Anthakarana il sentiero verso l'immortalià - Sapienza Misterica

SAPIENZA MISTERICA
Vai ai contenuti

Anthakarana il sentiero verso l'immortalià

Percorsi iniziatici
PREMESSA
 
Il brano musicale di Franco Battiato “Le sacre sinfonie del tempo” recita:
Siamo esseri immortali caduti nelle tenebre, destinati a errare; nei secoli dei secoli, fino a completa guarigione.
La nostra essenza primaria è l’immortalità che è caduta nelle tenebre della materia avvolgendosi in un sudario di carne, un corpo fisico. Questo processo dura nei secoli dei secoli in realtà da lunghissimi cicli di milioni di anni.
Fino a completa guarigione, cioè fino alla rinascita, al completo risveglio, e consapevolezza della nostro Essere Immortale, non certo dell’attuale corpo fisico.
  • L’Essere Immortale è lo Spirito Divino, la Monade che emana Volontà Amore e Intelligenza Attiva.
  • I Tre aspetti della Monade si “riflettono” nel Sé Superiore, l’Anima Spirituale.
  
I tre Aspetti dell’Anima si “riflettono” nel sé inferiore, la personalità. Le Tenebre materiali.
Nel mito greco Narciso s'innamora della sua immagine riflessa in uno specchio d'acqua e attratto da essa precipita e muore inghiottito dall’acqua, simbolo della materia mutevole.

 
Figura 1. Narciso e l’immagine riflessa
L’UOMO IL PENSIERO (MANAS) DENTRO UNA FORMA

Plutarco diceva che l’uomo è un pensiero dentro una forma. L’uomo è descritto come punto d’incontro si tre linee di evoluzione di Spirito, Materia e Mente o pensiero (Manas). L’Uomo è una forma materiale creata dal pensiero divino, e vivificata dallo Spirito, cioè dotata dalla Vita Divina, di coscienza.
Figura 2. L’Uomo Figlio del Triplice Filo di Vita Divina
Dallo Spirito, il Padre Celeste, la Monade umana discende la Vita che anima la forma. La discesa avviene lungo un canale chiamato Sûtrâtmâ cioè Filo di Atma, che rappresenta il primo aspetto dello Spirito. Il Sûtrâtmâ opera dalla Monade. È quindi il sentiero della Vita che dalla Monade scende alla personalità, passando per l’Anima. È il sentiero che s’immerge nella forma umana. Il Filo di Vita è il legame che unisce la serie ininterrotta delle manifestazioni della Vita (esistenze, rinascite), sia nel corpo fisico che al di fuori di esso. È la linea d’energia che collega l’uomo personale inferiore col Padre nei Cieli attraverso l’Ego, il principio mediano.
Il Sûtrâtmâ che discende dai tre aspetti della Monade è un triplice filo che collega i vari involucri e che dal piano della Monade, attraverso l’Anima sui livelli mentali superiori, scende nel veicolo fisico. La vita divina è triplice e ha in sé l’energia del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; risponde perciò del completo funzionamento di tutto l’uomo a tutti i livelli e di tutti gli stati di coscienza.
·         Il primo filo dona la Vita, lo spirito, l’energia.
·         Il secondo filo conferisce la Coscienza, o l’intelligenza, e dà il potere di rispondere al contatto.
·         Il terzo filo concerne la vita della materia, o del corpo.
Come il processo discendente della Vita nella Materia guidato dalle Onde di Vita, è stato lento e si è svolto in milioni di anni, così anche il processo di ritorno sarà molto lungo, almeno per la maggior parte degli uomini.
La discesa dello Spirito all’Anima e dall’Anima alla personalità deve però, a un certo punto, rifarsi in senso inverso. L’Anima domina la sua forma mediante il Sûtrâtmâ o filo di vita e, per suo mezzo, vitalizza la personalità, il suo triplice strumento (mentale, emotivo e fisico) e stabilisce così una comunicazione col cervello. Per lungo tempo il Sé Spirituale, osserva il suo riflesso materiale, la personalità e non vede il modo di intervenire nel suo sviluppo. Poi finalmente, dopo una serie di vite, l’Anima vede che questo suo riflesso, la personalità, sta incominciando a rispondere all’influenza e all’energia da lei inviata. Così incomincia il processo d’infusione dell’Anima nel corpo.
Tramite il cervello, coscientemente dominato, l’essere umano è spinto all’attività intelligente sul piano fisico. Il triplice uomo – fisico, emozionale e mentale – deve trovare il proprio Cammino o Sentiero di Ritorno, attraverso un processo di allineamento, prima con l’Anima e dopo con lo Spirito stesso.
Questo viaggio di ritorno è un processo cosciente, che si svolge per tappe successive, che si compie attraverso la creazione, il graduale sviluppo e la costruzione dell’Antahkarana o Antahskarana, il sentiero di comunicazione cosciente, tra il Manas (mente) inferiore e il Manas superiore, cioè tra la personalità e l’Anima spirituale. Lungo questo sentiero la personalità trasmette al Sé Superiore, tutte quelle impressioni e quei pensieri che, per la loro stessa natura possono essere assimilati dall’essenza immortale, formando quelle accumulazioni d’informazioni che sono custodite nel loto egoico o corpo causale, dove risiede l’Angelo Solare.
Il Maestro D.K. ci dice che l’insegnamento introduttivo è stato dato nel libro “L’Educazione nella Nuova Era”. Quella presentazione preliminare dovrebbe essere studiata prima di intraprendere lo stadio più avanzato che è riportato in “Raggi e Iniziazioni”, volume quinto del Trattato dei Sette Raggi dedita un ampio capitolo alla Scienza dell’Antahkarana.
Non vi è alcuna iniziazione per il discepolo finché non abbia cominciato a costruire coscientemente l’Antahkarana, mettendo così in stretto rapporto la Triade Spirituale e la mente quale aspetto più elevato nei tre mondi; più tardi egli porta il suo cervello fisico nella posizione di agente registratore sul piano fisico, mostrando così di nuovo un chiaro allineamento e un canale diretto dalla Triade Spirituale al cervello, per mezzo dell’Antahkarana, che ha collegato la mente superiore con l’inferiore. Ciò comporta molto lavoro, una grande capacità d’interpretare e molto potere di visualizzare. Scelgo le parole con cura. (Raggi e Iniziazioni, 442).
Interpretare e visualizzare sono le parole chiave. Il Maestro ci dice che la visualizzazione è immaginazione creativa, la facoltà dell’anima, che stimola il desiderio e diventa una facoltà creativa superiore man mano che il desiderio s’innalza, conducendo a realizzazioni sempre più elevate. Questa facoltà invoca infine le energie della mente, e la mente, più l’immaginazione, col tempo diventa un grande agente di invocazione e creazione. È così che la Triade Spirituale è messa in rapporto con la triplice personalità.
LA COSTITUZIONE OCCULTA DELL’UOMO
 
 
Il misticismo è un aspetto importante dell'approccio al vero Sentiero Occulto, ma il misticismo da solo non basterà. Il Maestro ci dice che il mistico non è necessariamente un occultista, ma quest’ultimo comprende il mistico. Il misticismo è solo lo stadio preparatorio del sentiero dell’occultismo. La salda conoscenza della vera "natura delle cose" deve essere aggiunta al desiderio mistico. Una volta che la “Costituzione dell'Uomo” sarà veramente padroneggiata, il mistico aspirante e desideroso ha molte più possibilità di realizzare le proprie aspirazioni.
 
Quindi, è passata l’epoca in cui la Gerarchia poteva trattare quasi esclusivamente col devoto emotivo, e questo è avvenuto molto più rapidamente di quanto si prevedesse. Il compito dei Maestri, prima del diciottesimo secolo, consisteva nel prendere aspiranti emotivi e istruirli nella tecnica della polarizzazione mentale, prima di permettere loro l’ingresso negli Ashram …
 
L’insegnamento da dare agli aspiranti (e questo deve essere iniziato nei nostri centri educativi) riguarderà il duplice impiego della mente, la natura dell’energia, l’indicazione di un piano evolutivo che non include solo le forme fisiche e, in seguito, un proposito definito e chiaro per l’umanità, come pure i modi e metodi di sviluppo dei poteri soggettivi e sottili dell’essere umano. Ciò implicherà lo studio della costituzione dell’uomo e la relazione fra la sua triplice natura, inferiore e superiore, e i tre aspetti della divinità.(Il Discepolato della Nuova Era, 296).
 
All’inizio del libro “Iniziazione umana e Solare” ci viene ribadito che la costituzione dell’uomo nel microcosmo, come quella dell’Uomo nel Macrocosmo, è fondamentalmente triplice.
 
A. La Monade, o Spirito puro, il Padre nei cieli.
 
Questo aspetto riflette i tre aspetti della Divinità:
 
1.       Volontà o Potere ………………  Il Padre.
 
2.       Amore-Saggezza ………………   Il Figlio.
 
3.       Intelligenza Attiva ……………… Lo Spirito Santo.
 
Con esso l’uomo viene in contatto soltanto alle Iniziazioni finali quando sta per concludere il suo viaggio ed è divenuto perfetto. La Monade a sua volta si riflette nell’
 
B. Ego, Sé Superiore o Individualità
 
Potenzialmente questo aspetto è:
 
1.       Volontà spirituale Atma.
 
2.       Intuizione Buddhi.
 
Amore-Saggezza, il Principio Cristico
 
3.       Mente superiore o astratta Manas superiore.
 
L’Ego comincia a far sentire il proprio potere negli uomini avanzati; in modo crescente sul Sentiero della Prova e infine alla terza iniziazione il dominio del Sé superiore sul sé inferiore è completo e l’energia del più alto aspetto comincia ad essere percepita.
 
L’Ego si riflette nella
 
C. Personalità, o Sé inferiore, l’uomo sul piano fisico
 
Questo aspetto è pure triplice:
 
1.       Corpo mentale …………………………Manas inferiore.
 
2.       Corpo delle emozioni ………………Corpo astrale.
 
3.       Corpo fisico………………………………Corpi fisico denso e corpo eterico.
 
Scopo dell’evoluzione è perciò di condurre l’uomo alla realizzazione dell’aspetto egoico e di porre la natura inferiore sotto il suo dominio. (Iniziazione Umana e Solare, 7).
 
Il più alto l'aspetto della nostra natura è triplice. Al centro della Monade c'è il Puro spirito, che è identico in ogni essere. Lo spirito è Uno eppure Tre. Qui entriamo nel mistero della Trinità, lo Spirito è del tutto unitario, eppure incarna i tre aspetti fondamentali della divinità. Non c'è Spirito che non lo sia, contemporaneamente, il Padre, il Figlio e la Madre/Santo Spirito. Ognuno di loro — completamente così, anche se nel tempo e nello spazio potremmo sembrare che ne sottolineiamo uno o altri di questi aspetti/qualità.
 
Qui sorge la questione se "Madre" sia la stessa cosa di "Spirito Santo". La risposta è sia sì che no. Il terzo aspetto della divinità è, in un certo senso, duale, e sia lo Spirito Santo che la Madre lo rappresentano, ma lo Spirito Santo è l'aspetto più attivo del terzo aspetto, e Madre è più ricettiva. Insieme, però, costituiscono l'interezza del Terzo Aspetto.
 
Quando l'aspetto dello Spirito o della Monade è in contatto con la personalità? Probabilmente dalla seconda iniziazione, e con un impatto maggiore alla terza. La quarta e la quinta iniziazione sicuramente ci collega alla Monade.
 
·         L'aspetto Padre della divinità custodisce il segreto della Vita.
 
·         L'aspetto del Figlio custodisce il segreto della Radiosità.
 
·         Lo Spirito Santo contiene lo spirito dell'Intelligenza Manipolativa — che organizza intelligentemente ogni cosa per l'espressione del Bene.
 
Vi viene detto che la Trinità Monade si "riflette" nella Trinità Egoica, ma cosa è davvero riflesso. Potremmo parlare di una somiglianza di qualità o funzione che si verifica a un livello vibrazionale inferiore. C'è somiglianza ma non identità. Qualcosa di qualità superiore può essere apprezzato attraverso il contatto con la qualità inferiore che riflette la superiore. La Legge dell'Analogia è importante mentre cerchiamo di raggiungere il livello superiore aspetti della nostra natura.
 
La Triade Spirituale, quindi, riflette la Monade. Volontà spirituale o Atma è il riflesso della volontà monadica. L'intuizione o Buddhi è il riflesso della Saggezza Monadica (ci si potrebbe chiedere perché); la Mente Superiore o astratta o Il Manas Superiore è il riflesso dell'aspetto dell'Attività monadica.
 
La Monade e la Triade Spirituale sono gli aspetti più impersonali della nostra natura; la Monade, sebbene triplice, enfatizza l'unità del Trinità, con la Triade Spirituale sottolineano la distinzione delle tre Aspetti (anche se il senso di unità si trova in tutta la Triade).
 
La seconda riflessione importante è quella dell'Ego superiore all'interno della personalità. Conosciamo bene la nostra natura e lo siamo stati per molte migliaia, persino milioni, di anni. Ciò che potrebbe non essere così familiare è la qualità dell'Anima così come si riflette nella personalità.
 
Il veicolo dell'Anima è descritto in vari modi, ma quello più elevato è come un "Loto d'Oro" detto Loto Egoico, composto di quattro livelli di tre petali ciascuno: sacrificio/volontà, amore, e conoscenza, più un gruppo centrale chiamato di "sintesi" dove dimora il  "Gioiello nel Loto.
 
Il livello dei tre "petali del sacrificio" si riflette nel veicolo mentale del personalità. Il livello dei tre "petali d'amore" si riflette nell'astrale o corpo emotivo. Il livello dei "petali della conoscenza" si riflette nel Natura eterico-fisica.  Il nostro attuale scopo, cioè della maggior parte di coloro che percorrono il Cammino Spirituale in questo momento, è conoscere l'Anima o il "Sé superiore" e portare la personalità sotto il suo controllo
 
Il Sistema Solare va considerato come Atomo Cosmico, una Sfera. Sette aggregazioni di materia di Materia, anche se visualizzati nello spazio bidimensionale come dei cerchi, vanno considerati nello spazio dell’Universo come Sette grandi Sfere che ruotano concentriche nel senso della latitudine entro la periferia solare.
 
I Sette Piani o stati di Materia, anziché essere rappresentati come una serie di sfere roteanti, concentriche, sono visualizzati con un “pila di Piani” uno sopra l’altro. Anche questa rappresentazione non è perfetta perché ogni piano compenetra effettivamente tutti i Piani sotto situati. Ad esempio, il Piano Adi o Divino, si estende in realtà in tutto lo spazio sferico fino a includere il Piano Fisico, gli altri piani intermedi si compenetrano come in un pozzo. Il Piano Emotivo compenetra solo il Piano Fisico, ma è compenetrato dai Cinque Piani “sopra di esso”.
 
I Sette Piani del sistema Solare sono detti Piani sistemici e rappresentano i sette sottopiani del Piano Fisico Cosmico.
 
1. Piano fisico — il 7° Piano: Questo è il più basso dei Sette Piani. È la materia come la conosciamo, e ha origine nel primo dei tre sistemi solari.
 
2. Piano Astrale — il 6° Piano: Questo è il Piano principale delle emozioni dei desideri, in definitiva di glamour e illusione. Questo livello vibratorio della materia è collegato alle dinamiche dei sentimenti e delle emozioni. Il Piano Astrale essendo il Piano del Desiderio, è quello della gravità verso il non-sé.
 
3/I. Piano Mentale Inferiore - Parte del 5° Piano: è formato con quattro sottopiani. Su questo livello vibratorio, le forme di pensiero sono create e ricevute. Le facoltà di ragionamento e le programmazioni materiali si sono trovano qui dove, l'uomo correla i dati sensoriali e li coordina al suo ambiente.
 
3/II. Piano Mentale Superiore - Parte del 5° Piano: I tre sottopiani superiori del Piano Mentale costituiscono il Piano Mentale Superiore che è la sede della mente astratta. Qui il corpo causale o loto egoico trova il suo posto. Sul più alto di i sottopiani del Piano Mentale Superiore si trovano come gli atomi mentali permanenti. La mente astratta ci permette di generalizzare e pensare in schemi, quindi il disegno mentale in cui Tutti gli oggetti concreti (inclusi i pensieri concreti) hanno qui il loro posto.
 
Sul Piano Mentale Superiore dimora il Corpo Causale la casa di ciò che chiamiamo Anima. L'Angelo Solare (la Guida e Mentore angelica che rimane con noi per milioni di anni) lavora principalmente attraverso questo veicolo.
 

Figura 3. L’Angelo Solare nel Loto Egoico
 
4. Piano Buddhico o dell’Intuizione - il 4° Piano: Questo è il Piano dell'armonia, unificante amore e un'intuizione che rivela il tutto. Questo Piano è il centro della Triade Spirituale (Atma-Buddhi-Manas), ed è il vibratorio livello cui l'umanità nel suo insieme aspira. Qui si trova La "luce fredda e chiara" che rivela la verità per quello che è realmente, senza mediazione da qualsiasi forma di pensiero.
 
5. Piano Atmico o della Volontà Spirituale — il 3° Piano: Questo è l'aereo dalla quale la Volontà di Dio — il Logos Planetario — viene riconosciuta e accessibile. È il Piano della Legge Divina espresso attraverso il Pensiero Divino. Tutta la vita in i cinque mondi inferiori (o Piani) sono controllati da questo Piano dellla Volontà Divina.
 
6. Piano Monadico o dello Spirito — 2° Piano: su questo Piano o livello vibratorio, si trova l'aspetto più alto dell'essere umano— quello spirituale. La Monade o Spirito è il "pellegrino eterno" che, in secoli passati, lasciò la "Casa del Padre" in missione di redenzione. Questa missione ha portato la Monade nei tre mondi inferiori —quello mentale, emotivo e fisico. Per tutti gli scopi pratici, il Secondo Piano è quello degli Archetipi Divini, e delle prime forme che si trovano su Piano Fisico Cosmico (composto dai Sette Piani Sistemici). Il Piano Monadico si erge sopra i cinque mondi umani e l'evoluzione sovrumana, ed è, per quanto riguarda l'uomo, il piano della vera liberazione.
 
7. Piano Logoico — il 1° Piano: Questo è chiamato "Mare" di Fuoco", perché dà vita all'intero Piano Fisico Cosmico. Il Signore del Mondo (Sanat Kumara) ha il Suo principio e su questo Piano e il Cristo (il Signore di Maitreya) sta appena conseguendo coscienza ed efficacia. Solo un Maestro della settima iniziazione (come il Cristo) può iniziare a concentrarsi su questo Piano dove si trova principalmente “La Sala del Consiglio di Shamballa”.
 
Ciascuno dei Sette Piani contribuisce con un tipo di materia alla formazione di certi tipi di veicoli di espressione chiamati "corpi", o "vestiti". Il corpo più alto di cui siamo in questo periodo a conoscenza è quello monadico. Anche questo corpo o veicolo verrà dissolto quando la coscienza si concentrerà sul più alto di tutti i nostri Piani sistemici — il Logoico.
                                                                             
 
Figura 4. La costituzione dell’Uomo
 
Parlando in termini di Sistema Solare e considerando l’umanità come un’unità i cui atomi permanenti nella loro totalità formano le molecole di un corrispondente atomo cosmico.
 
·         L’onda vibratoria dell’aspetto Volere si riflette nel primo sottopiano atomico di Atma, in:
 
Un atomo permanente Atmico .
 
·         L’onda vibratoria dell’aspetto Sapienza si riflette nel primo sottopiano in:
 
Un atomo permanente Buddhico.
 
·         L’onda vibratoria dell’aspetto Attività si riflette nel primo sottopiano in:
 
Un atomo permanente del Manasico o Mentale.
 
Così è formato il triangolo di atomi permanenti Atma – Buddhi – Manas, chiamato la Triade Spirituale. Qui sta il mistero del Guardiano, dello Spettatore silenzioso, l’Uomo Spirituale, l’espressione della Monade nell’Uomo, chiamato in oriente Jivatma.
 
Poiché il Jivatma deve nascere nei piani più densi della materia, la Triade Spirituale, emette un tenuo filamento color d’oro avvolto in materia del piano Buddhico, che va ad ancorarsi a una molecola[1] sul quarto sottopiano mentale, detta unità mentale, per distinguerla dall’atomo permanente mentale.
 
·         Un atomo del primo sottopiano Emozionale collegato al Jivatma diventa un atomo permanente Kamico.
 
·         Un atomo del primo sottopiano Fisico collegato al Jivatma diventa un atomo permanente Fisico.
 
Questi punti focali d’energia, cioè i cinque atomi permanenti e l’unità mentale sono collegati tra loro da un legame magnetico che la Bibbia chiama “filo argenteo”, un filo di luce vivente che collega la Monade, lo Spirito nell’uomo, col cervello, che la Sapienza Antica chiama Sûtrâtmâ. È il filo della Vita che s’incarna dal principio di un periodo di manifestazione fino alla fine, infilando su di sé le perle delle esistenze umane.
 

L’Atomo permanente è un vortice determinato di materia atomica (il sottopiano più alto), un minuscolo centro di forza che costituisce il fattore centrale e l’agente d’attrazione intorno al quale vengono costruiti gli involucri della Monade che s’incarna. Gli atomi non liberi “collegati” al triplice raggio della Monade, prendono il nome di atomi permanenti.

 
Figura 5. Monade - Loto Egoico - atomi permanenti -  Sûtrâtmâ
 
Il Sûtrâtmâ o“filo d'argento” è un'estensione della Monade ed è un Filo di Vita. In definitiva, è un'estensione dell'Unica Vita per mezzo della quale vivono tutte le entità nel cosmo. Il filo d'argento è permanente durante la manifestazione monadica nei cinque mondi o piani inferiori.
 
Ogni comunicazione della Monade con i Piani Inferiori al suo proprio è avvenuta per mezzo del Sûtrâtmâ, quel filo vitale da cui son collegati gli atomi, quel filo vitale — di materia del Secondo Piano — che passa dall’atomo permanente atmico al buddhico, da questo al manasico, e che da questo ritorna all’atmico, formando in tal modo il “Triangolo di Luce” sui piani superiori. La figura che ci viene proposta mostra come da questo Triangolo, dal lato che si trova sul Piano Buddhico, parta un filo, il Sûtrâtmâ verso i Piani Inferiori, da cui son collegati gli atomi della triade inferiore.
 
Il legame di unione della triade inferiore con la Triade Spirituale, il Sûtrâtmâ è dunque di materia buddhica, un canale energetico che scende dal Piano Buddhico, e non dall’atomo permanente manasico. Poiché è di materia buddhica che è formato il meraviglioso canavaccio che sorregge e vivifica tutti i nostri corpi.
 
Tutti i corpi, se osservati con la vista buddhica, spariscono, e, in vece loro, si vede una scintillante trama d’oro d’inconcepibile finezza e di delicata bellezza, dove tutti i particolari appaiono come un ricamo su di un minuto reticolato di materia buddhica, fra le cui maglie sono incastonati gli atomi più densi. Osservando più accuratamente, ci si accorge che l’intera trama è formata d’un unico filo che è un prolungamento del Sûtrâtmâ.
 
L'evoluzione richiede che tutti e Sette Piani siano collegati in modo intelligente, amorevole e potente — così che l'energia e gli impulsi possono passare dal più alto al più basso e dal più basso al più alto. Il metodo di collegare tutti i Piani tra loro si chiama Antahkaranache è un flusso luminoso di energia. Si collega prima l'unità mentale all'atomo permanente mentale, e quindi con gli atomi permanenti buddhico e atmico, e infine la Monade. Ci vogliono molte vite per costruire completamente un Antahkarana. Tutti sforzi per pensare e agire in modo altruista e con un ampio approccio Il punto di vista è un passo nella direzione giusta.
 
Il Sentiero che dalla Casa del Padre va nel punto più lontano per poi ritornare dal Padre portando con sé i doni dell’esperienza nei mondi della forma, è l’insieme del Sûtrâtmâ e dell’Antahkarana.

 
 
[1] Si Ricordi che solo la materia del sottopiano più alto è formata da un solo atomo, per i restanti sottopiani si hanno solo aggregazioni di atomi o molecole.
 
 
SÛTRÂTMÂ - NASCITA E MORTE
 
Quando, per mezzo del potere del Sé Spirituale che prepara la sua dimora, la materia del Piano Mentale inizia lentamente ad evolvere, allora vi è tutto un riversarsi dal grande oceano dell'Atma Buddhi che sovrasta sempre l’evoluzione dell’uomo e questo, così com’era, si incontra con il materiale mentale che procede verso l’alto, si unisce ad esso, lo fertilizza e a quel punto di unione si forma il corpo causale, l’individuo. Coloro i quali sono capaci di vedere in quelle elevate regioni dicono che l’aspetto-forma del vero uomo è come una pellicola appena visibile della materia più sottile e segna il punto in cui l’essere inizia la sua vita individuale. Questa pellicola di materia finissima, delicata ed incolore, è il corpo che permane attraverso tutta l’evoluzione umana, il filo su cui vengono infilate come perle tutte le vite successive, il reincarnante, Sûtrâtmâ, il “Sé-Filo della Vita”, il raccoglitore di tutto quanto si accorda con la Legge, di ogni attributo nobile, armonioso, e perciò durevole. È ciò che contrassegna la crescita dell’uomo, la fase evolutiva raggiunta, ed ogni grande e nobile pensiero, ogni emozione pura ed elevata, vengono trasportati e rielaborati nella sua sostanza. (A. Besant l’Uomo e i suoi corpi).
Il Sûtrâtmâ è collegato con l’apparire lo scomparire della forma. Tutte le vite si manifestano ciclicamente. L’apparire periodico governa i regni di natura e le forme che contengono. Determina persino l’attività di Dio. Le razze s’incarnano, scompaiono e si reincarnano, come tutte le vite nella forma. La reincarnazione, ossia l’attività ciclica, è alla base d’ogni parvenza ed attività fenomenica. È un aspetto della pulsante vita di Dio. I termini rinascita e reincarnazione possono fuorviare e questo processo cosmico sarebbe meglio descritto da termini come “impulso ciclico”.
Quando l’uomo muore in realtà, nasce a un mondo nuovo, ad una forma di vita più sottile, e il Sûtrâtmâ, quel cordone intrecciato di materia eterica (che lo univa al corpo fisico) si rompe: “la corda d’argento si stacca”, l’uomo si separa dal corpo fisico denso ed esce attraverso il centro più alto del corpo anziché da quello più basso, verso la vita in un mondo superiore, in un’altra dimensione.
Così avviene per tutti i corpi ed involucri del microcosmo, perché durante la manifestazione l’analogia sussiste su tutti i Piani. Un pianeta non è che il corpo di un Logos Planetario, un corpo di natura eterica mediante cui il Logos si esprime costruendo sull’impalcatura eterica un veicolo di manifestazione. Il centro di uscita del corpo eterico si trova anche in un pianeta fisico, e la corda d’argento planetaria è distaccata al momento voluto. Nel sistema solare stesso avverrà un’azione simile alla fine del Mahamanvantara. Il Logos si ritirerà in sé, astraendo i suoi tre principi maggiori. Il suo corpo di manifestazione, il Sole e i Sette pianeti sacri, tutti esistenti nella materia eterica si ritireranno dall’oggettività e si oscureranno.
La Dottrina Segreta (S.D. II, 709) afferma che gli atomi permanenti o vortici vitali del nostro principio vitale, non vanno mai internamente perduti con la morte di un uomo, ma essi sono trasmessi di padre in figlio.
La spiegazione di quest’affermazione è che quando giunge il momento per il Sé Superiore di incarnarsi, la presenza dell’atomo permanente rende possibile l’uovo da cui deve svilupparsi il nuovo corpo. La sua nota o vibrazione fondamentale risuona ed è una delle forze che guidano la costruzione a livello eterico di un corpo che dovrà essere accordato (come in musica), alla nota emessa dal nucleo di memoria fisica l’atomo permanente fisico. Gli atomi permanenti evolvono con maggior rapidità. Essendo continuamente in rapporto con la Monade, mentre gli atomi liberi traggono profitto dai ripetuti contatti temporanei cogli atomi permanenti.

NASCITA DISCESA DEL SÛTRÂTMÂ NELLA FORMA

 
Quando giunge l’ora della nascita fisica, l’Angelo Solare deve nuovamente srotolare il Sûtrâtmâ che collega sceso dal Piano Buddhico nel corpo egoico. Alla base del corpo o Loto Egoico infilati nel cordone d’argento sono conservati i tre atomi permanenti dell’uomo.
 
L’uomo, quando nel processo dell’evoluzione procede con il metodo della reincarnazione, lavora con quattro tipi di costruttori e con tre gradi principali di essenza costruttrice o sostanza devica.
 
Egli si collega con i deva trasmettitori che sono in rapporto con il microcosmo sul quarto sottopiano del piano mentale e sui sottopiani atomici dei piani astrale e fisico. Si collega poi con i deva relativi a:
 
1.       l’unità mentale,
 
2.       l’atomo permanente astrale,
 
3.       l’atomo permanente fisico.
 
Egli coopera con i deva costruttori che formano il corpo eterico, ed influenza i deva costruttori della sostanza fisica densa, in modo che il veicolo fisico occorrente alla sua manifestazione oggettiva divenga una realtà. (TFC, 936).
 
Qui abbiamo una chiara distinzione tra costruttori e "essenza costruttrice o sostanza devica". Quando Il Maestro D.K. chiama la "sostanza devica" con il nome di "essenza costruttrice", non è probabile che stia cercando di rimuovere la caratterizzazione della passività da tale sostanza deva.
 
Questi sono i quattro gruppi principali di deva che vengono sotto l’influenza di un Ego particolare. Insieme producono l’uomo inferiore e portano in manifestazione la Personalità, riflesso dell’Ego e ombra della Monade. (TFC, 937).
 
Quando si parla dei quattro tipi di costruttori, possiamo presumere che esista un solo tipo per ciascuno dei quattro livelli della natura della personalità dell'uomo: il veicolo mentale, il veicolo astrale, il veicolo eterico e il veicolo fisico denso. I deva trasmettitori si trovano in connessione con il microcosmo sul quarto sottopiano del Piano Mentale.
 
Poi l’uomo si collega a un altro tipo di deva che raccolgono sostanza attorno all'atomo permanente, mentre i deva trasmettitori sono quelli che lavorano con le spirille che collegano gli atomi.
 
Il primo passo dell’Ego verso la produzione dell’”ombra” è espresso dalle parole “l’Ego fa risuonare la sua nota”. Egli emette la sua voce e (come nel processo logoico) la minore “armata della voce” gli risponde immediatamente. (Trattato sul Fuoco Cosmico, 937).
 
L’ombra della Monade, il riflesso dell’Ego, è la persona fisica.
 
La Monade emise il Filo di Vita il Sûtrâtmâ che si ancorò nell’Anima dimorante nel Loto Egoico. L’Anima venne in esistenza per mezzo di questo ancoraggio. Seguì il processo successivo in cui l’Anima (l’Angelo Solare), emise a sua volta il duplice filo che infine si ancorò nella testa e nel cuore del triplice uomo inferiore, la personalità.
 
Il primo suono nel processo di creazione dei veicoli per la manifestazione è la nota egoica. Questo è l'inizio del magico processo di incarnazione. Questo esercito minore di deva costruttori si trova nel regno di Brahma, cioè nei diciotto sottopiani sistemici inferiori (Fisico, Astrale e Mentale Inferiore).
 
Gli atomi liberi che sono attirati attorno all’atomo permanente subiscono anch’essi una vivificazione delle spirille per opera della Monade. La funzione degli atomi permanenti “catturati” su ogni piano è quella di attirare a sé, magneticamente, la materia adatta a costruire involucri responsivi agli stimoli esterni (vibrazioni ambientali) e interni (impulsi della Monade), così da formare organi e organismi di risposta (corpi) sempre più qualificati
 
La vita che animava la forma fisica (sia densa che eterica) e che aveva la sua fonte nell’atomo permanente, e di qui “permeava ciò che si muove e ciò che è immobile” (in Dio, nell’Uomo Celeste e nell’essere umano, così come nell’atomo di materia) si ritira completamente nell’atomo, sul piano dell’astrazione. Questo “piano dell’astrazione” per l’atomo permanente fisico, è il livello atomico. All’infuori dell’atomo permanente, il corpo fisico umano non esiste. La rete eterica non è che l’estensione di un aspetto del Sûtrâtmâ o filo, filo che è filato dall’Ego dall’interno del corpo causale, quasi come un ragno fila un filo. Può essere accorciato od allungato a volontà, e quando il periodo del pralaya è deciso, questo filo di luce o di fuoco solare (notate la parola “solare”) è ritirato e raccolto sul sottopiano atomico dove continua a vitalizzare l’atomo permanente e lo tiene collegato al corpo causale.
 
“La Luna, mentre gira, riflette. Mentre riflette, causa risposta in ciò che non ha irradiato. Questi tre, il Sole, la Luna e la Madre producono ciò che percorre un minuscolo ciclo, e brucia”. (TFC, 937)
 
Mentre è tessuto ed intrecciato, viene vivificato dall’energia di vita inviata dall’Ego, così come Shiva, il Padre, dà al Figlio il vero “bios” o vita, mentre la Madre scalda, costruisce e nutre il corpo. Il lavoro degli elementali eterici raggiunge il suo fine primario quando il Sûtrâtmâ è connesso, ai tre centri della natura fisica entro il cranio - la ghiandola pineale, il corpo pituitario ed il centro Alta Major.
 
Il collegamento più importante è l’ingresso del Sûtrâtmâ nel centro al sommo della testa, quello attraverso cui la vita del corpo eterico si ritira al momento della morte. Questo è il punto vitale. Lì il “Filo” della Vita, quando è raggiunto il settimo anno, si divide in tre rami, arrivando ai tre centri… Si riscontrerà che gran parte dell’imbecillità o arresto di sviluppo, ha origine nel collegamento eterico con questi tre centri. (TFC, 944).
 
Figura 6. I tre centri fisici della testa
 
                                                
 
Il settimo anno si distingue come importante per molte ragioni e una di queste viene data qui. Quando si raggiunge il settimo anno, sono state create le basi della potenziale stimolazione triangolare dei tre centri densi nella testa. Vi è un triangolo di fuoco tra il centro della Corona, il centro Ajna e il centro dell'Alta Major, che è completato nella forma al momento della terza iniziazione. È ovvio che ci sarà una relazione corrispondente tra quelle dense precipitazioni fisiche (ghiandole, corpi nella testa) che rappresentano quei centri eterici.
 
Quando si raggiunge il settimo anno, sono state create le basi della potenziale stimolazione triangolare dei tre centri densi nella testa. Se la vitalità che scende dal Sûtrâtmâ non può raggiungere queste ghiandole, allora esse non possono svolgere la loro funzione. Il meccanismo fisico, nei casi peggiori, non può essere diretto in modo intelligente, o nei casi minori, lo è in modo imperfetto.
 
I piccoli elementali devono collegare il Sûtrâtmâ ai tre centri fisici all'interno del cranio. Questi tre centri fisici densi sono i rappresentanti nella testa dei principali centri della testa nell'eterico-fisico. Il centro dell'Alta Major è elencato al posto della ghiandola carotide. Quindi abbiamo due ghiandole o corpi densi e un centro eterico all'interno della testa. Forse, se avesse voluto essere più specifico, Il Maestro avrebbe menzionato la ghiandola carotide come un'ancora fisica per il centro dell'Alta Major.
 
Questi elementali sono le piccole entità che, aderendo al piano espresso dai costruttori, costruiscono ciecamente la struttura del corpo e formano gli involucri mediante i quali l’Ego dovrà esprimersi. Sui piani eterici costruiscono la vera “forma” con sostanza eterica, e producono l’involucro di linee intricate di fili ignei che s’intrecciano, che è in realtà un prolungamento del Sûtrâtmâ o filo della vita.

 
 
MORTE RITIRO DEL SÛTRÂTMÂ DAL CORPO FISICO

 
Quando l’Ego deve ritirarsi dal corpo fisico, cioè cessa di essere attratto dalla sua forma sul Piano Fisico e giunge l’ora della morte fisica, l’Angelo Solare arrotola il Sûtrâtmâ, inspira, e ritira la sua vita dall’involucro. Questo conduce infine alla dispersione degli atomi del corpo eterico che tornano alla loro condizione primordiale.
 
Il primo stadio post mortem è il ritiro nel veicolo eterico della forza di vita del triplice corpo fisico denso (denso, liquido e gassoso) con il conseguente “corrompersi” ed essere “disperso negli elementi”. Lo stadio successivo è il ritiro della forza di vita dal corpo o rete eterica e la sua devitalizzazione, il ritiro della vitalità avviene nel centro della testa da dove si è precedentemente ancorato.
 
Lo stadio successivo è il ritiro della forza di vita dalla forma astrale, cosicché anche questa si disintegra e la vita viene centralizzata nell’atomo permanente astrale. Lo stadio finale dell’atomo umano è il suo ritiro dal veicolo mentale. Dopo quest’astrazione le forze di vita sono interamente centralizzate nella sfera egoica o loto egoico; il contatto con i Tre Piani Inferiori è ancora intrinsecamente possibile per mezzo degli atomi permanenti, i centri di forza dei tre aspetti della personalità.
 
La morte riguarda essenzialmente la coscienza. In un dato momento siamo coscienti sul piano fisico e un momento dopo ci siamo ritirati su un altro piano dove siamo attivamente coscienti. Il processo del sonno quotidiano e quello della morte sono tuttavia identici, con la sola differenza che nel sonno il Filo Magnetico o Sûtrâtmâ, la corrente d’energia lungo la quale scorre la forza di Vita, è mantenuto intatto e costituisce il sentiero di ritorno nel corpo. Nella morte il Sûtrâtmâ o Filo della Vita viene ritirato nel corpo causale.
 
La morte è letteralmente, il ritrarsi di queste due correnti d’energia dal cuore e dalla testa, ciò che determina di conseguenza la perdita totale di coscienza e la disintegrazione del corpo. La morte differisce dal sonno in quanto entrambe le correnti d’energia si ritirano.
 
Nel corpo vitale umano vi sono due orifici per l’uscita della forza di vita. Uno si trova nel plesso solare, l’altro nel cervello, alla sommità del capo, protetti entrambi da una fitta rete di materia eterica, composta di fili d’energia vitale che s’intrecciano. Nel processo della morte vi sono perciò due uscite principali: il plesso solare per l’essere umano polarizzato nell’astrale e che tende al fisico, quindi la grande maggioranza, e il centro della testa per quello polarizzato nella mente e orientato allo spirito.
 
Ecco cosa ci dice Annie Besant nel suo bellissimo studio sulla Coscienza.
 
Durante la vita pre-natale del bambino, il Sûtrâtmâ si svolge dall’atomo permanente fisico e si ramifica in ogni direzione; e continua così, fino al pieno sviluppo del corpo fisico; durante la vita fisica, il prana, o fluido vitale, agisce continuamente lungo questo filo, seguendone ogni ramificazione ed ogni maglia.
 
Alla morte si ritrae, lasciando che le particelle del corpo si disperdano. Si può seguire lentamente districarsi dalla densa materia fisica e, accompagnato dal fluido vitale, concentrarsi nel cuore attorno all’atomo permanente; a misura che esso si ritira, le membra abbandonate si raffreddano — la sua assenza determina il “gelo mortale”. Si scorge nel cuore, circondato dall’aureola oro-violacea del fluido vitale: poi l’aureola, la rete buddhica e l’atomo permanente salgono, lungo la Sushumna nadi secondaria, fino alla testa, nel terzo ventricolo del cervello. Gli occhi diventano vitrei, quando la trama vitale si ritrae e si raduna tutta intorno all’atomo permanente nel terzo ventricolo; poi il tutto sale lentamente fino al punto di congiunzione delle suture parietale ed occipitale, ed abbandona il corpo fisico morto.
 
L’atomo permanente, ne è dunque circondato come da un involucro dorato — che ricorda il bozzolo del baco da seta — e ne resterà così avvolto, finché la costruzione di un nuovo corpo fisico non richieda che esso si svolga di nuovo. Altrettanto avviene per le particelle astrale e mentale, cosicché, quando questi corpi si sono disintegrati, si può vedere la triade inferiore come un nucleo brillantemente scintillante nell’interno del corpo causale. (A. Besant Studio sulla coscienza, 91).
 
Nel primo ciclo di esperienze sulla ruota cosmica della vita, l’Anima è schiava della sostanza; è scesa nel carcere della materia e si è legata alla forma. Donde il simbolo di Pisces   , due pesci congiunti da un legame. Uno di essi raffigura l’Anima, l’altro la Forma, connessi dal “filo o Sûtrâtmâ”, la corda d’argento che li collega per tutto il ciclo della vita manifesta. Questo doppio legame si scioglie quando interviene la morte finale, così chiamata perché la Vita si libera completamente dalla forma. Bisogna ricordare inoltre che, per la Monade, l’Anima stessa è una forma, anche se molto più sottile di qualsiasi altra nei tre mondi dell’evoluzione umana. (Astrologia Esoterica, 116).
 
Nel mondo della manifestazione tutto è forma anche se a livelli diversi di densità di materia, pertanto anche la Monade è una forma di luce una scintilla di fuoco , ma pur sempre forma.
 
Nel corpo fisico vi sono milioni di cellule che muoiono continuamente. Quando un’entità cellulare muore, lo stesso processo corrispondente deve accadere ai vari principi, così come avviene quando muore l’intero uomo. I vari principi si separano, la parte fisica inferiore cede le sue forze per dare energia al corpo. I principi superiori, il mentale e lo spirituale, si elevano ai Piani prestabiliti – l’aspetto o forza mentale della cellula passa nei centri creativi superiori o inferiori, o cieli del corpo, e sono lì usati per il proposito più alto e per l’economia del Microcosmo, l’uomo. Gli elementi inferiori non rigenerati della cellula entrano nella corrente sanguigna, ma ne sono espulsi dagli organi escretori adatti, e mandati negli inferni del corpo per essere rigenerati o eliminati nell’intestino o colon e nel tratto urinario dell’organismo.
 
Milioni di cellule nascono così in continuazione negli organismi e sono animate dalle correnti di Ego spirituali inviate dal piano superiore del cervello che, allo stesso tempo, ha ricevuto forza e potenza dalle cellule spirituali e mentali che ascendono ad esso, e che ha anche impartito alle stesse una tremenda potenza mentale e spirituale, finché, sovraccariche, queste cellule sono pronte ad uscire all’esterno cercando esperienza nell’incarnazione inferiore materiale; e sono pronte anche a cedere la carica di vita che hanno ricevuto dal contatto con i piani di coscienza superiori, trasmettendo in questo modo qualche energia dei piani superiori a quelli inferiori, incarnandosi e reincarnandosi senza posa, finché l’intero corpo ha raggiunto lo sviluppo più alto possibile per quel ciclo di manifestazione.
 
Questo per quanto riguarda la reincarnazione della cellula. “Come in alto così in basso”, come per la cellula, così per l’uomo. Quel che avviene dopo la morte e la funzione della morte, o il cambiamento che l’uomo chiama morte, è chiarito da questa spiegazione.
 
Come per i princìpi spirituali dell’anima della cellula, così per l’Anima dell’Uomo, il suo paradiso non è un luogo, ma uno stato di coscienza. Eppure quello stato o piano di coscienza dovrebbe essere entro il Cosmo, per così dire, dell’uomo. Così il piano di coscienza celeste dell’uomo sta all’interno del Cosmo dell’Umanità nei suoi stati superiori. Cosicché, come nel caso della cellula che muore, i suoi poteri, l’energia e l’utilità non sono perduti, ma i suoi principi si separano e vanno ai loro corrispondenti centri, così allo stesso modo, quando muore un essere umano non esce dall’aura o dal cosmo dell’umanità. Essendo l’umanità nel suo insieme un vero e proprio stato di coscienza, nella realtà le varie forze e principi dell’essere umano alla morte passano nelle sfere appropriate e aggiungono potenza a quella sfera e, a tempo debito, a causa delle leggi fisse di azione e reazione, di forze centripete e centrifughe che governano lo spirito così come la materia, le forze disincarnate della mente, Anima e Spirito, sono nuovamente riassemblate sui piani inferiori della manifestazione. (Teogenesi, 219-220).
STRUTTURA DEL SÛTRÂTMÂ
 
Il Sûtrâtmâ opera dalla Monade, è quindi il sentiero della Vita che dalla Monade scende alla personalità, passando per l’Anima. Analogamente esiste un Filo della Vita del Logos Planetario, e sua spirale più alta un Sûtrâtmâ del Logos Solare, che penetrano nella Sua manifestazione sul più elevato dei nostri Piani di Materia, il Piano Logoico.
 
L’antico Yoga dell’epoca degli Atlantidi (pervenutoci nell’insegnamento, necessariamente frammentario, dello yoga dei centri) ci informa che il riflesso del Sûtrâtmâ nell’organismo umano è il midollo spinale e si esprime per mezzo di tre canali, denominati Ida, Pingala e Sushumna, il canale centrale. Quando le forze negative e positive del corpo, che si esprimono lungo i canali nervosi di Ida e Pingala, sono equilibrate, esse possono ascendere e discendere lungo il canale centrale, passando senza impedimenti attraverso i centri collocati lungo la spina dorsale e giungendo fino al cervello. Si ha allora la perfetta espressione dell’anima nell’uomo fisico.
 
Tutto ciò è in realtà una corrispondenza con il Sûtrâtmâ, che collega l’uomo fisico e l’anima, poiché il Sûtrâtmâ esprime a sua volta l’energia positiva dello spirito, l’energia negativa della materia e l’energia equilibrata dell’Anima. (Trattato di Magia Bianca, 96).
 
Poiché il Sûtrâtmâ esprime le energie dello Spirito della Materia e dell’Anima, di conseguenza è a sua volta triplice, cioè composto di tre fili di energia che collega i vari involucri e che dal piano della Monade, attraverso l’Anima sui livelli mentali superiori, scende nel veicolo fisico, risponde perciò del completo funzionamento di tutto l’uomo a tutti i livelli e di tutti gli stati di coscienza. L’Anima domina la sua forma mediante il Sûtrâtmâ e, per suo mezzo, vitalizza il suo triplice strumento (mentale, emotivo e fisico) e stabilisce così una comunicazione col cervello. La rete eterica è l’estensione di un aspetto del Sûtrâtmâ o filo, che è filato dall’Ego dall’interno del corpo causale, quasi come un ragno fila un filo. Tramite il cervello, coscientemente dominato, l’essere umano è spinto all’attività intelligente sul Piano Fisico.
 
·         Il primo Filo dà la Vita, lo Spirito, l’energia.
 
·         Il secondo conferisce la Coscienza, o l’Intelligenza, e dà il potere di rispondere al contatto.
 
·         Il terzo concerne la Vita della Materia, o del corpo.
 
Altrove è detto che il Sûtrâtmâ è composto di due fili, uno quello della vita è ancorato nel cuore, mentre l’altro filo, che incarna il principio coscienza, è ancorato nella testa (Raggi e Iniziazioni, 450), non è menzionato il terzo filo concernente la vita nella materia..
 
Il Maestro D.K. nel Trattato sul Fuoco Cosmico fornisce e commenta le regole per il Piano Mentale fanno parte di un gruppo di quindici regole di Magia Bianca.
 
Le prime regole riguarderanno il lavoro del mago bianco sul Piano Mentale, la sua manipolazione dell’energia solare, e la capacità di stimolare i Costruttori a collaborare con i suoi propositi.
 
REGOLA I. L’Angelo Solare si raccoglie, non disperde la sua forza, ma in profonda meditazione comunica con il suo riflesso. (TFC, 997).
 
Queste regole sono in relazione con l’Angelo Solare e il Fuoco Solare. L’Angelo Solare comunica con la sua “ombra” o riflesso mediante il Sûtrâtmâ, che scende attraverso i corpi fino al punto d’ingresso nel cervello fisico, ma l’essere umano ancora non è in grado di focalizzarsi o avere una chiara visione in alcuna direzione. Il “Sûtrâtmâ” è quel legame magnetico che la Bibbia chiama “filo argenteo”, quel filo di luce vivente che collega la Monade, lo Spirito nell’uomo, col cervello. Il processo di comunicazione è costantemente ripetuto.
 
Rammentiamo che l'Angelo Solare è un Essere elevato che opera attraverso il loto egoico dell'uomo, e che il vero Ego superiore dell'uomo è la sua Triade Spirituale. Quando arriva il momento, l'Angelo Solare raccoglie le Sue forze prima di concentrarsi nuovamente sulla sua proiezione: l'anima in incarnazione.
 
Figura 7. L’Angelo Solare e l’Ombra in meditazione[1]
L'Angelo Solare medita inviando flussi di energia verso l'anima in incarnazione. Fino a che punto e in che modo l'anima-in-incarnazione (il discepolo) è il "riflesso" dell'Angelo Solare? Possiamo dire che l'uomo inferiore è triplice (o quadruplice) come lo è l'Angelo Solare all'interno del loto egoico? Ogni aspetto dell'uomo nei tre mondi inferiori ha una somiglianza di qualità con un aspetto dell'Ego superiore. Possiamo quindi dire che l'Angelo Solare crea la sua "ombra" a sua immagine. Nel Trattato sul Fuoco Cosmico il Maestro DK ci dice che L'Angelo Solare, di per sé, era una volta un essere umano in un precedente Mahamanvantara, cioè nel primo sistema solare maggiore dominato dal Terzo Raggio, e ora fa parte di una schiera di "nirvani di ritorno" da quel Mahamanvantara.
 
L'Angelo Solare che sostiene il loto egoico dell'essere umano è l'Ego sul Piano Mentale Superiore. Quando l'Angelo Solare ritornerà alla sua fonte, l'Ego sul Piano Mentale Superiore non esisterà più. La coscienza dell'Ego si "trasferirà" sui Piani della Triade Spirituale.
 
L'Angelo Solare può impressionare il Suo riflesso o uomo ombra. Perché è possibile?
 
a.    Perché ha raggiunto il raccoglimento interiore.
 
b.    Perché ha attirato le Sue forze.
 
c.     Perché Egli ha inviato le Sue forze indotte in modo concentrato alla Sua ombra, l'uomo.
 
d.    Perché Egli persegue una costante meditazione sul Proposito Divino e sul Piano Divino, e impressiona l'uomo con i risultati della Sua meditazione.
 
L'Angelo Solare comunica con la sua "ombra" o riflesso per mezzo del Sûtrâtmâ, che passa attraverso i corpi fino a un punto di ingresso nel cervello fisico.
 
Quando l’ombra ha risposto, in meditazione profonda il lavoro prosegue. La luce inferiore è proiettata verso l’alto; la luce maggiore illumina i tre, ed il lavoro dei quattro prosegue.
 
La concentrazione sulla luce nella testa conduce a scoprire i mondi spirituali, e quei puri spiriti che in essi vivono e muovono, poiché Atma quivi risplende. Allo stesso modo, la meditazione concentrata sul cuore fa conoscere il secondo aspetto, il principio cosciente, intelligente, che fa dell’uomo un figlio di Dio.
 
Con lo sviluppo e l’uso del centro della testa, si attiva la volontà. È, questa, la caratteristica dello spirito e si manifesta come governo e proposito. Con lo sviluppo e l’uso del centro del cuore si attiva l’Amore-Saggezza, e la Vita e le opere dell’uomo manifestano l’amore divino. Poiché la mente di Dio è amore e l’amore di Dio è intelligenza, questi due aspetti di una sola grande qualità sono attivati per compiere la Sua volontà e il Suo proposito.
 
È energia di vita, proveniente dalla Monade, che attraversa l’anima usata come canale e mezzo di contatto; il canale diretto è, inutile dirlo, il Sûtrâtmâ, non è l'Antahkarana o Filo Creativo.
 
Ci è stato detto che il Sûtrâtmâ esprime l’energia equilibrata dell’Anima, in questo stadio per Anima s’intende L’angelo Solare che dimora nel Loto Egoico nei sottopiani superiori del Piano Mentale. Si riporta parte del commento al sutra 34 del Terzo libro dei Sutra Yuga di Patanjali. I Sutra Yuga di Patanjali ci dicono che la concentrazione sulla luce nella testa conduce a scoprire i mondi spirituali, e quei puri spiriti che in essi vivono e muovono, poiché Atma quivi risplende. Allo stesso modo, la meditazione concentrata sul cuore fa conoscere il secondo aspetto, il principio cosciente, intelligente, che fa dell’uomo un figlio di Dio.
 
I “Sutra Yoga di Patanjali” saranno quindi sempre il libro di testo per discepoli, iniziati e adepti, poiché in esso sono contenuti i metodi e le regole che conducono al dominio della mente, a stabilizzare il corpo astrale, nonché a sviluppare e rafforzare il filo dell’Anima che può e deve diventare un vero canale di comunicazione fra l’uomo e il suo Ego. La luce dell’illuminazione affluisce nella cavità del cervello e porta all’oggettività tre campi di conoscenza. Questo è spesso dimenticato e da ciò derivano inutili angosce e interpretazioni premature da parte del discepolo o aspirante parzialmente illuminato. (Trattato di Magia Bianca, 184).
 
La comprensione della coscienza mentale nasce dalla meditazione concentrata sul centro del cuore. Sutra Yoga Libro III, 34 di Patamjali. Commentato nel Libro “La Luce dell’Anima”, da A.A. Bailey.
 
La Saggezza antica o dalla Dottrina segreta afferma che gli esseri umani sono detti “figli della mente”. È la mente che dà loro il senso dell’individualità, dell’identità separata, e che ne fa degli “ego”. Al centro del cervello, nella ghiandola pineale, è la dimora dell’Anima, avamposto di Dio, scintilla di puro fuoco spirituale. È il punto più basso raggiunto dalla vita spirituale proveniente dalla Monade - il Padre Celeste. Il commento a questo Sutra ci dice che il Sûtrâtmâ è triplice è si ancora in tre centri distinti del corpo umano.
 
È il termine del Sûtrâtmâ, quel triplice filo che collega i vari involucri e che dal piano della Monade, attraverso l’anima sui livelli mentali superiori, scende nel veicolo fisico…
 
Nel suo primo aspetto Padre, attraverso la Monade, raggiunge la ghiandola pineale – sede dello Spirito nell’uomo. (La Luce dell’Anima, 319).
 
È il primo terminale del Sûtrâtmâ. La ghiandola pineale è la corrispondenza fisica del centro della testa chiamato sovente Brahmarandra, così come la ghiandola del timo è la corrispondenza fisica del centro del cuore e le ghiandole adrenali sono la corrispondenza fisica del centro basale o della spina.
 
Il cervello dell’uomo è costituito di materia grossolana sensibile (Mahabhúta), infusa del principio vitale, Prana. La sua struttura è tale da farne il veicolo adatto per l’espressione della coscienza sotto forma di mente. La Coscienza non è una proprietà del corpo e neppure una semplice funzione cerebrale.
 
Il secondo aspetto Figlio o Coscienza, tramite l’Ego Spirituale prende contatto col centro del cuore. (La Luce dell’Anima, 319).  
La meditazione concentrata sul cuore fa conoscere il secondo aspetto, il principio cosciente, intelligente, che fa dell’uomo un figlio di Dio. Con lo sviluppo e l’uso del centro del cuore si attiva l’amore-saggezza, e la vita e le opere dell’uomo manifestano l’amore divino. Poiché la mente di Dio è amore e l’amore di Dio è intelligenza, questi due aspetti di una sola grande qualità sono attivati per compiere la Sua volontà e il Suo proposito.

Figura 2. I tre fili del Sûtrâtmâ
 
Il terzo o aspetto Madre si collega col centro alla base della colonna vertebrale, principale sorgente dell’attività personale o fisica. (La Luce dell’Anima, 319).
 
I filamenti o nadi del corpo eterico sono infuocati. Un'idea importante è che la guaina eterica è "un'estensione del Sûtrâtmâ del filo della vita". Da questa grande "linea di vita", la vita fluisce in ogni veicolo dall'Ego e, in ultima analisi, dalla Monade stessa. Da un certo punto di vista, la Madre è collegata solo ai tre sottopiani fisici densi, ma da un altro punto di vista (una prospettiva cosmica), i diciotto sottopiani inferiori sono il dominio della Madre e il suo riscaldamento, la costruzione e il nutrimento dei corpi procede in relazione a tutti questi sottopiani.
 
Come il principio vita “risiede nel centro del cuore”, così la” volontà di essere” in tutte le parti della struttura umana, “risiede nel centro alla base della spina”, finché nell’uomo non si risveglia l’aspetto volontà. Il centro alla base della spina dorsale ha una funzione peculiare. È la fonte di vita di tutta la sostanza del corpo, dei tessuti fisici e della materia, ha una funzione di sintesi. Questo centro basale con quattro petali o vibrazioni, situato nel punto più basso della colonna vertebrale, sintetizza il fuoco di Kundalini e i fuochi pranici, che si fondono infine con il Fuoco della Mente e quindi con il Fuoco dello Spirito, producendo così la consumazione. (TFC, 167).
 
La base della colonna vertebrale è sintetica (in un certo senso) perché sintetizza due fuochi: il Fuoco della Kundalini e il Fuoco del Prana. La base del centro della spina dorsale è strumentale a quel compimento attraverso il quale lo Spirito si manifesta pienamente attraverso la materia del Piano Fisico denso del precedente sistema solare.
 
L’uomo spirituale contempla, studia o medita sul mondo delle cause, sulle “cose di Dio”. La contemplazione, è volgere la luce dell’anima su ciò che deve essere conosciuto o esaminato. Utilizzando lo strumento già dominato, la mente, trasmette al cervello - per mezzo del Sûtrâtmâ - ciò che l’Anima conosce, vede e comprende, segue un’onda d’illuminazione al cervello, lungo il Sûtrâtmâ. Questo si intende per illuminazione.
 
Il Maestro D.K. ci dice che:
 
·      I tipi inferiori dell’umanità usano il Sûtrâtmâ che passa attraverso al corpo eterico.
 
·      Gli uomini medi utilizzano quasi completamente la parte di Sûtrâtmâ a che passa attraverso al Piano Astrale. Le loro reazioni sono fondate in gran parte sul desiderio e sono emotive.
 
·      Gli uomini intellettuali utilizzano il Sûtrâtmâ che passa attraverso ai livelli inferiori del piano mentale, al Piano Astrale e giunge al fisico nelle sue due sezioni. Le loro attività sono energizzate dalla mente, e non dal desiderio come nel caso precedente.
 
·      Gli aspiranti sul Piano Fisico usano il Sûtrâtmâ che passa nei due sottopiani inferiori dei livelli astratti del Piano Mentale, e cominciano a costruire per gradi l’Antahkarana o ponte fra la Triade e la Personalità. Il potere dell’Ego comincia a farsi sentire.
 
·      I candidati all’iniziazione e gli iniziati fino alla terza iniziazione utilizzano tanto il Sûtrâtmâ a che l’Antahkarana, impiegandoli come un’unità. Il potere della Triade comincia a fluirvi, energizzando così tutte le attività umane sul piano fisico e vitalizzando in misura sempre crescente le forme pensiero dell’uomo.

[1] Immagine creata con Bing AI.
LE SETTE DIVISIONI DEL CUORE
 
Il Sûtrâtmâ convoglia l’energia di Vita e va ad ancorarsi nel centro del cuore umano e in un qualche punto centrale d’ogni forma della divina espressione.
 
H.P. Blavatsky spiega che il Cuore è il re del corpo, il suo organo più importante. La coscienza puramente animale è composta dalla coscienza di tutte le cellule del corpo, eccetto quelle del Cuore. Anche se la testa viene separata dall’addome, il Cuore continua a battere per mezz’ora. Se viene avvolto in ovatta e messo in un luogo caldo, la pulsazione continua per alcune ore. Nel cuore si trova un punto che è l’ultimo a morire, un punto segnato da una minuscola luce violetta, che è la sede della Vita, il centro di tutto. Nel Cuore vi è solo il Dio manifesto, gli altri due sono invisibili; questo Dio manifesto rappresenta la Triade Spirituale, Atma-Buddhi-Manas. Durante la vita irradia colori prismatici, vibranti e opalescenti. Il Cuore è il centro della Coscienza Spirituale, e poiché il cervello è il centro della Coscienza Intellettuale, da qui le fitte di rimorso per gli errori commessi, frecciate della coscienza.
 
L’Aura della Ghiandola Pineale vibra durante l’attività della Coscienza nel cervello e mostra il gioco dei sette colori. Questo tumulto e gioco di luce intorno alla Ghiandola Pineale sono riflessi nel Cuore, o meglio nell’Aura del Cuore, che è negativa per il cervello nell’uomo ordinario. La sua Aura poi vibra ed illumina i sette cervelli nel Cuore, così come quella della Ghiandola Pineale illumina i sette centri del cervello. Se il Cuore, a sua volta, diventa positivo e lascia impronte nel cervello, la Coscienza Spirituale raggiunge la coscienza inferiore[1].
 
Il cuore dell’uomo che è considerato la dimora dello Spirito ed è segnato da una croce. Non sappiamo a cosa si riferiva H.P.B. citando i sette cervelli del cuore, ma sappiamo che il cuore ha quattro cavità inferiori e tre divisioni superiori, per un totale di sette. Per Pitagora il numero Sette è il “veicolo di vita”, perché contenitore della Vita stessa essendo un Quaternario, la base, il contenitore, più una Triade, lo Spirito, la Vita che anima la Materia.
 
Figura 9. Il cuore e le sette divisioni
 
 
H.P. Blavatsky spiega che il Cuore è il re del corpo, il suo organo più importante. La coscienza puramente animale è composta dalla coscienza di tutte le cellule del corpo, eccetto quelle del Cuore. Anche se la testa viene separata dall’addome, il Cuore continua a battere per mezz’ora. Se viene avvolto in ovatta e messo in un luogo caldo, la pulsazione continua per alcune ore. Nel cuore si trova un punto che è l’ultimo a morire, un punto segnato da una minuscola luce violetta, che è la sede della Vita, il centro di tutto. Nel Cuore vi è solo il Dio manifesto, gli altri due sono invisibili; questo Dio manifesto rappresenta la Triade Spirituale, Atma-Buddhi-Manas. Durante la vita irradia colori prismatici, vibranti e opalescenti. Il Cuore è il centro della Coscienza Spirituale, e poiché il cervello è il centro della Coscienza Intellettuale, da qui le fitte di rimorso per gli errori commessi, frecciate della coscienza.
 
L’Aura della Ghiandola Pineale vibra durante l’attività della Coscienza nel cervello e mostra il gioco dei sette colori. Questo tumulto e gioco di luce intorno alla Ghiandola Pineale sono riflessi nel Cuore, o meglio nell’Aura del Cuore, che è negativa per il cervello nell’uomo ordinario. La sua Aura poi vibra ed illumina i sette cervelli nel Cuore, così come quella della Ghiandola Pineale illumina i sette centri del cervello. Se il Cuore, a sua volta, diventa positivo e lascia impronte nel cervello, la Coscienza Spirituale raggiunge la coscienza inferiore.
 
La Scienza dell’Antahkarana concerne il problema della continuità di coscienza e quello della vita e della morte. La Scienza dell’Antahkarana è la scienza del triplice filo esistente fin dall’origine del tempo e che connette l’individuo alla sua fonte monadica. Il riconoscimento e l’uso cosciente di questo filo quale Sentiero e mezzo di contatti sempre più estesi giunge relativamente tardi nell’evoluzione.
 
Pertanto l’Antahkarana è il filo della coscienza, dell’intelligenza, è l’agente responsivo in ogni reazione senziente. La cosa interessante da ricordare e accentuare ora è che questo filo di coscienza è sviluppato dall’anima e non dalla monade. L’anima del Mondo introduce il finissimo filo della coscienza senziente in tutte le forme, in ogni cellula del corpo e in ogni atomo. L’anima umana, l’Angelo Solare, ripete il processo in relazione alla propria ombra e riflesso, la personalità. Ciò fa parte della sua opera creativa. Ma l’essere umano deve divenire creativo a sua volta in senso mentale e deve ripetere il procedimento, poiché il microcosmo somiglia al macrocosmo in ogni suo punto. Quindi, mediante il filo della vita, l’anima crea e riproduce una personalità per cui mezzo agire. Costruendo l’Antahkarana, l’anima sviluppa per prima cosa senzienza sul piano fisico e in seguito — tramite la meditazione e il servizio — colma il varco fra i tre aspetti mentali. Completa in tal modo la creazione del sentiero di ritorno al Centro, che deve correre parallelo a quello d’emissione. (L’Educazione della Nuova Era, 148).

 
[1] H.P.B. Istruzioni Segrete per Probandi di una Scuola Esoterica Arcana V.
 
 
LE SETTE ARMONIE NEL CERVELLO
 
Il settuplice gioco di luce intorno alla ghiandola pineale si riflette nel cuore, o piuttosto nell’aura del cuore, che vibra illuminando i sette cervelli del cuore, così come l’aura intorno alla ghiandola pineale. Essa è exotericamente il loto dai quattro petali, ma esotericamente sette, il Saptaparna, la caverna del Buddha con i suoi sette scomparti. (Dottrina Segreta III, 695 edizione Cintamani). Vi sono sette cervelli nel cuore, le Upâdhi e i simboli delle sette Gerarchie. (Dottrina Segreta III, 700).
 
Non sappiamo a cosa si riferiva H.P.B. citando i sette cervelli del cuore, ma essa spiegò ai suoi discepoli che ci sono sette cavità nel cervello che durante la vita sono vuote, nel senso comune della parola. In realtà esse sono riempite da Akasha, e ogni cavità ha il suo colore, secondo lo stato di coscienza in cui siete. Queste cavità sono chiamate in Occultismo “Le Sette Armonie”, la scala delle Armonie Divine, ed è in esse che le visioni si devono riflettere se vogliono restare nella memoria del cervello.
 
Vi sono sette centri o chakra nella testa, ci sono sette cavità nel cervello. Vi è un collegamento occulto segnato dal numero sette tra il cuore e la testa.
 
Il Paradiso della Cellula, come nel caso dell’uomo, è uno stato di coscienza e non un luogo. Come ci sono SETTE CIELI o stati superiori di coscienza cui può accedere l’Anima dell’uomo, così vi sono sette cieli o stati di coscienza nei quali, o piuttosto con i quali, la cellula può essere identificata. Questi cieli, nel caso dell’entità cellula, sono le sette cavità del cervello che si connettono con la cavità centrale che esiste per tutta la lunghezza del midollo spinale. Queste cavità sono chiamate in occultismo le SETTE ARMONIE. Nel corpo fisico, chiuso entro di esso, abbiamo un regno magnetico eterico in cui il sé astrale mette in contatto il cervello e i centri della spina dorsale, nel quale le forze sottili possono operare e scambiarsi. (Teogenesi, 221).
 
La sostanza eterica delle Sette Armonie è il legame reale tra il spirituale e quello materiale dell’uomo. Su questa sostanza sensitiva, il Sé Superiore riflette i suoi messaggi, visioni e impressioni, che sono poi ricevuti dalle cellule e dai centri del cervello. In modo corrispondente questa sostanza sensitiva riceve impressioni e vibrazioni dal sé inferiore, che può così invocare l’aiuto delle forze superiori, o può, com’è stato già detto, inquinare e oscurare il puro etere sensitivo di queste Camere Interiori della Coscienza. L’interdipendenza di ogni Sostanza, Forza e Coscienza, deve essere sempre tenuta a mente da chi studia la vita.
 
Queste Sette cavità o Camere possono essere indicate dall’alto in basso come segue:
 
1.       La Cavità della Ghiandola Pineale
 
2.       La cavità del Corpo Pituitario
 
3.       Il Terzo Ventricolo
 
4.       Il Quarto Ventricolo
 
5-6     I due Ventricoli laterali.   
 
7.       La Cavità del cranio stesso – la somma di tutte le altre cavità.
 
Il Maestro D.K. spiega che esiste una corrispondenza tra i Sette Raggi e le Sette Camere.
 
I Sette Raggi sono il complesso della Coscienza divina, della Mente universale; possono essere considerati come sette Entità intelligenti tramite le quali il piano si sta attuando. Incarnano il proposito divino, esprimono le qualità richieste per materializzarlo, e creano le forme e sono le forme mediante le quali l’idea divina può essere fatta avanzare verso il compimento. Simbolicamente si possono considerare come costituenti il cervello del divino Uomo Celeste. Corrispondono ai ventricoli cerebrali, ai sette centri del cervello, ai sette centri di forza e alle sette ghiandole principali che determinano la qualità del corpo fisico. Sono gli esecutori coscienti del proposito divino; sono i sette Respiri, che animano tutte le forme da essi create per realizzare il piano[1].
 
Tutte le altre Cavità e Ventricoli del cervello sono connesse da canali comunicanti l’un l’altro e con il Canale Centrale del Midollo Spinale che, si estende per l’intera lunghezza fino alla base della Spina Dorsale.
 
Queste sono le parti del Cervello che ricevono impronte dal cuore e permettono alla memoria del Cuore di essere impressa nella memoria del Cervello. La seconda di queste cavità è il Corpo Pituitario, che corrisponde a Manas - Antahkarana, il ponte dell’Intelligenza Superiore; esso contiene varie essenze. Così, nel cervello, troviamo il sé inferiore e il sé superiore, o centri di coscienza in esso, come la ghiandola pineale e il corpo pituitario che trasmettono la coscienza superiore, e il resto del cervello che si occupa delle fasi inferiori o personali.
 
Il Corpo Pituitario è una piccola massa rossastra che occupa la Sella turcica – una depressione a forma di sella dell’osso sfenoide del cranio. L’osso sfenoide è un osso a forma di cuneo posto alla base del cranio, nella parte centrale, ed entra nella formazione della cavità del cranio, così come nella struttura ossea delle cavità oculari e delle regioni nasali. Tanto basta per descrivere l’ubicazione di questo corpo importante – poiché essa ha la sua importanza. Ha l’ampiezza di circa 1,3 cm, metà in lunghezza e metà in altezza. È formata da due parti distinte chiamati lobi, che sono uniti. Il lobo anteriore ha la forma di un fagiolo e il posteriore è un po’ più arrotondato.
 
Poiché il sangue è una corrente di forza vitale (Prana) sul piano fisico, la cui radice spirituale è Atma, lo Spirito, allora gli organi vascolari come la milza, il Corpo Pituitario, la Ghiandola Pineale, ecc, fungono da canali, tra la Vita Fisica differenziata quale Prana che scorre nella corrente sanguigna e la Vita Spirituale, la cui espressione sintetica più alta è Atma. Il Corpo Pituitario e la Ghiandola Pineale, essendo posti nel cervello, servono, sotto certe condizioni di sviluppo, quali punti di contatto tra la coscienza cerebrale dell’Uomo Esteriore e la coscienza superiore del Sé Spirituale. E poiché il Sé Spirituale è UNO con tutti i Sé Spirituali, tale contatto consapevole tra i due piani illumina e svela i misteri di DIO e dell’UOMO su tutti i piani dell’Essere, sia Finito sia Infinito.
 
Occultamente, o mistericamente, il Corpo Pituitario è la sede di Manas – il principio Mentale. Manas, comunque ha il suo aspetto, o divisione, superiore e inferiore, che sono rappresentati dai due lobi del Corpo Pituitario; nel lobo anteriore più grande opera la mente inferiore, mentre nel lobo posteriore più piccolo il principio dell’intelletto superiore. Tramite il Corpo Pituitario, sede di Manas, è energizzata la Volontà – sia la Volontà superiore che quella inferiore, secondo lo stadio evolutivo in cui si trova l’individuo. Cosmicamente è Fohat, la grande Volontà Universale o forza trainante e guidante dell’Universo – la causa di ogni moto nel mondo degli atomi.
 
La terza cavità è il terzo Ventricolo, vuoto durante la vita eccetto la luce pulsante, sebbene pieno di un liquido dopo la morte. Questi è direttamente connesso con il Corpo Pituitario di fronte e con la Ghiandola Pineale dietro. Il Corpo Pituitario è attaccato all’estremità frontale dell’infundibulo e questo a sua volta si proietta nel Terzo Ventricolo. La parola Infundibulum significa imbuto, ciò che è esattamente quest’organo, un passaggio conico vuoto, com’è definito in anatomia. Si noti come la fine aperta dell’imbuto si proietti nel Terzo Ventricolo, cosa molto indicativa. Un canale passa attraverso il Corpo Pituitario e lo connette con l’Infundibolo.
 
La prima cavità è la Ghiandola Pineale, anch’essa cava e vuota durante la vita, i cui granelli precipitano dopo la morte. La Ghiandola Pineale corrisponde al Manas fino a che non è toccata dalla luce vibrante di Kundalini, che deriva da Buddhi e poi diventa Buddhi - Manas.
 
Quando Manas è unito a Buddhi, o quando Buddhi, e quindi anche Atma, sono centrati in Manas, agisce nelle tre cavità superiori, irradiando e trasmettendo un alone di luce; questo a volte diviene visibile, nel caso di persone molto sante. I fuochi ruotano sempre attorno alla Ghiandola Pineale; ma quando Kundalini li illumina per un attimo, si può vedere l’universo intero. Questo è ciò che accade occasionalmente quando il Terzo Occhio si apre – e tale apertura è buona per Manas che ne approfitta, anche se l’uomo inferiore non è raggiunto e quindi non può ricordare.
 
                                                  Figura 10. Cervello e Ghiandole endocrine
 
 
Il Corpo o Ghiandola Pineale è un corpo rossastro della grandezza di un nocciolo di ciliegia, e deve il suo nome alla sua supposta somiglianza con una pigna. Ha una Cavità Centrale. È connessa con la parte posteriore del Terzo Ventricolo che si proietta all’indietro e in avanti verso la coppia superiore dei Corpi Quadrigemini. Questi sono i centri della visione, e questo contatto stretto della Ghiandola Pineale con tali Centri ha grande significato. I Corpora Quadrigemina sono naturalmente il Centro della vista esterna, e la Ghiandola Pineale il grande Centro della vista interna per il Pensatore che risiede in questa meravigliosa Città dalle Sette Porte – cioè i sette orifizi nella testa tramite cui il Pensatore prende contatto col mondo esterno. I Corpora Quadrigemina sono il Centro del Potere di Vedere – in altre parole il potere dell’Ego personale che opera tramite quel Centro di visualizzare le vibrazioni di colore – o la velocità di vibrazione in termini di colore.
 
La Ghiandola Pineale è attaccata alla sua base da due corde nervose che la collegano al Talamo Ottico. Essi sono gli organi per la ricezione e la condensazione delle incitazioni sensoriali più sensibili dalla periferia del corpo (secondo l’Occultismo dalla periferia dell’Uovo o involucro Aurico), che è il nostro punto di comunicazione con i Piani Superiori Universali. La Ghiandola Pineale ha lo stesso rapporto col Talamo Ottico in termini di sensazione, come quello che mantiene con i Corpora Quadrigemina in termini di vista. In altre parole, il Talamo Ottico è il Centro per le sensazioni esterne, mentre la Ghiandola Pineale è l’organo per le sensazioni interne o Spirituali.
 
La Ghiandola Pineale perviene a una normale atrofia fisiologica al tempo della pubertà. Quando essa è fisiologicamente attiva, quindi, il funzionamento sessuale è inibito. Quando la ghiandola non funziona così attivamente come dopo la pubertà, la funzione sessuale s’impone. Con l’esaurirsi della funzione sessuale, normale a una certa età, si nota una ripresa dell’attività da parte della ghiandola. Comunque, i fatti di cui sopra conducono a una generale conclusione, cioè che con l’atrofia di questa ghiandola al momento della pubertà, l’energia creativa che funziona nella Ghiandola Pineale si sposta sugli organi sessuali finora dormienti: in altre parole, dal polo superiore a quello inferiore. Il polo superiore riprende l’attività con il risvegliarsi dell’attività superiore del Corpo Pituitario che assorbe l’energia creativa inferiore entro se stessa e, sotto giuste condizioni, pone in correlazione queste forze con la ghiandola pineale, elevandola di nuovo a un funzionamento attivo, temporaneamente o indefinitamente, secondo il caso. Questo significa un reale sviluppo spirituale.
 
È scritto che la ghiandola pineale, ancora misteriosa, è l’organo rudimentale di quello che una volta era il terzo occhio in una razza preistorica. Era situato vicino alla sommità posteriore della testa, ed era l’organo tramite il quale si rifletteva la Luce della Saggezza Spirituale che splendeva nei cuori dei Progenitori Spirituali. Come il Corpo Pituitario corrisponde al Principio Manasico o Mentale, così la Ghiandola Pineale corrisponde al Principio Intuitivo.
 
A Quello dal Volto Splendente Meru gridò a voce alta: “Sorridi al mio volto e spezza la catena che imprigiona con solidi ceppi le vite inferiori, in modo che le Scintille nuovamente rivestite facciano crescere le cose vitali perché i figli di Maya possano nutrirsene quando ritorneranno a cercare la realizzazione dei loro sogni.” (Teogenesi Stanza VI, sloka 2)
 
La ghiandola pineale corrisponde alla volontà spirituale. Lì sta anche il potere dirigente di Manas, che causa la liberazione dell’uomo dai ceppi della materia, quando egli elimina le limitazioni che l’hanno incatenato all’incarnazione fisica. Queste qualità (limitazioni mentali) corrispondono direttamente al ghiaccio e alla neve delle regioni polari. Ciò rende possibile alla nuova terra (il Monte Meru) il Sé Spirituale, di svilupparsi quale risultato delle forze combinate del cuore e della ghiandola pineale. I Figli di Maya sono gli uomini[2]. I “sogni” dei figli di Maya sono questi desideri e queste ambizioni sviluppati in seguito ad esperienze fatte in precedenti manifestazioni sui piani interiori, dove non avevano avuto alcuna possibilità di realizzarsi, ma che potranno ora adempiersi nella prossima epoca. Maya è illusione solo nel senso che tutta la materia è impermanente, poiché solo Dio, o lo Spirito, è reale. Da questo punto di vista ogni altra cosa è illusione, poiché tutto è soggetto a tempo e spazio.
 
La settima cavità è la sintesi di tutte le cavità del cranio stesso, riempita di Akasha. Questa corrisponde all’Aura Atmica, l’Uovo Aurico Sacro
 
   
[1] A.A. Bailey Psicologia Esoterica I, pag. 59.
[2] Secondo il termine usato nella sloka, i figli di Maya sarebbero la prima sottorazza della futura Sesta Razza, poiché tutte le sloka della Stanza VI riguardano la venuta della Sesta Razza, i cui progenitori sono attualmente incarnati sulla terra.
ANTAHKARANA
 
Come dice un assioma occulto :
 
L’Unità diviene Tre, e il Tre genera il Quattro. Spetta a quest’ultimo [il Quaternario] di ridiventare Tre, e al divino Tre di espandersi nell’Assoluto Uno.
 
Le Monadi, che diventano Diadi sul piano differenziato, per svilupparsi in Triadi durante il ciclo dell’incarnazione, anche quando sono incarnate non conoscono né lo spazio né il tempo, ma sono diffuse nei Princìpi inferiori del Quaternario, essendo per loro natura onnipresenti e onniscienti. Il Ponte tra il Quaternario inferiore e la Triade Spirituale Superiore è l’Antahkarana.
 
Per la dottrina brahmanica, Antahkarana o Antaskarana, parola composta di Antah che significa interiore e karana, strumento. Pertanto, la parola “Antakarana”, strumento interiore, può essere intesa come organo interno. Nell’insegnamento exoterico del Raja Yoga l’Antahkarana è chiamato l’organo interno di percezione ed è diviso in quattro parti: il Manas (mente inferiore), Buddhi (ragione pura), Ahankâra (personalità) e Chitta (memoria facoltà pensante).
 
H.P. Blavatsky ci dice di non essere tratti in errore da questa versione popolare, poiché l’Antahkarana è il nome di quel Ponte un sentiero che sta tra l’Ego Divino e quello umano, poiché vi sono due Ego durante la vita umana, per ridiventare un solo Ego in Devachan, la "dimora degli Dèi". Uno stato intermedio fra due vite terrene, in cui l'Ego Spirituale (Atma-Buddhi-Manas) entra, dopo la sua separazione dal corpo energetico del desiderio e della mente inferiore, cioè con la disintegrazione dei principi inferiori sulla terra.
 
H.P. Blavatsky scrive che secondo la Filosofia Esoterica finché la sensazione dell’Ahankâra, cioè del sé personale o egoismo non è interamente sconfitta nell’uomo e la mente inferiore interamente fusa e divenuta una con il Buddhi Manas Superiore, è ovvio che distruggere l’Antahkarana è come distruggere un ponte su un baratro in attraversabile; il viaggiatore non può mai raggiungere la meta sull’altra riva. E in questo sta la differenza tra linsegnamento exoterico e l’esoterico. Il primo fa affermare al Vedânta che finché la Mente (l’inferiore) aderisce tramite l’Antahkarana allo Spirito (Buddhi Manas) le è impossibile acquisire vera Saggezza spirituale, Gnyâna, e che questa si può raggiungere soltanto cercando di entrare in rapporto con l’Anima Universale (Atma); di fatto, solo ignorando del tutto la Mente Superiore, si raggiunge il Raja Yoga. Noi diciamo: non è così. Non un singolo piolo della scala che porta alla conoscenza può essere saltato. Nessuna personalità può mai raggiungere o mettersi in comunicazione con Atma, se non tramite Buddhi Manas. (DS III, 625 ed. Cintamani).
 
Il Maestro DK, ci dice che l’Antahkarana è costruito fra la Triade Spirituale l’Anima Spirituale e la personalità — tramite la collaborazione con l’Essere che dimora nel loto egoico, cioè con l’Angelo Solare o Agnishvâtta.Quindi la vera Individualità dell’uomo consiste nel suo Corpo Causale, mentre l’anima inferiore consiste nella personalità costruita attraverso le sue innumerevoli manifestazioni terrene; da ciò si comprende come l’anima è in evoluzione e sottostà al mutamento.
 
 
Figura 11. Il Sentiero
                                                                                                                                                             
Questo filo d’energia, colorato di rispondenza senziente cosciente, è in seguito tinto della coscienza discriminante della mente e ciò determina quell’integrazione interiore che fa dell’uomo un essere pensante ed efficiente. Dapprima questo filo è usato solo per interessi bassi ed egoistici; si rafforza di continuo col trascorrere del tempo fino a divenire un filo netto, chiaro e resistente che dalla vita fisica esteriore, da un punto entro il cervello, giunge direttamente nel meccanismo interiore. Tuttavia il filo non s’identifica con il meccanismo, bensì con la coscienza dell’uomo. Per mezzo di questo filo l’uomo diviene consapevole della sua vita emotiva nelle sue varie forme (notate questa fraseologia) e del mondo del pensiero; impara a pensare e comincia a funzionare coscientemente sul piano mentale, dove i pensatori dell’umanità — in numero sempre crescente — vivono, muovono e sono. (L’Educazione della Nuova Era, 28).
 
L’Antahkarana è il prodotto dello sforzo congiunto dell’Anima e della personalità, operanti insieme coscientemente per creare questo ponte. Il canale tra il perituro e l’imperituro, attraverso il Nucleo Centrale del Sé Superiore, forma il Sigillo del Potere Adamantino e della Visione Diretta e Folgorante, il il Dorje in tibetano e il Vajra in sanscrito, letteralmente, "diamante" ed anche "folgore". Quest’antico simbolo, è associato al potere divino, all'illuminazione spirituale.
         
      
Figura 12. Apertura del canale e Vajra-Dorje  
Nelle tradizioni di yoga indù, il Vajra Nadi è un canale energetico associato al flusso dell'energia Kundalini. Questa sottile connessione pone l’accento sulla forza interiore e sul potenziale (elettrico) di trasformazione spirituale.
 
La doppia fisionomia del Dorje ricorda anche uno dei sacri simboli del Buddhismo, e cioè due Fiori di Loto che, unendosi, rappresenta l’unione dei due mondi: quello fenomenico, Samsara, e quello spirituale, Nirvana, mentre le parti che simboleggiano i petali rimandano ai quattro Bodhisattva, esseri illuminati, e alle loro consorti.
 
Simbolicamente si rappresenta la Triade Superiore con un triangolo col vertice in alto Azzurro cupo, mentre la triade inferiore della personalità fisica con un triangolo con il vertice in basso di colore verde. I due triangoli hanno polarità opposta, affinché tra i due vi sia un passaggio energetico deve crescere la loro differenza di potenziale.
 
Che cosa significa aumentare la differenza di potenziale o tensione tra il triplice atomo della personalità con il triplice atomo del Sé Spirituale? L’energia segue il pensiero, è necessario realizzate l’indispensabile “punto di tensione”, dal quale l’antahkarana può essere costruito. La concentrazione l’Attenzione “At-tensione” su un determinato argomento significa mettere in tensione le energie mentali dirigerle su determinate forme pensiero ecc. La focalizzazione aumenta il potenziale mentale, perché lo concentra in un’area delimitata. Significa che la vera costruzione dell’antahkarana ha inizio soltanto quando l’uomo comincia ad essere focalizzato in modo definito sui livelli mentali, e perciò quando la sua mente opera con intelligenza ed in modo cosciente.
 
Come il passaggio di corrente elettrica avviene quanto la differenza di potenziale ha ionizzato un canale attraverso cui passeranno gli elettroni, così la focalizzazione, la concentrazione e la meditazione rendono possibile lo scambio energetico informativo. Il risultato della differenza di potenziale è l’apertura di un canale attraverso cui scorre l’energia, e proprio come nelle scariche elettriche si vede il lampo di luce azzurra, qui il risultato è l’illuminazione.
 
L’Antahkarana è un Ponte tra la mente inferiore e quella superiore. Il Piano mentale è il Quinto, il numero cinque è riferito all’uomo, e anche la sua incarnazione nella Quinta Razza. Il Quinto Principio è Manas, che è stato definito come mente, ossia quella facoltà di deduzione logica e di ragionamento, d’attività razionale che distingue l’uomo dagli animali. Tuttavia è qualcosa di più di questo, perché esso è alla base di tutta la manifestazione, e la forma stessa di un’ameba, e la facoltà discriminante del più piccolo atomo o della più piccola cellula sono animate dalla mente, sotto una forma o l’altra. Manas è elettricità, la quinta forma di Fohat, il Fuoco della Mente.
 
L’Antahkarana è il sentiero elettrico di comunicazione cosciente tra due polarità una inferiore più materiale a carica negativa e un superiore a carica positiva. Vi è un Antahkarana individuale, costruito tra il Manas inferiore e quello superiore. Un Antahkarana di gruppo o attraverso un Ashram, che è il centro nel quale il Maestro riunisce discepoli e aspiranti per istruzioni personali. Un Ashram funziona per telepatia, quando è completamente e correttamente organizzato. A un livello superiore, la Gerarchia è in essenza il gruppo del Signore del Mondo: è il Suo Ashram.
 
La vera costruzione del ponte dell’Antahkarana avviene solo quando l’uomo comincia a focalizzarsi in maniera precisa sui livelli mentali e quando la sua mente funziona con intelligenza e coscienza. A questo stadio deve cominciare ad avere un’idea un poco più esatta di prima della distinzione esistente fra il Pensatore, l’apparato del pensiero e il pensiero stesso.
 
Della risposta tra la mente superiore e quella inferiore si parla simbolicamente in termini di luce, e tra la personalità e la Triade Spirituale, attraverso il corpo dell’anima appare la “via illuminata”, proprio come l’anima venne in preciso contatto col cervello attraverso la mente. Questa “via illuminata” è il ponte illuminato. Si costruisce con la meditazione; si costruisce con lo sforzo costante di suscitare l’intuizione, con la sottomissione e l’obbedienza al Piano (che comincia ad essere riconosciuto non appena l’intuizione e la mente sono in rapporto), e con l’incorporazione cosciente entro il gruppo per mezzo del servizio e con lo scopo di venire assimilati nel tutto. (Trattato dei Sette Raggi vol. V, pag. 477).
 
Il metodo dell’unificazione tra le polarità dell’Anima spirituale e della personalità si rivela chiaramente: l’Antahkarana appare nella sua vera natura e se ne può fare a meno. L’Antahkarana riguarda la continuità della percezione umana.
 
Se potete, pensate in questi termini fin da oggi e cominciate ad afferrare qualcosa del significato della verità in esso contenuta. Nella magnifica simbologia Orientale, “Il Ponte dei Sospiri”, che collega il mondo animale con quello umano e conduce tutti gli uomini nella valle di lacrime, del dolore, della disciplina e della solitudine, viene rapidamente sostituito dal Radioso Ponte Arcobaleno, costruito dai figli degli uomini che cercano la luce pura. “Essi attraversano il ponte, diretti verso la Luce serena che li aspetta e portano la luce radiosa giù, nel mondo degli uomini, rivelando il nuovo regno dell’anima; le anime scompaiono e si vede solamente l’anima”. (Il Discepolato della Nuova Era II, 408).
 
Col progredire dell’uomo verso il “cuore del mistero”, l’uomo si risveglia alla comprensione che la meta dell’evoluzione per lui è di costruire coscientemente il canale, una testa di ponte, fra i corpi della Personalità e il Sé Spirituale, tra i piani o stati di coscienza che, per lui, sono i piani dell’astrazione e dell’ideale, e i piani concreti sui quali egli normalmente opera un ponte sull’abisso che separa la coscienza umana da quella spirituale. Questo ponte o canale di collegamento è stato inadeguatamente chiamato, il Sentiero; esso è letteralmente “il Sentiero stesso”. L’uomo lo costruisce mediante la graduale espansione della coscienza, fino a includere i piani che egli cerca di raggiungere, dimostrando con ciò la verità dell’affermazione che per percorrere il Sentiero egli deve diventare il Sentiero stesso.
 
La mente superiore è parte della Triade Superiore, l’Anima Spirituale l’espansione nei mondi della materia della Monade. L’Antahkarana è dunque costruito fra la Triade Spirituale e la personalità — con la collaborazione dell’Anima.
 
Ci viene detto che: “Prima che un uomo possa percorrere il Sentiero, deve divenire egli stesso il Sentiero”. L’Antahkarana, simbolicamente, è il Sentiero. Questo è uno dei paradossi della scienza esoterica o misterica. Passo dopo passo e di stadio in stadio costruiamo quel Sentiero come il ragno tesse il suo filo. È quella “via del ritorno” che svolgiamo da noi stessi; è anche quella Via che troviamo e percorriamo. Come un ragno, l’uomo tesse fili di collegamento e così si collega ed entra in contatto con l’ambiente, procurandosi con ciò esperienza e sostentamento. Negli antichi libri occulti e nelle scritture dell’India il simbolo del ragno è usato spesso riguardo a quest’attività dell’essere umano.

 
Figura 13. Il tessitore
 
Nell’opera del ciclo evolutivo, comunque, l’uomo deve ripetere ciò che Dio ha fatto. Deve egli stesso creare, sia nel mondo della coscienza che della vita.
 
Come un ragno fila legami e in tal modo costruisce ponti ed entra in contatto con l’ambiente, fa esperienza e trova sostentamento. Il ragno, in antichi libri d’occultismo e nelle scritture indiane, è spesso citato come simbolo proprio di quest’attività dell’essere umano. Il filo creato dall’uomo è triplice e con i due fondamentali creati dall’anima costituisce le cinque energie che fanno dell’uomo un essere cosciente. Quelli creati dall’uomo sono ormeggiati nel plesso solare, nel capo e nel cuore. Quando il corpo astrale e la natura mentale cominciano ad unirsi e l’anima viene anch’essa collegata coscientemente (non dimenticate che in modo inconsapevole è sempre collegata), questo quintuplice filo — i due di base e i tre umani — con un suo prolungamento giunge al centro della gola; quando ciò è compiuto l’uomo può divenire un creatore cosciente sul piano fisico. Da queste principali linee di energia ne possono irradiare altre minori a volontà. Su questa conoscenza si dovrà fondare ogni sviluppo psichico intelligente del futuro. (L’Educazione delle Nuova Era. 32).
 
Con la costruzione del “sentiero” l’uomo è orientato verso il Sé Superiore; con la meditazione e l’esperienza mistica ha dei contatti occasionali con l’anima, e ciò avviene sempre più di frequente. L’uomo comincia a diventare creativo sul piano fisico, sia nel pensiero sia nell’azione; talvolta, anche se di rado, ha un’autentica esperienza intuitiva. Questa esperienza intuitiva serve ad ancorate “il primo tenue filo filato dal Tessitore nella sua impresa fohatica”, come viene espresso nel Vecchio Commentario. È il primo filo proiettato dalla Triade Spirituale in risposta all’emanazione della personalità, ed è il risultato del crescente potere magnetico di entrambi questi aspetti della Monade in manifestazione. A questo stadio egli deve cominciare ad avere un’idea più esatta della distinzione esistente fra il pensatore, l’apparato del pensiero, e il pensiero stesso, che è:
 
·      Il riconoscimento delle Idee e la capacità di riceverle.
 
·      La facoltà creativa di costruzione cosciente delle forme pensiero.
 
Questo è il primo scopo del lavoro di meditazione, una concentrazione prolungata nel tempo. Ciò richiede necessariamente una forte polarizzazione mentale e il riorientamento della mente verso la realtà. L’energia, per mezzo della mente controllata e indirizzata, avanza nel mondo della mente spirituale superiore e nel regno dell’intuizione. Si stabilisce così un’attività reciproca tra sforzo umano verso il mondo dell’anima che a sua volta proietta i suoi raggi nella mente razionale dell’uomo. È con la meditazione, o il raccoglimento interiore, che l’uomo apprende il significato del Fuoco e lo applica a tutti i corpi, finché più nulla rimane se non il fuoco stesso.
 
Come può un aspirante, da un punto di vista pratico, avviare il lavoro volto alla costruzione di questo ponte luminoso? Innanzitutto, come indicato, è necessario concentrarsi sullo sforzo di suscitare l’intuizione, che a sua volta richiede:
 
·      Una meditazione occulta indirizzata e non emozionale.
 
·      Un’intelligenza addestrata in modo da poter distinguere con chiarezza la linea di demarcazione tra comprensione intuitiva e le forme di psichismo superiore [prodotte dalla mente astratta e dalla visione mistica sui livelli superiori dei piani mentale ed astrale].
 
·      Una continua disciplina della mente in modo che possa “mantenersi ferma nella luce”, e lo sviluppo di una colta e corretta interpretazione, in modo che la conoscenza intuitiva conseguita possa rivestirsi delle forme-pensiero adeguate.
 
Uno dei segni che indicano che un uomo non è più sul Sentiero della Prova, è il suo emergere dall’ambito dell’aspirazione e della devozione nel mondo della Volontà focalizzata. Un altro indizio è che egli comincia a interpretare la vita in termini d’energia e di forze (primo aspetto), e non in termini di qualità e di desiderio (secondo aspetto). Questo fatto indica un preciso passo avanti. Oggi nella vita dei discepoli la volontà spirituale, come risultato del giusto orientamento, è usata ancora troppo poco.
IL TRIPLICE FILO - SÛTRÂTMÂ - COSCIENZA - ATTIVITÀ CREATIVA
 
È bene aver chiaro nella mente che il Sûtrâtmâ opera dalla Monade al cuore umano cioè dall’alto verso il basso ed è la precipitazione della Vita nella manifestazione nel mondo della forma. È quindi il sentiero della Vita che dalla Monade scende alla personalità, passando per l’Anima.
 
L’Antahkarana a differenza del Sûtrâtmâ è tessuto, evoluto e creato e opera dal basso all’alto, dall’esterno all’interno, dal mondo dei fenomeni fisici a quello della realtà e del significato.
 
Gli studenti devono esercitarsi a distinguere fra Sûtrâtmâ e Antahkarana, fra il Filo della Vita e quello della Coscienza. L’uno è la base dell’immortalità, l’altro della continuità. La distinzione è sottile. Un filo (il Sûtrâtmâ) collega e vivifica tutte le forme in un solo complesso funzionante ed incorpora in sé la volontà e il proposito dell’entità che si esprime, sia essa un uomo, Dio o un cristallo. L’altro (l’Antahkarana) incorpora la risposta della coscienza racchiusa nella forma ad una varietà sempre più vasta di contatti nell’insieme circostante. (Raggi e Iniziazioni, 449).
 
Il filo di saggezza-energia è il Sûtrâtmâ o filo della vita, poiché quando fuso col filo della coscienza è anche chiamato Antahkarana. Potrei forse chiarire meglio la questione facendo notare che, sebbene questi fili esistano eternamente nel tempo e nello spazio, appaiono distinti e separati fino a quando l’uomo non è un discepolo in prova, momento in cui diviene cosciente di sé e non soltanto del non sé. Esiste il filo della vita o Sûtrâtmâ e il filo della coscienza, l’uno ancorato nel cuore, l’altro nella testa… Durante tutti i secoli passati, il Filo Creativo, nell’uno o nell’altro dei suoi tre aspetti, è stato tessuto lentamente dall’uomo… Questi tre fili principali, che in realtà sono sei se si distingue il filo creativo nelle sue parti componenti, formano l’Antahkarana. Essi incorporano l’esperienza passata e presente e sono così riconosciuti dall’aspirante. È soltanto sul Sentiero stesso che l’espressione “costruire l’Antahkarana” diventa precisa e appropriata … Tutti e tre insieme sono essenzialmente l’Antahkarana in via di formazione. È altrettanto arbitrario chiamare Antahkarana il ponte che il discepolo costruisce partendo dal piano mentale inferiore, tramite il piano egoico, vortice centrale di forza. Ma a scopo di studio e d’esperienza pratica, definiremo l’antahkarana come l’estensione del triplice filo. (Raggi e Iniziazioni, 454).
 
Per mezzo dell’Antahkarana, la Via del Ritorno dal Padre, l’uomo diviene consapevole della sua vita emotiva nelle sue varie forme e del mondo del pensiero; impara a pensare e comincia a funzionare coscientemente sul piano mentale, dove i pensatori dell’umanità — in numero sempre crescente — vivono, muovono e sono.
 
Il Filo della Coscienza è il risultato dell’unione di Vita e Sostanza, cioè delle energie basilari che, nel tempo e nello spazio, costituiscono le prime differenziazioni; è qualcosa di diverso, che emerge come una terza manifestazione divina solo quando l’unione fra le dualità fondamentali sia compiuta. È il filo che s’intesse quale risultato della comparsa della vita nella forma sul piano fisico. Tornando a parlare per simboli, si può dire che il Sûtrâtmâ opera dall’alto in basso ed è la precipitazione della vita nella manifestazione oggettiva. L’Antahkarana invece è tessuto, evoluto e creato per effetto di quella creazione primaria ed opera dal basso all’alto, dall’esterno all’interno, dal mondo dei fenomeni exoterici a quello delle realtà soggettive e del significato. (L’Educazione Nuova Era, 27).
 
Il Filo Creativo è connesso alla personalità, quello della coscienza è connesso all’Anima e il filo della Vita o Sûtrâtmâ è connesso alla Monade. I fili della Vita e della Coscienza sono proiettati dall’Anima.
 
L’Anima penetra nel suo meccanismo (il corpo materiale) in due modi e mediante due punti di contatto nel corpo:
 
a.       Il “Filo della Vita” è ancorato nel cuore. Qui si trova il principio vitale, e da questo punto pervade tutto il corpo per mezzo della corrente sanguigna, poiché “il sangue è la vita”.
 
b.      Il “Filo della Coscienza” o dell’intelligenza è ancorato nella testa presso la ghiandola pineale, e da questo punto di percezione ordina o dirige le attività fisiche per mezzo del cervello e del sistema nervoso.
 
Il Filo della Vita giunge direttamente dalla Monade o dall’UNO. Durante l’incarnazione è ancorato nel cuore, là si trova la sede della Vita.
 
Il Filo della Coscienza giunge direttamente dall’Anima. È ancorato nella testa, qui è la sede della Coscienza.
 
Il Filo dell’Attività Creativa è iniziato e costruito dall’Uomo. Quando è sufficientemente costruito è ancorato nella gola. Esso è l’estensione o la sintesi degli altri due fili fondamentali. Il filo creativo è in sé triplice. L’uomo lo costruisce lentamente nel corso delle età. (L’Educazione della Nuova Era, 147).                                                                                                                                                    

  
Figura 14. Il Triplice Filo
 
Il Filo Il primo filo, della Vita detto Sûtrâtmâ giunge dalla Monade e si ancora nel centro del cuore, collega e vivifica tutte le forme in un solo complesso funzionante ed incorpora in sé la volontà e il proposito dell’entità che si esprime, sia essa Dio, un uomo, o un atomo. Il Sûtrâtmâ è la base dell’immortalità
 
La cosa importante da ricordare e accentuare è che il Filo di Coscienza è sviluppato dall’Anima e non dalla Monade. Il Filo della Coscienza, giunge dall’Anima, è costruito per superare la lacuna tra il mentale inferiore e superiore. Si ancora nel centro della sommità della testa. Il filo della Coscienza è il ritorno della vita infusa di coscienza.
 
A un livello superiore l’Anima del Mondo introduce il finissimo Filo della Coscienza senziente in tutte le forme, in ogni cellula del corpo e in ogni atomo. A livello del microcosmo L’Angelo Solare, ripete il processo in relazione alla propria ombra e riflesso, la personalità. Ciò fa parte della sua opera creativa.
 
Il “Filo della Coscienza” o dell’Intelligenza è ancorato nella testa presso la ghiandola pineale, e da questo punto di percezione ordina o dirige le attività fisiche per mezzo del cervello e del sistema nervoso. Il filo della coscienza, ancorato nel centro della testa, qualifica i petali del loto “dai mille petali”; questi petali sono in rapporto con ciascuno degli altri centri maggiori nel corpo eterico e hanno un effetto nettamente qualificante (irradiante e magnetico) sui loro petali. Il centro della testa li mantiene attivi in senso qualitativo e, quando questa qualità di risposta cosciente si ritrae dal centro della testa, l’effetto è immediatamente risentito in tutti i petali degli altri centri; l’energia qualificante si ritira e abbandona il corpo attraverso il centro della testa.
 
Nell'aspetto qui considerato della morte, è la mente che agisce con autorità e trasmette al cervello (dov’è fissato il filo della coscienza) l’ordine di abbandonare. L’uomo allora lo comunica al cuore (dov’è ancorato il filo della vita) e da quel momento, inizia il processo di ritiro.
 
La conversione delle forze (presenti sotto il diaframma) nel plesso solare e di qui nel cuore e nella testa svela all’attenzione del mistico le due correnti principali di energia (l’una che dalla Monade, attraverso il corpo dell’Anima, giunge al centro del cuore, e l’altra dall’anima direttamente al centro al sommo del capo). Egli diviene allora consapevole delle possibilità della vita e del vasto campo che la coscienza può includere nonché dell’area o estensione di cui essa è capace. E il periodo di consapevolezza interiore. (Psicologia Esoterica II, 533).
 
Tutto ciò produce la rivelazione del bene e del male, ossia dei mondi di espressione della personalità e dell’anima, la dualità che, quando è compresa, e i grandi opposti (anima e personalità) sono fusi, può produrre e produrrà l’unificazione.
 
Poiché il microcosmo somiglia al macrocosmo l’essere umano, deve ripetere il procedimento fatto dall’Anima cioè deve divenire creativo a sua volta in senso mentale. Il Filo Creativo è invece connesso alla personalità ed è triplice, insieme formano un filo quintuplice, l’Antahkarana, che è la base della continuità di coscienza.
 
Il Filo dell’Attività Creativa iniziato e costruito dalla personalità umana, quando è sufficiente e resistente, si ancora nel centro della gola. Il filo dell’Attività Creativa è la via dello Spirito puro, costruito lentamente dall’uomo nel corso della vita.
 
Il filo dell’Attività Creativa è l’estensione o la sintesi degli altri due fili fondamentali. Il filo creativo è in sé triplice. L’uomo lo costruisce lentamente nel corso delle età. Divenendo realmente vivo, dal punto di vista della consapevolezza intelligente e del desiderio di esprimersi con pienezza, il processo viene materialmente accelerato.
 
Tramite il filo dell’Attività creativa il discepolo impiegando la meditazione e il servizio, colma il varco fra i tre aspetti: mentale concreto, mentale astratto, e buddhico intuitivo. Completa in tal modo la creazione del sentiero di ritorno al Centro, che deve correre parallelo a quello di emissione. I tre fili o canali energetici presenti nel corpo umano corrispondono ai tre aspetti del divino, alla Triade spirituale.
 
Il Maestro D. K. insegna che triplice Filo dell’Attività creativa si estende:
 
1.       Dal corpo fisico all’eterico (vitale): inizia dal cuore e raggiunge la milza e da qui al corpo eterico, unendo il corpo fisico al corpo vitale passando per l’atomo permanente fisico (eterico). Si unisce al campo di forza proveniente dai petali della volontà del loto egoico.
 
Nell’uomo, l’organo di ricezione del prana è la milza, attraverso la sua controparte eterica. Dopo la distribuzione in tutto il corpo attraverso la rete eterica si manifesta nella radiazione della superficie come aura della salute. Attraverso la milza, il principio vitale (situato nel cuore) si collega al sistema della coscienza, connettendo gli organi materiali e la sostanza atomica del corpo fisico. Ciò significa che nella regione in cui si trovano la milza e il corrispondente centro soggettivo di forza, s’incrociano due grandi correnti di energia: la vitalità o vita fisica e la coscienza degli atomi che compongono la forma. La milza è un centro e organo sussidiario connesso al chakra del cuore.
 
Il secondo filo dell’Attività della personalità si estende:
 
2.       Dal corpo fisico-eterico, considerati come un’unità, al corpo astrale o emozionale. Questo filo emana o è ancorato nel plesso solare, va al cuore, ed è portato verso l’alto al corpo astrale per mezzo dell’aspirazione, fino ad ancorarsi nel campo di forza dei petali dell’amore del Loto egoico.
 
 
Il secondo cavo energetico del triplice filo va dal plesso solare al cuore, all’atomo permanente astrale e poi al campo di forza dei petali dell’amore del loto egoico. Sul suo cammino raccoglie le energie del primo cavo. Con questo processo eterico e astrale sono collegati. Il passaggio al corpo astrale avviene dal collegamento del centro della milza astrale all’atomo permanente emozionale o astrale.
 
Il terzo cavo o filo si estende:
 
3.       Dal corpo fisico-vitale-emozionale considerato come unità al corpo mentale, passando dal centro frontale (Ajna) al centro della testa (Sahasrara). Un’estremità è ancorata nella testa e l’altra nei petali di conoscenza del Loto egoico, ed è provocata da un atto di volontà[1].
 
Mediante il filo della Vita, l’Anima crea e riproduce una personalità per cui mezzo agire. Con l’Antahkarana l’Anima sviluppa la capacità di discriminare il reale dall’illusorio sul piano fisico e in seguito, tramite il filo dell’Attività creativa impiegando la meditazione e il servizio, colma il varco fra i tre aspetti: concreto, astratto, intuitivo. Completa in tal modo la creazione del sentiero di ritorno al Centro, che deve correre parallelo a quello di emissione. I tre fili o canali energetici presenti nel corpo umano corrispondono ai tre aspetti del divino, alla Triade spirituale.
 
 
Figura 15. Prolungamenti triplice Antahkarana verso i petali del loto egoico
 
Il terzo cavo parte dal centro Ajna, va al centro della Testa e raggiunge il campo di forza dei petali della conoscenza. Sulla strada s’intreccia con i primi due. Il passaggio dal corpo astrale al corpo mentale avviene dal collegamento del centro della milza mentale all’unità mentale.
 
Potremmo chiederci se lo stadio dell'aspirazione inizia prima che l'Ego sia focalizzato sul secondo sottopiano del piano mentale. A quanto pare è così. Anche se l'Ego dell'uomo medio e anche dell'uomo intellettuale è polarizzato sul terzo sottopiano del piano mentale, il Sûtrâtmâ non attiva il terzo livello del Piano Mentale astratto fino a quando l'uomo non è diventato un aspirante.
 
Viene quindi il momento in cui quest’aspetto inferiore dell’Antahkarana è completato e si compie la prima grande unificazione cosciente. L’uomo è allora una personalità integrata, conscia, vivente. Il filo della continuità tra i tre aspetti inferiori è stabilito e può essere usato. Se posso esprimermi in tal modo (non volendo che rappresentare in senso figurato) esso parte dal centro del capo e sale alla mente, che a sua volta è un centro di energia nel mondo del pensiero. Nello stesso tempo, l’Antahkarana s’intreccia con il filo della vita, il Sûtrâtmâ che emerge dal centro del cuore. Lo scopo dell’evoluzione della forma è ora relativamente raggiunto. (L’Educazione Nuova Era, 27).
 
Qui l'Antahkarana è definito come il "ponte tra la Triade e la triplice Personalità". In altri contesti, l'intero triangolo che collega l'unità mentale, il Gioiello nel Loto e l'atomo permanente manasico è visto come l'Antahkarana. L'uso simultaneo del Sûtrâtmâ e dell'Antahkarana suggerisce una penetrazione potenziata nei mondi superiori.
 
L’aspetto Padre utilizza il Sûtrâtmâ. L’aspetto Figlio utilizza il filo della coscienza. L’aspetto Madre utilizza il filo creativo. La conoscenza-forza si esprime tramite il filo della coscienza e il filo creativo. Questi due fili per il discepolo sono una fusione di conoscenza passata (filo della coscienza) e presente (filo creativo). Il filo della vita o Sûtrâtmâ propriamente detto è strettamente fuso con gli altri due. Si ha allora Atma-Buddhi-Manas (di cui l’ultimo è l’agente creatore) coscientemente attivi nell’aspirante, in una certa misura.
 
I Tre centri energetici con i corrispondenti organi fisici del corpo, essenziali per la vita, sono:
 
Il centro del Cuore e il cuore fisico. Qui ha sede il principio vita (l’aspetto Spirito). Vita e Spirito sono una cosa sola.
 
Il centro della Testa e il cervello in cui alberga l’aspetto coscienza (l’aspetto Anima).
 
Il centro pranico e la milza, dove risiede la vita della materia stessa (l’aspetto Materia). La milza è lo strumento più importante della forza vitale, ma è inerente alla materia stessa, indipendentemente dalla forma. È pertanto intimamente connessa al corpo fisico del pianeta.
 
È stato detto che nell’opera del ciclo evolutivo, comunque, l’uomo deve ripetere ciò che Dio ha fatto. Deve egli stesso creare, sia nel mondo della coscienza e sia della vita.
 
Il Sutratma opera dalla Monade al cuore cioè dall’alto in basso ed è la precipitazione della Vita nella manifestazione nel mondo della forma. È quindi il sentiero della Vita che dalla Monade scende alla personalità, passando per l’Anima. Convoglia l’energia di vita e va ad ancorarsi nel centro del cuore umano e in un qualche punto centrale d’ogni forma della divina espressione.
 
L’Antahkarana invece è tessuto, evoluto e creato per effetto di quella creazione primaria e opera dal basso all’alto, dall’esterno all’interno, dal mondo dei fenomeni fisici a quello delle realtà soggettive e del significato. Per mezzo dell’Antahkarana, la Via del Ritorno, l’uomo diviene consapevole della sua vita emotiva nelle sue varie forme e del mondo del pensiero; impara a pensare e comincia a funzionare coscientemente sul piano mentale, dove i pensatori dell’umanità — in numero sempre crescente — vivono, muovono e sono.
 
Mediante il filo della Vita, l’Anima crea e riproduce una personalità per cui mezzo agire. Con l’Antahkarana l’Anima sviluppa la capacità di discriminare il reale dall’illusorio sul piano fisico e in seguito, tramite il filo dell’Attività creativa impiegando la meditazione e il servizio, colma il varco fra i tre aspetti: concreto, astratto, intuitivo. Completa in tal modo la creazione del sentiero di ritorno al Centro, che deve correre parallelo a quello di emissione. I tre fili o canali energetici presenti nel corpo umano corrispondono ai tre aspetti del divino, alla Triade spirituale.
 
Il Filo della Vita giunge dalla Monade ed è ancorato nel cuore. L’energia di vita, proveniente dalla Monade, che attraversa l’anima usata come canale e mezzo di contatto.
 
Il Filo della Coscienza giunge direttamente dall’Anima, ed è ancorato nel cervello nella ghiandola pineale. Questo filo getta il ponte o colma il vuoto tra l’unità mentale e l’atomo permanente manasico (mentale). Governa il meccanismo di risposta che chiamiamo cervello, e per suo mezzo dirige l’attività e induce consapevolezza in tutto il corpo mediante il sistema nervoso. Quando si risveglia il centro principale della testa, comincia a funzionare la ghiandola pineale
 
Questi due fattori d’energia, riconosciuti dall’essere umano come conoscenza e vita o come intelligenza ed energia vitale, sono i due poli dell’essere umano. Il compito che ora attende l’umanità è di sviluppare coscientemente l’aspetto mediano o equilibratore, che è l’amore o rapporto di gruppo[2].
 
Il Filo dell’Attività creativa è costruito dall’uomo, è un prolungamento del filo della Vita, è ancorato nella gola, ed è la sintesi degli altri due fili fondamentali; a sua volta è triplice, collega tre centri: il plesso solare, il cuore, e il centro Ajna tra i due occhi passando per la Gola. Il Filo dell’Attività Creativa è in realtà triplice.
 
Quando il centro del cuore diventa pienamente attivo, entra in attività il corpo pituitario.
 
Quando il centro della gola assume il giusto posto nel processo dell’evoluzione, il centro alta major vibra adeguatamente.
 
I due fili Vita e Coscienza sono proiettati dal Sé Superiore, il filo triplice dell’Attività è proiettato dalla personalità, creando così un quintuplice filo. La stella a cinque punte è il simbolo dell’uomo risvegliato e dell’iniziato. Quando i due ed i tre sono legati al centro della gola, l’uomo diventa un creatore cosciente.
 
Due fili sono proiettati dall’Anima, tre fili sono proiettati dalla personalità, come attività creativa, creando così un 2+3=5, un quintuplice filo. Quando i due e i tre sono legati al centro della gola, l’uomo diventa un creatore cosciente. Il filo dell’Attività creativa è iniziato e costruito dall’uomo, quando è sufficientemente costruito, è ancorato nella gola. Esso è l’estensione o la sintesi degli altri due fili.
 
L’opera da farsi è quella di portare l’energia dai tre centri inferiori situati sotto il diaframma alla base della spina sacrale, sacrale e solare, ai corrispondenti centri superiori della gola, del cuore e del centro della testa. Questi tre di centri sono detti centri maggiori perché incarnano i tre aspetti della triplice Monade: Volontà, Amore e Intelligenza.
 
Il centro della Testa . . . . . La Monade - Volontà o Potere.
 
Il centro del Cuore . . . . . . L’Ego - Amore e Saggezza.
 
Il centro della Gola . . . . . . La Personalità - Attività o Intelligenza.
 
Come l’Anima non è un loto dai dodici petali che galleggia nella sostanza mentale, ma è in realtà un vortice di forza o dodici energie legate insieme dalla volontà dell’entità spirituale (la Monade sul suo piano), così l’Antahkarana non è una serie di fili di energia, tessuti lentamente dalla personalità fusa con l’anima e riuniti dai raggi corrispondenti proiettati dalla Triade Spirituale, ma è in realtà uno stato di consapevolezza.
 
Esiste nel corpo umano un bellissimo simbolo della demarcazione fra i livelli eterici superiori e i livelli fisici inferiori, costituito dal diaframma. Esso separa la parte del corpo nella quale hanno sede il cuore, la gola, la testa ed i polmoni, da tutti gli altri organi del corpo. Cuore, gola, testa e polmoni hanno tutti la massima importanza dal punto di vista della VITA e ciò che è determinato nella testa, ha impulso dal cuore, è sostentato dal respiro e manifestato mediante l’apparato della gola, determina ciò che l’uomo È.
 
I due centri della gola e del cuore interessano principalmente il corpo eterico e il piano astrale e i primi due fili dell’Attività. Il centro della gola sintetizza l’intera vita della personalità e ha un rapporto definito con il piano mentale, collega i tre piani inferiori con i due piani superiori, i tre centri inferiori con gli altri due superiori: il centro del Cuore e il centro della testa.
 
[1] Trattato dei Sette Raggi vol. V, pag. 450.
[2] A.A. Bailey Educazione nella Nuova Era pag. 26-27, 32-33, 92.
 
LA SCIENZA DELLE POLARITÀ – IL TRASFERIMENTO DELL’ENERGIA
 
Il Sentiero o Filo di Ritorno è costruito trasferendo l’energia lungo canali ionizzati, i cui terminali sono a differente potenziale elettrico, uno maggiore indicato come positivo, uno minore indicato come negativo rispetto a un punto neutro situato a metà differenza di potenziale elettrico.
Nel triangolo è celata la chiave del mistero connessi all’energia, alla polarità e al rapporto di gruppo. Il Maestro D.K. afferma che in tutti i triangoli (cosmici, sistemici, planetari ed umani) due vertici hanno polarità diversa (positiva e negativa) ed il terzo è il punto di equilibrio di sintesi, polarità neutra, o fusione. Sappiamo tutti che avvicinando due conduttori caricati elettricamente a polarità opposta si produce un arco elettrico luminoso. Tra gli stadi di materia vi è differenza di potenziale elettrico che si riflette in tutta la creazione secondo il seguente schema triangolare:  
  • Potenziale Positivo, Spirito, Padre.
  • Potenziale negativo, Materia, Madre.
  • Potenziale neutro, Coscienza, Figlio.
 
Figura 16. Il triangolo delle polarità
 
 
Dobbiamo sempre tener presente che nel sistema solare tutto è duale, e in sé tanto negativo che positivo: polarità positiva rispetto alla propria forma, ma con polarità negativa rispetto alla sua sfera maggiore. Il minore è negativo rispetto alla Vita maggiore.
 
E’ un aforisma occulto dire che l’energia segue il pensiero tramite l’immaginazione o visualizzazione creativa. La tecnica usata per costruire il canale elettrico è detta triangolazione perché consiste nel visualizzare, mentalmente un triangolo il cui canale elettrico è il lato verticale.
 
Il triangolo delle polarità ci informa che la corrente parte dalla polarità negativa per congiungersi con la positiva. Il fenomeno avviene in due fasi: dal negativo alla parte positiva dell’atomo androgino, e poi dalla parte negativa di quest’ultimo verso il polo positivo. Creato il canale ionizzato, la corrente sale direttamente dal negativo verso il positivo.
 
È lo Spirito, il Padre che chiama a sé le particelle negative.
Fuoco Elettrico       Spirito   energia Positiva
Fuoco Solare          Anima   energia Equilibrata (positiva/negativa)
 
Fuoco per Attrito    Corpo    energia Negativa
 
Sappiamo che in ogni protone esistono tre quark che si equilibrano distinti convenzionalmente secondo le cariche elettriche frazionale in tre colori, verde, rosso e blu che insieme producono il colore bianco, che è la carica neutra. Le due polarità sono la risultante di una tripletta costituita da una nuova triade avente cariche che si equilibrano tra loro. La polarità esiste anche tra particelle e antiparticelle. Le antiparticelle hanno carica opposta e spin (rotazione, momento angolare) opposte alle particelle. L’antielettrone è denominato positrone. La collisione di due particelle, ad esempio elettrone e positrone, con cariche opposte, causa il loro annichilimento.
 
Quando l’aspetto mediano che causa l’equilibrio manca, allora l’incontro delle due polarità opposte e il loro punto d’unione causano nell’universo cosmico quell’esplosione di luce che chiamiamo un Sole, e producono la luce e l’oggettività. Come quando ogni atomo positivo eterico viene in contatto con uno negativo scompare con un bagliore accecante scomponendosi in atomi emozionali, cioè formati da materia appartenente a forme meno dense, così accade per ogni altro tipo di atomo sia un uomo sia un sistema solare.
 
Nell’uomo si può riscontrare il procedimento di attrazione in rapporto ai sette centri durante il processo dell’iniziazione. Dapprima sono sette, poi tre assorbono i quattro inferiori per mezzo dell’interazione elettrica. Qui consideriamo il problema dal punto di vista della presente trattazione. Infine resta il solo centro della testa, perché è il polo positivo per tutti gli altri. La natura essenziale dell’uomo è positiva, ma i suoi corpi sono negativi, per cui egli è l’unità centrale di elettricità positiva che attrae e trattiene atomi dell’opposta polarità. Quando egli ha riunito e fuso i due poli, e prodotto luce allora ha luogo l’oscuramento, il pralaya dei corpi fisici.
 
La questione della polarità elettrica dei centri è effettivamente difficile, e afferma il Maestro D.K. poco può essere comunicato su quest’argomento. Alla quarta iniziazione è rivelato il grande segreto del “mistero della polarità”, che conferisce la chiave per comprendere il significato del sesso in ogni settore della natura su tutti i piani[1]. Un Maestro è colui che ha risolto il problema dei fenomeni elettrici nei tre mondi, da qui la Sua libertà.
 
Vi è una precisa ragione occulta, in rapporto con la Legge di Elettricità, dietro il fatto noto che ogni iniziato presentato all’Iniziatore è accompagnato da due Maestri, che gli stanno ai lati. I Tre uniti formano un triangolo che rende possibile il lavoro. I Due Maestri posti di fronte all’Iniziatore fungono da padrini per tutti i candidati all’iniziazione rappresentano le due polarità del Tutto elettrico. Il candidato rappresenta la polarità neutra. Nel matrimonio religioso abbiamo due testimoni ai lati degli sposi (il maschile e femminile uniti) e il sacerdote posto di fronte.
 
La polarità riguarda dunque la triplicità umana, di Spirito (+) Anima (+/-) e Corpo (-). Il dualismo, la polarità o la differenza di potenziale è tra spirito anima e personalità, e poi tra anima e personalità, come pure tutti i raggruppamenti di coppie d’opposti che assillano continuamente il mistico, che dovrà infine risolverle nell’unità. La Legge di Attrazione è la manifestazione dei poteri dello Spirito, mentre la Legge di Repulsione governa la Forma.
 
Per quanto riguarda i centri o chakra, si può però tranquillamente affermare che gli organi generativi sono il polo negativo del centro della gola, così come il plesso solare è negativo nei confronti del cuore positivo. Ci viene detto che l’obiettivo dell’aspirante o discepolo in prova è di trasferire le forze dai centri sotto il diaframma, tramite il plesso solare, in quelli superiori. L’energia alla base della spina dorsale deve essere elevata alla testa; l’energia del centro sacrale alla gola, mentre quella del plesso solare deve essere trasferita al cuore.
 
Nella sua vita personale l’uomo sul Sentiero conosce tre volte il senso dell’unione polare:
 
Il sesso fisico, cioè il rapporto con il suo opposto, la donna, da cui risulta la riproduzione della specie.
 
L’unione delle energie inferiori con le superiori, che consente l’opera creativa.
 
L’unione entro la testa delle energie della personalità con quelle dell’anima, che dà nascita al Cristo. Il Maestro D.K. afferma: “Oggi il Cristo sta nascendo in molti uomini, e i figli di Dio appariranno sempre più numerosi nella loro vera natura, per assumere la guida dell’umanità nella nuova era”.
 
“All’inizio è il centro della gola a essere creativo, preceduto prima ancora dal sacrale. A questo proposito è bene ricordare che è veramente possibile costruire l’antahkarana solo quando la vita creativa dell’aspirante si eleva dal sacrale alla gola ed è reale ed effettiva”[2].
 
Sotto il diaframma, il centro sacrale è in relazione polare con  il centro alla base della spina, e con la milza. Vi è un flusso di energia fra tre punti del corpo umano:
 
  1.      La milza, organo del prana o della vitalità fisica emessa dal Sole.
  2.      Il centro sacrale, che predispone la generazione fisica.
  3.     Il centro alla base della spina, che alimenta (finché nell’uomo non si risveglia l’aspetto volontà) il principio datore di vita o volontà-di-vivere in tutte le parti della struttura umana. Si tratta di un grande triangolo di forza che concerne la materia, la sostanza, la costruzione della forma, la creazione, la vitalità e la persistenza entro la forma.
 
Il centro della gola è l’organo specifico della Parola creativa. Percepisce l’intento o il proposito creativo dell’Anima, trasmessogli dall’afflusso di energia dell’Ajna; la fusione di queste due energie darà origine a qualche tipo di attività creativa. Questa è la corrispondenza superiore alla creatività del centro sacrale. Nel centro Ajna le energie creative positive e negativa, incorporate negli organismi separati del maschio e della femmina, sono poste in rapporto dall’atto creativo compiuto in modo consapevole, ma ancora senza proposito ben definito.
 
Il centro Ajna perviene all’attività creativa solo quando l’antahkarana è stato costruito. All’inizio è il centro della gola a essere creativo, preceduto prima ancora dal sacrale. A questo proposito è bene ricordare che è veramente possibile costruire l’antahkarana solo quando la vita creativa dell'aspirante si eleva dal sacrale alla gola ed è reale ed effettiva.
 

[1] Quando l’uomo avrà scoperto il modo di entrare in contatto con l’elettricità solare positiva, e di utilizzarla in combinazione con l’elettricità planetaria negativa, si produrrà una condizione assai pericolosa e questo sarà uno dei fattori della distruzione della quinta razza-radice mediante il fuoco. In quel grande cataclisma, come è scritto nella seconda Epistola di Pietro:  “I Cieli si scioglieranno con calore ardente”. Trattato del Fuoco Cosmico pag. 525.
[2] Trattato dei Sette Raggi, 4 Guarigione Esoterica.
IL PRIMO FILO DELL’ATTIVITÀ CREATIVA
 
Quando l’uomo è orientato verso l’Anima; con la meditazione e l’esperienza mistica ha dei contatti occasionali con l’Anima, e ciò avviene sempre più di frequente; comincia a diventare creativo sul Piano Fisico, sia nel pensiero sia nell’azione. Questa esperienza intuitiva serve ad ancorate “il primo tenue filo filato dal Tessitore nella sua impresa fohatica”, come è espresso nel Vecchio Commentario. È il primo filo proiettato dalla Triade Spirituale in risposta all’emanazione della personalità, ed è il risultato del crescente potere magnetico di entrambi questi aspetti della Monade in manifestazione. (Raggi e Iniziazioni, 457).
 
In questo primo stadio la risposta della Triade è necessariamente trasmessa attraverso Il Sûtrâtmâ e produce inevitabilmente il risveglio del centro della Testa.
 
Il Maestro D.K. insegna che il primo del triplice filo dell’Attività Creativa si estende:
 
1.       Dal corpo fisico all’eterico (vitale): inizia dal cuore e raggiunge la milza e da qui al corpo eterico, unendo il corpo fisico al corpo vitale passando per l’atomo permanente fisico (eterico). Si unisce al campo di forza proveniente dai petali della volontà del loto egoico.[1]
 
Il principale canale di comunicazione fra l’anima e il suo meccanismo, così composto:
 
a.      Il centro alla base della spina dorsale.
 
b.      Il centro al sommo della testa, è il più importante per l’Anima. E il suo punto d’ingresso e di uscita; è la grande stazione ricevente e direttiva.
 
c.       La milza. Centro e organo sussidiario connesso al centro del cuore. Attraverso la milza il principio vitale (situato nel cuore) si collega al sistema della coscienza, connettendo gli organi materiali e la sostanza atomica del corpo fisico.
                                                                                                                  
Ciò significa che nella regione in cui si trovano la milza e il corrispondente centro soggettivo di forza, si incrociano due grandi correnti di energia: la vitalità fisica o vita, e la coscienza degli atomi che compongono la forma. Si osservi che si allude alla vita di gruppo sub-cosciente e non alla vita cosciente e all’autocoscienza. La milza è l’organo che riceve e trasmette il prana planetario o vitalità. Esso penetra per la “porta aperta” di quel centro di forza e perviene al cuore. Qui si unisce al principio di vita individuale.  
Attraverso il centro della milza passa anche la vita cosciente della totalità delle cellule corporali che sono, a loro volta, recipienti dell’energia dell’aspetto o principio di coscienza di tutti gli atomi e le forme del quarto regno della natura. (Psicologia Esoterica II, 64).
 
Figura 17. Milza organo del prana solare
 
 
 
È tramite la milza che l’energia vitale negativa o ricettiva della materia del corpo fisico e l’energia vivente del corpo eterico positiva, sono riunite. Corpo fisico e corpo eterico formano una polarità.
 
Il centro eterico della milza è collegato all’atomo permanente fisico, cioè alla banca dati del nostro essere, in un certo senso il nucleo origine del DNA fisico.
 
Qual è lo scopo del 90-95% del nostro DNA che non viene utilizzato per la produzione di proteine? Questo elemento misterioso è impropriamente chiamato DNA “spazzatura” - un termine pochissimo lusinghiero poiché la natura permette raramente sprechi su questa scala, abbiamo solo bisogno di capire che scopo abbia. Alcuni ricercatori suggeriscono che la nostra seconda elica del DNA rappresenti solo una frazione del suo vero potenziale.  Al nostro più alto  livello di esistenza, abbiamo un DNA a 12 eliche che esiste in uno stato multi-dimensionale. Gli atomi permanenti[2] della personalità sono paragonabili a delle banche dati, memorizzano tutte le esperienze dei rispettivi stati di materia, hanno i loro canali energetici. Il lavoro del microbiologo russo Pjotr Garjajev e il suo team di ricerca, tende a dimostrare che il nostro DNA è un dispositivo di archiviazione dati e di comunicazione. Si tratta di un superconduttore organico i cui lunghi filamenti ricevono input dal mondo esterno. La struttura dei filamenti di DNA è così simile alla sintassi e alla grammatica del linguaggio che questi input non hanno nemmeno bisogno di essere interpretati o convertiti in una forma che il nostro DNA può contenere. Sono stati anche in grado di ristrutturare i filamenti di DNA e correggere anomalie genetiche utilizzando laser opportunamente modulati in grado di trasmettere il segnale direttamente nel DNA. Questo supporta l’affermazione chiave che la nostra salute dipende dai nostri pensieri, parole e credenze. Se questa comprensione di base può essere portata avanti, il futuro della terapia del DNA potrebbe essere molto più semplice di quanto l'intervento meccanico di sostituzione delle cellule staminali. Dobbiamo semplicemente trovare la risonanza adeguata e trasmetterla direttamente nel filamento di DNA da riparare[3].
 
L’energia della Triade Spirituale tramite il Sûtrâtmâ giunge nel centro eterico cuore del corpo vitale, poi scende al centro splenico della milza.
 
La corrente vitale stessa, ancorata nel cuore, che determina la vitalità dell’uomo, la sua capacità di lavoro, la durata della sua esistenza. Si tratta in realtà di un prolungamento del Filo della Vita che collega il cuore e la milza. Il centro del cuore corrisponde al “Cuore del Sole” e quindi alla fonte spirituale della luce e dell’amore.
 
Attraverso la milza, il principio vitale (situato nel cuore) si collega al sistema della coscienza, connettendo gli organi materiali e la sostanza atomica del corpo fisico. Ciò significa che nella regione in cui si trovano la milza e il corrispondente centro soggettivo di forza, s’incrociano due grandi correnti di energia: la vitalità o vita fisica e la coscienza degli atomi che compongono la forma. La milza è un centro e organo sussidiario connesso al chakra del cuore.
 
Ci viene detto che l’onda di vita parte dagli organi fisici del cuore e milza e da questa al corpo eterico. L’onda di Vita dal cuore giunge alla milza fisica, e da questa passa al corrispondente chakra o vortice eterico che vibra con sei petali. Sappiamo inoltre che il centro splenico della milza è il maggiore punto d’entrata dei globuli di vitalità ed ha quindi un ruolo fondamentale nel benessere della persona.
 
Nell’uomo, l’organo di ricezione del prana è la milza, attraverso la sua controparte eterica. Dopo la distribuzione in tutto il corpo attraverso la rete eterica si manifesta nella radiazione della superficie come aura della salute.
 
La milza è l’organo del prana o della vitalità fisica emessa dal Sole. Essa ha una funzione peculiare, essendo il centro della vitalità, è in rapporto con la vitalità planetaria e con le radiazioni solari. L’essenza vitale proveniente dal sole passa nella milza eterica, dove subisce un processo d’intensificazione o di devitalizzazione secondo le condizioni, sane o no, di quest’organo. Se l’individuo è in buona salute, l’emanazione ricevuta sarà accresciuta dalla sua vibrazione individuale, e la frequenza di vibrazione sarà aumentata prima di passare nella milza fisica. Sarà rallentata ed abbassata se l’individuo non è in buone condizioni. La milza è dunque l’organo essenziale che connette la vita propria della materia, quale presente nel microcosmo, con quella inerente al pianeta. La milza è analoga al cordone ombelicale che unisce il bambino alla madre; allo stesso modo quando l’individuo nasce a un mondo nuovo, a una forma di vita più sottile, quel cordone intrecciato di materia eterica si rompe, l’uomo si separa dal corpo fisico denso ed esce attraverso il centro più alto del corpo anziché da quello più basso, verso la vita in un mondo superiore, in un’altra dimensione.
 
Il centro Milza è un doppio centro minore, cioè due centri sovrapposti. Questi due vortici hanno sei petali ciascuno, il che li rende un loto a dodici petali, collegandolo agli altri fiori di loto a dodici petali (centro cuore, loto del cuore nella testa, loto, egoico, il cuore planetario, ecc), donandogli una robusta struttura energetica, 14x2=28 volte più potente, anche rispetto ai principali centri ciascuno con 21 incroci dai nadi.
 
Il corpo eterico di ogni forma fa parte del corpo eterico del sistema solare ed è il mezzo per trasmettere il prana o principio vitale da: energie solari, forze planetarie, impulsi extrasolari o cosmici detti respiri. Il corpo eterico ha tre funzioni:
 
È il ricevitore del prana;
È l’assimilatore del prana;
È il trasmettitore del prana.
     
Il prana è l’energia vitale di ogni piano esistente nella settuplice area sistemica, cui è dato il nome di piano fisico cosmico. È la vita del Logos Planetario racchiusa in limiti la quale anima vivifica e pone in rapporto i sette sottopiani del piano fisico cosmico, tutto quanto esiste in e su di essi. La funzione del corpo eterico è di portare in tutto il corpo dell’uomo, il principio vitale, l’energia che produce attività, permette all’anima di essere in rapporto con il suo ambiente, produrre per mezzo della coscienza e vita un’attività irradiante di luce e di energia attrattiva ad altri esseri umani, attraverso essi ai regni sub-umani.
 
Il prana del sole è assorbito dal corpo eterico attraverso certi centri che si trovano principalmente nella parte superiore del corpo, da lì sono dirette in basso al centro eterico della milza, che è la controparte di quell’organo della materia eterica. Il centro principale di ricezione del prana è un centro tra le scapole, un altro centro è appena sopra il diaframma. I tre centri della milza, sopra il diaframma e tra le scapole formano un radioso triangolo eterico. Il processo di assimilazione del prana, si attua in questi tre centri di depressioni simili a coppe, da qui viene trasmesso a tutte le parti del veicolo eterico mediante i nadi, il sottile sistema di linee di forza, quali a loro volta si esteriorizzano attraverso il sistema nervoso fisico, come trasmettitore di molti e diversi tipi di energia, provenienti da molte e diverse fonti, che scorrono attraverso o lungo le linee di forza sottostanti ai nadi.
 
Vi è inoltre un grande triangolo di forza che concerne la materia, la sostanza, la costruzione della forma, la creazione, la vitalità e la persistenza entro la forma.
 
La milza, organo del prana o della vitalità fisica emessa dal Sole (-).
Il centro sacrale, che predispone la generazione fisica (+/-).
Il centro alla base della spina, che alimenta (finché nell’uomo non si risveglia l’aspetto volontà) il principio datore di vita o volontà-di-vivere in tutte le parti della struttura umana (+).
È il riflesso di un altro triangolo assai superiore, il triangolo dell’immortalità, e non può essere attivato senza relazione a quest’ultimo.:
 Centro della gola che corrisponde al sacrale (+/-).
Corpo pituitario che corrisponde al centro splenico della milza (-).
Ghiandola pineale, che corrisponde al centro alla base (+).
 
Figura 18. Triangoli del'Immortalità e della Vitalità
 
 
Il rapporto di questi due triangoli è la chiave dell’istinto di autoconservazione, di sopravvivenza dei corpi sottili alla morte fisica e del principio d’immortalità, che ha sede nell’anima e opera quando gli istinti di autoconservazione e di sopravvivenza non hanno più influenza. (Guarigione Esoterica, 178).
 
Il centro sacrale è intimamente connesso alla creazione della materia, trova come corrispondente superiore il centro della gola che esprime la creatività superiore o spirituale. Il centro della milza si incarica della distribuzione del prana o della vitalizzazione del corpo fisico, il suo corrispondente è il centro frontale Ajna che coordina e distribuisce le energie dei centri inferiori. In fine Il centro della base spinale sede della Kundalini trova il corrispondente superiore il centro coronale della testa.
 
Dal punto di vista del sé inferiore, i due momenti più vitali nel lavoro dell’Ego che si reincarna sono quelli in cui l’unità mentale è rienergizzata in attività ciclica ed in cui il corpo eterico è vitalizzato. Concerne ciò che collega il centro alla base della spina dorsale con un certo punto del cervello fisico, attraverso la milza. Questo in chiave puramente fisiologica. (TFC, 788).
 
È molto interessante che il corpo astrale sia escluso, dopotutto, si tratta di un veicolo reattivo associato alla fascinazione. Ci viene detto della necessità di allineare anima/mente/cervello. In questo caso potremmo parlare del cervello eterico. Sembra che stiamo parlando di un'importante relazione tra l'unità mentale e l'atomo fisico permanente sull'etere atomico sistemico.
 
Per quanto riguarda la rienergizzazione dell'unità mentale e la vitalizzazione del corpo eterico, è necessario un certo collegamento all'interno del corpo fisico-eterico:
 
Collegare la base del centro della colonna vertebrale con la milza (sia la milza fisica e sia al centro splenico o entrambi).
 
Collegare la milza con un certo punto del cervello fisico (presumibilmente correlato con l'unità mentale). Se il cervello fisico è coinvolto, tuttavia, non possiamo dire che il cervello eterico non lo sia.
 
La base del centro della colonna vertebrale, è direttamente correlata con il corpo eterico. La milza è il centro della vitalizzazione. Quel certo punto del cervello deve essere collegato con l'unità mentale.
 
Così si forma un triangolo tra la base del centro della colonna vertebrale, la milza e un centro all'interno del cervello. Questa disposizione è inquadrata in termini di vitalizzazione.  Ci è stato detto che il corpo eterico è vitalizzato dal pensiero. Questo tipo di triangolo potrebbe far parte di quella vitalizzazione – da un punto all'interno del cervello, alla milza, alla base del centro della colonna vertebrale – raggiungendo l'intero corpo eterico attraverso questi due centri. Ci è stato anche detto che la Kundalini è diretta dalla volontà che opera attraverso la mente.
 
Dal piano Atmico e Buddhico fluiscono Vita e Coscienza, due tipi di energie, dinamica e di attrazione. E’ il gioco di queste due forze sulla materia che attrae al corpo eterico di tutte le forme, i necessari atomi fisici. Il corpo eterico coerente e unificato è simbolo dell’anima, perché ha in sé sette punti focali in cui la condensazione delle due energie mescolate s’intensifica. L’anima è l’intermediario della natura delle energie irradiate e la natura unificata della forma e del funzionamento; collega il corpo denso con il corpo astrale, collegando in tal modo il mentale al buddhico e la mente agli stati di coscienza intuitivi.
 
I vortici di forza o chakra sono attivi su tutti e Tre Piani della vita della personalità. Per questo motivo non ci sono solo chakra eterici, ma anche chakra astrali e mentali che sono (in molti casi) le controparti esatte dei chakra eterici.
 
Lo schema fornito nel Trattato del Fuoco Cosmico, dal Maestro D.K. mostra il collegamento tra il centro basale e il centro della testa, ripetuto negli stati o piani di materia emozionali e mentali, per unirsi ai petali del sacrificio o della volontà del Loto Egoico situato nel Piano Mentale.
 
Noi quindi ci occuperemo qui soltanto di quei centri che si riferiscono all’evoluzione dei corpi sottili, l’evoluzione della psiche, e non di quelli connessi all’evoluzione e alla propagazione del corpo fisico denso. Questi centri sono Cinque:
 
Quello alla base della spina dorsale, l’unico tra quelli di cui ci occupiamo che abbia un effetto fisico.
Quello situato nel plesso solare, il più importante del corpo dal punto di vista del Piano Astrale.
 Quello della gola, il più importante dal punto di vista del Piano Mentale.
Quello nella regione del cuore, che ha un legame occulto con il Piano Buddhico.
Quello al sommo della testa, che è la corona ed è in relazione con il Piano Atmico. (TFC, 165).
 
Poiché l’azione è rotatoria, ne risulta nella materia un effetto circolare che il chiaroveggente vede come ruote di fuoco situate:
 
Nella regione più bassa della spina dorsale;
Tra le costole, proprio sotto il diaframma; (viene data la posizione del centro del plesso solare).
Nella regione sinistra del petto;
Nel centro della gola;
Proprio sopra il sommo della testa. (TFC, 168).
 
La base della colonna vertebrale, l'unica con un effetto fisico, è direttamente correlata all'evoluzione dei corpi più sottili e all'evoluzione della psiche. Il numero da associare al corpo fisico è quattro, e la base del centro a quattro petali della colonna vertebrale è quadruplice.
 
Il centro del plesso solare è il più importante dal punto di vista della stragrande maggioranza degli esseri umani, poiché sono polarizzati nel corpo astrale.
 
Ci è stato spesso insegnato che il centro del cuore ha una connessione con il Piano Buddhico. Perché questa connessione è chiamata "un legame occulto"? Il cuore fisico segnato da una croce è quadruplice, inoltre il centro del cuore è il quarto centro e che il Piano Buddhico è il Quarto Piano. Si dice che il quarto centro si trovi nella regione del cuore perché il cuore si trova a sinistra della colonna vertebrale.
 
L'Atma è la sede della volontà spirituale, una facoltà direttamente collegata al centro principale. Il Piano Atmico è il "Piano Nirvanico".
 
I centri sono formati interamente da correnti di forza, che scendono dall'Ego, che le trasmette dalla Monade. Sono sfere di fuoco o di pura forza vitale. I centri, quindi, quando funzionano correttamente, formano il “corpo di fuoco”.
 
Figura 19. Simbolo del chakra Muladhara o basale
 
 
La figura tradizionale del centro Muladhara alla base della spina dorsale ha nel suo simbolo il loto ardente di color Rosso a quattro petali, al cui interno vi è un quadrato, e un elefante bianco consette proboscidi”, simboli della solidità e della materia, le sette proboscidi simboleggiano i sette stati della materia o piani. Sulla schiena dell’elefante appoggia il canale terminale di Sushumna col triangolo col vertice in basso come la punta di una lancia.
 
Dal centro basale al centro della testa: è l’ascesa di Kundalini. Nell’uomo perfetto i due centri (al sommo della testa e alla base della spina) rappresentano il grande dualismo spirito e materia e controllano e governano in perfetta armonia il veicolo dell’anima. In questo centro vi è una potente manifestazione delle due polarità, poiché i petali del centro che è sede di Kundalini, ed il fuoco o vitalità che li anima, sono negativo e positivo nel reciproco rapporto. È il centro da cui originano le tre lunghe correnti d’energia che salgono e scendono lungo la colonna vertebrale.
 
L’antico yoga dei centri ci informa che il riflesso del Sûtrâtmâ nell’organismo umano è il midollo spinale e si esprime per mezzo di tre canali, denominati Ida (+/-), Pingala (-) e Sushumna (+), il canale centrale. Quando le forze negative e positive del corpo, che si esprimono lungo i canali nervosi di Ida e Pingala, sono equilibrate, esse possono ascendere e discendere lungo il canale centrale, passando senza impedimenti attraverso i centri collocati lungo la spina dorsale e giungendo fino al cervello. Si ha allora la perfetta espressione dell’anima nell’uomo fisico.
 
La parola Kundalini deriva dall'aggettivo Kundalin o "arrotolata". Ogni principio maschile ha la sua "shakti" o potere che lo accompagna. Si parla di questa Shakti come potere femminile. Kunfalini è descritta "arrotolata" perché dorme, giace arrotolata, e perché la natura del suo potere è a spirale. Abbiamo a che fare con Kali, cioè con l'oscura. Kali è la forza distruttiva della Madre, la furia della Madre. La Kundalini è il "potere del Drago". La Kundalini viene dal "basso" ed è quindi associata alla Madre/Materia.
 
La colonna vertebrale dell’uomo ospita un triplice cordone o canale energetico, composto: dal filo della Vita, dal filo della Coscienza, dal filo dell’Attività creativa. In termini Indù, sono Ida (Figlio), Pingala (Madre) e Sushumna (Padre), tre sentieri che assieme formano il sentiero della vita dell’individuo umano; entrano in attività uno dopo l’altro e secondo il Raggio e il livello evolutivo. In uno di questi tre canali fluisce l’energia che alimenta la materia. Un altro è connesso al sentiero della coscienza e allo sviluppo della sensibilità psichica. Il terzo è la via dello spirito puro. (Guarigione Esoterica, 183-184).
 
La colonna vertebrale dunque ospita un cordone triplice. È composto dall’Antahkarana vero e proprio, dal Sutratma e dal filo Creativo. Questo filo triplice è il conduttore di energia che, nella sostanza interna della colonna vertebrale, forma un canale, “una triplice via di approccio e di ritiro”. In termini Indù, sono Ida, Pingala e Sushumna, tre sentieri che assieme formano il sentiero della vita dell’individuo umano.
      
In questi tre canali di vita scorrono il Fuoco Elettrico, il Fuoco Solare e il Fuoco per Attrito, e nel loro impiego sono collegati a tre diversi stadi del sentiero evolutivo: il sentiero di evoluzione negli stadi iniziali e materiali; il Sentiero della Prova e le prime fasi del Sentiero del Discepolato, fino alla terza iniziazione; e il Sentiero stesso dell’Iniziazione.   
Il canale Sushumna non viene usato in modo corretto e senza rischi finché non si sia costruito il ponte che unisce la Monade e la personalità, fosse esso anche il più tenue e sottile dei fili. Allora la Monade, il Padre, l’aspetto Volontà, può raggiungere la personalità per via diretta può ridestare il centro di base e con esso fondere, unificare ed elevare i tre fuochi: il Fuoco elettrico, per il Fuoco Solare e per il Fuoco d’attrito.
 
Figura 20. Simbolo Antahkarana - Kundalini
 
 
È scritto che Kundalini lucente come il lampo, con il fulgore di dieci milioni di soli, giace addormentata e arrotolata tre volte e mezzo, quanti sono i giri completi per giungere al centro della testa. Si dice “avvolta”perché dorme arrotolata, e perché la natura del suo potere è a spirale La sua testa, copre l’ingresso di Sushumna. Le tre spire rappresentano Sattva, Rajas, Tamas, la mezza spira rappresenta l’interazione tra questi tre principi. Kundalini è descritta avvolta per significare che è in riposo, ossia in forma di energia potenziale statica. Kundalini Shakti nei singoli corpi è potenza in riposo, o il centro statico attorno al quale ruota ogni forma di esistenza, come potenza motrice. La Kundalini è una Forza, un Potere, e quindi una Shakti[4].
 
La Kundalini si trova alla base della colonna vertebrale e, nell'uomo medio normale, la sua funzione principale è la vitalizzazione del corpo. (TFC, 183).
 
La Kundalini è un doppio fuoco, sia latente che attivo. Si trova alla base della spina dorsale fisica ed eterica.
 
Kundalini shakti è ciò che, quando si muove per manifestarsi, appare come l'Universo. C'è qualcosa nel modo in cui la costellazione del Drago (Draco) si avvolge attorno alla nostra attuale Stella Polare (Polaris) che ricorda la Kundalini arrotolata.  Il Maestro ci dice che la costellazione Draco sia la base del centro della colonna vertebrale di Colui Del Quale Non Si Può Dire Nulla.
 
"Un indizio sta nel fatto che la costellazione del Drago ha con l'UNO più grande del nostro Logos la stessa relazione che il centro alla base della spina dorsale ha con un essere umano." (TFC, 1204)
 
La Kundalini è un doppio fuoco, sia latente che attivo. Si trova alla base della spina dorsale fisica ed eterica, la sua funzione principale è la vitalizzazione del corpo. La Kundalini compie tre azioni durante il periodo dell'evoluzione:
 
Con i fuochi radianti del corpo o prana in un punto tra le scapole.
 
Con i fuochi della mente in un punto nella parte superiore della colonna vertebrale, al centro della parte posteriore della gola.
 
Con il fuoco dello Spirito nel punto in cui questi due fuochi uniti della materia e della mente escono dalla sommità della testa. (TFC, 183).
 
Qui si afferma esplicitamente l’associazione della parte superiore della colonna vertebrale con il centro della gola. Anche se si parla del centro della gola, il centro del cuore è sicuramente sotto la vitalizzazione della Kundalini, ma qui ci stiamo occupando specificamente del corpo, della mente e dello Spirito. Il cuore si riferisce alla dimensione dell'anima, o (più completamente) a un'unione tra anima e Spirito.
 
Ciascuno dei tre canali all'interno della colonna vertebrale ha per scopo specifico la fusione di questi triplici Fuochi. (TFC, 183).
 
La funzione principale dei canali spinali è la fusione dei Tre Fuochi ciascuno dei quali a sua volta è triplice.
 
La Kundalini, quando viene risvegliata, aumenta costantemente l'azione vibratoria, non solo dei centri, ma di ogni atomo di materia in tutti i corpi: eterico, astrale e mentale. Questo accelerazione dell'attività ha un duplice effetto di grande interesse:
 
Provoca l'eliminazione di tutta la materia grossolana e inadatta e la espelle esattamente nello stesso modo in cui una ruota in rapida rotazione si stacca o si espelle dalla sua superficie. Spazza nella sua sfera di influenza la materia che è legata alla sua vibrazione, e la costruisce nel suo contenuto vibratorio.
 
La Kundalini funziona come la Parola Sacra che scaccia la materia impura (mentre attrae la materia di qualità superiore. La Kundalini agisce in modo magneticamente selettivo ed è, in effetti, un "fuoco di raffinazione o di purificazione". Di Dio si dice che "Egli è come il fuoco Purificatore o raffinatore".
 
Quando si risveglia, Kundalini fuoriesce dalla sommità del capo, in quella zona che viene detta dell’osso della fontanella, che torna ad essere un po' morbido come lo era nell'infanzia. È chiamata fontanella proprio come una delicata fontana rinfrescante. I fiori di loto dei chakra sono rappresentati con le corolle rivolte verso il basso, l’ascesa di Kundalini le fa rivolgere verso l’alto. Kundalini prende la direzione indicata dalle qualità e dalle virtù dell’uomo in cui alberga. Quando il Serpente di Fuoco é desto, si lancia là dove può trovare alimento. Se è la parte inferiore quella che offre alimento, si comporta come un pozzo senza fondo, un vero abisso, là si dirige e là si ciba, consumando e distruggendo l’uomo fisico. Al contrario, se è la parte superiore quella che lo attrae, si dirige verso l’alto e allora, solo allora, il sé inferiore o uomo inferiore, raggiunge l’Unione con il Sé Superiore o Uomo Divino.
 
Il corpo eterico è collegato alla Monade, ed è l’esteriorizzazione dell’aspetto vita. Esso con i suoi sette centri, diviene attivo quando il centro alla base della spina dorsale si risveglia e sorge il fuoco di Kundalini. Quando si ha l’impressione, o si crede che il fuoco di Kundalini salga, in realtà è l’energia del centro sacrale (del sesso) trasmutata e innalzata al centro della gola, o quella del plesso solare trasferita al centro del cuore. Quando Kundalini comandata dal Centro dei Cuore, si risveglia, allora il suo Mistero è completamente rivelato: l’uomo interiore, il Figlio fatto a somiglianza del Padre abbandona la vecchia pelle e riconosce di essere quel Serpente Igneo. Kundalini subisce due trasformazioni:
 
Si trasforma nel serpente della saggezza.
 
Il serpente della saggezza si eleva e diventa “il drago di luce vivente”.
 
Così in ogni forma di vita procede l’opera del Padre, della Madre e del Figlio. Vita-Coscienza-Forma sono unificate, l’apparato di risposta dell’uomo divino è perfetto e gli consente infine di entrare in contatto e riconoscere i grandi aspetti divini nei regni della natura, nel pianeta e infine nel sistema solare.
 
La spina dorsale è intesa soprattutto come il canale tramite il quale la personalità intelligente e integrata, diretta consciamente dall’anima, infonde energia ai vari centri, che poi si diffonde nelle regioni circostanti del corpo. Il riferimento non è alla struttura ossea della colonna vertebrale, ma al midollo che ne è la controparte esoterica e ai nervi[5] che si diramano dalla spina dorsale. I milioni di “nadi” sono la controparte eterica di tutto il sistema nervoso, di cui sorreggono ogni singolo nervo in ogni parte del corpo. Sono per eccellenza gli esecutori degli impulsi direttivi dell’anima, perché reagiscono alle vibrazioni emesse dalla controparte eterica del cervello.
 
La colonna spinale è conosciuta come Merudanda; essa è l'asse del corpo, e, come il monte Meru, è l’asse della terra, quindi la colonna spinale è chiamata Meru, altrimenti conosciuta come spina dorsale, o colonna vertebrale. L’uomo è un microcosmo. Il sistema nervoso centrale consiste del cervello e del midollo spinale, il centro o asse cerebro-spinale. La continuazione del midollo allungato, o bulbo, è il mezzo di connessione tra il cervello e il midollo spinale. Il midollo spinale è una colonna di materia cerebrale bianca e grigia molto soffice. La materia bianca è disposta ai lati della materia grigia. La materia bianca è composta di nervi midollari, mentre quella grigia è fatta di cellule e fibre nervose. Nel centro c’è un piccolo canale, chiamato canale centrale. Dentro Sushumna c'è una nadi chiamata Vajra, che è luminosa come il sole (Sûrya), ed ha qualità rajasiche. Ancora, dentro questa Vajra nadi c'è un’altra nadi chiamata chitra, che è di natura sattvica e di colore pallido. Le qualità di Agni, Surya e Chandra, cioè Fuoco, Sole e Luna, sono i tre aspetti del shabda Brahman. Dentro questa chitra c’è un minuscolo canale sottile conosciuto come “canalis centralis”, questo canale è conosciuto come brahmanadi, e tramite esso, Kundalini, quando risvegliata, passa dal centro basale a quello coronale. In questo canale centrale si trovano tutti i sei chakra principali. La Brahmanadi scorre lungo questo canale, dal centro basale Muladhara al chakra della sommità Sahasrara; è attraverso questa nadi che Kundalini, quando destata, passa al Brahmarandra, il foro di Brahma.
 
L'estremità inferiore della chitra nadi e chiamata Brahmadwara, la porta di Brahman, poiché Kundalini deve passare attraverso questa porta per raggiungere il Brahmarandra. La chitra termina nel cervelletto.
 
Il midollo spinale non è diviso, o separato, dal cervello, ma è contiguo ad esso. Tutti i nervi cranici e spinali sono connessi con il midollo. Ogni nervo del corpo vi è connesso. Gli organi di riproduzione, minzione, digestione, circolazione sanguigna e respirazione sono tutti controllati dal midollo spinale. Questo, nel quarto ventricolo del cervello, si dispiega nel midollo allungato. Dal quarto ventricolo passa lungo il terzo, quindi nel quinto ventricolo del cervello e infine raggiunge la sommità della testa, il Sahasrara chakra.
 
Quando si risveglia, la Kundalini fuoriesce da quel foro posto alla sommità del capo, in quella zona che viene detta dell’osso della fontanella, proprio come una delicata fontana rinfrescante.

 
[1] Trattato dei Sette Raggi vol. V Raggi e Iniziazioni, 450. L’educazione della Nuova Era, 147.
[2] Ciascun Atomo Permanente crea un corpo che rispecchia la qualità dell’informazione contenuta in esso.
[3]  Questi  risultati  scientifici  sono  supportati  nel  libro  VII  della  meravigliosa  serie  di  Kryon opere canalizzate da Lee Carroll. Egli suggerisce che il nostro DNA è un grande custode di registrazioni che esiste in uno stato multi-dimensionale, che contiene tutta la nostra anima o registro “Akashico”. http://docplayer.it/12890848-Capitolo-5-guarigione-del-dna.html.
[4] Shakti ha due significati principali: esotericamente è l’Energia della Divinità, exotericamente è la sua controparte femminile, la sua Energia.
[5] I nervi sono la controparte positiva dei nadi i canali energetici in cui scorre il prana.
 
IL SECONDO FILO DELL’ATTIVITÀ DELLA PERSONALITÀ
 
Nel caso dell'uomo altamente sviluppato la fuga dal corpo fisico verso il corpo astrale si ottiene attraverso il centro della testa.
Il secondo filo dell’Attività della personalità si estende:
 
1.       Dal corpo fisico-eterico, considerati come un’unità, al corpo astrale o emozionale. Questo filo emana o è ancorato nel plesso solare, va al cuore, ed è portato verso l’alto al corpo astrale per mezzo dell’aspirazione, fino ad ancorarsi nel campo di forza dei petali dell’amore del Loto Egoico.[1]
 
Il secondo cavo energetico del triplice filo va dal plesso solare al cuore, all’atomo permanente astrale e poi al campo di forza dei petali dell’amore del loto egoico. Sul suo cammino raccoglie le energie del primo cavo. Con questo processo eterico e astrale sono collegati. Il passaggio al corpo astrale avviene dal collegamento del centro della milza astrale all’atomo permanente astrale o emozionale.
 
Quanto segue è detto dal Maestro D.K. nelle istruzioni fornite in Lettere sulla meditazione occulta.
 
In precedenza abbiamo suddiviso la vita dell’uomo in cinque periodi principali, tracciandone lo sviluppo in ciascuno di essi. Possiamo fare la stessa cosa con i cinque centri …
 
Primo periodo – nel quale la base della spina dorsale è attiva al massimo in puro senso rotatorio e non quadridimensionale. Il fuoco interiore è focalizzato sulla vivificazione degli organi della generazione e sulla vita del funzionamento fisico della personalità.
 
Secondo periodo – nel quale il plesso solare è la meta dell’attenzione del fuoco e la controparte emotiva vibra in modo sincrono. Con ciò due centri vibrano, anche se a bassa frequenza; gli altri sono vivi; si può scorgere la pulsazione, ma non vi è moto circolare.
 
Terzo periodo – Il fuoco divino ora sale al centro del cuore e i tre ruotano all’unisono, in modo regolare e cadenzato. Vorrei farvi notare che la vivificazione di un centro provoca un accesso di forza in tutti; inoltre, nella testa vi sono sette centri (tre maggiori e quattro minori) che corrispondono direttamente ai centri del corpo. Essi ne sono la sintesi e quando il loro centro corrispondente viene stimolato, acquistano altrettanto potere rotatorio. (Lettere sulla Meditazione Occulta, 74).
 
Quarto periodo – Esso segna la definita stimolazione del centro della gola. Tutta l’attività creativa del triplice uomo – fisico, emotivo e mentale – è volta verso l’alto, a servire, e la sua vita comincia occultamente a risuonare. Egli è occultamente produttivo. Si manifesta e il suo suono lo precede. Questa è l’affermazione esoterica di un fatto apparente a coloro che possiedono la visione interiore. Si palesa la coordinazione tra i centri; la rotazione s’intensifica e i centri stessi mutano aspetto, si schiudono e il moto rotatorio diviene quadridimensionale, volgendosi all’interno su se stesso. I centri sono allora nuclei di luce radianti e i corrispondenti quattro centri inferiori della testa sono ugualmente attivi.
 
Il quinto periodo è trattato nel capitolo che riguarda il terzo Filo dell’Attività Creativa.
 
Il primo periodo con il centro della base attivo, coincide con il primo filo dell’Attività Creativa. Il secondo periodo durante il quale il plesso solare è la meta dell’attenzione del Fuoco e il terzo periodo quando il Fuoco sale al centro del cuore sono in relazione con la costruzione del secondo filo dell’Attività Creativa.
 
Si riprendono le Regole per il Piano Mentale date dal Maestro verso la fine del Trattato del Fuoco Cosmico.
 
REGOLA I. L’Angelo Solare si raccoglie, non disperde la sua forza, ma in profonda me-ditazione comunica con il suo riflesso.
 
Questa regola è stata già commentata quando si è meditato sul Sûtrâtmâ.
 
REGOLA II. Quando l’ombra ha risposto, in meditazione profonda il lavoro prosegue. La luce inferiore è proiettata verso l’alto; la luce maggiore illumina i tre, e il lavoro dei quattro prosegue. (TFC, 998).
 
L’Ego (così come il Logos) è in profonda meditazione durante l’intero ciclo dell’incarnazione fisica. Qui il lavoro dei due, l’Ego sul suo piano ed il suo triplice strumento nei tre mondi, è collegato e coordinato. Questo comporta perciò una discesa di forza dai livelli superiori del Piano Mentale (la dimora del vero Uomo) e una reciproca vibrazione emanante dall’uomo, il Riflesso, che è poco responsivo all’Ego o Angelo Solare finché non sono trascorsi molti cicli di incarnazione.
 
Dopo la risposta dell'ombra, il lavoro meditativo che procede è duale. L'Ego/Angelo Solare continua la sua meditazione che ora è affiancata dalla meditazione ritmica dell'ombra, il discepolo, l'anima in incarnazione. La luce inferiore è proiettata verso l'alto. Questa è la luce che sorge all'interno del sistema energetico dell'ombra. I tre che sono illuminati dalla luce dell'Uno sono le tre persone della Triade inferiore, il corpo mentale, il corpo astrale e il corpo fisico. I tre sono i tre aspetti della personalità e la luce più grande è la luce dell'Ego o anima, il quarto.
 
Il significato delle parole "la luce inferiore è proiettata verso l'alto", è che due hanno a che fare con i centri e il Fuoco della Kundalini. (TMB, 766). Quando la luce radiante dell'anima si fonde con la luce magnetica del corpo vitale, stimola gli atomi del corpo fisico a tal punto che ogni atomo diventa a sua volta un minuscolo centro radiante.
 
Questa proiezione verso l’alto diventa possibile solo quando la testa, il cuore, il plesso solare e il centro alla base della colonna vertebrale sono collegati in un modo particolare, che è uno dei segreti della prima iniziazione. Quando questi quattro sono in stretta collaborazione, il "pavimento del triangolo", come viene simbolicamente chiamato, viene preparato per il lavoro magico. (TMB, 105-106).
 
Qui abbiamo un'altra interpretazione del "lavoro dei quattro", cioè la testa, il cuore, il plesso solare e la base della colonna vertebrale, cioè il "pavimento del triangolo".
 
Il cervello è la corrispondenza fisica ai centri di forza sul Piano Mentale, e che la vibrazione deve essere impostata coscientemente dall'uomo quando medita.
 
Il Maestro ci dice che per prima cosa l’Angelo Solare forma un triangolo, che consiste dello stesso Angelo Solare, dell’uomo sul Piano Fisico, e del minuscolo punto di forza che deriva dal loro sforzo unito. Il minuscolo punto di luce si trova sul Piano Mentale Inferiore. L'Angelo Solare dimora nel loto egoico e attraverso quello opera. Dal piano dell'Anima è attivo:
 
a.    L'Angelo Solare
b.    L'Ego
 
L'uomo come Ego è infuso dalla presenza e dal potere dell'Angelo Solare.
 
Le Due Regole (I e II) formano la base esoterica di ogni meditazione, e devono essere studiate attentamente se si vogliono ottenere dei risultati. (TFC, 1000).
Il Maestro DK sta suggerendo che il processo meditativo è un atto magico. Così le regole fondamentali per la magia sono anche la base esoterica di tutta la meditazione.
 
REGOLA III. L’energia circola. Il punto di luce, prodotto delle fatiche dei Quattro, cresce e si fa grande. Le miriadi si raccolgono intorno al suo calore luminoso, finché la sua luce diminuisce. Il suo fuoco diviene debole. Allora deve essere emesso il secondo suono. (TFC, 1000).
 
Il punto di luce si trova sul piano mentale inferiore ed è stato creato dal lavoro dei Quattro. Le "miriadi" sono i costruttori che (in risposta all'impulso originario e al suono della nota) costruiranno se stessi nella forma-pensiero da materializzare. Il secondo suono è una "nota secondaria", un mantram che emana da ciò che è costruito sul Piano Mentale. La prima ci informa il Maestro è la nota che emana dall'Ego sul suo piano. "La nota secondaria", attraverso il lavoro del mago, risuona, apparentemente, sul Piano Mentale Inferiore (dopo esservi salito) perché il mago, nel creare la sua forma-pensiero, sta lavorando sul Piano Mentale. La "nota secondaria" sorge in risposta alla "nota primaria" dell'Ego. Inizia con un'attività che coinvolge il cervello fisico e la concentrazione mentale. Questa nota "sale" e viene udita al Piano Mentale.
 
Il mago bianco, avendo, attraverso la meditazione e lo scopo cosciente, formato un punto focale di energia sul Piano Mentale, aumenta la vibrazione attraverso una strenua concentrazione.
 
La concentrazione è un condotto di energia. La forza del punto di luce deve essere aumentata, la sua vibrazione aumentata. La concentrazione è necessaria per raggiungere questo obiettivo. Il punto di luce sul Piano Mentale Inferiore è rafforzato attraverso la concentrazione e attraverso il suono della Parola Sacra.
 
Questo filo è ancorato nel plesso solare, va al cuore, ed è portato verso l’alto… petali dell’amore del Loto Egoico.
 
Il secondo filo energetico parte dal corpo eterico iniziando dal centro sacrale, raggiunge quello del Cuore, va al corpo astrale o emozionale e raggiunge il campo di forza dei petali dell’Amore.
 
L’energia usata per connettere, nella coscienza, l’uomo fisico e il corpo emozionale o astrale è focalizzata nel plesso solare; molti stanno lavorando per collegare la mente ai due aspetti già connessi. Questo filo di energia emana dal corpo. Alcuni stanno per unire anima e mente, a sua volta congiunta agli altri due aspetti.
 
Viene evocata la risposta magnetica della Triade Spirituale (Atma-Buddhi-Manas), l’espressione della Monade. Lentamente una triplice corrente d’energia spirituale viene proiettata verso il loto egoico e verso l’uomo inferiore. (RI, 454).
 
Triade Spirituale, custode dell’energia monadica.
Atomo permanente buddhico.
Petali dell’amore.
Antahkarana.
Atomo permanente astrale entro il loto egoico.
Centro del cuore.
 
Nell’uomo poco evoluto, questa corrente di forza dai petali dell’Amore del Loto Egoico passa semplicemente attraverso il cuore e va direttamente al plesso solare manifestando i suoi due aspetti di vitalità e qualità dell’anima, l’uno per infondere energie alla corrente sanguigna, l’altro per risvegliare il plesso solare. Quest’ultimo dominante nella vita dell’uomo, è la forza tramite la quale si esprime la vera natura del desiderio, fino a quando l’aspirante opera la trasmutazione e il riorientamento della natura emotiva. Il centro del cuore si risveglia che domina sulla vita del centro del plesso solare.
 
La personalità comincia allora a colmare la lacuna esistente dalla sua parte fra l’atomo permanente manasico e l’unità mentale, fra la mente superiore astratta e la mente inferiore. (RI, 454)
 
Questo secondo filo parte dal centro del plesso solare che esprime separazione egocentricità e l’amore verso se stessi, per connettersi col centro del cuore che esprime unione e senso della fratellanza. Quando le energie del plesso solare, espressione della potente natura del desiderio che alimenta la vita emotiva della personalità, vengono riorientate e trasferite al centro del cuore ne risulta la realizzazione della coscienza, dell’amore e del proposito di gruppo.
 
Il sistema nervoso simpatico è connesso con il corpo astrale o emotivo, il contatto avviene per mezzo del plesso solare, proprio come la vitalità, che governa la vitalità del sangue, stabilisce il contatto attraverso il cuore. Il cuore è il centro dell’esistenza sul piano fisico. Il sistema cerebro spinale opera con la sostanza mentale.
 
Il plesso solare è lo sbocco, per così dire, del corpo astrale nel mondo esterno, lo strumento attraverso il quale fluisce l’energia emotiva. È l’organo del desiderio, la sede della vita istintiva, dell’anima animale e della natura emotiva molto sviluppata. È di estrema importanza nella vita dell’uomo medio. Spesso l’ombelico che rappresenta il plesso solare, è considerato più centrale e più essenziale del cuore, esso controlla l’apparato digerente e raggiunge con tutte le ramificazioni fegato, milza, stomaco, l’esofago, e gli organi della generazione, il cuore e i polmoni. Può essere considerato il cervello del sistema simpatico e reagisce con pericolosa facilità al pensiero. Il plesso solare dirige e governa alcuni aspetti del sistema nervoso, e costituisce in gran parte il cervello istintivo o animale.
 
Il centro del plesso solare è sede della vita istintiva, dell’anima animale e della vita emotiva molto sviluppata.  L’umanità vibra principalmente con il corpo senziente o astrale, così il corpo senziente di un essere umano comune non è quasi mai libero da qualche umore, paura o agitazione. Ciò ha determinato una situazione per cui il plesso solare si è sviluppato in modo anormale. Il plesso solare è lo sbocco, per così dire, del corpo astrale nel mondo esterno, il canale per cui fluisce l’energia emotiva. È l’organo del desiderio. È di suprema importanza nella vita dell’uomo ordinario e per l’aspirante è indispensabile pervenire a controllarlo: egli deve trasmutare il desiderio in aspirazione.
 
Osare è strettamente connesso con il plesso solare, che essendo l’organo del corpo astrale e dello psichismo inferiore riunisce tutte le forze inferiori e, sotto l’impulso dell’anima, le dirige ai loro ricettacoli superiori. Offre la chiave della subordinazione della personalità, il plesso solare, il grande commutatore del desiderio e delle forze astrali, e anche il centro principale dell’opera di trasmutazione.
 
Le attività violente per impeto di collera o temperamento, le irritazioni prolungate, gli stati d’ansia, riversano correnti di energia emozionale o astrale entro e attraverso il centro del plesso solare, ponendolo in condizione di grave disordine. A sua volta, questo agisce sullo stomaco, sul pancreas, sul condotto biliare e sulla cistifellea. Pochi sono gli uomini (forse nessuno, in questo particolare periodo) che non soffrono di cattiva digestione e che non risentono affezioni gastriche o disturbi epatici.
                                                                                                                                              
L’eccessiva stimolazione del plesso solare è il conseguente afflusso di forza dal piano astrale, di cui quel centro è la porta spalancata. L’uomo, è quindi, vittima di forze che dovrebbero invece riunire ciò che è inferiore e debitamente trasferirlo in ciò che è superiore, dovrebbe semplicemente commutare ciò che sta sotto in ciò che è sopra. Invece si forma un tremendo vortice di forze, che non solo provoca difficoltà fisiche di vario genere, ma costituisce anche la ricca sorgente delle scissioni, di cui si occupa ora la psicologia moderna. Le forze situate sotto il diaframma e quelle al di sopra, si trovano così separate da questo potente centro di forza vibrante mediano. Scissione, illusioni, allucinazioni, disordini nervosi di ogni specie, malesseri fisici che investono particolarmente l’intestino, il fegato, il pancreas.  
Figura 21. Triangolo minore del Plesso solare

 
L’esternazione fisica densa del centro solare è il pancreas, e secondariamente lo stomaco. Esiste un rapporto, un triangolo di forza tra: centro plesso solare – pancreas – fegato – stomaco. Vi compare una forza spirituale centrale (poiché la forza astrale lo è in essenza) con tre manifestazioni, alimentate da forze ed energie del centro del plesso solare. Questo triangolo, che consiste nel plesso solare (che sappiamo, essere correlato al pancreas e agli isolotti pancreatici di Langerhans), il centro minore dello stomaco (questo è, infatti, un’esternalizzazione secondaria del centro del plesso solare), e il centro minore del fegato. I tre organi fisici: pancreas, stomaco e fegato, sono alimentati e nutriti dalle forze e le energie del plesso solare. Il controllo del plesso solare, la ricezione e l’emissione corretta delle sue energie darebbero origine a un grande processo purificante, rafforzando e proteggendo assai i tre organi vitali presenti in quella regione del corpo umano.
 
I centri sotto il diaframma simboleggiano il sé personale inferiore e nel centro che li sintetizza il plesso solare, esprimono la forza magnetica dell’aspetto materia nell’essere umano.
 
Il lavoro è quello di trasmutare le energie del desiderio nel cuore. Il Maestro M. afferma che anche nei tempi più remoti gli uomini capirono l’importanza del cuore, dimora della Saggezza, e lo considerarono la Dimora di Dio (Coscienza Cristica). La saggezza si oppone all’intelletto, ma nessuno vieta di ornare la mente di saggezza. Spesso si confonde fra sentire e pensare nel cuore. Alla capacità di pensare nel cuore si perviene quando si trasmuta il desiderio in amore, quando si elevano le forze del plesso solare al centro del cuore. Pensare nel cuore è anche indizio che l’aspetto superiore del cuore, il loto a dodici petali che si trova proprio al centro del loto dai mille petali, è ormai attivo.
 
Il Maestro D.K. spiega che il plesso solare è il riflesso, nella personalità, del “Cuore del Sole”, proprio come lo è il centro del cuore. Il centro sacrale corrisponde al Sole fisico, fonte di vitalità, che vivifica il nostro pianeta. Il Maestro spiega che il centro del Plesso Solare è connesso con altri due centri: Cuore e Ajna, componendo un interessante triangolo di energie nel corpo umano, che la Gerarchia osserva con sollecita cura. C’è un flusso di energia che dal centro Ajna va al cuore e che proviene dall’anima, secondo la misura di contatto dell’aspirante con la sua anima. Ne consegue che:
 
Il centro del cuore ne è stimolato.
Il cuore reagisce e a sua volta stimola l’Ajna e ciò conduce la personalità a riconoscere infine la coscienza di gruppo.
Il centro del cuore nella testa viene evocato.
 
Tutto ciò è comunque favorito dall’elevato sviluppo del plesso solare dell’aspirante, che agisce sul cuore con reciproco effetto sull’Ajna. Esistono dunque due triangoli importanti: il centro frontale Ajna è il loro equilibratore, la sintesi[2]. Il centro Ajna è il vortice nella testa che simboleggia il dualismo (positivo e negativo) della manifestazione nei tre mondi. Come ali, i suoi due petali formati ciascuno da 48 petali minori, si protendono a destra e a sinistra del capo e simboleggiano il sentiero della mano destra e il sentiero della mano sinistra, la via dello spirito e quella della materia.
 
Dobbiamo sempre tener presente che nel sistema solare tutto è duale, e in sé tanto negativo che positivo: polarità positiva rispetto alla propria forma, ma con polarità negativa rispetto alla sua sfera maggiore. Il minore è negativo rispetto alla Vita maggiore.
 
Il centro sacrale è negativo essendo connesso alla creazione alla madre Cosmica. Il Maestro D.K. spiega che il centro del Plesso Solare è connesso con altri due centri: Cuore e Ajna, componendo un interessante triangolo di energie nel corpo umano, che la Gerarchia osserva con sollecita cura.
 
Figura 22. Triangolo di polarità elettrica tra i centri solare cuore e Ajna
 
 
Come sale l’energia dal centro solare a quello del cuore? Tramite triangolazione polare, cioè tramite il terzo centro Ajna situato fra le sopraciglia. Il centro Ajna attraverso la concentrazione e la meditazione attira verso l’alto le energie inferiori, fino a condurle nel centro del cuore.
 
Il centro del cuore, che rappresenta il cuore del Sole, è positivo rispetto al centro del plesso solare.
 
Tutto ciò è comunque favorito dall’elevato sviluppo del plesso solare dell’aspirante, che agisce sul cuore con reciproco effetto sull’Ajna. Il centro Ajna è il vortice nella testa che simboleggia il dualismo (positivo e negativo) della manifestazione nei tre mondi. Come ali, i suoi due petali formati ciascuno da 48 petali (2x48=96) minori, si protendono a destra e a sinistra del capo e simboleggiano il sentiero della mano destra e il sentiero della mano sinistra, la via dello spirito e quella della materia.
 
Come un uomo pensa nel suo cuore, tale egli è. Pensare nel cuore è realmente possibile solo quando le facoltà mentali sono adeguatamente sviluppate e hanno raggiunto un livello di sviluppo abbastanza elevato.
 
Vedere con gli occhi del cuore; udire con le orecchie del cuore il fragore del mondo; penetrare il futuro con la comprensione del cuore …  ”Cos’è che non brucia? Il pensiero”. L’uomo invero genera un pensiero che resta stabile fra gli strati spaziali Il sentiero del Fuoco conduce al Sublime. Non le parole, né la paura, né l’abitudine, ma la comunione del Cuore ne è la manifestazione più immutabile ed eterna. Il Ponte dell’Arcobaleno avvicina a quella spiaggia. Quante controversie a questo proposito; pure, quella spiaggia esiste, e bisogna trovare la via. Sarà il cuore ardente, e certo non le foglie secche dell’autunno, a valicare tutti i ponti. Chi non pensa all’incedere del fuoco del cuore non conosce la via superiore; né vuole impegnarsi a trovarla[3].
 
Il centro del cuore, sede della vita, il massimo principio che si esprime nell’uomo. Sappiamo inoltre che il terminale inferiore del filo della Vita è posto nel chakra del cuore. Al centro della figura tradizionale del chakra del cuore, l’Anahata chakra, è visibile un canale che termina con un triangolo capovolto.
La corolla del chakra o più precisamente del vortice è composta di 12 petali (vibrazioni), il numero delle divisioni dell’OM e dei nomi del Sole. Il Colore tradizionale associato al loto del cuore è il verde.
 
Figura 23. Chakra Anahata
 
 
All’interno del simbolo tradizionale Anahata chakra vi è un doppio triangolo, simbolo delle tre energie equilibrate. Sul vertice del triangolo con la punta verso iol basso vi è associato l’antilope, come tutti gli animali usati nelle allegorie sacre, riveste il significato di una virtù. In questo caso simbolo della velocità, rappresenta l’Elemento Aria del chakra cardiaco.
 
Il centro energetico del cuore deve ricevere l’energia proveniente dal centro del plesso solare posto sotto il diaframma. Il centro del plesso solare è il più potente per la personalità, essendo l’organo di compensazione delle forze della personalità. Il fatto di decentrare ed “elevare” la coscienza inferiore accentrata su se stessa in quella superiore spersonalizzata causa molte difficoltà psicologiche dovute al fatto che l’uomo è consapevole dei rapporti e della responsabilità che lo legano al Tutto anziché alla parte.
 
Il cuore è connesso con l’aspetto vita, perché sede del principio vitale, luogo dove l’energia di vita si ancora. È connesso alla sintesi, alla monade e a tutto ciò che trascende il sé separato. Qualsiasi gruppo mosso e controllato da un uomo o da un gruppo, o qualsiasi organizzazione, è connesso con la vita che è nel cuore. L’attuale diffusione dei disturbi cardiaci, soprattutto fra gli intellettuali, i professionisti e gli uomini d’affari, è dovuta al risveglio di questo centro e alla scoperta dell’ignorata capacità umana di coscienza e servizio di gruppo. Il risveglio del centro del cuore è fonte di disturbi cardiaci e di varie difficoltà connesse col sistema nervoso autonomo, con il nervo vago in particolare. Il timo, ghiandola poco compresa, spiega gran parte di ciò che riguarda attività e controllo del nervo vago.

 
Cuore e Centro del Nervo Vago.

 
È un centro secondario, assai potente, connesso al nervo vago. Certe scuole di occultismo lo considerano come uno dei centri principali; non è lungo la spina dorsale, ma non è lontano dalla ghiandola del timo. Il nervo vago, che ha la sua origine nel midollo allungato, è anche collegato con il centro alta major. Questo centro può dirsi il più avanzato dei centri minori, non tanto nel suo stato di vibrazione, ma nel senso del suo scopo, l’azione e l’utilità. Il centro nervo vago regna sovrano per coloro che stanno entrando nel percorso dello Spirito, quelle persone che hanno determinato che vogliono sviluppare lungo le linee che l’evoluzione ha stabilito o predeterminate. Il centro nervo vago inizia dunque a vibrare e irradiare, non appena la persona comincia a mostrare un interesse attivo e pratico nel lavoro per il piano spirituale. È un invito, infine, a servizio di gruppo (cuore).  Questo centro non si trova nell’eterico lungo la colonna vertebrale, come i grandi centri, ma è ulteriormente all’interno del corpo eterico, appena sopra il cuore, vicino alla ghiandola del timo.
 
Sembra plausibile che il centro alta major utilizzi il nervo vago per regolare la risposta immunitaria, perché quest’ultimo è collegato con il centro del cuore ed è asservito ad esso. Come la milza, il centro nervo vago è ora il centro principale per la ricezione di prana, e forma un triangolo radiante eterico, che è l'impulso di origine per la circolazione del prana nel corpo.
 
Il Maestro D.K. ci informa che nelle fasi iniziali dello sviluppo, sia individuale che di tutta l’umanità, il loto del cuore, rovesciato, sfiora con i suoi dodici petali il centro del plesso solare. Il loto del plesso solare ha 10 petali protesi verso il centro superiore del cuore, poiché le sue energie salgono lentamente dal plesso solare al cuore. Il loto del plesso solare è già rivolto in alto fin dai tempi dell’Atlantide, ed ha i petali protesi verso il centro superiore del cuore, poiché le sue energie lentamente salgono, per fuggire dal “carcere delle regioni inferiori” grazie alla trasmutazione. Come risultato, il loto del cuore lentamente si apre e si rovescia. Questi movimenti sono effetto di una duplice azione: spinta dal basso polarità negativa (-) e attrazione dall’alto polarità positiva (+).
 
Il Maestro D.K. ci dice che unendo le energie dei due centri sacrale e gola perverremo a quello stadio del nostro sviluppo in cui produrremo i figli della nostra abilità e delle nostre menti. In altre parole, quando esista vera unione tra le energie inferiori e quelle superiori emergerà la bellezza nella forma, l’inclusione di qualche aspetto della verità in appropriata espressione e in tal modo il mondo ne sarà arricchito. Quando questa sintesi è presente, il vero artista creativo comincia ad agire. Molti uomini, in ogni luogo, divengono creativi in senso politico, religioso, scientifico o artistico, e l’impatto della loro energia mentale, dei loro progetti e delle loro idee si fa sentire in modo competitivo. Fin quando l’idea della fratellanza non dominerà sul genere umano, vedremo quei poteri prostituiti a fini e ambizioni personali, con le disastrose situazioni che ne conseguono, così come abbiamo visto il potere sessuale prostituito alla soddisfazione e all’egoismo personali, con le sventure che ne sono derivate.
 
Mentre il centro del cuore si risveglia e il centro della gola si volge all’opera creativa fra i due, si stabilisce un preciso rapporto e vi è uno scambio di energia. Quest’attività suscita a sua volta una risposta del loto dai mille petali, attraverso il quale passa normalmente l’energia che anima sempre cuore e gola. Questo fatto dà inizio a due risultati: l’apparizione della luce nella testa, l’apertura del centro Ajna a simboleggiare l’unificazione dell’anima con la personalità. Il centro sacrale è dunque connesso anche all’Ajna; insieme costituiscono una dualità attiva che produce la qualità sottile che si chiama personalità.[4]
 
Il centro della gola fa coppia polare con il centro sacrale, il primo è positivo il secondo è negativo rispetto al primo. L’energia sale dal loto sacrale cioè dal centro creativo materiale sessuale, al loto o centro della gola che esprime la creatività nella società umana. Quando le energie del centro sacrale, finora focalizzate nella creazione e generazione fisiche e quindi fonte della vita e dell’interesse sessuale fisico sono sublimate, riorientate ed elevate al centro della gola, l’uomo diventa una forza creativa cosciente nei mondi superiori. La creazione fisica è trasmutata in creatività artistica.
 
Il centro della gola è l’organo specifico della Parola creativa. Percepisce l’intento o il proposito creativo dell’Anima, trasmessogli dall’afflusso di energia dell’Ajna; la fusione di queste due energie darà origine a qualche tipo di attività creativa. Questa è la corrispondenza superiore alla creatività del centro sacrale. Nel centro Ajna le energie creative positive e negativa, incorporate negli organismi separati del maschio e della femmina, sono poste in rapporto dall’atto creativo compiuto in modo consapevole, ma ancora senza proposito ben definito. Il Maestro D.K. ci dice che unendo le energie dei due centri sacrale e gola perverremo a quello stadio del nostro sviluppo in cui produrremo i figli della nostra abilità e delle nostre menti. In altre parole, quando esista vera unione tra le energie inferiori e quelle superiori emergerà la bellezza nella forma, l’inclusione di qualche aspetto della verità in appropriata espressione e in tal modo il mondo ne sarà arricchito. Quando questa sintesi è presente, il vero artista creativo comincia ad agire. Molti uomini, in ogni luogo, divengono creativi in senso politico, religioso, scientifico o artistico, e l’impatto della loro energia mentale, dei loro progetti e delle loro idee si fa sentire in modo competitivo. Fin quando l’idea della fratellanza non dominerà sul genere umano, vedremo quei poteri prostituiti a fini e ambizioni personali, con le disastrose situazioni che ne conseguono, così come abbiamo visto il potere sessuale prostituito alla soddisfazione e all’egoismo personali, con le sventure che ne sono derivate.
 
Lo schema di canalizzazione energetica del secondo filo è il seguente:
 
Triade Spirituale, custode dell’energia monadica.
 
Atomo permanente manasico.
 
Petali della conoscenza.
Antahkarana.
Unità mentale.
Centro della gola.
 
Quando il corpo del desiderio e la natura mentale cominciano a funzionare come un’unità, e anche l’anima è collegata coscientemente un prolungamento di questo filo quintuplice (i due fondamentali e i tre umani), è portato al centro della gola; quando ciò avviene, l’uomo può diventare un creatore cosciente sul piano fisico. I fuochi di Kundalini, della materia salgono (uniti) lungo il canale eterico spinale, vengono in contatto con il fuoco di Manas che irradia dal centro della gola dai 16 petali.
 
Il Filo dell’Attività creativa ancorato nella gola, costruito dall’uomo, è dunque un prolungamento del filo della Vita, ed è la sintesi degli altri due fili fondamentali; a sua volta è triplice, collega tre centri: il plesso solare, il cuore, e il centro Ajna tra le sopraciglia passando per la gola. Queste tre energie s’intrecciano in un solo filo, pure rimangono distinte. Il maestro ci ricorda che il corpo dell’anima è fatto di pura luce bianca, mentre quella che costituisce il corpo eterico è dorata.
 
Il Maestro D.K. quando ci dice che il lavoro dello studioso consiste nel trasferire la forza o energia dai due centri inferiori, il centro alla base della spina dorsale e il plesso solare, ai tre superiori, presume che il discepolo abbia già trasferito o stia trasferendo l’energia degli organi della generazione al centro del desiderio, il plesso solare, con lo scopo di guidarlo ancora più in alto, al centro della gola.
 
Il trasferimento di energia dai chakra o vortici avviene dai centri inferiori verso quelli superiori su tutti i tre mondi o piani di coscienza dell’uomo. Lo schema è quello riportato nel trattato del Fuoco Cosmico.
 
Partendo dal settimo stato di materia o piano, quattro centri vorticosi si trovano sul quarto sottopiano di materia detto quarto etere. I quattro vortici sono il centro basale dove è assopita l’energia di Kundalini, il centro sacrale della generazione fisica, il vortice corrispondente alla milza e il centro solare sotto il diaframma. Gli altri tre vortici sono situati nei tre eteri superiori, il vortice della gola (attività) sul terzo sottopiano, quello del cuore (amore) sul secondo e quello della testa (volontà) sul primo.
 
Non compare il centro frontale o Ajna il cui compito è quello dell’occhio che vede e coordina. Il centro Ajna registra o focalizza l’intento di creare. Non è l’organo della creazione nello stesso senso del centro della Gola, ma incorpora l’idea che sta alla base dell’attività creativa e che precede l’atto di dare la forma ideale all’idea. Sul Piano Mentale astratto i tre chakra superiori non ci sono più al loro posto ci sono i corrispondenti petali del loto egoico. Il trasferimento di energia dai chakra o vortici avviene dai centri inferiori verso quelli superiori su tutti i tre mondi o piani di coscienza dell’uomo.
 

[1] Trattato dei Sette Raggi vol. V Raggi e Iniziazioni, 450. L’educazione della Nuova Era, 147.
[2] A.A. Bailey Trattato dei Sette Raggi 4, pag 169-170.
[3] Agni Yoga Society, Cuore, 256.
[4] A.A. Bailey Trattato dei Sette Raggi 4, pag 178.
IL TERZO FILO DELL’ATTIVITÀ CREATIVA

Il terzo filo dell’Attività Creatrice, è il terzo atto della costruzione del triplice filo dopo che è già stata realizzata l’unione dei corpi fisico eterico ed emozionale. Ci viene detto che con l’attività del terzo filo, il centro frontale Ajna porta a compimento di suoi importanti compiti.
 
Qui nuovamente compare il centro Ajna la cui funzione è di coordinare ed elevare. Dopo l’elevazione dell’energia del centro solare al centro del cuore, l’altra elevazione guidata dal centro Ajna, è quella del trasferimento delle energie creative al centro della gola. L’operazione avviene su tutti i tre piani di materia, collega l‘unità mentale e si unisce ai petali della conoscenza del Loto Egoico.
 
Questo è il Quarto periodo evolutivo che segna la definita stimolazione del centro della gola. Tutta l’attività creativa del triplice uomo – fisico, emotivo e mentale – è volta verso l’alto.
                                                                                                                                              
Il centro della gola fa coppia polare con il centro sacrale, il primo è positivo il secondo è negativo rispetto al primo. Il centro sacrale rappresenta le energie creatrici della Madre. L’energia sale dal loto sacrale cioè dal centro creativo materiale sessuale, al loto o centro della gola che esprime la creatività nella società umana. Quando le energie del centro sacrale, finora focalizzate nella creazione e generazione fisiche e quindi fonte della vita e dell’interesse sessuale fisico sono sublimate, riorientate ed elevate al centro della gola, l’uomo diventa una forza creativa cosciente nei mondi superiori. La creazione fisica è trasmutata in creatività artistica.   
Figura 24. Relazione elettrica tra i centri Sacrale, Ajna e Gola
 
 
Ricordiamo che il triplice Filo dell’Attività Creativa è iniziato e costruito dall’Uomo. Quando è sufficientemente costruito è ancorato nella gola.
 
Il centro della gola è l’organo specifico della Parola creativa. Percepisce l’intento o il proposito creativo dell’Anima, trasmessogli dall’afflusso di energia dell’Ajna; la fusione di queste due energie darà origine a qualche tipo di attività creativa. Questa è la corrispondenza superiore alla creatività del centro sacrale. Nel centro Ajna le energie creative positive e negativa, incorporate negli organismi separati del maschio e della femmina, sono poste in rapporto dall’atto creativo compiuto in modo consapevole, ma ancora senza proposito ben definito.
 
All’inizio è il centro della gola a essere creativo, preceduto prima ancora dal sacrale. A questo proposito è bene ricordare che è veramente possibile costruire l’antahkarana solo quando la vita creativa dell’aspirante si eleva dal sacrale alla gola ed è reale ed effettiva. (Guarigione Esoterica, 153).
 
Nelle fasi iniziali dell’evoluzione, il loto della gola è rovesciato e i suoi petali si protendono verso le spalle e avvolgono i polmoni o una parte di essi. Durante il ciclo vitale dell’anima, lentamente s’inverte e con i suoi petali sfiora le orecchie e include il midollo allungato e la ghiandola carotidea, che è più strettamente connessa alla tiroide che non alle altre due ghiandole della testa.
 
I centri sotto il diaframma sono in relazione polare con quelli sopra di esso:
 
Fra il centro alla base della spina dorsale e il loto dai mille petali, il centro della testa. In tale relazione i quattro petali del centro alla base della spina dorsale diventano i molti, ossia il quaternario si perde nell’universale.
Fra il centro sacrale e quello della gola. In questa relazione avviene un’unione fra le dodici Gerarchie creative e il quaternario ed è rivelato il segreto dei 16 petali del loto della gola.
Fra il centro del plesso solare (10 petali) e il centro del cuore (12 petali), relazione in cui il 10 dell’uomo perfetto, nel nostro sistema solare, si perde nella consumazione del 12.
Fra il centro della testa e il centro Ajna fra le sopracciglia, quando anima e personalità sono un’unità operante.
       
Le energie inferiori (sotto il diaframma) dal centro del plesso solare si riversano nel cuore, si fondono con le energie di quel centro e come stadio successivo, salgono alla gola, sempre tramite il centro del cuore. Dopo le cinque energie si concentrano nel centro Ajna, che è nella testa.
 
3.       Il terzo cavo o filo si estende dal corpo fisico-vitale-emozionale considerato come unità al corpo mentale, passando dal centro frontale (Ajna) al centro della testa (Sahasrara). Un’estremità è ancorata nella testa e l’altra nei petali di conoscenza del Loto egoico, ed è provocata da un atto di volontà[1].
                         
  
Il terzo cavo parte dal centro Ajna, va al centro della Testa e raggiunge il campo di forza dei petali della conoscenza. Sulla strada s’intreccia con i primi due. Il passaggio dal corpo astrale a quello mentale avviene dal collegamento del centro della milza all’unità mentale.

Figura 25. Relazione elettrica tra i centri Cuore, Ajna e Centro della testa
 
Si riprende in esame l’ultimo dei periodi evolutivi elencati dal Maestro.
 
Quinto periodo – È quello dell’applicazione del fuoco ai centri della testa e del loro totale risveglio. (Lettere sulla Meditazione Occulta, 74).
 
Le energie inferiori dopo essere salite al centro del plesso solare si riversano nel centro del cuore risvegliandolo, si fondono con le energie di quel centro, e salgono al centro della gola. A questo punto le cinque forme inferiori di energia si concentrano nel centro Ajna. Quest’attività suscita a sua volta una risposta del loto dai mille petali, attraverso il quale passa normalmente l’energia che anima sempre cuore e gola. Questo fatto dà inizio a due risultati: l’apparizione della luce nella testa, l’apertura del centro Ajna a simboleggiare l’unificazione dell’Anima con la personalità.
 
Ajna è il centro tramite il quale si manifesta la Quarta Gerarchia creativa, quella Umana, sul suo piano, e dove essa si unisce e fonde col quarto regno di natura, il genere umano. Il centro della testa collega la Monade alla personalità. L’Ajna connette la Triade Spirituale (espressione della Monade nei mondi senza forma)  alla personalità. Riflettete su quest’affermazione che nel simbolismo del centro della testa, inteso in senso fisico, riflette la volontà spirituale, “atma”, e l’amore spirituale, “Buddhi”. Guarigione Esoterica, 148.
 
La Quarta Gerarchia Creativa, il regno umano, è essenzialmente la Gerarchia del Manas. Il centro della testa collega la Monade alla personalità. Il centro Ajna connette la Triade Spirituale alla personalità.
 
Il centro Ajna registra o focalizza l’intento di creare. Il corpo pituitario ne è l’esternazione fisica; i due lobi di questa ghiandola corrispondono ai due petali multipli del centro Ajna. Esso esprime le due forme più elevate dell’immaginazione e del desiderio, che sono i fattori dinamici su cui basa ogni creazione. È dunque l’organo dell’idealismo e, cosa curiosa, è strettamente connesso al Sesto Raggio, così come il centro della testa è essenzialmente connesso al Primo Raggio. Le due ali rappresentano simbolicamente i due bracci della Croce su cui l’uomo è crocifisso, due flussi di energia o di luce, posti trasversalmente alla corrente di vita discendente dalla Monade fino alla base della spina dorsale, passando dalla testa.
 
Dov‘è, o Lanu, il Portale che custodisce la Triplice Via?
Entro il sacro cuore di Colui Che è il Triplice Sentiero. Raggiungo il Portale e passo all’interno, entrando così nel Cuore, per mezzo della grande compassione.
Quante porte vi sono, O Passeggero sulla Via?
Le Porte Sono Sette e ciascuna conduce al centro di una grande sfera di beatitudine. Colui che cerca di conoscere deve scoprire la Prima Porta. Dopo averla passata, in cicli periodici scoprirà le altre Sei[2].
 
I tre centri principali per l’uomo che segue il sentiero nelle sue due suddivisioni, sono: il cuore, la gola, la testa. In figura sono rappresentati i sette centri, divisi in due gruppi di tre, sopra e sotto il diaframma, più il centro fra gli occhi, il settimo il centro Ajna. Sopra il diaframma abbiamo i tre centri cuore, gola, testa, tramite i quali la Triade Spirituale dovrà infine operare e il centro sintetico, l’Ajna, che alla fine esprime la personalità integrata e diventa l’agente diretto dell’anima.
 
Il centro del cuore corrisponde al “Fuoco Solare” nel sistema solare e quindi alla fonte spirituale della luce e dell’amore. “Come un uomo pensa nel suo cuore, tale egli è”. Pensare nel cuore è realmente possibile solo quando le facoltà mentali sono adeguatamente sviluppate e hanno raggiunto un livello di sviluppo abbastanza elevato. Pensare nel cuore è anche indizio che l’aspetto superiore del cuore, il loto a dodici petali che si trova proprio al centro del loto dai mille petali, è ormai attivo. La sua esternazione fisica densa è il timo.
 
Il centro del Cuore dell’uomo sul sentiero spirituale o della mano destra è l’agente trasmettitore della forza costruttrice; il triangolo usato in questo lavoro è: il centro della testa che corrisponde al cuore, il centro stesso del cuore, il centro della gola. E’ attivo e operante dopo la seconda iniziazione, che segna il compiersi di quel processo per cui il Sé assume il controllo della natura emotiva (con la sua caratteristica precipua che è il desiderio), il desiderio del sé personale inferiore si trasmuta in amore.Nelle fasi iniziali dello sviluppo, sia individuale che di tutta l’umanità, il loto del cuore, rovesciato, sfiora con i suoi dodici petali il centro del plesso solare.
 
Il loto del cuore nella figura proposta dal Maestro D.K. è rappresentato ancora rivolto in basso verso il loto solare per esprimere l’idea che la sua rotazione per il genere umano non è conclusa. Solo alla fine del grande ciclo mondiale tutti i loti, già rivolti verso l’alto, si apriranno diventando liberi canali per l’afflusso e la trasmissione delle tre principali energie divine e delle quattro forze minori.
 
Il Maestro D.K. c’informa che la figura  rappresenta il livello evolutivo dell’uomo spiritualmente evoluto (condizione di discepolo) e non dell’iniziato di ordine superiore. Né descrive l’uomo medio odierno.
 
Ciò è indicato dal fatto che il riflesso del centro del Cuore 12 petali all’interno di 960 petali esistente nella testa è rivolto in alto, in risposta all’accresciuto potere dello stesso centro del Cuore di 12 petali, e che l’Ajna è chiaramente ed esattamente definito, a dimostrare una personalità integrata e coordinata. Vi è una relazione diretta tra i due centri dai dodici petali e la meditazione occulta; c’è un vero canale tra il centro del cuore ed il centro che gli corrisponde nella testa.
                                                                                                                   
Il centro del cuore, che rappresenta il cuore del Sole, è positivo rispetto al centro del plesso solare, ma è negativo rispetto al centro all’interno del Loto della Sommità, che rappresenta il Sole Spirituale. Il centro Ajna è l’equilibratore, il trait d’unione, tra il centro del cuore e il centro del cuore all’interno del loto supremo della testa.   
Figura 26. I sette loti principali[3]
 
 
Il centro sommo della testa Sahasrara è formato da una corolla di 960 petali più un cuore centrale di 12 petali. Il centro Ajna di 96 petali 8x12, perciò otto volte i petali del cuore. Il centro supremo ha una corolla di 960 petali cioè dieci volte i petali o vibrazioni dell’Ajna che la funzione di trasmettere l’energia del 12 del cuore al centro della testa 960+12=972 petali o vibrazioni.
 


[1] Trattato dei Sette Raggi vol. V Raggi e Iniziazioni, 450. L’educazione della Nuova Era, 147.
[2] Trattato dei Sette Raggi V, “Stanze per discepoli” pag. 162.
[3] Trattato dei Sette Raggi IV pag. 162.
[4] A.A. Bailey, Trattato dei Sette Raggi, 4 pag. 153.
LA FUNZIONE GUIDA DEL CENTRO AJNA
                                                 
 
Il centro Ajna è detto “il Trono fra le sopracciglia” perché da quel luogo elevato, l’uomo spirituale, l’Anima può controllare tutti gli aspetti della natura inferiore.
 
Figura 27. Ajna il Trono fra le sopraciglia
 
 
Il Piano Mentale è il livello più centrale dell’uomo, lì la Triade superiore e la Triade inferiore s’incontrano – lì si trova il punto più alto della Triade inferiore e il più punto più basso della Triade Superiore.
 
Il pensiero razionale o concreto è associato al centro della gola a 16 petali, mentre il pensiero astratto opera attraverso il centro Ajna a 96 petali posto in mezzo alla fronte.
 
Yoga Sutra di Patanjiali Sutra 35. Meditazione sul “Centro fra le sopracciglia”.
 
La mente può essere educata alla stabilità con quelle forme di concentrazione che hanno rapporto con le percezioni dei sensi.
 
1. Ogni centro si può simbolicamente immaginare come un fiore di loto.
 
2. Questo loto è formato di varie energie che muovono e vibrano in un dato modo, e tali onde vibratorie assumono forma di petali.
 
3. Ogni loto consiste di:
 
a. Un certo numero di petali.
b. Un pericarpo, o calice, che li sostiene.
c. Un centro di pura luce bianca, detto “gioiello”.
     
4. ogni centro corrisponde a un pianeta sacro, corpo di manifestazione di uno dei sette Uomini celesti.
 
5. Ogni centro deve essere sviluppato con l’uso della Parola. Questa parola è AUM, e a suo tempo appare nel centro vibrante. Quando risplende perfetta entro la ruota, il centro è completamente risvegliato.
 
6. Alcune qualità del sole lo sono anche dei centri.
 
d. Qualità del plesso solare: calore.
e. Qualità del centro alla base della colonna vertebrale fuoco: Kundalini.
f.  Qualità del centro Ajna, fra le sopracciglia: luce illuminante.
g. Qualità del centro della testa: luce fredda.
h. Qualità del centro sacrale umidità.
i.  Qualità del centro della gola: luce rossa.
j.  Qualità del centro del cuore: luce radiante o magnetica. (La Luce dell’Anima, 83).
             
Il Centro Ajna è situato fra i sopraccigli, appena sopra gli occhi, dove funziona come schermo per la bellezza radiante e la gloria dell’uomo spirituale. Corrisponde al Sole fisico ed esprime la personalità, integrata e attiva, prima del discepolo e infine dell’iniziato. Tramite il centro Ajna si esprime la personalità purificata.
 
È la vera “persona” o maschera. Il centro Ajna è l’organo che distribuisce l’energia del Terzo Aspetto: l’Intelligenza Attiva. Giunge a perfetta attività al tempo della terza iniziazione. Il Filo di Vita lo connette alla personalità, è pertanto in stretto rapporto col centro della Gola o dell’Attività Creativa, proprio come il centro della Testa è correlato a quello alla Base della spina dorsale. Quando fra i due centri, Ajna e Gola, esiste un'interazione attiva, ne consegue una vita creativa e un’espressione manifesta dell’idea divina da parte dell’iniziato.
 
Il collo stesso è simbolo di questo “ponte”, poiché collega la testa, singola e isolata, col duplice torso, perché composto di ciò che sta sotto il diaframma e ciò che sta sopra, simbolo dell’anima e della personalità fuse, mescolate e unificate. La testa è simbolo dello stato che Patanjali descrive come “unità isolata[1]”.
 
Anche i Tre atomi della personalità, e i Tre atomi per la Triade Spirituale formano due triangoli che si possono visualizzare, i primi nel torace e i secondi nella testa, il collo è la parte che unisce entrambi. Il centro Ajna perviene all’attività creativa solo quando l’antahkarana è stato costruito.
                                                    
Vi è una stretta relazione numerica fra i centri Ajna e Gola, il primo composto di 96 petali o vibrazioni, il secondo di 16 petali. Numericamente i petali del centro Ajna sono un multiplo di quelli della gola, infatti: 96=6x16.

Figura 28. Antahkarana tra i chakra gola e frontale
 
Il Commentario alla Dottrina Segreta così recita: “Il mistero dei sedici (16) raggi dell’Ego sarà rivelato quando la forza della Tetractis (4) sacra sarà riunita a quella dei santi Dodici (12)”. - Il Primordiale è il Raggio e l’emanazione diretta dei primi Sacri Quattro.[2]“... le leggi del karma sono adattate mediante la chiave che si trova nella padronanza dei sedici raggi dell’Ego, per i quali sono dati sedici mantra o parole, la cui pronuncia effettiva è però riservata ai soli iniziati”. (Kali Upanisad).
 
Il loto del Cuore (12) unito alla Tetrade (4) crea 16 Raggi o vibrazioni.
 
Nel centro della gola l’uomo deve elaborare le energie creative sessuali[3] provenienti dal centro sacrale e trasmutarle in creatività nei tre mondi di esistenza.
 
La polarizzazione della Tetractis genera l’ Ogdoade. La Tetrade o Quaternario (4) riflettendosi su se stessa, produce l’Otto, l’Ogdoade (8), la respirazione regolare del Cosmo presieduta dagli Otto Grandi Dei. Buddha è spesso raffigurato seduto al centro di un Loto a Otto petali. Altre volte è raffigurato seduto sul mozzo di una Ruota con Otto raggi che simboleggiano le otto direzioni cardinali e intermedie della manifestazione in tutta la sua pienezza.
 
La grande importanza data dal Cristianesimo al principio cristico ha posto solide fondamenta al lavoro da compiere sui centri. La verità in rapporto ai centri è convalidata dalla cifra “otto” che, rappresenta il numero del Cristo. Il numero otto è il simbolo fondamentale di tutti i centri, poiché i petali hanno veramente la forma di un certo numero di otto sovrapposti. Il termine petalo è puramente figurativo e un centro è formato secondo questo modello. Prima un cerchio, “š”, poi due cerchi che si toccano “OO” formando quindi un “8”. Con l’aumentare del numero dei petali, non è che un aumento di questi doppi cerchi, sovrapposti gli uni agli altri secondo diverse angolature, fino al loto dai mille petali nella testa.
Se si conta la milza, i centri sono otto. Il centro alla base della spina dorsale ha quattro petali, la metà di otto.
 
Il Quattro, geometricamente il Quadrato, tra i Greci aveva anche un altro nome: era la dünamics, la Potenza, nome che è rimasto anche nella nostra nomenclatura aritmetica. Il Quadrato rappresenta la perfezione materiale mondo materiale, al fine di poter poi conseguire la perfezione spirituale espressa nel Triangolo.
 
Per i Pitagorici, il quadrato di lato 4 è una figura la cui area è uguale al perimetro cioè 16. La superficie rappresenta i diritti, e il perimetro i meriti, perfettamente equilibrati.
 
Nel capitolo XVII del Libro dei Morti Egizio Osiride afferma di essere Toom o Atum, la Forza Duplice, trova Shu, l’Energia Solare, sulla gradinata degli Otto, ed ha annichilito i Figli della Ribellione, i Principi Maligni, cioè gli Otto Oscuri. Ciò significa che vi sono Otto Figli Luminosi che equilibrano gli Otto Oscuri, in totale sedici.
 
Il loto o vortice vicino alla laringe ha sedici petali o vibrazioni. Sappiamo che ogni numero pari è duale, luce e ombra spirito e materia. Il numero sedici è due volte otto, due ottave e due Ogdoade
 
Nel centro della gola l’uomo deve elaborare le energie creative sessuali[4] provenienti dal centro sacrale e trasmutarle in creatività nei tre mondi di esistenza.
 
Il centro Ajna perviene all’attività creativa solo quando l’Antahkarana è stato costruito. All’inizio è il centro della gola a essere creativo, preceduto prima ancora dal sacrale. A questo proposito è bene ricordare che è veramente possibile costruire l’antahkarana solo quando la vita creativa dell'aspirante si eleva dal sacrale alla gola ed è reale ed effettiva. Il collo stesso è simbolo di questo “ponte”, poiché collega la testa, singola e isolata, col duplice torso, perché composto di ciò che sta sotto il diaframma e ciò che sta sopra, simbolo dell’anima e della personalità fuse, mescolate e unificate. La testa è simbolo dello stato che Patanjali descrive come “unità isolata”. (Guarigione Esoterica, 153).
 
All’inizio è il centro della gola a essere creativo, preceduto prima ancora dal sacrale. Il Maestro D.K. avverte: è bene ricordare che è veramente possibile costruire l’antahkarana solo quando la vita creativa dell’aspirante si eleva dal sacrale alla gola ed è reale ed effettiva. I petali di Ajna Chakra, come due ali, si protendono a destra e a sinistra del capo e simboleggiano il sentiero della mano destra e il sentiero della mano sinistra, la via della materia e quella dello spirito. Rappresentano perciò simbolicamente i due bracci orizzontali della Croce su cui l’uomo è crocifisso, due flussi di energia o di luce, posti trasversalmente alla corrente di vita discendente dalla Monade fino alla base della spina dorsale, passando dalla testa. Il corpo pituitario è l’esternazione fisica del centro Ajna; i due lobi di questa ghiandola corrispondono ai due petali multipli del vortice. Esso esprime le due forme più elevate dell’immaginazione e del desiderio, che sono i fattori dinamici su cui basa ogni creazione. È dunque l’organo dell’idealismo e, cosa curiosa, è strettamente connesso al Sesto Raggio, così come il centro della testa è essenzialmente connesso al Primo Raggio.
 
Figura 29. Simbolo del chakra Ajna o frontale
 
 
Il centro Ajna tra le sopracciglia è raffigurato non in forma di loto vero e proprio, come lo sono gli altri centri ma con due petali ciascun formato di 48 petali minori o unità di forza (48+48=96), che non assumono però la forma di loto. Il termine petalo simboleggia unicamente un’espressione di forza e il suo effetto apparente nella materia.
 
Ognuno dei due gruppi è sua volta composto di quattro gruppi di 12 (4x12=48). Questo vortice si situa al centro della fronte, questo punto è conosciuto anche come il terzo occhio di Shiva. Nel corpo fisico è rappresentato dall’incrocio dei 2 nervi ottici nel nostro cervello (il chiasma ottico). Questo centro influenza – semplificando – il funzionamento delle 2 ghiandole, pituitaria e pineale, che si palesano nella propria interiorità come ego e super-ego esso contiene la rappresentazione della sacra sillaba OM, sintesi di tutti i Mantra.
 
I petali di Ajna Chakra, come due ali, si protendono a destra e a sinistra del capo e simboleggiano il sentiero della mano destra e il sentiero della mano sinistra, la via della materia e quella dello spirito. Rappresentano perciò simbolicamente i due bracci orizzontali della Croce su cui l’uomo è crocifisso, due flussi di energia o di luce, posti trasversalmente alla corrente di vita discendente dalla Monade fino alla base della spina dorsale, passando dalla testa. Il corpo pituitario è l’esternazione fisica del centro Ajna; i due lobi di questa ghiandola corrispondono ai due petali multipli del vortice. Esso esprime le due forme più elevate dell’immaginazione e del desiderio, che sono i fattori dinamici su cui basa ogni creazione.
 
Il centro Ajna è il punto nella testa che simboleggia il dualismo della manifestazione nei tre mondi. Fonde le energie creative della gola con le energie sublimate del desiderio, ossia il vero amore del cuore.
 
Le forze dei centri Ajna e della Gola, quando sono combinate, producono la più alta manifestazione del “Fuoco per Attrito”, così come le energie della testa e della base producono il “Fuoco Elettrico” individuale che chiamiamo, al culmine della sua espressione, fuoco di Kundalini.
 
Ricordiamo che un filo dell’Attività creativa:
 
Dal corpo fisico-vitale-emozionale considerato come unità al corpo mentale, passando dal centro frontale (Ajna) al centro della testa. Un’estremità è ancorata nella testa e l’altra nei petali di conoscenza del Loto egoico, ed è provocata da un atto di volontà.
 
Il Maestro D.K. quando ci dice che il lavoro dello studioso consiste nel trasferire la forza o energia dai due centri inferiori, il centro alla base della spina dorsale e il plesso solare, ai tre superiori, presume che il discepolo abbia già trasferito o stia trasferendo l’energia degli organi della generazione al centro del desiderio, il plesso solare, con lo scopo di guidarlo ancora più in alto, al centro della gola.
 
Quando il corpo del desiderio e la natura mentale cominciano a funzionare come un’unità, e anche l’anima è collegata coscientemente un prolungamento di questo filo quintuplice (i due fondamentali e i tre umani), è portato al centro della gola; quando ciò avviene, l’uomo può diventare un creatore cosciente sul piano fisico. I fuochi di Kundalini, della materia salgono (uniti) lungo il canale eterico spinale, vengono in contatto con il fuoco di Manas che irradia dal centro della gola dai 16 petali.
 
 
[1] A.A. Bailey, Trattato dei Sette Raggi, 4 pag. 153.
[2] S.D., I, 115, 116.
[3] La tiroide espressione fisica del centro della gola, era anticamente chiamata il terzo ovario.
 
 
I SETTE CHAKRA NELLA TESTA
 
Dal punto di vista fisico vi sono tre centri principali della testa:
 
1.       Il centro alta major;
2.       La ghiandola pineale;
3.       Il corpo pituitario. (TFC, 136).
 
Essi formano un triangolo manasico dopo la loro congiunzione con i due fuochi dei due triangoli inferiori, ossia quando diventano sintetici.
 
Questo triangolo formato dal centro Alta, dalla ghiandola pineale, dal corpo pituitario non contiene il centro della gola che, ci viene detto, è direttamente correlato alla radiazione del manas). I fuochi inferiori si sono fusi (i fuochi di due triangoli), e poi si fondono con il manas al centro della gola, e sono successivamente pronti a fondersi con il triangolo nella testa, il quale triangolo diventa poi il triangolo manasico. Prima di quel punto, il triangolo nella testa è solo un potenziale triangolo manasico. Sono i tre centri superiori (considerati come la gola, il cuore e la testa) che invocano il discendente dello Spirito.
 
Il Fuoco che dà energia al triangolo della testa è la corrispondenza superiore del triangolo di prana situato a metà del corpo e del suo riflesso inferiore, alla base della spina. Si hanno perciò nell’essere umano tre triangoli importanti.
 
1.    Nella testa, il triangolo dei tre centri maggiori:
a.    La ghiandola pineale;
b.   Il corpo pituitario;
c.   Il centro alta major.
       
2.   Nel corpo, il triangolo del prana:
 
d.   Tra le scapole;
e.   Sopra al diaframma;
f.    La milza.
3.   Alla base della spina dorsale, o tre centri inferiori:
g.   Un punto alla base della colonna vertebrale;
h.   I due organi sessuali principali del maschio
i.    I due organi sessuali principali della femmina. (TFC, 135).
             
Nella corrispondenza la milza corrisponderebbe al centro dell'alta major alla base del cranio; Il centro vicino (sopra) il plesso solare corrisponderebbe al centro ajna (e alla sua esternazione, il corpo pituitario); Il centro tra la parte inferiore delle scapole corrisponderebbe al chakra della corona (e alla sua esternazione, la ghiandola pineale).
 
Quando guardiamo alla costituzione dell'uomo, abbiamo tre triangoli principali: il triangolo della personalità (mente, emozioni, corpo); il triangolo essenziale dell'anima che è in realtà la triade spirituale (Atma, Buddhi, Manas); e il triangolo monadico (volontà, saggezza, attività).
 
Vediamo che il triangolo pranico è in realtà un triangolo centrale. Il triangolo inferiore è rivolto verso il basso: il punto in fondo alla colonna vertebrale è il punto di sintesi. Potrebbe essere correlato a un aspetto di sintesi inferiore del Primo Raggio?

Triangolo nella testa     Triangolo Pranico       Triangolo di base
Centro della corona      Centro della scapola   Nella parte inferiore della colonna vertebrale
Centro di Ajna             Sopra il diaframma     Organi sessuali femminili
Alta centro principale   Centro splenico          Organi sessuali maschili
       
Tutta la manifestazione è polarizzata, pertanto può darsi che nell'individuo maschile una delle gonadi debba essere considerata maschile (a polarità positiva), e l'altra femmina (a polarità negativa), mentre allo stesso modo, per la femmina, una delle ovaie dovrebbe essere considerata a polarità negativa e l'altra a polarità positiva.
 
Quando i fuochi della materia siano saliti (uniti) ancora più in alto lungo il canale eterico spinale, vengono in contatto con il Fuoco di Manas che irradia dal centro della gola. È necessario qui che le idee siano chiare, ed occorre spiegare un po’ di più questo soggetto piuttosto astruso.
 
Vi è un triangolo manasico superiore testa, cuore e gola, ghiandole pineale, ipofisi, centro alta. Non dobbiamo confondere i tre triangoli:
 
        I.    Testa, cuore e gola.
        II.   Pineale, ipofisi, centro Alta.
       III.   Pineale, ipofisi, centro della gola.
 
La testa è associata non solo alla volontà, ma anche al manas. È naturale che alla fine si formi un triangolo manasico nella testa, ma notiamo che perché ciò accada davvero, quel triangolo più alto deve essere alimentato da due triangoli inferiori. Il triangolo che alla fine si formerà nella testa, tuttavia, non sarà un triangolo puramente manasico perché avrà la mescolanza della volontà, ma la volontà e la mente sono strettamente associate.  Il Maestro DK parla del centro alto e non menziona la ghiandola carotidea.
 
Quando il centro “Alta” entra in azione (sostituendo il centro della gola), questo centro molto basso nella testa (cioè l'alta) segnala l'attivazione di potenziali superiori. Nel triangolo manasico (nella testa), dopo la fusione con i fuochi dei due triangoli inferiori, si trova il centro Alta. Prima della fusione, è il centro della gola che si trova nel triangolo manasico. Questo è un punto da notare e mantenere nella coscienza.
 
H.P. Blavatsky e il Maestro H. e ci informano delle sette cavità nel cervello. Il Maestro D.K. ci dice che la testa contiene sette chakra, sette centri, tre maggiori, Ajna, Coronale, Alta Major, e quattro minori, e questi centri, corrispondono direttamente ad uno o l’altro centro del corpo. Questi sette centri della testa sono il riflesso nel microcosmo (l’uomo) delle dimore preparate nei cieli che ricevono la settemplice energia della Monade. Sono le dimore preparate dall’energia inferiore, che devono ricevere l’Anima, o energia psichica superiore.
 
Secondo Shyam Sundar Goswami, nel libro Laya Yoga, questi centri della testa (i "Sette Maggiori" come Il Maestro D.K. li chiama in Raggi e Iniziazioni, 21), si trovano tra il centro Ajna e il centro della Corona (con l'Ajna e la Corona che formano i confini dei principali centri della testa). Questi centri sporgono davanti alla fronte e sopra la cupola della testa, ma non sono all'interno della testa. Per semplicità saranno rappresentati all’interno della testa come se ci riferissimo alle corrispondenze ghiandole.
 
Le sette stelle della costellazione dell’Orsa Maggiore corrispondono ai sette centri del corpo di quell’Essere maggiore del nostro Logos. (TFC. 182).
 
L'informazione che è trasmessa è di grande importanza. Le stelle dell'Orsa Maggiore sono collegate ai sette principali centri della testa in Colui Del Quale Non Si Può Dire Nulla. Questi sette corrispondono ai "Sette Maggiori" nell'essere umano (Vedi la Regola VIII per i Candidati).
 
Nella testa dell’uomo vi sono due grandi centri di energia. Uno di essi, il centro fra le sopracciglia, fonde e unisce le cinque energie che ad esso pervengono e con esso si uniscono: quelle dei tre centri sottostanti il diaframma e quelle dei centri della gola e del cuore. L’altro, il centro della testa, si risveglia con la meditazione, il servizio e l’aspirazione, e per suo tramite l’anima entra in contatto con la personalità. Il centro della testa è il simbolo dell’aspetto maschile, o positivo, mentre quello fra le sopracciglia simboleggia la materia, ossia l’aspetto femminile o negativo. Connessi a questi vortici di forza sono due organi fisici, il corpo pituitario e la ghiandola pineale.
 
Nella testa dell’uomo avviene un mirabile evento simbolico. In quel vivente organismo si compie il dramma per cui l’essere puramente umano si fonde nella divinità. Il grande dramma finale dell’unione mistica fra Dio e l’uomo, e fra l’anima e la personalità, quest’unione è l’Antahkarana.
 
I Sette chakra della testa sono connessi ai Sette principali, di cui due si trovano nella testa (Ajna e Coronale) e cinque lungo la spina dorsale del corpo si trovano nella fronte e al centro della testa. Ogni centro è sintetizzato da un suo corrispettivo centro presente nella testa, e quindi i restanti cinque centri corrispondono e sono in relazione con gli altri cinque centri o chakra del corpo, cioè gola, cuore plesso solare, sacrale e basale.
 
Un quaternario inferiore che è infine sintetizzato nei sette centri della testa più o meno allo stesso modo che nell'essere umano dopo la quarta iniziazione.
 
La base della colonna vertebrale.
Il plesso solare.
Il cuore.
La gola. [TFC, 183]
       
Il quaternario elencato in realtà non è un quaternario inferiore. Ricordiamo che ci sono cinque centri che sono correlati con i cinque Piani sistemici (o cinque corpi) di un'entità.
 
Base della colonna vertebrale, il Piano Eterico.
Plesso solare, il Piano Astrale.
Il centro della gola, il Piano Mentale.
Centro del cuore, il Piano Buddhico.
Il loto dai mille petali corrisponde al Piano Atmico.
         
Il centro Alta Major poiché raccoglie l’energie provenienti dal basso, cioè dalla triplice Kundalini, corrisponde con il centro basale dove essa è arrotolata.
L’Ajna, il centro della personalità integrata, fra i sopraccigli, che condiziona il corpo pituitario, è connesso alla vita di tutto l’organismo, triplice e integrato. La coscienza è costretta a esprimersi per mezzo di questo, i veicoli fisico, astrale e mentale ne dimostrano il livello evolutivo.   
Il centro alla sommità della testa condiziona la ghiandola pineale ed è in rapporto con la vita dell’Anima e, dopo la terza iniziazione con la Monade; esso trasmette agli altri centri l’energia dei tre grandi aspetti dell’essere, di cui le tre forze personali sono riflesse, o controparti fisiche.
 
Figura 30. I Sette chakra nel cervello
 
 
Il terzo stadio della crescita spirituale è quello in cui l’energia dei centri non situati nella testa, cioè gola, cuore, plesso solare, milza, organi della generazione, base della spina dorsale, è trasferita, nel debito ordine ai loro corrispondenti centri della testa.
 
Al tempo della seconda iniziazione, i fuochi dei centri inferiori quelli sotto il diaframma, sono saliti al centro fra le scapole; alla seconda iniziazione salgono alla testa, e tutti i fuochi del torso sono generalmente attivi. Tutto quello che resta da fare è poi di centralizzarli, di produrre la necessaria interazione geometrica fra i sette centri della testa, e quindi concentrarli tutti, prima della liberazione finale, nel centro più alto, il coronale[1].
 
Dopo la seconda iniziazione è necessaria interazione geometrica tra i sette centri della testa, ma l'interazione geometrica tra di loro non è menzionata. Poi alla terza iniziazione i sette centri della testa devono essere attivati. I sette centri della testa devono essere considerati distinti dal "centro più alto di tutti" che deve sintetizzarli tutti. Il centro della corona non può essere annoverato tra questi sette, questo vuol dire che oltre a questi vi sono altri centri ancora minori.
 
In candidato all’iniziazione deve sviluppare in qualche misura la vibrazione dei sette centri della testa, accrescendo in tal modo l’attività vibratoria dei sette centri del corpo eterico; la reciproca vibrazione influenzerà anche i sette centri fisici, inevitabilmente stimolati quando quelli eterici si avvicinano alla loro vibrazione massima. Quando i sette centri della testa rispondono all’Ego, i sette centri della testa, del cuore, della gola, della base della colonna vertebrale, della milza e della generazione, sono pure influenzati, ma solo per ciò che riguarda la purificazione e il dominio. Ciò produrrà risultati negli organi fisici. Vi è un’altra corrispondenza fisica tra i centri e le varie parti del cervello:
 
Centro della testa            cervello superiore (corteccia esterna);
Centro Ajna                     cervello inferiore (corteccia interna);
Centro della gola             midollo (medulla allungata);
Centro Cuore                   terzo ventricolo o mediano;
Centro plesso solare         ipotalamo;
Centro sacrale                 talamo;
Centro Base                    cervelletto (cerebellum).
Il centro sacrale o sessuale, trova la sua corrispondenza nella testa nel Talamo ottico è il centro per le sensazioni esterne. Il talamo diviso in due parti è connesso alla ghiandola pineale. Quando la ghiandola pineale non funziona così attivamente come dopo la pubertà, la funzione sessuale s’impone. Con l’esaurirsi della funzione sessuale, normale a una certa età, si nota una ripresa dell’attività da parte della ghiandola.
 
Il centro della gola è collegato al midollo allungato è un glomo  carotideo formato di arterie e di vene di calibro molto piccolo, avvolte a gomitolo.
 
Il centro del plesso solare quello dell’affermazione del sé personale è connesso con l’ipotalamo, anch’esso connesso alla vita sessuale, che vela il mistero della polarità. L'ipotesi formulata dalle medicine di tradizione esoterica è che l'elemento psichico stressante, responsabile dell'inevitabile scadimento della funzionalità immunitaria antitumorale, debba in prima istanza consistere nella repressione della sessualità o comunque in un alterato rapporto fra coscienza e propria sessualità, nelle seguenti sfumature, repressione del sesso in presenza cronica e continua di desiderio sessuale oppure esperienza sessuale avvenuta seguita poi da senso di colpa e innesco inconscio di tematiche autopunitive[2].
 
          
Figura 31. Il cervello umano
 
Il centro del cuore è collegato al terzo ventricolo, che finché l’uomo è in vita, è riempito di luce, e non di liquido come dopo la morte. Il terzo ventricolo è direttamente connesso con il Corpo Pituitario (Ajna) di fronte e con la Ghiandola Pineale (Coronale) dietro. Vi sono tre centri del cuore a 12 petali, il primo nel torace, il secondo al centro del loto coronale dei 960 petali, in totale 972; il terzo è il loto egoico, tutti in relazione con il terzo ventricolo.
 
Il centro basale è connesso col cervelletto (cerebellum), che è una porzione dell’encefalo, posta tra il midollo allungato e il cervello. Il centro Alta Major è situato alla base del cranio, vi è una breve scissione tra questo centro e il punto in cui i fuochi della materia escono dal canale spirituale. Questa scissione va superata da chi sta sviluppando la facoltà di pensiero, con un canale temporaneo nella materia eterica, riflesso nella materia fisica dall’Antahkarana, che l’Ego Spirituale deve costruire per superare la lacuna tra il mentale inferiore e il superiore. Quando il ponte sulla scissione è completato, il corpo fisico dell’uomo si coordina con il corpo mentale, e i fuochi della mente e della materia si fondono. Alta Major è la corrispondenza fisica dell’Antahkarana. Il centro Alta Major ha potente legame sia con cervelletto (movimenti muscolari volontari), sia col midollo allungato (respirazione, frequenza cardiaca e pressione sanguigna).
 
Il cervelletto è il centro, il magazzino di tutte le forze; è il Kama della testa. La ghiandola pineale corrisponde all’utero; i suoi peduncoli alle tube di Falloppio. Il corpo pituitario è soltanto il suo servitore, il suo portatore di torcia, come i servitori portatori di luci che solevano correre davanti alle carrozze di una principessa …
 
Il cervelletto fornisce il materiale per l’ideazione; i lobi frontali del cervello sono i rifinitori e i lucidatori del materiale, ma non possono creare da sé …
 
L’Astrologia cabalistica dice che il dominio dei corpi planetari sul cervello umano è definito così: vi sono sette gruppi primari di facoltà, sei dei quali funzionano attraverso il cervello, e il settimo attraverso il cervelletto[3].
 
La Scuola trans-himalayana degli antichi Raja Yogi, colloca Sushumna, la sede principale dei tre Nadi, nel condotto centrale del midollo spinale. Ida e Pingala passano lungo la superficie curva del midollo in cui vi è Sushumna. I cordoni simpatici e Ida e Pingala partono da un punto sacro sopra al midollo allungato, chiamato Triveni. Questo è uno dei centri sacri, un altro dei quali è Brahmarandra che, se preferite, è la sostanza grigia del cervello. È anche la fontanella anteriore nel bambino appena nato. La colonna vertebrale è anche chiamata Brahmarandra, il bastone di Brahma. I nervi del sistema nervoso orto-simpatico, detto anche solo simpatico escono dalla radice anteriore del midollo spinale.
 
La trasmissione dell’energia superiore attraverso la ghiandola pineale, con il corpo pituitario, e con l’energia del centro Alta Major (che racchiude in sé Kundalini) forma un triangolo di fuoco vivido e lucente. Kundalini opera tre unificazioni nel corso dell’evoluzione:
 
Con i Fuochi Radianti del corpo, o prana, in un punto tra le scapole.
Con i Fuochi della Mente, in un punto proprio al sommo della spina dorsale, nel centro Alta Major che si trova nella parte posteriore della gola.
Con il Fuoco dello Spirito, nel punto dove i due fuochi uniti della materia e della mente fuoriescono dal sommo della testa.                                

Il Maestro D.K. spiega che tra i centri spinali della testa vi sono due interruzioni o lacune che nel corso dell’evoluzione devono venir riempite dall’azione energetica della vibrazione rapidamente crescente dell’unità di forza.
La prima interruzione o vuoto è tra l’energia triplice della colonna vertebrale (Kundalini) e il centro Alta Major situato alla base del cranio, e vi è una breve scissione tra questo centro ed il punto in cui i fuochi della materia escono dal canale spinale. A livello fisico corrisponde a quello che deve essere colmato tra l’unità mentale che risiede sul quarto sottopiano del piano mentale, e il corpo egoico che risiede sul terzo sottopiano. Nonostante si dica che la triade degli atomi permanenti della personalità è compresa nella periferia causale, nondimeno, dal punto di vista della coscienza, vi è da gettare un ponte.
 
La prima parte del lavoro consiste nel costruire un canale temporaneo nella materia eterica per valicare o colmare questa scissione.
 
Figura 32. Le due lacune nella testa
 
 
La seconda lacuna è tra il centro Alta Major e il centro supremo della testa, che corrisponde a quella tra il piano dell’Ego e il punto inferiore della Triade, l’atomo permanente manasico che risiede sul primo sottopiano mentale. Quando l’uomo ha costruito l’Antahkarana (ciò che fa durante gli stadi finali dell’evoluzione nei tre mondi) quella lacuna è colmata e la Monade e l’Ego sono intimamente collegati.
 
Questi due canali sono il riflesso, nella materia fisica, dell’Antahkarana che l’Ego deve costruire per superare la lacuna tra il mentale inferiore ed il superiore. Questo è il lavoro che tutti i pensatori avanzati stanno inconsciamente facendo adesso.
 
Il chakra al centro della testa, detto dai 1000 petali o vibrazioni, ma è formato con 960+12=972 petali. Come sappiamo, il chakra della corona ha nel suo cuore un loto più piccolo a 12 petali di colore bianco in cui è inscritto il triangolo chiamato Kamakala, che simbolicamente raffigura la sede della Shakti Suprema, cioè la Forza Cosmica non individualizzata. È rappresentato di colore bianco. Nei petali del loto coronario è detto che vi sono contenute tutte le lettere e Suoni.
 
Figura 33. chakra coronario
 
 
Dei sette centri è l’unico che, al momento della liberazione totale e perfetta, mantiene la posizione di un loto capovolto, con lo stelo (l’Antahkarana) verso l’alto, nel “Settimo Cielo”, a collegare l’iniziato con Shamballa, primo centro planetario principale. Tutti gli altri centri all’inizio sono rovesciati, chiusi, con i petali rivolti verso la base della spina dorsale; durante l’evoluzione gradualmente si aprono e quindi si volgono lentamente in alto, verso il “sommo della spada”, com’è scritto nel Vecchio Commentario[4].


[1] Trattato del Fuoco Cosmico, 886.
[2] Dr. Paolo Lissoni, Ospedale S. Gerardo, Monza. Introduzione alla medicina del terzo millennio quale chimica e spiritualità.
[3] H.P. Blavatsky Dottrina Segreta III, Istruzioni Segrete, pag 669, 670, 513, Edizione Cintamani.  
[4] Trattato dei Sette Raggi IV pag. 146.
 
COMPLETAMENTO DELLA PRIMA PARTE DELL’ANTAHKARANA
 
Quando anche il terzo filo dell’Attività Creativa è completato, l’uomo diventa più attivo nel suo mondo, può esteriorizzare le sue idee, come un artista, può creare grande musica, divenire un abile chirurgo, un uomo di stato, perché la sua bellezza interiore ha modo di esprimersi sul piano fisico. I veri artisti sono coloro che hanno costruito i ponti dentro di sé e sono diventati un canale per portare in espressione le energie creative e le visioni.
 
Quando la parte inferiore del ponte o dell’antahkarana è completata si compie la prima grande unificazione cosciente. L’uomo è allora una personalità integrata, conscia, vivente. Il filo della continuità tra i tre aspetti inferiori è stabilito e può essere usato. Il canale energetico parte dal centro del capo e sale alla mente, che a sua volta è un centro di energia nel mondo del pensiero. Nello stesso tempo, l’Antahkarana s’intreccia con il Sutratma, il filo della Vita, che emerge dal centro del cuore. Lo scopo dell’evoluzione della forma è ora relativamente raggiunto. Quando l’antahkarana è finalmente ultimato, ciascuno dei tre aspetti della Triade Spirituale trova, nell’organismo eterico dell’iniziato che vive sul piano fisico, un punto di contatto. L’iniziato è ora una fusione di anima e personalità attraverso la quale può riversarsi la vita piena e completa della Monade:
 
Il centro della Testa diviene il punto di contatto per la volontà spirituale, Atma.
Il centro del Cuore diviene lo strumento dell’amore spirituale, Buddhi.
Il centro della Gola diviene l’espressione della mente universale, Manas.
     
Durante il processo evolutivo nella vita dell’uomo si verificano due fasi importanti:
 
  • Lo stadio della prima grande fusione o affermazione di dominio da parte dell’Anima: è il momento in cui si attiva il centro Ajna.
  • Lo stadio del risveglio spirituale, il centro alla base della spina dorsale entra in rapporto con tutti i centri del corpo eterico. Questa fase precede l’iniziazione e indica che il nucleo centrale di potere esistente nel cuore di ogni centro è attivo, cioè il punto centrale entra in attività dinamica, e il corpo di forza interiore si connette con tutte le sue parti e comincia a funzionare con armonia. Negli stadi precedenti, presero a muovere di moto crescente solo i petali dei centri o vortici di forza mentre è quiescente il punto focale.   
 
Il centro alla base è attivato con un atto di volontà vale a dire della mente, che agisce con forza sotto l’influsso dell’uomo spirituale, per mezzo del cervello.
 
Come l’Anima non è un loto da dodici petali che galleggia nella sostanza mentale, ma è in realtà un vortice di forza o dodici energie legate insieme dalla volontà dell’entità spirituale (la Monade sul suo piano), così l’Antahkarana non è una serie di fili di energia, tessuti lentamente dalla personalità fusa con l’anima e riuniti dai raggi corrispondenti proiettati dalla Triade Spirituale, ma è in realtà uno stato di consapevolezza.
 
Esiste nel corpo umano un bellissimo simbolo della demarcazione fra i livelli eterici superiori e i livelli fisici inferiori, costituito dal diaframma. Esso separa la parte del corpo nella quale hanno sede il cuore, la gola, la testa ed i polmoni, da tutti gli altri organi del corpo. Cuore, gola, testa e polmoni hanno tutti la massima importanza dal punto di vista della VITA e ciò che è determinato nella testa, ha impulso dal cuore, è sostentato dal respiro e manifestato mediante l’apparato della gola, determina ciò che l’uomo È.
 
L’opera da farsi è quella di portare l’energia dai tre centri inferiori situati sotto il diaframma alla base della spina sacrale, sacrale e solare, ai corrispondenti centri superiori della gola, del cuore e del centro della testa. Questi tre di centri sono detti centri maggiori perché incarnano i tre aspetti della triplice Monade: Volontà, Amore e Intelligenza.
 
Il centro della Testa    La Monade - Volontà o Potere.
Il centro del Cuore      L’Ego - Amore e Saggezza.
Il centro della Gola     La Personalità - Attività o Intelligenza.
     
I due centri della gola e del cuore interessano principalmente il corpo eterico e il piano astrale e i primi due fili dell’Attività. Il centro della gola sintetizza l’intera vita della personalità e ha un rapporto definito con il piano mentale, collega i tre piani inferiori con i due piani superiori, i tre centri inferiori con gli altri due superiori: il centro del Cuore e il centro della testa.
 
Il Sentiero è uno solo, ma quello propriamente iniziatico deve essere percorso coscientemente dal pensatore, che usando l’organo centrale entro la testa segue con intelligenza la Via che dai tre mondi porta nel regno dell’anima. Si può affermare che il risveglio del centro del cuore fa consapevoli della sua fonte, che è nel centro del capo. E questo a sua volta guida al loto egoico, a dodici petali, sui livelli mentali superiori. La via che dal cuore sale alla testa riflette, nel corpo, la costruzione dell’”Antahkarana”sul piano della mente. “Come in alto, così in basso”.
 
Con la meditazione perfettamente concentrata nella testa. Questa accresce automaticamente lo stimolo e affretta il risveglio dei cinque centri lungo la spina dorsale; desta il sesto, situato fra i sopraccigli, e col tempo svela all’aspirante l’apertura in sommità del capo che appare come un cerchio radioso di pura luce bianca. (La Luce dell’Anima, 295-296).
 
C’è inoltre un’altra lacuna tra il centro alta major e il centro supremo della testa, che corrisponde a quella tra il piano dell’Ego ed il punto inferiore della Triade, l’atomo permanente manasico. Quando l’uomo ha costruito l’Antahkarana (ciò che fa durante gli stadi finali dell’evoluzione nei tre mondi) quella lacuna viene colmata e la Monade e l’Ego sono intimamente collegati. Quando l’uomo è polarizzato nel suo corpo mentale, comincia a costruire l’Antahkarana. Quando il centro fra le scapole, di cui si è parlato già in questo Trattato come centro manasico, vibra fortemente, allora il centro alta major ed il centro della testa possono essere uniti attraverso il centro della gola. (TFC, 1160).
 
Questa è un'affermazione molto importante. Vediamo ora perché la circolazione tra i tre centri principali relativi alla testa non è facilmente realizzabile. Il divario tra il centro dell'alta major e il centro supremo della testa è come il divario esistente tra l'umanità e Shamballa. Non c'è dubbio che l'abisso tra l'Ego e l'atomo permanente manasico deve essere colmato e, quando lo sarà, l'abisso, nella testa, tra il centro dell'alta major e il centro supremo della testa sarà anch'esso colmato. Colmare l'abisso tra l'Ego e l'atomo permanente manasico è colmare l'abisso tra l'Ego sul Piano Mentale superiore e la Triade spirituale.
 
Il triplice antahkarana, come mostrato nel TCF, 823, sarà completato in misura soddisfacente alla terza iniziazione (nella sua prima fase), la Monade, l'Ego e la personalità sono anch'essi collegati. La Monade è collegata all'Ego attraverso la Triade spirituale, ma anche direttamente dal "Gioiello" Monadico al "Gioiello nel Loto" all'interno dell'Ego. Da un certo punto di vista, il centro dell'alta major è il simbolo della personalità, e la relazione tra il centro supremo della testa e il centro dell'alta major è simile alla relazione in astrologia tra il segno del Sole (centro dell'alta major) e il punto opposto al segno del Sole, il centro supremo della testa. Mentre lavoriamo per collegare l'unità mentale attraverso l'antahkarana all'atomo permanente manasico, mettendo così in relazione le triadi inferiori e superiori, stiamo collegando la Monade con la personalità. Il processo di ponte noto come costruzione dell'antahkarana può avvenire veramente solo dopo la seconda iniziazione, perché la polarizzazione mentale avviene solo a metà strada tra la seconda e la terza iniziazione.
 
Questo "centro manasico" non è chiaramente il centro del cuore. Potremmo anche chiederci se il "centro manasico" sia lo stesso del punto più alto del triangolo pranico situato nella regione inferiore tra le scapole. Che sia o meno lo stesso di questo punto più alto del triangolo pranico, ci rendiamo conto che anche questo è tra le scapole. Va notato che il centro dell'alta maggiore è posto in una posizione più alta rispetto al centro della gola.
 
Il Maestro D.K. nel quarto libro del Trattato dei Sette Raggi, Guarigione Esoterica (214-216), ci fornisce indirettamente indicazioni come se così possiamo chiamarla avviene la costruzione dell’Antahkarana tramite i flussi discendenti e ascendenti di energia nel triplice corpo umano.
 
Ricordate che l’intera struttura dei centri è percorsa da due flussi di energia, uno verso l’alto e uno verso il basso e per quanto concerne l’aspirante e il discepolo sono:
 
1. Verso l’alto... produce Trasmutazione.
 
Dal centro sacrale a quello della gola. La creazione fisica è trasmutata in creatività artistica.
Dal centro solare a quello del cuore. La coscienza emotiva individuale è trasmutata in coscienza di gruppo.
Dal centro alla base della spina a quello della testa. La forza materiale è trasmutata in energia spirituale.
Da uno o tutti i cinque centri spinali all’Ajna. La carenza di coordinazione è trasmutata in integrazione della personalità.
       
Da questi sei centri in mutuo rapporto al sommo del capo. L’attività della personalità è trasmutata in vita spirituale.
 
Come avviene il trasferimento dell’energia nei centri o chakra? Seguendo la legge elettrica delle polarità. Dobbiamo sempre tener presente che nel sistema solare tutto è duale, e in sé tanto negativo che positivo: polarità positiva rispetto alla propria forma, ma con polarità negativa rispetto alla sua sfera maggiore. Il minore è negativo rispetto alla Vita maggiore.
 
Per quanto riguarda i centri o chakra, si può però tranquillamente affermare che gli organi generativi sono il polo negativo del centro della gola, così come il plesso solare è negativo nei confronti del cuore positivo. Ci viene detto che l’obiettivo dell’aspirante o discepolo in prova è di trasferire le forze dai centri sotto il diaframma, tramite il plesso solare, in quelli superiori. L’energia alla base della spina dorsale deve essere elevata alla testa; l’energia del centro sacrale alla gola, mentre quella del plesso solare deve essere trasferita al cuore.
 
Le energie inferiori raccolte al plesso solare si riversano nel cuore, si fondono con le energie di quel centro, e salgono alla gola, dopo le cinque forme inferiori di energia si concentrano nel centro Ajna, nella testa ed infine si fonde con il loto dai mille petali del centro della testa.
 
Si tratta di un’ampia generalizzazione e il processo non segue un ordine sequenziale, ordinato e lineare come la tabella sembrerebbe suggerire. Esso perdura per molte vite, durante le quali la trasmutazione, nelle prime fasi, è inconscia; per effetto di amare esperienze e di sforzo deliberato, nelle fasi successive diviene gradualmente più dinamico ed efficace, via via che l’aspirante avanza nei vari stadi del Sentiero. I Cinque Raggi che condizionano il discepolo (Due maggiori e Tre secondari) agiscono in lui con risultati definiti; gli assestamenti karmici offrono opportunità o lo ostacolano, e le complessità dell’intero processo (nella sua esperienza relativamente limitata) è così confuso, che non gli resta che afferrarne le linee generali qui descritte, senza prestare troppa attenzione ai particolari immediati. (Guarigione Esoterica, 215).
 
2. Verso il basso... produce Trasformazione.
 
Quando il centro della testa è in fase di risveglio e il discepolo dirige consapevolmente le energie ai vari centri, governando la vita della propria personalità, occorre che infonda scientificamente energia ai centri con un certo ritmo ordinato, di nuovo determinato dai raggi, dalle circostanze e dal karma; così tutte le energie del corpo entrano in una corretta attività spirituale. Qui non possiamo occuparci di questo processo, salvo far notare che questa tendenza verso il basso si suddivide in tre stadi:
 
a)      Intensificazione delle energie della vita creativa, tramite il centro della gola, ciò che comporta il rapporto, cosciente e simultaneo fra:
il centro della testa e quello della gola;
questi due e il centro sacrale;
tutti e tre insieme.
       
Una volta stabilito correttamente questo rapporto, il problema sessuale è risolto, senza dover ricorrere a inibizioni o repressioni, ma semplicemente col giusto controllo, nel contempo rendendo il discepolo creativo in senso terreno, e quindi utile al prossimo.
 
b)      Intensificazione della vita cosciente di rapporti, tramite il centro del cuore, ciò che comporta la stretta cooperazione simultanea e cosciente fra:
i centri della testa e del cuore;
questi due e il plesso solare;
tutti e tre .
       
Ne derivano giusti rapporti umani, giusti rapporti di gruppo e giusti rapporti spirituali in ogni atto della vita. Come la fase precedente regola la vita creativa e ha un potente effetto sul corpo fisico, questa influisce fortemente sull’astrale; le reazioni emotive si trasformano in aspirazione al servizio; l’amore egoistico e individuale si trasforma in amore di gruppo, e il divino governa la vita.
 
c)       Intensificazione dell’energia nell’uomo intero, tramite il centro basale, che comporta la coordinazione ritmica, simultanea e cosciente fra:
i centri della testa e basale;
questi due e l’ajna;
questi tre insieme.
       
Questa fase finale è di grande importanza e avviene e si completa solo in occasione della terza iniziazione, della Trasfigurazione. (Guarigione Esoterica, 214-216).
 
Nell’uomo si può riscontrare il procedimento di attrazione in rapporto ai sette centri durante il processo dell’iniziazione. Dapprima sono sette, poi tre assorbono i quattro inferiori per mezzo dell’interazione elettrica. Qui consideriamo il problema dal punto di vista della presente trattazione. Infine resta il solo centro della testa, perché è il polo positivo per tutti gli altri. La natura essenziale dell’uomo è positiva, ma i suoi corpi sono negativi, per cui egli è l’unità centrale di elettricità positiva che attrae e trattiene atomi dell’opposta polarità. Quando egli ha riunito e fuso i due poli, e prodotto luce allora ha luogo l’oscuramento, il pralaya dei corpi fisici.
 
Il vortice del centro del cuore è composto di 12 vibrazioni, il loto all’interno del centro della Testa all’interno del chakra della testa (dai 960 petali) ha 12 petali, il loto egoico ha anch’esso 12 petali. Una risonanza energetica si stabilisce con il tempo tra questo tre centri e l’energia dal cuore sale di piano in piano al centro della Testa e poi al loto egoico sede dell’Anima. Il chakra del cuore nel corpo umano è posizionato al centro dei Sette chakra principali e svolge un’importante funzione nella salita dell’energia di Kundalini. Le due energie che scorrono lungo la spina dorsale sono attivate dall’azione congiunta dei due chakra dai 12 petali o Suoni-Vibrazioni. Il Maestro D.K. ci informa che: “Quando testa, cuore e centro di base sono in rapporto magnetico e dinamico, con effetti d’irradiazione, essi influenzano il nervo vago[1] e tutti i fuochi del corpo si unificano ed elevano, purificando e “aprendo tutte le porte”. Non è il nervo vago che serve a ridestare il fuoco di Kundalini, ma è l’inverso.

Il centro della Testa ha una struttura duplice, e consiste di due loti, uno di 96 petali tra le sopracciglia e l’altro di 12 petali al sommo della testa, all’interno di una corona di 960 petali. Queste cifre hanno un significato profondo. In ogni caso s’incontra il numero dodici, che indica un rapporto preciso con i principali loti psichici sui livelli egoici. Il mistero del dodici in relazione ai centri si trova in tre di essi due nella testa e uno nel cuore:

Nel centro superiore della testa, 960=12x8x10, più 12 petali centrali, in totale 972=12x81;
Nel centro frontale della testa Ajna, composto di 96=12x8 petali, cioè  otto gruppi di dodici petali;
Nel centro del cuore, 12 petali.
Figura 34. Il Triangolo dei multipli di 12 petali
 
 
Il Maestro D.K. scrive: “Se lo studioso approfondirà questa condizione (del numero 12) collegandola all’idea dei tre giri di petali nel loto di dodici petali, potrà trovarvi illuminazione … È solo quando i centri eterici, i due della testa e il centro del cuore, sono pienamente attivi, con i loro dodici petali completamente aperti, che il cerchio centrale di petali del loto egoico (il quarto cerchio o interno) si schiude. Il significato dei quattro cerchi del loto egoico e degli otto cerchi di dodici petali ciascuno nei loti eterici sul piano mentale è di grande importanza”. (TFC, 860).
 
Solo quando l’uomo è polarizzato nel suo corpo mentale, comincia a costruire l’Antahkarana. Prima della fusione il triangolo mentale (manasico) è formato da:
 
Il centro della Gola esternazione tiroide;
La ghiandola pineale;
Il corpo pituitario.
Più tardi, il centro della testa, del cuore e della gola cominciano a vibrare assumendo gradatamente una maggiore attività. Quando il centro fra le scapole, visto prima come centro manasico, vibra fortemente, allora il centro Alta Major e il centro della testa possono essere uniti attraverso il centro della gola.    
                                
Centro della gola che corrisponde al sacrale.  
Corpo pituitario che corrisponde al centro splenico.
Ghiandola pineale, che corrisponde al centro alla base.
   
Il riflesso del triangolo assai superiore nell’uomo della materia è un triangolo formato con la milza, l’organo del prana o della vitalità fisica emessa dal Sole. È di un altro:
 
Centro della Milza
Il centro sacrale, che predispone la generazione fisica.
Il centro alla base della spina, che alimenta (finché nell’uomo non si risveglia l’aspetto volontà) il principio datore di vita o volontà-di-vivere in tutte le parti della struttura umana.
     
Figura 35. I sei centri principio d’immortalità
 
 
Si tratta di un grande triangolo di forza che concerne la materia, la sostanza, la costruzione della forma, la creazione, la vitalità e la persistenza entro la forma. Il rapporto di questi due triangoli è la chiave dell’istinto di autoconservazione, di sopravvivenza (che governa il rapporto tra spirito e materia) per la sopravvivenza dei corpi sottili alla morte fisica e del principio d’immortalità, che ha sede nell’anima e opera quando gli istinti di autoconservazione e di sopravvivenza non hanno più influenza. Ciò costituisce un ternario d’idee che richiede studio molto attento e che, se così posso dire, spiega il movimento spiritualistico. Il lavoro da farsi è il collegamento tra:
 
Milza e corpo pituitario
Centro sacrale e centro della gola
Centro basale e ghiandola pineale.
     
Mentre questo avviene, i tre centri della testa cominciano a risvegliarsi dal sonno all’attività e l’effetto è così risentito:
 
Si risveglia il centro principale della testa, comincia a funzionare la ghiandola pineale.
Il centro del cuore diventa pienamente attivo, entra in attività il corpo pituitario (centro Ajna).
Il centro della gola assume il giusto posto nel processo dell'evoluzione, il centro Alta Major vibra adeguatamente.
     
Quando raggiunge questo stadio, l’uomo è un creatore nella materia mentale di capacità ben diversa da quella dell’uomo medio che lavora inconsciamente. Egli costruisce all’unisono col Piano, e il Manasaputra divino, il Figlio della Mente, distoglie l’attenzione dall’essere un Figlio di Potere nei tre mondi, per concentrarla sulla Triade Spirituale, ricapitolando così su un giro più alto della spirale il lavoro fatto in precedenza come uomo.
 
Con il completamento della prima parte dell’Antahkarana è creato un ponte energetico che unisce l’unità mentale della personalità integrata con l’Anima. Quando la parte inferiore del ponte o dell’antahkarana è completata si compie la prima grande unificazione cosciente. L’uomo è allora una personalità integrata, conscia, vivente. Il filo della continuità tra i tre aspetti inferiori è stabilito e può essere usato.
 
Il canale energetico parte dal centro del capo e sale alla mente, che a sua volta è un centro di energia nel mondo del pensiero. Nello stesso tempo, l’Antahkarana s’intreccia con il Sutratma, il filo della Vita, che emerge dal centro del cuore. Lo scopo dell’evoluzione della forma è ora relativamente raggiunto.
 
Durante il processo evolutivo nella vita dell’uomo si verificano due fasi importanti:
 
  • Stadio della prima grande fusione o affermazione di dominio da parte dell’anima. È il momento in cui si attiva il centro Ajna.
  • Stadio del risveglio spirituale, il centro alla base della spina dorsale entra in rapporto con tutti i centri del corpo eterico. Questa fase precede l’iniziazione e indica che il nucleo centrale di potere esistente nel cuore di ogni centro è attivo, cioè il punto centrale entra in attività dinamica, e il corpo di forza interiore si connette con tutte le sue parti e comincia a funzionare con armonia. Negli stadi precedenti, presero a muovere di moto crescente solo i petali dei centri o vortici di forza mentre è quiescente il punto focale.   
 
L’opera da farsi è quella di portare l’energia dai tre centri inferiori situati sotto il diaframma alla base della spina, sacrale e solare, ai corrispondenti centri superiori della gola, del cuore e del centro della testa. Questi tre di centri sono detti maggiori perché incarnano i tre aspetti della triplice Monade: Volontà, Amore e Intelligenza.
 
Il centro della Testa . . . . . La Monade - Volontà o Potere.
Il centro del Cuore . . . . . . L’Ego - Amore e Saggezza.
Il centro della gola . . . . . . La Personalità - Attività o Intelligenza.
     
I due centri della gola e del cuore interessano principalmente il corpo eterico e il Piano Astrale e i primi due fili dell’Attività. Il centro della gola sintetizza l’intera vita della personalità e ha un rapporto definito con il Piano Mentale, collega i Tre Piani Inferiori con i Due Piani Superiori, i tre centri inferiori con gli altri due superiori: il centro del cuore e il centro della testa.
 
Il centro alla base è attivato con un atto di volontà vale a dire della mente, che agisce con forza sotto l’influsso dell’uomo spirituale, per mezzo del cervello.
 
Figura 36. La costruzione del triplice filo dell’Attività verso i petali del Loto Egoico
 
I centri principali sono Sette, suddivisi in tre coppie più un settimo, il centro frontale Ajna che guida e coordina il triplice lavoro. Le energie emozionali del centro del plesso solare (-) devono essere portate al centro del cuore (+) dove si trasformano in amore puro. Le energie sessuali del centro sacrale devono essere portate al centro della gola trasformandosi in energie creative. Quando infine le energie di Kundalini latenti alla base della spina dorsale (-) sono portate al centro della testa (+) attraverso il plesso solare, centro di trasformazione dell’energia, e il midollo allungato, giungono al centro Ajna fra le sopracciglia, allora la personalità, l’aspetto materia, raggiunge la sua apoteosi e la Vergine Maria “è assunta in Cielo” per sedere alla destra del Figlio, il Cristo, l’Anima. Solo allora il centro Ajna può diventare il centro creativo dell’essere umano.
 
Kundalini s’innalza e sale al cielo quando tutti i centri sono attivi e i canali sono sgombri. La rimozione degli ostacoli è effetto della vitalità dei singoli centri, che distruggono gli impedimenti con la loro stessa forza vitale. Essi “bruciano” tutto ciò che ostacola la loro irradiazione, cioè la distruzione della membrana eterica nel corpo eterico.
 
Il Maestro D.K. avverte contro i pericoli di premature ascese di Kundalini spiegando che alcuni sono convinti di aver elevato il fuoco di Kundalini dalla base della spina dorsale e quindi di fare rapidi progressi, mentre non hanno fatto altro che “lacerare” la rete in qualche punto. Ogni centro lungo la spina dorsale è separato da quello situato al di sopra e da quello al di sotto da una rete protettiva composta di una particolare fusione di sostanza eterica e gassosa, che deve essere bruciata e distrutta prima che i fuochi del corpo possano circolare liberamente. Una sensazione di bruciore o di dolore in qualche parte della colonna vertebrale, se non di origine fisiologica, nella maggior parte dei casi è dovuta alla lacerazione di una delle reti eteriche, prodotta dall’attività dei centri ad essa associati. Questo avviene molto di frequente in rapporto con il centro del plesso solare nelle donne e in rapporto con il centro sacrale negli uomini. Perciò, un senso di bruciore e di dolore nella schiena generalmente indica un’indebita attività di un centro, ciò che produce effetti distruttivi sull’apparato di protezione e non è un vero indizio di sviluppo spirituale e superiorità[2].
 
Il centro alla base della spina è in relazione con il centro alla sommità della testa. Nella testa vi sono tre centri, alla sommità, fra le sopraciglia e al termine della colonna vertebrale, cui corrispondono la ghiandola pineale, il corpo pituitario e la ghiandola carotidea. Il fuoco che dà energia al triangolo della testa è la corrispondenza superiore del triangolo di prana (Fuoco del Prana) situato a metà del corpo e del suo riflesso inferiore, alla base della spina (Fuoco Basale). Si hanno nell’essere umano tre triangoli importanti: due nel tronco e uno nella testa.
 
A.      Nel corpo, il triangolo del Prana:
 
a.    Centro tra le scapole, dove si saldano le ossa del torace, in prossimità della tiroide[3];
b.    Un centro sopra al diaframma;
c.    La milza.
 
B.      Alla base della spina dorsale, tre centri inferiori:
 
a.      Un punto alla base della colonna vertebrale;
b.      I due organi sessuali principali del maschio (testicoli),
c.      I due ovari della femmina[4].
     
C.     Nella testa, il triangolo dei tre centri maggiori:
 
a.    Coronario: esternazione fisica ghiandola pineale;
b.    Ajna: esternazione fisica corpo pituitario;
c.    Alta Major[5]: esternazione fisica ghiandola carotidea.
     
 
Figura 37. La polarità fra tre triangoli
 
 
I tre centri nella testa formano un triangolo mentale solo dopo la loro congiunzione con i due fuochi dei due triangoli inferiori, ossia quando diventano sintetici. La fusione dei fuochi della materia con i fuochi della mente ha il risultato d’energizzare la totalità degli atomi di materia del corpo. Ne deriva anche una tremenda stimolazione dei tre centri superiori del corpo, testa, cuore e gola, e l’elettrificazione di questa regione del corpo. Questi centri superiori formano allora un campo d’attrazione per la discesa del terzo fuoco, quello dello Spirito. Il centro dai mille petali, al sommo della testa, diventa straordinariamente attivo. È il centro sintetico della testa, che rappresenta la somma totale di tutti gli altri centri. La stimolazione di tutti i centri del corpo avviene parallelamente e similmente alla con-temporanea vivificazione del loto dai molti petali.
 
Il centro Alta Major anche se è un centro minore esso agisce come uno dei maggiori. È situato nella parte retro del cranio, dove finisce la colonna vertebrale e vi è la prima vertebra chiamata atlas. Rappresenta un punto di connessione tra le energie del midollo spinale sospinte in alto “Kundalini ascendente“ che nella loro totalità formano la natura inferiore, che si congiunge con le energie dei corpi spirituali operanti sul cervello, ancorati nel centro Ajna e nel centro coronale. Il centro Alta Major, situato nella parte più bassa della testa, è costituito del grado più basso di materia eterica, materia del quarto etere. In un momento particolare dell’evoluzione, il centro Alta Major raccoglie le energie provenienti da tutti i centri del midollo spinale e convoglia in questo centro l’insieme dei fuochi della materia che riguardano l’aspetto personalità.
                                                  
Kundalini, man mano che si risveglia, accresce continuamente l’azione vibratoria, non solo dei centri, ma di tutti gli atomi di materia in tutti i corpi, eterico, astrale e mentale. Questa stimolazione provoca l’eliminazione di tutta la materia grossolana e inadeguata, respingendola per effetto centrifugo come una ruota che gira rapidamente. Sostituisce questa materia grossolana attirando materia sintonizzata con la sua vibrazione. Il Fuoco Duale della Spina e del Prana (della Materia) è attratto verso l’alto e si fonde con il Fuoco della Mente nel centro Alta Major.   
Figura 5. I Tre Fuochi nei centri della testa
 
 
L’unificazione dei tre fuochi nella testa contiene quel tanto di fuoco dello spirito o Fuoco Elettrico, quel tanto di Fuoco Solare che l’anima può trasmettere, quel tanto di Fuoco per Frizione o della sostanza nel suo stato purificato che può penetrare. Prima del risveglio dei tre centri della testa, l’uomo è in gran parte soggetto alla forza che scorre lungo il midollo spinale.
 
Quando l’Agente direttivo situato alla testa, con un atto di volontà, fa salire le energie accumulate alla base della spina dorsale, le attira nel campo magnetico dei centri lungo la colonna vertebrale e le fonde con la duplice energia emanante dalla milza. La spina dorsale con i suoi cinque centri diventa attiva ed infine tutte le forze sono riunite, mescolate e fuse in un unico flusso di energia. Allora il fuoco Kundalini ascende e brucia all’istante tutti i tessuti eterici, barriere protettive dei centri; la vitalità del corpo eterico s’intensifica e di conseguente il fisico è potentemente vitalizzato; tutta l’aura è coordinata e illuminata.
 
Quando i due Fuochi della Materia siano saliti ancora più in alto lungo il canale eterico spinale, si possono congiungere con il Fuoco di Manas che irradia dal centro della gola. I Fuochi della Materia sono quelli della base della spina dorsale e quello del Prana nel triangolo della milza e riguardano esclusivamente la materia in cui i centri di forza sono situati. I centri di forza sono sempre controllati dalla mente, o dallo sforzo cosciente dell’entità che dimora sui Piani mentali, l’Ego.
 
Al termine il centro della gola opera in modo radiante quando la polarizzazione sta trasferendosi dall’atomo permanente fisico, a quello mentale, che divina il centro della ragione pura o del pensiero astratto. Allora l’uomo è governato dalla ragione e non dalle sue emozioni. Poi l’atomo emotivo cede a quello intuitivo e alla comprensione per mezzo dell’amore, oltre alla facoltà della ragione. Allora il plesso solare si fa notare per la preponderanza del colore verde, dell’attività, poiché il corpo emotivo è l’attivo agente di quello superiore, e ingenera ben poco del rosa, proprio del desiderio umano.
 

[1] Il nervo vago parte dal midollo allungato e si porta, attraverso il foro giugulare, verso il basso nel torace e nell’addome. Il nervo vago si divide in 2 nervi vaghi destro e sinistro che sono tra i più importanti del corpo nonché i più lunghi e i più ramificati tra i nervi cranici. Due centri potenti sono connessi al nervo vago: il centro del cuore e quello alla base della spina dorsale.
[2] A.A. Bailey Trattato di Magia Bianca, pag. 593.
[3] Si ha nel punto situato tra le due scapole, il congiungimento, del fuoco del prana con il fuoco radiante del corpo fisico.
 
[4] L’esternazione fisica densa del centro sacrale sono le gonadi, gli organi della generazione, intesi come un’unità, anche se temporaneamente separati nell’attuale dualismo che esprime l’essere umano. Il Maestro D.K afferma:” Desidero solo mettere in evidenza che col trasferire il fuoco che sta alla base della spina dorsale, e col rivolgere l’attenzione ai due triangoli superiori si ha la redenzione dell’uomo”.
[5] Come ghiandola a secrezione interna corrisponde alla ghiandola carotidea (situata a livello della biforcazione della carotide comune cioè circa nel mezzo del collo lateralmente). La ghiandola carotidea è da considerarsi come l’esternazione del centro Alta Major.
 
LA COSTRUZIONE DELLA SECONDA PARTE DELL’ANTAHKARANA
 
A scopo di studio e d’esperienza pratica, definiremo l’Antahkarana come l’estensione del triplice filo (finora tessuto inconsciamente con la sperimentazione nella vita e la risposta della coscienza all’ambiente) ottenuto mediante il processo di proiezione cosciente delle tre energie fuse della personalità che sono sospinte dall’anima attraverso la lacuna finora esistente nella coscienza. Allora possono accadere due eventi:
  • Viene evocata la risposta magnetica della Triade Spirituale (Atma-Buddhi-Manas), l’espressione della Monade. Lentamente una triplice corrente d’energia spirituale è proiettata verso il loto egoico e verso l’uomo inferiore.
  • La personalità comincia allora a colmare la lacuna esistente dalla sua parte fra l’atomo permanente manasico e l’unità mentale, fra la mente superiore astratta e la mente inferiore.
   
Tecnicamente, e sul Sentiero del Discepolato, questo ponte fra la personalità nei suoi tre aspetti e la Monade e i suoi tre aspetti è chiamato Antahkarana. (Raggi e Iniziazioni, 454)… Esiste una lacuna nella coscienza, sebbene non esista di fatto. Il filo d’energia del Sûtrâtmâ colma la lacuna e collega debolmente la Monade, l’anima e la personalità. Ma il filo della coscienza si estende solo dall’anima alla personalità, in senso involutivo. In senso evolutivo (usando un’espressione paradossale) non esiste che una piccola consapevolezza cosciente fra anima e personalità dal punto di vista della personalità sull’arco evolutivo del Sentiero del Ritorno. Tutto lo sforzo dell’uomo consiste nel divenire consapevole dell’anima. (Raggi e Iniziazioni, 458).
 
Il Maestro D.K. spiega che tra i centri spinali della testa due interruzioni o lacune che nel corso dell’evoluzione devono venir riempite dall’azione energetica della vibrazione rapidamente crescente dell’unità di forza. Queste due lacune sono la corrispondenza fisica nel cervello di due lacune sui livelli mentali. Il riempimento di questi vuoti equivale alla costruzione di un duplice ponte chiamato dell’Antahkarana, e tale costruzione si sviluppa in tre fasi:
 
  • Nella prima parte è creato un ponte energetico che unisce l’unità mentale della personalità integrata con l’Anima. Questa porzione dell’Antahkarana si svolge dentro l’anello invalicabile individuale.
  • La seconda parte dell’Antahkarana serve di ponte tra l’Anima l’atomo permanente mentale Manas nella Triade Spirituale e va quindi oltre l’anello invalicabile.
   
La prima metà dell’Antahkarana consiste nel conformarsi della personalità alla vita dell’Anima, che è percepita come coscienza di gruppo e dall’unità ed è costituita di sostanza mentale.
 
Si opera con la luce, sostanza che affluisce tramite la meditazione; con l’afflusso di luce che continua a rivelare, la facoltà di visualizzare cresce con l’aiuto della mente illuminata e diviene possibile educare in seguito il discepolo a creare.
 
Quando l’Antahkarana è finalmente ultimato, ciascuno dei tre aspetti della Triade Spirituale trova, nell’organismo eterico dell’iniziato che vive sul piano fisico, un punto di contatto. L’iniziato è ora una fusione di anima e personalità attraverso la quale può riversarsi la vita piena e completa della Monade:
 
  • Il centro della testa diviene il punto di contatto per la volontà spirituale, Atma.
  • Il centro del cuore diviene lo strumento dell’amore spirituale, Buddhi.
  • Il centro della gola diviene l’espressione della mente universale, Manas.
     
Sul Piano Mentale appare un triangolo prodotto dall’attività manasica, e questo triangolo di fuoco comincia a circolare lentamente tra l’atomo permanente mentale e un punto al centro del loto egoico, dove vi è un punto brillante di fuoco elettrico di colore blu-bianco (il Gioiello nel Loto), e di qui all’unità mentale che è comparsa sul quarto sottopiano per l’istinto innato che si avvicina al mentale. Questo triangolo di fuoco, che è fatto di pura forza manasica elettrica, diventa sempre più brillante finché produce una vibrazione in risposta tanto dall’inferiore che dal superiore. Questo triangolo è il nucleo dell’Antahkarana.                                                                                                                                          

       
Figura 39. Le tre fasi dell’Antahkarana  
 
La seconda metà del ponte fra l’anima e la Triade Spirituale con la Monade si realizza con la Scienza della Visione, poiché come la prima metà del ponte è fatta di sostanza mentale, la seconda parte del ponte è di luce.
 
  • In seguito l’Antahkarana si estende direttamente tra la personalità integrata e la Monade senza intervento dell’Anima che non è più necessaria: è lo stadio in cui il corpo causale brucia.
 
L’attività della mente astratta si può incrementare con l’osservazione, la concentrazione, l’allineamento interiore, la meditazione ricettiva e l’attivazione del processo ispirativo, pensando in modo geometrico e astratto. La personalità risiede nei sette sottopiani del Fisico, dell’Astrale e sui quattro del mentale concreto. Solo quando abbiamo sperimentato le diciotto (7+7+4) vibrazioni o sottopiani attraverso le quali la personalità agisce e sperimenta, allora potremo cominciare a costruire il ponte Antahkarana, composto delle migliori qualità che avremo integrato nel nostro carattere, scaturite dal processo di purificazione cui avremo sottoposto la nostra personalità.
 
Come l’Anima non è un loto dai dodici petali che galleggia nella sostanza mentale, ma è in realtà un vortice di forza o dodici energie legate insieme dalla volontà dell’entità spirituale (la Monade sul suo piano), così l’Antahkarana non è una serie di fili di energia, tessuti lentamente dalla personalità fusa con l’anima e riuniti dai raggi corrispondenti proiettati dalla Triade Spirituale, ma è in realtà uno stato di consapevolezza.
 
In realtà l’Antahkarana è l’estensione del triplice filo ottenuto mediante il processo di proiezione cosciente delle tre energie fuse della personalità che sono attratte dall’anima attraverso per differenza di potenziale colmando così l’interruzione fra la mente superiore astratta e la mente inferiore, finora esistente nella coscienza. Quando esso è completato, vi è un rapporto perfetto fra la Monade e la sua espressione sul piano fisico, l’iniziato nel mondo della forma. La costruzione del ponte tra il sé inferiore e il Sé superiore è la reazione all’impulso motore di Dio, il Suo desiderio primo, è per l’unione e l’unificazione.
 
Il primo fattore che rivela la natura divina è la tendenza alla sintesi. Nell’uomo la sintesi avviene dapprima tra materia attributo istinto, e anima attributo intelletto, poi tra anima e spirito attributo intuizione. Infine l’unione con divino attributo illuminazione.
 
  • Istinto, che sta sotto il livello della coscienza, ma al tempo stesso protegge e regola la maggior parte delle abitudini e della vita dell’organismo. La vita emotiva è in gran parte così governata. L’istinto esercita il suo controllo tramite il plesso solare e i centri inferiori.
  • Intelletto, che è autocoscienza intelligente, che guida e dirige l’attività della personalità integrata tramite mente e cervello, e opera mediante il centro della gola e l’Ajna.
  • Intuizione. Riguarda soprattutto la coscienza di gruppo e infine governerà tutti i mutui rapporti, quando agiremo in unità di gruppo. Opera mediante il cuore e il suo centro ed è l’istinto superiore che consente all’uomo di riconoscere l’anima e sottomettersi al suo dominio e alle sue impressioni vitali.
  • Illuminazione. Questo termine dovrebbe in realtà designare la coscienza superumana. È l’istinto divino che consente all’uomo di riconoscere il tutto di cui è parte. Agisce tramite l’anima dell'uomo utilizzando il centro della testa e infine inonda di luce o energia tutti i centri, collegando così l’uomo nella coscienza con le parti corrispondenti del Tutto divino.
  • Lo sforzo congiunto dell’umanità mentalmente risvegliata renderà possibile la costruzione dell’Antahkarana di gruppo planetario e la discesa delle energie del Logos Planetario sulla Terra.  
   
La seconda parte del ponte o Antahkarana è di sostanza di luce, è costruita con i tre corpi dell’anima, la Triade Spirituale, che opera anch’essa su due piani e mezzo con il Piano della Monade. La terza iniziazione segna il compimento del processo, ed esiste allora una linea diretta di rapporto fra la Monade e il sé personale inferiore. La quarta iniziazione segna la completa realizzazione di questo rapporto da parte dell’iniziato.
 
Non cercare, o Tu due volte benedetto, di raggiungere l’essenza spirituale prima che la mente si calmi. Non è così che si cerca la saggezza. Solo a colui che ha imbrigliato la mente e vede il mondo come in uno specchio, si può affidare senza pericolo il senso interiore. Soltanto colui che sa che i cinque sensi non sono che illusione, e che nulla rimane tranne i due che seguono, può essere ammesso nel segreto della trasposizione Cruciforme. Il sentiero percorso dal Servitore è il sentiero di fuoco che passa attraverso il suo cuore e porta alla testa. Non è sul sentiero del piacere né su quello del dolore che può esser ottenuta la liberazione o che viene la saggezza. È trascendendo entrambi, fondendo dolore e piacere, che la meta viene raggiunta, quella meta che sta innanzi, come un punto di luce veduto nelle tenebre di una notte d’inverno[1].
 
Quando tutti e sei atomi permanenti delle due Triadi Superiore e Inferiore sono attivati, cioè quando si sono formati i corpi di base di tutti e cinque i piani, si avvicina il termine del processo evolutivo. La Monade consapevole di se stessa nei cinque piani di esperienza e informazione, si trova ora in una posizione in cui può essere riconciliata con suo Padre Creatore, in altre parole, come il Figliol Prodigo è in grado di trovare la strada di casa. L’Antahkarana, il triplice canale di collegamento fra la Triade inferiore della persona e la Triade superiore del Givatma si costruisce rendendo stabile il collegamento fra questi due vortici. Questo canale sostituisce infine il corpo causale come mezzo di comunicazione tra il superiore e l’inferiore. Quando ciò è avvenuto, allora si è costruito il ponte che congiunge la triplice personalità, il corpo causale e la Triade Spirituale, il corpo causale ha adempiuto il suo scopo, la personalità svanisce, il corpo causale si disintegra, la coscienza dell’uomo è assorbita dalla Monade, l’illusione svanisce. Chi ha trasferito la propria polarizzazione dai tre atomi della vita personale (racchiusi nel corpo causale) ai tre atomi della Triade spirituale, in Oriente è considerato un Maestro di Saggezza. Egli è coscientemente spirito-intuizione-mente astratta, o Atma-Buddhi-Manas.
 
Il passaggio successivo è quello di realizzare quella parte di ponte tra il corpo causale e la Triade Spirituale, Trasferendo nella Triade la vita dell’Ego che funziona nel corpo causale, questo processo si termina nella dissociazione dalla manifestazione nei tre mondi.
 
Per fare questa trasmutazione, il Pensatore nel veicolo causale deve fare tre cose.
 
  • Costruire ed equipaggiare il corpo causale.
  • Produrre il collegamento cosciente, o dominio della triplice natura inferiore, per mezzo degli atomi permanenti.
  • Gettare il ponte sul vuoto esistente tra il corpo causale sul suo livello, e l’atomo permanente manasico.

Gli atomi della personalità o triplice uomo inferiore sono dapprima vivificati in rotazione, e ciascuno mantiene la luce in successione ordinata, finché il triangolo inferiore non è interamente illuminato. In seguito deve avvenire trasmutazione, o in altri termini la polarizzazione deve trasferirsi dai tre atomi permanenti del triangolo inferiore ai tre atomi permanenti della Triade. Quando l’opera è compiuta:
       
  • L’atomo permanente fisico è trasceso quando la polarizzazione diventa manasica o mentale;
  • Collegamenti: dal centro della gola all’unità mentale, poi ai petali della conoscenza, infine all’atomo permanente manasico.
  • L’atomo permanente astrale è trasceso quando la polarizzazione diventa buddhica;
  • Collegamenti: centro del cuore – atomo permanente astrale – petali dell’amore – atomo permanente buddhico.
  • L’unità mentale è sostituita dall’atomo permanente del Quinto Piano, l’atmico;
  • Collegamenti: centro della testa – atomo permanente fisico – petali del sacrificio – atomo permanente atmico.        

Figura 40. Trasmutazione degli atomi permanenti
 
                                                    
Il Fuoco Solare è duplice: è il fuoco della materia o sostanza ed il fuoco della mente fusi. Questo fa dell’uomo la Stella di Luce a sei punte, poiché ciascuno dei due fuochi è triplice. Lo Spirito entra in contatto con la Materia, questa è la Duplice Fiamma che traccia la croce cardinale nello spazio con i suoi due movimenti oscillatori. Il risultato è la nascita del Figlio o Ego, l’aspetto coscienza. La manifestazione egoica è perciò l’aspetto di mezzo, il posto dell’unificazione e dell’equilibrio. Il terzo calice, il corpo causale è prodotto dall’incontro della vita positiva, lo Spirito o Fuoco Elettrico, con il fuoco negativo della Materia o Fuoco per Attrito; questo causa il divampare del Fuoco Solare, il terzo fuoco. Al momento opportuno, la fiamma centrale consuma il terzo fuoco, o ne assorbe l’essenza, e alla fine si fonde con il fuoco dello Spirito e scompare dalla manifestazione oggettiva.   
Figura 3. Le due Triadi la stella sei punte e la sua trasformazione in stella a cinque punte
       

       
Nel Trattato del Fuoco Cosmico il Maestro D.K. insegna: “Ci occupiamo cioè di quella parte della sua natura che riguarda il processo della sua trasformazione nella stella a sei punte durante lo stadio preliminare (la triplice personalità e la triplice Triade si unirono e si fusero e produssero, nel punto di mezzo, il corpo causale), e della trasformazione successiva, quando il corpo fisico sia eliminato, nella stella a cinque punte, o il perfetto Manasaputra[2]”.
 
La Stella a Cinque punte o Pentade, è il simbolo misterico dei Pitagorici e dei Manasaputra Indù. I perfetti Manasaputra sono le Monadi umane che operano sui cinque piani di coscienza: Atmico, Buddhico, Mentale, Astrale o emozionale, e Fisico eterico. Possiamo rappresentare il processo di fusione fra anima e personalità con una stella a sei punte, che indica la fusione della Triade Spirituale con la triade inferiore della personalità alla Terza Iniziazione. Questa stella a sei punte in realtà è composta dall’energia di solo cinque piani, perché l’unità mentale e l’atomo permanente mentale appartengono allo stesso piano di materia, anche se a densità diverse. La stella a cinque punte testimonia che la separazione tra la mente inferiore e la mente superiore non esiste più, la scissione, la frattura non c’è più.
 
Le iniziazioni maggiori, o di Manas, sono conseguite sul piano mentale e nel corpo causale. Esse segnano lo stadio evolutivo in cui l’unità riconosce di fatto, e non solo in teoria, la propria identità con il divino Manasaputra nel cui corpo dimora. Alle iniziazioni del piano mentale, la stella a cinque punte risplende sulla testa dell’iniziato.
 
Alle due iniziazioni finali, che segnano la liberazione dell’uomo dai tre mondi mettendolo in grado di operare nel corpo di vitalità del Logos e ad usare quella forza, l’iniziato diviene la stella a cinque punte, che discende su di lui, si fonde in lui ed egli ne diventa il centro. Questa discesa è prodotta dall’Iniziatore, il quale usa la Verga di Potere e pone l’uomo in contatto con il centro del Corpo del Logos planetario di cui fa parte, e tutto ciò in piena coscienza.
 
Ma fuori dal quadruplice fuoco, alto sull’altare delle età, sorge il Liberato, la Fiamma. La duplice Fiamma ritorna al fuoco del Cosmo. L’essenza è assorbita nei Tre e diventa tutt’uno con la sua Sorgente. La Scintilla diventa la Fiamma, la Fiamma diventa il Fuoco, e diventa parte della grande vampa Cosmica che tiene celato nel cuore il segreto dei Cinque [3].
 
Il Quadruplice Fuoco è quello del quaternario inferiore i corpi materiali della persona, il quattro lo ritroviamo nei quattro giri del Loto Egoico. La triplice natura inferiore è essenzialmente un quaternario: il corpo eterico, la vita animatrice o Prana, il corpo emotivo o kama-manas, e la mente inferiore. Il Manas, o Quinto Principio, fa da collegamento tra l’inferiore ed il superiore. I sottopiani del mentale concreto sono quattro.
 
Questi quattro, con l’uno che li sintetizza, sono in Se stessi la totalità del Manas. Solo quando la stella a sei punte diviene la stella a cinque punte, o la sintesi dell’inferiore nell’astratto o superiore, la trasmutazione nei tre, o Triade Spirituale, diviene possibile attraverso i quattro. Quando il microcosmo ha trasceso i tre mondi della materia ed è divenuto la stella a cinque punte, passa nella coscienza della Monade o puro Spirito attraverso il quarto piano di Buddhi.
 
Si può asserire che la liberazione dell’Anima o Ego è prossima, quando il lavoro di redenzione della materia (tramite la sua utilizzazione nella costruzione delle forme) è stato portato avanti fino ad un punto opportuno. Non è dovuto soprattutto al raggiungimento da parte dell’uomo di una certa statura spirituale o la dimostrazione di certe qualità spirituali. Questa statura e qualità spirituali si manifestano quando i veicoli sono stati “redenti occultamente” e quindi la materia è stata trasformata, trasmutata e simbolicamente “innalzata al cielo”. Quando i veicoli vibrano all’unisono con l’Anima, la liberazione è conseguita.
 
Dapprima si dissolvono i tre petali della conoscenza, ciò significa che l’Anima non è più limitata, o imprigionata, da una civilizzazione o da una cultura e che la mente illuminata è sostituita da una diretta intuizione. Lo stesso avviene per altri due aspetti, ma dobbiamo comprendere che questa è una liberazione dalla limitazione e non un’incapacità a funzionare nei tre mondi o al livello dell’anima.
 
Allora i fuochi della sostanza (la vitalità degli atomi permanenti) sfuggono dalle sfere atomiche, e uniscono la loro parte alla grande sfera in cui sono contenuti; il fuoco della mente si unisce alla fonte che lo ha emanato, e la vita centrale si libera. Questa è la grande liberazione. L’uomo, in termini di sforzo umano, ha raggiunto la meta ... quindi è aperta la seconda serie di petali … i tre petali superiori dell’anello interno ... la stimolazione e l’apertura di questi petali interiori porteranno alla conflagrazione finale e la combustione del corpo causale, con la conseguente liberazione della Vita o Fuoco centrale[4].
 
Nulla rimane salvo una triplice fiamma violetta, indaco e gialla. QUELLO scompare. Poi regnano le tenebre. Tuttavia il Signore di Vita permane, sebbene invisibile[5].
 
Il quarto etere è usato dal raggio violetto come mezzo d’espressione, è quello di cui è fatta la maggioranza dei corpi eterici degli uomini. Il posto del violetto nello spettro ha un’importanza primaria relativamente ai cicli maggiori, e segna la fine di un ciclo ed il principio di un altro. Questo quarto etere, nell’attuale quarta ronda della quarta catena, deve essere pienamente padroneggiato e dominato dalla Gerarchia Umana, la quarta Gerarchia Creativa. Il Piano Buddhico è particolarmente il piano del violetto, sebbene tutti i colori vi trovino posto; il Signore del Raggio della Magia Cerimoniale, che incarna il Raggio, o la Gerarchia, violetto, è in rapporto particolare con il Piano Buddhico, che incarna il colore giallo. Come la maggioranza dei corpi eterici umani sono fatti di materia del quarto etere, così si può dire che Quattro degli Uomini Celesti, i Kumara, hanno il veicolo eterico composto con questo quarto Etere Cosmico (materia buddhica).
 
Nel Piano Fisico Solare il Quarto sottopiano eterico è il Quarto Etere cioè il Piano Buddhico Fisico.
Quarta Ronda.
Quarta Catena Terrestre. Il luogo designato per il dominio del corpo eterico da parte della monade umana.  
Quattro Kumara i cui corpi eterici sono di materia buddhica.
Quarto Piano Buddhico la meta umana.
Quarta Gerarchia Creativa, l’Umana, i Signori del Sacrificio.                  
 
“I Misteri vengono rivelati, non con il ricevere le informazioni su di essi e i loro processi, ma per azione di certi processi attuati nel corpo eterico del discepolo. Questi lo mettono in grado di conoscere ciò che è nascosto...[6]
 
Quando tutti i petali del Loto Egoico hanno fuso le loro forze altrove, il processo di rivelazione è completo. I fuochi inferiori si spengono; il fuoco centrale è assorbito, e solo permane il punto radioso di fuoco elettrico. Allora, all’iniziazione finale, si osserva un curioso fenomeno. Il Gioiello di fuoco sfolgora come Sette Gioielli in Uno o come settemplice scintilla elettrica, e l’intensità dello splendore così creato è riassorbita nella Monade, o nell’Uno. A questo processo corrisponde, al compimento finale dell’evoluzione solare, il divampare dei Sette Soli Prima del grande Pralaya[7].
 
Come il Logos Solare è definito il “Logos Blu”, così nel colore dell’uomo perfetto e dell’involucro aurico mediante il quale si manifesta predomina il blu.
 
Dal calice blu splende e arde l’interna luce divina finché tutte le forme non sono bruciate e scomparse, e nulla è lasciato tranne un’unica astrazione divina. In basso non rimane nulla se non gli involucri, nulla, tranne le forme da usare, e al momento culminante, quale strano evento si vede? Sosta, O Pellegrino, davanti a questa strana apparizione, con testa china osserva il progredire del fuoco. Lentamente il triplice calice si fonde in un altare, e da quel triplice altare il fuoco sale fino alla sua Sorgente. Mentre la fiamma interna sale e si espande, la bellezza della sfera centrale, illuminata, e irradiante una luce bianca, fa che i mondi guardino ed esclamino: “Guardate, ecco un Dio”. Le fiamme salgono sempre più alte e il calore fluisce sempre di più, finché nel momento dell’ora fissata — la fiamma distrugge tutto, e tutto è finito: il lavoro di ere è ridotto, in un attimo, a nulla[8].
 
Quando la costruzione dell’Antahkarana è completa raggiunge i due aspetti più alti della Triade spirituale: Buddhi e Atma; e allo stesso tempo, è raggiunta gradualmente l’unificazione della personalità con l'Anima. Allora il corpo causale non è più necessario avendo esso compiuto la sua funzione che dura da secoli e così si dissolve, ma questo avviene soltanto alla Quarta Iniziazione. Il Gioiello nel Loto è rivelato completamente, e appare con la luce splendente, l’intenso calore radiante, e il tremendo effluvio di forza, producono la disintegrazione della forma circostante, la frantumazione del corpo causale, la dissoluzione del fiore di loto, cioè la distruzione di ciò che in termini mistici è chiamato il Tempio di Salomone. Il Commentario spiega che il terzo Calice di colore blu, s’incendia in una sfera di luce bianca, tutte le sue forme sono bruciate in basso rimangono solo gli involucri, il Dio all’interno del Loto è Liberato. Il triplice fuoco sale verso la sua sorgente, la Triade Spirituale, il lavoro di molte ere è terminato, il Pellegrino è libero dalla Ruota della Vita nei mondi più densi.
 
La sesta e la settima iniziazione hanno luogo sul piano Buddhico e su quello Atmico; la stella a cinque punte “divampa entro se stessa” e diventa la stella a sette punte; essa discende sull’uomo ed egli penetra entro la fiamma[9]. L’iniziato diviene consapevole di quella “Presenza” che include anche l’Entità spirituale che è la sua Monade, egli vede la sua Monade tutt’una con il Logos planetario.
 
 
[1] Trattato dei Sette Raggi V, “Stanze per discepoli” pag. 761.
[2] Trattato del Fuoco Cosmico - “La manifestazione egoica è prodotta da due fuochi”, pag. 506.
[3] Trattato dei Sette Raggi V,  Stanze per discepoli”, 768.
[4] Trattato del Fuoco Cosmico, pag. 542-543.
[5] Trattato del Fuoco Cosmico, pag. 820.
[6] A.A. Bailey I Raggi e le Iniziazioni, pag. 337.
[7] Trattato del Fuoco Cosmico, pag. 1119.
[8] Trattato dei Sette Raggi V, “Stanze per discepoli”, pag. 768.
[9] A.A. Bailey Iniziazione umana e solare, pag. 16.
 
ANTAKARANA PONTE DI SUONI E COLORI
 
Il ponte fra i veicoli della Personalità e il Sé Spirituale è lAntakarana è descritto dal Maestro D.K. come un Ponte Arcobaleno. Il Loto egoico dimora dell’Angelo Solare è descritto di rara bellezza, pulsante di vita e radioso racchiude in sé alla terza iniziazione, tutti i tutti i colori dell’arcobaleno.
 
Il Ponte Arcobaleno, costruito dai figli degli uomini che cercano la luce pura. “Essi attraversano il ponte, diretti verso la Luce serena che li aspetta e portano la luce radiosa giù, nel mondo degli uomini, rivelando il nuovo regno dell’Anima; le anime scompaiono e si vede solamente l’Anima”. (Il Discepolato nella Nuova Era II, 408).
 
È chiamato “Ponte Arcobaleno”, perché è costituito di tutti i colori dei Sette Raggi. Per essere esatti e parlando dal punto di vista del discepolo, il ponte che egli costruisce tra la personalità e la Triade Spirituale è composto di sette fili d’energia o sette correnti di forza; egli usa tutti i Sette Raggi e questa possibilità deriva dal fatto che la sua personalità, nel lungo ciclo di incarnazioni è stata molte volte su tutti i Raggi. Ma alla fine predomina il Raggio dell’Anima, e nel ponte arcobaleno “si sentono vibrare i colori dei suoi raggi; si vede la nota del suo raggio”. Il ponte costruito dall’umanità nel suo insieme è un ponte unico formato dai molteplici ponti individuali costruiti dai numerosi discepoli. Perciò sarà infine formato da sette fili o correnti d’energia provenienti dai sette gruppi egoici (un gruppo per ogni tipo di Raggio). (Raggi e Iniziazioni, 505).
 
Suono e Colore, sono espressioni di velocità di vibrazione, non vi possono essere né Suono né Colore senza Numero, poiché ogni periodo di frequenza vibrazionale ha proprio tante unità di vibrazione, il che equivale a dire che è un numero. I colori che vediamo con i nostri occhi fisici non sono i veri colori della Natura Occulta, ma sono semplicemente l’effetto prodotto sul meccanismo dei nostri organi fisici da certe frequenze di vibrazioni. Quando parliamo del suono, implichiamo contemporaneamente sia il colore sia il numero; o, tutte le volte che parliamo del colore, implichiamo il suono e il numero vibrazionale che lo manifesta; ed egualmente, tutte le volte che parliamo del numero, se avessimo gli occhi per vederlo e le orecchie per udirlo, noi vedremmo il colore, come pure udiremmo il suono corrispondente a tale numero o frequenza vibrazionale. È a questo che Pitagora alludeva quando parlava della maestosa armonia delle sfere.
 
Anche la signora H.P. Blavatsky nel III volume della Dottrina Segreta, “insegnamenti esoterici” ci parla dell’Antahkarana (DS III, 612 e seguenti) collegandolo ai colori degli involucri che ricoprono il Sé Spirituale. Negli Insegnamenti Esoterici è rappresento con colore azzurro l’Uovo Aurico, “Uovo Luminoso” (Hiranyagarbha), o l’invisibile sfera magnetica in cui è avvolto ogni uomo. Come Hiranyagarbha, la Matrice o Uovo d’Oro, contiene Brahmâ, il simbolo collettivo delle Sette Forze Universali, così l’Uovo Aurico contiene l’uomo divino e l’uomo fisico, ed è in relazione diretta con entrambi. Nella sua essenza, come si è detto, è eterno; nelle sue costanti correlazioni e trasformazioni durante il progredire dell’Ego che si reincarna su questa terra, è una sorta di macchina in moto perpetuo. (DS III, 586 edizione Cintamani).
 
Questo Corpo (l’uovo aurico) è quello che, al momento della morte, assimila l’essenza di Buddhi e Manas, e diviene il veicolo di questi princìpi spirituali, che non sono oggettivi, e poi, con la piena irradiazione di Atma su di esso, ascende come Manas-Taijasi allo stato devacianico. Di conseguenza, è chiamato con molti nomi. È il Sûtrâtmâ, il “filo” d’argento che “si incarna” dall’inizio alla fine del Manvantara, infilando su di sè le perle dell’esistenza umana; in altri termini, l’aroma spirituale di ogni personalità che esso segue attraverso il pellegrinaggio della vita… Dopo la morte dell’uomo, quando le sue particelle più eteree hanno ritratto in sè i princìpi spirituali di Buddhi e del Manas Superiore e sono illuminate dallo splendore di Âtmâ, il Corpo Aurico rimane nello stato di coscienza devacianico, o, nel caso di un vero Adepto, preferisce lo stato di Nirmânakâya.  
 
La rappresentazione (III volume della Dottrina Segreta, 517, edizione Cintamani) mostra Paramâtmâ, il Sole Spirituale di colore bianco, pensato come al di fuori dell’Uovo Aurico umano.
 
La stella con una punta in basso, di color rosso sangue, simbolo dell’uomo nel suo aspetto infernale, rappresenta Kama, il desiderio, che abbraccia la mente inferiore rappresentata dal triangolo verde capovolto, questo è il simbolo della Materia, quello dell’uomo personale, e il pentacolo riconosciuto della Magia Nera.
 
L’altra stella con la punta verso l’alto arancione macrocosmico di VITA, Prana, rappresenta il corpo vitale dell’uomo rappresentato a gambe e braccia divaricate che rappresenta l’uomo. L'arancione si riferisce alla vitalità pranica e al fuoco della mente in erba. Si riferisce al Fuoco Attivo per Attrito. L'arancione è il colore exoterico della mente, il colore del fuoco e della fiamma. Il nostro Dio è un Fuoco che Consuma.
 
Il pentacolo universale deve essere raffigurato con la punta diretta in su, il segno della Magia Bianca.
 
Il Manas Superiore è rappresentato come un triangolo con il vertice puntato verso l’alto, di colore Indaco-Blu. Il Manas Inferiore è rappresentato come un triangolo con il vertice puntato verso il basso, di colore Verde. Il veicolo del prana Linga Sharira di colore viola.
 
Figura 42. Simbolismo di colori e forme geometriche dell’Uomo-Uovo

 
Nella punta superiore del pentagramma arancione vi è un triangolo blu con la punta rivolta in alto che rappresenta il Manas Superiore, la mente spirituale. Sulla punta della stella di colore arancio vi è Buddhi, la Ragion Pura, è rappresentata col simbolo delle Dee Madri (Iside), una falce lunare gialla crescente, su cui splende Atma, il Sole dello Spirito. Giallo il colore della fusione, arancione il fuoco interno. La via verso Buddhi è visualizzata da un canale che collega i due triangoli della mente inferiore e superiore. Tale canale è detto Antakarana, il sentiero o ponte di comunicazione che serve da legame tra l’essere personale, il cui cervello fisico è sotto l’impero della mente inferiore animale, e l’Individualità che si reincarna, l’Ego spirituale, Manas, Manu, “l’Uomo Divino”. Soltanto questo Manu pensante è quello che si reincarna. In realtà, e nella natura, le due Menti, la spirituale e quella fisica o animale, sono una, ma separate in due alla reincarnazione.
 
Nel disegno Atma, è rappresentato come un Sole bianco che risplende sull’Uovo Aurico. Ricordando che la scala musicale e i colori, secondo il numero delle vibrazioni, vanno dal mondo della Materia grossolana, a quello dello Spirito, la serie del colori inizia dal Rosso, il DO, il desiderio, e termina col violetto, il SI colore del contenitore della Vita, il Prana.
 
Verde e Rosso, sono colori intercambiabili, poiché il Verde assorbe il Rosso, essendo nelle sue vibrazioni tre volte più forte di questo; e il Verde è il colore complementare dell’estremo Rosso. Questo è il motivo per cui il Manas Inferiore e il Kama sono rappresentati rispettivamente come Verde e Rosso. Il colore del manas superiore ove dimora il loto egoico è indaco. Il vero Indaco è il Blu della volta celeste in una notte senza luna.
 
Il Vecchio Commentario dice:
 
“Quando l’occhio è cieco, le forme create girano in circolo e non adempiono la legge. Quando l’occhio è aperto, la forza si riversa, la direzione è assicurata, l’adempimento è certo ed i piani procedono secondo la legge; l’occhio di colore blu e l’occhio che non vede rosso, aperti, producono con grande facilità ciò che è previsto”. (TFC, 1007).
 
L'occhio è "di colore blu" perché si apre in connessione con l'energizzazione del loto egoico sul Piano Mentale Superiore che possiamo pensare come associato al "blu", che è il complemento dell'arancione (un colore anch'esso giustamente associato con il Piano Mentale). Viviamo all'interno del Logos Solare che è di colore Blu, e l'anima sviluppata vede all'interno dell'energia unificata dell'Amore-Saggezza (il cui colore è blu scuro o indaco - il blu scuro del Secondo Raggio). Il terzo occhio non vede "rosso" in questo caso, poiché il rosso è il colore del desiderio (basato sulla dualità). Come si apre il terzo occhio, il desiderio di vivere nel mondo dualistico svanisce rapidamente. Il terzo occhio detto "Occhio di Shiva" è spesso considerato di colore blu ecco perché non vede il rosso inferiore del desiderio.
 
Nel grafico proposto da H.P. Blavatsky, la Mente spirituale dell’uomo è stata associata a un triangolo di colore blu indaco, il colore dell’Amore Cosmico quella animale, La mente animale dell’uomo è stata associata a un triangolo di colore verde puro (il colore dell’Attività Intelligente, la Natura).
 
L’indaco è il colore intensificato della volta celeste, per denotare la tendenza all’alto di Manas Superiore verso Buddhi, l’Anima celestialmente spirituale. L’indaco o azzurro cupo, è il complemento del giallo nel prisma, pertanto, Manas Superiore è il completamento di Buddhi. Ad esempio, il Corpo Aurico conterrà parecchio verde, colore della Mente formale o Inferiore, se l’uomo è un sensuale materialista, come invece conterrà molto azzurro scuro, se la Mente Spirituale prevale sul Manas Inferiore.
 
Figura 43. Simbolismo dei colori dell’antakarana[1]

 
Tra i due triangoli opposti è visualizzato un ponte, un canale Verde perché la sua costruzione inizia nel Manas Inferiore, che sale verso l’Azzurro-Indaco del Manas Superiore. Nello schema del microcosmo proposto da H.P. Blavatsky, l’Ego Divino tende con la sua punta all’insù di colore Blu verso Buddhi, mentre l’Ego umano con la sua punta all’ingiù di colore Verde gravita verso il basso,  immerso nella Materia, collegato con la sua mente soggettiva superiore solo dall’Antakarana.
 
I due triangoli, il maggiore e il minore sono rappresentati intrecciato nel simbolo tradizionale indù del Anahata chakra del cuore la sede della percezione attiva. I due triangoli sono attraversati da un canale l’Antakarana.
 
Figura 44. Rappresentazione tradizionale di Anahata  Chakra o del Cuore
 
 
Al centro dell’Anahata chakra, è visibile il tratto superiore dell’Antakarana che termina con un triangolo capovolto.
 
La corolla del loto è composta di 12 petali (vibrazioni) tutti associati una sillaba, a un suono dell’alfabeto sanscrito. Il suono-seme associato al chakra cioè il bija mantra[2] , è YAM.
 
Il Colore tradizionale associato al loto del cuore è il Verde. La nota musicale, associata a questo chakra è il FA.
 
Il Chakra del cuore si trova al centro dei Sette Chakra e svolge un’importante funzione nella salita dell’energia di Kundalini. Le due energie che scorrono lungo la spina dorsale sono attivate dall’azione congiunta dei due chakra dai 12 petali o Suoni-Vibrazioni.
 
Fra i componenti delle aure progredite, è specialmente raro vedere il verde smeraldo e il nobile rubino che generano un contrasto reciproco. Il primo denota sintesi, e il secondo l’auto-sacrificio del conseguimento. Nelle aure torbide si possono osservare tracce di entrambi, ma vederli puri è raro quanto lo sono la sintesi e il conseguimento. Lo smeraldo è vicino al Calice, e il rubino all’Occhio di Brahma.[3]
 
Brahma è il creatore del mondo materiale, il colore rosso rubino è a lui associato. Brahma è associato al chakra basale a 4 petali, Shiva al Chakra del centro della testa, e Vishnu al loto del cuore. Shiva è la Coscienza pura. Shakti è l’energia femminile l’emanazione diretta dell’Eterna Radice, l’aspetto femminile della Causa Creatrice, la Grande Madre dell’Universo che perché Forza Vitale risiede nel corpo dell’uomo al centro più basso con Brahma. L’Occhio di Brahma è l’Occhio di Kundalini, la sua Shakti. Il compimento dello Yoga è l’unione dei due, quest’unione è Laya, o dissoluzione. Sia Shiva sia Shakti sono la Coscienza, ma mentre il primo ne costituisce l’aspetto Tamas statico e immutabile, Shakti costituisce l’aspetto Rajas, cinetico, attivo. Il centro del cuore armonizza i due opposti.
 
Il Centro del Calice o del Cuore ha come colore il Verde Smeraldo secondo l’Agni Yoga e il rosso rubino è quello dell’occhio di Brahma, quello del chakra basale, di Kundalini. Il colore rosso sangue di Kama, del desiderio è del chakra solare, la sede delle emozioni, il rosso sangue è il colore della volontà asservita al desiderio, il suono del DO, nell’ipertono superiore del DO’.
 
Figura 45. I Sette vortici o Chakra
 
 
Come il loto del Cuore ha la quarta posizione, quella mediana, nei sette chakra o loti, così il FA ha posizione mediana nelle sette note musicali. Prendendo come centro il Cuore, si possono tracciare tre circonferenze che individuano i seguenti rapporti:
 
1.       Tra il primo chakra, base della spina, e il settimo chakra, centro della testa.
2.       Tra il secondo chakra, sacrale organi riproduttivi, e il sesto chakra, centro Ajna tra gli occhi.
3.       Tra il terzo chakra, solare ombelicale, e il quinto chakra, centro della gola.
 
Il Quarto chakra funge da ponte di collegamento tra le energie sottili superiori e quelle grossolane inferiori. Infine possiamo tracciare una croce passante per il quarto centro che divine in quattro le tre circonferenze.
 
Il Maestro D.K ci informa che:
 
Quando testa, cuore e centro di base sono in rapporto magnetico e dinamico, con effetti d’irradiazione, essi influenzano il nervo vago[4] e tutti i fuochi del corpo si unificano ed elevano, purificando e “aprendo tutte le porte”. Non è il nervo vago che serve a ridestare il fuoco di Kundalini, ma è l’inverso.
 
L’altra figura tradizionale che ha nel suo simbolo il canale terminale di Sushumna col triangolo col vertice in basso, è quella del loto a quattro petali situato alla base della spina dorsale. All’interno del loto ardente a quattro petali di color Rosso vi è un quadrato arancione. Il suono associato al bija mantra è LAM. Sopra il simbolo seme vi sono Brahma bambino dalle Quattro facce e la sua Shakti. Il Colore associato è il Rosso. La nota musicale, associata a questo chakra è il DO.
 
Il Maestro dice che vi è un'analogia tra la struttura dell'Antahkarana e il canale esistente tra il centro della base della colonna vertebrale e il centro della testa. In questo caso, il centro basale della colonna vertebrale a quattro petali e l'unità mentale sul quarto sottopiano mentale saranno analoghi. È interessante notare che entrambi sono segnati dal numero quattro. Anche l'atomo permanente manasico e il centro cervello/testa sono visti come analoghi.                                                                                                                                                                                                              
Esiste un'analogia interessante (accurata in generale, anche se nei dettagli non così evidente) tra la costruzione dell'Antahkarana su livelli mentali, tra l'unità mentale e l'atomo permanente manasico (per mezzo del quale il Sentiero della Liberazione viene percorso e l'uomo liberato) e l'apertura del canale tra il centro alla base della spina dorsale e il cervello, e quindi al centro della testa. Lungo quest’ultimo canale l’uomo esce dal corpo fisico denso, raggiungendo la continuità di coscienza (tra i Piani Astrale e Fisico).  (TFC, 790).  
Figura 46. Terminale superiore dell’antakarana[5]
 
 
Il terminale superiore del Ponte Antakarana ha la sua corrispondenza fisica nel settimo chakra, Sahasrara, al centro della testa, di 960+12=972 petali comunemente detto dai 1000 petali o vibrazioni. Nei petali del loto sono contenute tutte le lettere e Suoni. Questo centro energetico ha nel suo cuore un loto più piccolo a Dodici petali di colore bianco in cui è inscritto il triangolo chiamato Kamakala, che simbolicamente raffigura la sede della Shakti Suprema, cioè la Forza Cosmica non individualizzata. È di colore bianco ed è orientato verticalmente con il relativo imbuto che punta verso il cielo. Il suono mantra associato al centro della Testa è collegato con Shiva. La nota musicale, associata a questo chakra è il SI.
 
A differenza del loto centro della corona con i 960 che ha i petali rivolti verso il basso, cioè verso Kundalini, il loto a 12 petali all’interno del Centro della Testa ha, i 12 petali sono rivolti in alto, appunto come un Calice. Quando Kundalini si trova nel centro basale, i chakra con i loro petali sono volti in basso; quando questa energia è risvegliata, si voltano e salgono lungo la colonna spinale verso il Brahmarandra.
 
Dal cuore di questo loto dai molti petali esce una fiamma di fuoco con il colore fondamentale del Raggio dell’individuo. Questa fiamma sale verso l’alto e sembra attirare verso il basso una cortina di luce elettrica: l’afflusso che discende dallo spirito sul piano più alto. Questo indica l’unione dei fuochi e la liberazione dell’uomo dagli impedimenti della materia. (TFC, 170-171).
 
Possiamo presumere che questo raggio sia il Raggio Monadico. C’è un accenno all'esistenza di una relazione tra la Monade e il "Cuore nella Testa". Questa Fimma colorata dal Raggio della Monade, che attira verso il basso "un afflusso di luce elettrica", sembra toccare la Monade, la fonte del Fuoco Elettrico  dello Spirito. L'Angelo Solare non è coinvolto in questo contatto, forse perché il corpo causale è stato distrutto. La fuga verso l’alto è non solo dalla personalità, ma anche dal corpo causale fiammeggiante: è la liberazione dai vincoli materiali.
 
Il vortice del centro del cuore è composto di 12 vibrazioni, il loto all’interno del centro della Testa all’interno del chakra della testa ha 12 petali, il loto egoico ha anch’esso 12 petali. Una risonanza energetica si stabilisce con il tempo tra questo tre centri e l’energia dal cuore sale di piano in piano al centro della Testa e poi al loto egoico sede dell’Anima. Il chakra del cuore nel corpo umano è posizionato al centro dei Sette chakra principali e svolge un’importante funzione nella salita dell’energia di Kundalini. Le due energie che scorrono lungo la spina dorsale sono attivate dall’azione congiunta dei due chakra dai 12 petali o Suoni-Vibrazioni.
 
Il segreto del Fuoco si cela nella seconda lettera della Parola Sacra. Il mistero della Vita sta celato nel cuore. Quando il punto inferiore vibra, quando il triangolo sacro rifulge, quando il punto inferiore, il centro e l’apice sono collegati e il Fuoco circola, quando similmente arde il triplice apice, allora i due triangoli, il maggiore e il minore, si fondono in un’unica fiamma che consuma il tutto[6]. Trattato del Fuoco Cosmico, Stanza I di Dzyan.
 
La seconda lettera della parola sacra AUM è “U” ed è associata al Secondo Logos Vishnu al loto del cuore. Brahma il Terzo Logos è associato al chakra basale dai 4 petali. Shiva il Promo Logos è associato al chakra del centro della testa.
 
Il punto inferiore è il centro basale dove risiede Kundalini, il Fuoco per Attrito; il punto superiore è il centro della testa. Quando il Triangolo Sacro della Monade si accende, allora i due triangoli, il maggiore e il minore si fondono in un’unica fiamma. I due triangoli sono rappresentati intrecciati come stella a sei punte nel simbolismo del chakra del cuore.
 
“Quando il punto inferiore, il centro e l’apice sono collegati e il Fuoco circola”. Il terzo punto è il centro della figura dei due triangoli intrecciati dove vi è ancora un loto a 12 petali, il Loto Egoico.
 
Il Maestro D.K. ci informa che: “Quando testa, cuore e centro di base sono in rapporto magnetico e dinamico, con effetti d’irradiazione, essi influenzano il nervo vago[7] e tutti i fuochi del corpo si unificano ed elevano, purificando e “aprendo tutte le porte”. Non è il nervo vago che serve a ridestare il fuoco di Kundalini, ma è l’inverso.
 
L’altra figura tradizionale che ha nel suo simbolo il canale terminale di Sushumna col triangolo col vertice in basso, è quella del loto a quattro petali situato alla base della spina dorsale. Il suono associato al bija mantra è LAM. Sopra il simbolo seme vi sono Brahma dalla Quattro facce bambino e la sua Shakti. Brahma è il creatore del mondo materiale, la nota musicale, associata a questo chakra è il DO. Il colore è Rosso rubino.
 
Quando si presenta un colore, guardatelo, e se non è quello buono respingetelo. Fermate la vostra attenzione soltanto su Verde, Indaco e Giallo. Questi sono colori buoni. Essendo gli occhi collegati con il cervello, il colore che più facilmente vedrete sarà quello della personalità … Il Verde metallico è il Manas Inferiore, il Giallo metallico è l’Antahkarana, l’Indaco metallico è il Manas. Questi vanno osservati, e quando il Giallo metallico si fonde con l’Indaco, siete sul piano di Manas.[8]
 
Tre fiamme, quindi il Calice del Conseguimento e poi il terzo occhio — ciò fa parte del Nostro Mistero.[9]
 
Le Tre fiamme sono di Kundalini del Serpente igneo: Ida a sinistra, Pingala a destra, e Sushumna al centro, che salgono dalla base spinale attivando l’Occhio della Conoscenza, il Terzo Occhio.
 
Ida, di colore bianco, possiede la qualità fredda dell’energia, sale serpeggiando dalla base sinistra di Muladhara fino alla narice destra ed è associato alle energie fresche, lunari.
 
Pingala, di colore rosso, possiede la qualità calda dell’energia, sale anch’essa serpeggiando ma dalla base destra fino alla narice sinistra e la sua energia è solare e infuocata.
 
Sushumna è il canale centrale e scorre dalla base della spina dorsale fino alla sommità del capo (Chakra Sahasrara).
 
Quando Kundalini si risveglia comandata dal Centro dei Cuore, allora il suo Mistero è completamente rivelato: l’uomo interiore, il Figlio fatto a somiglianza del Padre abbandona la vecchia pelle e riconosce di essere quel Serpente Igneo. Nel Brahmarandra, foro posto al centro della testa del chakra Sahasrara dimora dormiente Kundalini come sua forza interna.
 
Ida e Pingala sono semplicemente il diesis (#) e il bemolle (b) del FA (della natura umana) la nota fondamentale e la nota mediana nella scala dell’armonia settenaria dei princìpi – quando toccata in modo corretto essa sveglia le guardie su entrambi i lati del Manas Spirituale e del Kama fisico, e sottomette l’inferiore con il superiore. Ma questo effetto deve essere prodotto dall’esercizio della forza di volontà e non attraverso la soppressione scientifica o esercitata del respiro.
 
Sapendo che il diesis innalza di un semitono la nota e viceversa il bemolle lo abbassa di un semitono, il FA diesis, ida, è una nota diversa dal FA e si trova un semitono più in alto del FA e a un semitono più basso del SOL, mentre il FA bemolle, Pingala, corrisponde al MI[10]. Nello schema dato da H.P. Blavatsky:
 
  • Pingala, il FA bemolle, cioè MI corrisponde a Buddhi;
  • Ida, il FA diesis, corrisponde al SOL bemolle.
   
Sappiamo che il SOL corrisponde all’involucro aureo, o corpo causale, pertanto il SOL bemolle posto a metà fra il FA e il SOL spinge l’energia di Ida nel corpo causale. Allo stesso modo il FA diesis, spinge l’energia di Ida verso Buddhi, la Ragion pura.
 

[1] Il disegno con il Ponte Arcobaleno è tratto dal libro “Il Gioiello nel Loto” di Douglas Baker, edito da Crisalide.
[2] I Bija (seme) Mantra sono suoni molto potenti che hanno effetti rilevanti ed istantanei. Om, il Mantra di Ajna, è il padre di tutti i Bija Mantra.
[3] Agni Yoga, 535.
[4] Il nervo vago parte dal midollo allungato e si porta, attraverso il foro giugulare, verso il basso nel torace e nell'addome.
[5] Lo stelo del loto rivolto verso l’alto, in realtà è l’Antahkarana.
[6] A.A. Bailey, Il Trattato del Fuoco Cosmico, Stanza I di Dzyan.
[7] Il nervo vago parte dal midollo allungato e si porta, attraverso il foro giugulare, verso il basso nel torace e nell’addome. Il nervo vago si divide in 2 nervi vaghi destro e sinistro che sono tra i più importanti del corpo nonché i più lunghi e i più ramificati tra i nervi cranici. Due centri potenti sono connessi al nervo vago: il centro del cuore e quello alla base della spina dorsale.
[8] H.P. Blavatsky, Insegnamenti Orali.
[9] Agni Yoga, 465.
[10] Nella scala pitagorica l’intervallo tra il MI e il FA, e tra il SI e il DO successivo è di un semitono, mentre tra tutte le altre note è di un tono.
 
MANTRAM

Il termine Mantra nasce dall’unione tra le parole sanscrite “manas” mente e “trayati” che vuol dire liberare, il suo scopo è di fungere da magnete per attrarre le vibrazioni spirituali per metterle a fuoco. Secondo le Upanishad, le antiche scritture dell’India, la dimora originale del Mantra era il Parma Akasha, o Etere primordiale, Mantram è pensiero infuocato. Si precisa che mantra e mantram sono equivalenti, poiché la seconda forma è semplicemente la declinazione della prima al caso accusativo. Per i Pitagorici, consonanza e dissonanza erano precisi concetti matematici, a decidere la bellezza di un intervallo era il rapporto numerico che lo descriveva. Suoni e colori sono vibrazioni espresse in numeri spirituali. I Mantra sono invocazioni magiche che si basano più sul suono che sulle parole, costituiscono il canale di comunicazione.
 
Ogni cosa è Suono e movimento; nell'universo tutto è Vibrazione che ha il senso vivente di un parlare, la vibrazione è Parola Suono, Verbo rivelatore. I Tre aspetti del Suono Primordiale contenuti nelle tre lettere A-U-M, combinandosi fra loro generano a loro volta altri Sei Suoni, che con il Suono Sintesi fanno Sette in tutto, il Settuplice Suono dell’OM-kara, mentre tutti gli altri suoni detti Vi-kara (modificazione), sono distorsioni.
 
AUM” disse il Potente, e risuonò la Parola. Le settemplici onde della materia si separarono, e apparvero le forme. Stanza Dzyan II, TFC, 12.
 
La grande PAROLA che risuona per cento anni di Brahma, o continua a riverberarsi attraverso un sistema solare, e il sacro suono AUM.
 
Sul Primo Piano quello divino si manifesta come Elettricità come Impulso Vibratorio. Causa l’aggregazione della materia e la sua attività entro certi limiti, o il suo risveglio all’attività entro l’anello invalicabile solare. Questa è la prima sillaba della Parola Sacra.
 
Sul Secondo Piano, quello Monadico si manifesta come Elettricità come Luce, che causa l’oggettività sferoidale. È la nascita del Figlio. Comprende l’enunciazione della seconda sillaba della Parola Sacra.
 
Sul Terzo Piano, quello Atmico si manifesta come Elettricità come Suono. Qui abbiamo la triplice Parola Sacra completata.
 
Sul Quarto Piano quello Buddhico, questa forza elettrica si manifesta come Colore. Qui dice che il Colore è la manifestazione Buddhica dell’elettricità.
 
La Vibrazione genera il Suono che si manifesta come Colore. Quando “le stelle cantano insieme”, quando “il canto degli Dei” risuona nel gran coro dei cieli, essi producono una corrispondente sinfonia di colori. Suono e Colore, sono espressioni di velocità di vibrazione, non vi possono essere né Suono né Colore senza Numero, poiché ogni periodo di frequenza vibrazionale ha proprio tante unità di vibrazione, il che equivale a dire che è un numero.
 
La densificazione delle forme è quella della coscienza. La Forza Creatrice, nel suo incessante compito di trasformazione, produce Suono, Luce o Colore, e Numeri, in forma di rapporti delle vibrazioni che compongono e dissociano atomi e molecole. Benché invisibile e inudibile per noi nei particolari, la sintesi del tutto diviene per noi udibile sul piano materiale.
 
Nella differenziazione, e come è udita nel tempo e nello spazio, ognuna delle Tre Lettere Mistiche sta per la prima lettera di una frase sussidiaria che consiste di vari suoni. La Parola Sacra, o Suono emesso dal Creatore, esiste in varie forme; sebbene sia in realtà un’unica Parola, ha parecchie sillabe. L’insieme delle sillabe forma una frase solare; separate, esse formano certe parole di potere che producono differenti effetti.
 
  • Quando il Logos Solare, pronuncia la triplice Parola fa sorgere una settemplice vibrazione.
  • Quando l’Uomo Celeste, pronuncia la Parola, porta in oggettività evolutiva il suo Schema Planetario e tutto quello che esso contiene.
  • Quando la Monade, pronuncia la triplice parola, origina una settemplice vibrazione.
  • Quando l’Ego risuona la Parola, produce un essere umano nei tre mondi.
       
Mantra è il linguaggio degli incantesimi. Il linguaggio degli elementi è composto di SUONI, di numeri e di cifre.
 
Risuonò la PAROLA che produsse nella Triade il desiderio di auto-espressione, e quando il suono della manifestazione inferiore si fu unito con esso e fu salito al cielo, secondo l’espressione dei libri occulti fu prodotto un effetto che causò una risposta in certe costellazioni collegate; questo liberò l’energia che penetrò nel sistema solare portando con sé gli Angeli Solari che “riposarono nel Cuore di Dio finché venne l’ora”.
 
Questo Suono si espande in un Mantram, e gli Angeli Solari vibrano in risposta. Qui vi è un punto interessante da notare.
 
a.       Il Primo Aspetto Opera Mediante Una Parola Di Potere.
b.      Il Secondo Aspetto Opera Mediante Combinazioni Mantriche.
c.       Il terzo aspetto opera mediante formule matematiche.
     
Dopo aver fatto risuonare la Parola, il Primo Aspetto, rappresentato dal Fuoco Elettrico nel centro del Loto Egoico, torna nella quiescenza e diventa un’astrazione per quanto riguarda l’unità autocosciente. Il lavoro è stato iniziato, la vibrazione occorrente è stata avviata e l’intero processo prosegue secondo la legge.
 
Gli Angeli Solari hanno cominciato la loro attività, e finché il loro lavoro non avrà raggiunto uno stadio assai elevato, l’aspetto Spirito deve diventare, nel corpo causale, l’analogo del Guardiano Silenzioso.
 
Mentre gli Angeli Solari continuano a far risuonare il mantram che è la base del loro lavoro, i Pitri Lunari rispondono a certi suoni di quel Mantram (non certo a tutti, dapprima) e traggono da quei suoni la formula secondo la quale il loro lavoro deve procedere. Così la Parola è la base del Mantram, ed il Mantram è la base della Formula. Ad ogni incarnazione occorrono delle forme più fini, e perciò le formule diventano più complicate ed i suoni su cui sono basate diventano più numerosi. (TFC, 772).
 
Guhya Vidya è la scienza dei Mantram, la conoscenza segreta del Potere occulto del suono, o della Parola. Quando lo Yogi domina le forze elementali della natura, usa questo potere, che è la base del Mantra Yoga, cioè del suono e della parola creativa. È il settimo potere creativo vasitva, concerne gli elementi vivificati così che divengono “vere cause”; questo si riferisce al potere della Parola di comandare le forze costruttive in attività coordinata, così da ottenere forme concrete.
 
Vi sono vari tipi di mantram che, genericamente, si possono elencare nel modo seguente.
 
  • Mantram assai esoterici, nel Senzar originario, custoditi dalla Gran Loggia Bianca.
  • Alcuni mantram, sanscriti sono impiegati da iniziati e adepti.
  • Mantram connessi ai vari Raggi.
  • Mantram usati per guarire.
       
Quando il potere del suono sarà meglio compreso e ne saranno studiati gli effetti, quei mantra verranno adottati anche in occidente. Alcuni di essi sono antichissimi e quando enunciati in Sanscrito originale hanno effetti d’incredibile potenza. Tanto potenti che allo studente comune non è concesso conoscerli e vengono impartiti solo oralmente durante la preparazione all’iniziazione. (Lettere sulla meditazione occulta, 163).
 
Poiché il Suono, il mantra è così essenziale per i processi magici, le parole magiche e i mantra sono governati dal Settimo Raggio. È interessante quanto il Settimo Raggio sia associato alla Parola, a un certo punto dello sviluppo umano, si dice che il Settimo Raggio domini il centro della gola.
 
Trattando molto brevemente la questione dei mantram, dobbiamo riconoscere che “il tempo non è ancora venuto” per divulgarli. Comunicare le forme mantriche non sarebbe di nessuna utilità immediata. Lo sviluppo dell’intuizione per mezzo dell’aspirazione, dello sforzo, dell’insuccesso e dello sforzo rinnovato che sfocia nel successo, sono molto più utili all’Ego dei risultati realizzati rapidamente con l’uso del suono. (TFC, 452).
 
Uno stato di ignoranza o di temerarietà che, nel tentativo di usare certe forme e certi mantram senza il consenso del Maestro, coinvolge lo studente con certi gruppi di deva mettendolo in contatto con quelli del piano emotivo o del mentale rendendolo quindi (a causa della sua ignoranza) il bersaglio dei loro attacchi e lo zimbello dei loro istinti distruttivi. (Lettere sulla Meditazione Occulta, 121).
 
La saggezza dei Maestri sa quale "pericolo planetario" scoppierebbe se tale conoscenza fosse rilasciata prematuramente. Rifiutando di rilasciare questi mantram, la Gerarchia protegge l'umanità da un progresso prematuro, esteriore e superficiale. Un progresso esteriore nella realizzazione dei desideri ha spesso poco a che fare con il vero progresso spirituale. Il contesto corretto per l'uso di questi mantra non esiste ancora.
 
Il Maestro ci dice di sviluppare l'intuizione, questo è più importante del raggiungimento di risultati rapidi. Come si deve sviluppare l'intuizione? Il Maestro ci dice nel modo seguente:
 
  • Per mezzo dell'aspirazione
  • Per mezzo dell'impegno
  • Per mezzo del fallimento
  • Attraverso un rinnovato sforzo che porti al successo finale.
       
Un uomo parla, e ne risulta un mantram molto diversificato. L’energia così generata spinge in attività una moltitudine di piccole vite che procedono a costruire una forma per il suo pensiero; esse seguono degli stadi analoghi a quelli già descritti. Attualmente l’uomo produce queste vibrazioni mantriche inconsciamente ed ignorando le leggi del suono ed il loro effetto. Così non conosce il lavoro occulto che fa. Più tardi parlerà di meno, saprà di più e costruirà forme più accurate, che produrranno potenti effetti sui livelli fisici. (TFC, 786).
 
Rispetto ai mantra spirituali, il nostro linguaggio comune deve necessariamente essere molto più debole in effetti. Rispetto ai mantra dell'Ego, il nostro linguaggio comune è davvero debole. La diversificazione è un'espressione del Terzo Raggio che governa il centro della gola della maggior parte degli esseri umani. L'Ego comunica attraverso "Parola" e, quindi, in stretta conformità con il Secondo Aspetto della divinità. Tuttavia, ciò che viene pronunciato dall'uomo, specialmente dall'uomo medio, è un mantram e ha un effetto magico, per quanto debole, distorto o indesiderabile. La responsabilità della parola è molto più grande di quanto di solito comprendiamo. Mentre parla, l'essere umano lavora costantemente con l'Esercito della Voce.  Ci sono creatori consci e inconsci. L'uomo si trova al gradino più basso della scala dei creatori coscienti. Per quanto riguarda il processo magico, l'uomo sta appena imparando ad essere consapevole. Il consiglio dato è pertinente. È necessario parlare meno e meglio.
 
Uno dei più grandi strumenti per lo sviluppo pratico, che si trova nelle mani di piccoli e grandi, è lo strumento della PAROLA. Colui che custodisce le sue parole, e che parla solo con uno scopo altruistico, al fine di trasportare l'energia dell'Amore attraverso il mezzo della lingua, è uno che sta padroneggiando rapidamente i primi passi da compiere in preparazione per l'iniziazione. La parola è la manifestazione più occulta che esista; è il mezzo della creazione e il veicolo della forza. Nella riserva delle parole, esotericamente intesa, risiede la conservazione della forza; nell'uso delle parole, scelte e pronunciate con giustizia, risiede la distribuzione della forza d'amore del sistema solare, quella forza che preserva, rafforza e stimola. Solo colui che conosce un po' questi due aspetti della parola può essere considerato attendibile per stare davanti all'Iniziatore e per eseguire da quella Presenza certi suoni e segreti impartitigli sotto il giuramento del silenzio. (Iniziazione Umana e Solare, 74).
 
Mediante la parola il pensiero è evocato e diviene presente; viene tratto fuori dalla astrazione e dalla condizione nebulosa, e materializzato sul piano fisico, producendo (anche se non lo vediamo) qualcosa di ben preciso sui livelli eterici. Si produce la manifestazione fisica, poiché “le cose sono ciò che la Parola le fa col nominarle”. La parola è letteralmente una grande forza magica, e gli adepti o maghi bianchi, con la conoscenza delle forze e del potere del silenzio e della parola, possono produrre degli effetti sul piano fisico. (TFC, 981).
 
Parlare è un "atto di concrezione". Saturno, un pianeta che promuove i processi di concrezione, governa il centro della gola del discepolo. Il Maestro ci dice che la parola, quindi, produce effetti eterici definiti , che, si può supporre, lavorino verso una manifestazione concreta. La parola è letteralmente una grande forza magica, e gli adepti o maghi bianchi, attraverso la conoscenza delle forze e del potere del silenzio e della parola, possono produrre effetti sul piano fisico.
 
Le cose sono ciò che la Parola fa nel nominarle.  Qui abbiamo un antico detto che sottolinea il potere del nome. L'idea è che il vero nome di una cosa denoti la vera natura della cosa nominata. Stiamo trattando della vera natura di una cosa, il suo nome. Tutte le cose o gli esseri sono parole, cioè essenzialmente modelli di suono che hanno aggregato la materia in forma.
 
Per produrre gli effetti desiderati sul Piano Fisico non è sufficiente parlare. Il discorso deve essere combinato con un silenzio misurato e anche qualcosa di più. Ci viene detto che l'uso del ritmo corretto (spesso nella pronuncia dei mantram) è un fattore di vitale importanza per rendere efficace il mantram. Il ritmo è costituito da eventi e intermezzi (che sono l'assenza di tali eventi). Il ritmo è sotto il dominio del Settimo Raggio. È interessante che il “potere del silenzio” venga menzionato prima del potere della parola.
 
Il potere di tutti questi mantram dipende dal suono e dal ritmo e dall’accento sillabico dato pronunciandoli e intonandoli. Dipende anche dalla capacità di chi li usa di visualizzare e volere l’effetto desiderato.
 
Dei vari agenti karmici adoperati dall’uomo per modellare se stesso e l’ambiente, il suono o la parola è il più importante, perché il parlare è lavorare con l’etere che naturalmente domina il quaternario inferiore degli elementi: aria, fuoco, acqua e terra. Il suono o linguaggio umano contiene perciò tutti gli elementi occorrenti per muovere le varie classi di Deva, e questi elementi sono naturalmente le vocali e le consonanti. I dettagli della filosofia del suono in rapporto ai deva che presiedono al mondo sottile, appartengono al dominio del vero Mantra Sastra che naturalmente è nelle mani dei conoscitori. Some Thoughts on the Gita, p. 72.
 
Se un mantram deve essere usato, la coscienza di chi lo usa deve essere appropriata alla potenza e all'effetto potenziale del mantram usato.
 
Le “Parole” sono usate per manipolare la materia e modellarla in forme lungo la linea dell’evoluzione. Finché la facoltà interiore della chiaroveggenza non sia alquanto sviluppata, questa conoscenza dei mantram resta inutile, e può anzi costituire un pericolo. (TFC, 452).
 
L'aspirante utilizzatore di questi mantra non è sufficientemente "vedente" per usarli con precisione. Bisogna vedere ciò che ci si propone di manipolare. Vi sono Mantram che influiscono su Kundalini e ne provocano l’ascesa corretta. Con il potere vibratorio essi la fanno circolare attraverso i centri secondo la loro progressione naturale, geometrica. Un secondo ramo di questi mantram agisce sulla milza e controlla i fluidi pranici allo scopo si guarire, vitalizzare e influire sul fuoco alla base della spina dorsale. Mantram che operano sulla materia del piano mentale, sull’una o l’altra delle sue suddivisioni principali – astratta e concreta – e vi operano in due modi: producendo un’accresciuta capacità di pensare, di manipolare o esercitare il dominio sulla materia mentale e, stimolando il corpo causale, lo adeguano più rapidamente a diventare veicolo di coscienza e lo preparano alla disintegrazione finale effettuata dal fuoco.
 
Il primo passo verso la conoscenza di questi mantram è di acquisire la facoltà della meditazione occulta, poiché non è solo il suono delle parole che ottiene lo scopo voluto, bensì la concentrazione mentale che visualizza gli effetti da conseguire. Ciò deve essere affiancato dalla volontà che determina il dominio di quei risultati da parte di colui che canta i suoni, Queste forme mantriche sono pericolose e inutili se disgiunte da un equilibrio mentale concentrato dell’uomo e dal suo potere di controllare e vitalizzare. (Lettere sulla Meditazione Occulta, 189).
 
Il Maestro nel Trattato sul Fuoco Cosmico (TFC, 1002) alla Regola IV riguardante il Piano Mentale ci dice che: “La forza usata dall’Ego nel lavoro di costringere l’individuo a realizzare il Suo proposito, è stata la volontà dinamica, ed il petalo o centro d’energia impiegato è stato uno dei petali della volontà”.
 
Sembra, l'Ego agisce attraverso un solo petalo ed è un petalo di volontà, il settimo del Loto Egoico. Possiamo dedurre che gli iniziati di primo grado possano lavorare attraverso il settimo petalo; quelli di  secondo grado attraverso l'ottavo petalo; e quelli di terzo grado attraverso il nono petalo. Questi sono, rispettivamente, il Primo, Secondo e Terzo petalo del sacrificio o della volontà. Ricordiamo che i petali sono in realtà dei centri di energia.
 
L’individuo è stato spinto finora dalla volontà egoica, ma ha mescolato ad essa molta energia dell’aspetto attrazione (desiderio o amore) raccogliendo in tal modo intorno a sé sul piano mentale il materiale occorrente per la forma-pensiero. (TFC, 1002).
 
Nelle Tre Regole precedenti l'interazione è stata sottolineata la relazione tra Anima, mente e cervello. Vi era un Suono o una "nota primaria" e un Suono o una "nota secondaria". La nota primaria è un suono egoico ed è associato alla Volontà. La "nota secondaria" è un suono derivante dal lavoro del mago bianco, ed è caratterizzata più che altro dall'energia del secondo aspetto della divinità, quello del desiderio e dell’amore. Vediamo che il fattore del desiderio è stato effettivamente coinvolto nella costruzione della forma di pensiero. L'uomo sul piano fisico, sebbene spinto dall'Ego, non lo farebbe iniziare il processo magico a meno che non lo volesse. La forma di pensiero prima di essere inviata nel denso Piano Fisico denso, deve essere inviata sul Piano Astrale o delle Emozioni.
 
Il primo passo verso la conoscenza di questi mantram è di acquisire la facoltà della meditazione occulta, poiché non è solo il suono delle parole che ottiene lo scopo voluto, bensì la concentrazione mentale che visualizza gli effetti da conseguire. Ciò deve essere affiancato dalla volontà che determina il dominio di quei risultati da parte di colui che canta i suoni. Queste forme mantriche sono pericolose e inutili se disgiunte da un equilibrio mentale concentrato dell’uomo e dal suo potere di controllare e vitalizzare.
 
Dal Libro I, dei  Sutra Yoga di Patanjali, attraverso il commento di A.A. Bailey nel Libro “La Luce dell’Anima”.
 
AUM (OM). Le seguenti istruzioni riguardano la Scienza dell’Unione. Sutra Yoga 1, libro I, di Patanjali.
 
AUM è la Parola di Gloria; indica il Verbo fatto carne e la manifestazione del Secondo Aspetto divino sul piano della materia. Questo risplendere dei figli della rettitudine davanti al mondo si consegue praticando queste regole. Vi sono molte parole sacre. Qui ci occupiamo di due di esse, AUM e OM.
 
Il suono dell’OM nella mente è sottile e difficile da descrivere. È stato chiamato il suono senza suono dell’OM. Non è il suono della personalità consacrata, bensì il suono dell’Anima. Nelle prime fasi della meditazione, e soltanto come inizio, l’aspirante pronuncia l’OM a voce, riconoscendo che non è il vero uso perfezionato dell’OM. Quando l’OM viene usato con quella intenzione, diventa di disturbo agli atomi dei corpi mentale, emotivo e fisico, scrollando via le sostanze indesiderate e formando materiali nuovi e più adeguati, sotto la seconda legge di attrazione dei Raggi. Questo accade veramente ed è di valore pratico. I migliori effetti dell’OM sul piano fisico hanno luogo quando si abbandona la vana parola. Il silenzio è davvero d’oro ed è un bene spirituale. Ma anche il giusto parlare è un bene spirituale necessario per il servizio. Pensare prima di parlare è una regola saggia. (Foster Bailey – Riflessioni).
 
La Parola di Ishvara è AUM (o OM). Questo è il Pranava. Sutra Yoga 27, libro I, di Patanjali.
 
La Parola Sacra, è la Parola di Gloria, l’AUM. “Il Cristo in noi, speranza di Gloria.”
 
Il Maestro, il Dio interiore, è infatti la Parola.
 
È il Pranava, il suono della Vita cosciente infusa in tutte le forme.
 
OM è la Parola del Secondo Aspetto, e come la nota FA è la Parola del Terzo Aspetto, della Natura, se emessa in modo giusto, produce le forme che devono svelare l’Anima, o Secondo Aspetto.
 
Così il Pranava, se correttamente intonato, dimostra il Padre, o Spirito, per mezzo dell’Anima. È la Parola dei figli di Dio incarnati. È il suono che manifesta l’anima incarnata (macro o microcosmica), l’ego, il Cristo, e rende visibile in terra il “radioso Augoeide”. AUM sintetizza i Tre Aspetti (Shiva, Vishnu, Brahma) ed è perciò la Parola del regno umano, in cui s’incontrano le tre linee della vita divina: Spirito, Anima e Corpo. Il Maestro, il Dio interiore, è infatti la Parola, l’AUM, che è il suono prodotto dalla prima espirazione creativa del nostro Logos Solare, Poi venne l’OM.
 
AUM rappresenta l’aspetto anima-spirito sul piano fisico, e vivifica la forma e intensifica la presa della materia sull’anima. Il suono dell’AUM plasma la sostanza e crea le forme. È inoltre come il suono di un fuoco violento che brucia le forme ostacolanti e obsolete su tutti e tre i livelli della personalità. Abbiamo ancora bisogno di costruire forme di auto-espressione. E il servitore mondiale può usare l’AUM per bruciare tutti gli ostacoli.
 
Per l’umanità al presente stadio evolutivo l’OM è necessario. Pronunciato correttamente, libera l’anima dall’annebbiamento. È un suono di liberazione dall’aspetto materiale della manifestazione divina. L’OM è un suono di ritiro controllato nel processo di controllo cosciente della forma nel ritorno dell’uomo a Dio.
 
Facendo risuonare la Parola e riflettendo sul suo significato, si trova la Via. Sutra Yoga 28, libro I, di Patanjali.
 
Vivekananda l’interpreta così, dicendo: “Ripetere l’OM e meditare sul suo significato (è la Via)”. Gli altri omettono le tre ultime parole, ma la deduzione è ovvia. Il modo più potente di pronunciare la parola sacra è mentalmente, in modo impercettibile. Quando viene pronunciata udibilmente nella meditazione di gruppo dovrebbe essere quieta, non chiassosa, e con una qualità musicale.
 
Il “risuonare” esoterico si basa sullo studio della Legge di Vibrazione e sul graduale accordare le vibrazioni inferiori degli involucri di coscienza, che oscillino all’unisono con la nota o suono dell’essere cosciente che vi dimora. Esattamente parlando, la Parola deve essere intonata dall’Anima, o Ego, nel proprio mondo e la vibrazione influirà sui vari corpi che la rivestono. Il procedimento è perciò mentale e può essere realmente praticato soltanto da chi - con la meditazione, la disciplina e il servizio - si è allineato in modo cosciente con l’Anima. (La Luce dell’Anima, 58).
 
La Parola deve essere intonata dall’Anima, o Ego, nel proprio mondo e la vibrazione influirà sui vari corpi che la rivestono. Il procedimento è perciò mentale e può essere realmente praticato soltanto da chi - con la meditazione, la disciplina e il servizio - si è allineato in modo cosciente con l’Anima. Come è stato precedentemente detto è l’Ego, l’Angelo Solare, il Sé Superiore o l’Anima, suona la Parola dal proprio luogo, i livelli astratti della mente. Egli dirige il Suono lungo il “Sûtrâtmâ” e i rivestimenti della coscienza, fino al cervello dell’ombra, l’uomo. Il processo deve essere costantemente ripetuto.
 
L’Angelo Solare, il sé superiore o l’Anima, emette la Parola dai livelli astratti della mente, la dirige, lungo il “Sûtrâtmâ” e nei rivestimenti della coscienza, per giungere al cervello dell’uomo. In secondo luogo l’uomo riflette attentamente nel suo cervello su quel Suono, quando l’ha riconosciuto.
 
Sono i due poli dell’essere: l’anima e l’uomo incarnato, e fra i due scorre il filo in cui vibra il Pranava (o la Parola). Chi studia esoterismo deve riconoscere la tecnica dei processi qui descritti. In ciò entrano in gioco questi elementi:
 
  1. L’Anima, L’angelo Solare, che emette o espira la Parola.
  2. Il “Sûtrâtmâ”, o filo, in cui il suono vibra, è condotto o trasmesso.
  3. I rivestimenti della coscienza: mentale, emotivo ed eterico, che vibrano in risposta al suono (o respiro) e ne sono eccitati.
  4. Il cervello, che può essere educato a riconoscere quel suono e a vibrare all’unisono col respiro.
  5. Il successivo atto di chi medita. Egli ode il suono (chiamato anche “la Voce della coscienza” o la “Voce del Silenzio”) lo riconosce per ciò che è, e con profonda riflessione assimila i risultati dell’attività dell’Anima.
           
 
IL PIÙ SACRO DEI MANTRAM RIVELATI ALL’UMANITÀ

 
Il più sacro fra tutti i Mantram orientali resi noti finora al pubblico è: “OM Mani Padme Humdalle sei sillabe o suoni, che si sintetizzano nella settima. Ogni sillaba di questa frase ha un potere segreto, e la sua totalità ha sette significati e può produrre sette risultati diversi. Il Bodhisattva Padmapani dopo aver ricevuto il mantra, fece il voto solenne di salvare tutto il genere umano. Padmapani è Avalokiteshvara, l’Uomo Celeste che si manifesta attraverso i sette Dhyani-Buddha. Avalokiteshvara è il Signore del Suono, poiché il suo nome è composto della parola “svara” che significa appunto Suono.
 
La mistica frase, “OM Mani Padme Hum”, quando è compresa correttamente, contiene un riferimento a questa indissolubile unione tra l’Uomo e l’Universo, espressa in sette differenti modi, e avente la possibilità di sette differenti applicazioni su altrettanti piani del pensiero e dell’azione. In questa, la più sacra delle formule orientali, non soltanto ogni sillaba ha un potere segreto che produce un risultato definito, ma l’intera invocazione ha sette diversi significati ed è in grado di produrre sette distinti risultati, ciascuno dei quali può differire dagli altri. I sette significati e i sette risultati dipendono dall’intonazione che viene data all’intera formula e a ciascuna delle sue sillabe; e anche il valore numerico delle lettere è maggiorato o diminuito a seconda che si faccia uso di uno o dell’altro ritmo. (H.P. Blavatsky Dottrina segreta III, Scritto I, OM).

Il Bodhisattva è il principio di mezzo, il Sé Superiore, che si manifesta attraverso il Settenario. Padmapani “Colui che tiene in mano il Loto”, esotericamente rappresenta il Dio interiore, infatti il nome Avalokiteshvara, è composto dalla parola Avaloki, che nella filosofia esoterica è lo “Spettatore”, il Sé Superiore.  
Ognuno di noi deve riconoscerlo da sé quando è pronto. Ognuno di noi ha dentro di sé il “Gioiello nel Loto Egoico”, il nostro divino Sé.Om Mani Padme Hum”, “Oh, il Gioiello nel Loto,” esotericamente significaOh, mio Dio entro di me.”  
Figura 47. Il Mantram dalle Sette Sillabe
 
 
Il Loto (Padma) che racchiude il Gioiello ha 12 petali, sappiamo che sono sei le sillabe del mantra OM MANI PADME HUM, che nel mondo della dualità formano 2x6, il numero 12. I petali o le vibrazioni sono suddivisi  in quattro gruppi ciascuno con tre petali 4x3, a loro volta divisi in due gruppi: uno esterno formato da nove petali dapprima chiusi in forma di bocciolo, l’altro interno di tre petali completamente nascosti e misteriosi 9+3. Questa legge ternaria è legata ai tre attributi della materia, le Tre Guna, le Corde vibranti che appaiono come raggi o petali: ogni petalo è formato dalle vibrazioni di tre colori primari o madre!
 
Scrive H.P. Blavatsky:
 
Se uno studioso, per esempio, volesse rendere operativo Buddhi, dovrebbe intonare le prime parole del Mantra sulla nota MI. Ma dovrebbe inoltre accentuare ulteriormente il MI e produrre mentalmente il colore giallo corrispondente a questo suono e a questa nota, su ogni lettera M in “OM MANI PADME HUM ” questo non perché la nota porta lo stesso nome nel Sanscrito dialettale o anche nel Senzar, perché non è così, ma perché la lettera M segue la prima lettera, e in questa formula sacra è anche la settima e la quarta. Come Buddhi è la seconda; come Buddhi-Manas è la seconda e la terza combinate.
 
Partendo come riferimento dal LA a 440 Hz, con il DO a 256 Hz, il MI è a 330 Hz, a un’ottava inferiore è a 115 Hz, e a due ottave inferiori a 62,5 Hz.
 
Per quanto è attinente alla costruzione dell’Antahkarana che collega la personalità al corpo causale e poi con la Triade Spirituale, ci viene detto che:
 
Mantram che evocano il Dio interiore e agiscono in modo specifico sull’Ego e impostano una forte azione nella Triade Superiore provocando così un afflusso di forza monadica nel corpo causale. (Lettere sulla Meditazione Occulta, 187).
 
Un mantram, se correttamente intonato, crea un vuoto nella materia simile a un imbuto. Esso si forma tra colui che intona il mantram e colui che viene raggiunto da quel suono. Si stabilisce così un canale di comunicazione diretta.       
 
Figura 48. Il Mantram crea il canale a forma di imbuto
 
Comprenderete dunque perché quelle formule siano così attentamente custodite e le parole e le chiavi rimangano celateUna volta l’anno l’intera Gerarchia usa un mantram composto che crea un vuoto tra il membro più elevato e quello più basso di quella Gerarchia e così via, tramite i sette Logoi planetari, fino al Logos stesso. (Lettere sulla Meditazione Occulta, 164).
 
Il Mantram se perfettamente intonato costruisce un canale, un vuoto nella materia, crea un imbuto che parte dalla Monade scende nella Triade Spirituale e giunge nel corpo causale, nel loto egoico, pertanto anch’esso partecipa alla costruzione dell’Antahkarana.
 
Vie è una tecnica per l’uso cosciente delle parole mantriche o di potere Questa tecnica non richiede uno sforzo mentale e allontana la mente inferiore proprio come la meditazione occulta allontana le emozioni, e inoltre è completamente diversa dalla meditazione mistica. Diviene possibile dopo che il  controllo sulla mente sia diventato quasi un’abitudine. Le fasi sono:
 
  1. Riconoscimento del valore di determinate parole di potere e di mantram.
  2. La loro pronuncia corretta e attenta.
  3. Pensare chiaramente al loro significato abbastanza a lungo da creare una forma pensiero.
  4. Arrestare l’azione mentale in relazione ad esse.
  5. Dimenticare che siano state invocate con completa fiducia nei risultati del loro potere.
  6. Una quieta attesa dell’inevitabile registrazione mentale, che non provenga dal desiderio individuale e sia libera da motivazioni personali.
           
La rivelazione del Mantram della Grande Invocazione è l’evento più importante e meraviglioso di tutto il lavoro che il Maestro DK ha fatto per noi come insegnante. Tradotta in circa cento lingue e dialetti e viene usata in tutto il mondo, sia da individui che da gruppi. Il suo effetto è quello di una parola di potere che porta con sé il suo potere spirituale intrinseco. Il suo suono invocativo si proietta costantemente ed è sulla buona strada per diventare un mantram mondiale della nuova era. I Maestri di Saggezza della Gerarchia la usano, come la usa anche il Cristo, anche se in una forma leggermente diversa.
 
Il Mantram di Unificazione, che inizia con le note parole: “I figli dell’uomo sono uno e io sono uno con loro”, è una dichiarazione mantrica seconda soltanto alla Grande Invocazione stessa. Questa intera affermazione agisce come una parola di potere e contiene anche parole di potere individuali. Abbiamo inoltre la dichiarazione mantrica che rivela le qualità dei servitori mondiali occulti del nuovo gruppo di servitori mondiali, anch’essa una parola di potere in sé.
 
 
I TRE MANTRAM DELL’UMANITÀ
 
Ciò che deve esser messo in rilievo è il concetto poco compreso che l’affermazione “Io sono” non distingue solo l’uomo, ma è altresì la parola mantrica che preserva l’integrità di tutti i gruppi. Quando l’uomo può dire “Io sono Quello”, comincia a percepire la sua unità con il gruppo. (TFC, 420).
 
Il Maestro ci dice che vi sono Tre Mantra sono associati alle tre fasi di espressione del segno astronomico del Leone. In Leo — L’uomo egocentrico diventa infine l’Anima in manifestazione, focalizzata a raggiungere la meta spirituale.
 
IO SONO - Mantra del Sé Inferiore
 
“Io sono”, dice l’uomo, e s’identifica con la forma instabile. La coscienza dell'“Io sono” appare quando egli riesce a discriminare tra l'“Io” e l'ambiente esterno. La personalità, incarna il principio “Io sono”. Si riferisce alla coscienza sui Tre Piani Inferiori, ossia a tutto ciò che è considerato inferiore al corpo causale. L’individuo è egocentrico seguendo l’inclinazione del proprio sé inferiore e non è portato verso una coscienza di gruppo.
 
La prima affermazione occulta segna la sua emancipazione dai tre regni inferiori e il suo funzionamento cosciente nei tre mondi.  Ciò avvenne all'individualizzazione attraverso lo strumento del manas [TFC, 421].
 
La realizzazione dell'Io sono, per quanto vaga (e potrebbe essere stata vaga per molto tempo), divenne efficace nell'individualizzazione. Attraverso questo mantra, l'uomo ottenne la sua prima separazione dalla coscienza animale. Entrò nel quarto regno quello umano.
 
IO SONO QUELLO – Mantra dell’Ego/Anima
 
“Io sono Quello” dice poi, e si conosce quale realmente è, una parola vivente, frammento di una frase cosmica. La coscienza “Io sono Quello ” appare quando l’uomo riesce a distinguere tra sé stesso come Ego e sé stesso come personalità. L’Ego, incarna il principio “Io sono quello”. Si riferisce alla coscienza egoica e ai piani della Triade Spirituale. Questa affermazione è importante; ci dice che la realizzazione dell'"Io sono Quello" non è limitata ai Piani Mentali Superiori e al corpo causale. La vera anima o Ego è focalizzata sui piani della Triade Spirituale.
 
La seconda affermazione occulta segna la graduale emancipazione dell'uomo dai tre regni inferiori e la sua completa liberazione dal dominio delle forme inferiori alla quinta iniziazione. Quando l'uomo riesce a dire "Io sono Quello ", comincia a percepire la sua unità con il suo gruppo.
 
La realizzazione dell'“Io sono Quello” inizia con la prima iniziazione (con l'ingresso nel Regno delle Anime) e culmina al quinto. Alla quinta iniziazione, l'uomo è liberato dal “ dominio delle forme inferiori ”, ma forse non dal dominio delle “forme” della Triade Spirituale. Sebbene il numero di iniziati di primo grado stia rapidamente aumentando e presto aumenterà enormemente, il suono del mantram "Io sono Quello" è attualmente piuttosto debole sul piano fisico. Forse risuona più forte nei mondi sottili.
 
IO SONO QUELLO CHE SONO – Mantra dell’Iniziato/Monade
 
Io sono Quello che sono” dice l’Anima libera, il Cristo. Né tempo né spazio esistono, ed è onnisciente e onnipotente. La coscienza dell'“Io sono Quello che sono” appare quando egli riesce a distinguere tra sé stesso come Spirito o “essere puro” e sé stesso come anima, unita a tutte le altre anime. La Monade, incarnerà il principio “Io sono quello che sono”. Si riferisce alla coscienza monadica dell’uomo ed al suo rapporto con i piani dell’astrazione.
 
Quando l’iniziato può dire “Io sono Quello che sono”, allora si è fuso con la sua essenza divina, ed è liberato dalla forma.
 
Nell'affermazione finale, l'iniziato non solo distingue tra il Sé e tutte le altre forme di manifestazione; non solo distingue tra la propria identità e l'anima, così come la materia nella forma, ma può discriminare tra i tre - Spirito, Anima e Materia - e con questa realizzazione è completamente liberato dalla manifestazione per questo ciclo più grande.
 
Mentre l'iniziato distingue tra il Sé e tutte le altre forme di manifestazione, non distingue tra il Sé e tutti gli altri Sé, perché è noto che sono uno. Questo tipo di iniziato realizza che la sua vera identità non è quella dell'anima. È la Monade o Spirito. La sua liberazione è dalla manifestazione, non solo nei tre mondi inferiori ma nei cinque mondi inferiori: i mondi dell'evoluzione umana e sovrumana.
 
La vibrazione che accompagna occultamente il suono delle parole “Io sono Quello” da parte delle unità sul Piano Fisico, comincia a farsi sentire solo molto debolmente. Qua e là delle unità le fanno risuonare con le loro vite, trasmettendo così la vibrazione, e mettendola in azione contro quella più grossolana dell’“Io sono”. Il tempo per risuonare la frase mantrica finale per i gruppi ordinatamente attivi, sarà nella sesta e settima ronda, ma essi non raggiungeranno affatto la pienezza della vibrazione in questo sistema solare. “Io sono Quello” risuonerà in piena compiutezza in questo sistema della dualità, perché alla terza iniziazione l’iniziato comprende la sua forza mantrica. (TFC, 422).
 
Il mantram “Io sono Quello” è pronunciato da coloro che sono membri del Regno delle Anime (Quinto Regno). il suono del mantram "Io sono Quello" è attualmente piuttosto debole sul Piano Fisico. Forse risuona più forte nei mondi sottili. Per l'essere umano, l'accesso al mantram "Io sono Quello" inizia alla prima iniziazione, è compreso alla terza iniziazione, e pienamente realizzato alla quinta, quando il Maestro è completamente liberato dai tre mondi inferiori, avendoli padroneggiati.
 
Dal punto di vista delle Parole di Potere, il mantram “Io sono Quello” è correlato all’OM e il mantram “Io sono” all’AUM.
 
Il Mantram “Io sono Quello” risuonerà in piena compiutezza in questo sistema della dualità, perché alla terza iniziazione l’iniziato comprende la sua forza mantrica. Nondimeno gli iniziati della sesta e della settima iniziazione non saranno in preponderanza in questo sistema. Dopo la Quinta Ronda, quando i due quinti della famiglia umana saranno passati in temporanea oscurazione, le unità rimanenti (3/5) raggiungeranno approssimativamente le posizioni seguenti.
 
  • Un quinto (2/10) risuonerà il mantram “Io sono Quello che sono”.
  • Due quinti (4/10) conseguiranno la quinta iniziazione e si riconosceranno in piena coscienza nel mantram “lo sono Quello”. Tenteranno anche di rispondere alla nota più alta.
  • Un quinto e mezzo (3/10) raggiungerà la terza iniziazione e si riconoscerà come “Io sono Quello” in piena coscienza.
  • Le unità rimanenti (1/10) saranno quelle che percorreranno il Sentiero e cominceranno a riconoscersi come gruppo. (TFC, 422).
       
Il Maestro ci dice che a metà della Quinta Ronda che vede “il Giorno del Giudizio”, vedrà i due quinti dell'umanità (cioè il 40%) rimasti indietro passeranno in oscuramento temporaneo (che non è il loro oscuramento finale) per essere trasferiti su un altro pianeta forse Marte per un ulteriore sviluppo. Questa umanità non è riuscita a costruire l’Antahkarana ed è rimasta all’IO Sono, nella personalità.
 
Dalla metà della Terza Razza Radice, nella Quarta Ronda fino al Giorno del Giudizio nella metà della Quinta Ronda .” (TCF, 373—sotto la Tabella VI).
 
La successiva divisione si riferisce ai 3/5 dell’umanità (il 60%) rimasti nello Schema della Terra che avranno costruito in misura diversa l’Antahkarana. Ciò suggerisce che in questo secondo sistema solare, la terza iniziazione (che vede l'emergere definitivo in risalto del secondo aspetto della divinità) sarà vista frequentemente. Per l'essere umano, l'accesso al mantram "Io sono Quello" inizia alla prima iniziazione, è compreso alla terza e pienamente realizzato alla quinta  iniziazione, quando il Maestro è completamente liberato dai tre mondi inferiori, avendoli padroneggiati.
 
Tre quinti dell'umanità della Terra rimarranno fedeli allo Schema Planetario della Terra. Le divisioni sottostanti sembrano suggerire come questi tre quinti rimanenti (dopo il "Giorno del Giudizio") raggiungeranno la fine della Quinta Ronda. Questo periodo copre due Giorni di Brahma cioè 8,64 miliardi di anni.
 
Alla fine della Quinta Ronda il livello di conseguimento sarà come elencato di seguito, con un quinto che pronuncerà mantricamente le parole "Io sono Colui che sono".
 
Due quinti (quattro decimi) conseguono la quinta iniziazione, e raggiungono il grado di Maestro. Un quinto e mezzo tre decimi che raggiungono il terzo grado di iniziazione; e infine un decimo che inizia a percorrere il Sentiero.
L’INSEGNAMENTO DELLA NUOVA ERA LA SCIENZA DELL’ANTAHKARANA
 
Attraverso il ponte L’Antahkarana la personalità il sé inferiore, trasmette al Sé Superiore, la Triade Spirituale, tutte quelle impressioni e quei pensieri che, per la loro stessa natura possono essere assimilati dall’essenza immortale, formando quelle accumulazioni d’informazioni che sono custodite nel corpo causale. Quando l’Antahkarana è costruito e utilizzato, ne consegue un libero corso d’energia in linea diretta fra la Triade spirituale e la personalità, vale a dire tra la Monade e il suo “ancoraggio terreno”.
 
Figura 49. Il Mistero Egoico                                                                                                                                           
I
  
La Scienza dell’Antahkarana è quella che permette al genere umano di gettare per mezzo del pensiero concentrato della meditazione, della comprensione e dell’opera magica creativa dell’anima la “costruzione di ponti”, fra i tre aspetti della sua natura mentale, inferiore causale e superiore. Poiche sono interessati tre aspetti del Manas o mente, risulta che è con la meditazione ci si eleva nella coscienza causale. Il vero uomo, in questo periodo finale, diviene il Sé Superiore e non più la personalità. Perciò gli scopi principali di questa scienza consistono:
 
  1. Nell’allineare mente e cervello fisico. Questo presuppone la conoscenza del corpo eterico e dei centri di forza in esso.
  2. Costruire un canale energetico tra cervello, mente inferiore e Anima.  Così si origina una personalità integrata.
  3. Costruire il ponte che colleghi la mente inferiore, l’Anima, e la Mente Superiore, in modo da rendere possibile l’illuminazione della personalità.
     
L’allineamento accurato implica quiete mentale, ossia vibrazione stabile; stabilità emotiva da cui consegue la riflessione limpida; equilibrio eterico, che produce una condizione dei centri della testa che permette di applicare direttamente la forza al cervello fisico per mezzo del centro o chakra. Il cervello fisico può rendersi conto accuratamente di ciò che l’Ego cerca di trasmettere circa il lavoro da fare.
 
Il Maestro ci dice che durante l’incarnazione il tessuto eterico forma una barriera tra il piano fisico e l’astrale, che può essere trascesa solo quando la coscienza sia abbastanza sviluppata da poterne sgusciare fuori. Lo stesso avviene tanto nel microcosmo che nel macrocosmo. Quando l’uomo, con la meditazione e la concentrazione, ha espanso la sua coscienza fino ad un certo punto, può includere i piani più sottili e passare oltre i limiti della rete di separazione.
 
Patanjali dichiara che: “La concentrazione prolungata è meditazione (dhyana)”. (Sutra Yoga, Libro III, 2).
 
La meditazione non è che lo sviluppo della concentrazione e nasce dalla facilità di “fissare” la mente, a volontà, su qualsiasi oggetto specifico. Valgono le stesse leggi e condizioni che regolano la concentrazione, e l’unica diversità risiede nel tempo.
 
Per effetto del sanyama la luce risplende. (Patanjali Sutra Yoga, Libro III, 5).
 
Sanyama è la a concentrazione perfetta della mente ed un controllo su di essa. L’Anima è luce e che la luce è il grande agente di rivelazione. La luce dell’Anima irradia, e l’uomo fisico percepisce nella coscienza cerebrale ciò che prima gli era oscuro e nascosto. Tecnicamente e in modo conciso il processo segue queste fasi:
 
  1. Meditazione.
  2. Polarizzazione nell’Anima, o nella coscienza egoica.
  3. Contemplazione, cioè volgere la luce dell’anima su ciò che deve essere conosciuto o esaminato.
  4. Susseguente fluire della conoscenza acquisita con un’“onda d’illuminazione”, lungo il Sûtrâtmâ  fino al cervello. Esso attraversa la mente e la illumina. I pensieri generati nell’automatica risposta della sostanza mentale alla conoscenza trasmessa, s’imprimono nel cervello, e l’uomo realizza nella coscienza fisica ciò che l’anima sa. Ne è illuminato.
       
La meditazione mistica usa poco la mente, è tramite il desiderio e l’alta ispirazione che si ottiene il dominio dei sottopiani superiori del piano emotivo. Essa è focalizzata sui valori emotivi registrati nel cervello e, in caso di completa riuscita, il devoto perde coscienza. Essa ignora la parte divina dell’uomo, l’anima, e si concentra sulla divinità all’esterno dell’uomo.
 
La meditazione occulta ottiene il successo tramite il controllo cosciente e pianificato della mente. Ha una meta che lei stessa ha scelto e l’intera personalità controlla tutti e tre i veicoli: mentale, emotivo e fisico. Questo risultato si ottiene tramite uno sforzo prolungato da parte dell’intera persona, che si basa su un proposito specifico scelto personalmente.
 
La Scienza per la costruzione dell’Antahkarana è la nuova e vera scienza della mente, che userà sostanza mentale per costruire il ponte di collegamento tra personalità e Anima e tra questa e la Triade Spirituale. Si tratta della sostanza dei tre livelli superiori del Piano Mentale. Questi ponti simbolici, una volta costruiti, faciliteranno il flusso della coscienza e produrranno quella continuità di coscienza, quel senso di consapevolezza senza ostacoli che porrà fine alla paura della morte, annullerà ogni senso di separazione e renderà l’uomo responsivo, nella coscienza cerebrale, alle impressioni provenienti dai regni spirituali superiori, o dalla Mente di Dio. In tal modo sarà più agevolmente iniziato ai propositi e ai piani del Creatore.
 
Oggi il vero insegnamento della meditazione e la costruzione cosciente dell’Antahkarana, del ponte di luce tra la Triade e la personalità sono gli insegnamenti più avanzati esistenti. Il Maestro ci dice che la nuova scienza dell’Antahkarana ancora sconosciuta all’umanità, ma che diverrà la scienza della mente nella Nuova Era. La scienza del costruire ponti, tratterà, analizzerà e interpreterà le leggi del pensiero, poiché la mente sarà considerata come l’anello di giunzione fra anima e cervello. Queste leggi sono i mezzi per cui:
 
S’intuiscono le idee.
Si promulgano gli ideali.
Si costruiscono concetti mentali o le forme-pensiero che al momento giusto s’imprimeranno per telepatia sulle menti umane.
     
La nuova scienza si dedicherà a organizzare e sviluppare la mente concreta inferiore. Insegnerà all’uomo a pensare dall’universale al particolare cioè anche ad analizzare nel giusto modo i particolari.
 
La scienza dell’Antahkarana insegna come costruire un ponte sul varco che esiste nella coscienza umana tra il mondo dell’esperienza ordinaria, il triplice mondo del fisico-emotivo-mentale e i livelli più alti di sviluppo cosiddetto spirituale che sono il mondo delle idee, della percezione intuitiva, della penetrazione e della comprensione spirituali. L’applicazione di questa scienza permetterà agli uomini la libera espressione dell'innata divinità dell’uomo. La razza umana è pronta e per la prima volta nella storia nell’opera di “collegare con ponti la mente materiale con la mente divina”.
 
Il Maestro Tibetano D.K. afferma che, sorgeranno le nuove Scuole dei Misteri, esse saranno fondate da iniziati anziani ed esperti provenienti dagli Ashram, quando l'esteriorizzazione della Gerarchia assumerà veramente importanza. Le scuole comprenderanno due gruppi: preparatorie e avanzate, cioè per aspiranti e per iniziati. Il Maestro dice che le Quattordici regole per aspiranti (date nel libro Iniziazione Umana e Solare) e le Quattordici regole per discepoli e iniziati (date in Raggi e Iniziazione, il quinto ed ultimo volume del Trattato dei Sette Raggi) costituiranno l'insegnamento di base in questi due tipi di scuole.
 
Il Maestro D.K. suggerisce cicli decennali di sviluppo, suddivisi in due parti: sette anni di apprendimento e tre di applicazione. Durante i primi dieci anni di vita, all’adolescente si deve insegnare a reagire in modo intelligente alle informazioni che giungono al suo cervello tramite i cinque sensi: devono essere curate in modo particolare l’osservazione, la risposta rapida e la coordinazione fisica ottenuta intenzionalmente. Gli si deve insegnare a vedere e a udire, ad avere contatti e a discernere; le sue dita devono poi rispondere agli impulsi creativi per fare e produrre ciò che vede e sente. Si pongono così in lui gli elementi delle arti e dei mestieri, del disegno e della musica.
 
Durante i dieci anni successivi (dai dieci ai vent’anni di età) la mente deve essere addestrata in modo definito perché divenga fattore dominante. S’insegna all’allievo a razionalizzare i propri impulsi emotivi e i desideri e a discriminare tra il giusto e l’errato, tra ciò che è desiderabile ed essenziale e ciò che non lo è. Questo può essere fatto per mezzo dello studio della storia e con il particolare esercizio intellettuale obbligatorio per legge nel paese nel quale vive. Si stabiliscono così un certo senso dei valori ed una certa scala di modelli. Gli si mostra la differenza tra il semplice esercizio della memoria e il pensare; tra un insieme di fatti, accertati dai pensatori ed elencati nei libri e la loro applicazione agli eventi dell’esistenza oggettiva e inoltre (e qui sta un concetto di vera importanza) la loro causa soggettiva e il loro rapporto con quella realtà di cui il mondo fenomenico è il simbolo.
 
Farà parte di questi studi la meditazione, secondo direttrici opportune. Meditazione è quel processo per mezzo del quale le tendenze oggettive e gli impulsi mentali diretti verso l’esterno sono frustrati e la mente comincia a farsi soggettiva, a focalizzarsi, a intuire. Ciò può essere insegnato addestrando l’allievo a pensare profondamente su qualsiasi soggetto — matematico, biologico e così via.
 
Di conseguenza nelle scuole del futuro s’insisterà meno sull’esercizio mnemonico. La volontà di ricordare sarà di gran lunga migliorata dall’interesse. Tutto questo farà dell’uomo un buon cittadino sviluppandone gli aspetti razionali della coscienza e della vita, insegnandogli come impiegare il corredo delle sue qualità ereditate, acquisite o ricevute in dono per dare evidenza alle attitudini e alla coscienza sociali.
 
Una scienza che insegna è educazione mentale è quindi la Scienza dell’Antahkarana. Esercitare la mente, in modo che possa attuare tre funzioni:
 
  1. Occuparsi con intelligenza delle informazioni provenienti dal mondo sensoriale e trasmesse dal cervello.
  2. Creare forme-pensiero in risposta agli impulsi provenienti dal piano fisico, alle reazioni emotive poste in moto dalla natura emotivo-senziente, a quel mondo di pensiero nel quale si trova l’ambiente dell’uomo.
  3. Orientarsi verso il Sé Spirituale, sì che questi possa, emergendo da una condizione potenziale, assumere attivamente il governo.
     
Il Raja Yoga è il vero sistema per sviluppare i poteri psichici e spirituali e l’unione con il Sé superiore o Ego. Implica esercizio, disciplina e concentrazione del pensiero.
 
Il primo scopo della meditazione è permettere di focalizzarsi sul piano mentale iniziando a lavorare con la sostanza mentale esercitandosi nei poteri e negli usi del pensiero. A questo punto si può proiettare la luce della mente in due direzioni: in basso nel mondo dell’attività umana, e in alto nel mondo dell’Anima.
 
La meditazione porta in allineamento creativo l’istinto, l’intelletto e l’intuizione, come pure l’Identificazione cosciente. La costruzione del canale dell’Antahkarana tra la personalità-anima e la Monade impone di assumere coscientemente, l’atteggiamento dell’Osservatore. Questo implica tre stadi:
 
  • Considerare la personalità dal punto di vista del corpo eterico.
  • Dell’Anima si invia l’energia alla base della spina dorsale, nel centro basale, poi innalzarla lentamente, attraverso i cinque centri del corpo: basale, sacrale, solare, cuore, e gola, e infine ai due centri della testa l’Ajna e il centro Coronario, fino al corpo dell’Anima. Ciò produce, se eseguito correttamente, una vivificazione del Sutratma e collega la personalità e l’anima in un’unità fusa. Questo potrebbe essere definito l’apice dell’allineamento.
  • Infine si dirige l’attenzione della personalità unificata con l’Anima verso la Triade Spirituale.
     
La meditazione consente dunque all’uomo di mettersi in contatto con l’Ego e di allineare i tre corpi inferiori.
 
  1. Pone l’uomo in uno stato d’equilibrio, né completamente ricettivo e negativo, né del tutto positivo, ma in un punto bilanciato. Grazie a questa pratica costante l’intero punto d’equilibrio si eleva gradualmente, finché giunge il momento in cui il punto inferiore d’attrazione nell’oscillare e nell’adattarsi non è il fisico, non tocca l’emotivo, non contatta il mentale (anche il corpo causale sfugge) e l’uomo è polarizzato d’ora in poi nella coscienza spirituale. Ciò segna la quarta iniziazione.
  2. Stabilizza le vibrazioni inferiori nei sottopiani del piano emotivo e mentale. Inizia l’opera di intonare il sé alla vibrazione del terzo sottopiano di ciascuno dei Tre Piani Inferiori, fino a dominarlo. Ora va sincronizzato il secondo sottopiano. Possiamo dire che il quarto sottopiano dei piani fisico, emotivo e mentale (quando siano dominati, allineati e operanti simultaneamente nella medesima incarnazione) è il piano della personalità perfezionata, nel senso concreto del termine e dal punto di vista inferiore.
  3. Favorisce il trasferimento della polarizzazione da uno degli atomi permanenti della personalità al corrispondente atomo nella Triade spirituale.
     
La meditazione perfettamente concentrata sulla luce interiore accesa fa coscienti di ciò che è sottile, celato o remoto. Sutra Yoga 25, libro III, di Patanjali
 
È opportuno domandare come si collegano cuore e testa, così innescando la luminosità dell’organo centrale e la radiosità interiore.
 
Soggiogando la natura inferiore.
 
Amando, focalizzando l’attenzione sulla vita e il servizio del cuore.
 
Meditando. Ciò basa sul principio che “l’energia segue il pensiero”, e permette di conseguire tutti gli sviluppi voluti. Con la meditazione, il centro del cuore, che nell’uomo poco evoluto è come un loto chiuso volto in basso, si drizza e si apre. Nel suo centro splende la luce dell’amore. Questa irradiazione, ora volta in alto, illumina la via che conduce a Dio, che non è il Sentiero, salvo nel senso che seguendo ciò che il cuore detta si finisce per trovare il Sentiero… Essa conduce alla testa, dove stanno le prime Porte del Sentiero vero e proprio… Si può affermare che il risveglio del centro del cuore fa consapevoli della sua fonte, che è nel centro del capo. E questo a sua volta guida al loto egoico, a dodici petali, sui livelli mentali superiori. La via che dal cuore sale alla testa riflette, nel corpo, la costruzione dell’”Antahkarana”sul piano della mente. “Come in alto, così in basso”.
 
Con la meditazione perfettamente concentrata nella testa. Questa accresce automaticamente lo stimolo e affretta il risveglio dei cinque centri lungo la spina dorsale; desta il sesto, situato fra i sopraccigli, e col tempo svela all’aspirante l’apertura in sommità del capo che appare come un cerchio radioso di pura luce bianca. Dapprima, questo è solo un punto di luce, ma per vari stadi di crescente fulgore svelerà infine la Porta. Altro non se ne può dire. (La Luce dell’Anima, 295).
 
Ciò sviluppa il senso della totalità e della sintesi, in quanto quest’ultima è visione occulta ed inoltre, è una facoltà necessaria per gli studenti delle nuove scuole poiché essi saranno “i costruttori del nuovo mondo e i formatori della futura opinione pubblica”. Questo è lo scopo dell'insegnamento esoterico: interpretazione corretta e piena applicazione per la ricostruzione del mondo lungo le linee della nuova era.
 
L’anima crea, uno dopo l’altro, dei corpi, i quali gradualmente, durante successive tappe temporali, permettono all’Essere interno di manifestarsi totalmente, puramente e senza impedimento, attraverso la materia. In questo modo la materia viene spiritualizzata o redenta e il suo livello di vibrazione elevato. Per questo il Cristo è chiamato il Redentore, e il Principio Cristico rappresenta il principio redentore.
 
Meditazione proposta dal Maestro nel Discepolato Nella Nuova Era Vol. II pag, 604-605.
 
Quanto alla tua meditazione personale, te ne darò una che intensificherà l’attività del centro Ajna, produrrà una nuova visione e, soprattutto, l’integrazione. Lo scopo di questo particolare esercizio è di focalizzare la coscienza (oltre le energie delle quali sei consapevole nell’ambito del corpo fisico) nel centro fra le sopracciglia, il centro Ajna. Come sai, i due occhi sono il simbolo di questi due mondi di percezione sensibile.
 
  1. Raggiungi la quiete. Rilassati il più rapidamente possibile, limitando l’attività mentale. Quindi, innalza la coscienza al centro Ajna.
  2. Intona l’OM, visualizzando l’integrazione della personalità con l’anima. Facendo questo, collega il centro pituitario col centro della testa, al di sopra della ghiandola pineale.
  3. Fai una pausa, e dopo aver afferrato mentalmente ciò che dev’essere fatto, procedi come segue:
a.   Inspira a lungo, traendo l’energia dal centro della gola.
b.   Inspira nuovamente traendo l’energia dal centro del cuore mantenendo, con l’immaginazione, queste due energie nel centro Ajna.
c.   Ripeti il processo col plesso solare.
d.   Ripetilo ancora col centro sacrale.
e.  Riconoscendo che quattro tipi di energia sono concentrati nel centro ajna, inspira ancora a lungo traendo l’energia dal centro Muladhara verso il centro Ajna.
f.   Sforzati coscientemente di mantenere nell’ajna tutte le energie.
4.    A questo punto, indirizza le energie della personalità (che si esprimono mediante questi cinque centri e il centro ajna, sei centri in tutto) con un respiro, mediante un atto di volontà, nei centri cui appartengono. Non fare ciò in sequenze o un poco alla volta, ma in un’unica espirazione dinamica visualizza queste energie mentre scendono lungo la spina dorsale verso i loro rispettivi luoghi di riposo, portando nuova vita, purezza di stimolazione e volontà dinamica a tutti e ciascun centro.
5.   Quindi, come anima che penetra il corpo, intona l’OM e procedi con la meditazione di gruppo.
                     
  
ANTAHKARANA PLANETARIO
 
 
L’Antahkarana è costruito da tutte le personalità integrate e infuse dall’anima (o costruito inconsapevolmente da tutti coloro che lottano per raggiungere un orientamento e una statura spirituale), e sta diventando rapidamente un forte canale, composto dai numerosi fili di luce vivente, di coscienza e di vita; questi fili sono mescolati e fusi insieme in modo che nessuno potrà realmente dire “il mio filo, o il mio ponte, o il mio Antahkarana”, come spesso si dice per ignoranza. Tutte le personalità infuse dall’anima stanno creando l’antahkarana umano che comprenderà, in un’indissolubile unità, i tre aspetti o energie della Triade Spirituale e i tre aspetti della personalità infusa dall’anima nei tre mondi.
 
Nel futuro, l’espressione “la vita nei tre mondi” (Fisico Astrale e Mentale Inferiore) cadrà in disuso; gli uomini parleranno in termini di “vita nei cinque mondi del regno di Dio manifesto” (Fisico, Astrale o Emozionale, Mentale superiore e inferiore, Buddhico e Atmico).
 
I tre mondi sono rappresentati dai 18 (7+7+4) sottopiani dei Piani Mentale (inferiori) Emozionale e Fisico. I Cinque mondi sono i 35 (7+7+7+7+7) sottopiani dei Piani Atmico, Buddhico, Mentale (Manas), Emozionale (Kama) e Fisico Eterico (Sthula).
 
Nel regno umano è dunque in formazione un Antahkarana di gruppo fra il regno il regno degli uomini, il quarto, e quello delle Anime, il quinto. Questa è la via del ritorno dell’umanità.
 
Esiste una dualità più ampia nella coscienza del discepolo:
 
La vita di consapevolezza in cui egli esprime l’atteggiamento dell’anima, la consapevolezza e la coscienza dell’anima, per mezzo della personalità sul Piano Fisico; questo egli impara a registrarlo ed a esprimerlo coscientemente.
 
La vita intensamente intima e puramente soggettiva in cui egli, quale personalità pervasa dall’anima, orientata sul piano mentale, pone in rapporto sempre più stretto:
 
La sua mente concreta inferiore e la mente astratta superiore.
 
Sé stesso e il Maestro di Raggio del suo gruppo, sviluppando così la coscienza di Ashram.
 
Sé stesso e la Gerarchia nel suo insieme, divenendo sempre più consapevole della sintesi spirituale sottostante agli Ashram uniti. Così egli si avvicina coscientemente e continuamente al Centro radioso di questo Ashram solare, il Cristo Stesso, il Primo Iniziatore. (Raggi e Iniziazioni, 441).
 
Nel corso dell’iniziazione, si parte dalla conoscenza sensoriale ed intellettiva del piano materiale, per giungere alla saggezza che comprende in modo intuitivo l´essenza delle cose, fino a penetrare nella mente del Logos, conoscere lo scopo della manifestazione universale e collaborare al Piano Divino. Le prime iniziazioni sono impartite sul piano della mente astratta, mentre le successive coinvolgono gli stati superiori dell´essere (buddhico ed atmico), anche se gli effetti sono percepiti in piena coscienza a livello fisico, astrale (emozionale) e mentale inferiore.
 
Ciò implica che l’Antahkarana di gruppo sia costruito ed usato coscientemente, e che perciò il proposito divino sia percepito (anche se vagamente) e ci si sottometta al Piano e lo si attui. Significa anche che i tre fili del “ponte arcobaleno” sono ora così forti e così fermamente ancorati, che non solo collegano i due aspetti delle facoltà mentali (mente superiore e mente inferiore), ma che sono anche stati gettati attraverso i tre livelli della coscienza triadica. Significa inoltre che questi tre fili sono fermamente ancorati in quella che ho chiamato simbolicamente la Camera del Consiglio di Shamballa. (Raggi e Iniziazioni, 256).
 
Vi è un Antahkarana dall’umanità verso la Gerarchia sintesi di tutti gli Ashram, che fa parte del grande Antahkarana in via di formazione dall’allineamento fra i tre centri planetari Shamballa, Gerarchia e Umanità.
 
In questo si può vedere un’analogia con la Triade Spirituale e i tre punti della Camera del Consiglio di Shamballa presieduti dai tre Buddha di Attività, nella cui sublime coscienza i tre fili dell’Antahkarana si incontrano e divengono attivi in modo a voi incomprensibile… Vedete perciò la necessità di organizzare infine nel mondo un gruppo costituito, scelto, e interiormente collegato in modo tale che tutti i suoi membri siano iniziati e abbiano creato il loro “ponte arcobaleno” con comprensione ed esattezza, e che possano tutti operare in un’unità tanto completa, che l’Antahkarana di gruppo divenga un canale di comunicazione diretta senza impedimenti tra Shamballa e il gruppo, grazie al fatto che ogni membro del gruppo sarà anche membro della Gerarchia. (Raggi e Iniziazioni, 257).
LA DISTRUZIONE DELL’ANTHAKARANA – LA SECONDA MORTE
 
Esiste una particolare categoria di uomini, quelli che hanno rifiutato il sentiero evolutivo, troncando ogni legame con la Triade Superiore, l’Anima Spirituale, cioè hanno distrutto l’Antahkarana. Questi esseri hanno scelto la strada dell’annichilimento, che porta all’Ottava Sfera, Avîtchi che si dice sia l’ultimo degli otto inferni. L’Ottava Sfera, tutto ciò che alla fine dell’evoluzione viene escluso, eliminato, è la Sfera delle scorie che andranno frantumate per  tornare ad essere particelle elementari.
 
Avîtchi, uno stato di coscienza, che non si situa necessariamente dopo la morte o tra due nascite, perché si può avere anche sulla terra. Letteralmente significa “inferno ininterrotto”. L’ultimo degli otto inferni dove si dice che “i colpevoli muoiono e rinascono senza interruzione, tuttavia, non senza speranza di redenzione finale”.  (TFC, 705, vedi anche La Dottrina Segreta, III).
 
I «colpevoli» sono svincolati dalla possibilità di redenzione. Il principio di Cristo non può più permeare la loro sostanza. Il testo sta suggerendo che il processo di reincarnazione continua per tutto il tempo Avîtchi? Quando, per il vizio, atroci delitti e passioni animali, uno spirito disincarnato è caduto nell’ottava sfera — l’allegorico Ade e la Geenna della Bibbia — la più vicina alla nostra Terra. La regione infernale dello Sheol, è conosciuta dai cabalisti come ottava sfera, il Pozzo dell’Abisso, un argomento proibito. Il Sentiero della Mano Sinistra è quello seguito dal Mago Nero e dai Fratelli dell’Ombra, deriva dall’uso delle forze naturali per fini egoistici; è caratterizzato da egoismo e da separatività intensa, e termina nell’ottava sfera, chiamata in oriente Avîtchi, la dimora delle anime perdute o di quei gusci dell’uomo inferiore che si sono separati dal loro principio vitale individuale o egoico. L’annichilimento non significa semplicemente cessazione di vita umana sulla terra, poiché la terra è l’Avîtchi, l’Ottava Sfera, l’inferno senza fine, ed il peggior Avîtchi possibile. Sono quelli che, preferiscono stare sempre a soffrire in Avîtchi sotto la legge karmica anziché rinunciare alle loro vite “nel Male”. Letteralmente Avîtchi significa “inferno ininterrotto”.
 
Si riporta quanto scritto da H.P. Blavatsky nel III volume della Dottrina Segreta.
 
Non vi è immortalità per l’Ego personale, salvo che attraverso la fusione della natura morale con l’Ego divino. Soltanto le più spirituali emanazioni dell’Anima personale umana sopravvivono. Essendo stata ispirata, nel corso della vita, dal concetto e dalla sensazione dell’io sono, l’io della sua personalità, l’Anima umana, il portatore dell’essenza delle azioni karmiche dell’uomo fisico, diviene, dopo la morte di questi, parte integrante della divina Fiamma, l’Ego. Diviene immortale tramite il mero fatto che ora è saldamente innestata sulla Monade, che è “l’Albero della Vita eterna”.
 
E ora dobbiamo parlare dell’insegnamento della “seconda morte”. Che cosa succede all’Anima umana kâmika, che è sempre stata quella di un uomo degradato e cattivo o di una persona priva d’anima? Questo mistero verrà ora spiegato.
 
L’Anima personale, in questo caso, cioè di colui che non ha mai avuto un pensiero che non riguardasse il sé animale, che non ha nulla da trasmettere al superiore, o da aggiungere alla somma delle esperienze raccolte nelle passate incarnazioni — che la sua memoria deve conservare per tutta l’eternità — quest’Anima personale diventa separata dall’Ego.
 
Sono le anime della prima classe quelle condannate all’annichilimento, o Avîtchi, uno stato così mal compreso e descritto ancora peggio da alcuni scrittori teosofici, ma che non solo è localizzato sulla nostra terra, ma è addirittura proprio la nostra terra.
 
Vediamo così che l’Antahkarana è stato distrutto prima che l’uomo inferiore abbia avuto l’opportunità di assimilare il Superiore divenendo uno con lui; e, di conseguenza, “l’Anima” kâmika diviene un’entità separata, per vivere d’ora innanzi, per un periodo breve o lungo, secondo il suo Karma, come una “creatura” priva di anima.
 
Finché la sensazione dell’Ahankâra, cioè dell’ “io” personale o egoismo non è interamente annientata nell’uomo e la mente inferiore interamente fusa e divenuta una con il Buddhi Manas Superiore, è ovvio che distruggere l’Antahkarana è come distruggere un ponte su un baratro inattraversabile; il viaggiatore non può mai raggiungere la meta sull’altra riva.
 
Pertanto ci è detto che, se distruggiamo l’Antahkarana prima che l’Ego personale sia assolutamente sotto il controllo dell’Ego impersonale, rischiamo di perdere quest’ultimo e di esserne strappati via per sempre, salvo che non ci si affretti a ristabilire la comunicazione per mezzo di un supremo sforzo finale. Il morire completamente, cioè con l’essere annichilita come Anima immortale completa. Una simile catastrofe può spesso accadere molti anni prima della sua morte fisica. “Siamo gomito a gomito con uomini e donne senza anima ad ogni passo della vita”. E quando arriva la morte... non c’è più un’Anima (l’Ego spirituale reincarnante) da liberare... poiché è fuggita anni prima.
 
Risultato: privato dei suoi Princìpi guidanti, ma rafforzato dagli elementi materiali, Kâma Manas, dalla “luce derivata” che era, diventa ora un’Entità indipendente. Dopo essersi così lasciato cadere sempre più in basso sul piano animale, quando suona l’ora della morte per il suo corpo terreno può avvenire una delle due cose: o il Kâma Manas rinasce immediatamente in Myalba, lo stato di Avîtchi Sulla Terra, o, se diventa troppo forte nel male — “immortale in Satana” è l’espressione occulta — gli viene permesso, per scopi karmici, di restare nello stato attivo di Avîtchi nell’Aura terrestre. Allora, avendo perso ogni speranza, diviene come il mitico “diavolo” nella sua infinita cattiveria; continua nei suoi elementi che sono completamente imbevuti dell’essenza della Materia; poiché il male è coevo della Materia disgiunta dallo Spirito. La Terra, o piuttosto una vita terrestre, è il solo Avîtchi (Inferno) che esiste per gli uomini della nostra umanità su questo globo. Avîtchi è uno stato, non una località, la controparte del Devachan. Questo stato segue lAnima ovunque essa vada, sia in Kâma Loka, come Spettro semi-cosciente, sia in un corpo umano, quando rinasce per subire Avîtchi. La nostra Filosofia non riconosce altro Inferno (DS III, 600 Edizione Cintamani).
 
Nel nostro tempo compare un tipo di uomini in sovrannumero che sono senza Anima, senza Sé spirituale, i quali, in realtà, non sono uomini. La Sapienza misterica insegna che vi sono due Anime o due Sé:
 
  1. Il Sé Superiore, che ha una coscienza universale e tende al benessere di tutte le cose; non è toccato dall'egoismo e, pur essendo isolato, si sente parte integrante del Tutto.
  2. Il sé inferiore, chiamato "Io" o "personalità", che è tendenzialmente egoista e pesantemente influenzato dai desideri e passioni.
 
Nel corpo energetico, questi uomini sono posti all’interno dell’ereditarietà fisica, ricevono corpo eterico ed astrale, in un certo senso vengono equipaggiati interiormente con una coscienza demoniaca; se non si guardano esattamente danno l’impressione di essere uomini, ma nel pieno senso della parola non sono uomini.
 
Il Maestro Morya in “Fratellanza” parla dei cadaveri che camminano (78, 153, 406, 561).
 
Si domanderà se i cosiddetti cadaveri viventi restano a camminare in Terra per lungo tempo. Certamente, nella misura dell’attrazione animale che li lega al mondo fisico. L’energia psichica li abbandona, le loro radiazioni divengono trascurabili e un semplice apparato potrebbe rivelare i segni della morte. Essi sono facile preda di entità estranee ... Accade spesso che questi cadaveri restino alla testa di grandi imprese, ma con la loro necrosi vi infettano ogni cosa. Sono molto attaccati alla vita, perché non capiscono il mutare delle condizioni, e temono la morte. (Fratellanza, 561).
 
Questi esseri sono demoni, anime o forme astrali di maghi; uomini che hanno raggiunto il culmine del sapere nell’arte proibita. Morti o vivi essi hanno ingannato, per così dire, la natura; ma solo temporaneamente, finché il nostro pianeta non andrà in oscuramento, dopo di che dovranno, volenti o nolenti, essere annientati. (Lettere dei Mahatma a A.P. Sinnett, pag. 107).
 
Quando l’Anima personale passionale fortemente egoista intossicata dai fumi della vita terrena, diviene insensibile alla voce del Sé superiore, cioè incapace di udire la voce ammonitrice del suo “Angelo custode” e del suo “Dio” che giunge attraverso il canale o filo di coscienza detto in oriente Antahkarana. Quando quest’anima passionale terrena, cioè quella di colui che non ha mai avuto un pensiero che non riguardasse il sé animale, si dedica solo allo sviluppo e alla comprensione della vita naturale e terrena per scoprire solo i misteri e i segreti della natura fisica, ignorando tutto ciò che non può essere dimostrato con gli organi di azione o di sensazione lentamente si separa dal suo Io superiore, indebolendo e assottigliando il filo della coscienza. Quando le paure  le speranze e le pene dell’uomo si fondono con l’esistenza terrena, in questo caso l’Anima personale, che non ha nulla da trasmettere al superiore, o da aggiungere alla somma delle esperienze raccolte, l’anima personale comincia a essere virtualmente morta e infine distruggendo il sentiero con la propria anima spirituale, muore completamente.
 
Che cosa succede all’Anima umana passionale, che è sempre stata quella di un uomo degradato e cattivo o di una persona priva di anima? Quest’Anima personale diventa separata dall’Ego. Non può innestare nulla di sé su quel tronco eterno. Essendo stato distrutto il canale o filo (Antahkarana) che collega l’uomo superiore inferiore a quello inferiore prima che questi abbia avuto l’opportunità di assimilare il Superiore divenendo di conseguenza uno con esso, “l’Anima” passionale (Kamica) diviene un’entità separata, per vivere d’ora innanzi, per un periodo breve o lungo, a seconda del suo Karma, come una “creatura” priva d’anima. Tale catastrofe può spesso avvenire molti anni prima della separazione finale del principio vitale dal corpo. La morte fisica libera solo un cadavere spirituale; nel caso migliore un idiota. Incapace di elevarsi nell’alto o di svegliarsi dal letargo, presto si dissolve negli elementi dell’atmosfera terrestre.
 
Il segreto principale e più importante nei riguardi di questa “seconda morte” nell’insegnamento misterico, era ed è tuttora la terribile possibilità della morte dell’Anima personale, cioè, della sua separazione dall’Ego o Anima spirituale sulla terra, durante il corso della vita di una persona. Questa è una vera morte  che non lascia vedere tracce in una persona, e tuttavia la lascia moralmente un cadavere vivente. Così troviamo due tipi di esseri senza anima sulla terra: quelli che hanno perso il loro Ego Superiore nella presente incarnazione, e quelli che sono nati senza anima, essendo stati strappati dalla loro Anima Spirituale nella nascita precedente.
 
Il nostro ciclo attuale è imponentemente un ciclo di tali anime morte. Ci imbattiamo a ogni passo in uomini e donne senza anima. “Siamo vicini a uomini senza anima ad ogni passo della vita” (H.P. Blavatsky Iside Svelata II, 369).
 
 
Le anime perdute non rimangono per un lungo periodo di tempo nell'atmosfera di questa terra ma, come pagliuzze che galleggiano vicino ad un mulinello, possono essere catturati e trascinati giù in quel terribile Maëlstrom [gorgo] per via del suo pesante magnetismo materiale che accelera i fallimenti verso la disintegrazione, in altre parole, verso Pianeta della Morte, l’Ottava Sfera. Spiega egregiamente G. de Purucker in “La sorgente primordiale dell’occultismo” Questo cupo pianeta è quello che in epoche diverse è stato chiamato il Pianeta della Morte, o l’Ottava Sfera, o il regno di Māra (Nel Buddismo, Māra è un demone che rappresenta la Morte). Come globo, sta lentamente morendo, e quindi è nella sua ultima ronda o ruota del tempo concesso. È quasi un cadavere, ed è appropriatamente chiamato, in doppio senso, il Pianeta della Morte.
 
Nei Precetti magici e filosofici di Psello (6 Plet. 2; Cory, Chaldean Oracles), troviamo un avvertimento all’umanità:
 
Non guardare in basso, perché sotto la terra vi è un precipizio
Che attira in una discesa di SETTE gradini, sotto i quali
Vi è il trono della crudele necessità”.
 
L’anima umana perduta è risucchiata nel Pianeta della Morte, dove è distrutta ed è lentamente frantumata come in una grande macina. All’Ottava Sfera è stato dato il nome di Pianeta della Morte perché è la spaventosa sfera nella quale discendono per trovare l’annichilimento le anime completamente corrotte. Quando un'anima umana ha perduto il suo legame con il proprio dio interiore (lo spirito), non è più un canale idoneo e ricettivo alla vita spirituale che scaturisce dalla sua divinità ispiratrice, allora è scartata, è quindi gettata via perché le sue particelle sono diventate inutili, morte.
 
Per anima corrotta s’intende il sé personale, il Kama Manas, la mente terrestre offuscata dal desiderio, perciò definita da San Giacomo diabolica. G. de Purucker spiega che questo globo o pianeta è di una materia così densa, così pesante, che noi, con i nostri corpi relativamente eterei e la sostanza relativamente eterea e fisica che ci circonda, non lo percepiamo come una sfera materiale. Comunque, ci sono delle occasioni dovute ad un numero di cause convergenti, inclusa l'influenza materializzante della luna, in cui alcuni individui possono intravederlo nei dintorni della luna. Il motivo per cui non lo vediamo è perché la sostanza grossolana o materiale è invisibile ed intangibile per noi come lo è la sostanza altamente eterea o spiritualizzata, in quanto entrambi i piani sono diversi dal nostro piano fisico.
 
Per R. Steiner questa scoria negativa dell’Ottava Sfera, con tutti i suoi abitatori divenuti preda della magia nera di Sorath, lo Spirito del Pozzo dell’Abisso citato nell’Apocalisse di Giovanni, non potranno essere come dire, ripristinati dalle forze del Figlio, ma soltanto attraverso le forze del Logos del Padre cosmico che potranno essere adoperati come sedimento per un nuovo sistema solare iniziando nuovamente da zero.
L’ANTHAKARANA DEL MAGO NERO
 
Come ci è stato detto, i Figli della Mente o i Jiva che s’incarnano sono i nirvani che tornano da una precedente incarnazione logoica. In questo caso i "Figli della Mente" non sono gli umani esseri viventi. Sono molto più alti, dobbiamo dedurre che siano Solari Angeli. Sappiamo che gli Angeli Solari sono i Nirvani di ritorno di una precedente manifestazione, dal sistema solare precedente.
 
Hanno conseguito la mente nel precedente sistema solare retto dal Terzo Raggio dell’Intelligenza Attiva, in questo sistema solare retto dal Secondo Raggio, hanno bisogno dell’Amore. Pochi, per un ciclo misterioso di eventi incomprensibili per l’uomo in questo sistema solare, rifiutarono l’opportunità e si collegarono con quella grande esistenza devica che è l’impulso del fisico denso, e non possono liberarsene… in questo sistema solare per loro non c’è speranza. Fortunatamente è poco probabile che si facciano conoscere dall’uomo medio; sono gli Adepti della Buona Legge che li incontrano più sovente.
 
Se i Figli della Mente sono gli Angeli Solari, hanno certamente sviluppò l'amore, forse su Sirio o all'interno del Sistema Siriano. Tuttavia, la misura in cui possono ancora sviluppare l'amore può essere considerevole. Per quanto riguarda l'umanità attuale, gli uomini stanno ancora sviluppando la mente, mentre gli Angeli Solari, pieni di Manas altamente sviluppati, stanno coltivando la pienezza dell'Amore e sembrerebbe che siano già molto avanzati nel processo evolutivo.
 
Se questi pochi Figli della Mente che hanno rifiutato l’Amore che ora sono maghi neri, sono al livello degli Angeli Solari? L'implicazione c'è perché molti altri temporalmente associati a loro in quel tempo passato, sono ora Angeli Solari!
 
Il rifiuto di questi Jiva ha richiesto un atto di volontà consapevole. Si sono collegati con una specifica evoluzione dei Deva costruttori. Poiché l'esistenza dei grandi Deva è "l'impulso del Fisico Denso " il legame tra esso e la fonte di Mahat è confermata. Poiché hanno ripudiato il principio fondamentale di questo sistema solare (il Principio di Amore-Saggezza) sono scartati e non possono essere integrati nel modello in corso di creazione durante questo sistema solare. È sempre stato chiaro che i maghi neri lavorano senza amore, Ma qui si sottolinea anche che lavorano anche senza saggezza.
 
l’adepto nero s’interessa decisamente di ciò ch’è detto “il residuo di quello che fu in precedenza”. Egli risponde alla vibrazione del sistema so-lare di un grande ciclo precedente in cui lo scopo da conseguire era la conoscenza o il principio manasico. Non risponde all’impulso di questo sistema solare, ma questa mancanza di risposta è nascosto nel karma della manifestazione precedente. (TFC, 1125).
 
Ci è stato detto che nel sistema solare precedente c'era una ribellione. Il mago nero di oggi era probabilmente annoverato tra i gruppo ribelle. Per quanto riguarda la causa della ribellione, non viene per ora rivelata. Tuttavia questa ribellione, deve essere radicata in un esercizio della volontà. Ci è stato detto che la maggior parte dei maghi neri sono anime sul Primo Raggio, quello della volontà.
 
Quando il nostro universo solare è venuto in essere, ci viene detto nel linguaggio allegorico di le antiche scritture, "c'era guerra in cielo"; "Il Sole e i suoi Sette Fratelli" non hanno funzionato con vera unanimità; quindi (e qui sta un indizio) la nostra Terra non è uno dei sette pianeti sacri. C'è, come sappiamo, l'antica leggenda della Pleiade perduta, e ci sono molte storie di questo tipo. Di nuovo, nella Camera del Concilio dell’Altissimo non sempre c'è stata pace e comprensione, ma a volte la guerra e la rottura; questo è reso abbondantemente chiaro da molte delle storie dell'Antico Testamento. In senso simbolico, alcuni figli di Dio decaddero dalla loro altissima condizione, guidati a un certo momento da “Lucifero, Figlio del Mattino”. (Psicologia Esoterica I, 394).
 
Se Mahat è responsabile del Piano Fisico Denso, allora questo la grande esistenza dei Deva deve essere collegata a Mahat (la Mente Cosmica) e alla sua fonte universale. La forza di Mahat (di cui Manas è un’espressione) è intimamente connessa a ciò che erroneamente chiamiamo “male”. Mahat ed il Male cosmico hanno una stretta connessione. Mahat, Manas, Male e Materia hanno le stesse radici linguistiche. Mahat ed il Male cosmico hanno una stretta connessione. Le grandi Esistenze che sono il principio di Mahat nel suo senso cosmico sono connesse con le esistenze minori che esprimono il male sistemico.
 
Comprendiamo che non c'è niente di male nella mente pura, di per sé, ma quella mente priva d'amore può diventare uno strumento di distruzione, specialmente in relazione al programma del nostro sistema solare di Secondo Raggio. Il Maestro D.K. invece, ci dice che il mago nero sviluppa contatti extra-sistemici lungo la linea Mahatica. Ci sono tre tipi di male di cui ci occupiamo: male planetario, male sistemico e male cosmico. Dobbiamo sempre ricordare che siamo in un sistema solare di secondo raggio, E che il male è un termine relativo. Ciò che è considerato "male" in questo solare Probabilmente non era considerato tale nel precedente sistema solare. Dobbiamo sempre ricordare che siamo in un sistema solare di Secondo Raggio, E che il male è un termine relativo. Ciò che è considerato "male" in questo sistema solare probabilmente non era considerato tale nel precedente sistema solare. Sono spinti da queste grandi Esistenze cosmiche —gli esponenti cosmici o principi di Mahat?
 
Mahat è pura Mente cosmica. il Maestro D.K. sembra mettere in relazione la "forza di Mahat" con le funzioni dell'atomo permanente manasico. Mahat è un fattore superiore al Manas.
 
Il soggetto è assai complesso, ma se ne può trarre un po’ di luce se ricordiamo che il Manas del Piano Mentale ha due espressioni: l’unità mentale sui livelli della forma, e l’atomo permanente manasico sui piani senza forma. Si può ritenere che questi due tipi di manas incarnino le qualità delle due specie, nera e bianca. Per esempio, l’unità mentale o aspetto mentale dell’uomo, non è altro che il sesto senso e deve essere trasceso dalla mente superiore e dall’intuizione. Il fratello nero spinge l’evoluzione dei sensi ad uno stadio attualmente inconcepibile per l’uomo, e questo sesto senso mahatico ha maggior estensione ed utilità per lui, di quanto possa mai averne per l’Adepto bianco. È quindi evidente che il mago nero può mantenere e sviluppare i suoi poteri per un lungo periodo di tempo, perché un terzo della forza del loto egoico è sua ed egli sa bene come utilizzarla col massimo profitto. Anch’egli costruisce un Antahkarana, ma di qualità e con obiettivo diversi da quelli dello studioso di magia bianca. È detto “il sentiero del male manasico” e fa da ponte tra l’unità mentale del mago e certe corrispondenze sui livelli mentali nei veicoli dei deva di quel piano. Con questo mezzo, e identificandosi con i deva, può evadere dai tre mondi in sfere di male a noi incomprensibili. Il punto da ricordare qui è che il mago nero resta sempre un prigioniero, non può evadere dalla sostanza e dalla forma. Non occorre che approfondiamo oltre questo soggetto. (TFC, 1126).
 
Abbiamo una dichiarazione: l'unità mentale può essere associata al nero regressivo flusso di energia. L'atomo permanente manasico (anche se accessibile agli Iniziati neri) è da intendersi come si trova sulla corrente bianca. Dobbiamo comprendere che le pratiche del Mago Nero sono relativamente concrete. Vi è un preciso collegamento dell'unità mentale con il sesto senso, il senso comune. Questa unità è, di corso, di grande valore per l'uomo che progredisce, almeno fino a un certo punto.
 
Qui ci viene detto che la misteriosa conquista del Fratello Nero, il sesto senso mahatico è legato al sesto senso comune sviluppato dall'uomo. Questo sesto senso è necessario al mago nero perché l'intuizione è inaccessibile per lui. Buddhi (così strettamente imparentato al principio divino sviluppato in questo sistema solare) come fonte dell'intuizione, è inaccessibile al fratello nero. Quella parte della forza del loto egoico che è a sua disposizione deve derivare dai petali della conoscenza, con qualche contatto con l'atomo permanente manasico. Egli costruisce così il suo Antahkarana oscuro.
 
L'atomo permanente manasico fa parte della Triade spirituale, la quale è in gran parte un riflesso del primo aspetto della divinità (anche se non possiamo includere interamente l'influenza del secondo aspetto). L'implicazione è che il mago nero stia bypassando l'anima in un modo del tutto diverso da quello in cui è l'allievo della Loggia Bianca.
 
Per i veri discepoli dei Fratelli Bianchi, l'Antahkarana prima entra in contatto con l'atomo permanente manasico e poi con gli altri atomi permanenti in la triade spirituale e infine la Monade stessa. Per il fratello nero, il L'inizio dell'antahkarana è lo stesso (l'unità mentale). Poiché lo sviluppo è lungo la linea di Mahat, e dal momento che il mago nero ha l'accesso all'atomo permanente manasico, non possiamo scartare l'idea che il legame antahkaranico può essere con certi deva del piano mentale superiore, ma non c'è non è una certezza. I maghi neri devono condurre almeno al Piano Astrale Cosmico, ma include gli eteri cosmici? Il mago nero vive sotto l'influenza dell'aspetto inferiore di Saturno quando confinato in questo sistema solare.

Torna ai contenuti