno era raffigurato il Cristo o la Vergine Madre. La manifestazione è generata dalla Vesica Piscis e la prima figura geometrica in essa è un triangolo che per la legge della dualità si sdoppia in due triangoli uguali: uno che guarda verso l’alto, la natura divina del Cristo e l’altro che guarda verso il basso, la natura umana del Cristo. Le due nature unite formano la Losanga. Troviamo le losanghe come motivi negli affreschi delle chiese templari: Nella Cappella Templare di San Bevignate (PG) abbiamo le parti basse delle pareti affrescate con motivi a losanga. Nella Basilica di S. Maria Collemaggio(36) (Aquila), la decorazione più cospicua e significativa è quella pavimentale, costituita sette tappeti di cui quattro composti di losanghe bianche e rosse.

FIGURA 24. SIGNIFICATO MISTICO DELLA LOSANGA

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30 In posizione opposta rispetto alla cappella sul corridoio nord, dove è posta la teca del Velo della Vergine.
di 2x11=22 arcate. Il numero 22 è carico di significato, Elohim crea il mondo usando le 22 lettere cioè dei “suoni” dalle cui diverse combinazioni ha origine il molteplice.
All’estremità destra del tetto, due uomini delle stesse dimensioni degli uccelli vicini, lottano armati con mazza e scudo tra loro. Gli uccelli e i piccoli uomini sono dipinti di rosso. Il muro di sinistra è decorato con due registri di quattro medaglioni circolari 2x4=8, contenenti ciascuno un leone. Gli otto cerchi sono ornati con palette rosse. Il Maestro d’Opera Villard de Honnecourt mostra nel suo taccuino (metà del XIII secolo) leoni disposti a coppia. I due leoni del taccuino di Villard corrispondono a una finestratura alta della Sainte-Chapelle di Parigi31. I due leoni nel taccuino, sono disegnati poggiati di schiena cioè che guardano in direzioni opposte, per simboleggiare l’unione armonica dei contrari, un importante insegnamento pitagorico di Filolao.
31 Vincenzo Pisciuneri – Templari Maestri d’Opera, simbolismo architettonico.
32 Fulcanelli in Le Mystère des cathédrales fa derivare l’arte gotica dall’argotico, dalla nave Argo; dalla lingua argotica, primitivamente lingua segreta cabalistica, alchimica. È là la parte della scienza occulta inclusa nella cattedrale; della scienza ermetica che fa della cattedrale un Athanor di trasmutazione umana. Argo è Arca, la Barca o Nave. La forma della cattedrale è di una nave che porta un uomo disteso con i piedi rivolti all’ingresso e la testa rivolta verso l’abside.
33 K. Kerényi - Miti e Misteri p. 158 - 182.
34 Pelarge instaurò il culto segreto kabirico in una località detta Alexiarus.
35 K. Kerényi, Miti e Misteri p. 181.
36 Distrutta parzialmente dal terremoto che ha colpito la provincia dell’Aquila. L’edificio sacro è ora sotto ripristino e restauro.
NOTRE-DAME DE CHARTRES FACCIATA SETTENTRIONALE

IL PORTALE DEGLI INIZIATI

La terza via è attraverso il transetto Nord-Ovest al quale si accede mediante il “Portale detto degli Iniziati”. Questo portale afferma Louis Charpentier, ha un legame misterioso con l’alchimia. Nel pannello della porta centrale è Sant’Anna la nera. Per gli alchimisti è la matrice da cui tutto è nato e tutto il portale è, con essa, dedicato al cristianesimo esoterico con la sua porta di sinistra consacrata alla Vergine.

FIGURA 25. PORTALE NORD

Per accedere al Portale occorre innalzarsi superando un dislivello di Tredici gradini (nel calcolo è escluso il piano di arrivo). Il numero 13, è il numero dei componenti un capitolo templare e numero dei grandi elettori 12+1 del Gran Maestro. Conteggiando i due piani di partenza e arrivo si ottiene 15, il quinto numero triangolare, il triangolo della Pentactide, visualizzato con dodici punti disposti attorno alla Triade Divina. Schwaller de Lubicz afferma che in questo Triangolo di lato Cinque, detto della Pentactide è risposto il segreto di tutte le misure! Dodici punti che circondano i Tre punti del Triangolo Divino, rappresentano le dodici ore del giorno e della notte, durante le quali il Cosmo respira.

La somma dei gradini e dei piani per cui occorre innalzarsi dei Tre Portali Ovest, Meridione, Nord è: 7 + 22 + 15 = 44, cioè due volte 22. Ritroviamo i numeri sui quali è stata progettata la cripta di Saint Lubin.

Giunti sul pianerottolo d’arrivo sul pilastro centrale che separa le due porte primeggia la scultura di Sant’Anna. La figura di Sant’Anna(37) la nera, la Madre della Madre, con Maria in Braccio che a sua volta tra le mani sorregge un libro. La scultura alla base della statua non esiste più, distrutta. Solo un Adepto avrà la capacità di interpretare tutto questo portale. Il Portale Nord è quello dove il Sole non entra, dove simbolicamente prevale il colore nero.

FIGURA 26. SANT’ANNA CON MARIA IN BRACCIO

Le vetrate che si trovano sotto la grande rosa, con cinque lunghe lancette ci parlano: la lancetta centrale rappresenta Sant’Anna dal viso nero, con la Vergine bambina. Sant’Anna dal viso nero è la Matrice da cui tutto è nato, ed è probabile che questo portale sia simbolicamente riservato ai filosofi della Grande Opera, agli Alchimisti.

La Porta Nord è il terzo ingresso nella cattedrale quello che conclude il ciclo iniziatico. Varcando la soglia si entra nel Transetto Nord dove a sinistra si trova la Vergine del Pilastro, che non come si vedrà in seguito è innocua. Il Nord, è il luogo della prova dell’Acqua, e dove scendendo nella cripta si trova un pozzo. Nella celebrazione dei Misteri, in questo luogo i candidati all’Iniziazione, i Forti, sostenevano la prova dell’acqua. Il pozzo dei Santi Forti nella cripta di Fulbert è di fianco alla Virgo Pariturae.

L’importanza di questo pozzo per i costruttori della cattedrale è attestata dalla sua rappresentazione nel portale Nord, ai piedi di Santa Modesta. Si presume, che i poteri di guarigione della dea celtica Belisama associati al pozzo sacro siano gli stessi della Dea Minerva ai cui piedi ha un serpente da sempre associato alla medicina e alla guarigione.

FIGURA 27. POZZO DEI FORTI ALLA BASE DEL PILASTRO DI SANTA MODESTA

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37 Gli Evangelisti non hanno tramandato i nomi dei genitori di Maria. Si stabilì nel sesto secolo che dovessero chiamarsi Anna e Gioacchino. Anna è Ana, per i Celti è la Dea Madre.
PORTALE CENTRALE SETTENTRIONALE

Il Portale centrale riguarda l’incoronazione di Maria, e ha un legame misterioso con l’alchimia. Tutto il Portale Nord è, con essa, dedicato al cristianesimo esoterico con la sua porta di sinistra consacrata alla Vergine con il Bambino. Nel Portale Centrale, in alto nel timpano a sinistra la glorificazione di Maria Regina del Cielo. Tra due colonne sormontate da un triplice arco, seduti su un trono troviamo Maria a sinistra e Gesù a destra che tiene nella mano sinistra il libro sacro.

FIGURA 28. TIMPANO MARIA CORONATA

Sotto nella parte sinistra dell’architrave, il tema della “dormizione”, Maria che si addormenta sul letto di morte. Louis Charpentier scrive che la dormizione porta inevitabilmente pensare ai versi di Salomone che chiudono il Cantico dei Cantici: “Oh, non svegliate la Bella prima che sia giunto il tempo”. Nella parte destra dell’architrave abbiamo il tema dell’assunzione al Cielo di Maria che viene sollevata da 6 angeli.

FIGURA 29. LA DORMIZIONE

Sul timpano del Portale Nord Centrale dedicato alla glorificazione di Maria, abbiamo 5 archivolti interni finemente scolpiti dedicati agli apostoli, due archivolti vuoti e due esterni ancora scolpiti. Il primo archivolto presenta 12 angeli. Il terzo e quarto archivolto sono lo sviluppo dell’albero di Jesse. Quest’Albero è circondato negli archivolti 2 e 5 da personaggi quali profeti e sibille che annunciano la venuta del Cristo. Nel quinto archivolto a sinistra in basso si vede Mosè con un Rotolo sacro nella mano sinistra e l’indice della mano destra che indica la scrittura nel rotolo. Nel primo archivolto 2x6 settori, nel secondo 2x5 settori; nel terzo 2x6 settori; nel quarto 2x7 settori, nel quinto 2x8 settori. Nei cinque archivolti si hanno 2x32 settori, cioè la creazione binaria 2x25.

FIGURA 30. PARTICOLARI CINQUE ARCHIVOLTI LATO SINISTRO(38)

I due archivolti esterni spiegano i primi tre capitoli del Libro della Genesi, suddivisi in 4x9=22x32 cioè 36 parti. Trentasei è il numero del conteggio del tempo e come ci dice Plutarco una forma importante della Tetractis, la forma più alta di giuramento.

In alto a destra sotto la scultura di Eva, i Quattro fiumi del Paradiso Terrestre raffigurati con due Coppie di Gemelli che versano acqua! La creazione, l’espansione avviene per moltiplicazione, il prodotto del primo numero moltiplicabile che è Due: 2x2=4, la prima forma della Diade raddoppiata è il Quadrato, la forma della Gerusalemme Celeste. Il Quadrato per i Pitagorici rappresenta la sintesi dei Quattro Elementi(39). I gemelli dietro uno scudo templare nel Portale Ovest, la coppia di gemelli nel Portale Nord, i Due Cavalieri Templari, che in un sigillo templare sono simbolicamente visualizzati in coppia: per indicare il dualismo, l’equilibrio degli opposti. Nei Templi gotici è spesso presente un doppio lavacrum(40) una doppia conchiglia, la dualità della manifestazione.

FIGURA 31. QUATTRO GEMELLI O QUATTRO FIUMI DELL’EDEN

In totale nei 7 archivolti, vi sono 2x41 settori scolpiti. Quarantuno è il 13° numero primo. È la somma dei sei numeri primi, 41=2+3+5+7+11+13. È la somma di tre numeri primi consecutivi, 41=11+13+17.

Il Portale Nord è stato l’ultimo dei tre portali a essere eretto, dal 1198 al 1217. Ai lati di Sant’Anna scolpita sul pilastro centrale del portale centrale, abbiamo 5x2 statue dal portamento ieratico. Le cinque statue sul lato destro sono disposte che guardano verso l’esterno in ordine gerarchico crescente secondo il pensiero occidentale, rappresentano Isaia, Geremia, Simeone, Giovanni e il Sommo Sacerdote.

Isaia è rappresentato con Jesse addormentato ai suoi piedi, il progenitore di Gesù e padre di Re Davide(41). Segue il Profeta Geremia che per la sua dottrina di una nuova alleanza, fondata sulla religione del cuore, fu il padre del giudaismo nella sua linea più pura. Il profeta Geremia, nato nel 650 a.C. è citato nel secondo Libro dei Maccabei come colui che nascose la tenda e l’Arca del Patto in una grotta. Questo è l’ultimo libro dove viene nominata l’Arca. Il profeta Geremia è rappresentato con un disco con una Croce a bracci Eguali, denominata dai Templari “Croix Pattée”. L’indicazione velata è che i Templari seguirono le tracce di chi nascose l’Arca. Ai suoi piedi un uomo che tiene una mano vicino all’orecchio come se volesse carpire i sussurri segreti del profeta.

Al centro Simeone il Sacerdote con il bambino Gesù in braccio(42), ai suoi piedi un uomo con gli occhi aperti verso la Luce. Infine due importanti personaggi che meritano la nostra attenzione: San Giovanni che sorregge l’agnello divino, e un personaggio con pettorale su cui vi sono 12 pietre alla maniera del Sommo Sacerdote ebraico.

FIGURA 32. PORTALE CENTRALE NORD DESTRA ISAIA, GEREMIA, SIMEONE, GIOVANNI, SOMMO SACERDOTE

Il Libro della Rivelazione noto come dell’Apocalisse, è un’opera accettata nel canone cattolico attribuito a San Giovanni, che porta pertanto il suo nome; si tratta di un’opera grandiosa che può essere considerata una versione riedita del Libro di Enoch, il suo contenuto è estremamente interessante, e gran parte di esso lo ritroviamo sia nell’Apocalisse e sia nel IV Vangelo. L’Apocalisse è un capolavoro di Scienza Misterica. Giovanni è rappresentato in piedi su un dragone alato attorcigliato che lo guarda, simbolo della forza alla base che attende. Mosè e San Giovanni sono i custodi della Wouivre del sottosuolo ma anche i custodi dei Draghi e Serpenti sono simboli di Conoscenza Misterica.

La scultura identificata con Pietro solo apparentemente lo è: porta un cappello come quello di Melchisedech, nel braccio sinistro tiene le due Chiavi delle Porte, la mano destra tiene qualcosa di rotto, infine un pettorale con le 12 pietre alla maniera dei Sommi Sacerdoti Ebrei. Il Sommo Sacerdote appoggia i piedi su una nuvola per indicare che è staccato dalle forze terrene della Wouivre. I piedi del Sommo Sacerdote poggiano secondo le guide su una roccia, in realtà sembra una nuvola, il Potere che sostava sull’Arca e indicava quando dovevano spostarsi. Non è causale che questa statua è posta di fronte alle colonnette dove è rappresentato il trasporto dell’Arca. Il potere dell’Arca dell’Alleanza poteva essere convocato solo da un sacerdote che indossava un pettorale sacro con 12 pietre che era conosciuto come il pettorale del giudizio. Si è dettagliatamente descritto nell’Esodo come a pianta quadrata a base di lino fino ritorto oro e intarsiato con dodici pietre preziose incastonate in quattro file. Queste pietre sono anche descritte come pietre di fuoco. Si dice che una volta appartenevano a Lucifero, ma come lo smeraldo del Graal a lui sottratte dopo la caduta. La conoscenza Ebrei di queste pietre proveniva con Mosè dall’Egitto.

La statua rappresenta lo Ierofante, e il pettorale con le dodici pietre lo attesta. Nell’antica Roma, il Pontefice Massimo della tradizione misterica, cioè Colui che detiene le Chiavi dei sacri Misteri, era il Capo degli Iniziati. Durante l’impero romano i sacerdoti erano riuniti in confraternite e la più importante era quella dei Pontefici o costruttori di ponti tra il modo fisico e il mondo spirituale. Tutto il culto romano girava attorno a loro e al Tempio di Giano. A Roma, le due chiavi di Giano e Cibele, erano una d’oro (Giano) e l’altra d’argento (Cibele) associate alle due porte dei solstizi (del Cancro e del Capricorno). Nella simbologia cristiana queste chiavi divennero in seguito le chiavi dell’apostolo Pietro, che aprono e chiudono le “porte del cielo” e formano parte dello stemma del Vaticano. I sacerdoti di Giano eleggevano una carica a vita: il “Pontifex Maximus”, considerato l’autentico capo della religione romana, esattamente come adesso il Papa di Roma chiamato Sommo Pontefice, eletto a vita dai cardinali. C. Dupuis è stato il primo studioso moderno che ha collegato le funzioni di Pietro con quelle di Giano. A un certo punto della storia, il Pontefice Massimo pagano sparì perché fu sostituito da Pietro, la Pietra Peter, che divenne il primo Pontefice della Chiesa Cattolica, ecco perché Pietro siede sulla sedia Pagana, exotericamente in qualità di successore degli Ierofanti degli antichi Misteri43. In Ebraico e in lingua Caldea colui che apre, il rivelatore era Peter.

Il Petroma era una doppia tavola di pietra usata dallo Ierofante durante la fase finale dei Misteri, la massima iniziazione. Le Due Tavole di Pietra della legge mosaica erano anch’esse un Petroma, ed erano poste affiancate sull’altare come un’unica pietra con la sommità arrotondata. Mosè era uno Ierofante e apparteneva alla catena verticale attraverso la quale i Maestri si tramandavano la conoscenza misterica o occulta. La Pietra Nera della Ka’aba, secondo le parole di Maometto cadde dal cielo in terra. Analogamente si supponeva che le coppie di pietre sacre, chiamate betyls che alcune tribù arabe preislamiche portavano dentro delle urne, fossero state degli aeroliti. In Europa queste pietre erano chiamate lapis betilis. Il Graal era chiamato Lapis exillis. A Roma c’era il lapis niger (il Palladio, una pietra nera, come quelle della Ka’aba) custodita dalle Vestali(44), e c’erano gli scudi sacri dei sacerdoti Salî, che si diceva che fossero stati intagliati da un aerolito al tempo di Numa. I Semiti designavano col nome di aeroliti le pietre del fulmine.

Sul lato sinistro guardando il portale, cinque statue si succedono in una in modo gerarchico: Melchisedech, Abramo, Mosè, Aronne, Re David. La prima statua è Melchisedech, il misterioso Sacerdote-Re di Salem(45), definito da San Paolo senza Padre e senza Madre, perché viene dal cielo, e che non s’iscriverà in una successione sacerdotale, per questo oppone il sacerdozio di Melchisedech, che non rientra in una successione, a quello di Aronne, che invece vi rientrava.

FIGURA 33. PORTALE CENTRALE NORD SINISTRA - MELCHISEDEC, ABRAMO, MOSÈ, ARONNE, DAVID

La seconda statua è di Abramo il Patriarca del popolo ebraico, raffigurato mentre guarda Melchisedech che gli diede il pane, il vino e la sua benedizione. Sotto i piedi un ariete che il Patriarca immola al posto del figlio. Gli assiriologi hanno dimostrato che negli antichi libri caldei Abramo è chiamato Zeru-an, collegandolo così ai Parsi e agli zoroastriani. Molto probabilmente egli è uno dei numerosi soprannomi di Zeruan cioè Saturno, uno dei nomi di Saturno era Israel.

La terza statua in ordine gerarchico è quella di Mosè che a sinistra sorregge le Tavole della Legge e una colonna su cui sale un piccolo drago. Se nel Portale centrale Sud, Gesù teneva separati sotto i suoi piedi un leone e un serpente rappresentanti la polarità tellurica, nel portale Nord la corrente tellurica è riunita in Giovanni e Mosè, e nella rappresentazione di Mosè che tiene in braccio una piccola colonna dove si arrampica la Wouivre (il Serpente) sotto la forma di un piccolo dragone alato sale sotto il suo controllo. Mosè è colui che portò al popolo ebraico l’Arca dell’Alleanza. Sotto i piedi un animale cui è stata asportata dai vandali una testa, forse il vitello d’oro, adorato nel deserto.

Segue la quarta statua di Aronne, il Sommo Sacerdote e custode dell’Arca. Aronne si prepara a immolare un agnello, ai suoi piedi un uomo si appresta a raccogliere il sangue in una coppa. Infine Re David, il padre di Salomone, armato con una lancia in mano, sotto i suoi piedi il leone di Giuda.

Le due statue ai lati del portale centrale guardano di fronte verso l’esterno, nel gruppo di sinistra Melchisedech con la Coppa tenuta nella mano sinistra, e nel gruppo di destra il Pontefice Massimo con le Chiavi nel braccio sinistro come le colonne di destra e di sinistra del Tempio, rivestono un’importanza fondamentale.

Melchisedech è rappresentato a Chartres nel portale di Nord degli Iniziati mentre porta una coppa che consegna ad Abramo e da cui spunta la sacra Pietra di Dio. Melchisedech oltre che all’esterno è anche rappresentato nelle vetrate all’interno nella prima lancetta sotto il rosone della Vergine. La leggenda cristiana del Graal non è che un adattamento di una leggenda celta ben anteriore. Il termine stesso è un vocabolo celtico. Tuttavia la sua origine non è certamente celtica, essa può essere di molto anteriore. Ogni tempio greco aveva il suo «Cratere» (da Teras: meraviglioso, o Theos: divino, con sempre questa radice: “Cra” … “Car”, infine Carnutes, i guardiani della pietra). Il Graal, il Gar-Al o Gar-El, potrebbe essere sia il vaso sia contiene la pietra, o il vaso di pietra (Gar-Al), sia la Pietra di Dio (Gar-El). Robert Temple afferma che: Una pietra magnetica (meteorica) è stata trovata nella Torre Sud della cattedrale di Chartres, egli suggerisce che altre chiese costruite in quel periodo possono avere magneti nei loro campanili, come se portassero avanti un’antica tradizione(46).

Chrétien de Troyes scrisse che il Graal era una pietra, Wolfram von Eschenbach nel Parzival aveva anch’egli fatto del Graal una pietra. Fu Malory che aveva depurato e cristianizzato i racconti del Sacro Graal, facendone un vaso d’oro, che col tempo si trasformò in una coppa.

Sul lato destro del portale centrale la prima statua è di Melchisedec che appoggia i piedi su un piedistallo, sotto una rappresentazione di un agnello mancante di testa. Melchisedech, rappresentato con tratti orientaleggianti, è il Maestro dei Maestri, il mai nato e mai morto, senza genealogia, colui al quale vanno tutte le nostre benedizioni. Gli Gnostici ne fecero il principale Eone, mentre Filone lo identificò con il Logos. In uno dei Manoscritti del Mar Morto di Qumran si definisce Melchisedech come un’Entità Celeste.
Melchisedech è rappresentato con una Coppa tenuta nella mano sinistra, la mano destra un incensiere. La coppa contiene un oggetto solido. La statua di Melchisedech appartiene al periodo di Wolfram von Eschenbach(47). L’importanza di Melchisedech è rimarcata nella doppia rappresentazione sul lato Nord all’esterno in pietra con una statua, all’interno nello splendore delle vetrate. Infatti, Melchisedech nella cui mano sinistra regge un calice da cui spunta la sacra pietra di Dio è ancora rappresentato nel lato Nord nei vetri della prima lancetta situata sotto il rosone.

FIGURA 34. MELCHISEDECH E IL MAESTRO DIPINTO DI N. ROERICH

Un dipinto di Nicolas Roerich intitolato “il Maestro” mostra un personaggio ieratico con una lunga barba come Melchisedech con mano una coppa che emette luce radiante che scende nelle viscere della montagna. Il calice è collegato al Graal e alla pietra del cielo nota in oriente col nome di Cintamani(48).

A Ravenna a Sant’Apollinare in Classe dove abbiamo il mosaico di Melchisedech di fronte all’altare cubico con una tovaglia bianca con un doppio quadrato, su cui è posato il calice aureo con manici, abbiamo il sarcofago risalente al VI secolo, dell’arcivescovo Teodoro. Su entrambi i lati vi scolpita una colomba posata su una pianta a due fiori e quattro petali, in totale otto per lato. Al centro un vaso o calice al cui interno una pietra che sostiene una falce di luna, che a sua volta sostiene una croce a bracci uguali che assomiglia alla croce decussata adottata dai Templari. Una terza colomba scende dall’alto. La parte superiore del sarcofago è ornata con il motivo a giglio o fiore di Lys. A Ravenna non vi sono rappresentazioni di Gesù Cristo in croce.

FIGURA 35. RAVENNA SARCOFAGO TEODORO, CALICE CON PIETRA

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38 Immagine presa da http://www.cathedrale-chartres.fr/portails/portail_nord/baie_centrale/vouss1-5_02.php
39 Secondo Plutarco e Damascio, i Pitagorici affermavano che il Quadrato, si manifestava attraverso i Quattro Elementi simbolizzati da Afrodite, che era l’Acqua generatrice, da Hestia, che era il Fuoco, da Demetra che era la Terra e da Hera che era l’Aria.
40 Come ad esempio nell’Abbazia gotica Cistercense di San Galgano in Italia, nella Sainte-Chapelle a Parigi a sinistra dell’altare, molto bella con alzatina sopra diviso in quattro scomparti.
41 Nel libro di Isaia si trovano molti passi che nella tradizione cristiana sono stati letti come riferimenti a Gesù di Nazaret. La tradizione ebraica viceversa afferma che Emmanuel è Ezechia di Betlemme che si dice, essere stato il genero di Isaia che faceva parte della famiglia reale.
42 Il riferimento è la presentazione al Tempio.
43 In realtà l’antica successione pagana s’interruppe, ben prima dell’avvento politico della nuova religione, al tempo di Costantino.
44 Nel 394 d.C., in seguito alla proibizione della religione romana, il Palladio fu distrutto dall’ultima delle Vestali.
45 Salem è la Città della Pace, Hierosalem, la Gerusalemme celeste.
46 Non ho trovato conferme a questa notizia.
47 Alice Bailey in una delle sue opere (Il destino delle nazioni) da lei indicate come dettate dal Maestro Djwal Khul detto “Il Tibetano”, asserisce che Melchisedech è uno dei nomi o appellativi con i quali ci si riferisce soprattutto nell’Antico Testamento sia all’Antico dei Giorni e sia il Signore del Mondo, che in Oriente è conosciuto come Sanat Kumara, colui che presiede la comunità di Shamballa, conosciuta nel medioevo occidentale come il Regno del Prete Gianni.
48 N. Roerich nell’1935, dipinse ciò che vide nel Deserto del Gobi, in Mongolia davanti a dei piccoli menhir: una scultura di pietra, che raffigura un Guardiano, con un Calice ornato da fuoco posto nella sua mano sinistra. N. Roerich ammise che a volte un calice era un simbolo di fuoco.
GLI ENIGMI DEL PORTICO PORTALE CENTRALE NORD

Nel portico del Portale Centrale Nord, a destra verso Sud, le vicende del profeta Samuele che “ungerà David”. Samuele il primo a destra è riconoscibile per il velo sulla testa dei pèrofeti ebraici. Accanto il Re Saul che non si dimostrerà degno e a cui succederà David. Al centro abbiamo Anna la madre di Samuele e il sommo sacerdote Héli. Sotto le basi delle statue di Samuele e Re Saul, la storia di Samuele. Sotto le basi delle statue Anna e Héli, la storia più interessante, quella che riguarda l’Arca dell’Alleanza; il commento ufficiale a queste sculture è che è stato rappresentato il trasporto dell’Arca dal tempio di Silo da parte dei due figli del sommo sacerdote Héli che furono massacrati dai Filistei impossessandosi così dell’Arca. In seguito alle sventure dovute al possesso dell’Arca i Filistei decisero di restituire l’Arca su un carro trainato dai buoi guidato da un angelo. L’Arca fu presa in consegna da David, portata a Gerusalemme e poi posta in un nuovo Tempio da suo figlio, il Re Salomone.

FIGURA 36. COLONNE PORTICO DESTRA NORD – SAMUELE, SAUL, ANNA, HÉLI

In realtà gli scalpellini guidati dal Maestro d’Opera alludono ad un’altra storia. La colonnina reca l’immagine dell’Arca che un uomo ricopre con un velo, o afferra con un velo, vicino a un ammasso di cadaveri tra i quali si distingue un cavaliere in cotta di maglie, un Templare. I Maestri d’Opera non potevano ignorare che l’Arca non si poteva toccare, infatti, per il trasporto dell’Arca a braccia d’uomo, i Leviti dovevano usare “pali di legno” infilati in anelli che non dovevano essere tolti. Questa scena, non riguarda eventi narrati dalla Bibbia relativi al tempo di Mosè, ma al medioevo. L’Arca rappresentata è un cofano munito di ruote quattro con ruote a otto raggi, un cofano a ferrature “con le borchie marchiate con il Fleur de Lys”(49), che trascinano direttamente i buoi, contrariamente a quello che dicono le scritture(50), cioè a mano(51).

FIGURA 37. COLONNA PORTICO DESTRA NORD – ARCA DELL’ALLEANZA

Le tre colonne del Portico lato sinistra sono dedicate alle vicende di David non ancora re. Due delle tre statue disposte sulle tre colonne sono di Betsabea e del profeta Natan, manca quella di David distrutta dai rivoluzionari francesi perché scambiata per un re di Francia.

Sotto il piedistallo della statua che doveva sorreggere David, sono scolpite le scene della battaglia di David vestito da pastore contro Golia! La base del pilastro è ottagonale, la forma preferita dai Templari(52), questo pilastro posto di fronte alla statua di Melchisedech. La base è diversa da tutte le altre, risporta su ogni faccia una finestra, una cavità a forma di triforio.

FIGURA 38. COLONNA PORTICO SINISTRA NORD - DAVID - BASE OTTAGONALE CON TRIFORI

La forma a triforio della finestra al cui interno vi è un animale simbolico, indica un messaggio spirituale non un divertimento degli scalpellini come si vuol far credere, il Maestro d’Opera vegliava e impartiva ordini agli scalpellini su cosa dovevano fare.

Il triforio doveva con la sua forma ricordare la Trinità, e la triplice divisione dell’uomo, Spirito Anima e Corpo. Il triforio carico di simbolismo è formato dall’accostamento di tre cerchi con diametro 1/2 (ottava musicale DO’) rispetto al diametro esterno, e con i centri disposti ai tre vertici di un triangolo equilatero.

FIGURA 39. REALIZZAZIONE GEOMETRICA DEL TRIFORIO

Il curioso serraglio di animali che si vede all’interno dei trifori, si riferisce come minimo a una simbologia rintracciabile nella mitologia. Alcune rappresentazioni sono molto danneggiate, ma si è in grado di riconoscere un’oca, un coniglio, un cervo, un anfibio, un leone, e forse un drago e una chimera.

Le figure sulla base ottagonale sono state numerate in senso sinistrorso o antiorario(53). Si può ipotizzare che gli animaletti all’interno delle finestre, si seguano uno dopo l’altro, formino due quadrati uno dei numeri dispari e l’altro dei numeri pari, oppure che lavorino a coppie, ciascuno con il suo opposto (1 e 5, 2 e 6, ecc.).
1. Cervo       5. Coniglio
2. Anfibio      6. Oca
3. Leone?      7. ----
4. Drago?      8. Chimera?

FIGURA 40. COLONNA PORTICO NORD - ANIMALI NEGLI OTTO TRIFORI

La figura del cervo tanto cara ai Templari e collegata con il centauro, si riferisce all’anima spirituale, ed è legata al centauro che lo caccia. Tra i Celti Cernunnos, il protettore della natura, è colui che ha le corna di cervo.

La rana è un animale anfibio che vive sia in acqua corrente sia in acqua stagnante. La rana richiama immediatamente la simbologia dell’acqua, proprio perché essa nasce, si sviluppa e vive nell’acqua per tutta la sua vita, non rimanendovi però vincolata. Rappresenta l’evoluzione psichica, affettiva e spirituale che compie ogni uomo nella sua vita; é un processo lento e difficile come quello che effettua la rana nelle sue molte metamorfosi: uovo, girino, batrace e infine rana! Le rane sono creature adattabili che sanno adeguarsi ai più diversi ambienti nel corso della loro evoluzione. In questo senso esse sono simili al genere umano. In araldica la rana, capace di vivere sia in terra che in acqua, simboleggia l’uomo prudente che sa adattarsi a tutto. A Narbonne all’interno della collégiale de Saint-Paul-Serge si può ammirare una rana scolpita nell’acquasantiera.

Il leone è un indiscusso simbolo di Forza perciò, posto a guardia dello spazio sacro. Cristo è chiamato “il leone della tribù di Giuda”. Il leone è accanto al Trono divino nel libro dell’Apocalisse (5, 5). Il leone è inteso come animale del sole simboleggia la resurrezione: difatti il sole tramonta la sera per poi sorgere nuovamente il mattino. Due leoni erano posti ai lati del trono di Salomone.

I racconti mitici riguardanti l’uccisione del Drago, con le aggiunte del tesoro e della giovane tenuta prigioniera sono velate allusioni della conquista della saggezza. Nell’iconografia medioevale il guerriero combatte contro il drago per liberare una fanciulla prigioniera in una torre o in una caverna, cioè prigioniera della dura materia, come l’Anima è prigioniera della forma custodita dalle forze del sottosuolo.

Nella nostra lingua il vocabolo coniglio deriva dal latino cuniculus, termine collegato al significato di tunnel. Nelle varie tradizioni europee, il coniglio in genere reca buona sorte, una zampa di coniglio o di lepre era considerata un amuleto. Talvolta Osiride, ucciso e fatto a pezzi da Seth, acquisisce l’aspetto di una lepre, per tale ragione la lepre non poteva essere cacciata. Il geroglifico del coniglio/lepre corrisponde al suono fonetico “un” ed è sovente abbinato a quello, a onde, che indica l’acqua. La testa e le orecchie del coniglietto si collegano alle aste delle gambe del compasso, che diventano così le gambe del coniglietto. Inoltre, la Squadra del Massone forma le zampe anteriori del coniglietto. Nel medioevo la zampa di coniglio era simbolo dei giovani compagni di lavoro apprendisti(54).

L’Oca è un animale che era tenuto in grande considerazione dagli Egizi e dai Greci. I Romani avevano affidato alle oche il compito di vegliare sul tempio di Giunone, nel Campidoglio. Per i Celti, il palmipede era simbolo dell’aldilà e guida dei pellegrini, ma anche simbolo della Grande Madre dell’Universo. Secondo Fulcanelli, “il Gioco dell’Oca è un labirinto popolare dell’Arte sacra e una raccolta dei principali geroglifici della Grande Opera”(55). La sua struttura a spirale, ripartita in 63 tappe in cui ricorrono alcuni simboli fissi, conduce verso il raggiungimento del centro, del “giardino dell'oca”, meta di un cammino sapienziale iniziatico. La spirale del gioco si svolge sempre in senso sinistrorso, come a indicare che il raggiungimento del centro va inteso nel senso di una “via del ritorno”, di una risalita verso l’Uno.

Le regole del gioco si conformano a questa valenza sacra dell’animale, sottolineando il suo ruolo di “guida provvidenziale”. Il numero delle caselle “63”, è particolarmente significativo: come prodotto di 9x7 permette di intendere il percorso come successione di 7 cicli di 9. Questi numeri si collegano direttamente alla teoria degli “anni climaterici”, tenuti in grande considerazione dall’astrologia classica: i cicli settenari e novenari segnano, infatti, gli anni fondamentali della vita umana che, in questo caso, si concluderebbe col sessantatreesimo anno, chiamato “il grande climaterio”. In questo senso il gioco può essere inteso come una rappresentazione simbolica del percorso stesso della vita. Considerando anche il centro, avremmo in tutto 64 caselle e questo numero, oltre ad essere simbolo dell’Unità, verso la quale il cammino ci deve ricondurre (6+4=10; 1+0=1), è il prodotto di 8 x 8 e suggerisce immediatamente una possibile analogia del gioco con quello degli scacchi, che, a sua volta, ha la sua matrice simbolica nei 64 esagrammi del I King o Libro dei Mutamenti(56).

Nella mitologia greca, la Chimera, era un ibrido formato da tre corpi: un leone alato che sputava fuoco, con la coda a forma di serpente dal morso velenoso, e una testa di capra posta nel mezzo della schiena. Nell’Iliade di Omero, la troviamo così descritta: “Era il mostro di origine divina, la testa di leone, il petto capra, la coda di drago; e dalla bocca vomitava orrende vampe di fuoco: e nondimeno, col favor degli Dei, l’eroe la spense.” (Iliade, VI, 223-226). La figura della triplice chimera era la somma di violenza, perfidia e lussuria. Per contro, la virtù era simboleggiata da Bellerofonte che, in sella al suo cavallo alato Pegaso, che aveva prima catturato e poi domato, uccise la Chimera con la lancia. L’Eroe, cioè l’Iniziato, deve dunque spegnere i fuochi della chimera.

Perché per rappresentare gli otto animali è stata scelta la colonna che rappresenta David vestito da pastore e non ancora Re d’Israele? David aveva come simbolo il leone, animale che aveva sognato la notte prima di affrontare Golia, e la fionda, che usò per abbattere il gigante filisteo. Nelle due colonne a lato si può ammirare Betsabea la seconda moglie di David, vestita come una donna del XIII secolo, e il profeta Natan il consigliere di David. Sotto Natan è rappresentata l‘unzione(57) di David da parte di Samuele. Samuele usa questa espressione significativa: “... lo Spirito del Signore verrà su di te, e tu profetizzerai con loro e sarai mutato in un altro uomo”. Sotto la statua di Betsabea abbiamo scolpito Re Saul che si annoia e fa suonare l’arpa da David. Infine sulla terza colonna, quella con base ottagonale si ha la decapitazione del gigante filisteo Golia. David è descritto come valoroso guerriero, musicista e poeta. Nel cristianesimo, da David discende Giuseppe, il padre putativo di Gesù.

David che taglia la testa di Golia fa pensare alla decapitazione del re assiro Oloferne da parte della vedova Giuditta, ma anche alla decapitazione di Giovanni il Battista su ordine di Erode e su richiesta di Salomè. Perdere la testa a seguito della decapitazione, in senso biblico vuole dire cambiare consapevolezza, acquisire una nuova visione delle cose, perdere le vecchie e obsolete categorie di giudizio del mondo profano al fine di introdurre nuovi schemi e modi di vedere, creare nuove sinapsi, che permettono di vedere i “nuovi cieli e le nuove terre” dell’Apocalisse.
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49 Fiore onnipresente nelle chiese e cattedrali templari.
50 “Collocarono l’Arca di Dio su un carro nuovo e la portarono via” (Samuel II, 6-3).
51 Questa scultura è stata ampiamente commentata in Notre-Dame De Chartres Templare sotto terra e la Wouivre.
52 All’interno della navata, vi sono 12 possenti pilastri posti ai due lati. La cadenza è ritmata dall’alternanza dei 6 pilastri arrotondati circondati da colonne ottagonali e da 6 pilastri ottagonali attorniati da colonne rotonde. L’ottagono è onnipresente anche nel coro, infatti, la parte rettangolare del coro è sorretta da 8 colonne uguali a quelle della navata, 4 circolari e 4 ottagonali.
53 http://www.bldt.net/Om/spip.php?article801
54 http://www.lieux-sacres.com/chartres%20-%20sculptures.htm
55 Fulcanelli, Le Dimore Filosofali.
56 Daniele Ferrero La struttura simbolica del gioco dell’oca.
57 La parola “greca” Christos ha vari significati, come unto (olio puro, Chrisma).
PORTALE NORD DI DESTRA – LA PORTA DELLA SAGGEZZA

Il Portale di Destra è detto la Porta della SAGGEZZA. Il timpano è occupato da Giobbe sul suo letame, a sinistra i tre amici dietro Satana tentatore. Il Libro di Giobbe che ai profani sembra sia un rebus, è in realtà un libro Iniziatico. Nel Libro di Giobbe il Demonio è chiamato Figlio di Dio e agisce tormentando, cioè mettendo alla prova Giobbe. Il Signore si consiglia con Satana e gli dà carta bianca per mettere alla prova la fede di Giobbe. Questi è privato delle sue ricchezze e della sua famiglia e colpito da una malattia ripugnante. Satana obbedendo all’ordine del Signore, accusa Giobbe di essere pronto a maledire il Signore, in sua presenza, se appena provocato. Questo Libro è ancora più antico del Pentateuco, esso è una completa rappresentazione dell’antica Iniziazione. Giobbe è uomo ricco e pio, originario di Uz, in Arabia, che, messo a dura prova da Satana, con il consenso di Dio, è colpito nelle sue ricchezze, nella sua famiglia, nel suo corpo. Nulla riesce ad allontanarlo da Dio il quale, alla fine, lo reintegra in tutte le sue cose. Il libro di Giobbe appartiene ai Ketubim e si può dividere in cinque parti: prologo, discussione in versi, intervento di Eliu, rivelazione di Dio, conclusione. Vi si dibatte il problema della sofferenza del giusto e dei motivi che la giustificano. Vengono offerte due soluzioni: La prima nella rassegnazione alla superiore saggezza divina; la seconda nella Speranza nella liberazione finale attraverso la purificazione.

FIGURA 41. GIOBBE TIMPANO PORTALE DESTRO

Il candidato si trova privato di tutto ciò che aveva per lui valore e afflitto da ogni infermità. Ai suoi tre amici, il dotto cioè la coscienza intellettuale fine a se stessa, il conservatore chi si oppone a ogni cambiamento, e l’abile nelle cose pratiche tralasciando le spirituali, che lo rimproverano, facendogli credere che le sue disgrazie siano la giusta punizione alle sue colpe, egli risponde: ”Perché mi perseguitate e non vi accontentate di vedere la mia carne così corrotta? Ma io so che il mio Campione vive e che un giorno sarà al mio fianco …”. Il Campione, il Liberatore, il Vendicatore è stato interpretato come un riferimento diretto al Messia e pertanto questo libro misterioso è stato introdotto fra i libri canonici. A un certo punto appare un quarto uomo Elihu, figlio di Barachel buzita, della stirpe di Ram. Barachel è Bar-Rachel, il figlio di Rachel o figlio della pecora(58). Fu un discepolo di Orfeo che a Eleusi fondò i Misteri. Pochi sanno che Eleusi, era chiamata ovile e gli Iniziati agnelli, governati dal Gerofante, il loro Pastore. Orfeo, era spesso raffigurato come il Buon Pastore. Elihu è lo ierofante; egli comincia con un rimprovero, e i sofismi dei falsi amici di Giobbe sono spazzati via come sabbia dal vento dell’occidente. “Ed Elihu, figlio di Barachel, parlò e disse: “I grandi uomini non sempre sono saggi ... nell’uomo vi è uno spirito; lo spirito che è in me mi domina. Dio parla una volta, e anche due, ma l’uomo non se ne accorge. Nel sogno, in una visione notturna, quando un profondo sonno cade sull’uomo che giace nel suo letto, Dio gli apre gli orecchi e vi sigilla le sue istruzioni. O Giobbe, ascoltami, mantieni la tua pace, ed io t’insegnerò la SAGGEZZA”.

Il Libro di Giobbe è evidentemente opera di un iniziato, tanto che una delle tre figlie di Giobbe è chiamata con un nome mitologico decisamente “pagano”. Il nome Kerenhappuch è stato reso in vario modo dai diversi traduttori. La Vulgata ha “corno di antimonio”; e la versione dei Settanta “corno di Amaltea”, la nutrice di Giove e una delle costellazioni, emblema del “corno dell’abbondanza”.

Nella Letteratura rabbinica Giobbe è rappresentato come uno dei sette profeti gentili. Gli altri sei erano Balaam, suo padre Beor, e i quattro amici di Balaam (Talmud, B. B. 15b). Giobbe abitava nella terra di Uz a nord di Edom, abitata anche dagli Edomiti. Balaam era di Edom, un discendente di Esaù dai capelli rossi. Poiché Balaam è figlio di Beor, s’ipotizza che il nome di uno dei Re di Edom “Bela, figlio di Beor” sia una forma corrotta di Balaam, e che quindi sia stato un re Edomita(59). Giobbe e Balaam legati a Edom sono personaggi misteriosi. Sotto Giobbe nell’architrave, abbiamo la rappresentazione del famoso Giudizio di Salomone, nell’assegnare lo stesso figlio a due madri. L’accostamento Giobbe Salomone è un riferimento a due diverse prove. La prima durissima cui è sottoposto Giobbe chi deve essere Iniziato ai Misteri divini, l’incrollabile fiducia, e fedeltà verso il divino nella certezza di assenza di tradimento da parte di chi deve tacere sul mistero del regno dei Cielo. Il Giudizio di Salomone mette a prova l’amore disinteressato che porta alla rinuncia totale della madre a ogni attaccamento nei confronti del figlio, affinché questi non fosse tagliato in due parti.

Vi sono sei archivolti scolpiti:
  • Il primo quello interno rappresenta 12 angeli, in basso a sinistra un angelo porta il Sole, a destra porta la Luna.
  • Il secondo diviso in 8 parti, la storia dei Giudici: Gedeone a destra, Sansone il Nazireo a sinistra. Il periodo dei Giudici che precedette quello di Jesse e Davide. Gedeone sconfigge i Madianiti. L’ultimo dei grandi giudici di Israele è il Nazaria Sansone.
  • Il terzo diviso in 10 parti, a destra la storia di Ester la regina, a sinistra la storia di Judit la vedova.
  • Il quarto diviso in 12 parti la storia di Tobia in esilio con il suo popolo a Ninive.
  • Il quinto diviso in 12 parti il lavoro dei mesi. In quest’archivolto abbiamo la rappresentazione di Giano con un pane su cui è incisa la croce templare(60).
  • Il sesto diviso in 14 parti, 12 per lo zodiaco, 2 per l’inverno e l’estate, gli inizi dei solstizi.

Sei archivolti in tutto, ordinati in 4+2 settori, suddivisi in due gruppi, uno interno di 2x31 e uno esterno di 2x13 settori dominato dai numeri primi 31 e 17. Trentuno è l’undicesimo numero primo, che può essere scritto in due modi diversi come somma di potenze successive: 31 = 50+51+52=20+21+22+23+24. In totale per i sei archivolti 2x34=4x17, quattro coppie di 17; diciassette è la Tetractis dei primi quattro numeri primi: 17 = 2 + 3 + 5 + 7. Secondo la Kabbalah ebraica la creazione ebbe inizio il 17 ottobre, Osiride fu ucciso il 17 del mese di Athyr (segno zodiacale Scorpione)(61).

Perché a Tobia sono dedicati ben 12 settori? Dopo il Libro di Giobbe in questo Portale si fa riferimento a un altro Libro misterico quello di Tobia scritto in greco(62) non fa parte dei libri canonici ebraici. La prima parte del Libro di Tobia riguarda il padre chiamato Tobi (Tobia senior) e l’altra il figlio chiamato Tobia. Tobi mentre si reca a seppellire il cadavere di un connazionale assassinato per strada e lì abbandonato (una colpa considerata gravissima dai popoli mediorientali), diventa cieco perché gli escrementi caldi di alcuni passeri gli sono caduti sugli occhi. La cecità durerà per quattro anni, e sua moglie Anna dovrà mantenere la famiglia con duri lavori. Finché un giorno esplose: «Dove sono le tue elemosine? Dove sono le tue buone opere? Ecco, lo si vede bene da come sei ridotto!». Tobia ne soffre molto e invoca il Signore affinché lo faccia morire. Contemporaneamente si sviluppa la storia di Sara, giovane figlia di Raguele, un parente di Tobia che vive a Ecbatana, capitale della Media. La giovane ha già avuto sette mariti, ma tutti sono stati uccisi dal demone Asmodeo durante la prima notte di nozze, e le serve la oltraggiano. Così disperata leva la sua preghiera all’Altissimo. Le due preghiere giungono contemporaneamente all’orecchio di JHWH, che decide di ascoltarle entrambe, inviando loro in soccorso l’arcangelo Raphael, il guaritore.

Il nome del demone Asmodeo deriva dal persiano “Aeshma Dev”, che gli Ebrei chiamavano con il nome di Ashmedai, il Distruttore, il demone della Furia. Compare nell’apocrifo “Testamento di Salomone” dove è presentato proprio come nemico dell’unione coniugale. Asmodeo è lo Spirito maligno della Concupiscenza, dell’amore impuro e la personificazione degli istinti voluttuosi.

FIGURA 42. PORTALE NORD DESTRO TOBIA AFFERRA IL PESCE

L’arcangelo Raphael e Tobia si recano nella Media, accompagnati dal cane. L’angelo è il messaggero del Sé spirituale, e il cane è la guida. Il giovane scese nella riva del fiume Tigri, uno dei fiumi dell’Eden, per lavarsi i piedi, quand’ecco un grosso pesce aggressivo balzò dall’acqua e tentò di divorare il piede del ragazzo, che si mise a gridare. Scendere al fiume per lavarsi i piedi vuol dire operare la purificazione della Terra del mondo che si sta per affrontare; ed ecco che il “nemico” (l’avversario) si precipita contro l’intruso che tenta di penetrare in esso: è un grosso pesce, come quello di Giona, ma ha le caratteristiche del “drago, del guardiano della soglia” del fiume.

L’Angelo Raphael dice al ragazzo: ”Afferra il pesce … aprilo e togline il fiele, il cuore e il fegato, mettili da parte e getta via gli intestini. Tobia afferra il Pesce Drago recupera fegato bile e cuore, arrostì una porzione del pesce e la mangiò; l’altra parte la mise in serbo dopo averla salata. Tobia esegue l’ordine dell’angelo e si nutre della carne del nemico dopo averla purificata col fuoco e ne serba una parte dopo averla salata, cioè dopo averla cosparsa di saggezza. Tobia chiese spiegazioni all’angelo, e questi rispose: “Il Fiele, il Cuore e il Fegato possono essere utili medicamenti”. Allora il ragazzo chiese a Raphael: “Che rimedio può esserci nel cuore, nel fegato e nel fiele del pesce?”. E Raphael rispose: “Quanto al cuore e al fegato, ne puoi fare suffumigi in presenza di una persona invasata dal demonio o da uno spirito cattivo, e cesserà in essa ogni vessazione e non ne resterà più traccia alcuna. Il fiele va spalmato sugli occhi di uno affetto da albugine, si soffia su quelle macchie, e gli occhi guariscono”.

Perché il fegato e la bile del pesce-drago? Il fegato produce energia, ciò che entra nell’organismo viene portato al fegato e trasformato in energia e neutralizza tutto quello che è indesiderabile (le tossine) per poi eliminarlo tramite la bile. Il fegato e la cistifellea sono per lo Yoga sotto il dominio del chakra Manipura che sta alla base della spina dorsale dove risiede dormiente Kundalini. Il chakra Manipura e il suo fuoco sono intimamente legati con gli organi della vista e l’atto della visione. Ora l’incapacità del giusto discernere, del giusto vedere è una cecità spirituale e il nostro agire confuso, indeterminato e incerto è l’atteggiamento opposto alla forza, l’incisività e il coraggio del nostro Manipura. San Giovanni della Croce collega la bile alla morte dell’anima, alla privazione di Dio.

Nella medicina tradizionale cinese si dice che il fegato è “il generatore di forze”, è “il generale che elabora i piani” e “l’organo tesoro” che trasmette il potere-luce all’organo officina, la cistifellea, che è “il giudice che decide e condanna”. La simbologia ebraica associa la cistifellea alla sede del discernimento, al giusto vedere. Tobia riesce a guarire la cecità fisica e spirituale di suo padre con il fegato e la bile del grande pesce. La parola ebraica Kaved, oltre che fegato, indica abbondanza e anche pesantezza, gravità; la sede della potenza divina, della sua gloria, così pesante che, quando un tempo occupava la tenda di propiziazione degli ebrei al Sinai, nessun uomo poteva entrare in quel luogo (Esodo 40:34). Il valore numerico del nome di YHWH è “26”, lo stesso valore numerico di Kaved, la parte collerica di YHWH, l’ira di Dio. Il fegato sembra essere un organo ambivalente. Nell’uomo legato alla densa materia è connesso alla collera, al desiderio e alle passioni, e sembra sovrintendere alla pulsione sessuale. Il fiele prodotto in questi casi dal fegato è l’ira. Dall’altra parte il fegato è l’organo del coraggio. Sul piano simbolico il fegato insegna a imbrigliare l’aggressività ed espellere tutto ciò che arreca danno. Come avviene per i metalli degli alchimisti, è l’uso - terreno o spirituale - che rende un metallo impuro o puro(63). Il fegato è il luogo del corpo ove si accumula la luce del compiuto.

I racconti mitici riguardanti l’uccisione del Drago, con le aggiunte del tesoro e della giovane tenuta prigioniera sono velate allusioni della conquista della saggezza. Nell’uomo il Drago è la Kundalini che dorme alla base della spina dorsale, nel chakra Manipura. Raffaele protegge Tobia nel viaggio e gli consiglia di sposare Sara nonostante i timori del ragazzo. Sara è figlia unica di Raguele (che significa amico del Signore) che Tobia per la Legge ha il diritto-dovere di sposare. Asmodeo ha già ucciso i 7 falsi mariti di Sara prima che il matrimonio fosse consumato, ottenendo che “la giovane prigioniera di Asmodeo” si conservi vergine per Tobia. Sara è l’amata spirituale, come Beatrice in Dante, è il Sé Spirituale, l’Anima.

Si racconta che Re Salomone invocò, tramite il proprio anello, tutti e 72 demoni per farsi aiutare nella costruzione del Tempio. Asmodeo descritto come “furioso e urlante” era tra questi demoni ma si ribellò al Re rubandogli l’anello e gettandolo in mare in modo da regnare al suo posto. Salomone però non si dette per vinto e ritrovò l’anello nella pancia di un pesce: riuscì così a punire il demone a rinchiudendolo in un vaso. Ancora una volta, si parla di un pesce: simbolicamente è lo stesso pesce che attaccò Tobia?

Per liberare da Asmodeo la bellissima Sara, Tobia brucia con l’incenso fegato bile e cuore del Pesce-Drago ucciso all’inizio del viaggio alla presenza di Asmodeo. Il racconto misterico ci dice che se eleviamo la nostra tensione dalla materia allo spirito, bruciando con l’incenso, sublimiamo il fiele cioè l’ira, il fegato cioè il coraggio, il cuore cioè l’amore, entriamo nell’amore di Dio. La collera di YHWH è trasmutata con il cuore in amore. Il punto di equilibrio non è più il fegato, ma il cuore, del quale il fegato si mette al servizio(64). Non vi è più ira, rabbia lussuria, abbiamo mostrato all’Avversario la Forza della Potenza che gli sta di fronte, l’Avversario è vinto e incatenato. “È bene tener nascosto il segreto del re”, la frase sibillina pronunciata alla fine da Raffaele, si ritrova nel libro della “Sapienza di Achikar”. Il significato è di non rivelare ai profani i segreti della Grande Opera, cioè di non gettar le perle ai porci. Come insegna la Chassidut (filosofia chassidica), chi è un “Re” “MeLeKh”? E’ colui che ha messo nel giusto ordine le lettere che ne compongono il nome - M/L/K. In altri termini: M = moah-cervello, L = lev-cuore, K = kavod-fegato. In ebraico MLK Melek il Re), è il dominatore nei tre mondi: fisico-fegato, psichico-cuore, spirituale-cervello. Ai lati del Portale di Destra abbiamo il numero sei, con 2x3 statue. Nella parte destra del portale troviamo Ben Sirach il saggio, una Sibilla, il Patriarca Giuseppe, tutti e tre con un rotolo, simbolo di antica sapienza scritta. A sinistra Re Salomone, la Regina di Saba e il Profeta pagano Balaam. Le tre sculture di destra reggono tutte un rotulus, progettato come supporto di scrittura, fatto con una striscia lunga e stretta di papiro o pergamena, scritta da un lato, e avvolta sul suo bastone di legno.

FIGURA 43. BEN SIRACH – SIBILLA – GIUSEPPE

Ben Sirach posto di fronte a Salomone, è l’autore di “Siracide” un Libro di Saggezza, nel capitolo 17 versetto 13, allude a Salomone e alla costruzione del Tempio. Sotto i suoi piedi “un muratore” intento a costruire il Tempio sotto le direttive di Maestro d’Opera Salomone.

La Sibilla probabilmente la Cumana, è posta di fronte alla Regina di Saba. Nel medioevo, le Sibille erano le portatrici di una Saggezza Antica nel mondo pagano(65). I piedi della Sibilla appoggiano su un cane, un bracco, simbolo di vigilanza. Il Cane è un animale guida, che spesso conduce la ricerca verso l’Altrove. Il cane è un animale che vede e segue le tracce, e guida gli umani, camminando dinanzi a loro voltandosi di tanto in tanto per vedere se coloro che devono seguirlo sono rimasti indietro o sono a lui vicini. Il Cane conduce anche a trovare il luogo, fino a quel momento perduto e ignoto o di qualcosa che è stato perduto. Sul pavimento del duomo gotico di Siena sono superbamente rappresentate 2x5 Sibille, inquadrate da una cornice a scacchiera. E il Verbo volò nel suo grembo: Incarnandosi nel Tempo, e animato dal corpo di lei, Fu trovato in immagine mortale, e un Bambino fu creato Da una Vergine ... La nuova Stella mandata da Dio fu adorata dai Magi. L’infante in fasce fu posto in una mangiatoia … E Betlemme fu detta “Il paese della Parola, scelto da Dio” (Oracoli sibillini, 760-788). Ritroviamo il tema dei Magi sacerdoti della religione zoroastriana. Balaam nel medioevo e nell’antichità era identificato con Zoroastro.

La terza statua è di Giuseppe figlio di Giacobbe, il cui piedistallo è realizzato con un drago che sussurra all’orecchio della moglie del capo delle guardie del Faraone Potifhar, che secondo la Bibbia convinse il marito ad arrestare Giuseppe che non cedette alle sue proposte lascive. La versione elohista della Genesi dice, che Potiphar era un sacerdote di On, la cui figlia si sposò poi con Giuseppe. Secondo il Corano che chiama Putiphar Al-Aziz, cioè il potente, Giuseppe scelse la prigione, per sfuggire ad altre tentazioni. Questa è la narrazione di un processo iniziatico, la vittoria sulle tentazioni sessuali. Nel secondo stadio dell’iniziazione egizia il candidato è sottoposto alle tentazioni sessuali: donne bellissime erano mandate dallo Ierofante (il Dragone) a tentare il candidato. La moglie di un personaggio molto importante non ha nome, perché non è la moglie, è un velo, il sacerdote di On inviò una femmina sensuale a tentare Giuseppe per metterlo alla prova, e dopo aver resistito subisce altre prove, e la prigione. Giuseppe dopo queste prove, divenne un Iniziato, altrimenti non avrebbe sposato Aseneth, la figlia di Petephre (“Potiphar”, chi appartiene a Phre, il Dio-Sole), sacerdote a Eliopoli e governatore di On. Nella Genesi si trova il versetto: “Il Faraone chiamò Giuseppe Tsafnath-Paneach e gli diede per moglie Aseneth figlia di Potifera, sacerdote di On”.

Nella storia di Giuseppe ricorre come parola specifica per Interprete; da cui deriva anche la parola Pitrum nel senso di interpretazione di un testo o di un sogno. Leggiamo di Giuseppe, che cercava ispirazione divina con la sua coppa divinatoria d’argento, che deve avere avuto un fondo molto lucido. Giuseppe era chiamato Nazar: “La testa di Giuseppe il sommo Nazar tra i suoi confratelli”. Sansone e Samuele sono definiti egualmente Nazar.

FIGURA 44. BALAAM – REGINA DI SABA – RE SALOMONE

Nel Portale a sinistra troviamo Balaam, la Regina di Saba e Re Salomone, il cui stile è diverso da quello sul Portale Ovest. Re Salomone è rappresentato con il folle Marcolfo ai suoi piedi. Nella prima parte del Dialogo Salomone Marcolfo(66) si consuma un vivace e arguto scontro verbale fra il biblico re Salomone e il contadino Marcolfo. Il linguaggio del Re contrasta con quello eversivo, del contadino, il cui acume, tuttavia, gli consente sia di trovare soluzioni non convenzionali, ai problemi che si presentano al sovrano, sia di scampare all’impiccagione cui il Re lo condanna per la sua costante mancanza di rispetto. Nel finale Marcolfo restituisce a Salomone la Regina di Saba che l’aveva tradito con un Re pagano e ne riceve grandi onori. La seconda scultura rappresenta la Regina di Saba ai cui piedi un suo servitore con una coppa piena d’oro portata in dono a Salomone, regalò 4,5 tonnellate d'oro al re. Secondo la Bibbia, la regina della terra di Saba(67) venne a conoscenza della grande saggezza del re d’Israele, Salomone, e si mise in viaggio verso la sua terra portando con sé come doni spezie, oro e pietre preziose.

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58 L’espressione “della stirpe di Ram” indica che egli era un arameo o un Siriano della Mesopotamia. Buz era un figlio di Nahor. “Elihu figlio di Barachel” può essere tradotto in due modi: Eli-Hu, Dio è, o Hoa è Dio; e Barach-Al, l’adoratore di Dio, o Bar-Rachel, il figlio di Rachel o figlio della pecora.
59 I Re edomiti, un mistero profondamente nascosto che si può trovare nell'allegoria dei sette Re che “regnavano sulla terra di Edom prima che un qualsiasi Re regnasse sui figli di Israele” (Genesi, XXXVI, 31). Esaù si stabilì nella terra di Seir, che divenne il paese di Edom. E per questo motivo viene anche chiamato padre dei Re di Edom. È l’allegoria di una generazione di uomini che precedette la nostra.
60 Notre-Dame-Templare II.
61 La morte di Osiride nel numero 17 equivale alla caduta dello Spirito nella Forma, questo è il vero motivo perché tale numero era inviso ai Pitagorici la cui Dottrina era rivolta verso il ricongiungimento di ciò che è stato separato all’Uno, all’Esseità.
62 Scritto in greco sulla base di un testo aramaico perduto redatto in Giudea attorno al 200 a.C.; sono stati trovati dei frammenti in aramaico a Qumran.
63 L’immagine di Tobia che ritorna dopo un percorso alchemico, ci suggerisce che è per riaprire gli occhi al padre, cioè per fargli ritrovare la giusta ottica sulle cose.
64 E se Longino avesse simbolicamente colpito il Cristo nel fianco destro, ossia sul fegato, per riattivarlo in senso spirituale? http://mikeplato.myblog.it/2009/04/30/il-fegato-nell-anatomia-esoterica/
65 La Sibilla Cumana fu cantata dal poeta Virgilio nella sua IV ecloga e si rifà alla venuta di Gesù, secondo la tradizione cristiana. In realtà Virgilio, nella quarta ecloga cita il Metatrone, un nuovo ciclo con cui sarebbe finita l’età del ferro e cominciata quella dell’oro.
66 Il dialogo è già citato tra i testi proibiti nel Decretum Gelasianum del VI secolo, dove appare come Scriptura quae appellatur Salomonis Interdictio. Il personaggio di Marcolfo, in relazione ad una disputa con Salomone, è citato attorno al 1000 dall’abate del monastero di San Gallo Notkero III.
67 I Sabei erano i sudditi di Saba. Nella Bibbia troviamo questo nome con riferimento geografico, il luogo dove regnava la regina di Saba e nella storia degli Assiri troviamo traccia di una guerra contro Saba.
IL MISTERO DEL PROFETA BALAAM

Balaam è scolpito su una colonna la cui base è un’asina che guarda il profeta pagano. L’importanza del profeta è confermata dal fatto che si ritrova anche nella Cappella templare di Montsaunès. Balaam, il profeta “molto amato dal Signore è chiamato nella Bibbia: “l’uomo che ha l’occhio aperto, che conosce la scienza dell’Altissimo”. La storia di Balaam ha luogo alla fine di quarant’anni di peregrinazione nel deserto, poco dopo la morte di Aronne, fratello di Mosè, e del successivo attraversamento del Giordano.

FIGURA 45. BALAAM

Nel Libro dei Numeri Balaam (in ebraico Bilaam) è descritto come un mago e profeta aramaico al quale Balak, re di Moab, chiese di scacciare e maledire con la magia della parola, gli Ebrei guidati da Mosè penetrati nel suo territorio. L’Angelo del Signore con la spada in mano pronto a colpire, fermò per la terza volta Balaam e la sua asina, al passaggio in una stretta gola, dove non era possibile deviare né a destra né a sinistra. Alla vista dell’Angelo, l’asina crollò a terra e il suo padrone, che invece non vedeva nulla cominciò a bastonarla perché si rimettesse in cammino. Essa ricevette allora dal Signore il dono della parola e disse: «Che ti ho fatto, perché tu mi batta così?» Gli occhi del mago indovino furono allora aperti e vide l’Angelo del Signore. Secondo l’apocrifo neotestamentario Atti di Tommaso, l’asina che portò Gesù sarebbe stata una discendente dell’asina di Balaam, chiudendo così un ciclo di asini al servizio dei profeti. Cristo quando entra in Gerusalemme, cavalcando un’asina, è acclamato come Re.

Balaam è generalmente rappresentato mentre cavalca un’asina la cui testa che si volge indietro in senso opposto a quello del corpo, per dirla esattamente alla francese, un animale contrasté(68). L’asina di Balaam che, al contrario del suo padrone, un profeta, intende meglio di lui la volontà di Dio; in questo forse, si mostra un attacco alla Chiesa, che, badando più alla forma, all’istituzione ufficiale, si era allontanata dai valori spirituali. L’asina ha riconosciuto la forza avversaria per ben tre volte e ha evitato la suggestione di pericolo, risparmiando così Balaam dalla morte.

In uno dei più famosi confronti nel Midrash (Numeri Rabbah 20), il profeta pagano Balaam e il profeta ebreo Mosè sono equiparati. Si dice che i loro poteri sono uguali, che Dio deliberatamente concesse alle nazioni un profeta in modo che non potessero protestare che avevano solo un messaggero di Dio anche loro avrebbero seguito le sue leggi e obbedito suoi editti. Nella letteratura rabbinica Balaam è uno dei 7 profeti Gentili assieme a suo padre Beor, a Giobbe e ai 4 amici di Balaam (Talmud, B. B. 15b). In alto sul timpano, Giobbe, in basso a sinistra Balaam. Nel Libro di Giobbe, il Signore si consiglia con Satana in qualità di Avversario e gli dà carta bianca per mettere alla prova la fede di Giobbe. Nel Libro dei Numeri (XXII, 22), l’Angelo del Signore è descritto come rappresentante la parte di un Satana nei confronti di Balaam(69).

Come potrebbe Baalam o Bilaam, un mago nero, un uomo malvagio, secondo la maggioranza dei rabbini, meritare un elevato livello di profezia? Perché la Torah gli dedica tre capitoli (Numeri, capitoli 22-24), e perché è in grado di profetizzare il futuro? Si chiedono ebrei eruditi. Il motivo principale è che Balaam non appartiene al popolo ebraico. Balaam compare come un falso maestro sia nella Seconda Lettera di Pietro che nella Lettera di Giuda, scritti che si rifacevano alla tradizione ebraica. Il Libro dei Numeri che tratta di Balaam, fu un libro più tardo(70), probabilmente scritto dal sacerdote e scriba Esdra(71), durante l’esilio degli Ebrei a Babilonia, durato fino ai primi anni di regno dell’imperatore persiano Dario. Nel terzo libro di Esdra – apocrifo – viene riportato il testo di un decreto in cui l’imperatore Ciro afferma di essere stato messo a capo di tutta la terra dal Dio di Israele. Questo dice Ciro, re dei persiani: “Il Signore di Israele, il Signore Altissimo, mi ha eletto re di tutta la terra e mi ha ordinato di costruirgli una casa in Gerusalemme, nella Giudea”.

La tradizione antica e medievale che identifica il profeta Balaam con Zoroastro, ha un’origine molto antica e non è da escludere che Esdra l’autore del libro dei Numeri, vissuto durante il periodo della cattività babilonese, tendesse realmente a identificare Balaam con Zoroastro. A favore di questa ipotesi sta la profezia di Balaam sulla venuta del Messia, che ricalca strettamente - per il fatto stesso di avere predetto la venuta di un Salvatore che sarà annunciata da una stella - alcune versioni della profezia di Zoroastro sulla venuta del Salvatore del Mondo: “Oracolo di Balaam, figlio di Beor, oracolo dell’uomo aperto d’occhio, oracolo di chi ascolta parole di Dio, e conosce la scienza dell’Altissimo, vede quello che l’Onnipotente gli fa vedere, cade e gli occhi si aprono. Lo vedo ma non ora, lo guardo, ma non da vicino: una stella si muove da Giacobbe, si alza uno scettro da Israele, spezza le tempie di Moab, il cranio di tutti i figli di Set” (Numeri 14,17).

Gli Ebrei hanno in grande avversione Balaam forse perché ha profetizzato che la stella di Giacobbe spezzerà il cranio dei figli di Seth, e gli Ebrei sapevano di essere i figli di Seth. Gli Egiziani rappresentavano Seth sotto la forma di un asino. Manetone dice che Seth aveva ucciso a tradimento Osiride e si era alleato con i Semiti, ossia gli Israeliti. Questo ha forse dato origine alla storia narrata da Plutarco, che, in seguito alla lotta fra Horus e Tifone, questi, atterrito dal delitto compiuto, “fuggì per sette giorni su di un asino e, fuggendo, generò i figli Ierosolumos e ludaios (Gerusalemme e Giudea)”. Vi fu un’epoca che vide l’Egitto governato dai sovrani delle terre straniere, i Re-Pastori, gli Hyksos, che sottomisero l’Egitto intorno al 1750 a.C. per quasi 200 anni fondando la XV, XVI, XVIII dinastia. Lo storico Giuseppe Ebreo scrisse: “Gli Egiziani colsero molte occasioni per invidiarci e odiarci, anzitutto perché i nostri antenati (gli Hyksos) avevano avuto il dominio sulla loro terra”. Giuseppe figlio di Giacobbe, non avrebbe potuto assurgere alla seconda carica dello stato se non apparteneva all’etnia dominante. Con la cacciata dei Pastori Ittiti dall’Egitto da Ahmose (circa 1550-1525 a.C.), gli Habiru (gi Ebrei) perdono tutti i loro privilegi e cadono in uno stato di servitù, e contemporaneamente il nome della divinità ittita, Seth, fu cancellato da tutti i monumenti e trasformato in simbolo di forza tenebrosa.

La bocca dell’asina secondo il Talmud è una delle dieci cose furono create alla fine Sesto Giorno della creazione del mondo. La bocca dell’asina è la bocca di Saturno Jahvè che parla a Balaam. Ma cosa ha a che fare l’asino con la divinità suprema ebrea? Tacito pensava che gli Ebrei adorassero un asino, simbolo di Tifone o Seth, il Dio degli Hyk-sos. Gli Ebrei riverivano o semplicemente adoravano l’”aurea testa d’asino” nel loro tempio; secondo Apione, Antioco Epifane se la portò via. Inoltre Zaccaria padre di Giovanni Battista, diventò muto all’apparizione nel Tempio della divinità sotto la forma di un asino.

Tra gli autori antichi che tendevano a identificare Balaam con Zarathustra è importante ricordare Origene, che nella sua Omelia sui Numeri afferma: “Se le sue profezie furono inserite da Mosè nei sacri libri, quanto più furono descritte da quelli, che allora abitavano la Mesopotamia, presso cui Balaam era sommamente onorato e che consta essere stati suoi discepoli nella magia? Da lui si dice discendere la schiatta e l’istituzione dei Magi nelle parti dell’Oriente.”

La religione zoroastriana ha dunque avuto influenza su tanta parte della teologia ebraica, soprattutto su quella che ha ispirato le Scritture Apocrife dell’Antico Testamento, in particolare sui testi che più tardi sono andati a costituire il canone esseno. È probabile che proprio nell’ultimo periodo della cattività babilonese si sia formato il primo nucleo di quella che più tardi diventerà la comunità essena, che esso abbia cominciato a dotarsi di una “casta sacerdotale” analoga a quella su cui poggiava l’antica religione di Zarathustra e che questi sacerdoti si siano chiamati “Magi” proprio come i sacerdoti di Zarathustra(72). Sappiamo che i Magi(73) persiani erano sparsi in Oriente e soprattutto in Siria all’inizio dell’era cristiana. I testi arcaici, in cui incontriamo allusioni nei Numeri (cap. 24), sembrano essere in contatto con la Siria e più particolarmente con la regione di Damasco. Si comprende l’importanza allora dell’episodio della stella. Le “Testimonia” sono raccolte della prima comunità cristiana: la profezia di Balaam presente in esse.

Chi era veramente il Profeta Balaam? Cominciamo l’indagine partendo dal nome latino Balaam cui applichiamo la scienza sacra dell’Isopsefia in relazione all’alfabeto latino di 23 lettere. Si ottiene che le sei lettere del nome del profeta danno il numero Dieci (BALAAM=2+1+2+1+1+3=10), la perfezione(74).

Alessandro Polistore dice di Pitagora che era un discepolo del nazaret assiro; Nazar significa separato e consacrato al servizio del Dio Supremo, l’istituzione dei nazarita è descritta in Numeri (cap. VI). Il Profeta Elia e Giovanni Battista erano dei Nazar. I termini nazar e nazaret nelle migliori opere conosciute degli antichi scrittori, li troveremo in relazione con gli adepti pagani ed ebrei. Diogene Laerzio afferma con molta sicurezza che Pitagora, dopo essere stato iniziato nei Misteri dei Greci e dei barbari, “andò in Egitto e visitò poi i Caldei e i Magi”; Apuleio è convinto che il maestro di Pitagora fosse Zoroastro. Ma lo Zoroastro maestro di Pitagora che è vissuto dal 570 a.C. circa, al 495 a.C. circa, non può essere quello contemporaneo di Mosè, perché vissuto mille anni prima. L’opinione dei cabalisti è che vi sia stato un solo Zoroastro e molti guruastar o maestri spirituali(75), e che uno di questi guru, o meglio zuruaster, come è chiamato negli antichi manoscritti, fosse l’istruttore di Pitagora76. Le loro dottrine, e specialmente quelle dell’ultimo Zoroastro, fiorirono dalla Bactria fino ai Medi; quindi, sotto il nome di Magismo.
Balaam, figlio di Beor risiedeva in Pethor, i nomi delle città oracolari, pateres, pateras, e Pethor, la residenza di Balaam, provengono tutti dalla stessa radice PTR. Il Petroma, come termine è dato dalla contrazione di Peter-Roma, le Due Tavole di pietra dei Misteri, usate dallo Ierofante nelle iniziazioni, durante il Mistero finale. In Ebraico e in lingua Caldea il termine Pietra è Peter, le varianti Patras, Patar, Patara, indicano colui che apre, il Rivelatore, il Papa cattolico, in qualità di successore degli Ierofanti degli antichi Misteri. Zoroastro il primitivo instauratore del culto del Sole e del Fuoco, fu apparentemente il primo a insegnare l’unità di Dio. Nel culto Zoroastro è rappresentato con un Calice da cui escono le fiamme. Il calice collega Zoroastro a Melchisedech. Scrive N. Roerich: “Lo stesso calice di fuoco è inciso sulle antiche monete (sicli) d’argento ebraiche del tempo di Salomone”(77).

FIGURA 46. ZOROASTRO - BALAAM

Esiste un collegamento indiretto della parola Balaam con il luogo dove ha dimorato l’Arca. Leggiamo nel secondo Libro di Samuele che quando David prese possesso di Jebu collocò in cima al colle della città l’Arca dell’Alleanza.
1. Davide radunò di nuovo tutti gli uomini migliori d’Israele, in numero di trentamila.
2. Poi si alzò e partì con tutta la sua gente da Baalà di Giuda, per trasportare di là l’arca di Dio, sulla quale è invocato il nome, il nome del Signore degli eserciti, che siede in essa sui cherubini.
3. Posero l’arca di Dio sopra un carro nuovo e la tolsero dalla casa di Abinadàb che era sul colle.
L’Arca ha dimorato per anni in un villaggio vicino, Baala. Forse non dovremmo essere sorpresi dalle denominazioni geografiche del luogo che evoca Baal(78), Balan, Balaam!

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68 Si può accostare questa posizione a quella del cavaliere di destra sull’architrave a spioventi della cattedrale di Leòn.
69 Così quando Paolo si esaltava troppo per l’abbondanza di rivelazioni o di manifestazioni visive, gli era inflitta “una spina nella carne, ossia un angelo di Satana” per frenarlo: Seconda epistola ai Corinzi, XII.
70 Secondo la moderna critica testuale … gli jahvisti deliberatamente considerano che l’asina abbia parlato realmente, e che l’intero episodio sia stato congegnato per deridere Balaam. Evidentemente agli jahvisti non piacevano i profeti non-Giudei, e il loro testo è molto più aspro verso Balaam rispetto a quello degli elohisti. Mentre i paragrafi che subito precedono questo episodio sembrano di matrice elohista, questo trattamento spiega perché Dio, in sogno, dica a Balaam di recarsi con i principi alla corte di Balak, e in seguito, in apparente contraddizione, invii un angelo per evitare che Balaam si rechi da Balak assieme ai principi. https://it.wikipedia.org/wiki/Balaam
71 Esdra fu lo scriba che condusse il ritorno del secondo contingente di Ebrei dall'esilio babilonese nel 459 a.C., e cui sono attribuiti i vari Libri di Esdra (ritenuti diversamente canonici o apocrifi dalle religioni bibliche) e i libri delle Cronache della Bibbia.
72 http://digilander.libero.it/maximusmagnus/Gnosi/magi.htm
73 Plinio menziona tre scuole di magi: la prima risaliva a un’antichità sconosciuta; la seconda era stata fondata da Ostane e Zoroastro, e la terza da Mosè e Jambres.
74 È interessante notare come i numeri corrispondenti alle sei lettere di BALAAM, compongano una serie composta dai numeri 1, 2, 3, di prodotti contemporaneamente crescenti e decrescenti: 3x1+2x2+1x3.
75 Vi sono tredici Zoroastri menzionati come dimostrato nel Dabistan, un’opera persiana molto antica chiamata il Libro di Shet, compilata secondo MS antichi da Mohsan Fani, opera anche titolata “Le Sacre Scritture degli Antichi Profeti Persiani”. Un’altra simile opera è il Desatir. Non dobbiamo dimenticare che vi furono altre persone non collegate all’insegnamento del Vendidad, che hanno abusato di volta in volta il titolo di Zoroastro per se stessi. Secondo Arnobio vi erano quattro Zoroastri, secondo una parte di critica moderna solo due.
76 Zoroastro l’istruttore di Pitagora, non può essere né lo Zoroastro né lo Zarathustra che istituì il culto del Sole fra i Parsi. Zoroastro non indica un nome ma un termine generico. Guru, in sanscrito, è un maestro spirituale, di conseguenza è probabile che il guruastra sanscrito fosse trasformato tra i Parsi in zuruastara, che ancora significa colui che adora il Sole.
77 N. Roerich Altai-Himalaya I.
78 La “danza circolare” eseguita da Davide intorno all’Arca, era la stessa del salto dei profeti di Baal (I, I Re, XVIII). Era semplicemente una caratteristica del culto sabazio, perché indicava il movimento dei pianeti intorno al sole.
PORTALE NORD DI SINISTRA

Il Portale Nord di Sinistra è detto dell’Incarnazione di Gesù. Nel timpano abbiamo Gesù seduto sulle ginocchia della Madre e in alto una stella non a sei punte, ma tipicamente templare a otto punte, che guida a sinistra i Re Magi. Sul lato destro i Tre Re dormono profondamente mentre l’angelo li avverte di non tornare da Erode. Sotto il timpano nell’architrave, sei angeli; la parte sinistra dell’architrave rappresenta Maria sul letto dopo il parto. La parte destra mostra l’annuncio ai pastori da parte del settimo angelo.

FIGURA 47. TIMPANO PORTALE NORD SINISTRA

Il Vangelo di Matteo l’unico che parla dei Magi è stato verosimilmente scritto in Siria e più particolarmente con la regione di Damasco, in una zona geografica e in un periodo in cui comunità di religione zoroastriana erano presenti e ben conosciute dai primi discepoli. Nel Vangelo Arabo-Siriaco dell’Infanzia, i Tre Magi che vennero a portare doni al bambino Gesù sono identificati come sacerdoti della religione zoroastriana, che avevano insegnato al popolo a riconoscere il Salvatore quando questo sarebbe venuto un giorno. Lo Zoroastrismo era una religione basata sull'adorazione di Ahura Mazda, dal nome del quale fu detta Mazdeismo. Il Dio Aura Mazda aveva un figlio chiamato Mitra che discese dal cielo attraverso il concepimento di una vergine per opera del Dio. Fu adorato dai pastori che gli offrirono in dono le primizie dei greggi e dei frutti della terra. Cresciuto in virtù e saggezza, dette inizio alla sua attività redentrice predicando la morale Mazdeista.

A Ravenna a Sant’Apollinare Nuovo, dov’è rappresentato Melchisedech, guidati da una stella a otto punte, i tre Magi che portano i doni al bambino divino indossano un berretto frigio rosso, tipico delle iniziazioni di Mitra, e pantaloni di foggia persiana. Con il cappello frigio in Italia i Maestri Comacini(79) amavano rappresentarsi. Nella letteratura antica e medievale, Balaam che profetizza una stella che si muove da Giacobbe, di cui parla il libro dei Numeri, è stato identificato con Zoroastro(80) perché era considerato come quasi un contemporaneo di Mosè, come un non Ebreo. Balaam lo ritroviamo rappresentato nel Portale Nord di Destra. Sotto nell’architrave a destra, abbiamo il tema della natività con il bue e l’asino; a sinistra l’annuncio della nascita ai pastori.

Sopra il timpano, il primo archivolto è scolpito con 10 angeli, i Due angeli all’inizio e alla fine dell’arco poggiano i piedi su due draghi, emergenti dalla terra a sinistra e dall’acqua a destra che chiameremo il Dragone della Terra e il Dragone dell’Aria. Otto angeli reggono dei candelieri, Due angeli sui Dragoni reggono delle fiaccole, una è scomparsa(81). Dieci angeli e due draghi, in totale 12 figure i segni dello zodiaco. Lo zodiaco sugli archivolti del Portale Ovest è scomposto in due parti, dieci segni nel Portale di Sinistra e due segni (Gemelli e Pesci) in quello di destra. Qui si allude velatamente alla grotta cosmica, il luogo di nascita del Dio.

I festeggiamenti per la nascita di Mitra-Cristo avvenivano il 25 dicembre(82). Un’immagine bronzea di Mitra, che emerge da un anello zodiacale a forma di uovo, trovata associata a un mitreo lungo il Vallo di Adriano, e un’iscrizione trovata a Roma, lascia supporre che Mitra possa essere una forma del dio misterico degli Orfici, Phanes che emerse dall’Uovo Cosmico (caverna cosmica) all’inizio del tempo, dando vita all’universo. Con l’avvento del Cristianesimo sopra gli antichi Templi e sopra i mitrei furono edificate le Basiliche. Il culto di Mithra nacque a Roma con il ritorno delle Legioni dall’Oriente. Il “dio solare” fu identificato nell’eroe da imitare e già dalla fine del I secolo, la religione mitriaca cominciò a inserirsi in templi appositamente edificati o nelle stanze più segrete delle “domus” romane. Così è successo per il Mitreo presente nella basilica del papa San Clemente I.

Nell’iconografia dei mitrei, sotterranei, in forma di grotta, Mitra con pantaloni e berretto frigio era accompagnato da due Dadofori cioè dai portatori di fiaccola. Mitra è anche descritto a volte come un uomo nato, o rinato, da una pietra: Petra genitrix, o Petra Virginis. I gemelli celesti che accompagnano Mitra, stanno ai lati con le gambe incrociate portando una torcia. La torcia o fiaccola di Cautes punta verso l’alto, perché Cautes rappresenta l’equinozio di primavera (o anche l’aurora); quella di Cautopates, che è l’equinozio d’autunno (o il tramonto), è diretta verso il basso. Nel simbolismo astronomico che gambe incrociate rappresentano gli equinozi, mentre le gambe unite i solstizi. Mitra era associato a Perseo, e il berretto frigio gli fu donato dalle ninfe affinché, invisibile, potesse uccidere Medusa. Per quanto riguarda i Dadofori sono Gemelli, come i Dioscuri. I Portatori di fiaccola sono rappresentati con berretto frigio di feltro, e raffigurati con le gambe incrociate; un mito narrava che i Dioscuri erano stati iniziati ai Misteri Eleusini, tanto che la fiaccola, loro attributo, compare nella figura del Dadoforo.

Le funzioni equinoziali di Cristo, il Sole, furono ereditate da Michele colui che infilza la lancia nella bocca del Drago. Il 22 o 23 settembre ha luogo l’equinozio d’autunno. La festa di San Michele cade proprio alla fine della stagione luminosa e calda, il 29 settembre. Non è un caso che San Michele Arcangelo sia stato il patrono dei Cavalieri Templari. M. Guinguand scrive: “I Templi dedicati a San Michele hanno proprietà telluriche quasi identiche alle Notre-Dame(83), ma sono in grado di dominare in particolare le forze negative prima dell’autunno, prima dell’attacco dei draghi dell’inverno e delle forze nere, all’equinozio d’autunno”(84).

Con queste premesse, i Due angeli con le fiaccole occupano il posto dei Dadofori, e il Dragone di destra uscente dall’Acqua, rappresenta simbolicamente l’equinozio di primavera, e il Dragone di sinistra uscente dalla Terra e l’equinozio di autunno. L’equinozio di primavera ha come simbolo il Dragone che poggia i piedi sull’acqua. Il Sole a primavera risorge dalla tomba dell’inverno e trionfa così il Dio della Luce vince le tenebre della materia. Il Sole è il simbolo della spiritualità, inteso come movimento ascendente verso il cielo: l’elevazione. In primavera, gli elementi dell’aria e dell’acqua si mescolano, l’aria si riscalda e le acque più intensamente evaporano per poi discendere come pioggia sulla terra. L’equinozio d’autunno è uno dei periodi critici dell’anno: il Sole muore crocefisso sull’equatore celeste, ma in senso inverso rispetto a quello primaverile perché passa dall’emisfero settentrionale dello zodiaco al meridionale, scende agli “Inferi”. Come l’Arcangelo Michele viene a separare l’anima dal corpo, così l’Iniziato lascia morire in sé una materia per liberare la vita. L’Arcangelo Michele separa l’anima dal corpo perché l’anima deve viaggiare, visitare altri mondi dello spazio e non rimanere eternamente sulla terra.

Sopra il timpano abbiamo sei archivolti, quattro interni e due esterni:
  • Il primo diviso in 2x5 parti con angeli, i due angeli in basso reggono una fiaccola accesa e poggiano i piedi su due draghi, emergenti dalla terra a sinistra e dall’acqua a destra;
  • Il secondo diviso in 2x4 parti con la parabola delle vergini sagge e imprudenti;
  • Il terzo diviso in 2x4 parti, ogni riquadro riporta la virtù e ai suoi piedi il corrispondente vizio;
  • Il quarto diviso in 2x6 parti con regine coronate;
  • Il quinto diviso in 2x6 parti la via contemplativa e la via attiva;
  • Il sesto diviso in 2x7 parti le beatitudini dell’anima e del corpo.

Negli archivolti interni 19 settori, in quelli esterni 13 settori. Diciannove è l’ottavo numero primo. È il sesto numero primo, è il settimo numero della successione di Fibonacci, dopo l’8 e prima del 21. È visualizzabile come il terzo numero ottaedrico formato da due piramidi a base quadrata con base in comune. In totale gli archivolti sono suddivisi in 2x32 settori, cioè 2x25 la creazione binaria.

In basso ai lati del portale abbiamo sei colonne con delle statue riguardanti a sinistra l’Annunciazione, e a destra la Visitazione di Maria. Ritroviamo questi temi anche sui due capitelli di sinistra del Portale Nord della Cappella Templare di Montsaunès. Il Portale Sinistro della Cappella è posto a Nord, e rappresenta simbolicamente la nascita mistica dei Cavalieri Templari. Nelle tre statue a sinistra in basso troviamo il tema dell’Annunciazione a Maria. La prima scultura senza testa non è identificata, sotto i suoi piedi un grifone che è visto come simbolo del male. Il grifone lo ritroviamo a Lucca in San Michele al Foro. Originariamente il grifone era sacro al dio Apollo e alla dea Atena, infatti, le sue caratteristiche sono la forza, la vigilanza e la saggezza. Esso è costituito da parti di corpo di leone e di aquila: sul busto di leone possono crescere testa e ali di un’aquila e, a volte, è presente anche una coda di drago. Durante il Medioevo la concezione del grifone è cambiata; in lui si vedeva la doppia natura umana e divina (si associava l’aquila al cielo e il leone alla terra) proprio come la possedeva Cristo.

FIGURA 48. PORTALE NORD SINISTRA - ANNUNCIAZIONE

La seconda statua è un Angelo forse Gabriele che annuncia a Maria la terza statua, il sacro evento, i suoi piedi schiacciano un demone. Maria sorregge nella mano sinistra un libro i cui lati sono in proporzione 1:3. Sotto il piedistallo due strani alberi intrecciati con dei frutti e al centro un drago, un simbolismo arcano. Il frutto dell’Albero della Conoscenza dà la morte senza il frutto dell’Albero della Vita. La “Guerra nel Cielo”, nella leggenda cristiana, è basata sul fatto che gli angeli cattivi hanno scoperto i segreti (sapienza magica) dei buoni (Enoch) e il mistero dell’Albero della Vita. L’uomo deve conoscere se stesso prima di poter sperare di conoscere l’ultima genesi spirituale85. Un albero è simbolicamente un libro, come “colonna” è un altro sinonimo dello stesso.
Il trittico di sculture spiega l’Annuncio dell’unione delle due nature divina e umana. Secondo il calendario liturgico cattolico occidentale, la ricorrenza dell’Annunciazione cade il 25 marzo subito dopo l’equinozio di primavera, tre mesi dopo la ricorrenza liturgica della natività, il 25 dicembre tre giorni dopo il solstizio d’inverno.
A destra abbiamo il tema della Visitazione: dopo avere ricevuto l’annuncio che sarebbe diventata madre di Gesù per opera dello Spirito Santo, Maria fece visita alla sua cugina Elisabetta già al sesto mese di gravidanza, nonostante la sua presunta sterilità e anzianità. Maria rimase con Elisabetta circa tre mesi, cioè fino al 24 giugno, alla nascita di Giovanni, il futuro Battista, altra figura importante per i Templari. Maria assiste alla nascita di Giovanni Battista, avendo in grembo Gesù. La visitazione ricorre liturgicamente il 31 maggio, alla fine del mese di Maria.


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79 Si veda l’autoritratto di Guidetto da Como, che fa bella mostra di se citandosi nel cartiglio che tiene in mano, nel pilastrino di fianco al campanile di S. Martino a Lucca. Il maestro alchimista raffigurato sul tetto di Notre-Dame-de Paris indossa il cappello frigio che secondo Fulcanelli nel “Il Mistero delle Cattedrali”, è l’attributo dell’Adeptato. A Lucca come a Pisa gli scalpellini comacini lavorarono interrottamente per generazioni in quasi tutte le chiese locali. Tuttavia solo nel battistero di San Giovanni a Pisa, troviamo i loro autoritratti con berretto frigio, nei plutei della vasca ottagonale battesimale.
80 I sacerdoti zoroastriani del culto di Ahura Mazda si chiamavano Magi. Essi erano divisi in gradi successivi: apprendista, maestro e maestro perfetto. Tutti si occupavano di scienza della divinazione e affermavano che la verità era l’oggetto dei loro studi; il loro libro sacro era l’Avesta, paragonabile alla Bibbia per i Cristiani.
81 http://www.cathedrale-chartres.fr/portails/portail_nord/baie_gauche/vouss1_00.php
82 La Chiesa ha accettato solo nel IV secolo, nel 335 d.C., questa data come nascita di Cristo, per sovrapporla a quella di Mitra. Al termine del suo operato, con l’aiuto del Sole, Mitra sarebbe assurto in cielo a 33 anni, da dove continua a proteggere gli esseri umani.
83 Nel Mitraismo l’acqua svolgeva il ruolo di elemento purificatore e spesso quei santuari sorgevano nelle vicinanze di una sorgente naturale, o un pozzo, come a Chartres. Nel caso della Basilica di San Clemente a Roma, di sotto il Mitreo, fu riscontrata una sorgente di acqua sotterranea che conferiva a quel luogo un’altra sacralità.
84 M. Guinguand: Misteriose Cattedrali, Parigi, 1878.
85 Così avvenne per la religione e la scienza: unite in uno erano infallibili, perché l’intuizione spirituale era pronta a supplire i limiti dei sensi fisici. Una volta separate, la scienza esatta rifiuta l’aiuto della voce interiore, mentre la religione diviene una semplice teologia dogmatica; e ognuna separata dall’altra è solo un cadavere senza anima
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