Templari Re Salomone Le Pietre delle Stelle - Sapienza misterica

Sapienza Misterica
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Templari Re Salomone Le Pietre delle Stelle

I Cavalieri del Tempio
I Maestri d’Opera delle cattedrali gotiche erano a capo di confraternite di costruttori chiamate “compagnons”, e la Confraternita dei costruttori più importante era quella dei Figli di Salomone legati all’Ordine del Tempio, alle quali è attribuita la costruzione di molte chiese fra cui le cattedrali di Chartres, di Amiens e di Reims. Ci fu un accordo fra i Templari e i Compagnons in base al quale, i primi s’impegnarono sia a proteggere i Compagnons e sia di mettere le loro competenze a disposizione, mentre i secondi s’impegnarono di mantenere segreti, tali insegnamenti sugli aspetti esoterici di costruzione. Senza la protezione dei Templari i Compagnons sarebbero stati costretti a mettersi sotto vassallaggio.
 
Figura 1. Cistercense, Maestro D’opera E Templare

 
 
Salomone è rappresentato quale Maestro Costruttore in tutte le sacre costruzioni gotiche. Salomone è il Maestro Costruttore del Tempio di Gerusalemme, il progettista del Tempio, che appare come il Primo Maestro Costruttore cui fanno riferimento i Maestri d’Opera delle cattedrali gotiche. I Templari erano particolarmente legati alla Scienza Sacra di Salomone. Troviamo scritto nel libro dei Re (I, 4-29):
 
Dio diede a Salomone la saggezza, una grandissima intelligenza, un’estensione di mente vasta come la sabbia che è sulla riva del mare. La saggezza di Salomone superava la saggezza di tutti gli orientali e tutta la saggezza degli Egiziani. Era più saggio di ogni altro uomo.
 
Maestro Costruttore nel linguaggio mistico corrisponde a Perfetto, Iniziato ai sacri Misteri Maggiori: è riferibile all’ultimo grado d’iniziazione quello dell’epopteia, la Rivelazione finale. La parola epopteia è composta di “epi” che vuol dire sopra e da “opteia” che significa vedo o sorveglio. Colui che vede e sorveglia dall’alto è l’Architetto, il Maestro Costruttore.
 
I costruttori gotici utilizzarono il Cubito Reale egizio CR, portato in Francia dai Templari. Mosè proviene dall’Egitto. Tutta la scienza egiziana era concentrata nel Tempio. Mosè era del Tempio e fu istruito in tutta la scienza dei Faraoni. I Templari portarono in Europa questa conoscenza e la impressero nei libri di pietra, le cattedrali gotiche. Louis Charpentier è convinto che con l’Arca e con le Tavole della Legge, i Templari a Gerusalemme abbiano scoperto la scienza arcana, la matematica divina che ha permesso loro l’edificazione delle cattedrali. Il gotico appare dopo la prima crociata e, più precisamente nel 1128, dopo il ritorno dei nove primi Cavalieri del Tempio.
 
Salomone è colui ricevette l’Arca dell’Alleanza da suo padre Re David, in seguito fece costruire il Tempio[1] dove l’Arca fu costudita e poi sotterrata. La Bibbia ci racconta, insieme ad altre fonti ebraiche, come il monte Moriah dove sorge il Tempio di Salomone fosse utilizzato in periodi di guerra, o di pericolo, come bunker per tesori e documenti importanti. La Mishnah ebraica ci dice che la “Tenda del Convegno” era custodita nelle cripte del tempio con tutte le tavole di legno, i sostegni, le traverse, le colonne e gli anelli. Altre tradizioni ebraiche sostengono che l’Arca dell’Alleanza, l’altare dell’incenso, il bastone di Aronne, l’urna con la Manna e le Tavole della Legge (queste ultime contenute nell’Arca dell’Alleanza) sarebbero state nascoste.
 
Mosè Maimonide (1135-1204), nell’ottavo libro della Mishneh Torah, riflette sul destino che l’Arca sacra avrebbe subito, basandosi su di un versetto del Secondo Libro delle Cronache che tanto aveva sollecitato l’interesse dei primi rabbini scrive che:
 
C’era una pietra presso il muro occidentale del Santuario interno sulla quale era portata l’Arca. Davanti ad essa c’erano l’urna contenente la manna e il bastone di Aronne. Quando costruì il tempio, Salomone sapeva che era destinato alla distruzione, perciò predispose anche delle stanze segrete in cui l’Arca avrebbe potuto essere nascosta, in cunicoli profondi e tortuosi”.  
 
Lo sviluppo del gotico primitivo e quello del Tempio vanno di pari passo, spariranno insieme. La tradizione orale fa dei Cavalieri del Tempio i detentori delle Tavole della Legge le quali avrebbero procurato loro potenza e iniziazione. San Bernardo fondò l’Ordine del Tempio il cui nome originario fu: Templum Salomonis, il Tempio di Salomone. I cistercensi istruirono Les Enfants de Salomon.
 
Figura 2. Chartres portale ovest la regina di Saba e re Salomone
 
In ogni cattedrale costruita in gotico primitivo vi è una statua di Salomone e spesso anche la Regina di Saba, per indicare velatamente la filiazione Salomone e Costruttori del Tempio alias Templari.
 
I Templari erano devoti alla madonna Nera e a Sant’Anna la Madre della Madre, anch’essa col viso nero. La Regina di Saba richiama alla mente il culto della Madonna Nera. La Regina di Saba si distingue dalle altre dall’ineffabile sorriso che emana serenità; si conoscono altre due rappresentazioni di splendidi sorrisi, quella dell’angelo della Cattedrale di Reims, e l’indefinibile sorriso della Monna Lisa di Leonardo da Vinci. Salomone e la Regina di Saba si ritrovano rappresentati nei tre portali della cattedrale di Chartres.
 
È stato dimostrato e accettato da tutti gli storici che Hugues de Payns il primo Gran Maestro Templare, ha fatto almeno due viaggi in Oriente dopo la prima crociata, nel 1104-1105 e 1114-1115, entrambe le volte in compagnia del conte Hugues de Champagne. Hugues de Payns rientra in Francia nel 1105 e incontra il monaco cistercense Etienne Harding e il rabbino e cabalista Rashi. Secondo diverse fonti, il rabbino a Troyes, ricevette spesso la visita di Ugo di Champagne. La presenza del rabbino e Maestro cabalista Rashi è legata ai manoscritti in suo possesso. Nel 168 a.C. il Tempio di Gerusalemme fu saccheggiato, e la maggior parte dei scritti sacri andarono distrutti; così che i pochi manoscritti rimasti, dovettero essere cercati solo fra i “Maestri della tradizione”.

[1] L’Arca fu sotterrata. Anche se non è stato Salomone a farlo, è certo che in Gerusalemme assediata da Nabucodonosor l’Arca fosse il primo oggetto che doveva essere sottratto ai possibili vincitori.
Vi era una sorta di fratellanza fra i cabalisti dispersi in tutto il mondo; e, al pari di alcune società della massoneria medievale in Europa, si chiamavano Compagni e Innocenti. Tra i Cabalisti vi è una tradizione che, al pari dei rotoli ermetici, nessun libro sacro dei 72 antichi - i libri che contenevano l’Antica Parola - sia andato perduto, ma che essi siano stati conservati fin dai tempi più remoti fra le comunità segrete
Il monaco inglese Stefano Harding, uno dei tre fondatori dell’Ordine Cistercense di Citeaux, studioso di testi ebraici, nel 1105 portò nell’Abbazia benedettina de La Chaise-Dieu, nell’Alta Loira, dei testi ebraici specialistici. I suoi legami con il conte di Champagne sono stretti. Il primo nucleo Templare in Terrasanta, ebbe scambi spirituali con i sapienti ebrei, e con grande probabilità s’incontrò con gli Harodim, titolo riservato ai Maestri d’Opera che dirigevano gli operai impiegati nella costruzione del Tempio di Salomone. È probabile che, gli Harodim rivelarono ai Templari dei segreti che interessano l’utilizzo dei metalli e l’arte di costruire.
Dove i futuri Templari appresero le conoscenze geometrie dell’antico Egitto? Nel 1118, troviamo a Gerusalemme tra i fondatori dell’Ordine del Tempio Ugo di Champagne, André de Montbard, lo zio di San Bernardo, che è con Hugues de Payns, quando il re Baldovino II concede loro di risiedere nella zona dove sorgeva il Tempio di Re Salomone: ottennero gli alloggi sulla spianata del Tempio di Gerusalemme, tra la Moschea della Roccia e la Moschea di Al-Aqsa. I nove cavalieri, sapevano già cosa cercare nella zona delle “Stalle di Salomone” nei sotterranei del tempio, che erano un vero e proprio labirinto, fatto costruire da Salomone usando tutti gli accorgimenti adottati a protezione delle tombe egizie, Mosè fu istruito in Sapienza dai sacerdoti egizi.
I nove cavalieri che erano in possesso di documenti ebraici procurati precedentemente da Stefano Harding e dal rabbino cabalista Rashi, sapevano dove cercare. I lavori di scavo durarono sette anni. Lì raccolsero delle pergamene e altri documenti risalenti alla conoscenza che Mosè aveva portato con sé dall’Egitto, e qualcos’altro. Il contenuto delle altre pergamene doveva riguardare elementi di geometria sacra, e forse l’utilizzo di nodi energetici della griglia terrestre, e altri segreti che non sarebbero mai dovuti essere rivelati al di fuori di una stretta cerchia dell’Ordine. C’è nella zona del Tempio qualcosa di così favoloso e misterioso che solo i legami di sangue dei fondatori dell’Ordine Templare sono in grado di proteggerne il segreto.
Non esistono prove di un trasporto dell’Arca o di una sua copia in Francia, salvo quelle che sono sotto gli occhi nei Templi gotici di St. Denis e di Chartres. Nel 1128, Hugues de Payns ritorna in Francia. Il primo capolavoro gotico fu la Basilica di St. Denis. Iniziata nel 1136 fu inaugurata nel 1140, cioè qualche decennio prima della cattedrale di Chartres. Una rappresentazione del trasporto dell’Arca su un carro è scolpita su una colonna nella cripta di St. Denis. Ciò potrebbe dire che l’Arca è passata e ha sostato a St. Denis. Quando nel 1144 fu inaugurato il coro del tempio gotico di St. Denis alla presenza dell’Abate Suger, vi erano due importanti personaggi Bernardo di Chiaravalle legato ai Templari e Teobaldo conte di Champagne. La cassa dell’Arca a St. Denis è però chiusa trasportata su un carro a due ruote con otto raggi, trainato da un cavallo diverso dunque da quello con quattro ruote di Chartres e trainato da due buoi. Nove Teste appaiono sul cavallo, i Nove conduttori sono i Cavalieri che fondarono l’Ordine del Tempio.
Nella cattedrale di Chartres, sul lato sud del Portale Nord, detto degli Iniziati due piccole colonne di pietra scolpite in rilievo, che ugualmente si riferiscono ai Templari. Due piccole colonne di pietra scolpite in rilievo la prima mostra il trasporto dell’Arca, per mezzo di una coppia di buoi. Questa scena, e quella di St Denis del trasporto dell’Arca, su un carro trainato da buoi e cavalli, indica che si tratta di due trasporti diversi contrariamente a quello che dicono le scritture, cioè a mano. I fatti scolpiti nella pietra non riguarda eventi narrati dalla Bibbia che si riferiscono né al tempo di Mosè, né a quello di David e Salomone, ma al periodo medioevale dei Templari. I costruttori di cattedrali, i Maestri d’Opera non potevano ignorare che l’Arca non si poteva toccare, infatti, per il trasporto dell’Arca a braccia d’uomo, i Leviti dovevano usare “pali di legno” infilati in anelli che non dovevano essere tolti.
L’Arca rappresentata è un cofano munito di ruote quattro con ruote a otto raggi, un cofano a ferrature “con le borchie marchiate con il Fleur de Lys[1]. Il cofano sul carro appare aperto, come se fosse capitato qualcosa, una cruenta battaglia forse per impossessarsi dell’Arca. All’interno del cofano possiamo vedere scolpite le Due Tavole della Legge (danneggiate dai vandali), un vaso che conteneva la manna, manca la verga di Aronne.
La seconda colonnina reca l’immagine dell’Arca che un uomo ricopre con un velo, o afferra con un velo, vicino a un ammasso di cadaveri tra i quali si distingue un cavaliere in cotta di maglie, un Templare. Vicino al carro dell’Arca, un ammasso di cadaveri tra i quali si distingue un cavaliere medioevale in cotta di maglie. I cadaveri e il Cavaliere (Templare) sopravvissuto. Cos’è successo? Perché nel carro mancava la Verga di Aronne? I poteri dell’Arca contenente le Tavole dell’Alleanza, della verga di Mosè e poi quella di Aronne non solo sono qualche cosa di molto sacro, ma anche di estremamente pericoloso!
Figura 1. Il Trasporto dell’Arca e la cruenta battaglia
 
La manna che è descritta come un cibo celeste dato agli Ebrei. San Giovanni l’autore dell’Apocalisse precisa che la manna è collegata a una pietra: “A colui che è andato oltre, Io darò da mangiare la Manna Segreta (la conoscenza occulta che discende come saggezza divina dal cielo); e gli darò una Pietra Bianca.
Anche le Due Tavole della Legge, sono qualcosa di estremamente sacro, di molto prezioso, qualcosa di terribilmente pericoloso. Fu l’energia emanata dalle Due Tavole a far brillare il volto di Mosè quando discese dal monte sacro. Alcuni fra i più seri studiosi biblici affermano che le Tavole di Pietra erano, in realtà due pezzi meteorite[2].
I due trasporti differenti si riferiscono a due distinti tempi: il primo riguarda il trasporto a St. Denis come prima tappa, il secondo è verso una località che potrebbe anche essere Chartres o un altro luogo, in ogni caso Chartres nasconde un segreto. La battaglia indica che un gruppo di armati sapendo la natura del trasporto cercarono di impossessarsene. La battaglia è cruenta e termina con la morte degli assalitori. Ricordiamo che i Cavalieri templari erano una milizia bel addestrata al combattimento, paragonabile a una casta sacra guerriera.
L. Charpentier nel suo libro “I Misteri dei Templari”, ipotizza che i segreti e le ricchezze dei Templari possano essere sepolte nella Foresta d’Oriente. Situata tra la Senna e L’Aube, nell’umida Champagne, questa foresta occupa una area di oltre 20.000 ettari, ma in passato era molto più vasta. C’è da considerare che praticamente qui era nato il tempio: infatti ad est della Foresta d’Oriente si trova Payns, città natale di Hugues de Payns, primo Gran Maestro dell’Ordine del Tempio a sud di Payns, sorge Troyes, capitale del conte di Champagne, la cui storia è legata intimamente alla fondazione del Tempio e fu qui che l’Ordine ricevette l'imprimatur dalla Chiesa in un concilio appositamente convocato. Questa Foresta fu il dominio incontrastato dei Cavalieri Templari con al centro una grande fattoria, chiamata “Casa del Tempio”. Qui esistevano e ancor oggi così si chiamano: la “strada forestale del Tempio”, il “ruscello del Tempio”, la “fontana dei Tempio”. Solcata da sentieri inestricabili era ed è tutt’ora piena di stagni e di paludi naturali; la cosa strana è che i Templari costruirono decine di dighe per formare altri stagni artificiali e stesero una vera e propria rete di passaggi segreti, trabocchetti e voragini che si aprivano all'improvviso. Perché, noi ci domandiamo, costruire altri stagni artificiali in un posto dove abbondavano quelli naturali e a cosa servivano siffatte difese?
Figura 2. I Templari a gambe incrociate nella Round Church
 
Le cattedrali gotiche recano tutte l’impronta templare, ma è in Chartres che abbiamo i segni tangibili della loro presenza iniziatica: i Portali del tempio sono i testimoni di pietra. Un segno di distinzione iniziatica era quello delle gambe incrociate a forma di X. La spiegazione superficiale è che si trattava di un modo di fare degli scalpellini occitani di Lingua d’Oc, ma si tratta di scalpellini legati a scuole misteriche. Questo simbolo in caratteri latini rappresenta il 10 numero dell’Uomo Celeste e pitagoricamente la Tetractis, cioè l’unità, le due nature, i tre principi e i quattro elementi, che sommati, danno per totale Dieci. Il numero romano X, a sua volta, è costituito da due “V” congiunte per i vertici di cui una rovesciata, cioè da due cinque. Questo segno a forma di “X” è anche detto il sigillo di Hermes o Mercurio, la Sapienza misterica, che ha come attributo, i sandali di cuoio incrociato. Nella Round Church Templare di Londra alcuni cavalieri sono rappresentati con le gambe incrociate, che secondo l’interpretazione misterica rappresentano i Templari Iniziati.
Figura 3. Mosè e Re David a gambe incrociate
 
 
La trasmissione iniziatica parte da Mosè giunge a Re David a suo figlio Re salomone per poi procedere. Conosciamo due rappresentazione di Mosè e Re David con le gambe incrociate. Nella cattedrale di Senlis è rappresentato a gambe incrociate Re David il padre di Salomone. A Chartres nel Portale Ovest di sinistra una statua integra identificata come Mosè, lo rappresenta con le gambe incrociate per formare una “X”. Re David il musico è spesso rappresentato con le gambe incrociate, come Santo Domingo de la Calzada che si trova lunga il cammino di Santiago. Nel Portale ovest di Chartres, in cima a un pilastrino con sei figure, in posizione centrale tra il Portale principale e il Portale di sinistra, a lato di una Regina rappresentata in modo ieratico in posizione eretta, un musico anch’egli con le gambe incrociate, in modo da formare una “X”. Il musico di Chartres era il Maestro d’Opera custode delle armonie musicali pitagoriche, l’Iniziato che disegnò armonicamente le arcate e i pilastri, la Cattedrale, accordandone le parti tra loro, e le singole parti con il tutto, alla stregua di uno strumento musicale.
Le rappresentazioni dell’Arca e del suo contenuto la Manna caduta dal cielo, le Tavole di Pietra donate da Jehovah a Mosè entrambi riconducibili a meteoriti giunti dallo spazio ci portano a un’altra leggenda legata alla Pietra e a Re Salomone.
 
Uroil Zena, spirito dell’aria, portò la Pietra a Re Salomone. Lo Spirito disse al suo orecchio ricettivo: “Per volontà del Signore dei Poteri, affido a te il Suo tesoro. Affido a te il Tesoro del Mondo”. “Così sia”, disse il Re, e portò la Pietra nel Tempio. Al Re venne poi il pensiero di tenere parte del tesoro sempre con sé. Allora convocò Ephraim, l’orefice della tribù di Giuda, e gli ordinò di tagliare un frammento della Pietra, di forgiare un anello con l’argento puro, e di incidere poi sulla Pietra il calice della saggezza illuminato da una fiamma. Il Re pensava di non separarsi mai da quel Tesoro. Ma lo spirito gli disse: “Non sei stato saggio a violare la suprema Non-Sostanza. Sarà assai difficile per i figli degli uomini possedere la Pietra. E solo quelli che sono con te potranno dirigere la Pietra alla rettitudine. Con una costellazione indicherò la via della Pietra …
Attraverso il deserto vengo — porto il Calice coperto dallo Scudo. Dentro il Calice c’è un tesoro — il Dono di Orione.
 
Si deduce che è una parte della Pietra proveniente da Orione, denominata il Tesoro del Mondo, fu incastonata nel leggendario anello di Re Salomone com’è stato scritto da Helena Roerich nella Leggenda della Pietra.

[1] Il fiore di Lys appare come una firma in tutte le costruzioni sacre associate ai Templari.
[2] The Jewis Encyclopedia. Temples and Temple Servicein Anciente Israel.
Si narra in oriente che l’anello di Re Salomone che non sia servito solo come sigillo, per le lettere e decreti, ma come fonte dei suoi poteri soprannaturali. Ci sono molte leggende circa l’anello di Salomone, un po’ da fonti islamiche, perché i musulmani rispettano il re biblico, chiamandolo Suleiman, e credono che Allah stesso abbia scelto i suoi profeti. Secondo la leggenda musulmana, otto angeli di Allah consegnarono a Salomone una prima pietra dandogli potere sugli angeli e sul vento. Quattro angeli gli hanno dato la pietra, che permette di governare le creature viventi sulla terra e sull’acqua. Un altro angelo portò al re la terza pietra, che gli permetteva di unire le montagne con la terra, il mare e i fiumi asciutti, di mutare i terreni fertili e viceversa. Infine, la quarta pietra gli ha permesso di impartire ordini a tutti gli spiriti buoni e cattivi che vivono tra cielo e la terra. Di tutte e quattro le meravigliose pietre Salomone fece un anello con il quale poteva mostrare stabilmente il loro potere sul mondo. L’ha usato per comandare gli elementari, Jinn o geni quali costruttori, quando ha deciso di erigere un tempio dedicato a Jehovah. La leggenda, afferma che esso aveva il potere di comandare i demoni, i geni, e parlare con gli animali. Il Corano parla esplicitamente di questo sigillo di Salomone e dei poteri derivanti. Con esso si sussurra in oriente era in grado di controllare i venti, e di volare. N. Roerich dipinge Salomone su un tappeto volante.
 
Che fine ha fatto l’anello di Salomone? Nel libro scritto nel 1924 “Foglie del giardino di Morya - Appello”, il primo volume della serie di testi dell’Insegnamento dell’Agni (Fuoco) Yoga è scritto:
 
113 - … A voi cominciare, e il Maestro vi manderà il Suo Scudo. Prevedo un buon successo all’esecuzione del Mio comando. E con il sigillo di Salomone attesto - ho dato, do e sempre darò.
114 - Vi esorto a vigilare. Combinate forza e comprensione. Il Mio Anello sigilla la felicità di chi diffonde il Mio Insegnamento.
353 - Salomone cercava il potere della Bellezza, quando, tramite Sulamith[1] gli furono rivelati i simboli della Verità sovramundana, ma egli rimase a regnare e portò a termine il Suo sacrificio.
 
Figura 1. R. Roerich Salomone con anello e calice
 
Svetoslav Roerich (il figlio di Nicholas) dipinge nel 1923 Salomone con l’anello nell’indice della mano sinistra e una coppa nella mano destra, dietro al Re il Tempio da lui edificato. È scritto chiaramente che l’anello di Salomone è rimasto nelle mani del suo proprietario Salomone - Morya, custodito segretamente da discepoli d’incarnazione in incarnazione. Salomone porta la Pietra nel Tempio, dove verosimilmente era custodita con l’Arca, e fa incidere sul frammento di pietra sottratto alla Pietra Principale, il Calice della Saggezza illuminato da una Fiamma. Il Tempio dove fu riposta l’Arca dell’Alleanza fu fatto costruire da Salomone sul Monte Moriah, dove oggi sorge la Cupola della Roccia. Nel libro Foglie del Giardino di Morya II, 348, del 1925 è scritto che Salomone che venerava un particolare Aerolite.
 
La fonte del Libro Foglie del Giardino di Morya è A-Lal-Ming o Allal Ming Shri Ishwara e poi noto come Morya (o semplicemente M.). Morya, è lo stesso nome di quello della stirpe dei Maurya, che ha governato l’India 322-185 a.C. l’invincibile Chandragupta Maurya, fondatore in India dell’impero Maurya, un suo discendente, Ashoka il Grande, è noto per aver inviato missionari buddisti in altre parti dell’Asia e del mondo mediterraneo. H.P. Blavatsky afferma esplicitamente un legame tra la stirpe degli Shakya, alla quale apparteneva Gautama Buddha, e quella di Moriya, affermando che la prima fondò una città chiamata Moriya-Nagara. E aggiunge che la tribù Rajaput di Mori deve il suo nome ai discendenti del primo sovrano di Moriya, Nagari-Morya, e che i Morya appartengono ai Ksatriya, la casta dei guerrieri. Moriah è il nome del monte su cui venne eretto il tempio di Salomone. N. Roerich disegna nel 1920 una bozza che raffigura Allal-Ming Morya e a lato un calice con la fiamma.
 
Figura 2. Nicholas K. Roerich – Allal-Ming Morya
Salomone che fece costruire il Tempio sul monte Moriah è Morya, o semplicemente il Maestro M. I Morya appartengono alla casta dei guerrieri, il Maestro M. appartiene al Primo Raggio della Volontà e del Potere che nell’umanità i esercita attraverso un’azione politica. I Templari erano una milizia, dei guerrieri armati, ma furono anche qualcosa di più gli ideatori di un nuovo ordine mondiale.
 
Verso l’epoca del loro processo, essi possedevano in Francia quasi mille commende, ciascuna dirigente parecchi granai o fattorie, coltivate dai tenutari, servitori e servi. Le Commanderie o Capitanerie o Mansio Fortificate, Case Rusticali chiuse che si chiamavano spesso i “Recinti del Tempio”. La Commenda era la cellula base di tutta l’organizzazione templare in occidente. Poteva sembrare anche una fortezza. In genere infatti, si presentava come un quadrilatero con quattro torri agli angoli. In realtà era una vera e propria fattoria, da cui dipendevano altri edifici minori, sempre con scopi agricoli, chiamati grange, cioè podere. Nelle commende si trovavano stagni e fossati artificiali che servivano come vivai per la pesca; vi erano inoltre una serie di edifici: l’alloggio dei cavalieri, la loro cappella, gli alloggi dei contadini, dei pastori, dei servi, e una foresteria per i viaggiatori o pellegrini; l’elemosina e la difesa dei viandanti facevano parte dei doveri dell’ordine. Spesso nelle commende c’erano anche un’infermeria e un lebbrosario, un territorio completamente autosufficiente.
 
Quella dei Templari era un’azione rivolta al territorio, che consentì il nutrimento delle popolazioni e il fiorire del commercio. All’origine di tutto questo c’era l’opera di San Bernardo che volle trasmettere all’ordine le attività che erano state dei monasteri. Alcuni inventari, preparati dagli ufficiali di Filippo il Bello, al tempo dell’arresto e che ci sono pervenuti, mostrano che queste commende e granai erano notevolmente organizzate e fornite in abbondanza di materiale culturale. Le coltivazioni agricole e le attività artigiane in queste fattorie contribuirono a liberare le popolazioni europee dalla povertà e da quelle costanti carestie che costituivano il flagello del Medioevo, che ricominciarono dopo la distruzione dell’Ordine del Tempio. Siccome i Templari, uomini d’arme addestrati, erano abbastanza temibili, è ovvio che i loro beni sfuggivano ai saccheggi che erano una tradizione a quest’epoca. Se l’unica funzione dell’Ordine del Tempio doveva essere quella di custodire le strade della Palestina, e poi le strade per San Giacomo di Compostela, non avrebbe certo avuto bisogno di impegnarsi a diventare la più grande potenza finanziaria del suo tempo; se riuscì ad accumulare tante ricchezze, è perché perseguiva un ben più grande disegno.
 
I Templari svolsero un’azione politica ed economica, cercando di fondare un nuovo sistema un nuovo ordine mondiale non basato sullo sfruttamento e sulla schiavitù. Ogni volta che fu possibile, i Templari convinsero i signori feudali ad affrancare i loro servi trasformandoli in mezzadri. Una civiltà non poteva svilupparsi senza scambi, la cultura, il commercio, l’artigianato e l’edilizia non potevano andare avanti a condizione che il denaro circolasse. I Templari dopo l’apertura di strade, posti di tappa, foresterie e depositi, dettero impulso al commercio cercando di garantire sicurezza agli scambi, inventarono quello che oggi è noto con il nome di banca. Templari armati pattugliavano determinate strade di grande transito rendendole sicure e favorendo così il commercio. Gli artigiani potevano lavorare nelle Commende dove nessuno li poteva tartassare. I Templari utilizzarono un metodo usato dai banchieri veneziani e lombardi, la lettera di scambio: un privato depositava una somma in una Commenda e in cambio riceveva una lettera per ottenerlo in un’altra commenda, evitando così di portarsi dietro il denaro e venire derubato. Le lettere erano crittografate per impedire truffe. Arrivato a destinazione si recava in una qualsiasi Commenda templare e riceveva l’intero importo in moneta locale con una piccola sovrattassa che non va considerata come interesse ma come pagamento per il servizio.
 
Una così orgogliosa utopia faceva dell’Ordine un corpo estraneo nell’Europa Medioevale. Quando il re di Francia Filippo il Bello, e il Papa Clemente V la cui sede era allora trasferita in Francia ad Avignone, si resero conto del declino del loro potere, e della potenza Templari, dietro istigazione del Grande Inquisitore di Francia e confessore del re, Guglielmo di Parigi, idearono un complotto conclusosi con processi, veri modelli di iniquità. Il destino dell’utopia templare fu segnato, l’Europa ricadde nella miseria e tornarono le carestie che erano state debellate.
 
Per quanto riguarda la Pietra posseduta da Salomone, Nicholas Roerich durante la spedizione in Asia Centrale, raccoglie informazioni riguardanti la pietra miracolosa. “Molta attenzione è stata dedicata alla meravigliosa pietra, caduta da una stella lontana che appare in vari paesi prima di un grande evento. Il Grande Timur[2], possedeva una pietra. La Pietra di solito giunge alle persone in modo inaspettato completamente sconosciuto. Allo stesso modo inaspettato a tempo debito la pietra scompare, per apparire ancora una volta nel periodo di giudizio in un paese completamente diverso. La parte principale di questa pietra è in Shamballa. Solo sua una piccola parte e vaga tutta la terra, mantenendo l’accoppiamento magnetico con la pietra principale … Si dice anche che il re Salomone e l'imperatore Akbar di proprietà di esso. Queste leggende involontariamente ricordano la Lapis exillis (pietra errante), la pietra cantata famoso Poeta Wolfram von Eschenbach, ha terminato il suo poema con le parole: “E questa pietra si chiama il Graal” [10, p. 241].  
 
La Pietra del Cielo dotata di grandi poteri, che venne in possesso di Re Salomone, è una Pietra Errante, collegata al Graal. La leggenda afferma che alcune parti o frammenti della Pietra caduta dal cielo (meteorite) proveniente dalla costellazione di Orione sarebbero poi state possedute oltre che dal Re Salomone, da Gengis Khan, Maometto[3] e Akbar il Grande. Anche la corona di ferro dei Re Longobardi avrebbe avuto incastonato un frammento della Pietra.
 
Wolfram von Eschenbach, fu un franco Cavaliere certamente un iniziato, un Cavaliere Templare. Nel suo romanzo “Parzival” descrive il “Graal”, da lui chiamato “Lapsit Exilis”, la “pietra in esilio”, in altre parole, in costante movimento. Eschenbach nel “Titurel il guardiano del Graal[4], ci fornisce l’informazione di una milizia scelta, quella dei Cavalieri Templeisen (i Templari), che protegge la preziosa pietra caduta da cielo. Nel Titurel, si parla del Graal in un’altra forma, di smeraldo originario caduto dalla fronte di Lucifero, che fu poi consegnato a Parsifal.
 
Figura 3. Wolfram von Eschenbach
 
I Templari in qualche segreto modo erano legati alla Pietra del Cielo e al Graal, in possesso delle carte sotterrate nel tempio di Gerusalemme ne conoscevano l’esistenza e come milizia proteggevano il segreto. Il patrono dei Templari era l’Arcangelo Michele colui che combattendo contro Lucifero gli ha fatto cadere sulla Terra lo smeraldo che poi divenne il Graal.
 
Sul lato destro del Portale centrale Nord della cattedrale di Chartres[5], è posta la statua di Melchisedech l’Antico dei Giorni, che appoggia i piedi su un piedistallo senza alcun simbolo sotto, quasi per affermare che Egli si sostiene da sé. Melchisedech è rappresentato con una Coppa tenuta nella mano sinistra. La coppa contiene un oggetto solido. Melchidesech[6], rappresentato con tratti orientaleggianti, è il Maestro dei Maestri, il mai nato e mai morto, senza genealogia, colui al quale vanno tutte le nostre benedizioni. Melchidesech è l’Antico dei Giorni, cioè il Signore del Mondo. La statua di Melchidesech appartiene al periodo di Wolfram von Eschenbach che scrisse che i Cavalieri Templeisen erano i Guardiani del Graal. Per ribadire l’importanza del calice e del suo contenuto, Melchidesech nella cui mano sinistra regge un calice da cui spunta la sacra pietra di Dio è ancora rappresentato una seconda volta nel lato Nord nei vetri della prima lancetta situata sotto il rosone.
 
Figura 4. Chartres Melchidesech - N. Roerich Il Maestro

 
Un dipinto di Nicolas Roerich intitolato “Il Maestro” mostra un personaggio ieratico che scende nelle viscere della montagna, con lo stesso mantello, la stessa lunga barba, la coppa nella mano sinistra[7], come Melchidesech. La coppa del Maestro emette luce radiante. Roerich certamente vide la statua di Melchidesech nella cattedrale di Chartres.
 
Che fine ha fatto la Pietra che Salomone custodiva nel Tempio? Non poteva certamente andare perduta, qualcuno o qualche gruppo iniziatico era incaricato della sua custodia. Non sembra che i Templari ne fossero i custodi materiali, ma probabilmente quali ideali discepoli di Salomone, erano la milizia che vegliava su questo segreto. La pietra era custodita da Iniziati ebrei Cabalisti, i Tanaim. Poiché in quei tempi era in atto una campagna di persecuzioni contro gli Ebrei, il segreto non era più al sicuro, probabilmente i vertici dell’Ordine del Tempio presagivano la fine, e prima che i Templari fossero messi al rogo e al bando, fu dato un ordine di trasferimento, la Pietra cambiò i suoi custodi, e successivamente venne custodita in un cofanetto, in uno scrigno.
 
La leggenda riportata nel libro Sui Crocevia d’Oriente, racconta la verità. Secondo la leggenda, questo Tesoro porta con sé un Patto speciale che deve essere adempiuto. Lo scrigno citato nel mito è del tredicesimo secolo e, si dice, venne ricavato da una pelle di cuoio posseduta da Salomone stesso. Molti simboli alchemici vi si trovano scritti sopra. In Spagna, nel periodo feudale durante la persecuzione degli ebrei, una nobildonna tedesca offrì protezione al famoso rabbino, Moses de Leon, che compilò la Torah. Questa nobildonna diede rifugio, nelle sue tenute, a lui e ad altri ebrei perseguitati, e come segno di gratitudine, il rabbino le donò un talismano assieme al prezioso ritaglio di pelle. La gentildonna ordinò che si facesse un piccolo scrigno da questa pelle, e il talismano fu conservato al suo interno. La leggenda narra che in seguito allo stabilirsi di un nuovo potere, il Tesoro ritornerà alla Fortezza della Luce.”
 
Il nome della contessa di Rothenburg è noto dagli scritti di Helena Roerich. Nel XIII secolo fuggendo i pogrom in Spagna, un gruppo di cavalieri Cabalisti fuggì percorrendo un lungo tragitto sulle strade d’Europa fino in Germania, giungendo una notte al castello di Rothenburg. Il loro capo era Rabbi Moses de Leon da Valladolid (1250-1307), noto per il suo collegamento con la scienza segreta ebraica della Cabala. Mosè de Leon portò una pelle appartenuta a Salomone con incisioni cabaliste e la pietra posseduta da Salomone. Il cofanetto contenente la Pietra fu realizzato in Germania. Si dice che nel XIII secolo, la moglie tedesca del signore di Rothenburg nascose nel suo castello Mosè del Leon[8] e altri ebrei che lo accompagnavano costretti a lasciare Guadalajara dalle persecuzioni contro gli Ebrei[9]. In segno di gratitudine lo studioso le donò, da Maestro a discepolo, un meraviglioso talismano, la Pietra, e un prezioso ritaglio di pelle posseduto dal Re Salomone. È molto probabile che quella sia stata la pietra appartenuta a Re Salomone e poi passata segretamente nelle mani di Simeon ben Yohai e poi dei Maestri dell’Insegnamento Sacro Ebraico, quello della Kabbalah. Mosè de Leon non era l’autore dello Zohar, in realtà egli ha solo modificato (mascherato) per i profani, in senso exoterico l’originale Libro dello Splendore, lo Zohar, di Simeon ben Yohai.
 
È molto probabile che quella sia stata la pietra appartenuta a Re Salomone e poi passata segretamente nelle mani di Simeon ben Yohai e poi dei Maestri dell’Insegnamento Sacro Ebraico, quello della Kabbalah.
 
Essendo il 1250 la data di nascita del rabbino, il periodo della fuga si presume verso la fine del XIII secolo. Leon compila lo Zohar tra il 1270 e il 1286. Per un certo numero di anni, durante la composizione dello Zohar, e almeno fino al 1291, risiedeva a Guadalajara, a questa data si può presumere la sua fuga. Mosè de Leon e i suoi discepoli attraversarono la Francia a cavallo senza che la loro presenza fosse notata, da chi furono protetti o meglio quali appoggi essi ricevettero? La risposta è da coloro che erano particolarmente legati alla Scienza Sacra di Salomone, i Templari, che in qualche segreto modo erano legati alla Pietra del Cielo e al Graal. Nel romanzo “Titurel il guardiano del Graal” è detto che: “Una milizia scelta, quella dei Cavalieri Templeisen (i Templari), protegge la preziosa pietra”.
 
In quel periodo i Cavalieri del Tempio mantenevano ancora un controllo di tipo militare delle strade con lo scopo dichiarato di proteggere i pellegrini specie sulla via che conduceva verso occidente a Compostela.
 
Si può supporre che la via più breve e sicura seguita dai cavalieri in fuga sotto il controllo militare dei Templari che proteggevano i pellegrini in viaggio verso Santiago di Compostela fosse la Via Podense, il cammino di Le Puy. Il Camino di Santiago che era chiamato “Il Cammino della Stella” sembra riflettere in terra un tracciato nel cielo. La Via Lattea descrive un percorso stellare che conduce nella costellazione del Cane Maggiore e quindi alla stella Sirio, la Stella Sirio, che custodisce i segreti della nostra dimenticata Origine. Sirio è legata a Orione e insieme alla Pietra delle stelle. Questo elemento è riprodotto nell’iconografia sacra di san Giacomo, preceduto da un cane mentre raggiunge il monticello sacro della Stella.                           
Figura 5. Tragitto dei cavalieri cabalistici verso Rothenburg
 
[1] Shulamith, per gli storici era una giovane amata da Salomone e uccisa in una congiura. Shulamith è la versione femminile (Sophia) del nome di Salomone, l’anima, Sophia. La giovane era il simbolo di sovraumana verità. Il Cantico dei Cantici è costruito in forma di dialogo tra due cuori innamorati e rivela il significato di questa potente forza creativa.
[2] Amir Timur (1336, 1405) volle ricreare il grande impero di Gengis Khan.
[3] Si dice che Maometto ne abbia presi tre pezzi. Nella Kaaba è venerata e custodita una pietra nera meteorica
[4] Fu terminato da un altro uomo chiamato Albrecht Von Shanfenberg.
[5] Il Portale Nord, è detto degli Iniziati.
[6] Gli Gnostici ne fecero il principale Eone, mentre Filone lo identificò con il Logos. In uno dei Manoscritti del Mar Morto di Qumran si definisce Melchidesech come una Entità Celeste.
[7] N. Roerich nell’1935, dipinse ciò che vide nel Deserto del Gobi, in Mongolia davanti a dei piccoli menhir: una scultura di pietra, che raffigura un Guardiano, con un Calice ornato da fuoco posto nella sua mano sinistra. N. Roerich ammise che a volte un calice era un simbolo di fuoco.
[8] Mosè de Leon (Guadalajara, 1250 – Arévalo, 1305) era un cabalista, che si afferma sia stato il redattore dello Zohar. Lo Zohar è stato scritto prima della distruzione del Tempio da parte dei Romani da Rabbi Shimon bar Yohai (Simeon ben Yohai), che a sua volta era discepolo del Rabbi Akiba. Si sa che questo venerabile cabalista impartì le sue più importanti dottrine solo a voce e a un numero molto limitato di amici e discepoli compreso il suo unico figlio Rabbi Eleazar. L’opera fu portata a termine dal figlio di Simeon e dal suo segretario, Rabbi Abba.
[9] Una disposizione canonica del III Concilio Laterano (1179), poco praticata, proibiva agli ebrei e ai cristiani di vivere insieme. E il IV Concilio Lateranense (1215) aveva stabilito che gli ebrei dovevano vivere in quartieri separati e portare un segno di riconoscimento, consistente per gli uomini in cappelli di foggia e colore particolare (giallo o rosso) o un disco di panno sul mantello, mentre le donne dovevano avere un velo giallo sul capo, come le prostitute. Nel 1242 Luigi IX, re di Francia, eseguendo la direttiva di papa Gregorio IX, fece sequestrare e bruciare tutti i Talmud: a Parigi furono pubblicamente arsi ventiquattro carri di manoscritti ebraici di grande valore.
 
A metà strada tra Guadalajara, situata in Spagna e Rothenburg, situata in Germania, lungo la via Podense vi era Situato sul cammino per Compostela, si trova l’antico santuario dedicato a Nostra Signora di Puy-en-Velay, considerata la Chartres meridionale. Infatti, come a Chartres, nei pressi di Le Puy, anticamente i Druidi veneravano una “futura Dei Virgo nascitur” una Vergine prima di dare alla luce un Dio. Nei pressi del santuario, vi era la commanderia templare di St. Barthélemy Puy. Con la pelle appartenuta a Salomone, la nobildonna di Rothenburg fece ricoprire uno scrigno contenente il talismano-pietra e da allora il cofanetto, cominciò a viaggiare per il mondo occidentale.
Sorge una domanda, dopo la distruzione dell’Ordine del Tempio chi vegliava sulla Pietra? Ci viene detto che la pietra fu messa in un cofanetto ricoperto con una pelle entro cui era stata custodita per tanto tempo e che apparteneva a Salomone. A chi fu consegnata affinché fosse conservata la Pietra e il cofanetto di Rothenburg, nel periodo che va dal XIII al XX secolo?
Esiste un legame intenso tra Rosacroce e Templari. Scrive L. Charpentier nel Mistero di Compostela: “Ora, quando comparvero i grandi Rosa-Croce operativi del gotico, costruirono gli ampi rosoni luminosi esattamente al posto de crisma[1], dal crisma al rosone, il camino è diretto”. Uno dei padri spirituali dei Rosacroce è Dante, membro eminente dei Fedeli D’amore. I Rosacroce erano i filosofi del Fuoco[2]. I Rosacroce del medioevo, Paracelso, il suo discepolo Robert Fludd, Thomas Vaughan (Eugenius Philalethes), Van Helmont, Ruggero Bacone e altri, erano tutti alchimisti che cercavano lo spirito nascosto in ogni materia inorganica.
Un proverbio persiano dice: “Quanto più il cielo è scuro, tanto più fulgide brillano le stelle”. Così, nel buio firmamento dell’età medievale cominciarono ad apparire i misteriosi Fratelli della Rosacroce. Essi non formarono associazioni, non crearono collegi; perché, perseguitati da ogni parte come animali selvaggi, quando erano presi dalla chiesa cristiana, venivano senz’altro bruciati.[3]
Si menzione un uomo di chiesa, un certo padre Sulpicio, cui è affidata la teca con la pietra portata da Rothemburg Seminario di Saint-Sulpice di Parigi. Il seminario fu fondato alla fine del regno di Luigi XIII nel 1637 dal parroco di Saint Sulpice, Padre Olier e si afferma che in seguito sia diventato un centro dei Rosacroce. L’area in cui si trova il seminario di Saint Sulpice, è citata più volte, come di sfuggita, da Alexandre Dumas nella trilogia dei “Tre moschettieri”. Eliphas Levi[4], abate e cabalista, che ha completato la sua formazione ecclesiastica nel seminario di St. Sulpice, ci fornisce alcune notizie biografiche sul Conte di Saint Germain nella sua Storia della Magia (1859). Scrive che: “Quando gli si domandava l’iniziazione, pretendeva di non sapere niente; sceglieva egli stesso i discepoli, e domandava loro subito un’obbedienza passiva, poi parlava loro di una regalità alla quale erano chiamati, quella cioè di Melchisedecco (Melchisedech) e di Salomone, la regalità degli iniziati che è ancora un sacerdozio …”.  Eliphas Levi parlando di St. Germain allude all’Ermetismo operativo, all’Alchimia, ai ritualismi e al simbolismo massonico dei Rosa + Croce. A quei tempi in Europa operava il Maestro Rackoczy, noto in seguito come il Conte di Saint Germain, che secondo le asserzioni di E. Levi era un Rosa-Croce appartenente all’Ordine di Melchisedec, proprio come salomone o Maestro M. Questo Maestro vegliava attraverso i suoi discepoli sulla Pietra di Salomone per conto di Morya. Chi furono i suoi discepoli nell’arco di tutti questi secoli? I Rosa + Croce e i loro affiliati. Gli ultimi in ordine di tempo furono i Martinisti.
Il Martinismo è una Società mistica Francese fondata dal Marchese di St. Martin[5], discepolo di Martinez Pasqualis[6]a sua volta discepolo di Swedenborg conosciuto a Londra che si racconta sia stato iniziato dai Rosacroce. Il Martinismo si costituì dapprima a Lione come una specie di Società massonica occulta. Un importante Martinista, un Iniziato, secondo H.P. Blavatsky, fu Jean-Marie Ragon di Bettignies (1781, Bray-sur-Seine - 1862).
La Pietra riapparve nel XX secolo fu poi inviata a Parigi ai Roerich nel 1923 da un mittente sconosciuto. La pietra custodita in una cassa di pino fu presa in custodia in custodia dai Roerich al Lord Byron Hotel a Parigi il 6 ottobre 1923, fu consegnata dall’impiegato del Bankers Trust di Parigi, il quale l’aveva ricevuta da un intermediario che si dice fosse un membro di una società segreta francese senza nome[7]. Daniel Entin, c’informa, la società segreta francese era in un primo momento riluttante a rinunciare alla Pietra perché i Roerich erano a loro sconosciuti, e l’ordine di consegnare la pietra proveniva da un’altra fonte anonima cui non potevano disubbidire, il Maestro Rackoczy? L’informazione fu data a Daniel Entin da un membro che affermava di essere il suo unico affiliato americano. La società segreta era Martinista o Rosacruciana.
Da fotografie messe a disposizione dal Museo Roerich, sappiamo che il cofanetto è stato consegnato imballato in modo sicuro in una cassa di pino. Sul coperchio sono scritti i nomi dei destinatari – “Signore e Signora N. Roerich” – e l’indirizzo dei banchieri Fiducia a Parigi - 5 Rue Vendome - e in basso la scritta da parte di MM. Le lettere si riferiscono senza dubbio al Maestro Morya.
Figura 1. La cassa inviata a Parigi da MM

Quando Helena, George e Nicholas aprirono il pacchetto, vi trovarono all'interno un piccolo cofanetto decorato con sagome di un uomo, di una donna, e di un martin pescatore, con quattro lettere gotiche “M” incise sui bordi. All’interno vi era un aerolite di pietra lucida verde scuro.
La Pietra meteorica è immortalata in una fotografia scattata nel 1923, che è stata messa a disposizione dagli archivi del Museo Roerich di New York. La fotografia è stata fatta a Parigi quando i coniugi Roerich hanno ricevuto il talismano. La fotografia seguente è stata ricolorata rispetto quella originale.
Ciò che è rivelato dalla fotografia che la Pietra è un pezzo di meteorite. L’immagine raffigura un oggetto minerale palmare il cui aspetto è sostanzialmente in linea con le descrizioni fornite da Helena Roerich nella sua leggenda della Pietra. Una di queste descrizioni ci dice che la pietra doveva essere custodita nel cofanetto realizzato a Rothenburg.
Insolitamente per un frammento meteoritico, si vede dalla foto che il talismano ha una simmetria assiale con un perimetro di base nettamente definito il cui profilo può assomigliare alla forma di una foglia o petalo, la parte superiore s’inclina di un angolo compreso tra circa sessanta a settanta gradi e sale a una forma gobba.